Un giallo veloce e maneggevole ambientato "a zonzo per Modena”.
Sei amici, descritti in chiave più o meno grottesca, un gruppo che può sembrare sconclusionato e irreale, ma proprio il concetto di "gruppo” è la molla vincente che consente al protagonista del romanzo, un giovane e intraprendente giornalista, di provare a risolvere un caso all’apparenza abbastanza confuso. I personaggi che si muovono in questo libro sono quasi tutti reali ed esistenti, ben conosciuti in ambito modenese. Grogghino il becchino, per esempio, è l'autore.
Un indagine che appassiona e diverte dalla prima all’ultima pagina, oscillando dal melodramma alla commedia fino all’inevitabile epilogo.
La trama gialla è semplice: un uomo cade dal terrazzo di casa a muore, una ringhiera poco sicura sembra la causa della tragica fatalità ma a Stefano Soranna e ai suoi amici la cosa puzza parecchio, ci sono indizi, stranezze sulla dinamica del presunto incidente ed emergono notizie sulla situazione familiare dell’uomo che fanno pensare a tutto fuorché a un incidente: suicidio? Omicidio da parte della moglie? (peraltro con problemi di salute).
L’originalità del romanzo sta nel come l’autore porta avanti l’indagine, scandita dagli incontri del gruppo ‘cinqueperunosei’ in cui ogni componente, ognuno nel proprio ambito lavorativo, riesce a carpire informazioni preziose dalla gente per poi, di volta in volta, sottoporle al gruppo con cui si confronta e tirare quindi le somme; il risultato di questi incontri non sono altro che gli articoli che Soranna scrive e che il lettore ha la possibilità di leggere in prima persona.
INCIPIT
PROLOGO
Mercoledì 12 aprile 2017, ore 7.30
Un ululato echeggia nella buia stanza. Un’intensa luce piatta ‘lampeggia’. Il cellulare, poggiato sul comodino, si è illuminato e vibra rumorosamente saltellando a poco a poco. La luce in lieve movimento illumina il soffitto risaltando tutto attorno ombre sinistre. Una tremante mano esce da un ammasso di coltri e abbranca l’aggeggio infernale portandoselo nel nascondiglio, ridonando alla stanza l’originale cupezza. Dall’oltretomba si ode un cavernoso monosillabo:
«Siiiiii?»
«Pronto, pronto...? Parlo con il signor Soranna? Qui è la direzione di GattaCiCovaModena, vorrei parlare con Stefano...»
In un battibaleno le coltri saltano per aria come se sotto si fosse risvegliato un vulcano e una mezza faccia con occhi sgranati spunta dalle coperte illuminata dal piccolo schermo:
«Eccomi, sono qui, presente direttore, mi dica tutto...»
Stefano è visibilmente teso, trema come una foglia. Ha appena fatto in tempo a lavarsi i denti, sciacquarsi la faccia, mettersi addosso qualcosa, ma si è scordato mutande e calzini, non li ha trovati. Ha inforcato la fida bicicletta, unico suo mezzo di trasporto e via, pedalando a più non posso, è letteralmente volato verso il centro della città, proprio di fronte alla statua di Alessandro Tassoni. Ha percorso la Vignolese in contromano, Trento Trieste e la via Emilia a folle velocità, schivando autobus, pedoni e tortore.
Adesso con una testa simile a quella di uno che ha infilato le dita nella presa di corrente, sta seduto davanti alla scrivania del direttore di GattaCiCovaModena, il quotidiano locale cartaceo che parla solo di Modena e della sua provincia; l’uomo lo fissa senza fiatare e a Stefano sudano fin le budella. Intimorito, con lo sguardo perso fuori dalle finestre, fissa il lato nord della Ghirlandina. Non riesce a capacitarsi di cosa vogliano da lui, forse l’ultimo articolo che ha inviato non è piaciuto, forse le ultime foto non erano inerenti, forse... forse... inutile fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Stefano è un giornalista freelance, un cane sciolto, uno di quelli che le notizie le insegue, le cerca, le scova, ci inventa sopra un pezzo e poi lo invia alle testate dei giornali locali, sperando che a qualcuno interessi e, soprattutto, lo paghino, ma non sempre i suoi argomenti piacciono e a volte deve tirare la cinghia. Ora la sua preoccupazione principale è che il suo operato non sia stato gradito e che gli venga sbattuta la porta in faccia per il futuro... perdere una testata può essere l’inizio di una reazione a catena verso il baratro.
La porta a vetri si spalanca ed entra il capo redattore con un pacco di giornali in mano, Stefano si fa ancora più piccolo, quasi scompare avvolto dai braccioli della sedia di legno, le dita dei piedi nudi si muovono nelle scarpe, ballano il mambo dalla tensione. Il direttore, che fino a quel momento era rimasto muto e immobile, fa sedere il suo vice e poi sorride. Un sorriso gioviale, ben augurante, che ridona colorito al volto di Stefano, che si sistema sulla sedia tornando a rioccuparla tutta.
Nessun commento:
Posta un commento