venerdì 27 febbraio 2026

Harry Harrison: Il segreto di Stonehenge


Nuvole basse correvano nel cielo del crepuscolo, e si sentiva il picchiettare della pioggia frammista a nevischio. Quando il dottor Lanning aprì la portiera del camion, venne investito dal vento freddo dell’artico che attraversava la pianura di Salisbury senza incontrare ostacoli. Il dottor Lanning affondò il mento nel bavero e girò attorno al veicolo per raggiungere la portiera posteriore. Barker smontò ed andò a bussare alla porta del piccolo ufficio che sorgeva, poco lontano. Nessuno rispose.

— Male — disse Lanning prendendo una voluminosa cassa di legno ed appoggiandola delicatamente a terra. — Negli Stati Uniti non lasciamo i nostri monumenti nazionali incustoditi.
— Davvero? — disse Barker avviandosi al cancello che si apriva nel recinto di rete metallica. — Allora immagino che tutte quelle iniziali scolpite sulla base del monumento di Washington siano dei graffiti neolitici. Comunque, state tranquillo, ho portato la chiave.
Aprì il cancello con un gran rumore di cardini arrugginiti, poi tornò indietro per aiutare Lenning a trasportare la cassa.
Verso sera, sotto il cielo grigio di nuvole basse, senza i cardrettini del gelato e i

Progressive Spin, puntata 37, 26 febbraio 2026



Beppe Cunico - Noi che creiamo arte
Clive Nolan - Decisions
Juzz - Nostalxia adolescente
Zu - La Donna Vestita Di Sole
I Sincopatici - Una Contro Tutte


 

Spenser


 Stati Uniti, 1973 / Robert B. Parker

Ex pugile («Ho smesso perché non era più divertente. Troppa corruzione, e troppo sfruttamento»), Spenser fa l'investigatore privato a Boston e dintorni. Ha una discreta cultura universitaria (cita indifferentemente Shakespeare e Peter Grammons, critico sportivo del Globe), ama il baseball (da ragazzo l'autore
sognava di diventare un giocatore professionista), cucinare, la birra Amstel e il vino rosso ghiacciato, il sollevamento pesi e lo jogging. 



È legato sentimentalmente a Susan Silverman ed è un vero duro. Ma ha anche un cuore d'oro e una volta, in Primi giorni d'autunno (Early autumn, 1981), si prende addirittura cura di un ragazzino, abulico e chiuso, insegnandogli ad avere fiducia
in se stesso.


Sui gusti, le abitudini e le opinioni di questo personaggio (dal 20 settembre 1985, ottimamente interpretato da Robert Ulrich, protagonista per qualche anno di una serie di telefilm statunitensi, Spenser: for hire, trasmessi anche in Italia) sappiamo
quasi tutto, mentre conosciamo molto poco sulle sue origini e ne ignoriamo persino il nome di battesimo.



Il fatto è che, secondo l'autore, il nome e le origini misteriose fanno per forza parte del mito dell'eroe. I romanzi con Spenser sono stati pubblicati in Italia da Rizzoli e attualmente da Mondadori nella sua collana di gialli settimanali.

giovedì 26 febbraio 2026

Arthur Conan Doyle - La Scienza Della Deduzione




Ci incontrammo il giorno seguente, come d'accordo, e andammo a vedere l'alloggio al numero 221B di Baker Street del quale mi aveva parlato quando ci eravamo conosciuti. Si componeva di due spaziose camere da letto e un soggiorno, grande e luminoso, piacevolmente arredato, con due ampie finestre. Un appartamento perfetto per noi il cui costo, una volta diviso a metà, era talmente modesto che il contratto fu concluso su due piedi e ne entrammo subito in possesso. Quella sera stessa sgomberai la mia camera d'albergo e la mattina seguente Sherlock Holmes mi seguì, con scatoloni e valigie. Per un paio di giorni fummo occupatissimi a disfare i bagagli e a sistemare le nostre cose nel miglior modo possibile. Dopo di che, poco a poco, cominciammo ad ambientarci alla nostra nuova sistemazione.

Holmes non era certo un coinquilino difficile. Molto tranquillo, di abitudini regolari. Raramente rimaneva alzato dopo le dieci di sera e invariabilmente la mattina aveva già fatto colazione ed era uscito prima del mio risveglio. A volte passava la giornata nel laboratorio di chimica, a volte nella sala anatomica, altre volte facendo lunghe passeggiate che, a quanto pareva, lo conducevano nei quartieri più poveri ed emarginati della città. Quando era in preda alla sua frenesia di lavoro si dimostrava infaticabile; ma ogni tanto subentrava la reazione, e allora rimaneva per giorni e giorni sdraiato sul divano del soggiorno, senza dire una parola né muovere un muscolo dalla mattina alla sera. In queste occasioni, notavo che i suoi occhi assumevano un'espressione talmente sognante e vacua che avrei potuto sospettare che facesse uso di droghe se la sua vita morigerata e cristallina non avesse smentito quel dubbio.

Col passare delle settimane, poco a poco il mio interesse nei suoi confronti e la mia curiosità circa i suoi scopi nella vita si acuirono sempre più. Perfino la sua persona e il suo aspetto erano tali da colpire l'attenzione alla prima occhiata. Era alto quasi un metro e novanta ma la sua straordinaria magrezza lo faceva sembrare ancora più alto. Eccezion fatta per quegli intervalli di torpore cui ho accennato, il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un'aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell'uomo d'azione. Le mani, invariabilmente macchiate d'inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia.

Il lettore mi giudicherà forse un emerito ficcanaso se confesserò quanto quell'uomo stimolasse la mia curiosità, e quanto spesso tentai di far breccia in quel muro di reticenza dietro cui nascondeva ogni cosa che lo riguardasse direttamente. Prima di condannarmi, però, ricordate quanto la mia vita fosse priva di scopo e quanto poco c'era che potesse impegnare la mia attenzione. Le mie condizioni di salute mi impedivano di uscire se non quando il tempo era eccezionalmente buono, e non avevo amici che venissero a trovarmi per interrompere la monotonia della mia esistenza. In queste circostanze, accolsi come un gradito diversivo quel po' di mistero che circondava il mio compagno, e passavo molto tempo a cercare di penetrarlo.

Non studiava medicina. Su questo punto lui personalmente, in risposta a una domanda, aveva confermato l'opinione di Stamford. Né sembrava che avesse seguito un corso di lezioni in vista di una eventuale laurea in scienze o in qualsiasi altra materia riconosciuta che gli avrebbe permesso di entrare nel mondo accademico. Pure, dimostrava un interesse e uno zelo straordinari per determinati studi e, entro limiti eccentrici, le sue cognizioni erano straordinariamente ampie e minuziose, tanto che le sue osservazioni mi sbalordivano. Nessuno avrebbe lavorato tanto, né raccolto tante nozioni così dettagliate, se non per uno scopo ben preciso. Chi si dedica a letture occasionali, raramente possiede una cultura molto rigorosa. Nessuno si imbottisce il cervello di minuzie se non ha un ottimo motivo per farlo.

La sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. Di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica era apparentemente digiuno. Una volta che ebbi occasione di citare Thomas Carlyle mi domandò candidamente chi fosse e cosa avesse fatto. Ma la mia sorpresa raggiunse il colmo quando, per puro caso, scoprii che ignorava totalmente la Teoria Copernicana e la composizione del Sistema Solare. Che in questo diciannovesimo secolo un qualsiasi essere umano civilizzato non sapesse che la terra ruota intorno al sole mi sembrava una cosa talmente straordinaria da non crederci.

«Mi sembra sbalordito», disse sorridendo del mio stupore. «E adesso che lo so, farò del mio meglio per dimenticarlo.»

«Dimenticarlo!»

«Vede», spiegò, «secondo me, in origine il cervello umano è come un attico vuoto che uno deve riempire con i mobili che preferisce. Uno sciocco assimila ogni sorta di ciarpame gli viene a tiro, così che le nozioni che potrebbero essergli utili vengono spinte fuori o, nella migliore delle ipotesi, accatastate alla rinfusa insieme con un'infinità di altre cose, di modo che ha difficoltà a ritrovarle. Un operaio abile, invece, sta molto attento a ciò che immagazzina nel suo attico-cervello. Non vi metterà altro che gli strumenti che possono aiutarlo nel suo lavoro, ma di questi strumenti ne ha un vasto assortimento, e tutti in perfetto ordine. È sbagliato pensare che quella piccola stanza abbia pareti elastiche che possono allargarsi a piacimento. Creda a me, viene sempre un giorno in cui ogni nozione in più gliene fa dimenticare un'altra che aveva prima. È estremamente importante, quindi, che le nozioni inutili non estromettano quelle utili.»

«Ma il Sistema Solare!», protestai.

«Che diamine me ne importa?», mi interruppe spazientito. «Lei dice che giriamo intorno al sole. Anche se girassimo intorno alla luna non farebbe un soldo di differenza per me o per il mio lavoro.»

Stavo per chiedergli di che lavoro si trattasse, ma qualcosa nel suo atteggiamento mi fece capire che non avrebbe gradito la domanda. Ripensai, però, a quella nostra breve conversazione cercando di trarne le mie conclusioni. Aveva detto che non gli interessava acquisire quelle nozioni che non erano pertinenti al suo scopo. Quindi, tutto ciò che sapeva era qualcosa che gli poteva essere utile. Enumerai nella mia mente tutti i vari punti sui quali mi aveva dimostrato di essere straordinariamente bene informato. Presi perfino una matita e li annotai. Non potei trattenermi dal sorridere, vedendo l'elenco che avevo compilato. Eccolo:

SHERLOCK HOLMES - I SUOI LIMITI

 

1. Conoscenza della letteratura - Zero.

2. Conoscenza della filosofia - Zero.

3. Conoscenza dell'astronomia - Zero.

4. Conoscenza della politica - Scarsa.

5. Conoscenza della botanica - Variabile.

Sa molte cose sulla belladonna, l'oppio, e i veleni in genere. Non sa niente di giardinaggio.

6. Conoscenza della geologia - Pratica, ma limitata.

Distingue a colpo d'occhio un tipo di terreno da un altro. Rientrando da qualche passeggiata mi ha mostrato delle macchie di fango sui pantaloni e, in base al colore e alla consistenza, mi ha detto in quale parte di Londra se l'era fatte.

7. Conoscenza della chimica - Profonda.

8. Conoscenza dell'anatomia - Accurata, ma non sistematica.

9. Conoscenza della letteratura scandalistica - Immensa.

Sembra conoscere ogni particolare di tutti i misfatti più orrendi perpetrati in questo secolo.

10. Buon violinista.

11. Esperto schermidore col bastone, pugile, spadaccino.

12. Ha una buona conoscenza pratica del Diritto britannico.

Arrivato a questo punto della lista, la buttai nel fuoco per disperazione. «Se l'unico modo di capire a cosa mira quest'uomo è conciliare fra loro tutte queste qualità e scoprire un'attività per la quale siano tutte necessarie», mi dissi, «tanto vale rinunciare subito.»

Vedo che ho accennato alle sue doti di violinista. Erano decisamente notevoli, ma disuguali come tutte le sue altre doti. Che fosse in grado di eseguire dei brani anche difficili lo sapevo bene perché, dietro mia richiesta, mi aveva suonato alcune delle «Canzoni» di Mendelssohn e altri pezzi favoriti. Ma, lasciato a se stesso, raramente traeva musica dal suo strumento o accennava qualche motivo conosciuto. A volte la sera, sprofondato nella sua poltrona, chiudeva gli occhi mentre pizzicava oziosamente le corde del violino posato sulle ginocchia, traendone suoni talvolta sonori e malinconici, tal'altra allegri e bizzarri, ovviamente secondo l'umore del momento. Ma che la musica lo aiutasse a pensare o fosse semplicemente frutto di un capriccio o di una fantasia, non riuscivo a capirlo. Avrei potuto protestare per quegli «a solo» esasperanti se ogni volta non vi avesse egli stesso posto fine mettendosi a suonare in rapida successione alcune delle mie arie favorite, quasi a premiare la mia pazienza messa a così dura prova.

Più o meno per i primi otto giorni non ricevemmo visite e avevo cominciato a pensare che, come me, anche il mio compagno non avesse amici. D'improvviso però scoprii che aveva molte conoscenze, delle più disparate classi sociali. C'era un tipo mingherlino, con un viso giallastro da furetto, con gli occhi scuri, che mi fu presentato come signor Lestrade e che, in una sola settimana, venne tre o quattro volte. Una mattina, si presentò una ragazza giovane, vestita alla moda, che si trattenne per poco più di mezz'ora. Quello stesso pomeriggio arrivò un tale dai capelli grigi, trasandato, che sembrava un venditore ambulante ebreo; mi parve molto eccitato, e lo seguiva una donna anziana e sciatta. In un'altra occasione un signore dai capelli bianchi, di età avanzata, ebbe un colloquio con il mio compagno; e un altro giorno ancora, arrivò un facchino delle ferrovie, con la sua uniforme di fustagno. Quando uno di questi individui indefinibili si faceva vivo, Sherlock Holmes mi chiedeva il favore di poter usare il soggiorno e io mi ritiravo in camera mia. Si scusava sempre per il disturbo che mi arrecava. «Sono costretto a servirmi di questa stanza come ufficio», mi diceva, «e queste persone sono miei clienti.» Mi si ripresentava l'occasione di porgli una domanda chiara e tonda ma, ancora una volta, la mia delicatezza mi impediva di costringere un'altra persona a confidarsi con me. Al momento, pensai che avesse le sue ottime ragioni per non parlarmene, ma ben presto lui stesso smentì la mia idea, affrontando spontaneamente l'argomento.

Fu il 4 marzo - e ho buoni motivi per ricordarlo; mi ero alzato più presto del solito, e trovai Sherlock Holmes che stava ancora facendo colazione. La padrona di casa era ormai talmente avvezza alle mie abitudini ritardatarie che né il mio posto a tavola né il mio caffè erano ancora pronti. Con l'irragionevole petulanza che contraddistingue noi esseri umani suonai il campanello e, in tono brusco, annunciai che ero pronto a far colazione. Poi, presi una rivista che era sulla tavola e cercai d'ingannare il tempo mentre il mio compagno masticava in silenzio il suo pane tostato. Uno degli articoli recava un segno a matita accanto al titolo e, naturalmente, cominciai a scorrerlo con gli occhi.

Il titolo, piuttosto ambiguo, era II Libro della Vita e l'autore cercava di dimostrare quanto un uomo dotato di spirito d'osservazione poteva imparare mediante un'accurata e sistematica analisi di quanto gli capitava di vedere. Ne trassi l'impressione di un miscuglio di acutezza e di assurdità. Il ragionamento era serrato e intenso, ma le deduzioni mi apparivano stiracchiate ed esagerate. L'autore dell'articolo asseriva di essere in grado di intuire i pensieri più reconditi di una persona da una fuggevole espressione, dalla contrazione di un muscolo, da un'occhiata. Secondo lui, era impossibile fingere in presenza di chi fosse addestrato all'osservazione e all'analisi. Le sue conclusioni erano infallibili quanto gli enunciati di Euclide. Al «non addetto ai lavori» infatti, i suoi risultati sarebbero apparsi talmente sorprendenti, prima di conoscere attraverso quale procedimento mentale li avesse raggiunti, che lo avrebbero preso per uno stregone.

«Da una goccia d'acqua», scriveva l'articolista, «una mente logica potrebbe dedurre la possibilità di un Atlantico o un Niagara, senza mai averli visti e sentiti. La vita non è che una grande catena di cui possiamo conoscere la natura osservandone un singolo anello. Come ogni altra arte, la Scienza della Deduzione e dell'Analisi si può acquisire unicamente attraverso lunghi e pazienti studi, e la vita non è abbastanza lunga perché un essere mortale possa raggiungere il vertice della perfezione in questa scienza. Prima di prendere in esame quegli aspetti morali e mentali della questione che presentano maggiori difficoltà, vediamo di affrontare problemi più elementari. Poniamo che il nostro lettore dotato di logica, incontrando un essere umano come lui possa, con una sola occhiata, conoscerne la storia e il commercio o la professione che svolge. Può sembrare un esercizio puerile, ma esso stimola le facoltà di osservazione, insegna dove e cosa guardare. Dalle unghie di una persona, dalla manica della sua giacca, dai suoi stivali, dal ginocchio dei pantaloni, dalle callosità sul pollice e l'indice, dalla sua espressione, dai polsini della camicia - da ciascuna di queste cose traspare chiaramente l'attività che quella persona svolge. E che, da tutte insieme, un investigatore competente non possa risalire a un quadro d'insieme, è pressoché inconcepibile.»

«Che cumulo di fandonie!», esclamai sbattendo la rivista sul tavolo. «Mai letto tante sciocchezze in vita mia!»

«Di che sta parlando?», chiese Sherlock Holmes.

«Di questo articolo», risposi indicandolo col cucchiaino mentre mi sedevo per far colazione. «Vedo che lo ha letto, dal momento che l'ha segnato. Non nego che sia scritto brillantemente. Però mi irrita. Evidentemente, si tratta di una teoria elaborata da qualche tizio che se ne sta sprofondato in poltrona a escogitare tutti questi bei paradossi chiuso nel suo studio. Tutta teoria e niente pratica. Vorrei vederlo, intrappolato in uno scompartimento di terza classe della metropolitana, se gli chiedessero di indicare le varie attività dei suoi compagni di viaggio. Lo darei perdente, mille a uno.»

«Perderebbe la scommessa», osservò placido Holmes. «In quanto all'articolo, l'ho scritto io.»

«Lei!»

«Sì, sono portato sia all'osservazione che alla deduzione. Le teorie che ho espresso nell'articolo e che a lei sembrano così fantasiose, in realtà sono estremamente concrete - al punto che sono loro a darmi il pane quotidiano.»

«E in che modo?», mi venne spontaneo di chiedergli.

«Be', svolgo una mia attività. Credo di essere l'unico al mondo. Sono un consulente investigativo, se può capire di che si tratta. Qui a Londra abbiamo una quantità di investigatori governativi e una quantità di investigatori privati. Quando questa gente è in difficoltà si rivolge a me, e io li metto sulla pista giusta. Mi fanno vedere tutte le prove di cui dispongono e in genere, grazie alla mia conoscenza della storia del crimine, riesco a trovarne il bandolo. C'è qualcosa di molto simile e molto familiare in tutti i misfatti; avendo a portata di mano tutti i particolari di mille crimini, sarebbe molto strano non riuscire a risolvere il milleunesimo. Lestrade è un investigatore molto famoso. Di recente si è trovato a brancolare nel buio in un caso di contraffazione e per questo è venuto qui.»

«E gli altri?»

«Quasi tutti mandati da agenzie investigative private. Sono tutte persone che hanno dei problemi e desiderano qualche chiarimento. Io ascolto le loro storie, loro ascoltano i miei commenti, e poi intasco la mia parcella.»

«Insomma, lei intende dire che, senza uscire dalla sua stanza, lei è in grado di sbrogliare una matassa che per gli altri è un groviglio incomprensibile, pur se ne hanno sott'occhio tutti i fili?»

«Esatto. Ho una sorta di sesto senso. Ogni tanto, si presenta qualche caso più complicato degli altri. E allora devo darmi da fare e vedere le cose con i miei propri occhi. Vede, possiedo una gran quantità di nozioni particolari che applico al problema e che mi facilitano straordinariamente il compito. Le regole di deduzione che ho citato in quell'articolo e che hanno suscitato il suo disprezzo, mi sono preziose nell'aspetto pratico del mio lavoro. L'osservazione è per me una seconda natura. Al nostro primo incontro, lei è apparso sorpreso quando le dissi che proveniva dall'Afghanistan.»

«Senza dubbio qualcuno glielo aveva detto.»

«Assolutamente no. Sapevo che lei veniva dall'Afghanistan. Per forza d'abitudine, il filo dei miei pensieri si era sdipanato così rapidamente nel mio cervello che ero arrivato alla conclusione senza rendermi conto delle tappe intermedie. Ma queste tappe c'erano state. Il filo del ragionamento è stato questo: ecco un signore che ha il tipo del medico ma l'aria di un militare. Quindi, un medico militare. È appena arrivato dai Tropici poiché è abbronzato, e quello non è il colore naturale della sua pelle; infatti, i polsi sono chiari. Ha attraversato un periodo di stenti e di malattia, come rivela chiaramente il viso teso e stanco. Ha una ferita al braccio sinistro. Lo tiene in modo rigido e innaturale. In quale zona dei Tropici un medico militare inglese può aver passato tante traversie e riportato una ferita al braccio? Ovviamente in Afghanistan. Questa sequenza di pensieri è durata meno di un secondo. Le dissi allora che lei proveniva dall'Afghanistan, e ne restò sbalordito.»

«Come lo spiega lei, sembra molto semplice», risposi sorridendo. «Mi ricorda il Dupin di Edgar Allan Poe. Non immaginavo che personaggi del genere esistessero fuori dai racconti.»

Sherlock Holmes si alzò e accese la pipa. «Senza dubbio ritiene di farmi un complimento paragonandomi a Dupin», osservò. «Ma, a parer mio, Dupin era tutt'altro che un genio. Quel suo stratagemma di interporsi nei pensieri dei suoi amici con un qualche commento ad hoc dopo un quarto d'ora di silenzio, in realtà è molto plateale e superficiale. Innegabilmente possedeva un geniale senso analitico, ma non era certo quel fenomeno che Poe vuole farlo apparire.»

«Ha letto i libri di Gaboriau?», gli chiesi. «Lecoq corrisponde alla sua idea di un investigatore?»

Sherlock Holmes sbuffò una boccata dalla sua pipa con aria sardonica. «Lecoq era un pasticcione da quattro soldi», esclamò in tono iroso. «Aveva un unico pregio, la sua energia. Quel libro mi ha fatto veramente star male. Si trattava di identificare un prigioniero sconosciuto. Avrei potuto farlo in ventiquattr'ore. Lecoq ci ha impiegato più o meno sei mesi. Avrebbe potuto servire da manuale per i detective, per insegnare loro cosa non si deve fare.»

Sentir trattare con tanta sprezzante disinvoltura due personaggi che avevo ammirato mi indignò. Mi accostai alla finestra e rimasi a guardare il traffico sottostante. «Quest'individuo sarà anche molto perspicace», mi dissi, «ma certo è molto presuntuoso.»

«Oggi come oggi, non ci sono né crimini né criminali», proseguì in tono di querimonia. «A che serve avere un cervello nella nostra professione? So benissimo che ho tutte le qualità per diventare famoso. Non esiste e non è mai esistito nessuno che abbia dedicato tanto studio e tanto talento naturale alla scoperta del crimine quanto ne ho dedicato io. E qual è il risultato? Non ci sono crimini da scoprire o, al massimo, c'è qualche furfanteria abborracciata, con un movente talmente trasparente che perfino un funzionario di Scotland Yard è capace di scoprirlo.»

Ancora seccato per quel suo modo borioso di esprimersi, ritenni opportuno cambiare argomento.

«Chissà cosa sta cercando quell'individuo?», domandai indicando un tipo vigoroso, piuttosto malvestito, che stava percorrendo lentamente il marciapiede opposto, scrutando con attenzione i numeri civici. Teneva in mano una grossa busta blu che evidentemente doveva consegnare a qualcuno.

«Intende quel sergente della Marina a riposo», disse Sherlock Holmes.

"Che pallone gonfiato!", pensai. "Sa benissimo che non posso verificare la sua supposizione."

Quel pensiero mi aveva appena attraversato la mente quando l'uomo che stavamo osservando scorse il numero sulla nostra porta e traversò di corsa la strada. Sentimmo bussare forte all'uscio, una voce profonda all'ingresso, e dei passi pesanti su per le scale.

«Per il signor Sherlock Holmes», disse entrando e porgendo la lettera al mio amico.

Era l'occasione buona per fargli abbassare un po' la cresta. Non si aspettava certo quella visita quando aveva espresso con tanta sicumera la sua opinione. «Brav'uomo», chiesi nel tono più mellifluo possibile, «posso chiederle che mestiere fa?»

«Il fattorino, signore», rispose in tono brusco. «L'uniforme sta ad aggiustare.»

«E prima?», insistei con un'occhiata maliziosa al mio coinquilino.

«Sergente, signore. Fanteria leggera della Regia Marina, signore. Non c'è risposta? Bene, signore.»

Batté i tacchi, alzò la mano nel saluto e sparì.



SNMN, puntata 37, 25 febbraio 2026



Sarco - Nera Dama
Jaro Lynx - Shadow On The Wall
Clamore - Non fa per noi
Freja- Amati
Remedy - Dementis
Sinezamia - Freddo
MamaBaba - La Prostituta
Zona - Deserto
Zak - Piombo
CarroBestiame - Stakanovista
Giovanna Turi - Non chiedermi perché
Camilla · Nemesi
Riccardo Cocciante – Ho vent’anni con te
Salmo - Crackers
Il Rovescio Della Medaglia – Il fiore e l’albero 
Matilde Calamai – Baddie Mom


 

mercoledì 25 febbraio 2026

Howard Hanson

 
(Svezia, 28 ottobre 1896 - 27 febbraio 1981)

Compositore, direttore d'orchestra, didatta e teorico musicale americano, Howard Hanson nacque da genitori svedesi che lo iniziarono agli studi musicali.
Studiò poi al Luther College di Wahoo (diplomandosi nel 1911) e all'Institute of Musical Art di New York, dove studiò con il compositore e teorico Percy Goetschius.
Frequentò poi la Northwestern University, studiando composizione con Peter Lutkin (esperto di musica sacra) e Arne Oldberg a Chicago.
Durante gli anni di formazione Hanson studiò pianoforte, violoncello e trombone.
Si diplomò alla Northwestern University nel 1916, e lì iniziò subito la sua carriera di insegnamento come assistente.

Nello stesso anno venne assunto dal College of the Pacific in California come docente di teoria e composizione, e, solo tre anni più tardi, il College lo insignì del premio Dean of the Conservatory of Fine Arts (1919).
Nel 1920 Hanson compose The California Forest Play, il primo lavoro che gli procurò attenzioni a livello nazionale.
Durante gli anni in California Hanson scrisse numerosi lavori cameristici e per orchestra, tra cui il Concerto da Camera, Symphonic Legend, Symphonic Rhapsody, diverse opere per pianoforte solo (come Two Yuletide Pieces) e la Scandinavian Suite, che celebra la sua eredità luterana e scandinava.
Insieme a Leo Sowerby, Hanson fu il primo a ricevere l'American Academy's Rome Prize da parte dell'American Academy in Rome, nel 1921, per The California Forest Play e il poema sinfonico Before the Dawn. Grazie a questo premio, Hanson trascorse tre anni in Italia, durante i quali scrisse Quartet in One Movement, Lux Aeterna, The Lament for Beowulf (con l'orchestrazione di Bernhard Kaun), e la sua Sinfonia n.1 "Nordic".

Al ritorno da Roma, la carriera di Hanson decollò, con la prima direzione del suo poema North and West con la New York Symphony Orchestra.
Nel 1924, a Rochester (New York), diresse la sua Sinfonia n.1 e attirò l'attenzione di George Eastman, che lo volle come direttore della Eastman School of Music.
Mantenne questo incarico per 50 anni, rendendo la Eastman una delle più prestigiose scuole americane: modificò il curriculum, invitò i migliori insegnanti, fondò e diresse la Eastman-Rochester Symphony Orchestra (costituita dalle prime sedie della Rochester Philharmonic Orchestra e da selezionati studenti della Eastman). Fondò anche il Festival of American Music.
Con la Eastman-Rochester Symphony Orchestra realizzò numerose registrazioni, non solo di suoi lavori, ma anche di compositori come John Alden Carpenter, Charles Tomlinson Griffes, John Knowles Paine, Walter Piston, William Grant Still e altri meno noti.
Durante la sua direzione alla Eastman furono eseguite in prima assoluta oltre 2000 opere di oltre 500 compositori americani.

Per celebrare il 50° anniversario della Boston Symphony Orchestra, Serge Koussevitzky commissionò ad Hanson la Sinofnia n.2 "Romantic" (la prima si tenne il 28 novembre 1930), destinata a diventare il suo lavoro più conosciuto.
La Sinfonia n.2 è, infatti, l'esempio più limpido dell'arte di Hanson che, pur conoscendo gli sviluppi della musica del ‘900 (e avendone diretto anche i capolavori), non amava molto le avanguardie. Per tutta la vita, sia nella musica sinfonica che in quella operistica, Hanson mantenne uno stile tardo-romantico, pur piegandolo alle esigenze della scrittura novecentesca.
La Sinfonia n.2 è la sua dichiarazione d'intenti, volta a mantenere in vita uno stile compositivo che, dopo tutto, aveva ancora molte cose da dire. Quest'opera divenne nota anche al grande pubblico perché Ridley Scott la utilizzò nella sequenza finale e sui titoli di coda del suo capolavoro cinematografico "Alien".

L'opera di Hanson dal titolo Merry Mount è invece considerata la prima opera americana, perché scritta da un compositore e un librettista americani, su una storia americana, e rappresentata per la prima volta con un cast quasi esclusivamente americano al Metropolitan di New York.
Nel 1935 scrisse Three Songs fron Drum Taps, basato sul poema di Walt Whitman; tra il '36 e il '38 scrisse la Terza Sinfonia, il cui tema iniziale del secondo movimento è uno dei passaggi più memorabili della musica americana.
Tra il 1935 e il 1939 Hanson fu nominato membro del National Institute of Arts and Letters, Presidente del Music Teachers' National Association e Presidente della National Association of Schools of Music.
Inoltre, dopo aver composto Hymn of the Pioneers per celebrare i 300 anni del primo insediamento svedese nel Delaware, fu insignito del titolo di Fellow of the Royal Swedish Academy.
La sua Sinfonia n.4 "Requiem" vinse il Premio Pulitzer nel 1944; un anno dopo ricevette, per primo, il Ditson Conductor's Award.
La Serenade for Flute, Harp and Strings fu composta Hanson per l'amata Margaret Elizabeth Nelson come proposta di matrimonio, celebrato poi nel 1946.
Tra il '46 e il '62 Hanson fu attivo all'UNESCO, che gli commissionò Pastorale for Oboe and Piano e Pastorale for Oboe, Strings and Harp in occasione della conferenza mondiale del 1949.
Nel 1960 Hanson diede alle stampe il testo di teoria musicale "Harmonic Materials of Modern Music: Resources of the Tempered Scale".

Tra il '61 e il '62, portò in tournée in Europa l'ensemble di studenti Eastman Philharmonia, dimostrando lo sviluppo della musica colta americana. Anche dopo il suo ritiro dalla Eastman, Hanson continuò ad essere associato ad essa.
Fino al suo termine, la vita di Hanson fu dedicata alla direzione, alla composizione e alla scrittura. Le sue ceneri vennero rilasciate sulla Bold Island, dove egli compose la Bold Island Suite e molte altre composizioni.

domenica 22 febbraio 2026

Progressive Spin, puntata 36, 19 febbraio 2026



Tigran Hamasyan - Manifeste
Sykofant - Heart of the Woods
Echoes and Signals - Hologram
Ageless - Another Empty Chair



SNMN, puntata 36, 18 febbraio 2026



WorldPlan - Discesa
Naked Run - 50 Special
Alberto Baldo - Mojito alle Hawai
Brusco-Inna Cantina - Anima
Black Ball Boogie - L'automobilista invertebrato
La Corte Marziana - Tempo
My Evil Twin - D.E.A.D.
Liqueedo - English Rose
Big Grande Alex - Fuori Controllo
Queen of Saba – Come una foglia
Flam Boy – L’oro dai loro corpi
Cacao Mental – Foresta
Rosendorf – Quello che conta
Lil Jolie - Sophie


 

sabato 21 febbraio 2026

Agatha Christie - Il caso della Stella d'Occidente



Stavo alla finestra della stanza di Poirot e guardavo distrattamente la strada sottostante.
«È strano» esclamai all’improvviso sottovoce.
«Che cosa c’è, mon ami?» chiese Poirot placidamente dalle profondità della sua comoda poltrona.
«Deducete, Poirot, dai fatti seguenti: c’è una giovane signora lussuosamente vestita con un cappello alla moda e una splendida pelliccia che sta venendo avanti lentamente, guardando in alto verso le case mentre procede. Non sa di essere pedinata da tre uomini e da una donna di mezza età. I quattro sono appena stati raggiunti da un fattorino, che la indica gesticolando. Che dramma si sta recitando? La ragazza è una truffatrice? E gli investigatori che la pedinano stanno per arrestarla? Oppure i malfattori sono loro e stanno congiurando per aggredire una vittima innocente? Che cosa dice il grande investigatore?»
«Il grande investigatore, mon ami, sceglie come sempre la strada più semplice. Si alza per vedere da sé.» E il mio amico mi raggiunse davanti alla finestra.
Un attimo dopo fece una risatina divertita.
«Come al solito quello che vedete è colorato dal vostro inguaribile romanticismo. Quella è Mary Marvell, la diva cinematografica, seguita da una frotta di ammiratori che l’hanno riconosciuta. E, en passant, mio caro Hastings, lei ne è perfettamente conscia!»
Risi.
«Dunque tutto si spiega. Ma non avete nessun merito in questo, Poirot, il fatto è che la conoscevate.»
«En vérité! Quante volte avete visto Mary Marvell sullo schermo, mon cher?»
Riflettei.
«Circa una dozzina di volte.»
«E io… una volta sola! Eppure io la riconosco e voi no.»
«Ma sembra molto diversa!» replicai piuttosto debolmente.
«Ah! Sacré!» esclamò Poirot. «Vi aspettate forse che passeggi per le vie di Londra con un cappello da cow-boy oppure scalza come una ragazzina irlandese? Come sempre badate ai particolari e non all’essenziale! Ricordatevi il caso della danzatrice Valerie Saintclair.»
Scrollai le spalle, un po’ irritato.
«Ma consolatevi, mon ami» disse Poirot, calmandosi. «Non tutti possono essere come Hercule Poirot, lo so bene.»
«Veramente di tutte le persone che ho conosciuto voi siete quella che ha la migliore opinione di sé!» esclamai tra il divertito e l’irritato.
«Davvero? Quando uno è unico, lo sa! E poi, altri condividono questa opinione… e se non mi sbaglio anche Mary Marvell.»
«Come?»
«Non c’è dubbio. Sta venendo qui.»
«Come fate a capirlo?»
«Molto semplice. Questa via non è aristocratica, mon ami! Qui non risiedono medici o dentisti alla moda, tantomeno modiste alla moda! Ma c’è un investigatore alla moda. Oui, amico mio, è

venerdì 20 febbraio 2026

Garry Kilworth: Vita da Cristiani



Luglio. Il ghiaccio disegna motivi floreali sui vetri della finestra. La mamma dice che un tempo, quando lei era bambina, a luglio faceva più caldo. Io non le credo. Dev’essere un’altra leggenda, come quella dell’uomo che arrivava nelle case con un sacco pieno di regali. Soltanto leggende.

Ieri ho trovato una bottiglia di limonata in fondo al giardino, tra i rifiuti. Ne ho già bevuta metà. Ora mi verso un altro bicchiere, immergo la faccia nella schiuma e le bollicine mi salgono nelle narici: fanno male, danno il solletico. Bevo troppo in fretta e mi duole la gola, ma non posso fermarmi, mi piace troppo. È buono questo dolore che smorza la mia sete. Gli occhi mi lacrimano come se stessi piangendo.
— Anselm!
La mamma sta chiamando Anselm per svegliarlo. Lui dorme nella capanna, perché quando piove la terza stanza sgocciola. Sebbene la capanna disti una trentina di metri dalla casa, lei prova sempre a chiamarlo, anche se sa che poi dovrà uscire e tirare un mattone contro la porta. Ne ha un mucchio pronto a portata di mano, proprio accanto al serbatoio dell’acqua piovana.
— Anselm!
Lui non si sveglierà, non è il tipo. Tutta la contea dell’Essex può sentire le grida della mamma, ma Anselm no. Fa così freddo nella capanna che il suo respiro si trasforma in una spessa lastra di ghiaccio che copre il vetro della finestra. È per questo che lui ammucchia le coperte e ci si infila sotto come un ghiro. Nemmeno un terremoto riuscirebbe a svegliarlo, dovrebbe saltare in aria il mondo perché il rumore possa penetrare quella pesante coltre e raggiungere i suoi orecchi.
Dalla cucina mi giunge il rumore di tazze e di piatti che sbattono. La mamma brontola. Pulisco un poco il vetro appannato e spio fuori. Riesco a vedere il fiume che scorre al centro del suo letto, nell’unico corridoio lasciato libero dal ghiaccio. È una giornata giallastra, come le altre, e la superficie del fiume risplende

The Spectre


Stati Uniti, 1940 / Jerry Siegel e Bernard Baily

Ucciso mentre cerca di liberare la propria fidanzata, imprigionata da alcuni gangster, il detective Jim Corrigan è rispedito sulla Terra sotto forma di invulnerabile spettro, con il compito tutt'altro che facile di estirpare il male dal mondo dei vivi.



Creato da Jerry Siegel, che aveva dato vita a Superman, il capostipite di tutti i supereroi del fumetto, e dal disegnatore Bemard Baily, questo personaggio possedeva poteri quasi divini e avrebbe potuto essere ucciso definitivamente soltanto colpendo le sue pupille, che erano a forma di teschio.

giovedì 19 febbraio 2026

Roald Dahl: L'uomo del Sud


Erano quasi le sei. Pensai di ordinare una birra, uscire a sedermi su una sdraio lungo la piscina, e godermi un po’ il sole del tramonto.
Andai al bar, presi la birra, la portai fuori e mi misi a camminare nel giardino, verso la piscina.
Era un bel giardino, con prati, aiuole di azalee e palme alte. Il vento soffiava gagliardo fra le chiome delle palme, facendo sibilare e crepitare le foglie come se bruciassero. Si vedevano i grappoli di grossi cocchi color marrone che pendevano tra le foglie.
C’erano moltissime sedie a sdraio allineate attorno alla piscina. C’erano anche tavolini bianchi, e immensi ombrelloni dai colori vivaci, e uomini e donne abbronzati che se ne stavano seduti, qua e là, in costume da bagno. Nella piscina c’erano tre o quattro ragazze e una dozzina di ragazzi, impegnati nei tuffi, a fare un bel po’ di baccano e a lanciarsi l’uno con l’altro un pallone di gomma.
Rimasi ad osservarli. Le ragazze erano inglesi, ospiti dell’albergo. Dei ragazzi non sapevo niente, ma sembravano americani, e pensai che forse erano cadetti della Marina sbarcati dalla nave-scuola statunitense che, quella stessa mattina, aveva attraccato nel porto.
Mi avvicinai, sedetti sotto un ombrellone giallo, dove erano rimasti quattro posti liberi. Versai la mia birra, e mi sistemai comodamente, con una sigaretta.
Era molto piacevole starsene seduti in quel posto, al sole, con una birra e una sigaretta. Era piacevole anche osservare i bagnanti che si tuffavano nell’acqua verde della piscina.
I marinai americani stavano già intendendosela bene con le ragazze inglesi, anzi avevano raggiunto lo stadio nel quale si tuffavano e tiravano su le ragazze per le gambe.
Notai in quel momento un uomo basso, piuttosto anziano, che camminava svelto lungo il bordo della piscina. Indossava un completo di un bianco immacolato, e procedeva molto in fretta, a passi brevi, saltellanti, o meglio, sospingendosi in alto, sulla punta dei piedi, ad ogni passo. Portava un ampio cappello di Panama color crema. Avanzava saltellando lungo la piscina, guardando la gente e le sedie a sdraio.
Mi si fermò vicino, e mi sorrise, mostrando due file di denti molti piccoli, irregolari, un poco anneriti. Io, di rimando, gli sorrisi.
—Sscusi, prego — disse, — ma posso sedere qui?
—Certo — risposi. — Faccia pure.
Lui diede qualche colpetto allo schienale della sdraio e, per sicurezza, la ispezionò; poi sedette incrociando le gambe. Le sue scarpe bianche scamosciate avevano

mercoledì 18 febbraio 2026

Alberto Franchetti


Alberto Franchetti (Torino, 18 settembre 1860 – Viareggio, 4 agosto 1942) è stato un compositore italiano appartenente alla scuola verista; fu esponente anche della cosiddetta Giovane Scuola.

Nacque da Raimondo Franchetti e Luisa Sara Rothschild in una famiglia ebrea sefardita che aveva ottenuto il titolo di barone (concesso ad Abramo Franchetti nel 1858 da Vittorio Emanuele II). Nel 1888 sposò Margherita Levi (i due divorziarono nel 1897) dalla quale ebbe Raimondo, celebre esploratore.

Studiò a Venezia, a Dresda (con Felix Draeseke) ed al conservatorio di Monaco di Baviera sotto la guida di Josef Rheinberger.

Nel 1886 si affermò con una Sinfonia, conservando nella sua vasta produzione l'impronta musicale della cultura tedesca, la corrente di rinnovamento avviata in Italia. L'esplosione del movimento verista e delle vicende storiche nelle quali si svolsero gli ultimi anni della sua vita contribuirono a farlo diventare un musicista appartato, sopravvissuto ai riconoscimenti tributatigli particolarmente nello scorcio dell'800.

Dotato di sicura tecnica orchestrale, appresa alla scuola germanica, Franchetti cercò di conciliare l'eloquenza melodica del melodramma italiano con le grandi sonorità e gli effetti spettacolari tipici dell'opera tedesca, sul modello di Meyerbeer e Wagner. Di conseguenza le sue opere liriche sono caratterizzate dalla magniloquenza della forma e dall'enfasi lirica, che però non impediscono un moderato realismo d'accenti, per cui poté essere associato al verismo della giovane scuola italiana. Franchetti compose Don Bonaparte, sua ultima opera, tra il 1939 e il 1941. Il testo dell'opera era di Giovacchino Forzano, che già aveva scritto una pièce teatrale sull'argomento. L'opera è però rimasta a livello di manoscritto perché non fu mai eseguita.

Dopo aver composto molte opere nel periodo 1888-1924, verso la fine degli anni Venti si ritirò a vita privata e morì pressoché dimenticato a Viareggio, dove fu sepolto nel locale cimitero ebraico.


Amici di Franchetti
Dopo essermi occupato in maniera intensiva di Alberto Franchetti ho dovuto riconoscere che il suo caso non riguardava quel genere di artista per il quale è possibile soltanto effettuare tale o talaltra più o meno lodevole riscoperta, se non riesumazione. Con stupore e inquieta meraviglia ho realizzato che Franchetti era un grande compositore su cui, complice non ultimo il divieto di esecuzione decretatone durante il fascismo, era scesa la condanna all'oblio. In tutta la storia della cultura non mi è noto nessun altro artista che dopo aver festeggiato ben tre meritati trionfi mondiali sia finito nel dimenticatoio dell'umanità. La Germania avrebbe certo il dovere morale di sostenere la giusta riabilitazione del compositore ebreo. Eppure un franco confronto con la sua personalità viene tenacemente rinviato, o, come nel caso della ripresa di GERMANIA a Berlino, avviato sotto una cattiva stella. Scopo degli Amici di Franchetti è quello di rendere disponibile la sua fantastica musica perlomeno in CD, tramite delle incisioni effettuate con competenza e professionalità.

Franchetti del resto era un barone un po' eccentrico, però non conservatore, anzi: orientato decisamente a sinistra. Non era un nazionalista, non a caso ha cambiato due volte la sua nazionalità (diventando, tra l'altro, tedesco per ottenere il divorzio dalla moglie Margherita Levi). La sua opera Germania venne accusata da alcune penne giornalistiche di essere arte nazionalista "intedescata", accusa quanto mai immotivata, sebbene in essa vengano affrontati i temi del sentimento patrio e del fanatismo, che sono ben altra cosa dal becero nazionalismo.

Franchetti può tranquillamente, e a ragione, essere posto al pari di Puccini. Rispetto a questi gli mancavano, semmai, quell'indispensabile forza di volontà e quella disciplina senza le quali non è possibile ascendere all'Olimpo. Ma nel confronto con avversari del calibro di Mascagni, Cilea e Leoncavallo è il nostro a svettare. Non a caso fu Franchetti - definito a volte, con totale insensatezza, il "Meyerbeer italiano" - a essere a lungo, pressappoco fino al 1903, il più temuto rivale di Puccini. D'altronde le vite di entrambi non di rado, e talora in maniera addirittura inquietante, ebbero occasione di intrecciarsi. Di questi aspetti mi sono occupato nel mio libro ZWEI UNGLEICHE RIVALEN (Due incomparabili rivali), apparso presso l'editore Elke Heidenreich di Monaco di Baviera.


Dall'opera breve NOTTE DI LEGGENDA (1915) la partitura sembra persa, possediamo solo la riduzione per pianoforte. Julian Becker qui suona l'inizio e la fine di questo emozionante pezzo musicale, che speriamo di reinstrumentare per il palcoscenico nel prossimo futuro. Le donazioni sono benvenute, ma se vuoi semplicemente unirti con il tuo nome è anche una cosa molto buona e onesta da fare.

Le opere Notte di leggenda e Signor di Pourceaugnac, sopravvissute soltanto come spartiti per canto e pianoforte, devono essere ristrumentate da mani abili ed esperte. Costo: circa 20.000 Euro per ogni partitura.








Franco Enna: L'astro lebbroso, n.73



Una terribile malattia flagella un gruppo di ambiziosi terrestri che, nonostante il divieto impartito dalla Presidenza delle Nazioni Unite Terrestri, si sono avventurati su Saturno allo scopo di organizzare una rivolta degli abitanti di quel pianeta contro i terrestri, i seleniti e i marziani che vivono concordi. Un'astronave lascia la Terra col proposito di fermare la criminale marcia dei ribelli e di neutralizzare le cause del morbo, le cui origini risiedono nelle radiazioni di un corpo celeste rotante nell'orbita di Saturno. Il viaggio nello spazio è lungo e pieno di appassionanti imprevisti, non escluso quello della scoperta a bordo di un saturniano deciso a disturbare la traversata. Ma un uomo fa parte della spedizione, un terrestre astuto e temerario, al quale il governo delle Nazioni Unite Terrestri ha dato pieni poteri. Costui, infatti, grazie al valido aiuto di un marziano amico, riesce a portare felicemente a termine la missione, per poi cadere - per la prima volta vinto - tra le braccia della donna amata. Franco Enna ha saputo dare in modo impareggiabile l'illusione della realtà, rivelandosi, anche in questo genere di narrativa, scrittore robusto e provveduto. Con "L'astro lebbroso" comincerete ad amarlo. 

martedì 17 febbraio 2026

Mario Quaglia - L'ignota, 1948








Ken Parker



Ken Parker è una serie a fumetti di genere western creata nel 1974 da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Ambientata prevalentemente in America del Nord in un arco temporale che va dal 1868 al 1908.

Le fattezze del personaggio sono ispirate all'attore statunitense Robert Redford nella sua interpretazione nel film Corvo rosso non avrai il mio scalpo! del 1972, nel quale è un trapper proprio come Ken Parker. Il personaggio ha caratteristiche atipiche rispetto ad altri personaggi del genere western in quanto spesso si trova davanti a scelte complicate e nelle quali prende decisioni a volte sbagliate, ma riesce sempre ad accorgersi dei suoi errori provando poi a porvi rimedio. Con il progredire delle storie il personaggio invecchia ed evolve non solo fisicamente ma anche caratterialmente. Nella storia Sciopero (n. 58) Ken si trova a vivere le condizioni di un operaio alla fine dell'Ottocento e l'esperienza lo avvicina alle idee socialiste.




lunedì 16 febbraio 2026

J. J. Connington: Le tre meduse, n.73



A Ravensthorpe, un castello isolato nella campagna inglese, è in corso un ballo in maschera. Ai partecipanti è stato richiesto l'anonimato, e forse non è un'idea molto brillante ignorare l'identità dei presenti quando si possiede una collezione di pregiati oggetti d'arte. Qualcuno tuttavia ha l'idea anche peggiore di inscenare per scherzo un furto, dopo aver staccato la luce per agire con il favore dell'oscurità. Del gesto sconsiderato infatti qualcun altro approfitta per rubare una serie di medaglioni, attribuiti a Leonardo da Vinci, raffiguranti la mitologica Medusa. Per fortuna c'è tra gli ospiti della festa il sovrintendente di polizia sir Clinton Driffield, per l'occasione in costume da Cagliostro. Il suo sguardo lucido e rigoroso sarà un prezioso ausilio nelle indagini su una vicenda per nulla ordinaria, alle prese con passaggi segreti, una bizzarra maledizione delle fate e uno spettro che si aggira nel bosco. Il tutto coronato dal delitto. 

domenica 15 febbraio 2026

Progressive Spin, puntata 35, 12 febbraio 2026



Andrea Casale - Pages of Dusk
Plantoid - Daisy Chains
Ciolkowska - Bomba Nastoyashcheg
Green Carnation - Sanguis (Blood Ties)
Mike Johnson - The Lords Of Creation
Blackwater Holylight - Poppyfields
The Hirsch Effekt - Der Doppelgänger


 

sabato 14 febbraio 2026

SNMN, puntata 35, 11 febbraio 2026



Nùma - Cose strane
After Midnight 00.01 - This Song Is A Lie
Ice Wings - Event Horizon
Van For A Dime - Break It!
Zen Hobo - Ain't Got Money
Trislais - Voglia di…
Loudmother - The cattle
Denisee - Funamboli
PeTr3SKU feat. Thomas - Nonostante tutto
Massaroni Pianoforti - Poveri figli
Sandri - Bye Bye Samurai/Vite
AoNeR - Milano che brucia
FiloQ e Tommi Scerd - NSRN
Alessandra Latino - OltreAde
Nessuno Escluso - Niente da te



 

Gilbert Keith Chesterton - La croce azzurra



Fra il nastro d’argento del mattino e il verde nastro scintillante del mare, il battello toccò Harwich; ne uscì, come uno sciame di mosche, un gruppo di persone, fra cui l’uomo che noi dobbiamo seguire non spiccava in nessun modo... né lo desiderava. Non c’era nulla di notevole in lui, tranne un lieve contrasto fra la gaiezza festiva dei suoi abiti e la gravità ufficiale del suo viso. Indossava una leggera giacchetta grigia, un panciotto bianco e un cappello di paglia con un nastro grigio-azzurro. Il volto magro appariva scuro per il contrasto, e terminava in una barbetta nera che sembrava di taglio spagnolo ed evocava i colletti pieghettati dell’epoca elisabettiana. Fumava una sigaretta con la serietà di una persona in ozio. Nulla in lui faceva pensare che la giacchetta grigia nascondesse una rivoltella carica, che il panciotto bianco contenesse una tessera della polizia, e che il cappello di paglia ricoprisse uno dei più acuti cervelli d’Europa; infatti era Valentin in persona, il Capo della Polizia parigina nonché il più famoso investigatore del mondo, e veniva da Bruxelles a Londra a compiere il più grande arresto del secolo.

Flambeau si trovava in Inghilterra. La polizia di tre nazioni aveva seguito le sue tracce da Gand a Bruxelles, da Bruxelles a Hook, e si congetturava ch’egli avrebbe approfittato dell’insolita confusione dovuta al Congresso Eucaristico che si teneva allora a Londra. Probabilmente avrebbe viaggiato sotto le vesti di qualche impiegato addettovi. Ma, naturalmente, Valentin non poteva esserne certo: nessuno poteva essere certo di qualcosa quando si trattava di Flambeau.

Sono passati ormai molti anni dacché questo colosso della delinquenza smise improvvisamente di tenere il mondo in agitazione; e, quando si ritirò, ci fu, come si disse dopo la morte di Orlando, una gran calma sulla terra. Ma, ai suoi bei giorni (voglio dire brutti, naturalmente), Flambeau era una figura importante e internazionale come il Kaiser. Quasi ogni mattina il giornale annunciava che era sfuggito alle conseguenze di uno straordinario delitto commettendone un altro. Era un guascone di statura gigantesca e di grande audacia fisica, e si raccontavano le più incredibili storie circa le sue improvvise esibizioni di atletica: come voltò all’ingiù il Juge d’instruction, e lo lasciò ritto sulla testa «a chiarirsi le idee», e come corse per la Rue de Rivoli con un poliziotto sotto ogni braccio. Si deve però riconoscergli che la sua fantastica forza fisica era generalmente usata in scene incruente se pur indecorose; i suoi delitti erano principalmente ingegnose rapine. Ma ognuna costituiva un nuovo peccato, e farebbe un racconto a sé. Fu lui che mise in piedi la grande Compagnia delle Latterie Tirolesi a Londra, senza latterie, senza mucche, senza carri, senza latte, ma con migliaia di sottoscrittori che lui serviva con la semplice operazione di trasportare davanti alle porte dei suoi clienti le bottiglie del latte che stavano davanti alle porte degli altri.

Fu lui che mantenne una inspiegabile e intima corrispondenza con una fanciulla cui intercettavano tutta la posta, con lo straordinario sistema di fotografare i suoi messaggi infinitamente piccoli sulle lastre di un microscopio. Una travolgente semplicità era però la caratteristica di molti suoi esperimenti. Si diceva che una volta avesse ridipinto tutti i numeri di una strada nel cuore della notte solo per confondere un viaggiatore cui aveva teso un tranello. E certissimo che inventò una cassetta postale portatile che metteva agli angoli delle vie in sobborghi tranquilli, nella possibilità che qualcuno ci mettesse dentro dei vaglia. Inoltre, si sapeva che era un acrobata impressionante: nonostante la sua persona imponente, poteva saltare come una cavalletta e svanire fra gli alberi come una scimmia. Perciò il grande Valentin, quando partì per trovare Flambeau, sapeva benissimo che le sue avventure non sarebbero finite quando l’avesse trovato.

Ma come trovarlo? Su questo punto le idee del grande Valentin non erano ancora ben chiare.

C’era una sola cosa che Flambeau, nonostante tutta la sua abilità nel travestirsi, non poteva nascondere: la sua notevole statura. Se l’occhio esperto di Valentin avesse scorto un’alta fruttivendola, un alto granatiere, o anche una duchessa abbastanza alta, li avrebbe arrestati su due piedi. Ma in tutto il treno non c’era nessuno che potesse essere un Flambeau

venerdì 13 febbraio 2026

C. M. Kornbluth: L'era della follia, n.72



Intorno al 2000 una terribile malattia rode le civiltà dell'uomo. L'Europa è caduta in una decadenza inimmaginabile: spopolati o addirittura deserti i Paesi che furono le culle della civiltà medesima, ricoperte di foreste impenetrabili Inghilterra e Irlanda, dove tribù di aborigeni seminudi ripiombati nella barbarie del paleolitico praticano misteriosi riti magici e sanguinose pratiche della più antica religione celtica. L'America ha subito una crisi economica che ha profondamente sconvolto la sua struttura sociale e materiale: scomparsi gli Stati Uniti, le antiche famiglie di gangsters, che ricche e potenti avevano già in mano il nerbo della ricchezza del Paese, debellato il Governo si sono divise tutto il Nord America in due grandi Territori, detti del Consiglio e dei Ribelli. Linea di confine, il corso del Mississipi. L'antico Governo, tuttavia, non è scomparso. Col nome di Governo del Nord-America, esule tra le selve d'Irlanda, siede a New Portsmouth, sulla costa, ma non occupa nemmeno l'interno, dove le tribù di selvaggi misteriosamente respingono i suoi attacchi. Dispone di un esercito e di una flotta, ha basi in Islanda e in altre isole dell'Atlantico centrale, le sue macchine sfruttano l'energia atomica, ma la decadenza dei suoi costumi è raccapricciante: ci sono gli schiavi, che per la minima infrazione vengono bolliti vivi, squartati, tagliati a pezzi; squadre criminali di uomini armati impongono la loro volontà alla popolazione in miseria. E fra le nazioni sorte dalla dissoluzione degli Stati Uniti e dell'Europa, del mondo intero, è in corso una lotta sorda, per la reciproca conquista. Charles Orsino è il giovane che il Territorio del Consiglio decide di inviare in Europa come agente segreto; e Lee, una bella ragazza bionda, profonda nelle scienze psicologiche, lo segue. E c'è Martha, la straordinaria fanciulla delle selve dotata della seconda vista e di molti altri strani poteri. Una cupa follia è veramente calata sull'umanità nel momento più critico del suo smarrimento. Leggere questo romanzo vuol dire meditare, approfondire, apprendere; vuol dire soprattutto dare un intenso svago alla mente e allo spirito.