lunedì 18 maggio 2026

Autismo: Stimming e Masking: di Ilaria Pernigotti





 










Nathan Never



Nathan Never è una serie a fumetti di fantascienza incentrata sull'omonimo personaggio, ideata da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna e pubblicata da giugno 1991 dalla Sergio Bonelli Editore, che mai prima aveva pubblicato fumetti di genere fantascientifico. 

Il personaggio di Nathan Never è ispirato a Rick Deckard, protagonista del film Blade Runner, e la serie stessa trova ispirazioni, oltre che nel cinema di fantascienza americano degli anni ottanta - Alien e Blade Runner soprattutto - anche nella letteratura cyberpunk, nelle opere di Isaac Asimov, nei manga e negli anime di fantascienza come Gundam e Patlabor, e nelle serie televisive di Star Trek. Inoltre nelle singole storie si trovano citazioni e omaggi a film, libri e fumetti.

Le avventure di Nathan Never sono ambientate in un futuro non molto lontano, in un mondo sconvolto dalle terribili catastrofi del 2024, e raccontano le vicende di un detective che lavora per l'Agenzia Alfa, una delle tante agenzie private di investigazioni che si sono affiancate alla polizia nella lotta al crimine. Parte del genere umano si è trasferito su stazioni orbitanti in grado di produrre quanto serve anche alla Terra, e che per questo reclamano un'indipendenza che la Terra non vuole concedere, arrivando così a una guerra con le stazioni orbitanti. Nathan Never vive in una megalopoli indicata come Città Est sulla costa orientale degli Stati Uniti circa un secolo dopo la grande catastrofe. Il mondo è fortemente inquinato e la società è dominata dalla tecnologia e dai mass media. Nathan Never, in qualità di agente speciale, è al centro di trame poliziesche classiche in uno scenario alla Blade Runner dove il protagonista non è un eroe tradizionale ma «forse è solo un essere umano in un mondo sempre meno umano» come definito dagli stessi autori. La sua vita è stata funestata da una tragedia personale, causata da un criminale che uccise sua moglie Laura e rapì la figlia Ann, che a seguito del trauma divenne autistica.




Autismo: Ipo e iper sensibilità nelle persone autistiche: di Ilaria Pernigotti















sabato 16 maggio 2026

Torpedo


Spagna, 1981 / Enrique Sanchez Abuli e Alex Toth

Giunto negli Stati Uniti dall'Italia ancora ragazzo, Luca Torelli è cresciuto a New York negli anni del Proibizionismo, della Grande Depressione e del gangsterismo, vivendo a stretto contatto con la dura realtà oltre che con l'arroganza di un poliziotto. E un giorno, stanco di continuare a sopportarlo, lo uccide crivellandolo di proiettili. 



Anche se nessuno l'ha visto e nessuno sa nulla, la sua sorte è ormai segnata. Luca
Torelli lascia il suo modesto lavoro di lustrascarpe e incomincia a vivere di espedienti, fino a quando scopre che alcuni tipi stanno preparando una rapina e decide di aggregarsi come autista.
Da quel momento riesce a crearsi un proprio spazio e una fama di efficace killer solitario. Piccoli lavoretti, qualche vendetta personale. 


È un pesce piccolo e non fa certo parte del grosso giro della malavita organizzata, ma talvolta gli capita anche di dare fastidio a qualcuno. Come quando i fratelli Dawson incaricano un tipo di mezza tacca, Rascal, di eliminarlo. Alla fine le parti
si invertono e Luca Torelli, ormai detto da tutti Torpedo, gli risparmierà la vita facendone il suo solerte anche se non troppo intelligente tirapiedi.

Questo interessante personaggio è stato creato nel 1981 dallo sceneggiatore spagnolo Enrique Sanchez Abuli ed è scritto con uno stile molto curato che ricorda i migliori autori dell'hard boiled novel. Le prime due avventure sono state disegnate dallo statunitense Alex Toth, il quale però non "sente" il personaggio e preferisce dedicarsi ad altri lavori. 



Torpedo viene così affidato allo spagnolo Jordi Bernet, che entra subito mirabilmente nello spirito della serie.
Le storie di questo personaggio sono state pubblicate in Italia sulle pagine del mensile L'Eternauta, in volume dalla Comic Art e successivamente su una testata che portava il suo nome.
 

venerdì 15 maggio 2026

Progressive Spin, puntata 48, 14 maggio 2026



Habelard2 - Crossfade
Passing Lives - Emme
A Cosmic Trail - Terra 877
Peter Boulton - Countdown Cries
Doomsday Astronaut e Waqas Ahmed - Ruins of a Great Splendor
Einar Solberg - Liberatio




SNMN, puntata 48, 13 maggio 2026



Zona - L'ottavo gioco
Big Boss Man - Acida
Gabriele Gentile - #TuSeiCharlie
Dusty Eyes - Meeting Twice
Naspi - Passione
Edamame - Stupido
Mildred - Se il mondo finisse domani
Anforsyn - Aura
Magazzini Musicali - Tendenza Africana
Chimera - Anedonia
Fuoricentro - Miss Mafia
AREA765 - La Rivoluzione
7ri8 - Giorgia-Love
The Nuv - Atomic


 

giovedì 14 maggio 2026

Edgar Allan Poe: Metzengerstein


Pestis eram vivus - moriens tua mors ero.
MARTIN LUTERO

L'orrore e la fatalità regnarono in tutti i tempi. Perché dunque darei una data alla storia che sto per narrare? Mi basterà dire che all'epoca di cui parlo, nell'interno dell'Ungheria si credeva, segretamente ma con ferma convinzione, nelle dottrine della Metempsicosi. Delle dottrine per se stesse - e di quanto di falso o di attendibile possano avere - io non dirò nulla. Affermo, tuttavia, che gran parte della nostra incredulità (come la Bruyère dice per tutte le nostre sventure) «vient de ne pouvoir ètre seuls ».
Ma vi erano alcuni punti nella superstizione ungherese che quasi toccavano l'assurdo. Vi erano delle differenze sostanziali da quanto professano le autorità orientali in materia. Per esempio. «L'anima» dice l'ungherese - lo do nelle parole di un acuto e intelligente critico parigino - «ne demeure qu'une seule jois dans un corps sensible: au reste un cheval, un chien, un homme mème, n'est que la ressemblance peu tangible de ces animaux.»
Le famiglie Berlifitzing e Metzengerstein erano state rivali per secoli. Mai si erano viste due case tanto illustri inasprirsi a vicenda in un'ostilità così mortale. L'origine dell'inimicizia sembra sia da ricercarsi nelle parole di un'antica profezia. «Un alto nome subirà una spaventosa caduta, quando, come il cavaliere sul proprio cavallo, la mortalità di Metzengerstein trionferà sull'immortalità di Berlifitzing.»
Certo, in sé, queste parole avevano ben poco senso. Ma cause tanto più volgari hanno portato - e ciò non è molto - a conseguenze ugualmente cariche di avvenimenti. D'altronde, le due proprietà, ch'erano contigue, avevano per lungo tempo esercitato un'influenza rivale negli affari di un caotico governo. Vicini tanto prossimi di rado sono amici, e, dalle loro elevate piattaforme, gli abitanti del castello di Berlifitzing potevan guardare dentro alle finestre di palazzo Metzengerstein. Meno che mai la magnificenza più che feudale ch'essi così avevan sott'occhio poteva calmare gli irritabili sentimenti dei meno antichi e meno ricchi Berlifitzing. Perché dunque stupirsi se le parole, comunque bizzarre, della vecchia predizione, avevano potuto determinare e mantenere la discordia fra due famiglie già predisposte all'inimicizia per tutte le istigazioni della gelosia ereditaria? La profezia sembrava implicare - se pur qualcosa implicava - un trionfo finale da parte della casa più cospicua; e naturalmente era ricordata con amara animosità dalla più debole e meno influente delle due.
Wilhelm, conte di Berlifitzing, malgrado il suo alto lignaggio, era, all'epoca di
questo racconto, un vecchio infermo mezzo rimbambito, che non per altro si distingueva se non per una inveterata antipatia personale senza limiti verso la famiglia rivale, e un amore così appassionato dei cavalli e del cacciare che nulla, né le infermità fisiche, né l'età avanzata, né la mentale debolezza, poteva impedirgli dal correre ogni giorno i pericoli della caccia.
D'altro canto, Frederick, barone di Metzengerstein, non era ancora maggiorenne. Suo padre, il ministro G..., era morto giovane. Sua madre, Lady Mary, aveva seguito a breve distanza il marito. Frederick era allora nel suo diciottesimo anno. Diciotto anni in una città non sono un lungo periodo di tempo; ma nella solitudine, nella solitaria solennità di un posto come quello, il pendolo vibra con un più profondo significato.
Per alcune particolari circostanze amministrative, il giovane barone, immediatamente dopo la morte del padre, entrò in possesso dei suoi vasti dominii. Di rado s'era visto tanta proprietà in mano di un nobile d'Ungheria, prima d'allora. I castelli non si contavano. E il più splendido e vasto di tutti era il Palazzo Metzengerstein: il limite della terra intorno al quale non era stato mai nettamente definito; il parco principale aveva ad ogni modo un giro di cinquanta miglia.
La successione di una persona così giovane, dal carattere così ben conosciuto, al possesso di quella enorme fortuna, non lasciava molto a supporre circa la probabile linea di condotta ch'egli avrebbe tenuta. E, in verità, nello spazio di tre giorni, la condotta dell'erede oscurò la fama di Erode e superò magnificamente le speranze dei suoi ammiratori più entusiasti. Orge vergognose, tradimenti, inganni, atrocità inaudite, fecero tosto capire ai trepidanti vassalli che nessuna servile sottomissione

Arthur Conan Doyle - Il mio amico Sherlock Holmes







 

mercoledì 13 maggio 2026

Wilhelm Stenhammar


(Stoccolma, 7 febbraio 1871 – Jonsered, 20 novembre 1927) compositore, pianista e direttore d'orchestra svedese. A Stoccolma ricevette la sua prima educazione musicale. Andò poi a Berlino per approfondire i suoi studi musicali.

Divenne un grande ammiratore della musica tedesca, in particolare di Richard Wagner e di Anton Bruckner. Stenhammar stesso descrisse lo stile della sua Prima sinfonia in Fa maggiore come “idilliaco Bruckner”. Successivamente, come altri compositori svedesi della sua generazione (tra cui Adolf Wiklund, a cui fu legato da una stretta amicizia) cercò nella scrittura musicale uno gusto più nordico, ispirandosi all'opera di Carl Nielsen e Jean Sibelius. Soprattutto la seconda sinfonia di Sibelius ebbe un grande effetto su Stennhammar, portandolo a cambiare il suo stile e a rinnegare il valore della sinfonia che aveva composto poco tempo prima .

Dal 1906 al 1922 fu direttore artistico e direttore principale dell'Orchestra Sinfonica di Göteborg, la prima orchestra sinfonica professionale a tempo pieno in Svezia non legata a un teatro. In tale veste, organizzò molte esecuzioni di musica scritta da compositori contemporanei scandinavi.
Nel 1909, ricoprì per breve tempo la carica di direttore musicale presso l'Università di Uppsala, dove gli succedette Hugo Alfvén l'anno successivo.

Stenhammar morì d'infarto a 56 anni di età a Jonsered, nella provincia storica di Västergötland. È sepolto a Göteborg. Gli è stato dedicato l'asteroide 15239 Stenhammar.


Il Primo Concerto per pianoforte di Wilhelm Stenhammar (1871-1927) è stato registrato diverse voltei. Il n. 1, sebbene debitore a Brahms (in particolare), Grieg e Čajkovskij, possiede tutti gli elementi lirici e travolgenti del tradizionale concerto romantico di fine Ottocento. Merita quasi un posto al sole: il secondo soggetto del primo movimento è splendido e c'è uno scherzo vivace alla Saint-Saëns e un movimento lento deliziosamente espressivo (il migliore dei quattro). Il finale ha come tema principale una danza cupa e poco gratificante; A metà, Stenhammar cambia rotta, si dirige verso pascoli più tranquilli e, contrariamente alle aspettative, si conclude in un clima di silenziosa intimità, un invito esplicito ai pianisti a non programmare l'opera.


Alena Tomlenova







martedì 12 maggio 2026

Ferenc Herczeg - La donna meravigliosa, 1948










R. M. Wallisfurth: S.O.S. dischi volanti, N.80



L'autore sostiene, attraverso le vicende di questo interessantissimo romanzo, la tesi che l'amore è la forma maggiore dell'universo e che l'intelligenza, da sola, non può portare alla perfezione. Vediamo infatti un popolo che sembra abbia raggiunto il più alto grado di civiltà e di perfezione; gli abitanti, dal cervello smisuratamente sviluppato, di un pianeta sconosciuto, che visitano periodicamente la Terra sui loro dischi volanti e sono giunti alla conclusione che la Terra sia popolata da esseri ancora primitivi e perciò da incivilire, guarendoli da ciò che essi considerano una deleteria, terribile malattia: il sentimento. Questo popolo di nani dalla grossa testa, infatti, non conosce il sentimento, agisce soltanto per puro ragionamento e ha raggiunto quella che crede la perfezione. Un nano, catturato col suo disco da un pilota terrestre, finisce per intendersi con questo e per capire, quando lo vede esporre la propria vita per salvarlo, che l'amore non è una malattia, ma qualcosa di grande, meraviglioso e potente che porta l'uomo o comunque l'essere pensante a superare tutti i propri limiti, cosa che invece il puro intelletto non riesce a fare. E' questo il primo romanzo di autore tedesco che la collezione Urania presenta ed è steso con la precisione, la meticolosità d'analisi, la logica e l'intelligenza di un profondo psicologo che sa trarre dalla sua scienza voli di poesia. Siamo sicuri che il lettore seguirà, affascinato e conquistato, la vicenda sempre vivace, interessante e profondamente umana di questo romanzo.
 

Agatha Christie: L'uomo vestito di marrone, n.80



Dopo aver assistito a un mortale incidente in metropolitana, Ann Beddingfield, una ragazza dotata di sangue freddo e amore per l’avventura, riesce a scorgere alcuni indizi sfuggiti alla polizia. Cercando di mettere a frutto la sua scoperta per far strada nel giornalismo, la giovane si trova però ben presto a fronteggiare un misterioso “colonnello”, capo di una pericolosissima multinazionale del crimine, e un affascinante uomo vestito di marrone sospettato di un feroce delitto. 

Leggere Conta


Nel mondo moderno tutto sembra andare veloce. Le persone scorrono contenuti in continuazione, leggono titoli senza approfondire, guardano video di pochi secondi e passano subito al successivo. In mezzo a questa corsa costante, la lettura rischia di apparire come qualcosa di vecchio, lento o addirittura inutile. Eppure è proprio oggi che leggere è diventato una delle abilità più importanti da coltivare.

Leggere non significa soltanto accumulare informazioni o conoscere più parole difficili. Significa allenare la mente a ragionare, immaginare e comprendere davvero ciò che accade attorno a noi. In una società dove tutti parlano velocemente ma pochi ascoltano davvero, chi legge sviluppa una profondità sempre più rara.

Ogni libro obbliga il cervello a fermarsi e concentrarsi. È quasi un gesto rivoluzionario in un’epoca costruita sulla distrazione continua. Le notifiche interrompono i pensieri, i social spingono a consumare contenuti rapidamente e spesso si perde la capacità di mantenere viva l’attenzione anche solo per pochi minuti. La lettura invece insegna pazienza, concentrazione e capacità di riflessione.

Ma i vantaggi non finiscono qui. Chi legge abitualmente sviluppa anche un linguaggio più ricco. Riesce a comunicare meglio le proprie idee, ad esprimere emozioni con più precisione e ad affrontare conversazioni in modo più consapevole. Questo fa una grande differenza sia nella vita personale che nel lavoro. Saper parlare bene, scrivere bene e comprendere davvero gli altri è ancora oggi una delle competenze più potenti che una persona possa avere.

La lettura aiuta anche a sviluppare empatia. Quando leggiamo un romanzo entriamo nella mente dei personaggi, viviamo le loro paure, i loro sogni, le loro fragilità. In questo modo impariamo a comprendere meglio anche le persone reali. Non è un caso se molti grandi comunicatori, scrittori e professionisti sono lettori abituali: leggere amplia il modo di vedere il mondo.

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato. I libri offrono uno spazio personale lontano dal rumore continuo della realtà digitale. Aprire un libro significa prendersi un momento solo per sé stessi. Non importa che si tratti di narrativa, fantasy, thriller, poesia o saggi: ogni lettura può diventare una piccola pausa mentale capace di rigenerare.

Molti pensano che oggi basti guardare brevi video informativi per imparare tutto. In realtà leggere resta uno degli strumenti più completi per costruire conoscenza vera. Un libro approfondisce, collega idee, lascia il tempo di riflettere. Non offre solo risposte immediate: insegna a pensare.

Anche nel mondo del lavoro la differenza si nota sempre di più. In un mercato pieno di persone che comunicano in modo superficiale, chi possiede capacità di analisi, immaginazione e comprensione parte spesso con un vantaggio enorme. La lettura alimenta tutte queste qualità senza che quasi ce ne accorgiamo.

Forse il vero valore della lettura nel mondo moderno è proprio questo: ci restituisce profondità in una realtà che tende continuamente alla superficialità. Leggere significa rallentare abbastanza da capire davvero qualcosa, invece di limitarsi a consumarla velocemente.


E forse è per questo che, ancora oggi, chi legge possiede davvero una marcia in più.


domenica 10 maggio 2026

Nobody with Maura Lisci






 

Roberto Roganti - Teatroci o morte



Torino, al Salone Internazionale del libro Roberto Roganti affianca il suo editore Alessandro Balzano per dagli una mano. Una sera decide di portarlo a teatro, ad assistere a una esilarante commedia de I Teatroci, compagnia che conosce da tempo. Al momento degli applausi finali sul palco resta solo un cadavere. 

Roberto è uno scrittore di libri gialli, così assieme decidono di fermarsi a Torino e indagare. Alessandro percependo la titubanza dell'amico, con una battuta gli suggerisce di parlare con il suo personaggio, Grogghino, per farsi dire cosa deve fare. Durante la notte Roberto non riesce a prendere sonno, così accende il laptop ed evoca il suo personaggio, che lo redarguisce e gli dice cosa fare. 
Alla coppia si unisce David Pavoncello, l'amico d'infanzia di Roberto, che nei gialli impersona il medico legale. Così il trio inizia a indagare, tra una mangiatina e l'altra, e si mette a disposizione dell'ispettore che segue il caso e … 
Sullo sfondo una Torino misteriosa e personaggi molto particolari.  
Una domanda sorge spontanea, però, Grogghino c'è o non c'è?


INCIPIT


PROLOGO

«Ciao Grogghino!».
«Ehilà Roberto, cosa ti porta da queste parti? Non è passato molto tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti. Hai già pubblicato l’ultima avventura che ti ho raccontato?».
«Certo che sì, l’ho intitolata L’inutile strage. È piaciuta parecchio. Guarda, ti ho chiamato solo per dirti una cosina particolare. La prossima avventura non sarai tu a raccontarmela, ma è un’avventura tutta mia. Ci sono io, il mio editore e pure l’amico David Pavoncello, quello che con te fa il medico legale. Ci siamo in carne e ossa. Ho creato una storia strana. Ecco, non so come dirtelo. Insomma, tu ci sei e non ci sei. Per una volta stai al palo».
«Dai, ci sta. Mi piace ascoltare anche le storie altrui. Ma, scusa, allora, se io non ci sono, perché ti sei preoccupato di avvertirmi? Potevi pubblicarla tranquillamente senza dirmi nulla, mica mi offendevo».
«È qui il punto. Tu non ci sei ma ci sei».
«Quando fai così mi preoccupi. Sputa il rospo».
«Ecco, allora… ti anticipo solo una cosa. Tu non ci sei ma io ti evoco».
«Mi evochi? Che cavolo vuol dire che mi evochi?».
«Ti evoco. Sono stato coinvolto in un evento delittuoso e non sapendo come comportarmi, ti contatto… come facciamo qui adesso. Insomma, sto chiedendoti il permesso di coinvolgerti in questa strana avventura dove io ti chiamo e tu mi dai dei consigli. Cioè, avrei potuto fare tranquillamente a meno di te, ma tu sei il mio pupillo e ho pensato di darti una piccola parte».
«Interessante… e allora, me la racconti, così mi diverto un po’ anch’io? Ovviamente permesso accordato».


Torino

Roberto si è alzato presto. È solo nella camera dell’hotel. Si trova a Torino. Il suo editore, Alessandro Balzano, ha uno stand al Salone Internazionale del Libro che si sta volgendo in questi giorni. 
Esce con calma dalla stanza, scende con l’ascensore e dopo aver fatto colazione fa chiamare un taxi dalla reception. 

Mezz’ora dopo, con il pass, entra nella struttura che ospita il Salone; raggiunge lo stand della Casa Editrice Balzano / Il Giardino della Cultura e lì trova Alessandro. 
«Ciao, buongiorno, eccomi pronto a darti una mano. Hai fatto bene a invitarmi, almeno in due il tempo passa meglio».
Parlano del più e del meno, mentre la gente si ferma e osserva i libri che sono esposti. Ci sono i testi di tutti gli autori della casa editrice; la gente è soprattutto interessata a quelli della collana Nerostorie: i thriller, i gialli, i noir attirano molto di più degli altri generi, ma anche i romanzi rosa si difendono.
Fanno a turno uno spuntino, per non lasciare sguarnito lo stand. Poi verso l’ora di chiusura Roberto si rivolge ad Alessandro.
«Che programmi hai per questa sera?».
«In verità assolutamente nulla, domani la Fiera termina e vorrei rilassarmi un po’ con qualcosa di frivolo, sono qui dentro da quattro giorni e i libri ormai mi escono anche dagli occhi. Cosa vuoi propormi?».
«Intanto andiamo a mettere qualcosa sotto i denti, lo spuntino mi ha solo solleticato l’appetito. Sai, a me piace seguire quelle trasmissioni in tivù con i programmi di genere reality e culinario. Il mio preferito è quello che vede sfidarsi quattro ristoratori, che valutano tra loro i propri menù, sotto la supervisione di uno chef noto che la conduce da anni. In una delle puntate ricordo che erano proprio qui a Torino. Mi sono informato e ti porto in un locale dove fanno una lasagna particolarissima: funghi porcini e tartufo bianco. Dai, poi il tartufo è una specialità del Piemonte. Lo si trova nelle Langhe, nel Monferrato e nel Roero, ma anche nell'alessandrino, ad Alba, e qui attorno sulle colline torinesi. Mi hanno detto che il perfetto abbinamento è il Nebbiolo, un vitigno a bacca nera autoctono di questa regione. Un vino rosso iconico e con un incredibile potenziale d'invecchiamento. E per concludere la serata andiamo a teatro».
«A teatro?».
«Sì, a teatro. Ho un amico che vive qui in zona, Cristiano Tassinari, originario di in un paesino del ferrarese, che oltre a essere un giornalista e un telecronista sportivo, fa parte di una compagnia teatrale un po’ particolare. Fanno rappresentazioni comiche, sono bravi e si ride spesso a crepapelle».
«Interessante, dai, affare fatto».

La cena viene consumata e apprezzata ai massimi livelli. Sarebbero un po’ pienotti, ma siccome il ristorante si trova in centro vicino alla Mole Antonelliana e a poche centinaia di metri dal teatro, optano per una passeggiata digestiva. Quindici, venti minuti e sono al botteghino.

 

Nobody with Debora Forni


 





sabato 9 maggio 2026

Red Buck


Breve serie in cui si respira il clima del celebre romanzo "Passaggio a Nord Ovest" (dal personaggio principale di quest'opera è stato mutuato anche il soprannome del protagonista: Wobi Madaondo, Diavolo Bianco). In un'America del Nord precedente alla Guerra di Indipendenza, si muovono Red Buck, abilissimo border-man, e il buffo Ulisse, di origine francese, che svolge il ruolo di spalla comica.

Opera di Cesare Melloncelli per i testi e di Sergio Tarquinio per i disegni, il personaggio apparve sui numeri 3 e 4 della Nuova Collana Araldo.





 

Tom Ripley


Stati Uniti, 1956 / Patricia Highsmith

Apparso per la prima volta nel romanzo Il talento di Mister Ripley (The talented Mr. Ripley, 1956), che ha ricevuto il Gran prix de la littérature policière come miglior giallo tradotto in francese nel 1957, questo personaggio è in seguito ritornato in altri libri critti da Patricia Highsmith, un'autrice che non ama particolarmente i personaggi fissi e che nei suoi libri approfondisce soprattutto le relazioni che intercorrono tra le persone coinvolte in un delitto.



Cinico e sprezzante, assassino (se ammazzare può rivelarsi un buon affare), truffatore raffinato e chi più ne ha più ne metta, Tom Ripley è un moderno fuorilegge ribelle a ogni etica. Non è cattivo in fondo; anche se molto in fondo. Ma può anche capitargli di darsi da fare quando il giovane miliardario Frank Pierson,
convinto di aver provocato la morte del padre invalido, lo va a trovare disperato e lui si sente in dovere di aiutarlo, buttandosi a capofitto in una delle sue più spericolate avventure.



Lo fa per i soldi, naturalmente, visto che ci tiene a guadagnare bene, per poter arricchire le sue collezioni d'arte. Ma anche il gusto dell'avventura gioca un ruolo importante nelle sue scelte. 
I romanzi con Tom Ripley sono stati pubblicati in Italia da Sonzogno.


Dal primo è stato tratto In pieno sole, diretto nel 1960 da René Clément e interpretato da Alain Delon, 


mentre nel 1977 Wim Wenders ha diretto Brian Hopper nel film L'amico americano, tratto da Mr Ripley's game.
 

Il talento di Mr. Ripley (The Talented Mr. Ripley) è un film del 1999 scritto e diretto da Anthony Minghella, con Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Cate Blanchett.

venerdì 8 maggio 2026

Progressive Spin, puntata 47, 7 maggio 2026



Archive - So Far From Losing You
Neurosis - In the Waiting Hours
Ricardo Formoso - Orion
Myrath - Les Enfants Du Soleil
Karibow - Unreal
Arnaud Bukwald - Oyster Meat (le solilesse)



 

SNMN, puntata 47, 6 maggio 2026



Utela Malit - Like Me
Orbitlane - Discern
NRG1 - Let The Sweet Heart Recite
Oslavia - Kabul Hostel
EARS - Eyes of Tiger 
The Roowens - My City
The Clown Society - L'Oracolo
Marika Graziano - Generazione Persa
Naked Run - Micheal Scofield
Hogans Alley - Down The Highway
Zara Broadway - Ugly Face
Rykën - Rebel
Nakhash - Restare a guardare
Unkle Kook - Oh Yeah oh No


 

giovedì 7 maggio 2026

Joseph Sheridan Le Fanu: Lo spettro della signora Crowl


Sono una donna anziana, ora; ma avevo solo tredici anni la notte in cui arrivai ad Applewale House. Mia zia faceva la governante in quella casa e venne una carrozza trainata da un cavallo a Lexhoe, per portare me e il mio bagaglio ad Applewale.
Ero spaventata quando arrivai a Lexhoe, e quando vidi quella carrozza con il cavallo desiderai tornare da mia madre, ad Hazelden. Stavo piangendo mentre salivo sul biroccino (così eravamo soliti chiamare quel tipo di carrozza) e il vecchio John Mulbery, il conducente, un uomo allegro e gentile, giunti al Golden Lion mi diede una manciata di mele, per cercare di rallegrarmi. Mi disse che c’era una torta di ribes, del tè e della carne di maiale che mi aspettavano, in camera di mia zia, in quella grande casa. Era una deliziosa notte di luna piena e io mangiai le mele, continuando a guardare fuori dal finestrino.
È una vergogna per dei gentiluomini spaventare una povera bambina sciocca com’ero io. A volte penso che sia una vera mania. Accanto a me, sul biroccio, c’erano due uomini. Dopo mezzanotte, quando si alzò la luna, cominciarono a farmi domande a proposito della mia destinazione. Dissi loro che stavo andando dalla signora Arabella Crowl, di Applewale House, vicino a Lexhoe.
— Oh, allora — disse uno dei due — non ci resterai per molto!
Io lo guardai come a dire: “Perché no?” Avevo risposto ad alta voce alla loro prima domanda e mi sembrava di aver detto una cosa intelligente.
— Perché — disse lui — ... e, ne va della tua vita, non dirlo a nessuno, ma resta solo a guardarla... lei è posseduta dal demonio, è uno spettro. Hai una Bibbia?
— Sì, signore — risposi io. Mia madre mi aveva infilato la Bibbia in valigia e sapevo che era lì. E ce l’ho ancora, sebbene la stampa sia troppo piccola per i miei occhi.
Lo guardai ripetendo: — Sì, signore. — Mi sembrò che ammiccasse al suo amico, ma non posso esserne certa.
— Bene — disse lui — assicurati che ogni sera sia sotto il tuo cuscino: terrà lontani da te gli artigli dello spettro.
Provai una tale paura sentendo quelle parola, non ne avete idea! Avrei tanto desiderato fare a quell’uomo delle domande sulla vecchia signora, ma ero troppo timida; poi lui e il suo amico cominciarono a parlare tra di loro e poi in seguito io scesi, come ho già detto, a Lexhoe. Sentii un tuffo al cuore mentre la carrozza percorreva il viale. Gli alberi erano grossi e fitti, vecchi quanto la casa, immagino. Se quattro persone avessero cercato di abbracciarne uno toccandosi le mani con la punta delle dita, dubito che ci sarebbero riusciti.
Bene, ero lì con il collo fuori dal finestrino, fissando la grande casa. All’improvviso me la trovai davanti!
Era una grande casa bianca e nera, con grosse travi scure che l’attraversavano e dei grossi frontoni bianchi sporgenti che sembravano guardare verso la luna, con incise delle figure di alberi, dei quali si potevano contare le foglie. I vetri smerigliati davano sulla grande anticamera, e tutte le finestre avevano delle persiane vecchio stile. Solo poche persiane erano aperte perché, nella casa, oltre alla vecchia signora, c’erano solo tre o quattro servitori e così la maggior parte delle stanza restava chiusa.
Il mio cuore era pieno di paura ora che il viaggio era finito e mi trovavo davanti a quella casa, con una zia che non avevo mai visto prima e la prospettiva di dover servire come cameriera la signora Crowl.
La zia mi baciò in anticamera e mi portò in camera sua. Era una donna alta e magra, con il viso bianco e due occhi neri e mani lunghe, coperte da guanti scuri. Aveva passato la cinquantina ed era di poche parole; ma quelle sue poche parole erano legge. Non posso lamentarmi di lei, ma era una donna dura, e credo che mi

Maurice Leblanc - L’arresto d’Arsène Lupin

 





mercoledì 6 maggio 2026

Edward Burlingame Hill


Edward Burlingame Hill (9 settembre 1872 – 9 luglio 1960) è stato un compositore e insegnante di musica statunitense, le cui opere fondevano l'impressionismo francese con influenze jazz, mentre la sua lunga carriera all'Università di Harvard ha plasmato generazioni di musicisti americani del XX secolo.

Nato a Cambridge, Massachusetts, in una famiglia di eminenti accademici – suo padre era professore di chimica ad Harvard e suo nonno rettore dell'università – Hill si laureò con lode ad Harvard nel 1894, specializzandosi in musica. Affinò ulteriormente le sue capacità studiando con maestri americani come John Knowles Paine e George Chadwick, e seguendo lezioni di composizione a Parigi con Charles-Marie Widor.

La carriera di Hill come educatore iniziò nel 1908, quando entrò a far parte della facoltà di Harvard come istruttore di musica, diventando professore assistente nel 1918 e professore ordinario nel 1928, carica che mantenne fino al pensionamento nel 1940. Tra i suoi studenti più illustri figurano Leonard Bernstein, Walter Piston, Virgil Thomson, Roger Sessions ed Elliott Carter, che guidò nell'integrazione delle forme classiche tradizionali con i linguaggi musicali americani moderni. Oltre all'insegnamento, Hill contribuì alla ricerca musicale con il suo libro del 1924, Modern French Music, che rifletteva il suo profondo interesse per i compositori impressionisti, e scrisse articoli sulla musica francese per pubblicazioni come il Boston Evening Transcript.

Come compositore, Hill realizzò opere tonali dagli anni Dieci agli anni Trenta, ponendo l'accento sulla chiarezza strutturale e sul colore orchestrale, con quattro sinfonie, quattro poemi sinfonici, musica da camera e brani corali tra le sue composizioni. Tra le sue composizioni più celebri si annoverano le evocative opere orchestrali The Parting of Lancillotto e Ginevra (1915), The Fall of the House of Usher (1920) e Lilacs (1927); gli studi jazz per due pianoforti (1924-1935) e il Concertino per pianoforte e orchestra (1931), entrambi influenzati dal jazz; e la sua Sinfonia n. 4 (1941), di stampo neoclassico, nota per la sua spinta ritmica e le armonie sontuose. Il suo stile, spesso paragonato a quello di contemporanei come George Gershwin per la sua sobria integrazione di sincopi e timbri jazz in strutture classiche, esemplifica il neoclassicismo americano dei primi del Novecento.

L'eredità di Hill perdura attraverso il suo duplice impatto come compositore che ha fatto progredire la musica orchestrale americana e come insegnante che ha promosso l'innovazione ad Harvard, collegando le tradizioni di fine Ottocento al modernismo di metà secolo. Sebbene le sue opere siano oggi meno eseguite rispetto a quelle di alcuni suoi contemporanei, la sua maestria e il suo ruolo di mentore rimangono fondamentali per l'evoluzione della musica classica statunitense. 


Aleksandar Obradović








 

martedì 5 maggio 2026

S.A. Steeman - Legittima difesa, 1948





 

Henry Wade: L'ultima sera, n.79



Sir Albert Sterron è un uomo arcigno che vive nella sua residenza di campagna abbandonata al degrado. Quando una mattina viene trovato impiccato nello studio, nessuno pare nutrire dubbi. Nessuno tranne l’ispettore che esamina la scena del presunto suicidio. Anche se al momento non saprebbe spiegare perché, il suo istinto gli dice che sir Albert Sterron è stato assassinato. 

M. Roger Sorez: Tentazione cosmica, N.79



Questo romanzo scritto con ammirevole precisione scientifica, e molta immaginazione, sottile umorismo, spirito di fronda contro i costumi del nostro secolo, è un gioiello di fantascienza. Ha suscitato in Francia numerose polemiche perchè in parecchi dei personaggi creati dalla fantasia dell'autore, persone viventi in Francia hanno creduto di riconoscersi. E' la storia di uno scienziato giovane e povero che, per amore della scienza diventa baro, truffatore, ricattatore e scende la scala della immoralità fino a mischiarsi con una banda di trafficanti di stupefacenti, per procurarsi il denaro e i mezzi necessari alle sue ricerche scientifiche dapprima, e per vitale necessità poi di vincere una terribile malattia che ha attinto nell'usare in laboratorio e volontariamente la potenza dei raggi cosmici: la deuteriosi. Egli crede dapprima di poter passare invulnerabile fra i vizi d'ogni genere, ma ne resta contaminato senza accorgersene. Una sua assistente, Lise, l'unica donna che egli ama d'amore, e che ha acquistato, lavorando con lui, le sue stesse superumane facoltà, gli rinfaccia un giorno d'essere diventato un essere abbietto e immorale e se ne va, lasciandolo solo. Lo scienziato s'accorge soltanto in quel momento d'amarla e capisce che Lise ha ragione. La cerca disperatamente e incomincia a rifare all'indietro la strada percorsa, per poter redimersi. Ma il passato lo tiene con mille legami, i suoi loschi traffici, ora che non vuol più saperne, gli portano gravi conseguenze: è arrestato, poi inseguito, la sua vita è in pericolo non più per la malattia, ma per la vendetta dei suoi antichi compagni. Come Lise, la sua amata, riesca a salvarlo e a salvarsi, il romanzo racconta, su uno sfondo scientifico e fantastico che affascina, e che fa riflettere per il grave monito che contiene.

lunedì 4 maggio 2026

Nobody with Alan Thomson


 


Quiz mortali all'Abbazia di Nonantola, di Roberto Roganti



Una storia particolare, una webradio privata si vede al centro di una serie di omicidi. Gli speaker sono coinvolti in prima persona e l'assassino si prende gioco di loro e della polizia. 
Chi uccide si diverte ad annunciare le morti tramite una filastrocca che mette a dura prova gli investigatori. Il tutto si svolge durante un congresso di ministranti che arrivano da tutto il mondo. Una pagina oscura nell'entourage dell'Arcidiocesi Estense di Modena-Nonantola, che mina la solidità della Chiesa stessa. Servi di Dio che incontrano una morte violenta in terra consacrata.
L'omicida sembra essere sempre un passo avanti rispetto a chi gli dà la caccia. E sfida pure Grogghino, che dovrà mettersi in gioco in prima persona. Il nostro becchino, seppur distratto da eventi a lui sconosciuti, quale l'amore, riuscirà a tenere i piedi per terra e a smascherare il killer. 
È una trama incalzante, una corsa contro il tempo, le morti si susseguono e sono sempre più fantasiose. La mente perversa che orchestra questa giostra si dimostrerà un osso duro per tutti, sollevando un tetro velo al di sopra della comunità ecclesiastica modenese.

INCIPIT

... Estrae un mazzo di chiavi dallo zainetto, tra due dita regge quella con il capucchietto rosso, la infila nella toppa e… clack, la serratura si sblocca, senza alcun rumore la porta si apre immettendo in un ingressino buio e angusto; sulla destra l’interruttore che, premuto, dà luce a tutto; la richiude alle spalle e dà due giri al mandante; infine inizia a salire le scale fino al primo piano.

TOC TOC

«Avanti, entra pure Furzèina, è aperto…».
Furzèina, al secolo Livia Parolini, è la speaker del format dove si parla con il pubblico al telefono, ma, soprattutto, si sparla, sempre nei limiti del bon ton; la trasmissione va in onda ogni martedì dalle ventidue a mezzanotte e al sabato da mezzogiorno alle tredici. Si chiama Parlèr in punta ‘d’ Furzèina: musica e ciacole telefoniche. [Parlare in punta di forchetta: musica e chiacchiere telefoniche] 
Gli ascoltatori chiamano in radio e dicono la loro, sfogandosi su tutto… Furzèina elargisce risposte e consigli punzecchiosi.
«Vieni, entra pure Livia, ho su un brano, l’ultimo, non disturbi affatto».
«Ciao Vezz [Marco Vezzani], tutto a posto?». 
La sfacciata risata in falsetto del Vezz l’accoglie con calore. Poi si toglie la cuffia, allontana il microfono e luma come si deve la ragazza che sfila davanti a lui. 
«Entra pupa, ci mancava giusto una donna per saziare i miei istinti primordiali, vieni bambola, fai di me tutto ciò che vuoi…». 
Livia sorride, Marco è simpaticissimo e ha sempre voglia di scherzare. Con la coda dell’occhio scorge un movimento in cabina di regia, che sembra deserta, ma si ode un colpo sordo e un «Porc… Boia…». 
Una testolina rossa si solleva da sotto un tavolo al di là del vetro; una mano accarezza la sommità dei capelli.
«Ti sei fatto male?».
«No… Mi dimentico sempre che questo tavolaccio sporge e ogni volta che vado là sotto per sistemare i cavi, alzandomi non ci penso e do delle craniate da paura».
Vito Pistacchi, tecnico e regista, come di consueto deve affiancare Livia per via delle telefonate in entrata, che devono essere passate in diretta.
Uscito lo speaker di Vuoi fare a botte?, trasmissione rock irriverente di Marco, restano solo Livia e Vito.
La ragazza si accomoda davanti alla consolle, sposta alcuni cursori, controlla il rientro in cuffia, posiziona il microfono alla giusta altezza e fa segno a Vito che è pronta. Lui trappola ancora un minuto, poi alza la mano destra a palmo aperto. Furzèina si schiarisce la gola con un colpetto di tosse. Nell’ambiente irrompe la Fanfara di Rocky. La mano di Vito resta aperta e sollevata per almeno un minuto, poi con le dita fa il conteggio alla rovescia… 4… 3… 2… 1…
«Buonasera e salve a tutti da parte di Furzèina, primo martedì dopo Pasqua, penso ne abbiate da raccontare oggi, potete iniziare a telefonare per sfogare la vostra rabbia, come di consueto ne abbiamo per ben due ore, quindi approfittatene. Siete carichi e incazzati? Come sempre tanta musica e tante chiacchiere… Siete pronti a effondere il vostro malumore? Vedo già in regia Vito fibrillare, le linee telefoniche sembrano bollenti, ma prima di dar voce al primo di voi, ascoltiamoci l’ultimo brano di Modugno…». 
Silenzio di tomba sia in radio che nell’etere per cinque secondi, poi: 
«Scherzavo, ahahah, dai scaldiamo i motori con Natural degli Image Dragons…».
La calda voce di Daniel Coulter Reynolds irrompe nello studio, prontamente Vito abbassa il volume in sala mantenendolo alto solo nella rete. 
«Liv, stasera mi sa che facciamo il botto, c’è un sacco di gente che vuole dire la sua, a quest’ora sono carichi come delle molle, poi c’è quella storia dell’asteroide che ha rotto un po’ le scatole a tutti, basta che non salti fuori un’altra bazza come la pandemia e poi siamo a posto…».
«Tranquillo Vito, li inforchetteremo come al solito e ce li papperemo in un sol boccone».

Passano i minuti, passa un’ora, passa un’altra mezz’ora. I due ragazzi sono un po’ provati, questo è un orario strano, ma nonostante tutto hanno tenuto testa al fiume di telefonate come due cowboy soli con una grossa mandria di tori inferociti; ora vedono la fine e il riposo del giusto avvicinarsi.
«Ragazzi mancano quasi quindici minuti alla fine di questa puntata e ho pensato di chiudere in bellezza, vi propongo un gioco, chiamatemi e proponete quiz, indovinelli, rebus, vediamo se siete bravi e se riuscite a fregarmi… Intanto che ci pensate ascoltatevi Gangnam Style di Psy, in tema con il nostro finale…».
«Buonasera, sai come si chiamava il più grande nuotatore tedesco?... Furzèina… E la più grande bestemmiatrice indiana?... Ciao, e la più grande mangiatrice spagnola?...».
Furzèina risponde a tutti i quesiti, d’altronde si tratta di vecchie freddure, semplice rispondere, soprattutto a una come lei, con un quoziente intellettivo superiore alla media.
«Liv, manca meno di un minuto, ti passo l’ultima… Vai!».
Vito sfuma il brano che sta andando in onda e apre all’ultima telefonata. Un attimo di silenzio, poi una voce roca e strana:

«Indovina indovinello
a Nonantola è sempre bello
da domani stai accorto
prima o poi ci scappa il morto
La morte in Abbazia
una vita si porta via!».

La telefonata si conclude di colpo dopo una tetra risata. 
I due ragazzi si guardano basiti. La paura, lo stupore e lo sgomento disegnano sui loro volti strane mimiche. 
Un attimo di silenzio per la sorpresa, poi Liv fa segno a Vito di chiudere in fretta.