venerdì 3 luglio 2026

Quando sapevamo aspettare



Sono nata negli anni Ottanta, in un tempo in cui la pazienza non era una scelta poetica, ma una cosa normale. Faceva parte delle giornate, degli oggetti, delle abitudini, perfino dei desideri. Non avevamo tutto subito, non potevamo sapere ogni cosa in pochi secondi, non bastava toccare uno schermo per avere davanti una risposta, una canzone, un film, una persona, una notizia. Si aspettava e dentro quell’attesa succedeva qualcosa che oggi sembra quasi sparito: cresceva il gusto.

Da bambini non ci rendevamo conto di vivere in un mondo lento. Per noi era semplicemente il mondo. Il cartone animato iniziava a una certa ora e, se lo perdevi, lo perdevi davvero. La canzone che ti piaceva passava alla radio quando decideva lei, non quando lo decidevi tu. Se volevi riascoltarla, restavi lì con il dito

giovedì 2 luglio 2026

Tan Dun

 


Tan Dun è nato nel 1957 in un villaggio di Changsha, nella provincia di Hunan, in Cina. Fin da bambino, era affascinato dai rituali e dalle cerimonie dello sciamano del villaggio, che venivano tipicamente accompagnati da musica realizzata con oggetti naturali come pietre e acqua. A causa dei divieti imposti durante la Rivoluzione Culturale, fu scoraggiato dal perseguire la sua passione per la musica e fu mandato a lavorare come coltivatore di riso nella comune di Huangjin. Lì si unì a un gruppo musicale di altri abitanti della comune e imparò a suonare strumenti a corda tradizionali cinesi. In seguito a un incidente di traghetto che causò la morte di diversi membri di una compagnia dell'opera di Pechino, Tan Dun fu chiamato a suonare la viola e ad arrangiare. Questo successo iniziale gli valse un

mercoledì 1 luglio 2026

David Ely - Il sopravvissuto

 


Si stava facendo sera quando entrò nel Parco. Si diresse subito verso la zona più buia, lontano dai lampioni che illuminavano i vialetti. Non vide nessun altro passante, ma ciononostante continuò a procedere spedito, non volendo correre inutili rischi.
Quando raggiunse il riparo dei primi alberi, si fermò e si voltò all’indietro verso la strada principale, pur essendo perfettamente consapevole che la macchina non sarebbe stata più lì. Quelli se n’erano andati non appena lo avevano scaricato. Gli avevano dato una pacca sulla spalla – come si fa con i paracadutisti in procinto di saltar giù dall’apparecchio – e uno di loro aveva detto “In bocca al lupo, Maggiore”, dopodiché lui era saltato fuori, tirandosi dietro il peso della tuta di volo.
Buona fortuna, maggiore. Se avesse avuto davvero fortuna, quelle sarebbero state le ultime parole che gli sarebbero state rivolte per quattro settimane.
Si ritrasse di colpo, turbato. Qualcuno gli era defilato a fianco, forse a meno di un metro, un uomo o un ragazzo che correva di buona lena e con passo agile in direzione della Fifth Avenue.
Il cuore del Maggiore batteva all’impazzata, le pulsazioni erano alle stelle. Quell’avvenimento lo aveva scosso, di qualsiasi cosa si fosse trattato – forse qualche atleta che si allenava per la competizione, oppure un fanatico dilettante oppure un borsaiolo, e in questo caso ci sarebbero stati i poliziotti alle calcagna. Erano proprio i poliziotti a fargli più paura. L’Agenzia aveva messo in chiaro le cose con il Commissariato e tutti i responsabili dei distretti limitrofi erano stati debitamente informati affinché non fosse fatta alcuna forma di pubblicità nell’eventualità che fosse catturato, ma naturalmente i normali agenti erano all’oscuro di tutto. Sarebbe bastata la torcia elettrica di un semplice sergente di pattuglia a mandare all’aria tutto il progetto.
Doveva evitare le luci. Non immaginava neppure lontanamente che ce ne sarebbero state così tante, non solo quelle posizionate lungo i vialetti, ma anche quelle delle auto che attraversavano il Parco, nonché le insegne luminose dei grandi alberghi e dei complessi residenziali attorno al suo perimetro.
Continuò a muoversi acquattandosi contro gli alberi, cercando di recuperare un po’ di fiducia attraverso l’attività fisica. La prima notte sarebbe stata la più dura. Quello lo sapeva. Ma se fosse riuscito a superare questa giornata e quella successiva, probabilmente tutto sarebbe andato per il meglio. Doveva scegliersi un nascondiglio lontano da dove normalmente andava la gente – lontano dallo zoo, dal lago, dai
campi gioco. Sarebbe stato meglio essere sorpreso da un poliziotto piuttosto che da ragazzini scatenati che giocavano a pallone. Se uno di loro lo avesse scorto, anche di sfuggita, altri mocciosi sarebbero arrivati a frotte e avrebbero cominciato a farsi beffe di lui e a dargli la caccia gridando “Guardate, guardate, guardategli la testa!”
La testa... quella era la garanzia che aveva voluto l’Agenzia. La garanzia della sua onestà. Non poteva barare, non con quella testa. Quando glielo avevano detto, non aveva posto alcuna obiezione. Sapeva che avevano ragione. Lo psicologo incaricato del progetto gli aveva parlato a lungo in proposito. Lo scopo era quello di misurare lo stress psicologico su un uomo nascosto in mezzo a una popolazione ostile. Se fossero riusciti nell’intento, sarebbero stati in grado di approntare un programma di recupero atto a salvare quel pilota su venti che malauguratamente fosse stato abbattuto ma non catturato, e che comunque fosse riuscito a nascondersi da qualche parte – in un campo, in un edificio semidiroccato dai bombardamenti, in un appartamento abbandonato, qualsiasi cosa gli fosse capitata a tiro.
— Lei sarà quel ventesimo pilota, Maggiore — gli aveva detto lo psicologo. La porteremo fino al Parco e lì dovrà nascondersi finché non verranno a cercarla. Tenga presente che è isolato dalle persone che la circondano soprattutto a causa dell’unico dato di fatto che non può cambiare: non conosce la lingua di quella gente. Be’, ai fini dell’esperimento che ci interessa, siamo in grado di simulare tutto ma non questo. Niente, se vi fosse costretto, potrebbe impedirle di nascondere la tuta da pilota e di portar via un paio di pantaloni a qualche barbone del Parco. Poi sarebbe un giochetto raggiungere la panchina più vicina e trascorrere una giornata tranquilla a leggere i giornali senza dar nell’occhio ad anima viva, e qualora qualche poliziotto si avvicinasse, non ci sarebbe nulla di strano a

Lucrezia




Lucrezia è un personaggio immaginario protagonista di una omonima serie a fumetti di genere erotico/storico italiana, ideato da Renzo Barbieri e pubblicato dalla Ediperiodici nel 1969, ispirato alla figura storica di Lucrezia Borgia.
Tascabile per adulti con protagonista la bellissima Lucrezia Borgia, malvagia e corrotta figlia di Papa Alessandro Borgia, qui, come recita la presentazione, in una “libera trasposizione della letteratura amorosa rinascimentale”.

Intrighi di ogni genere nell'Italia del XV secolo: Lucrezia combatte contro suo marito Alfonso I d'Este, concedendo di volta in volta il suo corpo ai vari aristocratici con cui entra in contatto per condizionarli. Solo di tanto in tanto può concedersi al suo vero amore, Antonio Orsenigo.


 

martedì 30 giugno 2026

Bo Linde



 


sabato 27 giugno 2026

S. S. Van Dine - Il mistero del drago, N.100



Il sergente Heath della polizia di New York viene chiamato una calda sera di agosto presso un'antica tenuta sita all'interno dell'isola di Manhattan, nella zona di Inwood, per indagare sulla misteriosa scomparsa nella piscina di Montague, un ospite del signor Stamm, il proprietario della tenuta. Stamm aveva riunito nella sua villa, ove risiede con la sorella e l'anziana madre, un gruppo di amici per trascorrere insieme il fine settimana. A fine serata Montague aveva proposto di fare il bagno nella piscina, in realtà un laghetto artificiale chiamato la pozza del Drago, ed era stato il primo a tuffarsi. Ben presto gli altri ospiti si accorgono che qualcosa di terribile deve essere accaduto, visto che Montague non riemerge dopo il tuffo.

Il sergente Heath, accorso sul luogo della disgrazia, si rende conto che c'è qualcosa che non quadra nella ricostruzione dell'incidente - soprattutto perché è chiaro che la scomparsa di Montague sembra far comodo un po' a tutti. Heath informa dei fatti e delle sue perplessità il procuratore distrettuale Markham, mentre questi si trova ancora in visita presso il vecchio amico Philo Vance, che ha così la possibilità di cimentarsi nel ruolo di amicus curiae con un nuovo mistero, un mistero che questa volta sembra scaturire da antiche superstizioni dei nativi americani su un mitico drago che dimora nella pozza.
 

Edgar Wallace - Il signor Reeder, investigatore, N.99



Un giorno dopo l'altro Johnny Gray e Lal Morgon tiravano la carretta a mano; giorno dopo giorno guardavano distrattamente la guardia dalla barba rossiccia infilare la chiave nella grossa serratura lucida e spalancare i battenti; poi il piccolo gruppo di detenuti passava, preceduto e seguito da una guardia armata, e la porta si richiudeva. Ma spunta il giorno in cui Johnny Gray è di nuovo libero e felice. La libertà e la felicità, comunque, si pagano care. E anche se Johnny lo sa, non può rassegnarsi al fatto che un criminale gli abbia sottratto con diabolica astuzia la donna che perdutamente ama, approfittando della sua prigionia. La lotta è impari, ma Johnny è deciso a rischiare la vita pur di salvare la sua ragazza e smascherare il colpevole e i suoi complici.
 

Mignon G. Eberhart - L'albergo dei Quattro Venti, N.98



«Lovschiem, immobile al mio fianco, fissava il morto come allucinato, e sul suo volto flaccido e verdastro passava a tratti una contrazione dolorosa. Io pensavo a Susy Tally e incominciavo già a sottilizzare su quanto lei mi aveva raccontato. Perchè mai uno sconosciuto l'aveva aggredita così brutalmente, tentando poi di rapirla? Perchè si era opposta in quel modo al mio intervento pregandomi e supplicandomi di non seguire l'aggressore, per non complicare - come diceva lei - la situazione? E perchè poi tanta insistenza per avere da me la promessa di non parlarne a nessuno e specialmente ai Lovschiem che, a sentire lei, dovevano essere i suoi migliori amici?» Questi e altri ancora gli interrogativi che verranno spazzati via dal materiale che soffia violento sull'«Albergo dei quattro venti».
 

Yves Dermeze - Il titano dei cieli, N.100



I nostri lettori, che hanno tanto gradito e apprezzato l'ormai classico "Crociera nell'infinito" di Van Vogt, ritroveranno in questo romanzo di Yves Dermèze i fantastici esseri degli spazi: non più Ixtl, Anabis o Coeurl, questa volta, ma gli Esseri-Forza, i Titani dei cieli di Yves Dermèze: Chob e Akar. Questi Esseri-Forza assorbono la vita degli esseri viventi, che per loro sono dei meschini Esseri-Materia, per poter vivere essi stessi. Ma da lungo tempo (anni, secoli, millenni?) Chob, l'Essere Forza Intergalattico, vaga affamato per gli spazi infiniti senza trovare esseri viventi. E' ormai tanto debole che non ha la forza per viaggiare verso un'altra Galassia e si dissocia lentamente, esaurendosi, quando un suo tentacolo sensorio avverte un vago fremito di vita. Ha sfiorato un'astronave. Chob vi entra, uccide per nutrirsi gli occupanti dell'astronave - il Nautilus. - Ma s'accorge d'aver commesso un grosso errore: quegli Esseri-Materia, vengono dalla Terra, un pianeta su cui ci sono due miliardi di esseri assimilabili per Chob. Perciò Chob presta ai cadaveri un pò della sua forza motrice, li anima in modo fittizio perchè possano ricondurre il Nautilus sulla Terra. Ma la Terra è già la riserva di un altro Essere-Forza, Akar, un Essere-Forza bambino ancora, ma molto più saggio di Chob che difende gli uomini perchè possano vivere e procreare e si nutre della loro vita soltanto quando per età o per disgrazia sfugge dai loro corpi. Akar protegge Robson, un modesto scienziato del Nautilus, l'unico rimasto vivo e per mezzo di Robson e della sua fidanzata, Selma, combatte Chob. Ma nulla sembra poter distruggere l'Essere Forza Intergalattico! Il romanzo è vivo, interessante, appassionante, scritto con l'abilità nota di Yves Dermèze, vincitore di un premio per il Romanzo d'Avventure nel 1954 e siamo certi che i nostri lettori lo apprezzeranno come merita.
 

Agatha Christie - La morte nel villaggio, N.97



Una sera, il vicario del tranquillo villaggio inglese di St. Mary Mead, Leonard Clement, trova all'interno della sua biblioteca il corpo esanime del burbero colonnello Protheroe, ucciso da un colpo di rivoltella; inizialmente ad accusarsi del delitto è l'amante della moglie del litigioso ufficiale, un giovane pittore, e dopo anche la moglie stessa si accusa, ma la polizia indaga su altri abitanti e frequentatori del villaggio, tutte figure dai contorni poco definiti: una misteriosa donna arrivata da poco in paese, la figlia sedicenne del colonnello, un falso archeologo che lavora nei dintorni della canonica e la sua giovane assistente, il bracconiere Archer e la sua fidanzata Mary, domestica presso la casa del vicario. A risolvere il mistero è un'intelligente vecchietta di St. Mary Mead, Miss Marple, una delle più pettegole del villaggio.

Nel finale del romanzo, l'anziana signorina svela che ad aver assassinato il colonnello non sono stati altri che sua moglie Anne e l'amante di quest'ultima, Lawrence Redding. Il pittore aveva nascosto la rivoltella, dotata di silenziatore, nel vaso di una palma, nello studio del vicario, successivamente Anne aveva recuperato la rivoltella e ucciso il marito. Per far credere a tutti che qualcuno avesse tentato di incolpare Anne, Lawrence aveva messo le lancette dell'orologio dello studio su un orario che l'avrebbe fatta sospettare e aveva lasciato un biglietto che recava la stessa ora. Poi, per liberarla dai sospetti, aveva posizionato, nel bosco, un grosso sasso sospeso sopra a dei cristalli di acido picrico e grazie a una miccia bruciata in una ventina di minuti il sasso era caduto sopra ai cristalli, simulando uno sparo, quando entrambi gli assassini erano alla presenza di molte persone. Redding aveva portato il sasso a Miss Marple con la scusa di usarlo per il suo giardino giapponese, ma l'anziana aveva subito notato che la pietra non era adatta allo scopo. Il pittore aveva anche cercato di far incolpare di tutto Hawes, un canonico responsabile di alcune mancanze di denaro delle casse della parrocchia, mettendogli in tasca il vero biglietto scritto dal colonnello in cui stava per rivelare il nome del colpevole di quei furti. Lawrence aveva anche cercato di uccidere il poveretto, somministrandogli una compressa fatale.
 

Non leggere soltanto


 

Questo articolo ha un piccolo difetto: non vuole restare soltanto un articolo. Se colorare ti sembra una cosa lontana, infantile o poco tua, resta ancora un momento, perché il punto non è convincerti a diventare creativo, ma farti guardare una pagina in bianco e nero con un’idea diversa: non come qualcosa da giudicare, ma come qualcosa da usare.

Molti adulti si fermano prima ancora di provare. Vedono un disegno da colorare e pensano subito a scuola, bambini, lavoretti, tempo libero da riempire o persone con una pazienza che loro non hanno. Questo pensiero chiude la porta troppo in fretta, perché una pagina da colorare non chiede di essere artisti e non pretende entusiasmo immediato. Chiede una cosa molto più semplice: scegliere se lasciarla com’è oppure darle un’atmosfera.

La differenza è tutta qui. Un disegno in bianco e nero è già una promessa, ma non ha ancora preso posizione. Una mongolfiera senza colore può sembrare solo una mongolfiera; con una scelta cromatica precisa può diventare viaggio, coraggio, leggerezza, fuga, desiderio, partenza, rinascita o semplice voglia di cambiare aria. Non dipende dalla bravura. Dipende dal modo in cui una persona decide di attraversare quell’immagine.

Chi legge libri conosce già questo meccanismo, anche se magari non lo associa al colore. Una storia non vive soltanto nelle parole scritte: vive anche in ciò che il lettore aggiunge mentre immagina stanze, volti, paesaggi, luci, ombre, silenzi. Colorare fa qualcosa di simile, ma porta quel completamento fuori dalla mente. Il disegno offre la struttura, la mano sceglie il tono. Invece di immaginare soltanto, intervieni.

Proprio per questo una pagina da colorare può incuriosire anche chi non colora mai. Non parte dal foglio vuoto, quindi evita il blocco più grande. Non obbliga a inventare un soggetto, non misura la tecnica, non pretende un risultato da mostrare. La scena è già pronta, ma resta aperta. Puoi entrare da un dettaglio minimo, scegliere una tonalità, provare un contrasto, lasciare una parte bianca, cambiare direzione. Ogni passaggio modifica l’immagine e la rende meno anonima.

Il colore ha una forza immediata perché fa vedere subito una trasformazione. Una zona lasciata bianca resta sospesa; appena riceve una tinta, cambia peso. Una nuvola può diventare più calda, un cestino può sembrare più solido, il pallone della mongolfiera può diventare luminoso, elegante, acceso, notturno o completamente irreale. Nessuna scelta deve essere corretta per forza. Il cielo può non essere azzurro, la mongolfiera può non essere realistica, le nuvole possono non essere bianche. Il disegno non è un esame: è uno spazio da interpretare.

La pagina che trovi in fondo all’articolo ha un vantaggio in più: non invita solo a colorare, ma anche a scrivere. Le domande intorno alla mongolfiera rendono l’immagine più personale senza appesantirla. “Cosa mi fa volare?”, “Cosa mi spinge in alto?”, “Cosa desidero raggiungere?”, “Cosa porto con me?”, “Cosa mi trattiene a terra?”, “Da dove parto?” sono domande semplici, ma abbastanza forti da trasformare il disegno in una piccola mappa. Prima rispondi, poi colori. Oppure fai il contrario, lasciando che siano i colori a suggerirti le parole.

Il modo migliore per usarla è non cercare subito il risultato bello. Guarda la mongolfiera, scegli tre o quattro colori e decidi l’atmosfera generale. Se vuoi darle energia, punta su colori vivi. Se vuoi renderla più intima, scegli toni morbidi. Se vuoi farla sembrare meno prevedibile, usa accostamenti insoliti. Parti dal pallone, dal cestino, da una nuvola o da una delle scritte. Non importa da dove inizi: importa che l’immagine smetta di essere solo guardata e cominci a diventare tua.

In fondo a questo articolo trovi la pagina omaggio da salvare, stampare e colorare. Da computer, clicca sull’immagine con il tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome”. Da telefono o tablet, tieni premuto sull’immagine e seleziona “Salva immagine”, “Scarica immagine” o una voce simile (la dicitura può cambiare in base al dispositivo). Dopo averla salvata, puoi stamparla oppure aprirla su tablet in un’app per disegnare.

Quando arrivi all’immagine, non limitarti a guardarla. Salvala, stampala, prova a rispondere alle domande e colora almeno un dettaglio. Se dopo quel primo dettaglio ti viene voglia di continuare, hai già capito perché i color book digitali possono diventare interessanti anche per chi non aveva mai pensato di colorare: offrono pagine pronte, immediate, personali, da usare senza dover disegnare da zero.





venerdì 26 giugno 2026

Georges Simenon - I misteri del Grand-Saint-Georges





 

Murray Leinster - L'altra dimensione, N.99



Abbiamo presentato di questo autore, due romanzi che ebbero molto successo tra i nostri lettori: Il Pianeta dimenticato e Bivi nel tempo. In questo, l'autore riprende l'argomento dello spazio-tempo e della "quarta dimensione", argomento che appassiona gli scienziati in questo secolo di rapido progresso e che matematica e fisica considerano già come scienza in sede teorica. Infatti la matematica considera spazi astratti a più dimensioni; la fisica (teoria della relatività) considera il tempo come una quarta dimensione dopo le tre dimensioni spaziali e inseparabili da esso. Lucy, la figlia di uno scienziato che, come parecchi altri, è improvvisamente scomparso, è amata da due giovani. Uno di questi che apparentemente sembra simile a qualsiasi altro uomo vivente sulla Terra, viene in realtà da un'altra dimensione, ossia da un mondo che è molto simile al nostro, ma dove la civiltà è ancora regredita e vige un duro sistema di dittatura che asservisce la classe delgli "Inferiori". L'altro innamorato di Lucy, Waldron, è un giovane biologo pieno di coraggio e di iniziativa, che, solo per un caso riesce a capire che cosa si stia preparando al nostro mondo: l'invasione degli uomini da una "quarta dimensione". Uno strano fenomeno colpisce alcuni sobborghi di New York: la gente rimane improvvisamente paralizzata. Waldron è, dalla voce popolare, creduto responsabile della diffusione di questo terribile e strano morbo. Perseguitato, fugge con Lucy, ed è durante questa fuga che riesce a scoprire i segreti degli uomini della "quarta dimensione" e a salvare la sua donna e la Terra. Il romanzo si legge dalla prima parola all'ultima senza un attimo di stanchezza.
 

J.T. McIntosh - I pianeti della libertà, N.98



L'autore immagina che, negli ultimi giorni di agonia della Terra distrutta dalle radiazioni, un'astronave parta per il primo viaggio interplanetario con un carico di ragazzi sui sedici anni che saranno, su un nuovo pianeta, il Mundis, il ceppo della nuova Umanità. Durante il viaggio, che dura quattordici anni, le coppie che si sono formate decidono di non avere figli se non quando saranno arrivati al termine del viaggio. Per conseguenza, la nuova generazione è divisa dalla vecchia da un periodo di tempo che costituisce un abisso tra il mondo degli anziani e quello dei giovani, abisso reso più profondo dall'ignoranza completa dei giovani su tutto ciò che, sulla Terra, aveva costituito una base di vita per i loro padri, compresa la forza nucleare, considerata tabù. Mundis è un mondo felice, ma fermo. E i giovani che dai microfilm trasportati sull'astronave e gelosamente conservati, capiscono che la Terra era molto più progredita nella scienza, si ribellano alla congiura del silenzio dei vecchi, vogliono che il mondo sul quale sono nati fruisca anch'esso del progresso. La lotta fra loro e i vecchi si risolve attraverso un pericoloso avvenimento: l'arrivo su Mundis di un'altra astronave, la Clades, che trasporta gli ultimi - questa volta veramente tali - superstiti della Terra. Gli scampati hanno un altro sistema di vita, militaresco e dittatoriale, e sono animati da spirito di conquista. Chi prevarrà nella lotta fra questi due mondi, fra questi ultimi campioni dell'umanità divisi da diverse ideologie? Il romanzo ha un alto contenuto umano e sociale e piacerà a tutti, perchè rispecchia noi tutti, esseri umani, con le nostre debolezze, le nostre qualità, i nostri desideri, i nostri errori e le nostre aspirazioni.
 

SNMN, estate 3




Magazzini Musicali - Il Surf Non è Per Tutti
Club Privé - Luci statiche dimensionali
Mario Ermito e Diana Del Bufalo - Tu y Yo
Roman Krays - Sette Anni
Azzurro - Un Giro Per Napoli
Aut! - Sigma Circle Jerk
Humana - Trovami Un Nome
The Absolute - Insecure soul
Flashback Of Anger - Meaningless Words
Stoned Turtle - Beheaded
Neraprile - RSP
Irene Loche - All I need
PlayHz - Cyberware
Lost Reflection - Into The Social Network
Rougenoire - Again


 

Edgar Wallace - Il mercante di Siangtan, N.96



Fing-Su, soprannominato "il serpente giallo", figlio di una francese e di un cinese, vuole procurarsi il denaro necessario per diventare imperatore della Cina attraverso una società segreta. Ma gli si oppone Clifford Lynne, che sfugge miracolosamente a vari attentati predisposti dal diabolico cinese. In una complicata sarabanda di colpi di scena che spaziano dalla Cina all'Inghilterra, la lotta tra i due uomini si fa sempre più serrata e mortale: entrambi sanno che il vincitore non avrà pietà del vinto, perché la posta in gioco è troppo alta.
 

J. J. Connington - Il talismano dei Dangerfield, N.95



In un castello della costa inglese trascorre l’estate un gruppo di amici e conoscenti della nobile famiglia proprietaria e residente. In questo insolito giallo senza delitto e senza investigatori (se non gli stessi ospiti del castello) l’obbiettivo del “reato” è il preziosissimo bracciale con diamante da 50000 sterline, legato a leggende e “segreti” di famiglia.
Poiché quando viene rubato il prezioso gioiello torna sempre miracolosamente indietro, questo viene lasciato incredibilmente incustodito in una stanza sempre aperta e in una teca che chiunque può aprire. E naturalmente viene rubato. Colpevoli e segreti saranno svelati dall’ingegner Westenhanger e dall’ingenua Renata.

 

giovedì 25 giugno 2026

Kalevi Aho

 


Kalevi Aho è un compositore finlandese noto per la sua prolifica produzione di opere orchestrali di ampio respiro, concerti per strumenti sia tradizionali che non convenzionali e opere liriche. Nato il 9 marzo 1949 a Forssa, nel sud della Finlandia, ha studiato composizione all'Accademia Sibelius di Helsinki con Einojuhani Rautavaara e ha proseguito gli studi a Berlino con Boris Blacher. La sua musica, influenzata da compositori come Shostakovich e Mahler, si distingue per la profondità espressiva e l'orchestrazione innovativa, spaziando tra sinfonie, musica da camera e brani vocali.

Aho ha insegnato musicologia all'Università di Helsinki dal 1974 al 1988 e composizione all'Accademia Sibelius dal 1988 al 1993, prima di dedicarsi alla carriera di compositore freelance grazie a una borsa di studio statale nel 1993. Dal 1992 è compositore residente presso l'Orchestra Sinfonica di Lahti, per la quale ha scritto molte delle sue principali opere orchestrali. Tra le sue composizioni più note figurano la serie di sinfonie come la Sinfonia degli Insetti, i concerti con strumenti come il theremin (Otto Stagioni), il kantele e l'erhu, e opere come Vita d'Insetto e Frida e Diego. Ampiamente considerato uno dei più importanti compositori finlandesi viventi, le sue opere sono state eseguite e registrate numerose volte, in particolare dall'Orchestra Sinfonica di Lahti diretta da Osmo Vänskä.

Kalevi Aho è ampiamente riconosciuto come uno dei più prolifici compositori di sinfonie della sua generazione, avendo composto 18 sinfonie tra il 1969 e il 2024. Il suo ciclo sinfonico dimostra una notevole evoluzione nella forma, nella tessitura e nella portata espressiva, spesso incorporando idee strutturali innovative come la polifonia a più livelli, la struttura in un unico movimento e gli elementi concertanti con strumenti solisti o gruppi di spicco.

Le prime sinfonie di Aho hanno gettato le basi del suo pensiero orchestrale. La Prima Sinfonia (1969) è un'opera in quattro movimenti che si allontana gradualmente dalla realtà iniziale per approdare a un terzo movimento pseudo-barocco. La Seconda Sinfonia (1970/95) adotta una forma in un unico movimento costruita su una tripla fuga, mentre la Terza (1971-73) presenta una struttura in quattro movimenti che evidenzia il conflitto tra un violino solista e blocchi orchestrali. La Quarta (1972-73) culmina il suo primo periodo stilistico con tre movimenti di ampi contrasti emotivi, la Quinta (1975-76) introduce una polifonia a più livelli e complesse linee melodiche indipendenti come punto di svolta principale, e la Sesta (1979-80) conclude questa fase con un'orchestrazione virtuosistica e ricca di colori.

Le sinfonie successive ampliano la sperimentazione formale e introducono forze strumentali distintive. La Settima Sinfonia ("Sinfonia degli Insetti", 1988) è un'opera tragicomica postmoderna in sei movimenti che trae materiale dalla sua opera Vita degli Insetti.[1] L'Ottava (1993) è un'opera in un unico movimento, di ampio respiro, per organo e orchestra, considerata una pietra miliare della sua produzione, mentre la Nona (1993-94) è una sinfonia concertante più leggera, caratterizzata da un assolo di trombone con molteplici stratificazioni temporali. La Decima (1996) rende omaggio alla tradizione sinfonica romantica in una forma drammatica di ampio respiro, l'Undicesima (1997-98) è dominata da sei percussionisti e ritmi ipnotici, e la Dodicesima ("Luosto", 2002-03) è stata concepita per l'esecuzione all'aperto.

Le opere successive continuano a esplorare dimensioni ritualistiche e pittoriche. La Tredicesima ("Symphonic Characterizations", 2003), la Quattordicesima ("Rituals", 2007) per darabuka, djembe, gong e orchestra da camera, e la Quindicesima (2009-10) riflettono una continua innovazione nel timbro e nella struttura. Il Sedicesimo concerto è stato eseguito in prima assoluta nel 2015 dall'Orchestra Sinfonica della Radio Finlandese, il Diciassettesimo ("Affresco Sinfonico", eseguito in prima assoluta nel 2019) è il più lungo di Aho, con i suoi 63 minuti e tre movimenti che possono essere eseguiti separatamente, mentre il Diciottesimo ha avuto le sue prime esecuzioni nel febbraio 2024 da parte dell'orchestra mista Saimaa Sinfonietta a Mikkeli e Lappeenranta.

Kalevi Aho ha composto oltre 40 concerti, affermando questo genere come una delle componenti più ambiziose e vaste della sua opera. Intorno all'inizio del nuovo millennio, ha avviato un progetto unico a lungo termine per creare concerti per quasi tutti gli strumenti dell'orchestra sinfonica, includendo anche alcuni strumenti meno comuni; la serie comprende sia concerti solistici singoli che numerosi concerti doppi e tripli.

L'attività concertistica di Aho ha ripreso slancio all'inizio degli anni 2000, dopo una pausa negli anni '90, a partire dal Concerto per tuba (2000-01) e proseguendo con il Concerto per flauto (2002), composto per Sharon Bezaly e riconosciuto come una delle sue opere più eseguite per le sue qualità liriche e melodiche.[1] Il Concerto per fagotto (2004), il Concerto per controfagotto (2004-05), il Concerto per clarinetto (2005), il Concerto per oboe (2007), il Concerto per corno (2011) per corno e orchestra da camera e il Concerto per fisarmonica (2016) esemplificano ulteriormente il suo impegno nell'esplorare il potenziale espressivo dei singoli strumenti a fiato e di altri strumenti all'interno del contesto orchestrale.

Kalevi Aho ha composto cinque opere liriche, nell'arco di quasi quattro decenni, a dimostrazione del suo impegno nella narrazione drammatica, nell'adattamento letterario e in una varietà di tematiche che spaziano dalla tensione psicologica alla satira sociale e al ritratto biografico. Queste opere teatrali rappresentano una parte significativa della sua produzione nel teatro musicale, spesso basate su testi preesistenti per i libretti e incentrate sull'esplorazione del comportamento umano in condizioni estreme.


James Blish - Il ritorno dall'infinito, N.97



Già da millenni le voraci metropoli della Terra avevano esaurito le riserve di questa; finchè un giorno, sfruttando l'ipotesi Blackett-Dirac, con la propulsione esercitata da macchine che neutralizzavano la forza di gravità, le metropoli s'erano staccate dolcemente con tutto il loro territorio dal pianeta. e se n'erano andate, immense astronavi, errabonde per lo spazio intrastellare. Vagabondando di galassia in galassia, ogni metropoli, divenuta un mondo completo in se stesso, s'era data alla ricerca di una droga particolare che aveva prolungata la vita d'un essere umano a migliaia di anni. E sebbene la politica della Terra dominasse le galassie, molti erano gli angoli dell'universo dove la Terra era soprattutto mito e leggenda, verde fiaba che si tramandava per abissi di spazio estesi migliaia di anni luce. Inoltre erano molte le città che, staccatesi da secoli dal pianeta, erano ricadute nella legge della foresta, non riconoscevano altra norma che quella della forza ed esercitavano pertanto la pirateria. Un giorno tutte le città corsare dello spazio si uniscono in un patto di aggressione e fanno rotta verso la Terra nel tentativo di stroncare la sola minaccia valida per la loro strapotenza. Sotto la guida della città ammiraglia Buda-Pesht, l'immensa flotta delle metropoli corsare precipita la rotta a velocità superfotonica verso il pianeta d'origine. Due uomini soli si oppongono alla valanga che sta per travolgere una civiltà antica di diecine e diecine di migliaia di anni: John Amalfi e Mark Azleton. Ma come riescano a salvare tutto un Universo, è il segreto del romanzo, un romanzo senza precedenti nella narrativa di fantascienza. L'immaginazione e l'inventiva di James Blish non ha precedenti sul nostro Pianeta!

 

Raymond F. Jones - Il cittadino dello spazio, N.96



Avete mai sentito parlare di un interocitore? No? Ebbene, neppure Cal Meacham, abilissimo tecnico di un laboratorio di ricerche, ne aveva mai sentito parlare. Così pure ignorava che cosa fossero le valvole cathermine e mille altri congegni descritti in uno stranissimo catalogo capitatogli per le mani. Ma Cal era curioso e testardo, e tanto fece che riuscì, con la sola guida di quello stranissimo catalogo, a fabbricare lo sconosciuto apparecchio. Quel che accadde poi supera la più ardita fantasia, trasportando il lettore non solo in un mondo diverso, ma in una diversa concezione dell'universo, quale la mente fatica a comprendere. Titaniche lotte, sensazionali scoperte, una guerra cosmica e inaspettati tradimenti; tutto questo incontrò Cal sulla sua strada insieme all'amore e alla comprensione della dolce Ruth. E' difficile dimenticare questo libro che pone l'uomo su un piano diverso, ammonendolo che l'amore per la propria gente e il proprio Pianeta può abbattere barriere invincibili, con la certezza che il cuore e l'intelletto umano saranno sempre e comunque al disopra delle più perfette macchine.

 

Bryce Walton - Figli dell'abisso, N.95



Jon West, un giovane, brillante cadetto, figlio di una ricca famiglia americana, aspira a far parte dell'eletta schiera degli Astronauti, gli eroi delle Nazioni Unite dell'anno 2039. Jon vuole la notorietà, la gloria personale, la bella divisa scarlatta... e il dover rinunciare a tutto questo per cause indipendenti dalla sua volontà, fa di lui un uomo insofferente, ammalato di autocommiserazione. Andrà nel Servizio Abissale, quasi per nascondersi, forse per farla finita. Ma laggiù, tra pericoli spaventosi come la pressione dell'acqua, tra mostri orripilanti e crudeli come il "divoratore nero", troverà nelle incredibili città sottomarine, anche altri uomini. Uomini come Yeager, l'amico per eccellenza, come Clarence, il debole orfano perseguitato, dall'anima di poeta, come il vecchio Sam, esploratore spericolato ed esperto, come il Comandante Moxson, ferreo ed umano, come l'esasperato Sprague che vive nel ricordo di un amato padre ucciso dal mare per colpa degli uomini. A contatto di queste vite dedicate al Servizio per amore del mare, il grande fascinatore, troverà l'animo generoso di Jon il suo equilibrio? Sfondo a questa vicenda umana e toccante è il mare, principio di ogni vita, con le sue creature terribili ed ingannatrici, con le sue perle ed i suoi fiori, con le sue luci di sogno e la sua oscurità paurosa. Il mare, fonte inesauribile di ogni tesoro, dominato dall'uomo, dal suo coraggio, dalla sua intelligenza, dalla sua ricerca scientifica sempre più profonda, dalle sue macchine.
 

Jean Albert e Maurice Renard - La torre di re Giovanni, N.94



A Parigi vengono ritrovati quattro cadaveri assolutamente identici che sconcertano la polizia, gli studiosi e l'opinione pubblica, mentre anche un feroce serial killer si mette all'opera seminando vittime...

 

Edgar Wallace - La legge dei quattro, N.93



Quando la giustizia manca alla sua funzione, entrano in scena i quattro Giusti. In questi racconti li troviamo alle prese con vari criminali, che in passato si erano beffati della legge e dei suoi tutori. Ma quando si muovono i quattro Giusti c'è davvero poco da scherzare...    
 

mercoledì 24 giugno 2026

Stanley Ellin - Motivi sconosciuti



Questo è quanto accadde, a partire da un tranquillo sabato di ottobre.
Quel mattino la moglie di Morrison aveva bisogno della macchina per accompagnare da qualche parte i bambini, così Morrison prese l’autobus delle linee interurbane per raggiungere Manhattan. Una volta arrivato al capolinea, detestando l’idea di prendere la metropolitana, s’infilò in un taxi. Quando il conducente si voltò per chiedere “Dove desidera andare, signore?” Morrison ebbe un sussulto. — Slade? — disse. — Sei proprio Bill Slade?
— In carne e ossa — rispose lui. — E tu sei Larry Morrison. Guarda com’è piccolo il mondo!
In effetti non è che fra i due ci fosse stata una grande amicizia. Morrison ricordava vagamente che fino a due o tre anni prima Slade era stato – come lui lo era tuttora – una delle svariate migliaia di api laboriose confortevolmente ubicate nel complesso futuristico, tutto vetro e acciaio, della Majestico di Greenbush, nel New Jersey. In tutto il mondo i dipendenti della Majestico erano oltre 80.000 ma il complesso di Greenbush costituiva il fiore all’occhiello, l’anima pulsante della società. E Slade aveva lavorato là dentro per molto tempo, fino a diventare vice direttore di reparto.
Poi, in seguito a una ristrutturazione dei quadri, il reparto era stato smembrato e lui, assieme ad altri compagni di sventura, aveva ricevuto la liquidazione e il benservito. Nessuno ne aveva più sentito parlare dopo che aveva deciso di vendere la casa e andarsene dalla città assieme alla moglie e al ragazzino per ricominciare, sue testuali parole, qualcosa di buono da qualche altra parte. Morrison fu amaramente sorpreso nel constatare che “qualcosa di buono da qualche altra parte” si era concretizzato nello scarrozzare un taxi nel traffico di Manhattan.
Palesemente imbarazzato buttò lì: — Davvero un peccato esserci persi di vista, Bill... anche gli amici di Hillcrest Road non avevano idea di dove...
— Era proprio quello che speravo — lo interruppe Slade. — Comunque va tutto bene. Ho sempre avuto la sensazione che, prima o poi, avrei incontrato qualcuno della vecchia banda. E ora che è successo, devo dirti che mi fa addirittura piacere. — Il perentorio strombazzare di un clacson dietro al taxi indusse il conducente a darsi una mossa. — Dove si va, Larry?
— Al Coliseum. Columbus Circle.
— Lascia che indovini. La Majestico Trade Exposition. Si tiene in questo periodo dell’anno, esatto?
— Esatto — confermò Morrison.
— Ed è buona politica farsi vedere, giusto? Magari si viene notati da qualche pezzo grosso.
— Sai come vanno certe cose, Bill.
— Come no. — Slade si fermò a un semaforo rosso e si volse verso Morrison. — Ascolta, non dirmi che sei di fretta. Hai il tempo per una tazza di caffè?
Sul volto di Slade c’era la barba vecchia di un giorno. Il cappello calato sulla nuca, era liso e non troppo pulito, le tempie precocemente brizzolate. Morrison continuava a sentirsi sempre più a disagio, anche se in realtà quello non era mai stato un amico vero e proprio ma soltanto un casuale conoscente che viveva in fondo a Hillcrest Road, a qualche decina di metri da casa sua. Di tanto in tanto, in occasione del fine settimana, avevano partecipato assieme a sedicenti battute di caccia organizzate dall’Hillcrest Maybe Gun and Rod Club, che il più delle volte finivano in estenuanti partite a poker.
— A essere sincero — si schermì Morrison — oggi è uno di cui sabati in cui...
— Stammi a sentire. Ti farò assaggiare il miglior cornetto della città. Credimi, Larry, ho un grosso macigno sul cuore e vorrei proprio...
— Be’, in questo caso — si arrese Morrison.
Di fronte a un caffetteria dell’Eighth Avenue c’era una lunga fila di taxi senza conducente. Slade parcheggiò per ultimo e fece strada nel locale, evidentemente ritrovo prediletto di tutti i taxisti della zona. Una volta alla cassa, i due ebbero una piccola rissa in merito a chi avrebbe dovuto pagare il conto. Ad avere la meglio fu Slade il quale, destreggiandosi fra i tavoli con in mano il vassoio del caffè e dei cornetti, andò a sistemarsi in un angolino tranquillo.
Il caffè era quasi imbevibile ma il cornetto veramente buono. Dopo un paio di morsi, Slade buttò lì: — E come sta Amy? — Amy era la moglie di Morrison.
— Bene, bene — si affrettò a rispondere Morrison. — E Gertrude?
— Gretchen.
— Ah, certo, Gretchen. Che smemorato! Ma è passato tanto di quel tempo, Bill...
— Veramente. Quasi tre anni. Comunque, l’ultima volta che ho avuto notizie di Gretchen andava tutto bene...
— Come sarebbe l’ultima volta che hai avuto sue notizie?
— Ci siamo separati qualche mese fa. Lei non ce la faceva più. — Slade si strinse nelle spalle. — Soprattutto per colpa mia. E alla serenità familiare non ha certo contribuito il fatto che continuavo a passare da un impiego all’altro, alla ricerca di qualcosa di decente. E starsene su un taxi dieci, dodici ore al giorno non addolciva certo la pillola. Così mia moglie e il ragazzo si sono trasferiti in un appartamentino ai Queens e lei ha trovato da lavorare come receptionista nello studio di un medico. Così arrotonda quella miseria che le passo ogni mese. E i tuoi figlioli come stanno, a proposito? Scott e Morgan, esatto? Scommetto che adesso saranno cresciutelli...

Jack Williamson - Gli umanoidi, N.94



Fra più di diecimila anni, in un lontano pianeta che l'uomo ha conquistato da tanto tempo da dimenticarsi della Madre Terra, sta per scoppiare una spaventosa guerra scatenata dalle Potenze Triplanetarie. Il grande scienziato Clay Forester, scopritore della rhodomagnetica, sta febbrilmente mettendo a punto i suoi potenti missili, arma segreta capace di far deflagrare un pianeta, quando cominciano a succedere cose strane. Entra in scena Jane, misteriosa trovatella che compare e scompare in modo inesplicabile, e la sua venuta dà l'avvio alla strana, allucinante, interessantissima vicenda, interpretata da personaggi d'eccezione: il sorridente ed enigmatico Ironsmith, il gigantesco White con la sua banda di stravaganti straccioni, la dolce Ruth, e, soprattutto, gli Umanoidi, automi perfetti creati per Servire e Ubbidire e Proteggere l'Uomo dal Male. Ma Clay Forester non vuole questi eccezionali schiavi che, secondo il suo parere, fanno dell'uomo una marionetta, e così comincia la strana, epica lotta di quest'uomo solo e armato unicamente del suo straordinario ingegno, contro i potentissimi Umanoidi. Momenti emozionanti, cacce affannose, teorie azzardate ma di una probabilità affascinante, ignoti mondi di terrore e di sogno, fanno di questo romanzo uno dei più completi e convincenti racconti del suo genere.
 

Roger Dee - Follia planetaria, N.93



Un naufragio mentre era in viaggio d'esplorazione tra i satelliti di Giove trasforma il povero Paul Shannon in una specie di Robinson Crusoè interplanetario, perchè per ben due anni l'infelice astronauta rimane dimenticato da tutti sull'inospitale e gelido Io, una delle lune gioviane, infestate dai terribili leoni della lava. Ma una misteriosa e profetica entità, il Kyril, incomprensibile creatura che sembra radicata nel suolo di Io, su cui sporge come una cupola di roccia, conforta e aiuta il naufrago, che riesce così a sopravvivere per ben due anni sul piccolo mondo ostile. Non solo, ma gli insegna anche a riparare la piccola astronave con la quale è naufragato e a bordo della quale può finalmente ritornare sulla Terra. Ma un'inspiegabile follia planetaria sembra infuriare sulla Terra, che nei due anni di assenza di Shannon è mutata più che in due secoli. Domina tra l'altro il culto dei Cubi, misteriose entità cubiformi non più grandi di un palmo, piovute sulla Terra dalle profondità dello spazio e dotate di poteri magnetici straordinari. L'umanità è praticamente in balia di questi Cubi, che predicano pace e serenità, ma hanno in realtà fini ambigui, anche se incomprensibili. Per sfuggire loro, l'Arca - la più grande astronave che l'umanità sia mai riuscita a costruire - sta per decollare per il primo volo al di fuori del sistema solare e precisamente verso Alfa di Procione, un sistema binario che ha un corteggio di pianeti, due dei quali di tipo terrestre. La situazione si complica ulteriormente e la follia planetaria sembra a un certo punto trionfare di tutto e di tutti. Sarà tuttavia sulle desolate distese di Io che nascerà la soluzione, grazie al Kyril, il misterioso essere che conosce molti degli enigmi del Cosmo. Roger Dee ha scritto con Follia Planetaria un autentico capolavoro di fantascienza, drammatico, fantasioso, suggestivo: un romanzo che non si dimentica, un libro che si rilegge.
 

Fort Ticonderoga




L’ambientazione di Fort Ticonderoga è il Settecento americano, negli anni a cavallo dell’indipendenza, con protagonista un viziatissimo ragazzino di nobile lignaggio, spedito dal padre in uno sperduto forte per farsi le ossa (e mettere giudizio).

La profonda esperienza vissuta tra le varie pieghe di una guerra che non fa sconti, passando attraverso inaspettate amicizie, acerrime rivalità e dolorosi tradimenti, farà maturare il protagonista, che riuscirà persino a trovare il grande amore nella figlia dell’ufficiale del forte.
Le colonie inglesi d’oltreatlantico reclamano l’indipendenza e il conflitto muove i primi passi… Per Peter, giovane suddito della corona britannica, sono anni crudeli ed esaltanti, nei quali dovrà affrontare i rigori della vita militare e imparare a conoscere sé stesso nel fuoco della guerra, fra grandi amicizie, tradimenti e fatali colpi di scena, fino a incontrare, per la prima volta, il vero amore.




 

Henry Wade - Il segreto dei Tassart, N.92



«Il dottor Norman Calladine stava terminando la sua solitaria colazione, quando il telefono squillò. Dopo una nottata al capezzale di un difterico. il medico si era concesso eccezionalmente di prolungare il suo sonno fino alle nove. Finì di arrotolare il tovagliolo, lo infilò nell'anello di legno, poi avvicinatosi all'apparecchio, ne staccò il ricevitore. - Parla il dottor Calladine. - -Siete voi, dottore? Parla Moode, da Tassart. Potete venire immediatamente. Il signor conte... Non riusciamo a svegliarlo. Ho paura che sia morto, dottore. La contessa desidera vedervi subito.»
Il romanzo è iniziato da poco e già Henry Wade comincia a stuzzicare la nostra curiosità. Il conte è morto di morte naturale oppure... ? Fatto è che che fin da questo momento non è possibile alzare gli occhi delle pagine del libro, perchè Henry Wade, incontrastato maestro del mystery, è così abile da impedircelo.

 

Meno, meglio




La quantità seduce perché promette sicurezza. Più cose, più occasioni, più parole, più acquisti, più persone intorno, più impegni, più contenuti, più rumore. Sembra una formula vincente: accumulare per sentirsi pieni, occupati, importanti, meno soli. Eppure spesso quel “tanto” che all’inizio dà l’illusione di riempire finisce per lasciare addosso una strana fame, come un grosso panino da fast food mangiato in fretta, pesante come un mattone nello stomaco e già dimenticato dopo poche ore.

La quantità sa essere spettacolare, ma non sempre sa essere nutriente. Riempie gli occhi, intasa le giornate, crea movimento, offre distrazioni continue, però non garantisce valore. Una vita piena di tutto può diventare una vita povera di senso, quando ogni scelta viene fatta per aggiungere e quasi mai per selezionare. Il punto non è avere poco per principio, ma capire cosa merita davvero spazio. La differenza è enorme, perché rinunciare al superfluo non significa impoverirsi, significa smettere di essere invasi.

La qualità richiede un altro tipo di attenzione. Non urla, non si impone, non sempre brilla al primo colpo. A volte è più lenta, più scomoda, meno appariscente. Scegliere la qualità vuol dire chiedersi cosa resta dopo l’entusiasmo iniziale, cosa nutre davvero, cosa costruisce qualcosa dentro di noi invece di consumare energia. Vale per il lavoro, per le relazioni, per gli oggetti, per il tempo libero, per le parole che usiamo e per quelle che decidiamo di non sprecare.

Molte persone rincorrono il tanto perché il tanto sembra più facile da mostrare. Un’agenda piena dà l’impressione di una vita riuscita, una lista infinita di contatti sembra una prova di successo, una casa piena di cose può sembrare abbondanza, una conversazione piena di frasi può sembrare profondità. Poi, però, arriva il momento in cui ci si accorge che non tutto quello che occupa spazio ha anche un valore. Alcune presenze affollano ma non accompagnano, alcuni impegni stancano ma non portano avanti, alcuni desideri sembrano nostri solo perché li abbiamo assorbiti da fuori.

Scegliere la qualità significa anche imparare a proteggere ciò che conta. Spesso, per dare davvero valore a qualcosa o a qualcuno, serve fare compromessi. Non compromessi che umiliano, ma compromessi intelligenti, quelli che nascono dalla consapevolezza che il tempo, le energie e l’attenzione non sono infiniti. Chi vuole bene davvero non può essere trattato come una voce qualunque dentro un elenco troppo lungo. Le persone importanti hanno bisogno di presenza, ascolto, cura, gesti coerenti. Non sempre serve fare molto, ma serve fare bene.

La stessa cosa vale per se stessi. Riempirsi di stimoli continui può diventare un modo elegante per non ascoltarsi. Comprare, guardare, scorrere, iniziare mille cose, accumulare progetti e distrazioni può sembrare vitalità, ma a volte è solo una fuga con una confezione colorata. La qualità, invece, obbliga a scegliere. E scegliere significa anche perdere qualcosa: meno confusione, meno approvazione immediata, meno possibilità lasciate aperte per paura di sbagliare. In cambio, però, offre una ricchezza più stabile, meno rumorosa e più vera.

Questo non vuol dire trasformare la qualità in una religione della perfezione. La qualità non va confusa con l’ideologia dei perfettini, con la pignoleria sterile, con quella mania di controllare ogni dettaglio fino a togliere vita alle cose. Anche l’eccesso di perfezionismo può fare male quanto il qualunquismo. Da una parte tutto va bene, tutto è uguale, tutto passa senza lasciare traccia; dall’altra niente è mai abbastanza, ogni scelta diventa una prova, ogni errore una colpa, ogni dettaglio un tribunale. In entrambi i casi si perde il centro.

La qualità vera non è rigidità. È cura. Non è freddezza. È presenza. Non è ostentazione. È sostanza. Una cosa di qualità non deve essere perfetta, deve avere senso. Un rapporto di qualità non deve essere senza difetti, deve avere rispetto, autenticità, reciprocità. Un lavoro di qualità non deve essere intoccabile, deve essere fatto con intenzione, attenzione e responsabilità. Una vita di qualità non deve sembrare impeccabile da fuori, deve poter essere abitata bene da dentro.

Il tanto può dare l’ebbrezza del momento, ma spesso svanisce appena finisce l’effetto. La qualità, invece, resta più a lungo perché non si limita a occupare spazio: lascia una traccia. Non sempre è la scelta più comoda, non sempre è la più veloce, non sempre è quella che gli altri capiscono subito. Però è quella che, nel tempo, pesa meno e vale di più.

Meglio un gesto vero che dieci automatici. Meglio una presenza sincera che cento attenzioni distratte. Meglio poche cose amate e usate davvero che un accumulo destinato a diventare ingombro. Meglio una scelta imperfetta ma sentita che una montagna di possibilità lasciate a marcire per paura di decidere.

martedì 23 giugno 2026

Kalevi Aho



 

Charles Hennenberg - La nascita degli dei, N.92



Questo romanzo d'Urania ha vinto il "Gran Prix du Roman d'Anticipation Scientifique" di Parigi; e possiamo dire, con fondate ragioni, che può annoverarsi fra quelli che saranno i classici di domani della Fantascienza. E' un'opera che si può chiamare, senza esagerazioni, wagneriana, per la grandiosità della concezione, per le verità essenziali che contiene sotto la rilucente fantasia dei miti, e per l'epico stile. Tre uomini sfuggono, (salendo in un'astronave che viene chiamata Maledetta perchè pare inghiottire e disintegrare coloro che si azzardano a volerla pilotare) a un terribile cataclisma che distrugge la Terra, ormai popolata da uomini all'apogeo della civiltà tecnica e scientifica: uno scienziato - Sabelius, il Tecnocrate; un astronauta - Morgan, l'eroe; un ribelle - Goetz, il Poeta. I tre si risvegliano su un pianeta che somiglia stranamente alla Terra, ma a una Terra nel quinto giorno della sua creazione. I cieli sono divisi dalle terre, le terre dai mari ed esistono già le piante, ma non ancora animali e uomini, e sulla sua superficie grava una nebbia vischiosa, una nebbia-matrice. Goetz, il Poeta-mostro, è il primo ad accorgersi che su quel bizzarro pianeta "il Verbo può creare". E ognuno dei tre crea "a propria immagine e somiglianza". così nascono, dal Grande B, la nebbia-matrice, i felini, gli erbivori, gli ominidi e, purtroppo, anche i mostri. Così nasce Star Veneta - Venere; così nasce Dona Veneta - Diana, Artemide. E con loro l'eterna lotta fra il Bene e il Male. I miti dell'Ellade rivivono in questo romanzo, e risvegliano in chi lo legge i segni dell'infanzia e dell'adolescenza, il senso del meraviglioso che gli adulti reprimono e nascondono nel più profondo di se stessi, per pudore e forse anche per timore: e l'eterna verità di tutti i tempi, passati, presenti e futuri, parla al cuore e alla mente, attraverso queste pagine.
 

Robert Crane - L'occhio invisibile, N.91




Il più spaventevole incubo che l'umanità potesse immaginare si è abbattuto sulla Terra. Cominciò un giorno con bizzarre emissioni radio, captate dai radiotelescopi su lunghezze d'onda inattese: strani soffi, borbottii, scariche, cupi suoni che si precisano in una parola, accozzaglie di parole di varie lingue, prive di ogni significato. Contemporaneamente, gli scienziati scoprono che la fonte di queste misteriose radioemissioni, posta a molti milioni di chilometri dalla Terra, si avvicina sempre più al nostro pianeta. Intanto fervono i lavori per ultimare l'ultimo satellite artificiale presso Marte, l'ultima isola in cielo della catena di lune artificiali create dall'uomo per facilitare i viaggi Terra-Luna-Marte. C'è chi crede di ravvisare nei misteriosi messaggi un ordine: l'uomo non dovrà spingersi oltre Marte. Chi è la misteriosa specie di creature intelligenti che non vuole che l'umanità dilaghi per il sistema solare? Ma l'uomo non intende obbedire a imposizioni e prosegue i suoi tentativi per dare sempre più la scalata ai cieli: ed ecco, l'occhio invisibile che dalle profondità dello spazio spia ogni mossa dell'umanità, fa sentire tutta la forza della sua ira: a intervalli regolari di ore, spaventevoli missili d'un potere distruttivo inimmaginabile si abbattono nell'area urbana delle maggiori metropoli della Terra seminando la morte e il terrore; contemporaneamente una sozza sostanza verdastra, metallica, dilaga su tutta la superficie del pianeta, vero cancro del cosmo, seminando a sua volta la morte. Un orrore senza nome si sparge sull'umanità, spiata notte e giorno dall'invisibile occhio che la vuole morta. La distruzione ultima sembra ormai alle porte. Ma ecco... no, non vogliamo privare il lettore del piacere dell'ultima sorpresa. Quando l'occhio invisibile si chiuderà!