giovedì 4 giugno 2026

Bo Linde


Nato il 1° gennaio 1933 a Gävle, morì il 2 ottobre 1970 sempre a Gävle. I suoi primi studi musicali ebbero luogo durante gli anni scolastici con Eric Bengtsson e May Bökman. In seguito, nel 1948, Linde divenne allievo di composizione di Lars-Erik Larsson all'Accademia di Musica di Stoccolma. A Vienna studiò direzione d'orchestra dal 1953 al 1954. Presso la Borgarskola di Stoccolma fu impiegato come insegnante di teoria musicale dal 1957 al 1960 e successivamente si dedicò principalmente all'attività di compositore, pianista e critico musicale per il Gefle Dagblad a Gävle. 

Un'eleganza rilassata e fresca era il filo conduttore della sua visione musicale, il che non significa che gli stati d'animo fossero completamente spensierati. Una quieta riflessione e una malinconia traspaiono nel suo modo di esprimersi, senza però sfociare in una cupa tristezza. La gioia di confrontarsi con le possibilità dell'arte musicale conferisce alle sue composizioni il duplice carattere di ispirazione e solida competenza. Componeva in forme di ispirazione classica con un'elaborazione tematica moderata, un tono colloquiale nel rapporto tra melodie dignitose e frasi che emergono in modo più austero.  

È stato un compositore, pianista e critico musicale svedese, il cui stile neoclassico è stato paragonato a quello di Benjamin Britten e Samuel Barber. Nato e cresciuto a Gävle, Linde dimostrò precocemente un talento musicale, avendo come primi insegnanti durante gli anni scolastici Eric Bengtsson e May Bökman, e successivamente studiando teoria musicale con Ingmar Bengtsson prima di iscriversi alla Reale Accademia Svedese di Musica di Stoccolma nel 1948. Lì, perfezionò le sue capacità di compositore con Lars-Erik Larsson e di pianista con Olof Wibergh, diplomandosi nel 1952; in seguito si recò a Vienna tra il 1953 e il 1954 per studiare direzione d'orchestra ed esplorare l'Europa prima di tornare in Svezia.

Dal 1957 al 1960, Linde insegnò teoria musicale alla Scuola Civica di Stoccolma, dopodiché si stabilì a Gävle, lavorando principalmente come compositore, esecutore e critico per il giornale locale Gefle Dagblad. Pur essendo tecnicamente abile come pianista, rinunciò a una carriera da solista per dare priorità alla composizione, producendo un corpus di opere caratterizzato da un'eleganza rilassata, dignità melodica, uno sviluppo tematico moderato e una miscela di malinconia riflessiva e umorismo esuberante, evidente in pezzi come i suoi concerti per pianoforte e l'opera radiofonica per bambini Slotts-skoj (1959). La sua opera spazia tra generi orchestrali, cameristici, vocali e per tastiera, con numeri d'opera che riflettono il suo approccio strutturato; tra le composizioni più importanti si annoverano il Concerto per violino, Op. 18 (la sua opera di svolta, nota per il suo lirismo sognante e l'energia drammatica), il Concerto per violoncello, Op. 29, la Sinfonia n. 1, Op. Sinfonia n. 1 (Sinfonia fantasia), Sinfonia n. 2, Op. 23, Preludio e finale, Op. 16 (per orchestra d'archi, 1955) e Ouverture allegra, Op. 14.
La carriera di Linde, sebbene tragicamente breve, ha arricchito la musica svedese della metà del XX secolo con un neoclassicismo accessibile ma sofisticato, influenzato dalla sua ammirazione per Britten. Morì suicida a Gävle all'età di 37 anni, lasciando in eredità opere durature, spesso eseguite da ensemble come l'Orchestra Sinfonica di Gävle e da artisti come Ulf Wallin e Maria Kliegel.

L'ascesa di Bo Linde come compositore professionista iniziò nei primi anni '50, mentre era ancora studente al Royal College of Music di Stoccolma sotto la guida di Lars-Erik Larsson. La sua opera orchestrale di debutto, la Sinfonia n. 1 "Sinfonia Fantasia" Op. 1, fu completata nel 1951 all'età di 18 anni e dimostrò il suo precoce talento, ottenendo la possibilità di essere eseguita durante i suoi studi. Dopo la laurea nel 1952, si recò a Vienna nel 1953-1954 per studiare direzione d'orchestra ed esplorare l'Europa. Questo brano, insieme alle successive composizioni giovanili come il Concerto per pianoforte n. 1 Op. 12 e la Suite d'epoca per orchestra d'archi Op. 13 del 1954, segnò i suoi primi approcci alle forme sinfoniche e concertistiche, mostrando uno stile tonale influenzato da elementi neoclassici. Nel 1955, Linde eseguì in prima assoluta il suo Concerto per pianoforte n. 1 come pianista con la Gävleborgs Orkesterförening sotto la direzione di Gunnar Staern. Queste opere furono eseguite per la prima volta in pubblico in Svezia a metà degli anni '50, principalmente da orchestre locali a Gävle e Stoccolma, dimostrando la competenza tecnica e il lirismo melodico di Linde.
Dal 1957 al 1960, Linde insegnò teoria musicale alla Scuola Civica di Stoccolma, conciliando l'insegnamento con la sua crescente produzione compositiva. Un momento cruciale arrivò con il Concerto per violino op. 18, composto nel 1957 e dedicato al violinista Josef Grunfarb. Eseguito in prima assoluta nel 1958 alla Konserthuset di Stoccolma, il concerto rappresentò la svolta per Linde, fondendo un lirismo sognante con un'intensità drammatica e un'energia estroversa nella sua magistrale scrittura solistica. La critica ne lodò l'orchestrazione sicura e la parte per violino idiomatica, definendolo uno dei migliori concerti solistici svedesi dell'epoca e sottolineando la capacità di Linde di trasmettere profondità emotiva attraverso melodie eleganti e leggere. Il successo dell'opera consolidò la sua reputazione, portando a un più ampio riconoscimento negli ambienti musicali svedesi per il suo equilibrio tra introspezione e vitalità.

Alla fine degli anni '50, Linde passò definitivamente dallo status di studente a quello di compositore professionista, ottenendo le prime commissioni da orchestre svedesi come la Gävle Symphony e la Royal Stockholm Philharmonic. Queste opportunità, tra cui brani come la Suite Variee Op. 21 del 1959, riflettevano il crescente plauso della critica per il suo stile accessibile ma sofisticato, posizionandolo come figura emergente nella musica svedese del dopoguerra. La sua accoglienza sottolineò la maturità della sua produzione iniziale, con i recensori che ne notarono la completa padronanza dell'orchestrazione nonostante la sua giovane età.


Una tappa significativa fu raggiunta con la prima esecuzione della Sinfonia n. 2 "Sinfonia", op. 23 di Linde, il 17 settembre 1961, trasmessa dall'Orchestra Sinfonica della Radio Svedese diretta da Sten Frykberg presso l'Accademia Musicale di Stoccolma. Dedicata al Lions Club di Gävle in segno di gratitudine per una borsa di studio che ne aveva reso possibile la composizione, l'opera segnò una svolta rispetto alla tipica eleganza di Linde, caratterizzata da intense e rabbiose esplosioni nella Toccata centrale e acclamata per la sua profondità emotiva e la sua capacità di provocare.

La Sinfonia n. 2, op. 23 (1960-1961), si compone di tre movimenti e dimostra una maggiore maturità nella gestione delle sfumature strumentali e dei cambiamenti di atmosfera. Il primo movimento presenta un toccante assolo di violoncello in un lirismo crescente; la Toccata centrale si dispiega con furia ("con ira"), avvolgendosi attorno a un nucleo appassionato; e il finale adotta un tono più leggero e riflessivo, culminando in una conclusione contemplativa. Commissionata dal Lions Club di Gävle, che permise il trasferimento della famiglia di Linde, l'opera fu dedicata all'organizzazione e presentata in prima assoluta il 17 settembre 1961 dall'Orchestra Sinfonica della Radio Svedese diretta da Sten Frykberg, per poi essere portata in tournée in Giappone dall'Orchestra Sinfonica di Norrköping.


E. Alan Nourse - La rivolta dei Titani, N.86




Coi suoi 4500 chilometri di diametro, Titanus è di gran lunga il maggiore dei satelliti di Saturno, più grande della stessa Luna e quasi rivale di Mercurio. Le sue affinità coi pianeti minori non cessano qui, tuttavia, perchè Titano è il solo satellite che si conosca dotato di atmosfera. Una atmosfera tuttavia pestilenziale, composta com'è prevalentemente di metano, e poi ammoniaca, cianogeno e vapor acqueo. Essenziale mondo di rocce e metalli, dunque, questo Titano, è con una temperatura che difficilmente sale al di sopra dei -250° C. Ma gli uomini del ventiduesimo secolo sanno che sul desolato satellite si trovano le miniere più importanti del Sistema Solare: quelle miniere che da 150 anni ormai forniscono il prezioso rutenio, il metallo affine al platino di cui l'umanità del duemiladuecente non può più fare a meno. Una colonia di minatori vive su Titano, nelle viscere dell'astro, sotto una grande cupola che da molte generazioni ormai protegge la città mineraria dalla esiziale atmosfera. Ma le cose si complicano paurosamente: i Titani minacciano di non produrre più rutenio, né per la Terra né per il Sistema Solare; la rivolta si annuncia tragicamente: ecco perchè il veterano Colonnello Benedict è costretto a partire in fretta e furia per il lontano satellite, con ordini precisi. Sorprese di ogni specie attendono lui e il giovane figlio Tuck nel gelido mondo dei Titani, sotto l'onnipresente trofeo degli anelli di Saturno. Ma è sempre la causa della giustizia che trionfa, almeno nei romanzi di Urania: Benedict e David Torm potranno finalmente abbracciarsi, uniti dallo stesso ideale di collaborazione cosmica!
 

mercoledì 3 giugno 2026

H.P. Lovecraft: Dagon


 Scrivo queste note in una morsa d'angoscia e so che al termine della notte sarò finito. Senza un soldo e senza la droga che rende sopportabile la mia esistenza, non posso reggere oltre la tortura: mi butterò dalla finestra di questa soffitta. Ma la mia dedizione alla morfina non deve farvi pensare che sia un debole o un degenerato; quando leggerete queste pagine intuirete (anche se non riuscirete a comprendere del tutto) perché non mi restino che l'oblio o la morte.
Fu in una delle zone più aperte e meno frequentate del Pacifico che il piroscafo di cui ero sovrintendente cadde vittima dell'incrociatore tedesco. La grande guerra era all'inizio e le forze navali del nemico non avevano ancora ceduto completamente, come poi sarebbe avvenuto: la nostra nave venne catturata e noi dell'equipaggio fummo trattati con il rispetto e la considerazione dovuti ai prigionieri di guerra. Anzi, la disciplina dei nostri catturatori era così blanda che dopo cinque giorni riuscii a fuggire da solo, in barca, con acqua e provviste per diverso tempo.
Finalmente libero e alla deriva, non avevo alcuna idea delle acque in cui mi trovavo. Non sono mai stato un provetto navigatore e dalla posizione del sole e delle stelle potei solo concludere che ero a sud dell'equatore, ignoravo completamente la longitudine e non erano in vista né isole né traccia di costa. Il tempo si manteneva buono e per innumerevoli giorni avanzai senza meta sotto il sole feroce, aspettando di scorgere una nave o di essere scagliato sulle sponde di una terra abitabile. Ma non si vedevano né navi né terra, e nell'immensa solitudine del mare e del cielo cominciai a disperare.
Poi, mentre dormivo, avvenne il cambiamento. Non ne conoscerò mai i particolari, perché non mi svegliai dal mio sonno agitato e fitto di sogni. Quando riaprii gli occhi scoprii di essere mezzo sprofondato in una massa disgustosa di fango nero che s'estendeva intorno a me a perdita d'occhio, e in cui la mia barca si era arenata a qualche metro di distanza.
È logico supporre che davanti a una così radicale modificazione del paesaggio la meraviglia fosse il mio stato d'animo predominante, ma in realtà ero più atterrito che sorpreso, perché in quell'aria e in quel fango putrescente c'era una qualità sinistra che metteva l'anima a dura prova. La regione pullulava di carcasse di pesci marciti e di cose meno facilmente descrivibili, che spuntavano un po' dovunque dal fango dell'interminabile pianura; ma è assurdo sperare di trasmettere, a parole, l'orrore che gravava su quel deserto di assoluto silenzio e sconfinata vastità. Non si sentiva e non si vedeva nulla a parte l'immensa distesa di fango nero: e proprio la totale immobilità e omogeneità del paesaggio mi davano un senso di paura

L'uomo della legione



Dino Battaglia (script) / Dino Battaglia (art) / Laura battaglia (colors)

Un soldato arruolatosi nella Legione, ritrova in Algeria il suo vecchio comandante durante la I Guerra Mondiale. Il capitano Desay resosi colpevole di una atto di vigliaccheria durante la guerra, è nella Legione per sfuggire al suo passato. Ma l'arrivo di Moureau (incolpevole ma punito per il gesto di Desay), lo riporta a Verdun, a quel che vuole dimenticare. Il capitano prova a convincere con le buone e con le cattive Moureau a dimenticare, ma questi non vuole farlo. E durante l'ultimo attacco degli algerini al fortino assediato, di nuovo il capitano proverà ad arrendersi e Moureau si vendicherà con tre anni di distanza.


 

martedì 2 giugno 2026

William Levi Dawson







 

Agatha Christie: Aiuto, Poirot!, N.86



Invitato a recarsi in Francia per proteggere un uomo minacciato da un pericoloso sconosciuto, il celebre Poirot al suo arrivo ha una sconsolante sorpresa: il suo cliente, a quanto pare, è già stato assassinato da una coppia di misteriosi stranieri. Pregato di investigare il detective belga, accompagnato dal fedele capitano Hastings, scopre che il crimine è stato compiuto seguendo lo stesso metodo di un assassinio commesso molti anni prima e che la vittima, pur amando teneramente la moglie, era legata a una donna affascinante ed enigmatica. La polizia, rappresentata dall'arrogante e iperattivo ispettore Giraud, "il segugio umano", ha i suoi sospetti ma, come al solito, sarà Poirot a dire l'ultima parola, scoprendo una verità rimasta a lungo sepolta.
 

lunedì 1 giugno 2026

Paul Segonzac - Il dottor Méphisto






 


Progressive Spin, puntata 50, 28 maggio 2026




Beppe Cunico - The dirt under your feet
Wessex Fayre - Mr Thimble
Kashgar - Kuressaare Blues
Crippled Black Phoenix - No Epitaph_The Precipice
Long Distance Calling - The Spiral
Franck Carducci - Love or Survive



 

sabato 30 maggio 2026

Il Vecchio dell'angolo


 Gran Bretagna, 1901 / Emmuska Orczy

Anziano, macilento e trasandato nel vestire, Old man in the corner (ovvero il Vecchio dell'angolo o, più semplicemente, il Vecchio) è il primo detective sedentario della letteratura poliziesca. Infatti non va mai a vedere la scena del delitto, non interroga mai le persone sospette e non esamina mai gli indizi. 




Trascorre la maggior parte del proprio tempo seduto a un tavolino d'angolo di un pub londinese, sorseggiando una tazza di tè e ascoltando i racconti di Polly Burton, giovane giornalista dell'Evening Observer, per la quale risolve di volta in volta i vari enigmi.
Mentre ascolta i resoconti della giovane, il Vecchio continua a fare e disfare nodi con un pezzetto di spago, operazione che lo aiuta a concentrarsi.



Considera la polizia stupida e inefficiente («Non esiste un mistero connesso con un crimine - ama dire, - ammesso che ci si serva dell'intelligenza nello svolgere le indagini»), vede il crimine «come una ingegnosa partita a scacchi, con molte
intricate mosse che tendono tutte a un'unica soluzione» e nutre quasi sempre una certa comprensione per i criminali. Quando si dimostrano particolarmente abili, giunge addirittura ad ammirarli.



Al di là di una innegabile strumentalità di fondo e di procedimenti metodologici spesso forzati, il Vecchio dell'angolo rimane un personaggio notevole che per certi versi anticipa figure come Hercule Poirot, Philo Vance, Don Isidro Parodi e, soprattutto, Nero Wolfe, l'estroso investigatore privato che non lascia quasi mai la propria casa d'arenaria.
Nel 1924 Rolf Leslie ha impersonato il Vecchio in un serial cinematografico in dodici episodi.