Ho sempre sonni tumultuosi che mi rendono la vita difficile, ma io mi ostino a cercare di tenerlo nascosto. Oh, sì, è difficile parlarne. Risale tutto a vent’anni or sono, quando stavo in Vietnam. Alle Fosse.
Nella giungla, i cadaveri passano molto velocemente dal brutto al peggio. Trascorrono solo poche ore prima che il rigor mortis li renda difficili da maneggiare, difficili da infilare in un contenitore di plastica. Perché intanto cominciano, se sono cadaveri di bianchi o di gialli, a diventare verdolini nei punti in cui la pelle è esposta. Poi diventano neri e cominciano a puzzare.
Poi si gonfiano e scoppiano.
Uno magari pensa che formiche, scarafaggi, millepiedi e scolopendre si diano da fare alla svelta per farli sparire, e invece no. Perché proprio quando quelli cominciano a puzzare di brutto, tutti gli insetti perdono interesse nei cadaveri, si mostrano infastiditi, vanno a farsi una pizza da un’altra parte, capite? Tranne le mosche. Quelle, li usano per posarci le uova.
La cosa più divertente di tutte è che, se non interviene qualche grosso felino che li dilania e se ne porta via pezzi interi, dopo un paio di settimane vi rimane qualcosa che si avvicina molto ad uno scheletro, anche se conserva qualcosa del viso. Senza occhi, ovvio. Di tanto in tanto, ne troviamo qualcuno così. Non tanto spesso, perché di solito i soldati non muoiono in solitudine né rimangono esposti per tanto tempo, però succede. Noi li chiamiamo “i secchi”. Sotto però sono sempre umidi, e anche dentro conservano dei liquidi, ma per il resto ricordano delle mummie rinsecchite dal sole.
Quando racconti alla gente cosa fai alla Registrazione Salme, o semplicemente “Salme”, sembra che ti sia toccato il lavoro peggiore che ci sia da fare sotto le armi. Invece no. Te ne devi solo stare lì tutto il giorno ad aprire i sacchi di plastica coi cadaveri, cercare di indovinare da quale parte comincia e dove finisce – non che sia sempre e comunque importante stabilirlo – ricucirli tanto o poco, a seconda di quanto serve, con un grosso ago, prendere nota di quello che hanno addosso e nel portafogli, inscatolare il tutto, sigillarlo, scrivere un sacco di scartoffie. Quando si sono radunate un certo numero di casse, si invia il tutto all’aeroporto. La prima settimana non è del tutto piacevole. Ma dopo un centinaio di giorni o giù di lì,
