lunedì 30 marzo 2026

Fabio Biondi, Il dragone di Roma



Trama

Il dragone di Roma racconta la storia di Axius, giovane orfano di Tibur destinato a diventare un eroe leggendario. Le vicende si svolgono nel 146 d.C. in Caledonia, terra ostile ai confini dell’Impero. Durante una missione Axius e i suoi compagni vengono coinvolti in un’imboscata e dopo una rocambolesca fuga Axius viene attratto da un misterioso bagliore che scorge nel bosco, ritrovandosi improvvisamente in una terra a lui sconosciuta. Qui incontra Atid, una curiosa persona di mezz’età che si prende cura di lui e gli insegna l’arte del combattimento. Passati quattro anni, in quel posto a lui sconosciuto, e dopo aver scoperto anche l’amore, un giorno, quel bagliore riappare, riportandolo nuovamente in Caledonia. Si ritrova nel 150 d.C., nello stesso luogo in cui era scomparso anni prima. In breve tempo viene notato dagli ufficiali del forte per il suo coraggio, determinazione e la sua ineguagliabile abilità nel combattimento, venendo promosso legionario. Axius nonostante il suo successo militare, nasconde un animo turbato, sono tante le questioni che si pone, gli eventi inspiegabili che lo hanno reso un soldato incredibilmente forte lo portano a dubitare e a confrontarsi con misteri ancor più grandi. Tra storia e fantascienza, guerra e mistero, il romanzo si conclude con l’inizio di una nuova missione che lo porterà nella lontana e calda Africa.


 

Israele, il diritto di esistere senza dover sempre chiedere scusa; di Dragon Flyer




Un punto di vista anti-mainstream

Seguo da tempo quello che succede in Medio Oriente e c’è una cosa che ogni volta mi colpisce: quando si parla di Israele, troppi dimenticano un punto essenziale. Israele non è un concetto astratto, non è una parola da talk show, non è una bandiera da usare solo quando conviene. È un Paese reale, fatto di famiglie, paura, lutti, bambini che crescono con il rumore delle sirene e persone che da anni vivono con la sensazione che la propria esistenza debba essere continuamente giustificata.

Ed è proprio questo che trovo insopportabile. Israele viene spesso raccontato come se dovesse stare zitto, subire, contenersi più degli altri, quasi chiedere il permesso perfino per difendersi. Come se il diritto alla sicurezza, che per qualsiasi altra nazione viene considerato normale, nel suo caso dovesse essere ogni volta rimesso in discussione.

Io non riesco a guardare questa situazione con distacco finto. Perché qui non si parla solo di geopolitica, ma di sopravvivenza. Di un popolo che da decenni vive circondato da ostilità, minacce, propaganda e odio. E nonostante tutto continua a esistere, a difendersi, a rialzarsi. Questo per me conta. Conta molto.

Essere dalla parte di Israele non significa ignorare il dolore altrui. Significa però rifiutare una narrazione comoda, quella in cui chi viene colpito, minacciato e accerchiato finisce sempre per essere messo sul banco degli imputati. Significa avere il coraggio di dire che nessun Paese al mondo accetterebbe passivamente di vivere sotto attacco continuo. E allora non si capisce perché proprio Israele debba essere giudicato con un metro diverso.

A me sembra che su Israele si proiettino ossessioni ideologiche, semplificazioni e ipocrisie che raramente vediamo altrove. Ci si indigna a corrente alternata, si commenta da lontano, si riduce tutto a slogan. Ma dietro gli slogan ci sono persone vere. E quelle persone hanno il diritto di vivere, di proteggersi, di non essere sacrificate sull’altare dell’opinione pubblica internazionale.

Per questo oggi ribadire il mio sostegno a Israele non mi sembra un gesto provocatorio. Mi sembra un gesto limpido. Perché difendere Israele, per me, significa difendere il principio che uno Stato non debba vergognarsi di voler sopravvivere.
 

sabato 28 marzo 2026

Corrado Roscelli intervista Roberto Roganti a RadioAttiva Nonantola



Rosco Rocks

VENERDI’ 13 MARZO alle 19.00 – PASSAPAROLA, ROBERTO ROGANTI
Roberto Roganti, classe 1957, modenese, cardiochirurgo mancato, ex fisioterapista libero professionista e ora quasi dipendente INPS. Ha cominciato scrivendo recensioni di ristoranti nel 2007, praticamente per caso ma sicuramente ce l'aveva nel sangue, E la sua media dislessia gli aveva impedito per almeno 50 anni di esprimersi a dovere; in corso d’opera ha abbracciato la poesia, prima in lingua e poi in vernacolo; infine è passato al giallo. Autore e personaggio poliedrico, ha partecipato a svariati concorsi e premi letterari, anche dialettali, vincendone anche qualcuno; scrive poesie, romanzi gialli, si occupa di cucina, di cultura, di musica classica, di biografie di giallisti, tutto tramite i suoi blog, con contenuti e novità quotidiane, anche sulle sue pagine e i suoi canali Youtube. Ha pubblicato oltre 40 opere (poesie, romanzi, gialli, anche in dialetto). Dal 2024 la casa editrice Balzano ha ripubblicato i suoi gialli sotto una nuova veste: Morte al Villaggio Giardino (2024), Misfatto indigesto al Bulldog (2025), L'inutile strage (2025), Teatroci o Morte (2025).

 

Sulle strade della California


Stati Uniti, 1973 / Joseph Waubaugh

Creata da un ex ufficiale di polizia di Lo Angeles, Joseph Waubaugh, che ha scritto anche numerosi romanzi polizieschi come I nuovi centurioni e Marmo nero (ha incominciato a scrivere quando era ancora in servizio, dopo aver seguito un corso di "scrittura creativa"), questa serie senza personaggi fissi dipingeva tanto il lato professionale quanto quello umano nel lavoro di polizia. 

 


Ispirandosi alla propria esperienza diretta oltre che ai romanzi sull'87° Distretto (tanto che a metà degli anni Settanta Ed McBain ha addirittura denunciato per
plagio la società produttrice), Police Story, questo il titolo originale della serie, andata in onda per un centinaio di episodi dal 2 ottobre 1973 al 23 agosto 1977, era un prodotto realistico e molto curato, con tanta azione e numerosi stunt men, ma
l'assenza di personaggi fissi ai quali i telespettatori potessero affezionarsi ha portato infine alla sua soppressione.


Può essere curioso ricordare che i pilot di Joe Forrester e di Police Woman, incentrato sulle vicissitudini della sensuale Pepper Anderson, sono stati tra messi proprio nell'ambito di questa serie.
 

venerdì 27 marzo 2026

Marco e Dida Paggi: L’ultimo piacere di Andrea Sperelli


L’anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma.
Le stanze di palazzo Zuccari andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch’esalavan ne’ vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d’un giglio adamantino: i fiori entro quella prigione diafana parean quasi spiritualizzarsi e meglio dare imagine di una religiosa o amorosa offerta.
Andrea Sperelli aspettava nelle sue stanze un’amante. Tutte le cose a torno rivelavano infatti una special cura d’ amore. Il legno di ginepro ardea nel caminetto e la piccola tavola del tè era pronta, con tazze e sottocoppe in maiolica di Castel Durante ornate d’istoriette mitologiche da Luzio Dolci, antiche forme d’inimitabile grazia. La luce entrava temperata dalle tende di broccatello rosso a melagrane d’argento riccio, a foglie e a motti. Come il sole pomeridiano feriva i vetri, la trama fiorita delle tendine di pizzo si disegnava sul tappeto.
L’orologio della Trinità de’ Monti suonò le tre e mezzo. Mancava mezz’ora. Andrea Sperelli si levò dal divano dov’era disteso e andò ad aprire una delle finestre; poi diede alcuni passi nell’appartamento; poi aprì un libro, ne lesse qualche riga, lo richiuse; poi cercò intorno qualche cosa con lo sguardo dubitante. L’ansia dell’aspettativa lo pungeva così acutamente ch’egli aveva bisogno di muoversi, di operare, di distrarre la pena interna con un atto materiale. Si chinò verso il caminetto, prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. I tizzi fumigarono.
Allora sorse nello spirito dell’aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un’ora di intimità. Ella aveva molt’arte nell’accumular gran pezzi di legno sugli alari. Il suo corpo sul tappeto, nell’atto un po’ faticoso, parea sorridere da tutte le giunture, da tutte le pieghe, da tutti i cavi, soffuso d’un pallor d’ambra che richiamava al pensiero la Danae del Correggio. Ed ella aveva appunto le estremità un po’ correggesche, le mani e i piedi piccoli e pieghevoli, quasi direi arborei come nelle statue di Dafne in sul principio primissimo della. metamorfosi favoleggiata.
Il luogo non era quasi in nulla mutato. Da tutte le cose che Elena aveva guardate o toccate sorgevano i ricordi in folla e le imagini del tempo lontano rivivevano tumultuariamente. Dopo circa due anni, Elena stava per rivarcar quella soglia. Tra mezz’ora, certo, ella sarebbe venuta, ella si sarebbe seduta in quella poltrona,
togliendosi il velo di su la faccia, un poco ansante, come una volta; ed avrebbe parlato.
Tutte le cose avrebbero riudito la voce di lei, forse anche il riso di lei, dopo due anni.
«Quale atto io farò accogliendola? Quali parole io le dirò?» Egli si smarriva mentre i minuti fuggivano. Egli non sapeva già con quali disposizioni Elena sarebbe venuta.
Mancavano due o tre minuti all’ora. L’ansia dell’aspettante crebbe a tal punto ch’egli credeva di soffocare. Andò alla finestra, di nuovo, e guardò verso le scale della Trinità. Elena, un tempo, saliva per quelle scale ai convegni. Mettendo il piede sull’ultimo gradino, si soffermava un istante; poi traversava rapida quel tratto di piazza ch’è d’innanzi alla casa dei Casteldelfino. Si udiva il suo passo un poco ondeggiante risuonare sul lastrico, se la piazza era silenziosa.
L’orologio batté le quattro. L’aria diveniva rigida, come più s’appressava il tramonto. La città, in fondo, si tingeva d’oro, contro un cielo pallidissimo sul quale già i cipressi di Monte Mario si disegnavan neri.
Andrea trasalì. Vide un’ombra apparire in cima alla piccola scala che costeggia la casa dei Casteldeffino e discende sulla piazzetta Mignanelli. Non era Elena.
S’ella non venisse? dubitò, ritraendosi dalla finestra. E, nel ritirarsi dall’aria fredda, sentì più molle il tepore della stanza, più acuto il profumo del ginepro e delle rose, più misteriosa l’ombra delle tende e delle portiere. Pareva che in quel momento la stanza fosse tutta pronta ad accogliere la donna desiderata.
Allora cominciò nell’aspettante una nuova tortura. Gli spiriti acuiti dalla consuetudine della contemplazione fantastica e del sogno, poetico danno alle cose un’anima sensibile e immutabile come l’anima umana.
Andrea vide nell’aspetto delle cose riflessa l’ansietà sua. Pareva all’amante che ogni forma, che ogni colore, che ogni profumo rendesse il più delicato fiore della sua essenza, in quell’attimo. Ed ella non veniva! Ed ella non veniva!
Eran quasi le cinque meno un quarto.
Dopo un poco, egli udì su per le scale un passo, un fruscìo di vesti, un respiro affaticato. Certo, una donna saliva. Tutto il sangue gli si mosse con tal veemenza, che, snervato dalla lunga aspettazione, egli credeva di smarrire le forze e di cadere. Ma pure udì il suono del piede femminile sugli ultimi gradini, un respiro più lungo, il passo sul pianerottolo, su la soglia.
Ella stava in piedi su la soglia, ansando ancora sotto il velo nero.
— Elena! — chiamò a voce bassa, non potendo più vincere la struggente passione che gli gonfiava il cuore. Le nudo il polso, insinuò le dita nella manica... Mio Dio! I suoi nervi dovean essere così estenuati che certamente secondavano ogni disordine della fantasia: non era Elena!
Non potea esser d’Elena quella pelle scagliosa ed irta, che, cangiando, prendeva qua e là un diffuso luccicore metallico, un color pallido d’argento misto del colore verdiccio d’un limone maturo, facendosi indi cinerina come per corruzione.
Non potea esser Elena quella creatura dai lunghi occhi rosseggianti segnati d’una trama di vene glauche, quasi pavonazzi contro il rossor fosco delle scaglie. Le troppe membra della creatura si agitavano convulse, sinistre come le insegne della morte.
— Elena! Tu sei dunque così mutata?
Dalla bocca ambigua, enigmatica, sibillina, la bocca delle infaticabili ed inesorabili bevitrici d’uomini, uscì una voce dal timbro singolare, un po’ stridula, mista a vapori sanguigni e maligni.
— Molto mutata! Io non son più tua; io non potrò essere tua più mai. Bisogna ch’io vada.
— No, ascoltami...
— Taci! Taci! Io non debbo più ascoltarti. Non voglio. Hai inteso?
Andrea non si mosse. Ella prendendo le tempie di lui fra le sue mani gli sollevò la fronte, lo costrinse a guardarla negli occhi. L’ambiguità suscita l’inquietudine nello spinto che si compiace delle cose oscure. Dinanzi a quella donna a cui un tempo l’aveva stretto mia così alta passione, in quel luogo dov’essi avean vissuto la loro vita più ardente, Andrea sentiva a poco a poco tutti i suoi pensieri vacillare, dissolversi, dileguarsi.
Tutte le memorie dell’amor passato risorgevano nel suo spirito, ma senza chiarezza, e gli davano un’impressione incerta ch’egli non sapeva se fosse un piacere o un dolore.
Parvegli ch’ella, nonostante tutto, portasse in sé l’ultimo alito de’ ricordi già spirati, l’ultima traccia delle goe già scomparse, l’ultimo risentimento della felicità già morta; qualche cosa di simile a un vapor dubbio da cui emergessero imagini senza nome, senza con- torno, interrotte. E sentì un’onda ineffabile attraversarlo da capo a piedi.
— Io ti desidero come non mai!
Si ritrovarono l’uno di fronte all’altra, pallidi, ansanti, scossi da un terribile tremito, guardandosi negli occhi mutati, avendo negli orecchi il rombo del loro sangue, credendo di soffocare.
Ella mormorò, con voce un po’ roca, senza sorridere: — Moriremo.
E nel tempo medesimo, con impeto concorde, si strinsero, si baciarono.
Lo stupendo mostro l’allacciava, lo teneva tutto palpitante, simile a una preda.
E mentre i tentacoli di lei, materia viscida e, fredda, aderivano come vischio tenace al suo cuore; mentre tutto il suo passato, tutto il suo presente, si dissolveano; mentre sentiva l’anima sua entrar dolcemente nella morte e come una spoglia fragile s’abbandonava ansante all’abbraccio, pensò ch’ella era pur così bella per lui, per lui solo!
Ed anche pensò, spirando: è un piacere non mai provato!
 

Progressive Spin, puntata 41, 26 marzo 2026



Dave Spock - The Telepath
The Dear Hunter - Sunya
Crown Lands - Apocalypse
Sentimental Mercenaries - Leon




 

giovedì 26 marzo 2026

Agatha Christie - Il caso della moglie di mezz'età

 



SNMN, puntata 41, 25 marzo 2026



Pia Tuccitto - Ciao Amore
Francesco Rampino - Sentirsi Bene
Mazyopera - America
Alice Caronna - Merito Tutto
Magazzini Musicali - Male Male Molto Male, Anzi... Malissimo
Rose - Parole Nelle Dita
Awake Tomorrow - Screams
Azzurro & Nina Blom - Fotografia
CarroBestiame - Aquiloni
Gringo goes to Hollywood - Una Donna
Sandri - Cose esplose
Tundra - Unicellulare


 

mercoledì 25 marzo 2026

Alexander Borodin






 

Lee Correy: Operazione Centauro, N.75



Mai la definizione di fantascienza è stata tanto azzeccata quanto per questo interessante racconto che, partendo da plausibili, quando non siano note, basi scientifiche, sale nelle più ardite regioni della fantasia, fin dove l'uomo ora non osa neanche pensare di giungere: alle stelle. Walt Hansan, protagonista del libro, e il suo amico Don, sono due simpatici giovani cadetti appena diplomati dall'Accademia Schiaparelli, di Marte: anno 2150! E quando credono che per loro abbia inizio un periodo di vacanze, dopo aver ottenuto il diploma, ecco che sono, per misteriosi motivi, richiamati sulla Terra. All'arrivo il mistero è svelato: sono stati scelti a far parte del personale addetto alla realizzazione del più ardito progetto mai escogitato dall'uomo: la costruzione di un apparecchio che vien battezzato nave-stellare perchè è destinato appunto ad arrivare fino a quelle remote regioni dello spazio, che, secondo le attuali teorie scientifiche, sono considerate irraggiungibili dall'uomo. Ma il fisico Hansman, padre di Walt, ha eleborato una teoria che, attuata, permette all'uomo di superare la velocità della luce. E allora seguiamo la costruzione della nave stellare, il drammatico collaudo su Plutone, la partenza per l'Operazione Centauro, l'arrivo sul lontanissimo pianeta, così remoto e tanto uguale alla vecchia Terra. Ma le emozioni non sono finite: chi sono i misteriosi civilissimi Ainsath, i giganti di bronzo che popolano il pianeta? Non vogliamo togliere al lettore la sorpresa rivelandoglielo ora, vorremmo però scommettere che non sarebbe mai capace di indovinarlo. E siamo anche pronti a scommettere che non dimenticherà tanto facilmente il coraggioso, semplice Walt, l'intelligente dottor Hansman, il capitano Garver, che ha qualcosa dei vecchi pirati, la dolce Marge...e, non ultimo, Cosmo, il gatto di bordo, importante e divertente personaggio di questo intelligente libro.