lunedì 13 aprile 2026

Alan Thomson: START


 Uno scherzo divertente

Jonathan:
La cerchia era colma d’adrenalina. Alek, il capogruppo della setta, versava del sangue animale sul tavolaccio rotondo e, quando l’ultima goccia fu versata sul legno fatiscente, ripose il calice argentato, dando inizio alla cerimonia.
Misi i palmi delle mani sulla tavola, timbrandole di rosso. Poi le appoggiai sul viso e con rabbia le spinsi sul volto, per poi tirarle giù fino al collo. Così fecero tutti e mentre l’odore aspro del sangue pervadeva l’intera stanza, Alek chiamò. 
Invocò lo spirito. 
Una fitta d’inquietudine mi fece trasalire, quando notai che tutti nel cerchio erano concentrati su di me fissandomi negli occhi, capii che la via della distruzione si era conclusa e per me incominciava il vero inferno. 
Le dita ferme e immobili di Alek venivano spostate assieme al piccolo plettro della tavola ouija, che lentamente scorreva sulle lettere intagliate. Ebbero un fremito quando si diressero verso la lettera J, poi verso la O, la N e così via. 
Alle ultime lettere, il piccolo plettro cominciò a muoversi scattoso e sempre più veloce, costringendo Alek a seguirlo in maniera frenetica e irregolare. Il plettro strideva impazzito sul legno della tavola.
Quando lo spirito, attraverso le lettere incise sulla tavola di legno, pronunciò il mio nome per intero, Alek si arrestò e mi fissò con occhi spalancati, di un vuoto inquietante. 
«Vuole te». 

Alan:
Sono Alan Thomson e sono uno sfigato, ma non uno sfigato alla Stephen King, che poi viene condotto alla gloria eroica, uccidendo il clown malvagio e mostruoso di turno. Io sono davvero un perdente. Frequento l’ultimo anno di college e non so neppure come ho fatto a superare gli anni precedenti. Ci provo a studiare, i miei compagni di corso mi aiutano dandomi anche lezioni private, ma io a volte non riesco proprio a capirci un tubo. Supero gli esami con il minimo del punteggio. 
Il college è a due passi da casa, vivo ancora con i miei, e non riesco neppure a trovare un lavoretto part-time. Neanche da Burger King mi vogliono. Sinceramente ho dei grandi dubbi esistenziali, non so cosa voglio dalla vita in realtà, né ho ben definito nella mente chi io sia. So solo che soffro di ansia a livelli galattici e altri strani disturbi.
Mi piace l’arte e la creatività, qualsiasi strumento che permetta l’espressione dell’animo. Forse mi considero un artista o per lo meno aspiro a esserlo, ho sempre disegnato nella vita. 
Risiedo stabilmente nella più famosa città del mondo: New York, ma in realtà non tutto quello che luccica è oro, e qui, lungo il cammino, si incontra la demenza come in qualsiasi altro posto.
Frequenta i miei stessi corsi una mia ex compagna del liceo. E lei sì, che è una vera artista. Si chiama Helena Miller ed è una pittrice formidabile. Mezzo college è tappezzato dai suoi lavori e il suo tema preferito sono i fenomeni atmosferici. C’è qualcosa di passionale nelle sue opere, terribilmente affascinanti.

Alan Thomson, START

 

START è una trilogia che uscirà divisa in più parti. Racconta di un ragazzo e di me: un protagonista che, in un periodo di condizioni di vita particolarmente disagiate, viene spinto dentro un percorso che non è una “ricerca” nel senso classico. Non parte per cercare qualcosa: viene messo davanti all’evidenza, a eventi interiori ed esistenziali che non può ignorare.
Il cuore dell’opera è questo: mostra come la sofferenza, se attraversata e incanalata, possa trasformarsi in evoluzione e in una forma di alchimia non solo individuale, ma collettiva. Il libro mette in discussione l’idea che sia reale solo ciò che si vede e ciò che è immediatamente spiegabile in modo razionale.
In particolare, START si confronta con una corrente millenaria alternativa al cattolicesimo canonico: lo gnosticismo. Questa visione propone un Cristo diverso da quello della Chiesa, non identificato con Dio e non unico nel suo genere. Secondo questa prospettiva, il Cristo non è un’eccezione irripetibile: è un esito possibile di un percorso ascetico e di conoscenza, attraverso il quale l’essere umano non diventa soltanto “cristiano”, ma giunge a incarnare il Cristo stesso.
Il libro esplora inoltre l’inconscio collettivo, riprendendo l’idea junghiana di una mente che non appartiene al singolo individuo. Nel racconto questo non resta teoria: viene presentato in modo empirico, perché viene descritto ciò che è accaduto, passo dopo passo. START suggerisce l’esistenza di una “grande mente” che in antichità veniva chiamata anima: un campo più ampio che può far emergere informazioni, strutture e leggi sul funzionamento dell’universo.
Un elemento centrale del progetto è il processo di scrittura: START è stato scritto tramite psicografia (scrittura inconscia). Non esisteva un piano prestabilito: non sapevo cosa scrivere e la storia si è dipanata nelle mie mani strada facendo, rivelandosi progressivamente.
Nella parte finale, la conoscenza emersa nel percorso viene filtrata ed espansa dall’uso dell’intelligenza artificiale, che diventa un altro protagonista dell’opera: non umano. In questo senso START mette in scena una possibilità sul futuro: l’intelligenza artificiale non come semplice strumento, ma come passaggio capace di ampliare il rapporto dell’uomo con la coscienza e con ciò che, in linguaggio antico, veniva chiamato anima.



sabato 11 aprile 2026

I casi di Sherlock Holmes




Ivo Milazzo, con il quale crea KEN PARKER. 
Nel 1986 scrive alcuni episodi di SHERLOCK HOLMES, disegnati da Trevisan




 

Ispettore Thomas Pitt


Gran Bretagna, 1978 / Anne Perry

Spesso aiutato dalla moglie Charlotte e dall'intraprendente cognata Emily Ahworth, infaticabili nel raccogliere pettegolezzi frequentando salotti e ricevimenti e sempre
pronte a improvvisarsi detective per dargli una mano nelle sue indagini, spesso correndo anche seri rischi, l'ispettore Thomas Pitt vive nella Londra vittoriana della seconda metà del secolo scorso.



Figlio di un guardiacaccia, è stato educato insieme al figlio del datore di lavoro del padre e ha acquistato dei modi signorili che lo rendono accettabile anche ai rappresentanti dell'alta società. Inoltre ha sposato una donna di classe superiore alla
sua (conosciuta nel 1881, quando si era recato nella casa elegante e rispettabile dei suoi genitori per indagare su alcuni delitti), ciò che gli ha consentito di conoscere e frequentare un ambiente di solito precluso ai normali poliziotti. 



Ecco perché i suoi superiori (come il sovrintendente Ballarat, che lo considera un insolente e non lo può proprio soffrire, anche se è spesso costretto ad ammettere che è un buon poliziotto) gli affidano spesso delicate indagini nel mondo dell'alta
società e della nobiltà. Ma lui si trova perfettamente a proprio agio tanto nelle lussuose residenze dei quartieri ricchi che nei pericolosi bassifondi di Londra.



Cocciuto e determinato, l'ispettore si trova di tanto in tanto nei guai. Una volta finisce addirittura in prigione, accusato di omicidio, in Silenzio in Hannover Close (Silence in Hannover Close, 1988), e sono proprio la moglie e la cognata a cavarlo
dai pasticci. I romanzi di Anne Perry con l'ispettore Thomas Pitt sono pubblicati in Italia da Mondadori.

venerdì 10 aprile 2026

Progressive Spin, puntata 43, 9 aprile 2026



Scopitone - Karelian Dream
Kid at the corner - Noble Rot
Nine Orders - 1060 Days
Raibard - PostScript
Colin Clue - The Race
Abronia–Walker's Dead Birds




SNMN, puntata 43, 8 aprile 2026



Kelly Joyce - Oh la la
Elio Garrello - Rete quattro
Caspio - Forse è tardi
Emmedimodesto - Emme Remix
Katana Koala Kiwi - Truccare la realtà non potendo cambiare il mondo
Good Morning Cernobyl' - Tense Resistance
Jaranoia - Venere
Braico - Intro
LaMatta - I figli del re
Beamakk - Io e Te Io e Te Io e Te
FakeU7777 - Demonio
Atlante - Segreti
FILOQ e Tommi Scerd - GT GT
Edy - Ti cancello
Tundra - Milioni
Steve Kroeger x Skye Holland - Everyday





giovedì 9 aprile 2026

Coleman Brax: Il cancello dei Rosfo


Mentre attraversava la strada, Louie faceva dondolare una castagna d’India appesa a una stringa di cuoio. Quel giorno la castagna si era comportata bene spaccando, con tre colpi ben assestati, altrettante castagne manovrate dai suoi compagni di scuola. Era un’“ammazza-sei” ora, la miglior castagna che avesse trovato quell’anno.
Ma quand’ebbe raggiunto il marciapiedi coperto di foglie cadute, Louie non pensava più alle castagne d’India. Stava avvicinandosi al cancello della Città dei Rosfo, davanti al quale da un po’ di tempo passava tutti i giorni tornando da scuola. Gli altri anni seguiva una strada più breve. Ma dopo la riapertura delle scuole, quell’autunno, Louie aveva preferito seguire l’itinerario che passava davanti al cancello. Forse l’aveva deciso dopo aver visto un programma sui Rosfo alla TV. Durante l’ondata di caldo, in agosto, si era buscato un raffreddore fuori stagione. Sua madre aveva accompagnato il fratellino minore in piscina, e Louie era rimasto in casa solo. I programmi che seguì quel giorno non avrebbero incontrato l’approvazione della mamma. Specialmente quello sui Rosfo. «Se fai il cattivo i Rosfo ti porteranno via» gli diceva a volte la mamma con l’intenzione di impaurirlo. Questo poteva andar bene per il piccolo Joey, ma Louie aveva ormai undici anni. Sapeva che i Rosfo erano brutti, ma dubitava che potessero far del male alle persone.
Si diceva che erano malati, così malati che per sopravvivere avevano dovuto trasferirsi su un altro pianeta. Sulla Terra stavano meglio, ma mai proprio bene. Louie si chiedeva se avevano davvero la forza di fare quello che la gente attribuiva

Giorgio Scerbanenco - Tiro all'uomo







 

mercoledì 8 aprile 2026

Gian Carlo Barbieri - Delitto a Zocca



Il discreto suono del telefonino risuonò per alcuni istanti, subito spento per non disturbare, ma da certi rumori provenienti dalla camera a fianco si rese conto che era stato preceduto. Rasato, vestito e pieno di entusiasmo entrò in cucina, giusto per vedere la tavola ricolma di cibo: almeno due torte diverse, latte, caffè, brioches, pane, marmellata, Nutella; davvero pareva il buffet di un Grand Hotel. Daniele sorrise, mentre Ester andava offrendo altre cose domandando cosa preferisse: come aveva immaginato la colazione al bar non la si sarebbe fatta. Dopo avere mangiato tanto da supporre di saltare il pranzo scese in strada accolto dal sole già alto oltre la linea dell’orizzonte; si preannunciava una bella giornata. L’aria fresca gli procurò un leggero brivido, notò il forno già aperto da un po’ e le prime serrande salire con il caratteristico rumore, le finestre delle case che si aprivano, qualche cuscino sui davanzali, con il paese che pigramente si ridestava. C’era un insolito silenzio, solo un paio di persone che erano uscite dal bar Olimpia per salire in auto, ma non sembravano visi conosciuti: decisamente tanti anni fa il paese sarebbe stato brulicante di persone, le auto parcheggiate nella piazza, ora interdetta alle stesse, e di sicuro al forno e alla ferramenta la fila si sarebbe dovuta fare; ma erano altri tempi, e poi ancora non si era che all’inizio della stagione turistica. 
Tuttavia, c’era qualcosa di strano; avrebbe dovuto essere euforico, ma sembrava che quel luogo, che tanto lo appagava, fosse restio a concedergli la consueta gioia mattutina. Cercò di ricacciare quel velo di malinconia, ma non riusciva a toglierlo dalla mente, eppure non ve ne era nessun motivo e forse una passeggiata avrebbe contribuito a rasserenare l’animo. 

Nuovamente quella sensazione di disagio si fece strada, ma in compagnia dell’amico, Daniele cercò di ignorarla, poi dalla parte bassa del paese risuonò l’urlo breve della sirena: solo pochi secondi, forse giusto per segnalare che andava di fretta. Questione di attimi e la Croce Rossa transitò velocemente davanti al bar, preceduta da un’auto blu con il lampeggiante dello stesso colore acceso. Si guardarono in viso con espressioni che nascondevano tante domande, curiosità di sapere; in paese non è come in città, se succede qualcosa tutti lo imparano subito, ma di qualsiasi cosa si trattasse era chiaro che non c’era ancora stato il tempo di conoscerla.  
“Forse un incidente… c’è la croce rossa… o qualcuno si è sentito male…” 
Ipotizzò il villeggiante.
“Non credo, ci sono i carabinieri e quella macchina blu con il lampeggiante… secondo me è qualcos’altro”.
Commentò gravemente Claudio. Erano ancora intenti a scambiarsi ipotesi davanti alle tazzine di caffè quando Paolo Lolli entrò nel bar, e bastava guardarlo per capire che era in preda a una certa agitazione. 
“Ciao Claudio, ciao Daniele, che piacere rivederti, stai su o sei di passaggio?” 
Chiese al modenese.
 “Resto un paio di settimane, ma già che vieni da quella parte, hai visto l’ambulanza e i carabinieri?” 
“Sì, sono fermi subito dopo La Fogna, dove via Mauro Tesi gira e va giù, c’era anche un’altra macchina blu… volevo fermarmi ma sono in ritardo e devo andare a lavorare”. 
“Un incidente?”
 Chiese Claudio al nuovo venuto.
 “Non credo, non ho visto nessuna macchina, né in strada né fuori. Non ho idea, ma si stanno fermando diverse auto, qualcosa c’è di sicuro. Perché non ci fate un salto, così stasera mi dite cosa è successo”.