Uno scherzo divertente
Jonathan:
La cerchia era colma d’adrenalina. Alek, il capogruppo della setta, versava del sangue animale sul tavolaccio rotondo e, quando l’ultima goccia fu versata sul legno fatiscente, ripose il calice argentato, dando inizio alla cerimonia.
Misi i palmi delle mani sulla tavola, timbrandole di rosso. Poi le appoggiai sul viso e con rabbia le spinsi sul volto, per poi tirarle giù fino al collo. Così fecero tutti e mentre l’odore aspro del sangue pervadeva l’intera stanza, Alek chiamò.
Invocò lo spirito.
Una fitta d’inquietudine mi fece trasalire, quando notai che tutti nel cerchio erano concentrati su di me fissandomi negli occhi, capii che la via della distruzione si era conclusa e per me incominciava il vero inferno.
Le dita ferme e immobili di Alek venivano spostate assieme al piccolo plettro della tavola ouija, che lentamente scorreva sulle lettere intagliate. Ebbero un fremito quando si diressero verso la lettera J, poi verso la O, la N e così via.
Alle ultime lettere, il piccolo plettro cominciò a muoversi scattoso e sempre più veloce, costringendo Alek a seguirlo in maniera frenetica e irregolare. Il plettro strideva impazzito sul legno della tavola.
Quando lo spirito, attraverso le lettere incise sulla tavola di legno, pronunciò il mio nome per intero, Alek si arrestò e mi fissò con occhi spalancati, di un vuoto inquietante.
«Vuole te».
Alan:
Sono Alan Thomson e sono uno sfigato, ma non uno sfigato alla Stephen King, che poi viene condotto alla gloria eroica, uccidendo il clown malvagio e mostruoso di turno. Io sono davvero un perdente. Frequento l’ultimo anno di college e non so neppure come ho fatto a superare gli anni precedenti. Ci provo a studiare, i miei compagni di corso mi aiutano dandomi anche lezioni private, ma io a volte non riesco proprio a capirci un tubo. Supero gli esami con il minimo del punteggio.
Il college è a due passi da casa, vivo ancora con i miei, e non riesco neppure a trovare un lavoretto part-time. Neanche da Burger King mi vogliono. Sinceramente ho dei grandi dubbi esistenziali, non so cosa voglio dalla vita in realtà, né ho ben definito nella mente chi io sia. So solo che soffro di ansia a livelli galattici e altri strani disturbi.
Mi piace l’arte e la creatività, qualsiasi strumento che permetta l’espressione dell’animo. Forse mi considero un artista o per lo meno aspiro a esserlo, ho sempre disegnato nella vita.
Risiedo stabilmente nella più famosa città del mondo: New York, ma in realtà non tutto quello che luccica è oro, e qui, lungo il cammino, si incontra la demenza come in qualsiasi altro posto.
Frequenta i miei stessi corsi una mia ex compagna del liceo. E lei sì, che è una vera artista. Si chiama Helena Miller ed è una pittrice formidabile. Mezzo college è tappezzato dai suoi lavori e il suo tema preferito sono i fenomeni atmosferici. C’è qualcosa di passionale nelle sue opere, terribilmente affascinanti.

