martedì 3 marzo 2026

Giorgio Spotti - Un'avventura straordinaria, 1938



 






Athanàsios & Maximilian - Guardiani degli spiriti, di Carmen Rita Gullotto



Trama

Dicembre 1992, Inghilterra, Oxford. Athanàsios, studente dal carattere ombroso e difficile, viene espulso dal campus dopo un paio di mesi e va a vivere in un appartamento in affitto. Poca voglia di studiare e di ritornare dai genitori in Grecia. Trova lavoro, ha mille difficoltà a sistemare la casa e alla fine ha un crollo nervoso a seguito di una strana aggressione nella quale resta vittima a casa sua, viene però arrestato ingiustamente e deve ritornare in Grecia.

Per tirare avanti trova un lavoro in una caffetteria. Un giorno, finito il turno, fa una passeggiata e per caso si imbatte in una strana biblioteca. Incomincia così la frequentazione di quel luogo, la cui direttrice è una strana donna, che sembra nasconda qualcosa. Da quel momento Athanàsios comincia ad avere allucinazioni e incubi, che passano solo dopo che la donna gli ha fatto leggere un tomo che lo ha lasciato interdetto.
Passano tre anni, si decide a tornare lì in seguito a uno strano sogno. La biblioteca è chiusa e la vecchia è morta. Il nipote dell’anziana donna gli invia una lettera dove gli annuncia che ha ereditato la biblioteca. Athanàsios non ci sta e fa di tutto per parlare con lui, che lo invita a Madrid per un confronto a quattr’occhi. Il nipote gestisce un’altra biblioteca ed è un cacciatore di spiriti... 

Incipit

Dicembre 1992

In Inghilterra, a Oxford, capoluogo della contea dell’Oxfordshire, ebbe inizio la mia avventura.
Non sono un ottimo scrittore e spero che possiate perdonarmi. Ho sentito la necessità di mettere tutto nero su bianco per essere sicuro che la mia storia potesse giungere a voi e non essere dimenticata.
Raggiunsi Oxford nel settembre del 1992. Mi ero trasferito colà per frequentare l’università. Avevo diciannove anni e come ogni studente avrei dovuto alloggiare al campus. Il mio carattere ribelle e la mia giovane età, però, mi garantirono un biglietto di sola andata. Due mesi e venni espulso.
Quando partii da Larissa, ricevetti dai miei genitori una modica somma di denaro. Questa mi permise nell’immediato di cercare casa e di non dover abbandonare in tutta fretta l’Inghilterra nel momento in cui venni espulso dal college. Ero sicuro di poter trovare lavoro in breve tempo. A mamma e papà avrei detto che stavo ancora studiando, per non arrecar dispiaceri. Mi sarei comunque realizzato e chissà… al momento giusto avrei anche confessato tutto.
A Burford, un piccolo paesino distante ventinove chilometri da Oxford, un uomo anziano fu felice di affittarmi un monolocale. Centosettantacinque sterline al mese. Non erano poche, ma non trovai nulla di più economico. Inoltre, il monolocale era in buono stato e richiedeva solo qualche piccolo lavoretto di manutenzione. Nel giro di una settimana fui assunto come lavapiatti in un modesto locale in centro. Per il momento avrei potuto accontentarmi, pian piano sarei sicuramente riuscito a trovare qualcosa di meglio.
A causa del mio carattere introverso, per via dei turni al locale e dei lavoretti di ristrutturazione in casa, che assorbivano totalmente le mie giornate, non coltivai amicizie. Venni presto etichettato come un eccentrico lupo solitario. Lo straniero da cui tutti i vicini si tengono alla larga. In verità questa situazione non mi dispiaceva affatto. Stavo bene in Inghilterra e finalmente avevo la mia indipendenza.

Napoleone



Nato in Italia e cresciuto in Africa (per la precisione, ad Addis Abeba, dove ha svolto servizio come poliziotto presso l’ambasciata italiana), Napoleone Di Carlo ha fatto ritorno in Europa e ha scelto la Svizzera come sua nuova patria. Vive a Ginevra, dove gestisce un piccolo albergo, l’Hotel Astrid, situato in un quartiere piccolo e appartato. Qui, vorrebbe dedicarsi alle sue grandi passioni (la criminologia e l’entomologia), ma, sollecitato dalle richieste di aiuto rivoltegli dall’amico Dumas, commissario della polizia ginevrina, è costretto, di volta in volta, ad abbandonare i suoi hobby e le sue normali occupazioni per avventurarsi in indagini complesse e rischiose, (“in bilico fra il giallo e il noir”, come dice lo “strillo” promozionale con cui viene lanciato), che fanno emergere il suo talento di investigatore e le sue capacità di uomo d’azione.

 

lunedì 2 marzo 2026

Alberto Nepomuceno







 

Patty Gurdy: quando una voce diventa un mondo e una ghironda diventa destino

 


di Elisa Rubini

Parlare di Patty Gurdy significa parlare di un’artista che non si limita a creare musica: crea atmosfere, crea mondi, crea una vibrazione che rimane sotto pelle per ore, giorni, a volte settimane.
C’è qualcosa in lei che non è imitabile, non è replicabile, non è addomesticabile. È quell’energia rara degli artisti che arrivano prima al cuore e poi alle orecchie.


La sua voce è un enigma bellissimo: vellutata, profonda, con una malinconia che non pesa ma illumina. È una voce che sembra portarti un messaggio da lontano, da un tempo che non esiste più ma che inspiegabilmente riconosci. Quando canta, non è solo un brano: è un’atmosfera intera che prende forma.

È la sensazione di entrare in un bosco e trovare il silenzio che parla.

E poi c’è la ghironda.




La ghironda, nelle sue mani, non è un accessorio né un tratto distintivo: è il suo doppio. È un suono antico, circolare, ipnotico, che non accompagna semplicemente la voce: la moltiplica. La potenzia.
Ogni rotazione, ogni vibrazione diventa un richiamo primordiale che ti entra nelle ossa.
Patty riesce a fare una cosa difficilissima in tempi moderni: ti stacca dal mondo senza chiedere permesso. La ascolti e sei altrove. Non esistono notifiche, rumori, pensieri intrusivi.
Esiste solo quella musica che avanza come un’onda lenta e precisa, e ti prende tutto: memoria, emozioni, immaginazione. Quello che colpisce, più di ogni altra cosa, è la sua autenticità.
Non c’è artificio, non c’è posa da star, non c’è ricerca di effetto.

C’è una donna che ha scelto di vivere la musica come si vive un rituale: con devozione, con coraggio, con quella vulnerabilità potente che pochi artisti concedono davvero al pubblico. Ogni suo brano sembra un piccolo racconto: parla di sogni, di perdite, di terre lontane, di attese infinite, di speranza che brucia piano. E tu, ascoltandola, non sei spettatore. Sei parte della storia.

Sei dentro quell’atmosfera sospesa, dove la sua voce è la fiamma e la ghironda è il cerchio che la protegge.
Patty Gurdy non fa solo musica folk: fa musica che risveglia parti di te che avevi dimenticato. Parte da un suono antico per toccare emozioni modernissime.