lunedì 4 maggio 2026

Quiz mortali all'Abbazia di Nonantola, di Roberto Roganti



Una storia particolare, una webradio privata si vede al centro di una serie di omicidi. Gli speaker sono coinvolti in prima persona e l'assassino si prende gioco di loro e della polizia. 
Chi uccide si diverte ad annunciare le morti tramite una filastrocca che mette a dura prova gli investigatori. Il tutto si svolge durante un congresso di ministranti che arrivano da tutto il mondo. Una pagina oscura nell'entourage dell'Arcidiocesi Estense di Modena-Nonantola, che mina la solidità della Chiesa stessa. Servi di Dio che incontrano una morte violenta in terra consacrata.
L'omicida sembra essere sempre un passo avanti rispetto a chi gli dà la caccia. E sfida pure Grogghino, che dovrà mettersi in gioco in prima persona. Il nostro becchino, seppur distratto da eventi a lui sconosciuti, quale l'amore, riuscirà a tenere i piedi per terra e a smascherare il killer. 
È una trama incalzante, una corsa contro il tempo, le morti si susseguono e sono sempre più fantasiose. La mente perversa che orchestra questa giostra si dimostrerà un osso duro per tutti, sollevando un tetro velo al di sopra della comunità ecclesiastica modenese.

INCIPIT

... Estrae un mazzo di chiavi dallo zainetto, tra due dita regge quella con il capucchietto rosso, la infila nella toppa e… clack, la serratura si sblocca, senza alcun rumore la porta si apre immettendo in un ingressino buio e angusto; sulla destra l’interruttore che, premuto, dà luce a tutto; la richiude alle spalle e dà due giri al mandante; infine inizia a salire le scale fino al primo piano.

TOC TOC

«Avanti, entra pure Furzèina, è aperto…».
Furzèina, al secolo Livia Parolini, è la speaker del format dove si parla con il pubblico al telefono, ma, soprattutto, si sparla, sempre nei limiti del bon ton; la trasmissione va in onda ogni martedì dalle ventidue a mezzanotte e al sabato da mezzogiorno alle tredici. Si chiama Parlèr in punta ‘d’ Furzèina: musica e ciacole telefoniche. [Parlare in punta di forchetta: musica e chiacchiere telefoniche] 
Gli ascoltatori chiamano in radio e dicono la loro, sfogandosi su tutto… Furzèina elargisce risposte e consigli punzecchiosi.
«Vieni, entra pure Livia, ho su un brano, l’ultimo, non disturbi affatto».
«Ciao Vezz [Marco Vezzani], tutto a posto?». 
La sfacciata risata in falsetto del Vezz l’accoglie con calore. Poi si toglie la cuffia, allontana il microfono e luma come si deve la ragazza che sfila davanti a lui. 
«Entra pupa, ci mancava giusto una donna per saziare i miei istinti primordiali, vieni bambola, fai di me tutto ciò che vuoi…». 
Livia sorride, Marco è simpaticissimo e ha sempre voglia di scherzare. Con la coda dell’occhio scorge un movimento in cabina di regia, che sembra deserta, ma si ode un colpo sordo e un «Porc… Boia…». 
Una testolina rossa si solleva da sotto un tavolo al di là del vetro; una mano accarezza la sommità dei capelli.
«Ti sei fatto male?».
«No… Mi dimentico sempre che questo tavolaccio sporge e ogni volta che vado là sotto per sistemare i cavi, alzandomi non ci penso e do delle craniate da paura».
Vito Pistacchi, tecnico e regista, come di consueto deve affiancare Livia per via delle telefonate in entrata, che devono essere passate in diretta.
Uscito lo speaker di Vuoi fare a botte?, trasmissione rock irriverente di Marco, restano solo Livia e Vito.
La ragazza si accomoda davanti alla consolle, sposta alcuni cursori, controlla il rientro in cuffia, posiziona il microfono alla giusta altezza e fa segno a Vito che è pronta. Lui trappola ancora un minuto, poi alza la mano destra a palmo aperto. Furzèina si schiarisce la gola con un colpetto di tosse. Nell’ambiente irrompe la Fanfara di Rocky. La mano di Vito resta aperta e sollevata per almeno un minuto, poi con le dita fa il conteggio alla rovescia… 4… 3… 2… 1…
«Buonasera e salve a tutti da parte di Furzèina, primo martedì dopo Pasqua, penso ne abbiate da raccontare oggi, potete iniziare a telefonare per sfogare la vostra rabbia, come di consueto ne abbiamo per ben due ore, quindi approfittatene. Siete carichi e incazzati? Come sempre tanta musica e tante chiacchiere… Siete pronti a effondere il vostro malumore? Vedo già in regia Vito fibrillare, le linee telefoniche sembrano bollenti, ma prima di dar voce al primo di voi, ascoltiamoci l’ultimo brano di Modugno…». 
Silenzio di tomba sia in radio che nell’etere per cinque secondi, poi: 
«Scherzavo, ahahah, dai scaldiamo i motori con Natural degli Image Dragons…».
La calda voce di Daniel Coulter Reynolds irrompe nello studio, prontamente Vito abbassa il volume in sala mantenendolo alto solo nella rete. 
«Liv, stasera mi sa che facciamo il botto, c’è un sacco di gente che vuole dire la sua, a quest’ora sono carichi come delle molle, poi c’è quella storia dell’asteroide che ha rotto un po’ le scatole a tutti, basta che non salti fuori un’altra bazza come la pandemia e poi siamo a posto…».
«Tranquillo Vito, li inforchetteremo come al solito e ce li papperemo in un sol boccone».

Passano i minuti, passa un’ora, passa un’altra mezz’ora. I due ragazzi sono un po’ provati, questo è un orario strano, ma nonostante tutto hanno tenuto testa al fiume di telefonate come due cowboy soli con una grossa mandria di tori inferociti; ora vedono la fine e il riposo del giusto avvicinarsi.
«Ragazzi mancano quasi quindici minuti alla fine di questa puntata e ho pensato di chiudere in bellezza, vi propongo un gioco, chiamatemi e proponete quiz, indovinelli, rebus, vediamo se siete bravi e se riuscite a fregarmi… Intanto che ci pensate ascoltatevi Gangnam Style di Psy, in tema con il nostro finale…».
«Buonasera, sai come si chiamava il più grande nuotatore tedesco?... Furzèina… E la più grande bestemmiatrice indiana?... Ciao, e la più grande mangiatrice spagnola?...».
Furzèina risponde a tutti i quesiti, d’altronde si tratta di vecchie freddure, semplice rispondere, soprattutto a una come lei, con un quoziente intellettivo superiore alla media.
«Liv, manca meno di un minuto, ti passo l’ultima… Vai!».
Vito sfuma il brano che sta andando in onda e apre all’ultima telefonata. Un attimo di silenzio, poi una voce roca e strana:

«Indovina indovinello
a Nonantola è sempre bello
da domani stai accorto
prima o poi ci scappa il morto
La morte in Abbazia
una vita si porta via!».

La telefonata si conclude di colpo dopo una tetra risata. 
I due ragazzi si guardano basiti. La paura, lo stupore e lo sgomento disegnano sui loro volti strane mimiche. 
Un attimo di silenzio per la sorpresa, poi Liv fa segno a Vito di chiudere in fretta.


sabato 2 maggio 2026

Falco Bianco



Falco Bianco è stata una serie a fumetti pubblicata in Italia negli anni sessanta dalla casa editrice Dardo; venne ideata e disegnata da Onofrio Bramante. Gli albi vennero pubblicati nel caratteristico formato a strisce tipico del periodo. Vennero ristampati in volumi antologici negli anni 2010 dalle Edizioni If.

È ambientata in Canada, durante la guerra dei sette anni: il protagonista è un francese, in Canada dopo un naufragio, che lotta contro gli inglesi insieme ad un gruppo di trapper.



Progressive Spin, puntata 46, 30 aprile 2026



Reale Accademia di Muscica - Da che tempo e' tempo
Mike Dickson - Coherence IV 04
Project Nayuta - Beyond Boundaries
Diaspro - Piccola Stazione
Liturgia del Piombo - Pagine 1-83
Ombra Della Sera - Fantastic Fly



 

SNMN, puntata 46, 29 aprile 2026



Dizquait - Missfortune
Wandering Tale - Legion
Heavy-Co.Co - Cicinin
Helikon - The Unseen Threat
Luisiana - La paura non esiste
Manleva - Giuda
Dirty Heavens - Gave my life for Rock'n'roll
Rosewood - Ansia
Zak - Come se fossi qui
Filippo Perbellini & Francesco Montisano Orchestra - Declaration
Neraprile - Ryx
Farmakon - Zeitgeist
Massimiliano Martelli - Muro Di Gomma


 

Toma



Stati Uniti, 1973 / Edward Hume e Gerald di Peco

David Torna (Tony Musante) è un credibile detective della polizia di Newark, abilissimo nell'arte del travestimento e protagonista di storie realistiche, piene di sequenze d'azione, caratterizzate da una notevole dose di melodramma per la presenza, a tratti addirittura eccessiva, della moglie Patty (Susan Strasberg, figlia del fondatore e direttore dell'Actor's Studio, celebre scuola di recitazione). 
Non solo era sempre in apprensione, come capita regolarmente alla maggior parte
delle mogli dei poliziotti televisivi, ma era anche triste, melanconica e problematica oltre ogni dire.



Trasmesso dal 4 ottobre 1973 al 6 settembre 1974, per complessivi 24 episodi da 50 minuti, questo realistico melodramma poliziesco ottenne comunque un certo successo presso il grande pubblico, ma quando stava per entrare in produzione
la seconda serie Tony Musante sorprese tutti annunciando che non aveva nessuna intenzione di continuare a interpretare quel personaggio.


Non potendo affidare il ruolo di protagonista a un altro attore la ABC Universal corse ai ripari realizzando Baretta, un'altra serie poliziesca incentrata su un poco ortodosso poliziotto italo-americano, anche lui abilissimo nei travestimenti.

giovedì 30 aprile 2026

Bill Pronzini: Chi ci aspetta su Venere


Tre settimane dopo il ritorno del comandante Richard Stiles e del maggiore Philip Webber – i due componenti l’equipaggio dell’Exploration V, la prima “supernave” con uomini a bordo che fosse atterrata su Venere – ci fu un improvviso, inspiegabile e totale black-out di informazioni tanto da parte della NASA quanto da Washington che favorì una fuga di notizie da parte di «una fonte attendibile». Se non fosse stato per questo, i mezzi di comunicazione e la gente in generale non avrebbero mai conosciuto i particolari della missione prima di qualche mese o qualche anno, ammesso che ne sarebbero mai venuti a conoscenza.
Fino a quel momento, quello che sapevamo era che Exploration V era atterrato su Venere con Stiles e Webber, che avevano trascorso sulla superficie del pianeta dodici ore durante le quali non si erano avute loro notizie (tutto il sistema di comunicazioni di bordo si era guastato poco dopo il decollo); che le manovre per la partenza da Venere erano state effettuate dal Comando Missione e che il rientro era avvenuto in modo del tutto normale. Dopodiché, naturalmente, su tutta la vicenda era stata stesa una cortina di silenzio. Eravamo scesi sulla Luna e su Marte, e adesso gli esperti di metallurgia erano riusciti a darci un lega capace di resistere a temperature superiori ai 1.000 gradi Fahrenheit, il che ci aveva permesso di atterrare su Venere segnando un’altra pietra miliare nella storia dell’umanità. Ma il coperchio ufficiale era stato abbassato e chiuso ermeticamente appena il personale della NASA aveva aperto la capsula. L’unica cosa sicura che si sapeva era che Stiles e Webber erano vivi.
Nel corso di quelle tre settimane il mondo intero rimase in ansiosa attesa, in preda a un senso di apprensione. Perché il segreto, perché il silenzio? Anch’io formulai queste domande nei miei articoli, e temevo più di qualunque altro le risposte. La professione mi ha reso scettico ormai da molto tempo circa certi aspetti “riservati” del nostro accelerato programma spaziale. Avevo l’impressione che facessimo troppe cose disponendo di dati insufficienti; la nostra sete di sapere a volte aveva la

Agatha Christie - Il tempio di Astarte








 

Mattia e Valeria intervistano Roberto Roganti a RadioSalento.net






 

mercoledì 29 aprile 2026

Sir William Turner Walton


Sir William Walton nacque in una famiglia di musicisti; suo padre era il direttore del coro della chiesa locale. Tramite la sua esperienza nel coro si appassionò alla Creazione di Haydn, al Messiah di Georg Friedrich Händel e a molti degli altri lavori tipicamente allestiti nelle chiese.
Quando ebbe compiuto i dieci anni, fu accettato come corista nella cattedrale cristiana dell'università di Oxford, il che fu per lui una grande opportunità. Trascorse moltissime ore tra i libri di musica conservati ad Oxford, studiando interi volumi di composizioni di autori quali Gustav Holst, Igor' Fëdorovič Stravinskij, Béla Bartók, Sergej Prokof'ev, Richard Strauss e Arnold Schönberg, formandosi così nella composizione da autodidatta.

Walton compose diversi brani in quel periodo. Hugh Allen, organista della chiesa, e Thomas Strong, decano della chiesa cristiana, notarono in lui un gran talento, del quale furono molto comprensivi. Nel 1918, mentre si trovava ancora ad Oxford, Walton cominciò a scrivere un quartetto con pianoforte, che diventerà poi uno dei suoi pezzi più apprezzati. Nel frattempo strinse una profonda amicizia con il poeta Sacheverell Sitwell.

Walton lasciò Oxford nel 1920 senza aver ancora conseguito la laurea. Quando lasciò l'università, Sacheverell Sitwell ospitò il giovane William nella sua famiglia come un "fratello adottivo". Lì Walton incontrò molti importanti musicisti e soprattutto la sorella di Sacheverell, Edith Sitwell, sulle cui poesie Walton compose Façade - An Entertainment, oggi considerato uno dei suoi lavori più rappresentativi, benché al suo debutto nel 1922 fosse completamente stroncato dalla critica musicale. Completò inoltre la stesura del quartetto con pianoforte, che presenterà poi a Salisburgo nel 1923.

In questo periodo Walton suonava in una jazz-band, ma continuava a comporre. Iniziava a crescere la sua fama di compositore significativo. La sua Portsmouth Point Overture divenne popolare negli Stati Uniti d'America, e l'Orchestra Sinfonica di Chicago la incluse nel suo repertorio già nell'autunno del 1929.
All'inizio del 1929, intanto, Walton compose un concerto per viola e orchestra per Lionel Tertis. Tertis inizialmente rifiutò il pezzo, che venne poi eseguito da Paul Hindemith. Esso fu subito riconosciuto come un capolavoro. Tertis eseguì di nuovo il pezzo nel 1930.

Sempre in questo periodo compose la sua prima colonna sonora per il film Non mi sfuggirai (Escape Me Never). Nel 1935 eseguì la sua prima sinfonia. Nel 1937 compose una marcia, Crown Imperial, per l'incoronazione di re Giorgio VI e della regina Elisabetta. Dopo altri successi, Jascha Heifetz e il British Council gli commissionarono un concerto per violino e orchestra: presentò il pezzo a Heifetz nel 1939, riscuotendo molto entusiasmo, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale ritardò l'esecuzione del concerto. Negli stessi anni Walton ebbe le sue prime esperienze di direzione d'orchestra, che poi maturarono fino a farlo diventare un direttore molto stimato, in particolare per la sua musica.

Nel 1941 Walton fu richiamato dal servizio militare, e fu incaricato di comporre colonne sonore per film patriottici. Scrisse anche le musiche per l'Enrico V, il primo dei tre film ispirati dal lavoro di William Shakespeare diretti da Laurence Olivier, grazie al quale Walton fu anche nominato per il Premio Oscar.
Finita la guerra, compose una sonata per violino per Yehudi Menuhin e due lavori per commemorare l'incoronazione della regina Elisabetta II, finché nel 1951 ricevette il titolo di baronetto.

Nel 1955, Walton compose le musiche per un altro film shakespeariano di Laurence Olivier, Riccardo III. Scrisse poi per Gregor Piatigorsky un concerto per violoncello e orchestra, eseguito nel 1956, a cui seguirono pezzi corali e orchestrali e un ciclo di canzoni d'amore. Nel 1967, diventato ormai un compositore di chiara fama mondiale, fu ammesso nell'Ordine del Merito.

Sul finire della vita, per Walton divenne sempre più difficile comporre. Provò a scrivere una terza sinfonia, ma l'abbandonò. I suoi ultimi lavori sono per lo più rimaneggiamenti di lavori precedenti, come pezzi corali liturgici.
Walton morì nella sua residenza La Mortella, a Forio, comune dell'isola d'Ischia, l'8 marzo 1983. 


Il Concerto per violoncello, composto nel 1956 e dedicato al violoncellista russo Gregor Piatigorsky, è influenzato dal suo lungo soggiorno nell’isola d’Ischia; la musica, infatti, evoca atmosfere mediterranee in cui il solista e l’orchestra alternano episodi tempestosi e passaggi di grande lirismo. Il concerto viene eseguito per la prima volta il 25 gennaio 1957 con l’Orchestra Sinfonica di Boston diretta da Charles Munch. Esiste anche un arrangiamento di Roy Douglas per violoncello e pianoforte.

L’opera è strutturata in tre movimenti contrastanti: Moderato, Allegro appassionato, Tema e improvvisazioni. Il movimento iniziale si basa su una melodia lieve, oscillante e espansiva che sembra richiamare l’increspatura del moto ondoso (archi in pizzicato); un secondo tema viene sviluppato sull’accompagnamento “tic-tac” dei fiati. Il movimento centrale è concepito in forma di Scherzo, privo tuttavia della sezione Trio. L’energico tema principale è interrotto due volte da un episodio lirico in tempo leggermente più lento; l’accompagnamento è discreto, colorato da celesta e vibrafono. Il movimento conclusivo, il più ampio, propone un tema, quattro “improvvisazioni” (episodi liberi basati su elementi del tema) e una coda. Il tema, elaborato dal violoncello nel registro acuto, è accompagnato dagli archi in pizzicato. La prima improvvisazione appare nell’orchestra con tremolio negli archi e interventi di xilofono, vibrafono, celesta, e arpa; il violoncello contrasta con una melodia in terzine. La seconda improvvisazione è una esibizione virtuosistica per il solista. La terza è una brillante Toccata per orchestra con ampio utilizzo di ottavino, percussioni e di glissandi per corni e arpe. La quarta improvvisazione, per violoncello solo, reca l’indicazione “rapsodicamente”; termina con trilli acuti che si fondono nella coda. Il finale riprende i temi dell’apertura; è ispirato e tranquillo.