mercoledì 7 ottobre 2026

Steven Utley - Regista


 Giaceva supino nel letto e fissava il soffitto buio. La pendola in anticamera suonò l’ora. Le due, pensò, e tutto va... bene...
Il secondo e ultimo rintocco si spense. Si ritrovò ad ascoltare la casa che parlava fra sé, sommessamente, con un profondo mormorio di gola. Il legno scricchiolava e gemeva e da qualche parte, in basso, il termostato ticchettava con un suono appena percettibile. Sembrava che la casa pulsasse in sincronia col borbottio del condizionatore. Dopo un’eternità il borbottio cessò e il meccanismo si assestò. Lui percepiva i sommessi ronzii e fruscii e cercava di suddividerli, di identificarli, invitandoli a fermarsi uno dopo l’altro per dargli la possibilità di riprender sonno.
Senti allora il leggero fruscio di un respiro.
Puttana, pensò.
Al suo fianco ci fu un lieve fruscio.
Maledetta puttana.
Il fruscio cessò.
Grazie, puttana.
Quanto l’odiava. Non aveva bisogno di girarsi per vederla. L’aveva vista anche troppe volte così, e sapeva come gli sarebbe apparsa: la puttana aveva scalciato il leggero copriletto in fondo ai piedi, aveva rialzato la camicia arrotolandola fino al seno, e se ne stava distesa a pancia in su con le gambe divaricate, simile in tutto e per tutto a una mostruosa ranocchia bianca pronta per essere sezionata.
Quanto l’odiava.
Non si trattava solo di piccoli fatti irritanti accumulatisi con l’andare degli anni, né di altri, più gravi. E che presto, troppo presto aveva cominciato raccoglierli, catalogarli, collezionarli e a coltivare il più piccolo seme di irritazione, delusione, risentimento, finché non era sbocciato il fiore dei disgusto e dell’odio. Sapeva che un giorno, o una notte, avrebbe finalmente ceduto, esplodendo come il Krakatoa; lei sarebbe diventata di ghiaccio e insieme avrebbero fatto tremare il mondo distruggendosi a vicenda.
Sarebbe arrivato a quel punto.
Era inevitabile.
E allora perché non sbarazzarsi di lei?
Sussultò. Non aveva avuto intenzione di spingersi fino a quel punto. Ripeté più

Jolanka



Jolanka è un personaggio immaginario protagonista di una omonima serie a fumetti italiana pubblicata dalla Furio Viano Editore negli anni settanta sulla scia del successo del fumetto erotico inaugurato dalla serie Isabella alla fine degli anni sessanta. Fu il primo fumetto per adulti realizzato a colori. La serie venne ristampata in formato tascabile in bianco e nero negli anni settanta in una nuova serie che presenta anche storie inedite. La serie ebbe un notevole successo raggiungendo alte tirature per un lungo periodo.

Durante la seconda metà del XVI secolo, Jolanka, è una bella ragazza di nobili origini diventata la dama di compagnia di Maya De Rosales, amante del viceré di Panama; quest'ultima la introduce a corte ma presto nasce una rivalità fra le due che si innamorano del nobile Hidalgo. Jolanka riesce ad avere la meglio ma Maya per vendicarsi ordisce un complotto che costringe Hidalgo a fuggire per non essere imprigionato a seguito della falsa accusa di aver cospirato contro il viceré. Hidalgo, divenuto un fuorilegge, dopo essere finito a capo di una nave di pirati, morirà in un agguato. Jolanka, per vendicarsi di Maya, prende il comando della nave dei pirati indossando una maschera di Hidalgo vivendo avventure di genere piratesco con venature erotiche.






 

martedì 6 ottobre 2026

Félix-Alexandre Guilmant


Félix Alexandre Guilmant (Boulogne-sur-Mer, 12 marzo 1837 – Meudon, 29 marzo 1911) 

Apprezzato concertista d'organo, con molte tournée in Europa e in America al suo attivo, Guilmant viene nominato, nel 1871, organista della chiesa della Sainte-Trinité a Parigi. Assieme a Vincent d'Indy e Charles Bordes fonda nel 1896 a Parigi la Schola Cantorum e succede a Charles-Marie Widor nella cattedra d'organo del conservatorio di Parigi.

Cura, assieme a André Pirro, l'edizione degli Archives des Maîtres de l'Orgue, una raccolta di spartiti organistici dedicata agli autori classici francesi (10 volumi, pubblicati dal 1898 al 1914). Sulla stessa falsariga cura l'edizione dell'École classique de l'Orgue (25 volumi, pubblicati dal 1898 à 1903), dedicata ai maestri stranieri. Tenne una corrispondenza con il compositore ed organista italiano Dionigio Canestrari.

Nell'ultimo quarto del XIX secolo, Parigi era un fermento musicale. La fondazione, nel 1860, dei Concerts populares da parte di Jules Pasdeloup ampliò il pubblico musicale, includendo la nascente borghesia e le classi inferiori. I Concerts Colonne, fondati nel 1872, si concentrarono sulla presentazione della musica francese: vennero costruite diverse sale da concerto... la musica divenne parte integrante della vita parigina e dell'orgoglio nazionale. Le audizioni della Société des Grandes (fondata per promuovere la "musica d'arte") e persino i grandi magazzini Bon Marché offrivano concerti pubblici gratuiti con "musicisti residenti" e corsi di educazione musicale.

Parallelamente a tutto ciò, l'opera tradizionale fioriva, il Conservatorio e i suoi Concerts du Conservatoire mantenevano una forte presenza, e persino lo zoo offriva regolarmente concerti pubblici. Compositori francesi come César Franck, Gabriel Fauré, Henri Duparc, Offenbach e Saint-Saëns erano acclamati e venerati. Questo era l'ambiente in cui Alexandre Guilmant si trovò quando si trasferì a Parigi nel 1871, dove fu nominato parroco della chiesa della Trinità. Rimase lì per 30 anni, dopodiché intraprese la carriera di organista itinerante. Fu il primo grande organista francese a effettuare una tournée negli Stati Uniti nel 1904, dove tenne una serie di 40 concerti. Divenne anche un artista molto apprezzato in tutta Europa, tanto che un critico lo paragonò a "una pop star". In Inghilterra, i suoi concerti attiravano talvolta oltre 10.000 persone. (Paul Serotsky)

A quel tempo, gli organi si erano evoluti a tal punto nelle loro capacità timbriche, nel loro design e nelle loro funzionalità che César Franck esclamò: "Il mio organo: è un'orchestra!". Gran parte del merito va all'organaro francese Aristide Caville-Coll, il cui sviluppo della trasmissione meccanica, dei registri aggiuntivi che permettevano all'orchestra di suonare come diversi strumenti (come flauto, oboe o tromba), dell'accoppiamento delle tastiere e delle variazioni nella tolleranza della pressione pneumatica, rese l'organo una straordinaria fonte di potenza, ispirazione, dinamica grazie alla cassa espressiva e ricchezza armonica. Talvolta questi splendidi strumenti venivano chiamati organi sinfonici.

Sebbene il periodo barocco (1600-1750) avesse dedicato enorme attenzione all'organo, l'idea di grandi composizioni in stile sinfonico offrì nuove prospettive e un prestigio crescente per l'organo nelle sale da concerto. Tra i compositori/organisti francesi più noti si annoverano César Franck, Charles-Marie Widor, Marcel Dupré, Fleury e Félix-Alexandre Guilmant.

Guilmant ebbe la fortuna di poter utilizzare uno degli strumenti "moderni" del suo amico Caville-Coll. Rimase straordinariamente dedito alla composizione organistica, alla didattica, alla costruzione e all'esecuzione di organi per tutta la vita. Era particolarmente rinomato per la sua straordinaria capacità di improvvisazione.


La Messe Solennelle No. 3 in Mi bemolle maggiore, Op. 11 di Alexandre Guilmant è un capolavoro del romanticismo francese per coro misto (SATB), solisti e organo (o orchestra). 
Scritta originariamente nel 1852 e pubblicata nel 1856, fonde la tradizione classica con sonorità orchestrali e organistiche.
L'opera si sviluppa nei movimenti canonici dell'Ordinario della Messa, oltre all'Offertorio:

Kyrie: maestoso e intimo, con alternanza tra solisti e coro.
Gloria: esuberante e ricco di contrasti dinamici.
Credo: solenne e drammatico, che esalta le affermazioni del testo.
Sanctus e Benedictus: caratterizzati da grande slancio spirituale.
Agnus Dei: riflessivo e corale.
O Salutaris Hostia o Offertoire: un momento di lirismo puro spesso inserito nella liturgia.


domenica 4 ottobre 2026

Progressive Spin, puntata 53, 1 ottobre 2026

 


Protest The Hero - The Mariner
Tusmørke - Lidskjalv
Deep Purple - Guilt Trippin'
Yes - Countermovement




sabato 3 ottobre 2026

SNMN, puntata 53, 30 settembre 2026


Terry Brugellis - Amma Kalea
Dasp - Tempi moderni
Ottodix - Artificio naturale
Melancholia - Schifo
Nicola Ferrari - Le cose che sai
Giorgio Conte - Didiudiè
Bed Time Stories - Just a friend
Epigrafi - Atlas
Kristals - Birra fresca
Mater - Adolescenti
Neraprile - Dentro Marylin
Tiziano Lugli - Gotta go away
Simone Porreca - Tutto che corre



venerdì 2 ottobre 2026

L’acume del becchino: due delitti, due enigmi, un investigatore fuori dagli schemi



La narrativa gialla ha abituato i lettori a commissari, investigatori privati, giornalisti curiosi e dilettanti trascinati quasi per caso dentro un’indagine, mentre Roberto Roganti sceglie una strada molto meno prevedibile e affida il centro della serie L’acume del becchino a Grogghino, personaggio che porta con sé un rapporto con la morte decisamente diverso da quello di un investigatore tradizionale. Il titolo della serie chiarisce subito quale sia la caratteristica destinata a distinguerlo, perché l’acume non appartiene a un professionista delle indagini, ma a qualcuno abituato a osservare la morte da una prospettiva concreta, quotidiana e inevitabilmente particolare.

I due romanzi che compongono la serie, L’insolvente e Omicidio in live streaming, partono da situazioni molto diverse e mostrano due modi quasi opposti di costruire un mistero. Nel primo caso Roganti utilizza il fascino classico del delitto apparentemente impossibile, mentre nel secondo porta l’omicidio dentro una realtà dominata dalle immagini, dalla comunicazione digitale e dalla possibilità di assistere a qualcosa senza comprenderne realmente il significato.

L’insolvente conduce Grogghino dentro un’indagine costruita attorno a uno dei meccanismi più affascinanti del giallo, quello della camera chiusa, nel quale il vero problema non consiste soltanto nello scoprire chi abbia commesso il delitto, ma nel capire come sia stato possibile compierlo. L’omicidio avviene in un appartamento del Villaggio Giardino di Modena e coinvolge una vittima la cui vita privata aggiunge ulteriori elementi di complessità alla vicenda. L’indagine nasce quindi da una contraddizione apparente, perché qualcosa è accaduto in condizioni che sembrano rendere impossibile l’intervento di un assassino, costringendo chi cerca la verità a mettere in dubbio ciò che inizialmente appare evidente.

La scelta di affidare proprio a Grogghino un caso di questo tipo permette a Roganti di giocare con le regole più tradizionali del genere senza riproporre il consueto investigatore infallibile. Il personaggio si muove infatti con uno sguardo diverso, meno legato alla formalità dell’indagine istituzionale e più vicino alla capacità di cogliere dettagli, comportamenti e incongruenze che possono assumere un significato soltanto quando vengono osservati nel loro insieme. Il mistero diventa così anche una prova di attenzione, perché il delitto impossibile smette di esserlo soltanto quando qualcuno riesce a individuare ciò che gli altri hanno trascurato.

Omicidio in live streaming cambia radicalmente scenario e porta il lettore in una dimensione molto più contemporanea. Un giovane dal volto nascosto viene ucciso durante una trasmissione online e Grogghino assiste direttamente a ciò che accade attraverso lo schermo. La particolarità dell’indagine nasce proprio da questa esposizione pubblica del delitto, perché vedere un omicidio non significa necessariamente comprenderlo, così come assistere alla morte di una persona non significa conoscerne l’identità, la storia o i motivi che l’hanno resa bersaglio di qualcuno.

Roganti costruisce quindi un secondo enigma nel quale il punto di partenza è quasi opposto rispetto a quello de L’insolvente. Nel primo romanzo il mistero nasce da un luogo chiuso e da un delitto che sembra materialmente impossibile, mentre nel secondo l’evento criminale si manifesta davanti a uno schermo e, almeno in apparenza, sotto gli occhi di tutti. La quantità di immagini disponibili, però, non rende automaticamente più semplice arrivare alla verità, perché l’identità nascosta della vittima e il contesto nel quale è maturato l’omicidio trasformano ciò che è stato visto in qualcosa che deve ancora essere interpretato.

L’indagine porta Grogghino fuori dal territorio modenese e lo conduce nel Mantovano insieme al commissario Bertini, ampliando lo spazio narrativo senza modificare il cuore della serie. Il personaggio continua infatti a muoversi dentro situazioni nelle quali l’apparenza fornisce soltanto una risposta parziale, mentre la soluzione richiede di andare oltre ciò che si vede, ricostruendo collegamenti e motivazioni che non emergono immediatamente dalla scena del crimine.

Proprio il confronto tra i due romanzi permette di cogliere l’idea più interessante alla base de L’acume del becchino. Roganti non costruisce due storie identiche cambiando soltanto vittima e ambientazione, ma mette Grogghino davanti a enigmi profondamente differenti, uno legato alla tradizione più classica del giallo e l’altro immerso in una realtà tecnologica nella quale persino un delitto può trasformarsi in uno spettacolo osservato attraverso uno schermo.

La serie trova così una propria identità nella combinazione tra mistero e punto di vista, perché Grogghino non viene definito soltanto dal mestiere che svolge, ma soprattutto dal modo in cui osserva ciò che gli accade intorno. La sua familiarità con la morte non lo rende immune alla sua gravità, ma gli consente di affrontarla senza quella distanza che normalmente separa una persona comune dal cadavere che diventa il centro di un’indagine.

L’insolvente e Omicidio in live streaming raccontano quindi due casi differenti che condividono la stessa domanda fondamentale: quanto possiamo fidarci di ciò che sembra evidente? Una stanza chiusa può nascondere un passaggio logico che ancora non abbiamo individuato, mentre una morte vista in diretta può lasciare più interrogativi di un delitto avvenuto lontano dagli occhi di tutti. In mezzo rimane Grogghino, un becchino trasformato in investigatore proprio perché, davanti alla morte, possiede uno sguardo che gli altri non hanno

 

Annie Vivanti - Scherzo (Allegro ma non troppo), 1931






 

mercoledì 30 settembre 2026

Edward D. Hoch - La stanza oblunga


Il caso fu competenza di Fletcher sin dall’inizio, ma quando arrivò la telefonata, il capitano Leopold uscì in auto con lui. Sembrava una storia già chiusa, con l’unico sospetto letteralmente trovato a vegliare la vittima, e, in una giornata noiosa, Leopold pensò che fare un salto all’università potesse essere piacevole.
Lì, lungo il fiume, gli alberi avevano già il colore dell’autunno, e nel parco, a tratti, il fumo che si alzava dalle foglie che bruciavano oscurava la strada. Per essere autunno, il giorno era caldo, assolato. Un giorno poco adatto a un omicidio.
— L’università non è cambiata molto — commentò Leopold, mentre svoltava nella viuzza stretta che dalle case delle confraternite portava alla torre della biblioteca. — Qualche dormitorio nuovo, e un nuovo stadio. Tutto qui, più o meno.
— Erano quattro o cinque anni che qui non succedeva più niente, da che c’è stato quel bombardamento — disse Fletcher. — Questo caso sembra molto più facile, comunque. Hanno già preso il colpevole. Ha ucciso a pugnalate il suo compagno di stanza e poi è rimasto lì col cadavere.
Leopold non rispose. Si erano fermati davanti a uno dei nuovi dormitori, un grosso edificio che si proiettava verso il cielo come un condominio per la media borghesia, tutto mattoni e cemento.
In quel momento, era circondato da una folla di studenti. Leopold mostrò il suo distintivo e fece strada.
La stanza era al terzo piano, affacciata sul fiume. Pareva identica a tutte le altre: una struttura oblunga, deprimente, con un letto a castello, due scrivanie gemelle, due armadi, e una grande finestra panoramica di fronte alla porta. Il medico legale era già arrivato, e alzò la testa all’ingresso di Leopold e Fletcher. — Siamo pronti a trasportarlo via. Per voi va bene, capitano?
— I ragazzi hanno già scattato le foto? D’accordo, allora. Fletcher, vedete di scoprire il possibile. — Poi, al medico legale: — Come lo hanno ucciso?
— Un paio di ferite da pugnale. Farò l’autopsia, ma non ci sono molti dubbi.
— Da quanto tempo è morto?
— Un giorno circa.
— Un giorno!
Fletcher aveva interrogato gli altri, prendendo appunti. — Gli uomini del distretto hanno fatto già quasi tutto, capitano. Il ragazzo morto è Ralph Rollings, studente del secondo anno. Il suo compagno di stanza ammette di essere rimasto qui col cadavere per una ventina d’ore prima che li scoprissero. Il compagno di stanza si chiama Tom McBern. E di là, nella stanza accanto.
Leopold annuì, passò dalla porta di comunicazione. Tom McBern era alto e magro, e anche abbastanza bello, con un suo fascino vagamente tenebroso. — Lo avete informato dei suoi diritti? — chiese Leopold ad un agente.
— Sì, signore.
— Okay. — Leopold sedette sul letto, di fronte a McBern. — Cosa hai da dire, figliolo?
Gli occhi castano scuro incontrarono lo sguardo di Leopold.
— Niente, signore. Credo di volere un avvocato.
— È un tuo diritto, ovviamente. Non vuoi fare dichiarazioni su come è morto il tuo compagno di stanza, o spiegarci come mai sei rimasto nella stanza con lui per