HAPPY HOUR
Questi volumi non vogliono essere una vera guida per ristoranti, ma una specie di diario, dove si parla non solo di ristoranti, ma anche di ricette di cucina e di disquisizioni soprattutto in tema gastro-eno-culinario, scritto da un dilettante che utilizza quello da lui stesso pubblicato su www.gustamodena.it, dal suo ingresso fino a metà del 2010. Ho faticato per la stesura di questo strano libro, ho già cambiato venti volte la prefazione, ho cambiato cento volte la scaletta del racconto, alla fine ho optato per un’interpretazione cronologica dell’intensa relazione amorosa tra me e GustaModena fino alla nostra separazione, ma questo non ha le pretese di essere un vero libro d’amore ne tanto meno un libro storico, un giallo, un thriller o quello che volete, semmai una specie di storiella decisamente autobiografica di tre anni della mia vita, e di concerto, di quella parte della realtà di GustaModena che ho vissuto in prima persona, dagli albori ai giorni nostri, dove per giorni nostri identifico il mio compleanno del 2010. Perché proprio quella data? Perché quel giorno ho capito che l’idillio tra me e il sito era finito, o perlomeno mi era svanito l’entusiasmo iniziale, non provavo più stimoli a scrivere “di mangiare”, non avevo più voglia di dare notizie utili ed interessanti, non avevo più voglia di uscire per sbaraccare. E come tutte le belle storie d’amore anche questa è terminata. Avevo avuto una crisi al secondo anno, ma alla quasi scadenza del terzo, nella mia zucca è scattata una molla che mi ha fatto capire che dovevo riprendermi la vita, che dovevo ritornare a correre con le mie gambe, che era ora che mi togliessi il bavaglione. Ovvio che non abbandono la nave, ma la mia presenza sarà sempre più anonima, non più dettata da spirito di corpo ma piuttosto da voglia di libertà. E proprio quel giorno ho capito che nonostante io abbia dato molto a questo sito la ciurma si stava scordando di me e mi stava relegando dal ponte alla stiva. Mi sono deciso a scrivere queste cose perchè questa è stata una bellissima avventura, con tanti alti e qualche basso, ma che nel complesso merita di essere conosciuta e raccontata tanto quanto è valso averla vissuta, e continuare a viverla marginalmente anche se con poca passione.
Direi un periodo quasi mitico, che ha dato una scossa alla mia vita e, sicuramente, a quella di tanti altri modenesi che si sono tuffati, prima alla cieca e poi a ragion veduta, in questa avventura che sotto sotto ha cambiato la nostra esistenza, il nostro modo di vedere le cose, il senso delle nostre azioni, ribaltando il precedente concetto di vita dei modenesi dai ventanni in su. È stato come un terremoto in una città tranquilla, dove la gente aveva difficoltà a relazionarsi e a proporsi per nuove conoscenze, per una ancestrale difficoltà oggettiva di una città provinciale. E invece con GM sono state mischiate le carte, e quell’orso che era dentro di noi è uscito dal letargo e si è miscelato nel parco della vita con tutti gli altri, creando una grande comunità, che pian piano ha cominciato a coinvolgere anche i paesi limitrofi, estendendo questa voglia di vivere e di divertirsi oltre i confini della provincia. Un fenomeno importante che ci ha tolti dalla melma dell’anonimato e ci ha portati alla ribalta. Ora i modenesi si possono sentire fieri di appartenere a questa comunità, nella quale stanno iniziando a convolare anche dalle città vicine.
E tutto questo mi ha dato la forza di trascriverlo per i posteri, alla faccia della modestia (auguri vivissimi a chi avrà il coraggio di terminarlo), e se non lo leggerà nessuno, non saprete mai cosa vi perdete, ma a me non interessa. Molti mi considerano un grafomane, ma io sono felice di esserlo, perché per la prima volta nella mia vita riesco a esprimere appieno i miei sentimenti, le mie paure, le mie gioie ad un pubblico diverso dalla mia mente…













