mercoledì 13 maggio 2026

Wilhelm Stenhammar


(Stoccolma, 7 febbraio 1871 – Jonsered, 20 novembre 1927) compositore, pianista e direttore d'orchestra svedese. A Stoccolma ricevette la sua prima educazione musicale. Andò poi a Berlino per approfondire i suoi studi musicali.

Divenne un grande ammiratore della musica tedesca, in particolare di Richard Wagner e di Anton Bruckner. Stenhammar stesso descrisse lo stile della sua Prima sinfonia in Fa maggiore come “idilliaco Bruckner”. Successivamente, come altri compositori svedesi della sua generazione (tra cui Adolf Wiklund, a cui fu legato da una stretta amicizia) cercò nella scrittura musicale uno gusto più nordico, ispirandosi all'opera di Carl Nielsen e Jean Sibelius. Soprattutto la seconda sinfonia di Sibelius ebbe un grande effetto su Stennhammar, portandolo a cambiare il suo stile e a rinnegare il valore della sinfonia che aveva composto poco tempo prima .

Dal 1906 al 1922 fu direttore artistico e direttore principale dell'Orchestra Sinfonica di Göteborg, la prima orchestra sinfonica professionale a tempo pieno in Svezia non legata a un teatro. In tale veste, organizzò molte esecuzioni di musica scritta da compositori contemporanei scandinavi.
Nel 1909, ricoprì per breve tempo la carica di direttore musicale presso l'Università di Uppsala, dove gli succedette Hugo Alfvén l'anno successivo.

Stenhammar morì d'infarto a 56 anni di età a Jonsered, nella provincia storica di Västergötland. È sepolto a Göteborg. Gli è stato dedicato l'asteroide 15239 Stenhammar.


Il Primo Concerto per pianoforte di Wilhelm Stenhammar (1871-1927) è stato registrato diverse voltei. Il n. 1, sebbene debitore a Brahms (in particolare), Grieg e Čajkovskij, possiede tutti gli elementi lirici e travolgenti del tradizionale concerto romantico di fine Ottocento. Merita quasi un posto al sole: il secondo soggetto del primo movimento è splendido e c'è uno scherzo vivace alla Saint-Saëns e un movimento lento deliziosamente espressivo (il migliore dei quattro). Il finale ha come tema principale una danza cupa e poco gratificante; A metà, Stenhammar cambia rotta, si dirige verso pascoli più tranquilli e, contrariamente alle aspettative, si conclude in un clima di silenziosa intimità, un invito esplicito ai pianisti a non programmare l'opera.


Alena Tomlenova







martedì 12 maggio 2026

Ferenc Herczeg - La donna meravigliosa, 1948










R. M. Wallisfurth: S.O.S. dischi volanti, N.80



L'autore sostiene, attraverso le vicende di questo interessantissimo romanzo, la tesi che l'amore è la forma maggiore dell'universo e che l'intelligenza, da sola, non può portare alla perfezione. Vediamo infatti un popolo che sembra abbia raggiunto il più alto grado di civiltà e di perfezione; gli abitanti, dal cervello smisuratamente sviluppato, di un pianeta sconosciuto, che visitano periodicamente la Terra sui loro dischi volanti e sono giunti alla conclusione che la Terra sia popolata da esseri ancora primitivi e perciò da incivilire, guarendoli da ciò che essi considerano una deleteria, terribile malattia: il sentimento. Questo popolo di nani dalla grossa testa, infatti, non conosce il sentimento, agisce soltanto per puro ragionamento e ha raggiunto quella che crede la perfezione. Un nano, catturato col suo disco da un pilota terrestre, finisce per intendersi con questo e per capire, quando lo vede esporre la propria vita per salvarlo, che l'amore non è una malattia, ma qualcosa di grande, meraviglioso e potente che porta l'uomo o comunque l'essere pensante a superare tutti i propri limiti, cosa che invece il puro intelletto non riesce a fare. E' questo il primo romanzo di autore tedesco che la collezione Urania presenta ed è steso con la precisione, la meticolosità d'analisi, la logica e l'intelligenza di un profondo psicologo che sa trarre dalla sua scienza voli di poesia. Siamo sicuri che il lettore seguirà, affascinato e conquistato, la vicenda sempre vivace, interessante e profondamente umana di questo romanzo.
 

Agatha Christie: L'uomo vestito di marrone, n.80



Dopo aver assistito a un mortale incidente in metropolitana, Ann Beddingfield, una ragazza dotata di sangue freddo e amore per l’avventura, riesce a scorgere alcuni indizi sfuggiti alla polizia. Cercando di mettere a frutto la sua scoperta per far strada nel giornalismo, la giovane si trova però ben presto a fronteggiare un misterioso “colonnello”, capo di una pericolosissima multinazionale del crimine, e un affascinante uomo vestito di marrone sospettato di un feroce delitto. 

Leggere Conta


Nel mondo moderno tutto sembra andare veloce. Le persone scorrono contenuti in continuazione, leggono titoli senza approfondire, guardano video di pochi secondi e passano subito al successivo. In mezzo a questa corsa costante, la lettura rischia di apparire come qualcosa di vecchio, lento o addirittura inutile. Eppure è proprio oggi che leggere è diventato una delle abilità più importanti da coltivare.

Leggere non significa soltanto accumulare informazioni o conoscere più parole difficili. Significa allenare la mente a ragionare, immaginare e comprendere davvero ciò che accade attorno a noi. In una società dove tutti parlano velocemente ma pochi ascoltano davvero, chi legge sviluppa una profondità sempre più rara.

Ogni libro obbliga il cervello a fermarsi e concentrarsi. È quasi un gesto rivoluzionario in un’epoca costruita sulla distrazione continua. Le notifiche interrompono i pensieri, i social spingono a consumare contenuti rapidamente e spesso si perde la capacità di mantenere viva l’attenzione anche solo per pochi minuti. La lettura invece insegna pazienza, concentrazione e capacità di riflessione.

Ma i vantaggi non finiscono qui. Chi legge abitualmente sviluppa anche un linguaggio più ricco. Riesce a comunicare meglio le proprie idee, ad esprimere emozioni con più precisione e ad affrontare conversazioni in modo più consapevole. Questo fa una grande differenza sia nella vita personale che nel lavoro. Saper parlare bene, scrivere bene e comprendere davvero gli altri è ancora oggi una delle competenze più potenti che una persona possa avere.

La lettura aiuta anche a sviluppare empatia. Quando leggiamo un romanzo entriamo nella mente dei personaggi, viviamo le loro paure, i loro sogni, le loro fragilità. In questo modo impariamo a comprendere meglio anche le persone reali. Non è un caso se molti grandi comunicatori, scrittori e professionisti sono lettori abituali: leggere amplia il modo di vedere il mondo.

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato. I libri offrono uno spazio personale lontano dal rumore continuo della realtà digitale. Aprire un libro significa prendersi un momento solo per sé stessi. Non importa che si tratti di narrativa, fantasy, thriller, poesia o saggi: ogni lettura può diventare una piccola pausa mentale capace di rigenerare.

Molti pensano che oggi basti guardare brevi video informativi per imparare tutto. In realtà leggere resta uno degli strumenti più completi per costruire conoscenza vera. Un libro approfondisce, collega idee, lascia il tempo di riflettere. Non offre solo risposte immediate: insegna a pensare.

Anche nel mondo del lavoro la differenza si nota sempre di più. In un mercato pieno di persone che comunicano in modo superficiale, chi possiede capacità di analisi, immaginazione e comprensione parte spesso con un vantaggio enorme. La lettura alimenta tutte queste qualità senza che quasi ce ne accorgiamo.

Forse il vero valore della lettura nel mondo moderno è proprio questo: ci restituisce profondità in una realtà che tende continuamente alla superficialità. Leggere significa rallentare abbastanza da capire davvero qualcosa, invece di limitarsi a consumarla velocemente.


E forse è per questo che, ancora oggi, chi legge possiede davvero una marcia in più.


domenica 10 maggio 2026

Nobody with Maura Lisci






 

Roberto Roganti - Teatroci o morte



Torino, al Salone Internazionale del libro Roberto Roganti affianca il suo editore Alessandro Balzano per dagli una mano. Una sera decide di portarlo a teatro, ad assistere a una esilarante commedia de I Teatroci, compagnia che conosce da tempo. Al momento degli applausi finali sul palco resta solo un cadavere. 

Roberto è uno scrittore di libri gialli, così assieme decidono di fermarsi a Torino e indagare. Alessandro percependo la titubanza dell'amico, con una battuta gli suggerisce di parlare con il suo personaggio, Grogghino, per farsi dire cosa deve fare. Durante la notte Roberto non riesce a prendere sonno, così accende il laptop ed evoca il suo personaggio, che lo redarguisce e gli dice cosa fare. 
Alla coppia si unisce David Pavoncello, l'amico d'infanzia di Roberto, che nei gialli impersona il medico legale. Così il trio inizia a indagare, tra una mangiatina e l'altra, e si mette a disposizione dell'ispettore che segue il caso e … 
Sullo sfondo una Torino misteriosa e personaggi molto particolari.  
Una domanda sorge spontanea, però, Grogghino c'è o non c'è?


INCIPIT


PROLOGO

«Ciao Grogghino!».
«Ehilà Roberto, cosa ti porta da queste parti? Non è passato molto tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti. Hai già pubblicato l’ultima avventura che ti ho raccontato?».
«Certo che sì, l’ho intitolata L’inutile strage. È piaciuta parecchio. Guarda, ti ho chiamato solo per dirti una cosina particolare. La prossima avventura non sarai tu a raccontarmela, ma è un’avventura tutta mia. Ci sono io, il mio editore e pure l’amico David Pavoncello, quello che con te fa il medico legale. Ci siamo in carne e ossa. Ho creato una storia strana. Ecco, non so come dirtelo. Insomma, tu ci sei e non ci sei. Per una volta stai al palo».
«Dai, ci sta. Mi piace ascoltare anche le storie altrui. Ma, scusa, allora, se io non ci sono, perché ti sei preoccupato di avvertirmi? Potevi pubblicarla tranquillamente senza dirmi nulla, mica mi offendevo».
«È qui il punto. Tu non ci sei ma ci sei».
«Quando fai così mi preoccupi. Sputa il rospo».
«Ecco, allora… ti anticipo solo una cosa. Tu non ci sei ma io ti evoco».
«Mi evochi? Che cavolo vuol dire che mi evochi?».
«Ti evoco. Sono stato coinvolto in un evento delittuoso e non sapendo come comportarmi, ti contatto… come facciamo qui adesso. Insomma, sto chiedendoti il permesso di coinvolgerti in questa strana avventura dove io ti chiamo e tu mi dai dei consigli. Cioè, avrei potuto fare tranquillamente a meno di te, ma tu sei il mio pupillo e ho pensato di darti una piccola parte».
«Interessante… e allora, me la racconti, così mi diverto un po’ anch’io? Ovviamente permesso accordato».


Torino

Roberto si è alzato presto. È solo nella camera dell’hotel. Si trova a Torino. Il suo editore, Alessandro Balzano, ha uno stand al Salone Internazionale del Libro che si sta volgendo in questi giorni. 
Esce con calma dalla stanza, scende con l’ascensore e dopo aver fatto colazione fa chiamare un taxi dalla reception. 

Mezz’ora dopo, con il pass, entra nella struttura che ospita il Salone; raggiunge lo stand della Casa Editrice Balzano / Il Giardino della Cultura e lì trova Alessandro. 
«Ciao, buongiorno, eccomi pronto a darti una mano. Hai fatto bene a invitarmi, almeno in due il tempo passa meglio».
Parlano del più e del meno, mentre la gente si ferma e osserva i libri che sono esposti. Ci sono i testi di tutti gli autori della casa editrice; la gente è soprattutto interessata a quelli della collana Nerostorie: i thriller, i gialli, i noir attirano molto di più degli altri generi, ma anche i romanzi rosa si difendono.
Fanno a turno uno spuntino, per non lasciare sguarnito lo stand. Poi verso l’ora di chiusura Roberto si rivolge ad Alessandro.
«Che programmi hai per questa sera?».
«In verità assolutamente nulla, domani la Fiera termina e vorrei rilassarmi un po’ con qualcosa di frivolo, sono qui dentro da quattro giorni e i libri ormai mi escono anche dagli occhi. Cosa vuoi propormi?».
«Intanto andiamo a mettere qualcosa sotto i denti, lo spuntino mi ha solo solleticato l’appetito. Sai, a me piace seguire quelle trasmissioni in tivù con i programmi di genere reality e culinario. Il mio preferito è quello che vede sfidarsi quattro ristoratori, che valutano tra loro i propri menù, sotto la supervisione di uno chef noto che la conduce da anni. In una delle puntate ricordo che erano proprio qui a Torino. Mi sono informato e ti porto in un locale dove fanno una lasagna particolarissima: funghi porcini e tartufo bianco. Dai, poi il tartufo è una specialità del Piemonte. Lo si trova nelle Langhe, nel Monferrato e nel Roero, ma anche nell'alessandrino, ad Alba, e qui attorno sulle colline torinesi. Mi hanno detto che il perfetto abbinamento è il Nebbiolo, un vitigno a bacca nera autoctono di questa regione. Un vino rosso iconico e con un incredibile potenziale d'invecchiamento. E per concludere la serata andiamo a teatro».
«A teatro?».
«Sì, a teatro. Ho un amico che vive qui in zona, Cristiano Tassinari, originario di in un paesino del ferrarese, che oltre a essere un giornalista e un telecronista sportivo, fa parte di una compagnia teatrale un po’ particolare. Fanno rappresentazioni comiche, sono bravi e si ride spesso a crepapelle».
«Interessante, dai, affare fatto».

La cena viene consumata e apprezzata ai massimi livelli. Sarebbero un po’ pienotti, ma siccome il ristorante si trova in centro vicino alla Mole Antonelliana e a poche centinaia di metri dal teatro, optano per una passeggiata digestiva. Quindici, venti minuti e sono al botteghino.

 

Nobody with Debora Forni