mercoledì 30 settembre 2026

Edward D. Hoch - La stanza oblunga


Il caso fu competenza di Fletcher sin dall’inizio, ma quando arrivò la telefonata, il capitano Leopold uscì in auto con lui. Sembrava una storia già chiusa, con l’unico sospetto letteralmente trovato a vegliare la vittima, e, in una giornata noiosa, Leopold pensò che fare un salto all’università potesse essere piacevole.
Lì, lungo il fiume, gli alberi avevano già il colore dell’autunno, e nel parco, a tratti, il fumo che si alzava dalle foglie che bruciavano oscurava la strada. Per essere autunno, il giorno era caldo, assolato. Un giorno poco adatto a un omicidio.
— L’università non è cambiata molto — commentò Leopold, mentre svoltava nella viuzza stretta che dalle case delle confraternite portava alla torre della biblioteca. — Qualche dormitorio nuovo, e un nuovo stadio. Tutto qui, più o meno.
— Erano quattro o cinque anni che qui non succedeva più niente, da che c’è stato quel bombardamento — disse Fletcher. — Questo caso sembra molto più facile, comunque. Hanno già preso il colpevole. Ha ucciso a pugnalate il suo compagno di stanza e poi è rimasto lì col cadavere.
Leopold non rispose. Si erano fermati davanti a uno dei nuovi dormitori, un grosso edificio che si proiettava verso il cielo come un condominio per la media borghesia, tutto mattoni e cemento.
In quel momento, era circondato da una folla di studenti. Leopold mostrò il suo distintivo e fece strada.
La stanza era al terzo piano, affacciata sul fiume. Pareva identica a tutte le altre: una struttura oblunga, deprimente, con un letto a castello, due scrivanie gemelle, due armadi, e una grande finestra panoramica di fronte alla porta. Il medico legale era già arrivato, e alzò la testa all’ingresso di Leopold e Fletcher. — Siamo pronti a trasportarlo via. Per voi va bene, capitano?
— I ragazzi hanno già scattato le foto? D’accordo, allora. Fletcher, vedete di scoprire il possibile. — Poi, al medico legale: — Come lo hanno ucciso?
— Un paio di ferite da pugnale. Farò l’autopsia, ma non ci sono molti dubbi.
— Da quanto tempo è morto?
— Un giorno circa.
— Un giorno!
Fletcher aveva interrogato gli altri, prendendo appunti. — Gli uomini del distretto hanno fatto già quasi tutto, capitano. Il ragazzo morto è Ralph Rollings, studente del secondo anno. Il suo compagno di stanza ammette di essere rimasto qui col cadavere per una ventina d’ore prima che li scoprissero. Il compagno di stanza si chiama Tom McBern. E di là, nella stanza accanto.
Leopold annuì, passò dalla porta di comunicazione. Tom McBern era alto e magro, e anche abbastanza bello, con un suo fascino vagamente tenebroso. — Lo avete informato dei suoi diritti? — chiese Leopold ad un agente.
— Sì, signore.
— Okay. — Leopold sedette sul letto, di fronte a McBern. — Cosa hai da dire, figliolo?
Gli occhi castano scuro incontrarono lo sguardo di Leopold.
— Niente, signore. Credo di volere un avvocato.
— È un tuo diritto, ovviamente. Non vuoi fare dichiarazioni su come è morto il tuo compagno di stanza, o spiegarci come mai sei rimasto nella stanza con lui per

Billy King - Il vampiro



Billy King (noto anche come Billy King e il vampiro) è una celebre serie a fumetti horror degli anni '40 creata dal pittore e illustratore italiano Fernando Carcupino. Pubblicata sulla storica rivista veneziana Asso di Picche di Mario Faustinelli, la saga è ambientata in atmosfere cupe e gotiche.

La storia di Billy King appartiene al filone horror che l'autore realizzò nel dopoguerra, che comprendeva anche serie come Draky e Lyon, il figlio del vampiro. A causa delle tematiche horror e oscure, le storie subirono delle censure all'epoca, per poi essere restaurate dallo stesso Carcupino negli anni '60 per la rivista Sgt.




 

martedì 29 settembre 2026

Takashi Yoshimatsu

 


Takashi Yoshimatsu è nato a Tokyo nel 1953 e ha studiato all'Università Keio (Dipartimento di Tecnologia). Ha imparato a comporre da autodidatta, unendosi a un gruppo jazz e rock, pur avendo studiato per un breve periodo con Teizo Matsumura.
Sostiene il "nuovo lirismo" e si oppone alla "musica moderna" considerata non musicale. 
Ha pubblicato numerose opere. 
Ha debuttato con "Threnody to Toki" nel 1981. Da allora ha composto 6 sinfonie , 10 concerti e molti brani orchestrali. Tra le sue altre opere si annoverano diverse composizioni teatrali , una serie di musica da camera dedicata agli uccelli, opere per pianoforte e chitarra e alcune composizioni per strumenti tradizionali giapponesi.

Molte delle sue opere sono state incise su CD, tra cui "The Age of Birds / Works by Takashi Yoshimatsu" (Camerata Tokyo). Dal 1998 è compositore residente presso CHANDOS .
Oltre a comporre, scrive molto, inclusi articoli per pubblicazioni come Music Review e Essays , e ha pubblicato alcuni libri.


La Sinfonia n. 5, Op. 87 è una delle opere orchestrali più importanti del compositore giapponese, completata nel 2001 e dedicata alla memoria di suo padre, Masataka Yoshimatsu. Yoshimatsu è un esponente di spicco del neoromanticismo in Giappone, noto per il suo rifiuto dell'avanguardia atonale a favore di melodie liriche, ritmi rock e forti richiami alla natura.

Ha una durata di circa 47 minuti ed è suddivisa in quattro movimenti:
I. Andante pesante - Allegro molto. Si apre con una sezione cupa e drammatica che rende esplicitamente omaggio al celebre celebre motivo del destino della Quinta Sinfonia di Beethoven, per poi esplodere in un ritmo incalzante.
II. Allegretto - Allegro molto. Un movimento più breve, caratterizzato da schemi ritmici asimmetrici e costanti contrasti dinamici.
III. Andante lamentoso. La sezione centrale ed elegiaca del brano, dominata da atmosfere nostalgiche, melodie fluttuanti e un forte lirismo.
IV. Andante maestoso - Allegro molto. Il finale riprende i temi iniziali unendo la magniloquenza orchestrale a ritmi moderni dal sapore cinematografico e accenni jazz/rock

Progressive Spin, puntata 52, 24 settembre 2026

 

Devin Townsend - Intermission
Steven Wilson - Requiem for a Village
35 Tapes - Cities
Delirium - Schiavo della Viltà
Pink Floyd - Another Brick in the Wall, Pt. 2




lunedì 28 settembre 2026

Edoardo Rod - La vigna del pastore Cauche, 1901















 

SNMN, puntata 52, 23 settembre 2026



Dear Lunacy - Abbastanza
The ClerX – Without the Fight
Summer Love - Zara Broadway
La Corte Marziana - Come Monna Lisa
The Clown Society - Wanted To Tell You
3 O'Clock - Warm Me Up
Talia Cavasu - Gin & Tonica
Ain't No Lullaby - One More Sunset
Capolupo - La Grande Occasione
Flease - Noi ci saremo
Dirty Heavens - Rhoads
Fentz - A Time to Heal
Veronica Howle - Diversa da te
Luke Style - Gangsta


 


venerdì 25 settembre 2026

Fuori… la luce: il diritto di essere madri senza dover nascondere il dolore

di Elisa Rubini

La felicità, quando diventa un sentimento obbligatorio, può rendere ancora più difficile raccontare il proprio dolore, soprattutto in un’esperienza come la maternità, sulla quale si concentrano aspettative profonde e immagini spesso idealizzate. La nascita di un figlio viene associata alla pienezza, alla scoperta di un amore immenso, all’inizio di una vita capace di dare significato a ogni fatica, mentre rimane meno spazio per quelle emozioni che sembrano contraddire una simile promessa. È in questo spazio poco raccontato che si colloca Fuori… la luce di Rosita D’Esposito, un libro che porta l’attenzione sulla donna mentre tutto, intorno a lei, sembra chiederle di riconoscersi esclusivamente nel ruolo di madre.

La prospettiva proposta dal libro ha un valore particolare perché accoglie quanto può risultare difficile persino nominare: la paura dopo la nascita di un figlio, il senso di smarrimento, un corpo che cambia e quella dolorosa estraneità che si avverte quando non ci si riconosce più. La maternità viene così attraversata anche nella sua dimensione più fragile, dove l’esperienza vissuta si allontana dalle aspettative e la distanza può diventare un’ulteriore fonte di sofferenza. Dare voce a questa frattura significa riconoscere dignità a sentimenti che rischiano altrimenti di rimanere soffocati dalla vergogna di non essere felici quanto si pensa di dover essere.

mercoledì 23 settembre 2026

John Morressy - Dirigenti & Ascensori


 L’aria era finalmente pulita, e il ragazzo e la ragazza facevano rapidi progressi nell’attraversare la foresta di risplendenti ossa azzurre. Di colpo apparvero le due lune oltre a tutte le stelle. Il sentiero cominciò a palpitare e un ansito famelico colmò di sé l’aria attorno a loro. All’improvviso tutto tornò normale.
— È ancora Balbaranza — Osservò la ragazza.
— Ne sei sicura, Denal? — disse Ux, il ragazzo, con voce bassa e calma.
Lei annuì con sicurezza. — È lo stile di Balbaranza. Lei ama le manifestazioni celesti.
Attorno ai due cominciò a cadere una grandinata di lacrime che risuonavano con lieve musicalità sulle ossa della foresta. Denal e Ux si coprirono coi cappucci e si strinsero tenendo le braccia l’uno attorno alla vita dell’altra. La grandinata sembrò esitare, si trasformò in una pioggerella sottile fatta di sospiri, s’arrestò. Il terreno era asciutto. — Questa era opera di Trilligask vero? — disse Ux.
— Credo di sì. Si dà molto da fare con il tempo.
— Denal, è vero che lavora per la Lega degli Assassini? Mio padre pensa di sì.
— Tuo padre è uno spadaccino. Che ne sa lui di streghe o della Lega degli Assassini?
— Solo perché la tua è una famiglia di ladri, pensi che tutti gli spadaccini siano degli sciocchi. Mio padre è abile e intelligente. Detiene i diritti della Pietra Vitale, cosa che nessun altro ha mai avuto — disse Ux.
— Già, ma li ha perduti di nuovo — osservò Denal.
— Perché è stato attaccato dai Nove Uomini di Bronzo! Ma lui li ha scacciati e probabilmente così facendo ha salvato tuo padre e gli altri. Non dovresti più prenderti gioco degli spadaccini, Denal.
La ragazza mise con grazia le braccia attorno al collo sottile di Ux e, stirandosi per alzarsi sulla punta dei piedi, lo costrinse ad abbassare la testa. Lo baciò a lungo e con tenerezza. — Ti sto solo prendendo in giro, Ux. Sai che ti voglio molto bene. Formiamo una bella coppia — disse carezzandogli la guancia.
— Sei la ladra migliore di tutte le Terre di Frontiera, Denal. E la più bella, anche — disse Ux rabbonito.
— Grazie, Ux. Sei gentile. Ora faremmo meglio...
S’interruppe di colpo al suono sgusciante che veniva dal profondo della foresta d’ossa. Ux, mostrando i denti, balzò davanti a lei e snudò la spada, Doomdancer. Denal poggiò una mano sul suo braccio fasciato di corde e sussurrò: — No, Ux, non dobbiamo combattere gli Imboscati. Nascondiamoci finché non saranno passati.
Ux, riluttante, la seguì fino a un cumulo d’ossa, dove s’accucciarono finché le forme nebulose di una nidiata di giganteschi Imboscati non fu fluita oltre passando da entrambi i lati. Tornati sul sentiero, s’affrettarono verso la loro destinazione, la casa di Gazog, lo studente di magia che era a capo della loro banda. Poco oltre le bocche azzannanti e ringhiose che si aprivano nel terreno esalando un flato sconcio e puzzolente misto a rumori di risucchi gastrici, videro le luci dell’abitazione dal tetto aguzzo di Gazog.
Appena si furono chiusi il cancello alle spalle, udirono un lungo, basso sibilo. Un’enorme testa spigolosa si materializzò di fronte a loro, alta fino al tetto, mentre la luce traeva bagliori da squame arancione e da gialle zanne.
— È tutto a posto, Zaloom, siamo amici. Denal e Ux. Ti ricordi di noi, vero? — disse la ragazza con il suo tono più gentile.
Il drago abbassò la testa per annusarla e lei gli diede una grattatina dietro le orecchie. Lui ronfò di piacere, e sembrava vento che ululasse in un camino.
Gazog li accolse sulla porta: aveva un aspetto molto da mago. Indossava una morbida tunica nera cinta alla vita da una fune nera. Aveva stivali neri e alla mano sinistra gli luceva un anello con una pietra nera. Capelli neri e corta barba nera,

Ditelo coi fiori



"Ditelo coi fiori" è una celebre storia a fumetti di genere horror/grottesco disegnata dal maestro Sergio Zaniboni. La storia è stata pubblicata originariamente nel dicembre 1969 sulla rivista cult Horror (per la precisione sul n. 1 della testata gestita da Sansoni Editore).

 La sceneggiatura è stata scritta da Alfredo Castelli (il creatore di Martin Mystère) insieme a Tito Monego. Sergio Zaniboni (storica matita di Diabolik) realizzò le 10 tavole che compongono il racconto usando il suo tratto elegante e pulito.

Si tratta di una black comedy dal finale cinico e tagliente, in pieno stile Tales from the Crypt. Racconta di un uomo che, tormentato e assillato dalla moglie, decide di liberarsene in modo definitivo seppellendola in giardino e coltivando sopra di lei dei fiori. La vendetta della donna, tuttavia, arriverà proprio attraverso la natura.L'opera è considerata un piccolo gioiello del fumetto nero italiano di fine anni '60 ed è stata inclusa in successive antologie dedicate al meglio della rivista Horror.