mercoledì 20 maggio 2026

Wilhelm Killmayer



Wilhelm Killmayer nacque a Monaco di Baviera il 21 agosto 1927. Trascorse la prima infanzia a Mitterndorf, vicino a Dachau, ma alla morte del padre si trasferì a Monaco con la famiglia. Killmayer ricevette lezioni regolari di pianoforte dall'età di sei anni. Dopo aver conseguito la maturità, studiò direzione d'orchestra e composizione al Musikseminar di Hermann Wolfgang von Waltershausen a Monaco (1945-1951). Parallelamente ai corsi di musicologia tenuti da Rudolf von Ficker e Walter Riezler, Killmayer intraprese contemporaneamente studi privati ​​con Carl Orff (1951-1953) e successivamente entrò nella sua masterclass presso la Staatliche Musikhochschule di Monaco (1953/54). Dal 1955, Killmayer insegnò teoria musicale e contrappunto al Trappsches Konservatorium di Monaco e fu impiegato presso la Bayerische Staatsoper come direttore di balletto tra il 1961 e il 1964. Dopo due soggiorni di studio a Roma, presso Villa Massimo (1958 e 1965/66), Killmayer divenne compositore freelance e si stabilì a Francoforte sul Meno nel 1968. Fu nominato professore di composizione alla Staatliche Hochschule für Musik di Monaco nel 1973. Dall'assunzione della carica di professore emerito nel 1992 fino alla sua morte nel 2017 a Starnberg, Killmayer divise il suo tempo tra Monaco e il lago Chiemsee.

Già nei decenni del dopoguerra, il giovane compositore aveva voltato le spalle ai dogmi teorici della musica seriale e aveva sviluppato un proprio stile personale, nato principalmente dallo studio delle tradizioni musicali del XIX secolo. Opere orchestrali come Nachtgedanken (1973), le tre Sinfonie ("Fogli", 1968; "Ricordanze", 1968/69 e "Menschen-Los", 1972/73 rev. 1988) e le tre Kammermusiken (Il bosco così selvaggio, 1970; Schumann in Endenich, 1972 e Kindertage, 1973) furono create nell'ambito conflittuale delle ripetizioni ostinate di singoli motivi e ritmi e di una riduzione spesso radicale degli espedienti compositivi. Nelle sue opere teatrali La Buffonata (1959/60) e Yolimba (nuova versione 1970), entrambe su testi di Tankred Dorst, Killmayer permise ai linguaggi stilistici della parodia e dell'umorismo musicale di permeare gli ambiti della musica contemporanea.

La singola nota e la sua potenza melodica sono al centro dell'estetica di Wilhelm Killmayer. La voce è il mezzo più naturale per la melodia e questo concetto è stato confermato da Killmayer in molte delle sue composizioni vocali. Negli anni '80, compose i tre cicli di Hölderlin Lieder, che esistono in due versioni con accompagnamento pianistico o orchestrale, seguiti successivamente dagli Eichendorff Lieder (1991), dai Trakl Lieder (1993 e 1996) e dagli Härtling Lieder (1993). Nel 2006, Killmayer compose un adattamento della ballata Ali Bey di Heinrich Heine e, un anno dopo, Der Feuerreiter di Eduard Mörike.

Nel 1954, Killmayer ricevette il premio della Music Foundation di Chicago per la sua Missa brevis. Nel 1957, ricevette il Kulturpreis dalla Città di Monaco per Une leçon de français e nel 1965 il Prix Italia. Killmayer ha ricevuto una borsa di studio dalla Cité des Arts di Parigi e ha partecipato al Rostrum of Composers, sempre a Parigi, nel 1974 con la sua Sinfonia 1 "Fogli". Nel 1989 ha ricevuto il Premio Paul Hindemith sotto gli auspici dello Schleswig-Holstein Music Festival, nel 1993 il Bayerische Maximiliansorden per la Scienza e l'Arte e nel 2010 il premio per la musica da camera conferito dalla Fondazione Christoph und Stephan Kaske.

Kilmayer è membro effettivo della Bavarian Akademie der Schönen Künste (dal 1972) e della Berlin Akademie der Künste (dal 1980).



Sebastiano Ticli




 

martedì 19 maggio 2026

L. Chartier - Gli scrupoli di Luciano, 1948






 

Rog Phillips - Trappola nel tempo, N.82



Due giovani ingegneri americani, Ray Bradley e Joe Ashford, scoprono per caso uno strumento con il quale parlare, per telefono, a persone del futuro. Una voce telepatica, però, li avverte di un pericolo ed essi, grazie a questo avvertimento, riescono a salvarsi da una sciagura mortale. La voce femminile torna, ed è dolce, persuasiva e angosciata. Li chiama, ha bisogno di loro e li aiuta a sviluppare la loro invenzione per costruire una macchina per viaggiare nel tempo. Essi partono, per arrivare a lei, per l'anno 1999 e trovano che gli Stati Uniti sono soggiogati da una razza di esseri dotati di tre occhi: i Vargiani, che hanno imposto un'inspiegabile dittatura. Da dove vengono i Vargiani? Perchè hanno scelto gli Stati Uniti come terra di conquista? Ray e Joe si trovano così a dover lottare contro questi ignoti e le loro armi misteriose e potenti. La lotta è aspra e senza esclusione di colpi. Chi vincerà? La forza o l'ingegno? Il democratico ideale di un mondo libero o la dittatura mascherata da benefattrice? Riuscirà la donna dalla dolce voce a guidare Ray e Joe nell'angoscioso svolgersi della vicenda in un mondo oltre le tre dimensioni? E' davvero immutabile il passato e il futuro di ogni creatura umana? Nell'impressionante quadro della dittatura Vargiana, questo nuovo romanzo di Urania risponderà a questi interrogativi schiudendo ai nostri sogni, forse reali, un infinito spazio.

 

Edgar Wallace - La miniera di Don Alfonso, N.82



Un'aula di tribunale. Il giudice pronuncia una dura sentenza contro Alfred Cartwright, accusato di frodi e irregolarità a danno di persone il cui bene avrebbe dovuto avere a cuore sopra ogni altra cosa: vent'anni di penitenziario. La sentenza fa scalpore, ma due giorni dopo il verdetto la stampa annuncia con grande clamore che il giudice è stato costretto a rassegnare le dimissioni. Qual è il mistero che avvolge la realtà dei fatti?
 

Philip Latham - L'astronave fantasma, N.81



Da circa un secolo, un relitto delle astrovie gravita, tutto bucherellato dai "ciottoli del cielo", nel sistema solare: tragico scheletro metallico a ricordo dell'audacia degli uomini. E' l'antica astronave Anomalia, tutto quanto resta della spedizione tra i pianeti esterni del comandante Dearborn, scomparso con tutta la sua ciurma da circa un secolo. Il mistero dell'Anomalia e del suo equipaggio scomparso nel nulla colma di un terrore superstizioso gli astronauti del 2.200, che narrano come sul lato invisibile della Luna si diano spesso convegno gli spiriti degli astronauti perdutisi con le loro navi negli spazi cosmici. E quando una spedizione modernissima è allestita per penetrare finalmente il mistero dell'Anomalia, con l'esplorazione sistematica delle molte lune di Saturno, le cose più incredibili avvengono su ognuno dei satelliti: e Dale, l'audace protagonista del romanzo, si trova a un tratto faccia a faccia col fantasma... Chi leggerà saprà. Per la prima volta, i lettori di Urania conosceranno gli abitanti di Saturno (secondo la fantasia di Philip Latham, pseudonimo in realtà di un astronomo di vaglia) e avranno la soluzione dell'altro mistero (scientifico, questo) della scomparsa di Themis, decimo satellite di Saturno, scoperto mezzo secolo fa dal famoso Pickering mediante fotografie prese col potente telescopio di Arequipa. Data l'orbita molto allungata del satellite, Pickering, nel dare comunicazione della sua scoperta, disse che c'erano molte probabilità di una collisione di Themis con la grossa luna Titano. Siccome nessuno è più riuscito a vedere il decimo satellite e grande confusione regna in merito all'enigma, l'A. desidera dichiarare che, a suo parere, Themis non era che un asteroide attratto dal campo gravitazionale di Saturno: e che la collisione prevista da Pickering, è un fatto compiuto. Quanto agli 11 satelliti di cui si parla, Latham ritiene probabile, entro un paio di secoli, la scoperta di almeno altri due satelliti di Saturno... Philip Latham, diverte, commuove, spaventa, istruisce: un romanzo di Latham è sempre una perla di Urania!



 

Alessandro Varaldo - La scomparsa di Rigel, N.81



Sinossi a cura di Paolo Alberti

Rigel è “il piede sinistro di Orione” ed è una stella supergigante blu luminosissima, la più luminosa della costellazione e la settima più luminosa del cielo notturno. Non è lei che scompare, ovviamente, ma il bellissimo gioiello, uno zaffiro blu, al quale è stato attribuito quel nome. Ne ha il possesso il principe indiano Akbar, vassallo dell’impero inglese, ma appartiene alla Corona d’Inghilterra.

La morte del principe lascia il possesso del favoloso gioiello alla moglie, una ex manicure slava della quale il principe si era innamorato durante un viaggio. Per tornare in Inghilterra la principessa si reca via mare a Napoli, per proseguire poi in treno da Napoli a Ventimiglia. La sorveglianza del prezioso gioiello viene affidata, per questo tragitto italiano, ad Ascanio Bonichi – già noto ai lettori del gialli di Varaldo – il quale si trova a dover collaborare con un funzionario di Scotland Yard e uno della Sûreté francese.

Tra i personaggi chiave di questa vicenda vi è il principe armeno Edmiryan, detto Karma, che ha la bizzarra passione di “tagliare” le pietre per moltiplicarne il valore, con il rischio però di rovinarle irreparabilmente. Il suo sogno, tutt’altro che nascosto, è di “tagliare” Rigel. Oltre che da tre polizie internazionali, la guardia al gioiello è assicurata dall’insonne e attentissimo indiano Mogallana, già servitore del principe. Nella sosta a Roma del treno sul quale viaggia la suddetta compagnia, salgono, oltre a Bonichi, l’amica e antica collega della principessa ex manicure, Dolores, minata nella salute da una vita dissoluta e colma di stravizi, amata però alla follia da un ricco borghese e possidente lombardo, Tiraboschi; anche quest’ultimo, non invitato, sale tuttavia sul treno per restare accanto alla donna amata. La compagnia si completa con altri personaggi che riempiono la scena e aggrovigliano l’intreccio. Durante il viaggio tuttavia un personaggio viene ucciso e un altro scompare, e scompare anche Rigel. Per cui tutti si fermano a Genova per consentire lo svolgimento delle indagini. Ed è Genova quindi lo scenario all’interno del quale si dipana quasi tutta la narrazione. Una Genova del 1934 (l’anno di pubblicazione del libro) ancora indenne dalle ferite profonde che verranno inferte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Tutta la compagnia si trasferisce quindi dal vagone letto che aveva occupato all’Hotel de Gênes, che al tempo aveva sede in un palazzo della centralissima Piazza De Ferrari, di fronte al teatro Carlo Felice in piena attività operistica; attività che cesserà poi, distrutto dalle bombe, fino alla sua ricostruzione a fine degli anni ’80 del secolo scorso.

L’azione di Bonichi si snoda quindi tra le sale del Palazzo Ducale, dove avevano sede all’epoca vari uffici giudiziari, fino al loro trasferimento negli anni settanta nel nuovo Palazzo di Giustizia di Portoria, quartiere anch’esso devastato dai bombardamenti e completamente ricostruito negli anni ’60. Varaldo è attento ed efficace nella descrizione della città che certamente conosce meglio di ogni altra e ci consente quindi di seguire dettagliatamente Bonichi nei suoi percorsi investigativi (e gastronomici) tra il centro storico, Sottoripa, Portoria etc. E seguiamo anche l’agente inglese Taylor, fortemente interessato a visitare i conventi dove sostò un suo avo tanti anni prima.

Ovviamente la trama del giallo non la sveliamo ulteriormente, perché chi legge possa apprezzare in pieno lo svolgersi del sagace gioco di vigilanza reciproca operato dalle tre polizie, gioco nel quale Bonichi, geniale ma estremamente umano e quindi capace di scorgere indizi attraverso impercettibili ammiccamenti, naturalmente primeggia e finisce per mettere in scacco, non solo i colpevoli ma anche gli astuti poliziotti venuti da Francia e Inghilterra. Per altro scrisse Loris Rambelli, tra i più efficaci analizzatori dei romanzi polizieschi di Varaldo, che uno dei motivi di interesse dei gialli di questo scrittore risiede nell’imprevidibilità e inverosimiglianza dello scioglimento finale. Per giungere al quale non si rinuncia neppure a incoerenze e coincidenze davvero improbabili. Tuttavia se il groviglio dell’intrigo immaginato da Varaldo può sembrare eccessivamente immaginifico, gli appassionati del genere giallo possono pensare ad esempio allo scandalo Stavisky, attualissimo proprio nel 1934, i cui risvolti e anfratti superano abbondantemente la più vivace immaginazione.

Questo quarto romanzo della serie dei gialli che vedono protagonista Bonichi segna forse l’inizio di una parabola discendente nella qualità espressa nei primi tre (già presenti in questa biblioteca Liber Liber) ma credo che sia tra quelli che indusse Camilleri a dire, in più occasioni, di sentire “un vago odore di Pasticciaccio” tra le pagine nelle quali agisce Bonichi. L’idea di Camilleri di accostare due autori così diversi e qualitativamente collocabili su piani abbastanza lontani, può apparire irriverente; tuttavia è anche vero che le caratteristiche della scrittura di Varaldo hanno consentito alle sue opere di essere tradotte in varie lingue (per esempio unico giallista italiano dell’epoca ad essere ospitato regolarmente, tradotto in portoghese, nella collana brasiliana Livraria do Globo) ed all’autore di essere apprezzato ancora oggi per i suoi intrecci.

Il comprimario di Bonichi, Arrighi, ha una parte molto defilata in questo testo, tuttavia Bonichi lo fa arrivare da Roma per svolgere qualche delicato incarico. Contrariamente all’idea di Varaldo che il giallo non necessiti di presentare scene truculente per tenere avvinto chi legge, abbiamo qui una descrizione piuttosto macabra, interpretata da un appassionato medico legale che trova significativamente affascinanti i particolari sanguinolenti. In questa maniera anche i lati scabrosi vengono sovrastati dalla vena ironica propria dello scrittore, il quale ancora una volta dimostra di preferire che il colpevole sia piuttosto un furfante che un assassino e di voler inserire almeno qualche sfumatura “rosa” per rendere di una tonalità più gradevole il suo “giallo”.
 

lunedì 18 maggio 2026

Autismo: Stimming e Masking: di Ilaria Pernigotti





 










Nathan Never



Nathan Never è una serie a fumetti di fantascienza incentrata sull'omonimo personaggio, ideata da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna e pubblicata da giugno 1991 dalla Sergio Bonelli Editore, che mai prima aveva pubblicato fumetti di genere fantascientifico. 

Il personaggio di Nathan Never è ispirato a Rick Deckard, protagonista del film Blade Runner, e la serie stessa trova ispirazioni, oltre che nel cinema di fantascienza americano degli anni ottanta - Alien e Blade Runner soprattutto - anche nella letteratura cyberpunk, nelle opere di Isaac Asimov, nei manga e negli anime di fantascienza come Gundam e Patlabor, e nelle serie televisive di Star Trek. Inoltre nelle singole storie si trovano citazioni e omaggi a film, libri e fumetti.

Le avventure di Nathan Never sono ambientate in un futuro non molto lontano, in un mondo sconvolto dalle terribili catastrofi del 2024, e raccontano le vicende di un detective che lavora per l'Agenzia Alfa, una delle tante agenzie private di investigazioni che si sono affiancate alla polizia nella lotta al crimine. Parte del genere umano si è trasferito su stazioni orbitanti in grado di produrre quanto serve anche alla Terra, e che per questo reclamano un'indipendenza che la Terra non vuole concedere, arrivando così a una guerra con le stazioni orbitanti. Nathan Never vive in una megalopoli indicata come Città Est sulla costa orientale degli Stati Uniti circa un secolo dopo la grande catastrofe. Il mondo è fortemente inquinato e la società è dominata dalla tecnologia e dai mass media. Nathan Never, in qualità di agente speciale, è al centro di trame poliziesche classiche in uno scenario alla Blade Runner dove il protagonista non è un eroe tradizionale ma «forse è solo un essere umano in un mondo sempre meno umano» come definito dagli stessi autori. La sua vita è stata funestata da una tragedia personale, causata da un criminale che uccise sua moglie Laura e rapì la figlia Ann, che a seguito del trauma divenne autistica.




Autismo: Ipo e iper sensibilità nelle persone autistiche: di Ilaria Pernigotti