(Givet, 22 giugno 1763 – Parigi, 18 ottobre 1817)
Étienne Nicholas Mèhul, interessante musicista francese degli anni della Rivoluzione e del Primo impero, è oggi poco conosciuto.
Molto apprezzato dai suoi contemporanei come compositore d’opera, Méhul è anche autore di quattro sinfonie nelle quali la palese influenza di Mozart e di Beethoven viene da lui stesso giustificata con l’intento di far capire al pubblico che anche un francese poteva comporre nello stile dei grandi musicisti tedeschi.
Nato nel 1763 a Givet, nelle Ardenne, Étienne Nicholas Mèhul studia con l’organista Wilhelm Hanser presso l’abbazia di Lavaldieu, poi si perfeziona a Parigi col clavicembalista alsaziano Jean-Frédéric Edelmann; matura in questi anni un forte interesse per la musica tedesca che resterà fondamentale nella sua carriera di compositore.
I suoi primi lavori sono essenzialmente musica strumentale; alcune sonate per pianoforte vengono pubblicate da La Chevardière nel 1781. Mèhul, tuttavia, è più attratto dalla musica vocale e dal melodramma; nel 1782 presenta al Concerto Spirituel una cantata su testi di Jean-Jacques Rousseau, poi, influenzato da Gluck e da Cherubini, rivolge i suoi interessi verso il melodramma. Nel corso della sua carriera scriverà circa 40 opere.
Nel mese di giugno 1788, presso l’Académie Royale de Musique, iniziano le prove di “Alonzo e Cora”, prove che presto vengono abbandonate per le difficoltà finanziarie del teatro; Étienne Mèhul, deluso ma non scoraggiato, fa rappresentare nel 1790, al Teatro de l’Opéra-Comique, “Euphorisine e Corradin o il Tiranno redento”, che ottiene subito un grande successo. A partire dall’opera “Stratonice” (1792), Mèhul propone soggetti a carattere eroico; scrive anche numerosi canti ed inni di battaglia, tra cui il celebre “Chant du Départ”, e opere celebrative del nuovo regime. Uno dei lavori più interessanti di questo periodo è “Orazio Coclite”.
Nel 1793 Mèhul viene nominato ispettore della musica presso il Conservatorio nazionale superiore di musica e danza di Parigi, appena creato; nel 1795 diviene Accademico di Francia. Di scarso successo è l’opera “La chasse du Jeune Henri” (1797), tuttavia molto apprezzata l’Ouverture, ancora oggi eseguita come brano a sé stante; nel 1801, alla Salle Favart di Parigi, va in scena “L’Irato, ou l’Emporté”, commedia in un atto dedicata a Napoleone.
Dopo il 1804 la vena creativa di Mèhul sembra esaurita, sono sempre più rare le opere composte e le sue apparizioni al Conservatorio; l’ultimo suo lavoro, “San Valentino di Milano”, opera comica in tre atti, verrà rappresentata sul palcoscenico dell’Opéra-Comique soltanto cinque anni dopo la sua morte.
Méhul fu uno dei compositori francesi più importanti vissuti al tempo della Rivoluzione francese. Si dice che Beethoven ammirasse la musica di Méhul e che ne fosse anche influenzato nel suo Fidelio. Conosciuto principalmente come compositore teatrale, Méhul compose anche diverse opere strumentali, incluse cinque sinfonie (la quinta era incompleta e non eseguita).
La Sinfonia n. 2 in Re maggiore presenta un volto più lirico, suonando molto come le giovanili sinfonie di Franz Schubert, sebbene con maggiore sofisticazione contrappuntistica. Quest'opera perennemente solare fa un uso nuovo e, si potrebbe dire, beethoveniano dei timpani nel finale, creando una conclusione piacevolmente vivace.
Completata nel 1809 e eseguita per la prima volta il 26 marzo, invita a un paragone con le prime sinfonie di Franz Schubert. Un'ottimistica leggerezza scorre dalla prima all'ultima pagina, conclusa da una parte di timpani vivace nel finale che avrebbe potuto far sorridere Beethoven.








