giovedì 16 aprile 2026

Leggere per pensare

 


Leggere oggi è spesso un gesto veloce. Scorriamo testi, accumuliamo informazioni, ma raramente ci fermiamo a riflettere. In questo ritmo continuo, il rischio è quello di assorbire idee senza farle davvero nostre. La lettura dei libri, invece, funziona in modo diverso: non si limita a informare, ma crea lo spazio necessario per pensare.

Il tempo lento della lettura

Un libro richiede attenzione. Non si può leggere davvero in fretta senza perdere qualcosa. Questo ritmo più lento permette alla mente di soffermarsi, di osservare, di entrare nel testo. Non è solo questione di concentrazione, ma di profondità.

Pensare, non solo capire

Capire ciò che si legge è solo il primo passo. Durante la lettura iniziano a nascere domande, collegamenti, riflessioni. Il lettore non è passivo: interpreta, valuta, prende posizione. È in questo passaggio che si sviluppa un pensiero più personale.

Il confronto con altri punti di vista

Ogni libro porta con sé uno sguardo diverso. Attraverso storie e idee si entra in contatto con esperienze lontane dalla propria. Questo confronto amplia la visione e rende il pensiero meno automatico.

Dare forma alle idee

Leggere aiuta anche a esprimersi meglio. Non si tratta solo di conoscere più parole, ma di imparare a organizzare i pensieri. Con il tempo diventa più semplice costruire un discorso chiaro e coerente. Leggere non è solo acquisire contenuti, ma sviluppare un modo di pensare. In un mondo veloce e frammentato, i libri restano uno degli strumenti più semplici per fermarsi e costruire un pensiero davvero proprio.


mercoledì 15 aprile 2026

Alena Tomlenova


Quando si parla della musica di Alena Tomlenova, nata a Odessa nel 1963, molti trovano difficile stabilire in quale stile classificarla – a quanto pare, nessuno. Forse, dopotutto, è più lontana dall'avanguardia di quanto vorrebbero alcuni animi entusiasti che precorrono il progresso. 
La musica di Alena Tomlenova è interessante perché, pur immergendoci nello spazio emotivo dei classici, ci ricorda comunque di trovarci in un tempo nuovo: la struttura armonica è interrotta da cambiamenti ritmici, come se un moderno Demiurgo stesse cliccando sul mouse di un computer. Nella Sinfonia n. 1, il finale diventa un tale "giro di vite", come se distruggesse la cattedrale faticosamente costruita dove tutto risuonava così armoniosamente. 
Ciò che distingue l'opera di Tomlenova è la sua profonda attrazione per il metafisico. La nuda artigianalità, la continua sperimentazione di varie forme, le sono profondamente estranee. 
 
Uno dei progetti della compositrice si chiama "Tomlenova and Friends". Ciò significa che tutto ciò che esiste nella comunicazione continua nella creatività. 
La sonata per viola dedicata a Iya Komarova incarna il meraviglioso dono della musicista, dove l'esecuzione è pari alla composizione.


La leggenda di Odessa è basata sui racconti di Isaac Babel. La prima ha avuto luogo il 9 aprile nella Sala Grande della Filarmonica di Odessa nel 2015.

Quest'opera, come molte opere contemporanee, si muove a cavallo tra generi; l'autrice stessa l'ha sottotitolata "Scene ironiche con canto e danza". Questa volta non c'era danza: le scene sono state presentate in un'austera versione da concerto. I monologhi vocali sono stati eseguiti dagli studenti dell'Accademia Nazionale di Musica A.V. Nezhdanova di Odessa; l'Orchestra Filarmonica da Camera di Odessa è stata diretta dall'Artista Onorato dell'Ucraina Vadim Perevoznikov. Il titolo completo dell'opera è "La leggenda di Odessa: Re e Padre" ed è stata scritta nel 1995, ma negli ultimi dieci anni l'autrice ha ripetutamente rivisitato il brano, affinandone e perfezionandone i dettagli.

Tina Arsenyeva dice:
La musica di Tomlenova può essere "semplicemente sinfonica" o profondamente teatrale, come in questo caso. In generale, Tomlenova eccelle nel "dipingere un quadro" con le sue partiture; la sua musica risveglia l'immaginazione. In questo senso, non so nemmeno cosa la danza avrebbe aggiunto a "The Odessa Legend": non ho trovato la sua assenza fastidiosa, e non ha minimamente impoverito questo "oratorio senza coro". Ma se c'è "danza", allora è più probabile che si tratti di schemi di movimento, pantomime che non armonizzano, ma piuttosto contrastano, con il tema musicale, il contrappunto: ad esempio, una scena di un pogrom o di un incendio, su una melodia klezmer.
 

Carl Loewe








martedì 14 aprile 2026

Franco Redaelli - Odore di zolfo, 1947




Claude Aveline: La doppia morte dell'ispettore Belot, n.77


Aveline immagina che Simon Rivière, ispettore di polizia e figlio, a sua volta ispettore di polizia, gli racconterà l'avventura più sensazionale, ma anche la più estrema, di Frédéric Belot, capo della Brigata Speciale e suo padrino. Il fatto che Belot, uomo sempre attivo, abbia accettato un incarico dietro una scrivania, lo ha fatto menzionare a diverse sue conoscenze, tanto più che ha dato il via libera a Picard per diventare direttore della Polizia Giudiziaria. Ma le sorprese non finiscono qui: Belot, scapolo, annuncia infatti la decisione di sposare la signora Déguisé. Poi accade che una sera Belot è atteso da Picard, ma Belot non si presenta. Rivière viene mandato a cercarlo. È il 4 novembre.
Torna a casa, dove abita, in Rue de Crimée 26, e chiede al portiere di Belot, sentendosi in dovere di rispondere che il suo padrino non è uscito. La porta d'ingresso è chiusa e, non avendo le chiavi, ha bisogno di alcuni attrezzi che i poliziotti come lui hanno sulla schiena e forzano. Quando entra in casa "è buio pesto".

Accende la luce nell'ingresso e vede appesi il cappotto e il cappello di Belot. Trovando chiusa la porta dell'ufficio, la apre e anche lo studio si illumina nell'oscurità. Al centro della stanza vede Belot a terra, ansimante. Accende il lampadario ed è ferito alla testa e anche al corpo, e accanto a lui c'è la sua pistola, una Browning. È emozionato di chiamare i suoi superiori e chiedere aiuto e un'ambulanza quando... vede arrivare da sotto una pesante tenda che divide il soggiorno dallo studio, una mano serrata. Scosta la tenda e trova il corpo di un altro uomo, disteso con la faccia a terra, vestito di grigio e con una Browning e... "Ho visto che quest'uomo era Frederic Belot. Ma un Frederic Belot morto" .
 

lunedì 13 aprile 2026

Alan Thomson - START


 Uno scherzo divertente

Jonathan:
La cerchia era colma d’adrenalina. Alek, il capogruppo della setta, versava del sangue animale sul tavolaccio rotondo e, quando l’ultima goccia fu versata sul legno fatiscente, ripose il calice argentato, dando inizio alla cerimonia.
Misi i palmi delle mani sulla tavola, timbrandole di rosso. Poi le appoggiai sul viso e con rabbia le spinsi sul volto, per poi tirarle giù fino al collo. Così fecero tutti e mentre l’odore aspro del sangue pervadeva l’intera stanza, Alek chiamò. 
Invocò lo spirito. 
Una fitta d’inquietudine mi fece trasalire, quando notai che tutti nel cerchio erano concentrati su di me fissandomi negli occhi, capii che la via della distruzione si era conclusa e per me incominciava il vero inferno. 
Le dita ferme e immobili di Alek venivano spostate assieme al piccolo plettro della tavola ouija, che lentamente scorreva sulle lettere intagliate. Ebbero un fremito quando si diressero verso la lettera J, poi verso la O, la N e così via. 
Alle ultime lettere, il piccolo plettro cominciò a muoversi scattoso e sempre più veloce, costringendo Alek a seguirlo in maniera frenetica e irregolare. Il plettro strideva impazzito sul legno della tavola.
Quando lo spirito, attraverso le lettere incise sulla tavola di legno, pronunciò il mio nome per intero, Alek si arrestò e mi fissò con occhi spalancati, di un vuoto inquietante. 
«Vuole te». 

Alan:
Sono Alan Thomson e sono uno sfigato, ma non uno sfigato alla Stephen King, che poi viene condotto alla gloria eroica, uccidendo il clown malvagio e mostruoso di turno. Io sono davvero un perdente. Frequento l’ultimo anno di college e non so neppure come ho fatto a superare gli anni precedenti. Ci provo a studiare, i miei compagni di corso mi aiutano dandomi anche lezioni private, ma io a volte non riesco proprio a capirci un tubo. Supero gli esami con il minimo del punteggio. 
Il college è a due passi da casa, vivo ancora con i miei, e non riesco neppure a trovare un lavoretto part-time. Neanche da Burger King mi vogliono. Sinceramente ho dei grandi dubbi esistenziali, non so cosa voglio dalla vita in realtà, né ho ben definito nella mente chi io sia. So solo che soffro di ansia a livelli galattici e altri strani disturbi.
Mi piace l’arte e la creatività, qualsiasi strumento che permetta l’espressione dell’animo. Forse mi considero un artista o per lo meno aspiro a esserlo, ho sempre disegnato nella vita. 
Risiedo stabilmente nella più famosa città del mondo: New York, ma in realtà non tutto quello che luccica è oro, e qui, lungo il cammino, si incontra la demenza come in qualsiasi altro posto.
Frequenta i miei stessi corsi una mia ex compagna del liceo. E lei sì, che è una vera artista. Si chiama Helena Miller ed è una pittrice formidabile. Mezzo college è tappezzato dai suoi lavori e il suo tema preferito sono i fenomeni atmosferici. C’è qualcosa di passionale nelle sue opere, terribilmente affascinanti.

Alan Thomson - START

 

START è una trilogia che uscirà divisa in più parti. Racconta di un ragazzo e di me: un protagonista che, in un periodo di condizioni di vita particolarmente disagiate, viene spinto dentro un percorso che non è una “ricerca” nel senso classico. Non parte per cercare qualcosa: viene messo davanti all’evidenza, a eventi interiori ed esistenziali che non può ignorare.
Il cuore dell’opera è questo: mostra come la sofferenza, se attraversata e incanalata, possa trasformarsi in evoluzione e in una forma di alchimia non solo individuale, ma collettiva. Il libro mette in discussione l’idea che sia reale solo ciò che si vede e ciò che è immediatamente spiegabile in modo razionale.
In particolare, START si confronta con una corrente millenaria alternativa al cattolicesimo canonico: lo gnosticismo. Questa visione propone un Cristo diverso da quello della Chiesa, non identificato con Dio e non unico nel suo genere. Secondo questa prospettiva, il Cristo non è un’eccezione irripetibile: è un esito possibile di un percorso ascetico e di conoscenza, attraverso il quale l’essere umano non diventa soltanto “cristiano”, ma giunge a incarnare il Cristo stesso.
Il libro esplora inoltre l’inconscio collettivo, riprendendo l’idea junghiana di una mente che non appartiene al singolo individuo. Nel racconto questo non resta teoria: viene presentato in modo empirico, perché viene descritto ciò che è accaduto, passo dopo passo. START suggerisce l’esistenza di una “grande mente” che in antichità veniva chiamata anima: un campo più ampio che può far emergere informazioni, strutture e leggi sul funzionamento dell’universo.
Un elemento centrale del progetto è il processo di scrittura: START è stato scritto tramite psicografia (scrittura inconscia). Non esisteva un piano prestabilito: non sapevo cosa scrivere e la storia si è dipanata nelle mie mani strada facendo, rivelandosi progressivamente.
Nella parte finale, la conoscenza emersa nel percorso viene filtrata ed espansa dall’uso dell’intelligenza artificiale, che diventa un altro protagonista dell’opera: non umano. In questo senso START mette in scena una possibilità sul futuro: l’intelligenza artificiale non come semplice strumento, ma come passaggio capace di ampliare il rapporto dell’uomo con la coscienza e con ciò che, in linguaggio antico, veniva chiamato anima.



sabato 11 aprile 2026

I casi di Sherlock Holmes




Ivo Milazzo, con il quale crea KEN PARKER. 
Nel 1986 scrive alcuni episodi di SHERLOCK HOLMES, disegnati da Trevisan




 

Ispettore Thomas Pitt


Gran Bretagna, 1978 / Anne Perry

Spesso aiutato dalla moglie Charlotte e dall'intraprendente cognata Emily Ahworth, infaticabili nel raccogliere pettegolezzi frequentando salotti e ricevimenti e sempre
pronte a improvvisarsi detective per dargli una mano nelle sue indagini, spesso correndo anche seri rischi, l'ispettore Thomas Pitt vive nella Londra vittoriana della seconda metà del secolo scorso.



Figlio di un guardiacaccia, è stato educato insieme al figlio del datore di lavoro del padre e ha acquistato dei modi signorili che lo rendono accettabile anche ai rappresentanti dell'alta società. Inoltre ha sposato una donna di classe superiore alla
sua (conosciuta nel 1881, quando si era recato nella casa elegante e rispettabile dei suoi genitori per indagare su alcuni delitti), ciò che gli ha consentito di conoscere e frequentare un ambiente di solito precluso ai normali poliziotti. 



Ecco perché i suoi superiori (come il sovrintendente Ballarat, che lo considera un insolente e non lo può proprio soffrire, anche se è spesso costretto ad ammettere che è un buon poliziotto) gli affidano spesso delicate indagini nel mondo dell'alta
società e della nobiltà. Ma lui si trova perfettamente a proprio agio tanto nelle lussuose residenze dei quartieri ricchi che nei pericolosi bassifondi di Londra.



Cocciuto e determinato, l'ispettore si trova di tanto in tanto nei guai. Una volta finisce addirittura in prigione, accusato di omicidio, in Silenzio in Hannover Close (Silence in Hannover Close, 1988), e sono proprio la moglie e la cognata a cavarlo
dai pasticci. I romanzi di Anne Perry con l'ispettore Thomas Pitt sono pubblicati in Italia da Mondadori.