lunedì 22 giugno 2026

Jeno Heltai - Il ferro per i riccioli









 

Poul Anderson - La città perduta, N.90



Nel 2500, mezzo millennio dopo che la guerra atomica è passata come una maledizione divina sulla faccia della Terra, spazzandone via la civiltà e la vita, vivono ancora i rari discendenti degli ancor più rari superstiti. Son tribù ricadute nella barbarie dell'età della pietra, con solo un vago ricordo delle grandezze passate: così vago che le tracce della più grande civiltà che il mondo abbia visto ispirano un superstizioso terrore agli ignoranti guerrieri che reggono le sorti della tribù. E' dunque proibito, pena la morte, indagare nei segreti e nella scienza degli antichi, perchè ciò significherebbe scatenare le forze demoniache di Atmik (Atomico), una specie di divinità del male. Ma il giovane Carl - mente illuminata e cuore saldissimo - vuole penetrare nella scienza misteriosa degli antichi, perchè solo così potrà difendere la sua tribù dagli assalti dei barbari del Nord, che calano verso il Sud per trovare tepore e salvaggina. Egli sa che nelle profondità della foresta si stendono le rovine di una favolosa città, dalle case alte come il cielo, tra le cui macerie vive il popolo dei fabbri-stregoni, che sanno lavorare il metallo, conoscono alcuni dei segreti dell'èra atomica e soprattutto custodiscono il grande segreto della Cripta del Tempo. La Cripta è piena di tesori del passato, rigurgita di libri e di opere scientifiche, ma è stata dichiarata tabù e infatti un palo adorno d'un gran teschio di cavallo si leva davanti alla sua porta di bronzo, per inibire l'accesso a tutti i non iniziati... Naturalmente Carl, con l'aiuto di pochi e fidati amici, forza il segreto della Cripta e salverà la rinascita della civiltà; ma solo dopo sforzi sovrumani e afflizioni inenarrabili.
 

L. Ron Hubbard - Le quattro ore di Satana, N.89




Di rado l'orrore nella letteratura narrativa popolare raggiunge punte agghiaccianti come in questo romanzo, ogni parola, ogni pagina grondano lacrime di paura, fremono di terrore. Il romanzo narra la tragica avventura di James Lowry che, in preda alla febbre contratta nello Yucatan durante scavi archeologici di grande impegno, ha la mente sconvolta dall'umiliazione, dalla gelosia, dall'amore per la sua povera Mary, dall'ossessione di un mondo demoniaco che la sua scomposta immaginazione gli raffigura con un'intensità lancinante; e le voci, le risate, le allucinazioni, durante la sua disperata ricerca d'una verità che il suo subcosciente respinge e rinnega, fanno di questo romanzo un autentico capolavoro di fantascienza "gialla". Per usare le espressioni dell'Autore stesso: "Si tratta di un romanzo totalmente logico, nonostante le apparenze contrarie". E' soltanto nell'ultima pagina che scopriamo che cosa abbia fatto James Lowry nelle quattro ore della sua vita che non riesce più a trovare, così come non trova più il cappello; soltanto allora le sue avventure nel mondo diabolico degli spettri e degli incubi assumono un senso logico definito. Ma non vogliamo dire di più, o le 4 ore della sua vita che James Lowry ha perdute non sarebbero più le 4 ore di Satana!
 

Progressive Spin, estate 3



Lazuli - Au Bord Du Precipice
Simon Steensland - Not Dragon
Simon Phillips - Event Horizon
Tom Penaguin - Didier Dandelion in the Year of the Great Winds



 

venerdì 19 giugno 2026

Agatha Christie - La tragedia di Marsdon Manor

 







SNMN, estate 2



Canja - Tribe
Hogans Alley - Gonna Love It
The Notes'n'Roll - Let's Get What We Got
Aperegina - Nuove Frequenze
NeroLuce - Zero Problemi
Somewhere - We Suck
Michele Merlo - Credici Sempre
Green Fudge - Elder Seers
After Midnight 00.01 - Confused
Nessuno Escluso - Se Continui A Correre
Binge Drinkers - Wrong
Rougenoire - Beaten
Eczema - Metadone
Fentz - A Thousand Suns
EnriChe - E se cade l'Universo
Alma Fred - SOS Cutro
The Roowens - Drugs & Death
Awake Tomorrow - Burnout
Rykën - Rykën
Stenox - Iran Iran
Manleva - Traffico
Drop Circles - Slegami
Mystic alma - Concordia



 

giovedì 18 giugno 2026

Luciano Berio

 

(Imperia, 24 ottobre 1925 – Roma, 27 maggio 2003)

Nato in una famiglia di tradizioni musicali ad Oneglia, in Liguria nel 1925, Luciano Berio ha iniziato gli studi musicali col padre Ernesto. Nel 1945 si è trasferito a Milano dove ha studiato composizione con Paribeni e Ghedini e direzione d'orchestra con Giulini e Votto, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi, formandosi sulla musica radicale della prima metà del secolo non meno che sui classici. Nel 1951 Berio segue i corsi di Dallapiccola negli Stati Uniti: il talento del compositore s'affina, orientandosi verso la creazione di strutture musicali ipercomplesse, secondo i dettami di una polifonia totale, privilegiando le qualità plastiche della materia sonora e dando vita ad opere in cui si intrecciano con grande abilità innumerevoli linee orchestrali e vocali. A questo periodo risalgono le prime composizioni elettro-acustiche in cui Berio sperimenta le potenzialità del rapporto suono-parola. Seguono le ricerche sulle combinazioni ritmico-agogiche complesse, per passare poi alle esplorazioni della vocalità femminile nella sua dimensione fonetica, semantica e psicologica, per approdare a una concezione della musica intesa come drammaturgia musicale. L'indagine sulla materia sonora intesa come suono, timbro e movimento nutre la serie delle Sequenze, ciascuna per un diverso solista, che Berio ha composto dagli anni 50 ad oggi. Le Sequenze rivelano la vocazione del Maestro a rimettersi continuamente in gioco, a non considerare mai una creazione veramente finita. 
La ricerca di Berio si è svolta nel segno di una continuità tra passato e presente, nutrendo la propria musica da fonti eterogenee: musica, letteratura, linguistica, antropologia strutturale, etnomusicologia. La necessità di sperimentare nuovi linguaggi, scoprendo il potenziale nascosto in ogni forma sonora, conduce Berio a rivisitare i canti popolari, si ispira alle grida dei venditori ambulanti, reinterpreta i Beatles, ripensa i materiali classici da Monteverdi a Puccini. Tale atteggiamento trova in Sinfonia la sua espressione più piena. 

La produzione degli anni 70 e 80 si distingue per l'importanza crescente attribuita dal Maestro alla musica vocale. Il percorso artistico trova il suo sbocco naturale nel teatro musicale, in forme che presuppongono e negano al tempo stesso la grande tradizione operistica. La curiosità per ogni categoria musicale si è manifestata in ogni aspetto della sua molteplice attività. Nel 1954 ha fondato e diretto con Bruno Maderna lo Studio di Fonologia Musicale presso la RAI di Milano. Nel 1956 ha fondato la rivista Incontri Musicali. Didatta carismatico, Berio ha insegnato dal 1965 al 1972. Dal 1973 al 1980 ha diretto il dipartimento elettroacustico dell'IRCAM di Parigi e nel 1987 ha fondato il Centro Tempo Reale di Firenze. 
Nel 2000 è stato eletto presidente dell'Accademia di Santa Cecilia. 
Si è spento a Roma il 27 maggio 2003.


Epifanie
per mezzosoprano e orchestra (1959-1961; 1965)

Epifanie, composto dal 1959 al 1961 e rivisto nel 1965, è costituito da un ciclo di sette pezzi strumentali che viene interpolato da un ciclo di cinque brani vocali. I testi dei brani vocali (un montaggio di citazioni proposto da Umberto Eco) sono tratti da Proust, Joyce, Antonio de Machado, Claude Simon e Brecht. C’è però un testo che è legato all’inizio di un pezzo orchestrale: è una breve poesia di Sanguineti tratta da Triperuno.
I due cicli possono combinarsi tra loro in vari modi. I brani orchestrali possono essere eseguiti da soli seguendo ordini diversi (Quaderni per orchestra). I pezzi vocali possono essere invece eseguiti solo come epifanie nel flusso variabile del percorso orchestrale. I nessi e i contenuti dei testi potranno quindi apparire in una luce diversa a seconda della loro posizione nel ciclo strumentale. L’ordine scelto metterà in evidenza la loro diversità o la loro latente continuità (l’immagine dell’albero, per esempio, è un tema ricorrente). In maniera analoga, un certo ordine di successione dei brani orchestrali potrà evidenziare le costanti strutturali (per esempio le «rime» armoniche), mentre un altro ordine farà risaltare le divergenze. Io preferisco una distribuzione dei pezzi orchestrali che metta in rilievo le divergenze, e una distribuzione dei brani vocali che suggerisca invece un passaggio graduale da una situazione poetica orientata verso la trasfigurazione della realtà a una registrazione pressante dei ricordi e alla descrizione disincantata delle cose. Ultimi, i versi di Brecht, che non hanno nulla dell’epifania, sono il grido di rimpianto e di angoscia con cui Brecht avverte che talvolta bisogna rinunciare al fascino della parola poetica: quando essa, con la contemplazione, comporti il rischio del silenzio e quando suoni come un invito a isolare l’evento nella visione, dimenticando i nessi che quell’evento legano al mondo che i nostri atti costruiscono.

Murray Leinster - Il pianeta dimenticato, N. 88




Un giorno, su di un pianeta posto in una regione molto lontana dalla Galassia, arriva un'astronave. Il pianeta è ancora giovane, ma sarebbe abitabile per l'uomo se la vita vi avesse mai avuto inizio. E' per questo che l'astronave è venuta a sistemarvi spore, microbi, batteri ed esseri unicellulari: a contagiarlo cioè con quei fermenti che alla fine consentono alla vita superiore di essere. Ma poi, per un errore di archivio, il cartellino segnaletico del pianeta remoto va disperso, e il pianeta viene dimenticato; per migliaia di anni, solo con se stesso, il pianeta senza nome continua a incubare gli embrioni di vita portativi un giorno dall'uomo, e questi embrioni, liberi di svilupparsi sfrenatamente, lo trasformano in un mondo di incubi. Un'astronave vi fa un giorno naufragio, e saranno i discendenti degli infelici che la sorte ha gettato sul pianeta dimenticato i selvaggi che ora lo popolano, tra ragni giganteschi, farfalle con apertura alare di due metri, coleotteri grandi come carri armati. Ma i discendenti imbarbariti degli uomini sono pur essi uomini: e sapranno emigrare dalle bassure pestilenziali delle foreste di funghi mostruosi alle vergini altitudini delle montagne dove la vita è serena... Murray Leinster è il decano della fantascienza; ogni suo romanzo è un viaggio affascinante nel fantastico e pur verosimile regno di tutto ciò che sarebbe potuto accadere o potrà un giorno avvenire. Il Pianeta dimenticato non si dimentica.
 

mercoledì 17 giugno 2026

A.H.Z. Carr - L’uomo che capiva le donne



Stavamo pranzando assieme, tutt’e quattro, e avevamo cominciato a parlare di donne. Secondo Whately, Barker e il sottoscritto, nonostante il dottor Kinsey, le donne rimanevano pur sempre delle creature enigmatiche che gli uomini faticavano a comprendere. Per dimostrarlo, Whately ci raccontò un aneddoto relativo alla moglie, successivamente Barker e io facemmo altrettanto.
Ma Milliken non era d’accordo, come sempre. È scapolo e scrive per il teatro. Quando obiettammo che la sua opinione non era attendibile per mancanza d’esperienza diretta, fece spallucce.
— Il problema con voi mariti — disse — è che vi lasciate abbacinare da quanto vi dicono le vostre consorti. La mia esperienza – lasciatemi finire – mi dice invece che se un uomo sta ad ascoltare ciò che dice una donna, è sicuramente spacciato. Ma può venire a conoscenza di tutto ciò che deve sapere su una donna basandosi su una semplice occhiata.
Milliken, ignorando la pallottolina di pane che Barker gli aveva lanciato sul muso, proseguì: — L’aspetto di una donna la tradisce in qualsiasi momento, consentendoti di dire che cosa ha fatto e profetizzare che cosa farà. Per chi è dotato di un certo acume, non possono esistere segreti.
— Diciamo per uno come te — buttò lì Whately con una smorfia divertita.
— Esatto — convenne Milliken. — Immagino che sia solo naturale che quelli come voi considerino le donne degli esseri misteriosi. Avete tutti delle mogli molto più intelligenti di voi. Ma per uno capace di osservare con attenzione, di pensare con chiarezza, dotato di una buona intuizione, i segreti di una donna sono un libro aperto ancor prima che apra bocca.
Barker intervenne: — A parlare si fa presto.
— Non si tratta di affermazioni a vanvera. Vi ricordate Loring, l’eroina della mia ultima commedia?
— Ti riferisci a quella le cui rappresentazioni sono state interrotte solo due settimane dopo la prima? — domandai. Non era il caso di usare certe delicatezze con Milliken.
— Questo non c’entra affatto. Comunque chiunque ha visto il lavoro ha tratto l’impressione che, in qualche momento della mia esistenza, io avevo conosciuto

Le alture di Abraham



La conquista nel 1759 da parte degli inglesi della  città di Québec, capitale e roccaforte del Canada francese, è raccontata dall’ormai collaudatissimo duo Milani/Battaglia con la consueta maestria.
Come in una cronaca giornalistica Milani non si schiera, limitandosi a raccontare i fatti nel modo più “scientifico”, eppure si ha l’impressione di leggere una fiction, per la grande padronanza del linguaggio del fumetto. 
Siamo sul «Corriere dei Ragazzi» n. 7 del febbraio 1972 e l’artista, anche se non si permette le libertà compositivedella pagina ormai sperimentate su riviste più blasonate, riesce a creare l’atmosfera necessaria, sia nella parte dell’assedio che in
quella della sanguinosa battaglia finale, con una sapiente alternanza di inquadrature.