mercoledì 16 settembre 2026

Renato Pestriniero - Autocidio


Si dice che, di fronte alla morte, gli avvenimenti del passato ripassino nella mente come in un film accelerato. Dal punto di vista letterario questa eventualità è affascinante, tanto che è diventata quasi un luogo comune. Ma forse non risponde al vero. Infatti, quando vide la pistola puntata contro il suo petto e l’uomo premere il grilletto, riuscì solo a pensare che sarebbe morto e a provare una grande inimmaginabile sorpresa. La sorpresa non era tanto per la mancata sensazione di dé-jà-vu, quanto perché...

Se c’erano questioni organizzative da discutere, il capo li faceva venire tutti e cinque. Soltanto Salò era stato convocato da solo quella volta, e poi era sparito dalla circolazione.
Pensando a quella circostanza, Sirio si sentiva agitato. Ma, diversamente da Salò, lui era a posto. Salò sapeva di essere nel mirino, e quando l’avevano fatto fuori ai Magazzini Generali era preparato, e si era difeso fino all’ultimo.
Il capo lo chiamò. Con questo sottofondo di pensieri, Sirio entrò nella stanza. C’era la Lory, in piedi a lato della scrivania. Il capo se ne stava seduto in quella sua stramba posizione, con la gamba destra piegata sotto la coscia sinistra e il piede che spuntava fuori in modo così innaturale da sembrare quello di un altro. Guardò Sirio, e aveva l’espressione dei momentacci. — Mettiti là — gli disse indicando una delle due sedie sull’altro lato del tavolo. Poi si avvicinò a uno schermo e fece cenno alla ragazza di spegnere la luce. Fece passare la prima diapositiva. Sirio riconobbe subito la consegna fatta il mese prima a Civita di Bagnoregio. La Lory l’aveva scattata da uno dei vicoli che portano sull’unica piazza di quel paese fantasma. L’immagine era incorniciata dal buio del vicolo e mostrava l’ultima casa sul lato opposto della piazza. Al centro, dinanzi la gradinata, si vedevano in prospettiva le antiche colonne tronche. Accanto alla prima colonna, la più alta, c’era lui che parlava con una coppia di giovani. Aveva appena consegnato la roba e la Lory l’aveva ripreso nella sua solita veste di falsa turista.
Con aria perplessa Sirio guardò il capo. Il quale batté sullo schermo il grosso indice stretto dall’anello barocco. — Quel tizio che sta laggiù. Chi è?
Sirio strinse gli occhi. All’altezza dell’ultima colonna, quasi sull’angolo della casa di fronte, un uomo stava fotografando S. Donato. Accanto a lui una donna osservava la chiesa. La distanza rendeva le due figure appena distinguibili.
— E come faccio a vedere chi è — osservò Sirio.
Il capo attese qualche secondo, guardandolo fissamente. Poi fece passare la dispositiva successiva. Era un particolare ingrandito della precedente. I due turisti adesso erano perfettamente identificabili.
— Allora — ripeté il capo. — Chi è quell’uomo?
— E che ne so? Manco mi ero accorto che c’era.
La Lory alzò un sopracciglio. Quell’atteggiamento a Sirio non andava proprio. Lei non era che una semplice spalla nelle consegne, quindi quell’aria di sufficienza

Zora la vampira



Zora la vampira è un personaggio immaginario dei fumetti italiani ideato da Renzo Barbieri e protagonista di un'omonima testata di genere erotico/horror pubblicata dalla Edifumetto in diverse serie dal 1972 al 1985. Nel 2000 ne è stata liberamente tratta l'omonima trasposizione cinematografica.

Zora è figlia del professor Pabst, uno studioso che durante una spedizione in Transilvania, ritrova il cadavere del Conte Dracula e lo trasporta fino a Londra, dove viene resuscitato involontariamente dalla ragazza stessa che, dopo essere stata morsa dal conte, diventa una vampira. Grazie a un filtro la ragazza, diversamente dagli altri vampiri, riesce a sopravvivere alla luce del sole e a dare quindi la caccia al malvagio Conte.
L'aspetto fisico di Zora sulle copertine si ispira a Catherine Deneuve.

Il personaggio nasce sulla scia di un omologo personaggio, Jacula, edito dalla ErreGI dal 1969 e sempre ideato da Barbieri.




 

martedì 15 settembre 2026

Erkki Melartin


(Käkisalmi, 2 febbraio 1875 – Helsinki, 14 febbraio 1937) 

Erkki Melartin, musicista finlandese messo in ombra dalla celebrità di Jean Sibelius, svolge un ruolo significativo nella diffusione nella penisola scandinava della musica di Gustav Mahler e Richard Strauss; autore di più di un migliaio di opere, si rivela uno dei compositori più fecondi della Finlandia. Con Maurice Ravel condivide l’anno di nascita e di morte.
Nato a Käkisalmi, Filandia, oggi Priozersk città della Russia, Erkki Melartin studia a Helsinki con Martin Wegelius; completa la sua formazione a Vienna tra il 1899 e il 1901 sotto la guida di Robert Fuchs.
Insegnante e poi direttore dell’Istituto musicale di Helsinki, Erkki Melartin, con l’Orchestra Sinfonica di Vyborg, effettua dal 1908 al 1911 una lunghissima tournée che arriva anche in Nord Africa e in India.

L’ampia produzione musicale di Erkki Melartin è caratterizzata da uno stile tardo-romantico con qualche sfumatura impressionistica. Lascia moltissime composizioni vocali e una dozzina di opere liriche; “Aino“, opera del 1909 incentrata sul personaggio della mitologia ugro-finnica, è una delle prime grandi opere finlandesi ad essere inserita nel repertorio permanente. In ambito orchestrale spiccano le sei Sinfonie che nella loro connotazione stilistica tardo-romantica lasciano trasparire profili estremamente personali; la Quarta Sinfonia, “Estate”, si distingue per l’inserimento di vocalizzi nel terzo movimento. La Marcia Festiva, tratta dal balletto “La Bella Addormentata”, è la marcia nuziale più popolare in Finlandia.


La Sinfonia n. 4 fu un'opera su cui Melartin si concentrò particolarmente verso la fine del 1912. Lo stesso compositore trovava singolare comporre un'opera per celebrare l'estate e la gioia di vivere nel periodo più buio dell'inverno, e concluderla con il tema di un tradizionale inno estivo finlandese. "Ma non è forse così anche nella vita", scrisse alla madre, "che nei momenti più bui bisogna custodire nel cuore le gioie dell'estate?".
Questo inno, originariamente svedese Den blomstertid du kommer, è il numero 571 dell'innario evangelico luterano finlandese. Tradizionalmente viene cantato alla fine dell'anno scolastico ed è quindi molto amato dai finlandesi.
Nel suo diario, Melartin scrisse di aver terminato la sua sinfonia il 3 gennaio 1913.

L'ultimo giorno di quel mese, la sinfonia ebbe la sua prima esecuzione, affidata all'Orchestra Sinfonica di Helsinki e diretta dallo stesso compositore. A febbraio, l'opera fu immediatamente eseguita di nuovo. Il movimento Andante fu riproposto a Vyborg nel 1915, eseguito dall'orchestra sinfonica locale. Nell'autunno del 1916, la sinfonia fu eseguita in una serie di concerti dell'Orchestra Filarmonica di Helsinki. In quest'occasione, venne eseguita una versione riveduta, poiché Melartin aveva già riscritto il Finale nell'estate del 1913. Nel luglio del 1919, Melartin diresse la sinfonia in un concerto al Teatro Tivoli di Copenaghen, nel 1920 a Helsinki e nel 1923 a Berlino. Melartin diresse questa Sinfonia estiva, come veniva spesso chiamata, per l'ultima volta nella primavera del 1929 a Helsinki.


mercoledì 9 settembre 2026

Avram Davidson - Mr. Rob’t E. Hoskins

 


Era proprio necessario che Bertha Schwamm reagisse come fece quando Hoskins le chiese un appuntamento per andare al cinema? In fin dei conti, chi era Bertha Schwamm? Il fatto di essere consapevole che quasi nessuno era al corrente che lei fosse un superiore di Hoskins, non voleva dire che fosse pronta a considerarsi sua pari; se anche la gente lo considerava con una certa superiorità, be’, lei avrebbe anche potuto accettare quell’invito. In seguito, chi lo sa?
Tuttavia. Il fatto era che sembrava che la gente avesse votato e concluso che Hoskins fosse un individuo da prendere in giro. Da prendere sempre in giro. Come se gli fosse dovuto. E Bertha, be’, anche lei si era associata agli altri. Detto questo, se ne deduce che non fosse possibile per lei considerarlo un amico, tanto meno, diciamo, come un corteggiatore. E questa era la situazione. Questo, però, non toglieva che avrebbe potuto reagire in modo meno duro. Supponiamo che Bertha avesse risposto, in modo educato: «Grazie, davvero, ma mia madre, siccome è quasi sempre malata, be’, di solito non esco senza di lei. Comunque, grazie».
E se avesse risposto così? Sarebbe rimasto male, lui? Pensate che Hoskins avrebbe insistito, magari dicendo: «Be’, andiamo al cinema tutt’e tre, allora?». Improbabile. Più probabilmente avrebbe borbottato una risposta educata e se ne sarebbe andato via, guardandosi bene, in seguito, a non ripetere l’invito. Ma no, non è così che Bertha rispose. Lei, oh, lei gli rise in faccia.
Cosa c’era di tanto buffo in Hoskins? Be’, ok, aveva un aspetto buffo, con gli occhi in fuori e il mento sfuggente. Ma, dopo tutto, c’erano altre persone ben più buffe di lui. Forse era quel suo taschino sempre pieno di penne e matite? Perché, anche se lui si preoccupava sempre di spiegare come ciascuna di esse servisse a un preciso compito, ugualmente tutti ridevano e lo prendevano in giro. Si dilungava a spiegare come usasse una penna per scrivere gli ordini d’acquisto, e un’altra per le vendite, e una terza per le comunicazioni interne, e un’altra ancora per le note personali e per le lettere, e così via... In un certo senso, sembrava un buon sistema; con uno sguardo, anche a distanza, gli era possibile distinguere, dal colore dell’inchiostro, a cosa si riferisse un dato foglietto, anche rovesciato, perché erano tutte differenti l’una dall’altra. Inoltre, questo gli permetteva di risparmiare le sue preferite.
Patty Birch gli rifaceva il verso dietro le spalle. «Comunicaazione interna» ripeteva mimandolo. E non era la sola, altri facevano lo stesso, erano tutti d’accordo: Bob

Virus, il mago della foresta morta



Virus, il mago della foresta morta è una serie a fumetti italiana di fantascienza avventurosa ideata da Federico Pedrocchi ed esordita nel 1939 sul periodico L'Audace e poi sul settimanale Topolino pubblicati dalla Mondadori; venne disegnato inizialmente da Walter Molino e, dal 1940, da Antonio Canale. Dai toni cupi e orrorifici, fu uno dei primi fumetti italiani di genere fantascientifico drammatico.

La serie venne ideata da Federico Pedrocchi, per i testi, e dal disegnatore Walter Molino ed esordì sul periodico L'Audace - a partire dal n. 329 - pubblicato dall'Arnoldo Mondadori, allora A.P.I. - Anonima Periodici Italiana, nel 1939 per poi proseguire su Topolino sempre dello stesso editore. Dopo un'interruzione viene ripresa, sempre su Topolino ma disegnata da Antonio Canale, sempre su testi di Pedrocchi. Successivamente le storie realizzate da Molino venne ristampata sulla seconda serie della collana Albi d'Oro e poi da altri editori su riviste come L'Avventuroso della Casa Editrice Nerbini e su pubblicazioni della Comic Art.

Virus è uno scienziato pazzo intenzionato a conquistare il mondo e a sottometterlo al suo volere. Per fare ciò si avvale delle sue futuristiche invenzioni come una macchina per il teletrasporto, in grado di smaterializzare un corpo e di farlo riapparire a distanza. Riesce inoltre a ridare vita ad antichissime mummie custodite nei musei sparsi per il mondo, e a governare i raggi del sole con altri suoi macchinari.





 

martedì 8 settembre 2026

Elliott Carter



(New York, 11 dicembre 1908 – New York, 5 novembre 2012)

In gran parte si formò da autodidatta, coltivando eguali interessi sia per la musica che per la filosofia, e pervenne piuttosto tardi ad una scelta di campo. Furono sostanzialmente gli incoraggiamenti di Charles Ives, che lo condussero a studiare composizione presso l'università di Harvard (Massachusetts), dove ebbe come insegnanti Walter Piston e Gustav Holst. Successivamente si recò a Parigi dove studiò con Nadia Boulanger. Rientrò negli Stati Uniti nel 1935 e divenne direttore della compagnia di balletto Ballet Caravan.
Dal 1939 al 1941 insegnò musica, ma anche fisica, matematica e greco antico al St. John's College di Annapolis (Maryland).

Durante la seconda guerra mondiale, Carter fu impiegato presso l'Office of War Information, mentre in seguito fu docente di composizione presso il Peabody Conservatory (1946–1948), la Columbia University, il Queens College di New York (1955-1956), la Yale University a New Haven (1960-1962), la Cornell University (dal 1967) e la Juilliard School (dal 1972).

Nel 1967 divenne membro dell'American Academy of Arts and Letters, mentre nel 1960 e nel 1973 gli venne assegnato il Premio Pulitzer per la musica.



Sinfonia: Sum Fluxae Pretium Spei (1993-1996) è il suo più grande lavoro orchestrale, di struttura molto complessa ma affascinante nel suo continuo contrastare di livelli timbrici strumentali, dai delicati assolo dei fiati fino ai laceranti fortissimo con ottoni e percussioni in primo piano.

I - Partita: 0:00
II - Adagio tenebroso: 16:26
III - Allegro scorrevole: 33:52

La Sinfonia di Carter è stata composta tra il 1993 e il 1996, con ogni movimento concepito come opera autonoma. La prima esecuzione integrale si è tenuta il 25 aprile 1998, con la BBC Symphony Orchestra diretta da Oliver Knussen. Il secondo movimento è stato finalista al Premio Pulitzer per la Musica nel 1996, mentre il terzo ha vinto il Premio Principe Pierre di Monaco per la Composizione Musicale nel 1998.

L'opera è la più ampia composizione orchestrale del compositore, saldamente ancorata allo stile dissonante, tagliente e atonale caratterizzato dalla modulazione metrica. Elliott Carter ha adattato l'idea di politempo di Charles Ives: musica che si sviluppa a velocità diverse in diverse sezioni dell'ensemble. L'ispirazione generale, e la fonte d'ispirazione di ciascun movimento, proviene da una poesia in latino dello scrittore inglese Richard Crashaw. La poesia si intitola "Bulla" (La bolla), un inno alle gioie e alle tragedie transitorie della vita, immaginate dalla prospettiva di una bolla di sapone, o meglio, attraverso il suo prisma multicolore. Il sottotitolo dell'opera, tradotto in italiano, è "Io sono il premio della speranza che scorre".

Il primo movimento fu commissionato dalla Chicago Symphony Orchestra, che lo eseguì in prima assoluta sotto la direzione di Daniel Barenboim il 17 febbraio 1994. L'ispirazione proviene dal passo: "[Io sono]...la stella del mare, per così dire, l'ingegno dorato della natura, il racconto divagante della natura, il breve sogno della natura". Carter usa il termine "partita" non per la sua connotazione barocca, ma nel senso di "gioco" che si trova nella lingua italiana. Il brano gioca con linee melodiche mutevoli e incrociate di tempi diversi. Un elemento sonoro particolarmente importante è una sorta di accordo risonante che si diffonde nell'orchestra. La musica è esplosiva, con occasionali interventi di voci soliste. Ma per lo più si tratta di una struttura in continua evoluzione, mai ripetuta, di improvvise esplosioni di suono.

Il secondo movimento è stato commissionato dalla BBC per celebrare il centenario dei Proms, e la prima esecuzione risale al 13 settembre 1995, con la BBC Symphony Orchestra diretta da Sir Andrew Davis. È cupo come suggerisce il titolo. Il suo epigramma poetico è "Io sono lo specchio della dea cieca". In questo movimento tetro e desolato, accordi e frammenti di idee musicali si intrecciano lentamente, con una sola grande esplosione di piena potenza orchestrale, un passaggio terrificante.

Il terzo movimento è stato commissionato dalla Cleveland Orchestra, e la prima esecuzione risale al 22 maggio 1997, con la Cleveland Orchestra diretta da Christoph von Dohnányi. Seguendo il sottotitolo poetico (Io sono la natura fugace del vento. In verità, io sono il fiore dell'aria), il brano è leggero, con scintillanti esplosioni di suono – complesso come il primo movimento, ma non aggressivo nell'atmosfera. Alla fine, tuttavia, la musica precipita improvvisamente nel registro più basso, lasciando solo un acuto ottavino – la bolla è scoppiata.