giovedì 5 novembre 2026

Cornell Woolrich - Una strana eredità



La spider grigia proseguiva la sua corsa sulla strada che diventava                                
sempre più tenebrosa, dando la caccia alla luce dei suoi stessi fari senza
tuttavia riuscire a superarli. Nel cielo le stelle sembravano spostarsi
lentamente, quasi ad accompagnare il movimento della macchina, mentre il
manto stradale continuava a sfrecciare all'indietro, come se qualcuno
l'avesse deposto su un nastro trasportatore. Di tanto in tanto, la macchina
oltrepassava alcune fattorie dalle finestre scarsamente illuminate, che poi
sparivano in lontananza. Sembrava che il mondo intero si fosse
addormentato.
L'uomo che stava al volante non parlava da almeno mezz'ora e la donna
accanto a lui era anch'essa immersa nel più completo silenzio. Le luci del
cruscotto illuminavano i visi dei due viaggiatori dal di sotto, conferendo ai
loro riflessi sul parabrezza un'aria spettrale.
Entrambi avevano lo sguardo fisso della gente che è perduta nei suoi
stessi pensieri. I loro occhi, che scrutavano intensamente davanti a sé,
davano l'impressione di non riuscire neanche a mettere a fuoco ciò su cui si
fissavano.
In quel punto la strada svoltava dolcemente, e la macchina affrontò la
curva con estrema prontezza. Alla fine la donna parlò, bruscamente, senza il
minimo preliminare, come se la leggera perdita d'equilibrio causata dalla
svolta fosse riuscita a rimuovere il silenzio che le ostruiva la gola.
— Ecco perché ci siamo messi in viaggio — osservò. — È questa la
ragione, no?
L'uomo continuò a guardare fisso davanti a sé, le mani ben salde sul
volante. Intanto, la strada scorreva interminabilmente sotto i pneumatici
anteriori della macchina. — Esatto — rispose laconicamente lui.
Seguì qualche attimo di silenzio, poi la donna parlò di nuovo.
— Perché non me l'hai detto prima che partissimo?
— Che importanza ha il quando? Ora lo sai, no?
— Sì, ora lo so — rispose tranquillamente lei.
Durante quelle battute di dialogo, i due non si erano mai guardati.
— E adesso cosa pensi di fare? — domandò alla fine lei.
L'uomo strinse un po' le labbra. — Continuare a guidare.
— Non puoi guidare per sempre.
Stavolta, lui non rispose. La donna aveva parlato a voce talmente bassa

mercoledì 4 novembre 2026

Jane Yolen - La fanciulla di fuoco


 Ai margini di una grande foresta dell’est viveva una volta un carbonaio di nome Ash.
Era una specie di poeta. Sempre in mezzo alle grigie tracce del suo lavoro, non si accorgeva nemmeno di tutta la cenere che lo circondava, dato che passava la maggior parte del tempo a fissare il fuoco, nel quale riusciva a vedere un meraviglioso mondo, luminoso e brillante. E, una volta spenta la fiamma ed aperta la fornace, Ash si sedeva e si metteva a parlare con le braci ancora infuocate, declamando le sue poesie, belle e splendenti come e più delle stesse fiamme. Il fumo di legna era un po’ tossico, e lui restava sempre un po’ intontito dalle esalazioni.
Gli abitanti del villaggio che lo vedevano di continuo solo in mezzo a nuvole di polvere nera, intento a parlare con le braci e i tizzoni dei fuochi che si andavano spegnendo, pensavano di lui non solo che fosse matto, ma che fosse addirittura indemoniato.
E così il poveretto si era ritrovato con una tale nomea da essere senza un amico. Ma, nonostante tutto, non si era mai lamentato delta sua solitudine. Continuava, come suo padre prima di lui, a costruire le sue carbonaie, a preparare il carbone per tutto il villaggio, e a declamare favole e versi nell’aria densa di fumo.
Una sera, che se ne stava lì seduto a fissare i1 fuoco, Ash credette di vedere all’improvviso una fanciulla sdraiata sulle braci: una fanciulla che emanava bagliori rossi ed oro.
Scosse con violenza la testa, a scacciare la strana visione, ma, quando tornò a guardare, la fanciulla era ancora lì. Allora si alzò di scatto e, senza curarsi delle fiamme che le lambivano il petto, cercò di tirar via la fanciulla di fuoco dalla fornace.
Lei si alzò lentamente in piedi sulle braci e restò immobile di fronte a lui. Aveva, lunghi capelli neri che le scendevano in morbidi ricci sulle spalle, e occhi come sorgenti di luce vivida. Non indossava altro che fumo.
— Chi sei? — sussurrò Ash. La fanciulla non parlò. Mosse solo le mani, da cui

Il profumo dell'invisibile



Il primo episodio de Il profumo dell'invisibile è stato pubblicato nel 1986 sulla rivista francese I'Echo des Savanes, che lo commissionò a Milo Manara in segui­to al clamoroso successo de Il gioco, la sua opera forse più famosa. In Italia è stato pubblicato sulla rivista Totem Comics dell'editore Roberto Rocca, italiano trapiantato in Spagna, e poi riproposto su altre riviste e ristampato in diversi volumi. 

Per la protagonista, la bionda Miele, l'autore racconta di essersi ispirato all'attrice americana Kim Basinger. La vicenda prende spunto dal romanzo L'uomo invisibile di H.G. Wells (1881), uno dei padri della fanta­scienza, ma l'impostazione di Manara è quella della commedia, e la leggerezza della narrazione è uno dei punti di forza dell'opera. 


 

martedì 3 novembre 2026

Jan Křtitel Václav Kalivoda


Jan Křtitel Václav Kalivoda (in tedesco Johann Baptist Wenzel Kalliwoda) (Praga, 21 febbraio 1801 – Karlsruhe, 3 dicembre 1866) è stato un compositore, violinista e direttore d'orchestra ceco.

Studiò violino con F. W. Pixis e composizione con D. Weber nel conservatorio di Praga dal 1811 al 1817, ottenendo nel 1815 una borsa di studio come miglior allievo. Completati gli studi divenne membro dell'orchestra dell'opera della sua città (1817-1823), ove fece rappresentare opere di Mozart, Cherubini e Rossini. Nel 1822 divenne direttore dell'orchestra privata del principe Fürstenberg a Donaueschingen, invitando altri famosi esecutori del tempo fra cui Schumann, Liszt e Thalberg; al tempo stesso effettuò molte tournée in Europa, specie a Linz e Monaco di Baviera, come solista di violino. Nel 1858 si esibì per l'ultima volta a Praga, sua città natale, e nel 1866 si ritirò a Karlsruhe, ove morì lo stesso anno, dedicandosi ad attività didattica.

Come compositore raggiunse una certa notorietà in Germania. Robert Schumann usò parole di ammirazione per la sua Quinta Sinfonia (1840): lo stesso compositore sassone d'altronde nel terzo movimento della sua Quarta Sinfonia (1841, ma riveduta nel 1851) citò quasi letteralmente il Minuetto della Prima Sinfonia op.7 (1824) di Kalliwoda.


La Sinfonia n. 3 in Re minore, Op. 32 è una delle opere orchestrali più significative del compositore e violinista boemo Jan Křtitel Václav Kalliwoda (noto anche con il nome tedesco Johann Wenzel Kalliwoda). Composta nel 1830 e pubblicata nel 1832, questa sinfonia rappresenta perfettamente il passaggio tra il Classicismo e il primo Romanticismo tedesco, guadagnandosi all'epoca l'ammirazione di importanti contemporanei come Robert Schumann.

La sinfonia è strutturata nei classici quattro movimenti:
I. Adagio molto - Allegro non troppo, con energia. Apre con un'introduzione lenta, profonda e drammatica che sfocia in un Allegro energico, caratterizzato da forti contrasti dinamici e una spinta ritmica vigorosa.

II. Poco Adagio, con espressione. Il movimento lento si distingue per il suo carattere lirico ed elegiaco, tipico della sensibilità romantica dell'epoca, mettendo in luce l'abilità di Kalliwoda nella scrittura cantabile per i fiati.

III. Menuetto. Allegretto, marcato molto - Trio. Presto, con leggerezza. Un minuetto dal ritmo fortemente scandito e quasi fiero, che contrappone la sua severità alla brillantezza e alla rapidità "leggera" della sezione centrale del Trio.

IV. Rondo. Allegro agitato. Il finale è un rondò travolgente e tempestoso, ricco di tensione drammatica e virtuosismo orchestrale, che chiude l'opera con grande intensità


sabato 31 ottobre 2026

Terrorismo

Tratto dalla raccolta Capsicum, nella sezione Malvagità, scritta nel 2020. In questa poesia ho immaginato un terrorista che fa una strage in una piazza. Lo ritengo un atto di pura vigliaccheria ma allo stesso tempo di enorme coraggio. La forza della fede può rendere l'uomo un invasato e fargli fare cose contro natura.




Mani in tasca
Volto basso
Occhi spenti

Un uomo solo
In mezzo alla folla
Riluce una lama

Nessuno ci fa caso
la solleva
si perfora l'addome

L'uomo urla
si accascia al suolo
in una pozza di sangue

La folla lo circonda
La folla lo guarda

Sorride mentre
apre la giacca

Ora la folla urla
mentre lui tira la leva

BUM

La pozza è un lago
Il lago è fango
Il fango è carne infedele... 

 

venerdì 30 ottobre 2026

Progressive Spin, puntata 57, 29 ottobre 2026



The Bardic Depths - Islands
Castle Mountain Moon - Valley of the Deep
The Tangent - Was
Riffstone - Virgo




Savino Varazzani - Un piccolo grande amore, 1915










giovedì 29 ottobre 2026

SNMN, puntata 57, 28 ottobre 2026



OnlyFuzz - Speak To The Manager
SKW - LIGHT
Tales of Oneira - Paralyzed
Heavy-Co.Co. - Amara Galera
Rosewood - up!
Marco Catch - Ci Spero Sempre
AnnoZzero - Vera
Edamame - Alla Sera, Nascono Le Idee
Aperegina - Bluatmosfera
The Austen - All I Need
The Ashes - Purgatory
Poveragiulia - Golia
Alberto Baldo - Metà per me
Flashback Of Anger - Streaming Madness
Remedy - Un Giorno In Più
Kardon - Destroyer




mercoledì 28 ottobre 2026

Raylyn Moore - Popolazione zero


Quello che era successo a Big Sur si ripeté a Monterey. Per quanto Touhy percorresse Cannery Row da un capo all’altro, rivoltando praticamente i sassi, non riuscì a trovare nessuno di sua conoscenza. Strano, perché lui conosceva tutti. Cioè, tutti quelli che seguivano la Strada.
Non che non incontrasse dei tipi fuori del comune. Qualcuno aveva i calzini appaiati e fumava tabacco puro nella pipa, strascicando i piedi accanto alla sua vecchia con rossetto madreperlaceo e bigodini di plastica sotto una sciarpa di seta. Altri erano motociclisti in casco fluorescente antiurto, altri ancora erano freaks della domenica a piedi scalzi e jeans malandati che lumavano lo Spettacolo con occhi sbiaditi dalle spesse lenti che portavano per tutta la settimana, in ufficio.
E cacciatori di teste pressoché a tutti gli angoli, alcuni in borghese, altri con quella loro ridicola divisa. Guardavano con finta indifferenza i piedi nudi di Touhy, e dormivano in salopette, e si erano lavati barba e capelli per l’ultima volta sotto il Ponte del Bixbee Creek (senza poter finire a causa dell’improvvisa calata dei poliziotti.)
Era piena estate, ma il vento ostile che soffiava dalla baia gli penetrava attraverso la giacca a vento. Notò che un negozio d’abiti fatti dove era entrato l’ultima volta che era stato lì, adesso aveva ceduto il posto alla Polleria Delizia e che la pittura psichedelica sulla caldaia della vecchia fabbrica di conserve di fronte al ristorante Oz cominciava a scrostarsi. Anche sulle auto spiccavano le scritte “Abbasso l’erba” e “Buona giornata” e “Sostenete il candidato locale”.
Decise di andarsene, e alla periferia scroccò un passaggio a un tale che arrivava solo fino a Ord (dove, quanto tempo fa?, il Giorno delle “Farse” Armate erano stati a migliaia, forti del loro numero, con Incidenti, e Arresti, e Pestaggi, ma tutto per niente, perché niente era cambiato se non in peggio, con altre guerricciole in corso, leggi più severe per il servizio militare obbligatorio, e la gente negli uffici al cui confronto i reazionari di ieri parevano dei fricchettoni radicali), ma adesso la nebbia si dissolse al vento e lui ritrovò un pizzico dell’antica fortuna. Perché più avanti, ai margini della strada, vide tre che conosceva, in attesa come lui di uno strappo. Come lui, avevano smesso di lottare, prendevano quello che veniva e andavano dove li portava la strada. Haila e Carma e Rass.
Insieme, col pollice rivolto a nord, arrivarono a Sausalito dove ascoltarono brutta musica al vibrafono, trascorsero una nottata sulla spiaggia a Mandocino, dove Carma, in un gabbiano che galleggiava sull’acqua, aveva letto un chiaro segno che dovevano fermarsi lì, non andare oltre. Ma anche lì non c’era nessuno, mentre un anno prima, d’estate, avevano dormito in centinaia su quella stessa spiaggia, e si