venerdì 8 maggio 2026

SNMN, puntata 47, 6 maggio 2026



Utela Malit - Like Me
Orbitlane - Discern
NRG1 - Let The Sweet Heart Recite
Oslavia - Kabul Hostel
EARS - Eyes of Tiger 
The Roowens - My City
The Clown Society - L'Oracolo
Marika Graziano - Generazione Persa
Naked Run - Micheal Scofield
Hogans Alley - Down The Highway
Zara Broadway - Ugly Face
Rykën - Rebel
Nakhash - Restare a guardare
Unkle Kook - Oh Yeah oh No


 

giovedì 7 maggio 2026

Joseph Sheridan Le Fanu: Lo spettro della signora Crowl


Sono una donna anziana, ora; ma avevo solo tredici anni la notte in cui arrivai ad Applewale House. Mia zia faceva la governante in quella casa e venne una carrozza trainata da un cavallo a Lexhoe, per portare me e il mio bagaglio ad Applewale.
Ero spaventata quando arrivai a Lexhoe, e quando vidi quella carrozza con il cavallo desiderai tornare da mia madre, ad Hazelden. Stavo piangendo mentre salivo sul biroccino (così eravamo soliti chiamare quel tipo di carrozza) e il vecchio John Mulbery, il conducente, un uomo allegro e gentile, giunti al Golden Lion mi diede una manciata di mele, per cercare di rallegrarmi. Mi disse che c’era una torta di ribes, del tè e della carne di maiale che mi aspettavano, in camera di mia zia, in quella grande casa. Era una deliziosa notte di luna piena e io mangiai le mele, continuando a guardare fuori dal finestrino.
È una vergogna per dei gentiluomini spaventare una povera bambina sciocca com’ero io. A volte penso che sia una vera mania. Accanto a me, sul biroccio, c’erano due uomini. Dopo mezzanotte, quando si alzò la luna, cominciarono a farmi domande a proposito della mia destinazione. Dissi loro che stavo andando dalla signora Arabella Crowl, di Applewale House, vicino a Lexhoe.
— Oh, allora — disse uno dei due — non ci resterai per molto!
Io lo guardai come a dire: “Perché no?” Avevo risposto ad alta voce alla loro prima domanda e mi sembrava di aver detto una cosa intelligente.
— Perché — disse lui — ... e, ne va della tua vita, non dirlo a nessuno, ma resta solo a guardarla... lei è posseduta dal demonio, è uno spettro. Hai una Bibbia?
— Sì, signore — risposi io. Mia madre mi aveva infilato la Bibbia in valigia e sapevo che era lì. E ce l’ho ancora, sebbene la stampa sia troppo piccola per i miei occhi.
Lo guardai ripetendo: — Sì, signore. — Mi sembrò che ammiccasse al suo amico, ma non posso esserne certa.
— Bene — disse lui — assicurati che ogni sera sia sotto il tuo cuscino: terrà lontani da te gli artigli dello spettro.
Provai una tale paura sentendo quelle parola, non ne avete idea! Avrei tanto desiderato fare a quell’uomo delle domande sulla vecchia signora, ma ero troppo timida; poi lui e il suo amico cominciarono a parlare tra di loro e poi in seguito io scesi, come ho già detto, a Lexhoe. Sentii un tuffo al cuore mentre la carrozza percorreva il viale. Gli alberi erano grossi e fitti, vecchi quanto la casa, immagino. Se quattro persone avessero cercato di abbracciarne uno toccandosi le mani con la punta delle dita, dubito che ci sarebbero riusciti.
Bene, ero lì con il collo fuori dal finestrino, fissando la grande casa. All’improvviso me la trovai davanti!
Era una grande casa bianca e nera, con grosse travi scure che l’attraversavano e dei grossi frontoni bianchi sporgenti che sembravano guardare verso la luna, con incise delle figure di alberi, dei quali si potevano contare le foglie. I vetri smerigliati davano sulla grande anticamera, e tutte le finestre avevano delle persiane vecchio stile. Solo poche persiane erano aperte perché, nella casa, oltre alla vecchia signora, c’erano solo tre o quattro servitori e così la maggior parte delle stanza restava chiusa.
Il mio cuore era pieno di paura ora che il viaggio era finito e mi trovavo davanti a quella casa, con una zia che non avevo mai visto prima e la prospettiva di dover servire come cameriera la signora Crowl.
La zia mi baciò in anticamera e mi portò in camera sua. Era una donna alta e magra, con il viso bianco e due occhi neri e mani lunghe, coperte da guanti scuri. Aveva passato la cinquantina ed era di poche parole; ma quelle sue poche parole erano legge. Non posso lamentarmi di lei, ma era una donna dura, e credo che mi

Maurice Leblanc - L’arresto d’Arsène Lupin

 





mercoledì 6 maggio 2026

Edward Burlingame Hill


Edward Burlingame Hill (9 settembre 1872 – 9 luglio 1960) è stato un compositore e insegnante di musica statunitense, le cui opere fondevano l'impressionismo francese con influenze jazz, mentre la sua lunga carriera all'Università di Harvard ha plasmato generazioni di musicisti americani del XX secolo.

Nato a Cambridge, Massachusetts, in una famiglia di eminenti accademici – suo padre era professore di chimica ad Harvard e suo nonno rettore dell'università – Hill si laureò con lode ad Harvard nel 1894, specializzandosi in musica. Affinò ulteriormente le sue capacità studiando con maestri americani come John Knowles Paine e George Chadwick, e seguendo lezioni di composizione a Parigi con Charles-Marie Widor.

La carriera di Hill come educatore iniziò nel 1908, quando entrò a far parte della facoltà di Harvard come istruttore di musica, diventando professore assistente nel 1918 e professore ordinario nel 1928, carica che mantenne fino al pensionamento nel 1940. Tra i suoi studenti più illustri figurano Leonard Bernstein, Walter Piston, Virgil Thomson, Roger Sessions ed Elliott Carter, che guidò nell'integrazione delle forme classiche tradizionali con i linguaggi musicali americani moderni. Oltre all'insegnamento, Hill contribuì alla ricerca musicale con il suo libro del 1924, Modern French Music, che rifletteva il suo profondo interesse per i compositori impressionisti, e scrisse articoli sulla musica francese per pubblicazioni come il Boston Evening Transcript.

Come compositore, Hill realizzò opere tonali dagli anni Dieci agli anni Trenta, ponendo l'accento sulla chiarezza strutturale e sul colore orchestrale, con quattro sinfonie, quattro poemi sinfonici, musica da camera e brani corali tra le sue composizioni. Tra le sue composizioni più celebri si annoverano le evocative opere orchestrali The Parting of Lancillotto e Ginevra (1915), The Fall of the House of Usher (1920) e Lilacs (1927); gli studi jazz per due pianoforti (1924-1935) e il Concertino per pianoforte e orchestra (1931), entrambi influenzati dal jazz; e la sua Sinfonia n. 4 (1941), di stampo neoclassico, nota per la sua spinta ritmica e le armonie sontuose. Il suo stile, spesso paragonato a quello di contemporanei come George Gershwin per la sua sobria integrazione di sincopi e timbri jazz in strutture classiche, esemplifica il neoclassicismo americano dei primi del Novecento.

L'eredità di Hill perdura attraverso il suo duplice impatto come compositore che ha fatto progredire la musica orchestrale americana e come insegnante che ha promosso l'innovazione ad Harvard, collegando le tradizioni di fine Ottocento al modernismo di metà secolo. Sebbene le sue opere siano oggi meno eseguite rispetto a quelle di alcuni suoi contemporanei, la sua maestria e il suo ruolo di mentore rimangono fondamentali per l'evoluzione della musica classica statunitense. 


Aleksandar Obradović








 

martedì 5 maggio 2026

S.A. Steeman - Legittima difesa, 1948





 

Henry Wade: L'ultima sera, n.79



Sir Albert Sterron è un uomo arcigno che vive nella sua residenza di campagna abbandonata al degrado. Quando una mattina viene trovato impiccato nello studio, nessuno pare nutrire dubbi. Nessuno tranne l’ispettore che esamina la scena del presunto suicidio. Anche se al momento non saprebbe spiegare perché, il suo istinto gli dice che sir Albert Sterron è stato assassinato. 

M. Roger Sorez: Tentazione cosmica, N.79



Questo romanzo scritto con ammirevole precisione scientifica, e molta immaginazione, sottile umorismo, spirito di fronda contro i costumi del nostro secolo, è un gioiello di fantascienza. Ha suscitato in Francia numerose polemiche perchè in parecchi dei personaggi creati dalla fantasia dell'autore, persone viventi in Francia hanno creduto di riconoscersi. E' la storia di uno scienziato giovane e povero che, per amore della scienza diventa baro, truffatore, ricattatore e scende la scala della immoralità fino a mischiarsi con una banda di trafficanti di stupefacenti, per procurarsi il denaro e i mezzi necessari alle sue ricerche scientifiche dapprima, e per vitale necessità poi di vincere una terribile malattia che ha attinto nell'usare in laboratorio e volontariamente la potenza dei raggi cosmici: la deuteriosi. Egli crede dapprima di poter passare invulnerabile fra i vizi d'ogni genere, ma ne resta contaminato senza accorgersene. Una sua assistente, Lise, l'unica donna che egli ama d'amore, e che ha acquistato, lavorando con lui, le sue stesse superumane facoltà, gli rinfaccia un giorno d'essere diventato un essere abbietto e immorale e se ne va, lasciandolo solo. Lo scienziato s'accorge soltanto in quel momento d'amarla e capisce che Lise ha ragione. La cerca disperatamente e incomincia a rifare all'indietro la strada percorsa, per poter redimersi. Ma il passato lo tiene con mille legami, i suoi loschi traffici, ora che non vuol più saperne, gli portano gravi conseguenze: è arrestato, poi inseguito, la sua vita è in pericolo non più per la malattia, ma per la vendetta dei suoi antichi compagni. Come Lise, la sua amata, riesca a salvarlo e a salvarsi, il romanzo racconta, su uno sfondo scientifico e fantastico che affascina, e che fa riflettere per il grave monito che contiene.

lunedì 4 maggio 2026

Nobody with Alan Thomson


 


Quiz mortali all'Abbazia di Nonantola, di Roberto Roganti



Una storia particolare, una webradio privata si vede al centro di una serie di omicidi. Gli speaker sono coinvolti in prima persona e l'assassino si prende gioco di loro e della polizia. 
Chi uccide si diverte ad annunciare le morti tramite una filastrocca che mette a dura prova gli investigatori. Il tutto si svolge durante un congresso di ministranti che arrivano da tutto il mondo. Una pagina oscura nell'entourage dell'Arcidiocesi Estense di Modena-Nonantola, che mina la solidità della Chiesa stessa. Servi di Dio che incontrano una morte violenta in terra consacrata.
L'omicida sembra essere sempre un passo avanti rispetto a chi gli dà la caccia. E sfida pure Grogghino, che dovrà mettersi in gioco in prima persona. Il nostro becchino, seppur distratto da eventi a lui sconosciuti, quale l'amore, riuscirà a tenere i piedi per terra e a smascherare il killer. 
È una trama incalzante, una corsa contro il tempo, le morti si susseguono e sono sempre più fantasiose. La mente perversa che orchestra questa giostra si dimostrerà un osso duro per tutti, sollevando un tetro velo al di sopra della comunità ecclesiastica modenese.

INCIPIT

... Estrae un mazzo di chiavi dallo zainetto, tra due dita regge quella con il capucchietto rosso, la infila nella toppa e… clack, la serratura si sblocca, senza alcun rumore la porta si apre immettendo in un ingressino buio e angusto; sulla destra l’interruttore che, premuto, dà luce a tutto; la richiude alle spalle e dà due giri al mandante; infine inizia a salire le scale fino al primo piano.

TOC TOC

«Avanti, entra pure Furzèina, è aperto…».
Furzèina, al secolo Livia Parolini, è la speaker del format dove si parla con il pubblico al telefono, ma, soprattutto, si sparla, sempre nei limiti del bon ton; la trasmissione va in onda ogni martedì dalle ventidue a mezzanotte e al sabato da mezzogiorno alle tredici. Si chiama Parlèr in punta ‘d’ Furzèina: musica e ciacole telefoniche. [Parlare in punta di forchetta: musica e chiacchiere telefoniche] 
Gli ascoltatori chiamano in radio e dicono la loro, sfogandosi su tutto… Furzèina elargisce risposte e consigli punzecchiosi.
«Vieni, entra pure Livia, ho su un brano, l’ultimo, non disturbi affatto».
«Ciao Vezz [Marco Vezzani], tutto a posto?». 
La sfacciata risata in falsetto del Vezz l’accoglie con calore. Poi si toglie la cuffia, allontana il microfono e luma come si deve la ragazza che sfila davanti a lui. 
«Entra pupa, ci mancava giusto una donna per saziare i miei istinti primordiali, vieni bambola, fai di me tutto ciò che vuoi…». 
Livia sorride, Marco è simpaticissimo e ha sempre voglia di scherzare. Con la coda dell’occhio scorge un movimento in cabina di regia, che sembra deserta, ma si ode un colpo sordo e un «Porc… Boia…». 
Una testolina rossa si solleva da sotto un tavolo al di là del vetro; una mano accarezza la sommità dei capelli.
«Ti sei fatto male?».
«No… Mi dimentico sempre che questo tavolaccio sporge e ogni volta che vado là sotto per sistemare i cavi, alzandomi non ci penso e do delle craniate da paura».
Vito Pistacchi, tecnico e regista, come di consueto deve affiancare Livia per via delle telefonate in entrata, che devono essere passate in diretta.
Uscito lo speaker di Vuoi fare a botte?, trasmissione rock irriverente di Marco, restano solo Livia e Vito.
La ragazza si accomoda davanti alla consolle, sposta alcuni cursori, controlla il rientro in cuffia, posiziona il microfono alla giusta altezza e fa segno a Vito che è pronta. Lui trappola ancora un minuto, poi alza la mano destra a palmo aperto. Furzèina si schiarisce la gola con un colpetto di tosse. Nell’ambiente irrompe la Fanfara di Rocky. La mano di Vito resta aperta e sollevata per almeno un minuto, poi con le dita fa il conteggio alla rovescia… 4… 3… 2… 1…
«Buonasera e salve a tutti da parte di Furzèina, primo martedì dopo Pasqua, penso ne abbiate da raccontare oggi, potete iniziare a telefonare per sfogare la vostra rabbia, come di consueto ne abbiamo per ben due ore, quindi approfittatene. Siete carichi e incazzati? Come sempre tanta musica e tante chiacchiere… Siete pronti a effondere il vostro malumore? Vedo già in regia Vito fibrillare, le linee telefoniche sembrano bollenti, ma prima di dar voce al primo di voi, ascoltiamoci l’ultimo brano di Modugno…». 
Silenzio di tomba sia in radio che nell’etere per cinque secondi, poi: 
«Scherzavo, ahahah, dai scaldiamo i motori con Natural degli Image Dragons…».
La calda voce di Daniel Coulter Reynolds irrompe nello studio, prontamente Vito abbassa il volume in sala mantenendolo alto solo nella rete. 
«Liv, stasera mi sa che facciamo il botto, c’è un sacco di gente che vuole dire la sua, a quest’ora sono carichi come delle molle, poi c’è quella storia dell’asteroide che ha rotto un po’ le scatole a tutti, basta che non salti fuori un’altra bazza come la pandemia e poi siamo a posto…».
«Tranquillo Vito, li inforchetteremo come al solito e ce li papperemo in un sol boccone».

Passano i minuti, passa un’ora, passa un’altra mezz’ora. I due ragazzi sono un po’ provati, questo è un orario strano, ma nonostante tutto hanno tenuto testa al fiume di telefonate come due cowboy soli con una grossa mandria di tori inferociti; ora vedono la fine e il riposo del giusto avvicinarsi.
«Ragazzi mancano quasi quindici minuti alla fine di questa puntata e ho pensato di chiudere in bellezza, vi propongo un gioco, chiamatemi e proponete quiz, indovinelli, rebus, vediamo se siete bravi e se riuscite a fregarmi… Intanto che ci pensate ascoltatevi Gangnam Style di Psy, in tema con il nostro finale…».
«Buonasera, sai come si chiamava il più grande nuotatore tedesco?... Furzèina… E la più grande bestemmiatrice indiana?... Ciao, e la più grande mangiatrice spagnola?...».
Furzèina risponde a tutti i quesiti, d’altronde si tratta di vecchie freddure, semplice rispondere, soprattutto a una come lei, con un quoziente intellettivo superiore alla media.
«Liv, manca meno di un minuto, ti passo l’ultima… Vai!».
Vito sfuma il brano che sta andando in onda e apre all’ultima telefonata. Un attimo di silenzio, poi una voce roca e strana:

«Indovina indovinello
a Nonantola è sempre bello
da domani stai accorto
prima o poi ci scappa il morto
La morte in Abbazia
una vita si porta via!».

La telefonata si conclude di colpo dopo una tetra risata. 
I due ragazzi si guardano basiti. La paura, lo stupore e lo sgomento disegnano sui loro volti strane mimiche. 
Un attimo di silenzio per la sorpresa, poi Liv fa segno a Vito di chiudere in fretta.