giovedì 16 luglio 2026

Betzy Holmberg


Betzy Holmberg Deis nacque in Germania da madre norvegese e padre finlandese. Studiò in Norvegia, Danimarca e Germania, intraprendendo una carriera nell'Europa centrale e ottenendo la cittadinanza danese per matrimonio. Holmberg Deis visse una vita cosmopolita e transnazionale, come molte compositrici nordiche del XIX e inizio XX secolo. Si dedicò alla musica da camera orchestrale e strumentale, e la sua Sinfonia n. 1 (1884) fu ben accolta dalla critica. Tuttavia, dopo la sua morte, lei e la sua produzione furono completamente dimenticate, omesse dalla storia della musica e dal panorama concertistico. Come accadeva spesso a molte compositrici sue contemporanee, la maggior parte delle composizioni di Holmberg Deis, così come i resti biografici e letterari, sono andati perduti.

Betzy Holmberg nacque a Düsseldorf, in Germania, il 9 febbraio 1860. Sua madre, Anna Holmberg (1834-1909), era una pittrice norvegese specializzata in scene di genere e ritratti. Suo padre era il pittore finlandese Werner Holmberg (1830-1860), già famoso e considerato una figura di spicco nella storia dell'arte finlandese. Entrambi i genitori appartenevano alla colonia di artisti scandinavi di Düsseldorf. Werner morì di tubercolosi solo sei mesi dopo la nascita di Betzy, e poco dopo Betzy e sua madre si trasferirono nella casa dei genitori di Anna in Norvegia. Betzy crebbe a Christiania (Oslo) con la madre e i nonni materni, Marie Glad nata Trosdahl e il maggiore generale Christian Glad, nella base militare di Akershus. La madre smise di dipingere dopo il matrimonio, ma riprese l'attività dopo essere rimasta vedova. Si dedicò all'educazione musicale della figlia e alla sua carriera professionale come compositrice. Ciò fu probabilmente possibile perché Anna Holmberg proveniva da una famiglia dell'alta borghesia e poteva mantenere se stessa e la figlia vendendo le opere del defunto marito e vivendo modestamente; si prese cura del patrimonio artistico del marito e ne gestì le questioni in stretta collaborazione con l'Associazione degli Artisti Finlandesi. Madre e figlia hanno vissuto insieme la loro vita artistica fino alla morte di Betzy.

Otto composizioni di Holmberg furono eseguite in concerto al conservatorio e recensite sui giornali: Suite per violino e pianoforte (1881), due movimenti del Quartetto per archi (1881), Suite per pianoforte (1882), Due preludi e fughe per pianoforte (1882), Serenata per orchestra d'archi (1882), Variazioni per violoncello e pianoforte (1883), Sonata per pianoforte (1883) e Suite orchestrale (1883). Le fu conferita una borsa di studio Mozart della durata di un anno (1882) per la sua suite per pianoforte. Si esibì anche come pianista in alcuni concerti al conservatorio, ma non suonò le proprie composizioni: queste furono eseguite dai suoi compagni di studi, tra cui il direttore d'orchestra, compositore e pianista Felix Weingartner e il direttore d'orchestra Paul Steindorff.

 

Parole in prestito


Negli ultimi anni le parole inglesi sono entrate con sempre maggiore frequenza nel nostro modo di parlare, al punto che spesso le utilizziamo senza nemmeno accorgerci che esiste già un termine italiano capace di esprimere lo stesso concetto in modo chiaro. Al lavoro non fissiamo più una riunione, ma un meeting; non chiediamo un parere, bensì un feedback; non ricordiamo una scadenza, perché ormai abbiamo una deadline; non facciamo una telefonata, organizziamo una call. Sui social annunciamo un nuovo progetto scrivendo “coming soon”, raccontiamo il nostro stato d’animo con la parola “mood” e trasformiamo una giornata dedicata a noi stessi in un “self care day”.

Il punto non è dichiarare guerra all’inglese, né immaginare una lingua italiana chiusa in una teca, protetta da qualunque influenza esterna. Le lingue sono sempre cambiate attraverso gli incontri tra popoli, culture, commerci, scoperte e migrazioni. Molte parole che oggi consideriamo italianissime hanno origini straniere, mentre termini come computer, internet o software sono ormai così radicati nel nostro vocabolario da non sembrare più ospiti. Sarebbe quindi poco sensato pretendere di tradurre tutto per principio, soprattutto quando una parola straniera identifica una realtà nuova oppure è diventata comprensibile alla maggior parte delle persone.

La sensazione di forzatura nasce altrove, cioè quando l’inglese viene scelto soprattutto per dare a una frase un tono più elegante, professionale o moderno, anche se il risultato è spesso meno diretto. Un negozio non presenta più una nuova collezione, ma un “new drop”; un ristorante non propone il menu del fine settimana, ma il “weekend menu”; un’azienda non cerca dipendenti, avvia il “recruiting”; una palestra non parla di percorso di allenamento, ma di “fitness

mercoledì 15 luglio 2026

Philip MacDonald - Una moglie premurosa

   


Carl Borden uscì dalla libreria Seaman nell’accecante bagliore del piccolo corso di El Morro Beach. Si guardò attorno per vedere se c’era la moglie e, non vedendola, si avviò verso il bar Eagles ed entrò. Era un uomo ben messo, l’aspetto vagamente da vagabondo, i capelli biondi disordinati, un volto insignificante nobilitato però dagli occhi grandi, azzurri e incredibilmente vivaci. Era uno scrittore di un certo talento, a detta di molti critici, ma i suoi libri si vendevano poco.
Si mise a sedere su uno sgabello e salutò con un cenno del capo il signor Dockweiler, attualmente agente immobiliare, un tempo mediocre attore di Hollywood; Dariev, l’artista russo che disegnava murales e poi un paio di altre persone. Non abbozzò l’ombra di un sorriso, neppure alla volta del barista a cui ordinò una birra e Dockweiler disse al vecchio Parry, seduto al suo fianco: — Guarda quel Borden... chissà che diavolo...
Il barista, da sempre chiamato Hiho per dei motivi che ormai nessuno più ricordava, depose la bibita davanti a Carl, lo guardò e disse: — Allora, signor Borden, come va?
L’interpellato rispose: — Bene, direi... grazie, Hiho... — Si concesse una lunga sorsata dal bicchiere ghiacciato.
Hiho riprese: — E come sta la signora Borden. Bene?
— Benissimo! — rispose Carl, dopodiché aggiunse: — Benissimo! — Mise una banconota da un dollaro sul bancone, Hiho la prese e tornò dietro il registratore di cassa.
Carl appoggiò i gomiti sul banco e lasciò cadere il viso fra le mani; poi si ricompose subito mentre Hiho tornava con il resto. Lo scrittore se lo mise in tasca, trangugiò il resto della birra, si alzò, fece un cenno di commiato al barista senza aprir bocca e uscì nuovamente in strada.
Sua moglie aspettava accanto alla macchina con le braccia piene di pacchetti. Lui disse: — Salve, Annette... arrivo! — e accelerò il passo.
La donna gli sorrise. Dotata di un fisico snello e di un bel portamento, appariva scattante e dinamica come sempre. Bionda, sulla trentina, era sposata con Carl da nove anni. Da tutti quelli che non li conoscevano bene, erano considerati una “coppia
ideale”. Ma ultimamente i pochi amici più intimi cominciavano a dubitarne.
Carl aprì la portiera dell’auto, prese i pacchetti dalle braccia di Annette e li sistemò nel bagagliaio. La moglie disse: — Grazie, Carlo — e si accomodò accanto a lui che si era messo al volante. Poi aggiunse: — Per favore, passiamo da Beatons. Ho lasciato un pacco che era troppo ingombrante da portar via subito.
Lui imboccò Las Ondas Road e parcheggiò contromano all’esterno di un piccolo edificio circondato da una recinzione bianca sormontata dalla scritta Beaton And Son – tutto per il giardinaggio.
Entrò e la commessa gli porse un gigantesco sacchetto di carta, pieno di merce. Lui lo prese – il fondo cedette e una miscellanea di oggetti rovinò a terra.
Carl imprecò sottovoce e la ragazza esclamò “Oh, mi dispiace” e si precipitò ad aiutarlo. Lui cominciò a mettere gli oggetti che aveva salvato sul bancone. Poi, chinatosi, recuperò un opuscolo intitolato Manuale per la coltivazione delle rose e una scatola etichettata Pesticida con la raffigurazione di un teschio e due ossa incrociate.
Nel frattempo la ragazza aveva recuperato il resto. Continuando a sciorinare una marea di scuse, sistemò il tutto in due sacchetti nuovi. Carl se li sistemò uno per braccio, uscì di nuovo nella strada soleggiata e vide il dottor Wingate che si stava avvicinando alla macchina. — Salve, Tom! — esclamò e fece il suo primo sorriso della giornata mentre l’altro si girava e ricambiava il saluto.
Wingate era un uomo sui quarantacinque anni, sempre vestito con una certa ricercatezza. Vedendo Annette, il medico si tolse il cappello e salutò anche lei, forse con fare un po’ troppo formale. Aprì la portiera a Carl e per un attimo lo sguardo divenne acutamente professionale. Disse: — Come sta andando il libro? — Dopo una certa esitazione Carl rispose: — Bene! Non ancora a pieno ritmo, naturalmente... ma sono fiducioso.
— Allora... — commentò Wingate — dacci dentro. Altrimenti sarebbe un vero peccato.
Carl fece spallucce mentre Annette, con aria impaziente, sbottò: — Dobbiamo sbrigarci a tornare a casa, Carlo — e lui salì in macchina, mise in moto e fece un cenno di commiato alla volta dell’amico.
Attraversò di nuovo la città, poi si addentrò fra le colline e in cinque minuti arrivò alla stradina rapida e scoscesa che conduceva a casa sua, isolata su un cucuzzolo, una costruzione di alquante pretese: vialetti di ghiaia, alti alberi sul retro e davanti

I Borgia



I Borgia è un fumetto di genere drammatico scritto dallo scrittore cileno Alejandro Jodorowsky ed illustrato dall'illustratore italiano Milo Manara. L'opera è stata realizzata tra il 2004 ed il 2011 ed è suddivisa in quattro volumi: "La Conquista del Papato" (2004), "Il Potere e l'incesto" (2006), "Le fiamme del rogo" (2011) e "Tutto è Vanità" (2011). Il fumetto si distingue per la grande componente erotico-shakspeariana e per essere un fumetto particolarmente ricco di violenza, seppur essa non sia mai portata a livelli estremi. Il risultato della collaborazione tra Alejandro Jodorowsky e Milo Manara riuscì a meritarsi gli elogi delle critica, che videro nell'opera l'apice delle complessità tematiche del maestro cileno. Il fumetto non è da leggere in chiave storica. L'intreccio narrativo si basa su aneddoti e leggende riguardanti la famiglia Borgia e la figura di papa Alessandro VI. La storicità del fumetto è pressoché nulla, sebbene vi siano narrati fatti realmente accaduti.

Nei quattro volumi si racconta la storia della famiglia Borgia dall'elezione di Rodrigo Borgia al soglio pontificio sino alla morte di tutti i membri della famiglia e al decadimento della casata. Mentre i primi due volumi sono raccontati sotto forma di cronaca, i restanti due sono raccontati tramite un flashback di Michelotto Corella (nel fumetto chiamato Micheletto) servitore e sicario della potente famiglia spagnola.



Il potere e l'incesto
Alessandro VI è papa ormai da molti mesi e la tiara sembra essere ben salda sulla sua testa. Grazie a trame e intrighi è riuscito a tenere a bada le nobili famiglie romane degli Orsini e dei Colonna, suoi acerrimi nemici, ed ora che non sembra avere oppositori potenti si prepara a tessere la sua trama più importante: la creazione di alleanze potenti all'interno del complesso Scacchiere Italico che garantiscano il pieno potere sia allo Stato della Chiesa che alla sua famiglia. Il Pontefice fa chiamare a sé i suoi figli maschi all'interno del Laterano per discutere del loro avvenire. Assieme a loro viene chiamata anche Lucrezia, che dopo essere stata più volte seviziata dalle monache del monastero di clausura a causa della sua condotta scabrosa con la cugina Giulia Farnese, con la quale intrattenne una relazione lesbo, venne ritirata dal convento e destinata alla vita mondana. Alessandro VI ha in mente un futuro per ognuno: Lucrezia andrà in sposa al Signore di Pesaro Giovanni Sforza al fine di ottenere l'appoggio della potente casata milanese, Goffredo si sposerà invece con Sancha d'Aragona, figlia illegittima dell'erede al trono di Napoli Alfonso. Giovanni sarà destinato alla vita militare ed occuperà il ruolo di Gonfaloniere dello Stato della Chiesa, carica alla quale si disinteresserà subito. Dopo aver ascoltato il padre conferire promesse di domini ed importanti cariche ai suoi fratelli, Cesare si aspetta di ricevere anch'egli un dominio e quando il padre gli spiega che il suo destino sarà quello di vestire la Porpora Cardinalizia, il Borgia viene preso dall'ira. Alessandro VI gli spiegherà allora che il suo destino sarà quello di succederli come papa, e che gli concederà di godere dei piaceri laici. In quello stesso momento però, Lucrezia esprime al padre la sua confusione riguardo al piacere sessuale e alla sua paura di non poter provare godimento con un uomo, essendo egli stata con una donna precedentemente. Alle parole della figlia, papa Alessandro VI chiede a Cesare se prima di allora fosse stato con qualche donna. Cesare risponde vantandosi di aver sedotto tantissime donne e che esse preghino Dio la notte affinché lui le possa penetrare ancora. Il papa chiede dunque al figlio di giacere con Lucrezia e di farle provare molto piacere. Cesare all'inizio sembra titubante, ma poi accetta ed i due hanno un rapporto sessuale davanti agli occhi compiaciuti del papa e dei loro fratelli. Cesare e Lucrezia si compiacciono di ciò ed in seguito giaceranno assieme molte altre volte, fino a quando arriverà il giorno del matrimonio di Lucrezia con Giovanni Sforza. Dopo la cerimonia nuziale, i due sono obbligati a consumare un rapporto sessuale davanti all'intera corte al fine di dimostrare la Verginità di Lucrezia. Dal canto suo, Giovanni Sforza è un uomo brutto e impotente oltreché sodomita. Per passare indenne la prova, Lucrezia nasconde sotto le coperte un uovo pieno di sangue e lo rompe al momento giusto per dimostrare la propria verginità. In seguito al superamento della prova, gli sposi saranno condotti al castello di Pesaro, per poi far ritorno a Roma poco dopo. Nel frattempo Cesare conoscerà l'umanista Niccolò Machiavelli, grande ammiratore del giovane Borgia e uomo che ben presto si rivelerà di grande influenza sulle decisioni del giovane.
 

martedì 14 luglio 2026

Bohuslav Martinů





Tra impulso e scelta

 


Apriamo il frigorifero senza avere fame. Prendiamo il telefono per controllare una notifica e, quasi senza accorgercene, restiamo mezz’ora a scorrere immagini. Compriamo qualcosa che fino a cinque minuti prima non desideravamo. Rinunciamo a un impegno perché l’idea di affrontarlo ci mette ansia. Cerchiamo una persona che ci ha già fatto stare male soltanto perché quella sera la solitudine pesa più del solito.

Sono gesti molto diversi, eppure hanno qualcosa in comune. Nascono da una spinta che vuole essere seguita immediatamente. In quel momento non ci sembra di stare reagendo. Siamo convinti di aver deciso. È proprio per questo che comprendere la differenza tra impulso e scelta è così importante. Le due cose vengono spesso confuse perché entrambe portano a un’azione, ma il percorso che conduce a quell’azione non è lo stesso.

L’impulso è il primo movimento che nasce dentro di noi. Arriva in risposta a una sensazione, a un desiderio, a una paura o a un disagio. Cerca una soluzione rapida, soprattutto quando quello che proviamo è difficile da sostenere. Vuole farci sentire meglio adesso, senza occuparsi troppo di ciò che accadrà tra un’ora o il giorno

lunedì 13 luglio 2026

Maria Sadowsky Perasso - La pentola del diavolo









Progressive Spin, estate 4



Elder - Sigil to Ruin
Jordsjø - Seven Heads
Karfagen - The Shape of Love
Stefano Panunzi - Caravaggio
Fistfights with Wolves - Elegy
Asceta - Everything Stopped



 

giovedì 9 luglio 2026

Selim Palmgren




Compositore finlandese, eccellente pianista, soprannominato lo “Chopin del Nord”, Selim Palmgren è uno dei protagonisti della nascita del nazionalismo nella musica del suo paese; è il primo musicista finnico, dopo Sibelius, a raggiungere fama internazionale.
Nato a Pori (1878), Golfo di Botnia, a quel tempo città dell’impero russo, Selim Palmgren si forma all’Istituto Musicale di Helsinki; tra il 1899 e il 1901 si perfeziona in pianoforte a Berlino dove studia con Conrad Ansorge, Wilhelm Berger e Ferruccio Busoni.
Tornato in Finlandia, Palmgren dirige il Coro dell’Università di Helsinki; dal 1909 al 1912 è a capo dell’orchestra della Società Musicale di Turku. Svolge, inoltre, un’intensa e applaudita attività concertistica, sia come solista che come accompagnatore del soprano Maikki Pakarinen, sua moglie. Negli anni dal 1921 al 1926 insegna alla Scuola di Musica Eastman annessa all’Università di Rochester, New York; nel 1939 gli viene offerta la cattedra di composizione presso l’Accademia Sibelius di Helsinki, incarico che mantiene fino alla morte nel 1951.
Selim Palmgren, autore di opere teatrali, musiche di scena, per orchestra e per coro, deve la sua fama alle composizioni per il pianoforte, soprattutto ai cinque Concerti e ai “12 Pezzi Lirici”, pregevoli miniature basate su canzoni popolari finlandesi.
La musica di Palmgren per il pianoforte è un equilibrato amalgama d’invenzione melodica, armonica e ritmica; molte sue composizioni sono caratterizzate da elementi impressionistici, come accordi paralleli e scale esatonali.


Il Concerto per pianoforte n. 3, op. 41 (1916) porta il nome di "Metamorfosi" (Trasformazioni), che suggerisce la struttura del concerto. Ancora una volta Palmgren inizia con una solenne melodia tratta da Osnobothnia, questa volta di ispirazione luterana, che si rivela in tutta la sua magnificenza solo quando il pianoforte la svela. Ci sono nove variazioni, quella centrale una spettacolare cadenza solistica. Ogni variazione esprime un'atmosfera particolare, da lenta e lugubre a una danza spensierata in cui le nacchere spagnole iniziano inaspettatamente a squillarne. Il finale è glorioso, con un ritorno al tema variato e una cascata di potenti ottave al pianoforte.