
Ai margini di una grande foresta dell’est viveva una volta un carbonaio di nome Ash.
Era una specie di poeta. Sempre in mezzo alle grigie tracce del suo lavoro, non si accorgeva nemmeno di tutta la cenere che lo circondava, dato che passava la maggior parte del tempo a fissare il fuoco, nel quale riusciva a vedere un meraviglioso mondo, luminoso e brillante. E, una volta spenta la fiamma ed aperta la fornace, Ash si sedeva e si metteva a parlare con le braci ancora infuocate, declamando le sue poesie, belle e splendenti come e più delle stesse fiamme. Il fumo di legna era un po’ tossico, e lui restava sempre un po’ intontito dalle esalazioni.
Gli abitanti del villaggio che lo vedevano di continuo solo in mezzo a nuvole di polvere nera, intento a parlare con le braci e i tizzoni dei fuochi che si andavano spegnendo, pensavano di lui non solo che fosse matto, ma che fosse addirittura indemoniato.
E così il poveretto si era ritrovato con una tale nomea da essere senza un amico. Ma, nonostante tutto, non si era mai lamentato delta sua solitudine. Continuava, come suo padre prima di lui, a costruire le sue carbonaie, a preparare il carbone per tutto il villaggio, e a declamare favole e versi nell’aria densa di fumo.
Una sera, che se ne stava lì seduto a fissare i1 fuoco, Ash credette di vedere all’improvviso una fanciulla sdraiata sulle braci: una fanciulla che emanava bagliori rossi ed oro.
Scosse con violenza la testa, a scacciare la strana visione, ma, quando tornò a guardare, la fanciulla era ancora lì. Allora si alzò di scatto e, senza curarsi delle fiamme che le lambivano il petto, cercò di tirar via la fanciulla di fuoco dalla fornace.
Lei si alzò lentamente in piedi sulle braci e restò immobile di fronte a lui. Aveva, lunghi capelli neri che le scendevano in morbidi ricci sulle spalle, e occhi come sorgenti di luce vivida. Non indossava altro che fumo.
— Chi sei? — sussurrò Ash. La fanciulla non parlò. Mosse solo le mani, da cui