Questo è quanto accadde, a partire da un tranquillo sabato di ottobre.
Quel mattino la moglie di Morrison aveva bisogno della macchina per accompagnare da qualche parte i bambini, così Morrison prese l’autobus delle linee interurbane per raggiungere Manhattan. Una volta arrivato al capolinea, detestando l’idea di prendere la metropolitana, s’infilò in un taxi. Quando il conducente si voltò per chiedere “Dove desidera andare, signore?” Morrison ebbe un sussulto. — Slade? — disse. — Sei proprio Bill Slade?
— In carne e ossa — rispose lui. — E tu sei Larry Morrison. Guarda com’è piccolo il mondo!
In effetti non è che fra i due ci fosse stata una grande amicizia. Morrison ricordava vagamente che fino a due o tre anni prima Slade era stato – come lui lo era tuttora – una delle svariate migliaia di api laboriose confortevolmente ubicate nel complesso futuristico, tutto vetro e acciaio, della Majestico di Greenbush, nel New Jersey. In tutto il mondo i dipendenti della Majestico erano oltre 80.000 ma il complesso di Greenbush costituiva il fiore all’occhiello, l’anima pulsante della società. E Slade aveva lavorato là dentro per molto tempo, fino a diventare vice direttore di reparto.
Poi, in seguito a una ristrutturazione dei quadri, il reparto era stato smembrato e lui, assieme ad altri compagni di sventura, aveva ricevuto la liquidazione e il benservito. Nessuno ne aveva più sentito parlare dopo che aveva deciso di vendere la casa e andarsene dalla città assieme alla moglie e al ragazzino per ricominciare, sue testuali parole, qualcosa di buono da qualche altra parte. Morrison fu amaramente sorpreso nel constatare che “qualcosa di buono da qualche altra parte” si era concretizzato nello scarrozzare un taxi nel traffico di Manhattan.
Palesemente imbarazzato buttò lì: — Davvero un peccato esserci persi di vista, Bill... anche gli amici di Hillcrest Road non avevano idea di dove...
— Era proprio quello che speravo — lo interruppe Slade. — Comunque va tutto bene. Ho sempre avuto la sensazione che, prima o poi, avrei incontrato qualcuno della vecchia banda. E ora che è successo, devo dirti che mi fa addirittura piacere. — Il perentorio strombazzare di un clacson dietro al taxi indusse il conducente a darsi una mossa. — Dove si va, Larry?
— Al Coliseum. Columbus Circle.
— Lascia che indovini. La Majestico Trade Exposition. Si tiene in questo periodo dell’anno, esatto?
— Esatto — confermò Morrison.
— Ed è buona politica farsi vedere, giusto? Magari si viene notati da qualche pezzo grosso.
— Sai come vanno certe cose, Bill.
— Come no. — Slade si fermò a un semaforo rosso e si volse verso Morrison. — Ascolta, non dirmi che sei di fretta. Hai il tempo per una tazza di caffè?
Sul volto di Slade c’era la barba vecchia di un giorno. Il cappello calato sulla nuca, era liso e non troppo pulito, le tempie precocemente brizzolate. Morrison continuava a sentirsi sempre più a disagio, anche se in realtà quello non era mai stato un amico vero e proprio ma soltanto un casuale conoscente che viveva in fondo a Hillcrest Road, a qualche decina di metri da casa sua. Di tanto in tanto, in occasione del fine settimana, avevano partecipato assieme a sedicenti battute di caccia organizzate dall’Hillcrest Maybe Gun and Rod Club, che il più delle volte finivano in estenuanti partite a poker.
— A essere sincero — si schermì Morrison — oggi è uno di cui sabati in cui...
— Stammi a sentire. Ti farò assaggiare il miglior cornetto della città. Credimi, Larry, ho un grosso macigno sul cuore e vorrei proprio...
— Be’, in questo caso — si arrese Morrison.
Di fronte a un caffetteria dell’Eighth Avenue c’era una lunga fila di taxi senza conducente. Slade parcheggiò per ultimo e fece strada nel locale, evidentemente ritrovo prediletto di tutti i taxisti della zona. Una volta alla cassa, i due ebbero una piccola rissa in merito a chi avrebbe dovuto pagare il conto. Ad avere la meglio fu Slade il quale, destreggiandosi fra i tavoli con in mano il vassoio del caffè e dei cornetti, andò a sistemarsi in un angolino tranquillo.
Il caffè era quasi imbevibile ma il cornetto veramente buono. Dopo un paio di morsi, Slade buttò lì: — E come sta Amy? — Amy era la moglie di Morrison.
— Bene, bene — si affrettò a rispondere Morrison. — E Gertrude?
— Gretchen.
— Ah, certo, Gretchen. Che smemorato! Ma è passato tanto di quel tempo, Bill...
— Veramente. Quasi tre anni. Comunque, l’ultima volta che ho avuto notizie di Gretchen andava tutto bene...
— Come sarebbe l’ultima volta che hai avuto sue notizie?
— Ci siamo separati qualche mese fa. Lei non ce la faceva più. — Slade si strinse nelle spalle. — Soprattutto per colpa mia. E alla serenità familiare non ha certo contribuito il fatto che continuavo a passare da un impiego all’altro, alla ricerca di qualcosa di decente. E starsene su un taxi dieci, dodici ore al giorno non addolciva certo la pillola. Così mia moglie e il ragazzo si sono trasferiti in un appartamentino ai Queens e lei ha trovato da lavorare come receptionista nello studio di un medico. Così arrotonda quella miseria che le passo ogni mese. E i tuoi figlioli come stanno, a proposito? Scott e Morgan, esatto? Scommetto che adesso saranno cresciutelli...
