venerdì 2 ottobre 2026

L’acume del becchino: due delitti, due enigmi, un investigatore fuori dagli schemi



La narrativa gialla ha abituato i lettori a commissari, investigatori privati, giornalisti curiosi e dilettanti trascinati quasi per caso dentro un’indagine, mentre Roberto Roganti sceglie una strada molto meno prevedibile e affida il centro della serie L’acume del becchino a Grogghino, personaggio che porta con sé un rapporto con la morte decisamente diverso da quello di un investigatore tradizionale. Il titolo della serie chiarisce subito quale sia la caratteristica destinata a distinguerlo, perché l’acume non appartiene a un professionista delle indagini, ma a qualcuno abituato a osservare la morte da una prospettiva concreta, quotidiana e inevitabilmente particolare.

I due romanzi che compongono la serie, L’insolvente e Omicidio in live streaming, partono da situazioni molto diverse e mostrano due modi quasi opposti di costruire un mistero. Nel primo caso Roganti utilizza il fascino classico del delitto apparentemente impossibile, mentre nel secondo porta l’omicidio dentro una realtà dominata dalle immagini, dalla comunicazione digitale e dalla possibilità di assistere a qualcosa senza comprenderne realmente il significato.

L’insolvente conduce Grogghino dentro un’indagine costruita attorno a uno dei meccanismi più affascinanti del giallo, quello della camera chiusa, nel quale il vero problema non consiste soltanto nello scoprire chi abbia commesso il delitto, ma nel capire come sia stato possibile compierlo. L’omicidio avviene in un appartamento del Villaggio Giardino di Modena e coinvolge una vittima la cui vita privata aggiunge ulteriori elementi di complessità alla vicenda. L’indagine nasce quindi da una contraddizione apparente, perché qualcosa è accaduto in condizioni che sembrano rendere impossibile l’intervento di un assassino, costringendo chi cerca la verità a mettere in dubbio ciò che inizialmente appare evidente.

La scelta di affidare proprio a Grogghino un caso di questo tipo permette a Roganti di giocare con le regole più tradizionali del genere senza riproporre il consueto investigatore infallibile. Il personaggio si muove infatti con uno sguardo diverso, meno legato alla formalità dell’indagine istituzionale e più vicino alla capacità di cogliere dettagli, comportamenti e incongruenze che possono assumere un significato soltanto quando vengono osservati nel loro insieme. Il mistero diventa così anche una prova di attenzione, perché il delitto impossibile smette di esserlo soltanto quando qualcuno riesce a individuare ciò che gli altri hanno trascurato.

Omicidio in live streaming cambia radicalmente scenario e porta il lettore in una dimensione molto più contemporanea. Un giovane dal volto nascosto viene ucciso durante una trasmissione online e Grogghino assiste direttamente a ciò che accade attraverso lo schermo. La particolarità dell’indagine nasce proprio da questa esposizione pubblica del delitto, perché vedere un omicidio non significa necessariamente comprenderlo, così come assistere alla morte di una persona non significa conoscerne l’identità, la storia o i motivi che l’hanno resa bersaglio di qualcuno.

Roganti costruisce quindi un secondo enigma nel quale il punto di partenza è quasi opposto rispetto a quello de L’insolvente. Nel primo romanzo il mistero nasce da un luogo chiuso e da un delitto che sembra materialmente impossibile, mentre nel secondo l’evento criminale si manifesta davanti a uno schermo e, almeno in apparenza, sotto gli occhi di tutti. La quantità di immagini disponibili, però, non rende automaticamente più semplice arrivare alla verità, perché l’identità nascosta della vittima e il contesto nel quale è maturato l’omicidio trasformano ciò che è stato visto in qualcosa che deve ancora essere interpretato.

L’indagine porta Grogghino fuori dal territorio modenese e lo conduce nel Mantovano insieme al commissario Bertini, ampliando lo spazio narrativo senza modificare il cuore della serie. Il personaggio continua infatti a muoversi dentro situazioni nelle quali l’apparenza fornisce soltanto una risposta parziale, mentre la soluzione richiede di andare oltre ciò che si vede, ricostruendo collegamenti e motivazioni che non emergono immediatamente dalla scena del crimine.

Proprio il confronto tra i due romanzi permette di cogliere l’idea più interessante alla base de L’acume del becchino. Roganti non costruisce due storie identiche cambiando soltanto vittima e ambientazione, ma mette Grogghino davanti a enigmi profondamente differenti, uno legato alla tradizione più classica del giallo e l’altro immerso in una realtà tecnologica nella quale persino un delitto può trasformarsi in uno spettacolo osservato attraverso uno schermo.

La serie trova così una propria identità nella combinazione tra mistero e punto di vista, perché Grogghino non viene definito soltanto dal mestiere che svolge, ma soprattutto dal modo in cui osserva ciò che gli accade intorno. La sua familiarità con la morte non lo rende immune alla sua gravità, ma gli consente di affrontarla senza quella distanza che normalmente separa una persona comune dal cadavere che diventa il centro di un’indagine.

L’insolvente e Omicidio in live streaming raccontano quindi due casi differenti che condividono la stessa domanda fondamentale: quanto possiamo fidarci di ciò che sembra evidente? Una stanza chiusa può nascondere un passaggio logico che ancora non abbiamo individuato, mentre una morte vista in diretta può lasciare più interrogativi di un delitto avvenuto lontano dagli occhi di tutti. In mezzo rimane Grogghino, un becchino trasformato in investigatore proprio perché, davanti alla morte, possiede uno sguardo che gli altri non hanno

 

Annie Vivanti - Scherzo (Allegro ma non troppo), 1931






 

mercoledì 30 settembre 2026

Edward D. Hoch - La stanza oblunga


Il caso fu competenza di Fletcher sin dall’inizio, ma quando arrivò la telefonata, il capitano Leopold uscì in auto con lui. Sembrava una storia già chiusa, con l’unico sospetto letteralmente trovato a vegliare la vittima, e, in una giornata noiosa, Leopold pensò che fare un salto all’università potesse essere piacevole.
Lì, lungo il fiume, gli alberi avevano già il colore dell’autunno, e nel parco, a tratti, il fumo che si alzava dalle foglie che bruciavano oscurava la strada. Per essere autunno, il giorno era caldo, assolato. Un giorno poco adatto a un omicidio.
— L’università non è cambiata molto — commentò Leopold, mentre svoltava nella viuzza stretta che dalle case delle confraternite portava alla torre della biblioteca. — Qualche dormitorio nuovo, e un nuovo stadio. Tutto qui, più o meno.
— Erano quattro o cinque anni che qui non succedeva più niente, da che c’è stato quel bombardamento — disse Fletcher. — Questo caso sembra molto più facile, comunque. Hanno già preso il colpevole. Ha ucciso a pugnalate il suo compagno di stanza e poi è rimasto lì col cadavere.
Leopold non rispose. Si erano fermati davanti a uno dei nuovi dormitori, un grosso edificio che si proiettava verso il cielo come un condominio per la media borghesia, tutto mattoni e cemento.
In quel momento, era circondato da una folla di studenti. Leopold mostrò il suo distintivo e fece strada.
La stanza era al terzo piano, affacciata sul fiume. Pareva identica a tutte le altre: una struttura oblunga, deprimente, con un letto a castello, due scrivanie gemelle, due armadi, e una grande finestra panoramica di fronte alla porta. Il medico legale era già arrivato, e alzò la testa all’ingresso di Leopold e Fletcher. — Siamo pronti a trasportarlo via. Per voi va bene, capitano?
— I ragazzi hanno già scattato le foto? D’accordo, allora. Fletcher, vedete di scoprire il possibile. — Poi, al medico legale: — Come lo hanno ucciso?
— Un paio di ferite da pugnale. Farò l’autopsia, ma non ci sono molti dubbi.
— Da quanto tempo è morto?
— Un giorno circa.
— Un giorno!
Fletcher aveva interrogato gli altri, prendendo appunti. — Gli uomini del distretto hanno fatto già quasi tutto, capitano. Il ragazzo morto è Ralph Rollings, studente del secondo anno. Il suo compagno di stanza ammette di essere rimasto qui col cadavere per una ventina d’ore prima che li scoprissero. Il compagno di stanza si chiama Tom McBern. E di là, nella stanza accanto.
Leopold annuì, passò dalla porta di comunicazione. Tom McBern era alto e magro, e anche abbastanza bello, con un suo fascino vagamente tenebroso. — Lo avete informato dei suoi diritti? — chiese Leopold ad un agente.
— Sì, signore.
— Okay. — Leopold sedette sul letto, di fronte a McBern. — Cosa hai da dire, figliolo?
Gli occhi castano scuro incontrarono lo sguardo di Leopold.
— Niente, signore. Credo di volere un avvocato.
— È un tuo diritto, ovviamente. Non vuoi fare dichiarazioni su come è morto il tuo compagno di stanza, o spiegarci come mai sei rimasto nella stanza con lui per

Billy King - Il vampiro



Billy King (noto anche come Billy King e il vampiro) è una celebre serie a fumetti horror degli anni '40 creata dal pittore e illustratore italiano Fernando Carcupino. Pubblicata sulla storica rivista veneziana Asso di Picche di Mario Faustinelli, la saga è ambientata in atmosfere cupe e gotiche.

La storia di Billy King appartiene al filone horror che l'autore realizzò nel dopoguerra, che comprendeva anche serie come Draky e Lyon, il figlio del vampiro. A causa delle tematiche horror e oscure, le storie subirono delle censure all'epoca, per poi essere restaurate dallo stesso Carcupino negli anni '60 per la rivista Sgt.




 

martedì 29 settembre 2026

Takashi Yoshimatsu

 


Takashi Yoshimatsu è nato a Tokyo nel 1953 e ha studiato all'Università Keio (Dipartimento di Tecnologia). Ha imparato a comporre da autodidatta, unendosi a un gruppo jazz e rock, pur avendo studiato per un breve periodo con Teizo Matsumura.
Sostiene il "nuovo lirismo" e si oppone alla "musica moderna" considerata non musicale. 
Ha pubblicato numerose opere. 
Ha debuttato con "Threnody to Toki" nel 1981. Da allora ha composto 6 sinfonie , 10 concerti e molti brani orchestrali. Tra le sue altre opere si annoverano diverse composizioni teatrali , una serie di musica da camera dedicata agli uccelli, opere per pianoforte e chitarra e alcune composizioni per strumenti tradizionali giapponesi.

Molte delle sue opere sono state incise su CD, tra cui "The Age of Birds / Works by Takashi Yoshimatsu" (Camerata Tokyo). Dal 1998 è compositore residente presso CHANDOS .
Oltre a comporre, scrive molto, inclusi articoli per pubblicazioni come Music Review e Essays , e ha pubblicato alcuni libri.


La Sinfonia n. 5, Op. 87 è una delle opere orchestrali più importanti del compositore giapponese, completata nel 2001 e dedicata alla memoria di suo padre, Masataka Yoshimatsu. Yoshimatsu è un esponente di spicco del neoromanticismo in Giappone, noto per il suo rifiuto dell'avanguardia atonale a favore di melodie liriche, ritmi rock e forti richiami alla natura.

Ha una durata di circa 47 minuti ed è suddivisa in quattro movimenti:
I. Andante pesante - Allegro molto. Si apre con una sezione cupa e drammatica che rende esplicitamente omaggio al celebre celebre motivo del destino della Quinta Sinfonia di Beethoven, per poi esplodere in un ritmo incalzante.
II. Allegretto - Allegro molto. Un movimento più breve, caratterizzato da schemi ritmici asimmetrici e costanti contrasti dinamici.
III. Andante lamentoso. La sezione centrale ed elegiaca del brano, dominata da atmosfere nostalgiche, melodie fluttuanti e un forte lirismo.
IV. Andante maestoso - Allegro molto. Il finale riprende i temi iniziali unendo la magniloquenza orchestrale a ritmi moderni dal sapore cinematografico e accenni jazz/rock

Progressive Spin, puntata 52, 24 settembre 2026

 

Devin Townsend - Intermission
Steven Wilson - Requiem for a Village
35 Tapes - Cities
Delirium - Schiavo della Viltà
Pink Floyd - Another Brick in the Wall, Pt. 2




lunedì 28 settembre 2026

Edoardo Rod - La vigna del pastore Cauche, 1901















 

SNMN, puntata 52, 23 settembre 2026



Dear Lunacy - Abbastanza
The ClerX – Without the Fight
Summer Love - Zara Broadway
La Corte Marziana - Come Monna Lisa
The Clown Society - Wanted To Tell You
3 O'Clock - Warm Me Up
Talia Cavasu - Gin & Tonica
Ain't No Lullaby - One More Sunset
Capolupo - La Grande Occasione
Flease - Noi ci saremo
Dirty Heavens - Rhoads
Fentz - A Time to Heal
Veronica Howle - Diversa da te
Luke Style - Gangsta


 


venerdì 25 settembre 2026

Fuori… la luce: il diritto di essere madri senza dover nascondere il dolore

di Elisa Rubini

La felicità, quando diventa un sentimento obbligatorio, può rendere ancora più difficile raccontare il proprio dolore, soprattutto in un’esperienza come la maternità, sulla quale si concentrano aspettative profonde e immagini spesso idealizzate. La nascita di un figlio viene associata alla pienezza, alla scoperta di un amore immenso, all’inizio di una vita capace di dare significato a ogni fatica, mentre rimane meno spazio per quelle emozioni che sembrano contraddire una simile promessa. È in questo spazio poco raccontato che si colloca Fuori… la luce di Rosita D’Esposito, un libro che porta l’attenzione sulla donna mentre tutto, intorno a lei, sembra chiederle di riconoscersi esclusivamente nel ruolo di madre.

La prospettiva proposta dal libro ha un valore particolare perché accoglie quanto può risultare difficile persino nominare: la paura dopo la nascita di un figlio, il senso di smarrimento, un corpo che cambia e quella dolorosa estraneità che si avverte quando non ci si riconosce più. La maternità viene così attraversata anche nella sua dimensione più fragile, dove l’esperienza vissuta si allontana dalle aspettative e la distanza può diventare un’ulteriore fonte di sofferenza. Dare voce a questa frattura significa riconoscere dignità a sentimenti che rischiano altrimenti di rimanere soffocati dalla vergogna di non essere felici quanto si pensa di dover essere.