venerdì 15 maggio 2026

Progressive Spin, puntata 48, 14 maggio 2026



Habelard2 - Crossfade
Passing Lives - Emme
A Cosmic Trail - Terra 877
Peter Boulton - Countdown Cries
Doomsday Astronaut e Waqas Ahmed - Ruins of a Great Splendor
Einar Solberg - Liberatio




SNMN, puntata 48, 13 maggio 2026



Zona - L'ottavo gioco
Big Boss Man - Acida
Gabriele Gentile - #TuSeiCharlie
Dusty Eyes - Meeting Twice
Naspi - Passione
Edamame - Stupido
Mildred - Se il mondo finisse domani
Anforsyn - Aura
Magazzini Musicali - Tendenza Africana
Chimera - Anedonia
Fuoricentro - Miss Mafia
AREA765 - La Rivoluzione
7ri8 - Giorgia-Love
The Nuv - Atomic


 

giovedì 14 maggio 2026

Edgar Allan Poe: Metzengerstein


Pestis eram vivus - moriens tua mors ero.
MARTIN LUTERO

L'orrore e la fatalità regnarono in tutti i tempi. Perché dunque darei una data alla storia che sto per narrare? Mi basterà dire che all'epoca di cui parlo, nell'interno dell'Ungheria si credeva, segretamente ma con ferma convinzione, nelle dottrine della Metempsicosi. Delle dottrine per se stesse - e di quanto di falso o di attendibile possano avere - io non dirò nulla. Affermo, tuttavia, che gran parte della nostra incredulità (come la Bruyère dice per tutte le nostre sventure) «vient de ne pouvoir ètre seuls ».
Ma vi erano alcuni punti nella superstizione ungherese che quasi toccavano l'assurdo. Vi erano delle differenze sostanziali da quanto professano le autorità orientali in materia. Per esempio. «L'anima» dice l'ungherese - lo do nelle parole di un acuto e intelligente critico parigino - «ne demeure qu'une seule jois dans un corps sensible: au reste un cheval, un chien, un homme mème, n'est que la ressemblance peu tangible de ces animaux.»
Le famiglie Berlifitzing e Metzengerstein erano state rivali per secoli. Mai si erano viste due case tanto illustri inasprirsi a vicenda in un'ostilità così mortale. L'origine dell'inimicizia sembra sia da ricercarsi nelle parole di un'antica profezia. «Un alto nome subirà una spaventosa caduta, quando, come il cavaliere sul proprio cavallo, la mortalità di Metzengerstein trionferà sull'immortalità di Berlifitzing.»
Certo, in sé, queste parole avevano ben poco senso. Ma cause tanto più volgari hanno portato - e ciò non è molto - a conseguenze ugualmente cariche di avvenimenti. D'altronde, le due proprietà, ch'erano contigue, avevano per lungo tempo esercitato un'influenza rivale negli affari di un caotico governo. Vicini tanto prossimi di rado sono amici, e, dalle loro elevate piattaforme, gli abitanti del castello di Berlifitzing potevan guardare dentro alle finestre di palazzo Metzengerstein. Meno che mai la magnificenza più che feudale ch'essi così avevan sott'occhio poteva calmare gli irritabili sentimenti dei meno antichi e meno ricchi Berlifitzing. Perché dunque stupirsi se le parole, comunque bizzarre, della vecchia predizione, avevano potuto determinare e mantenere la discordia fra due famiglie già predisposte all'inimicizia per tutte le istigazioni della gelosia ereditaria? La profezia sembrava implicare - se pur qualcosa implicava - un trionfo finale da parte della casa più cospicua; e naturalmente era ricordata con amara animosità dalla più debole e meno influente delle due.
Wilhelm, conte di Berlifitzing, malgrado il suo alto lignaggio, era, all'epoca di
questo racconto, un vecchio infermo mezzo rimbambito, che non per altro si distingueva se non per una inveterata antipatia personale senza limiti verso la famiglia rivale, e un amore così appassionato dei cavalli e del cacciare che nulla, né le infermità fisiche, né l'età avanzata, né la mentale debolezza, poteva impedirgli dal correre ogni giorno i pericoli della caccia.
D'altro canto, Frederick, barone di Metzengerstein, non era ancora maggiorenne. Suo padre, il ministro G..., era morto giovane. Sua madre, Lady Mary, aveva seguito a breve distanza il marito. Frederick era allora nel suo diciottesimo anno. Diciotto anni in una città non sono un lungo periodo di tempo; ma nella solitudine, nella solitaria solennità di un posto come quello, il pendolo vibra con un più profondo significato.
Per alcune particolari circostanze amministrative, il giovane barone, immediatamente dopo la morte del padre, entrò in possesso dei suoi vasti dominii. Di rado s'era visto tanta proprietà in mano di un nobile d'Ungheria, prima d'allora. I castelli non si contavano. E il più splendido e vasto di tutti era il Palazzo Metzengerstein: il limite della terra intorno al quale non era stato mai nettamente definito; il parco principale aveva ad ogni modo un giro di cinquanta miglia.
La successione di una persona così giovane, dal carattere così ben conosciuto, al possesso di quella enorme fortuna, non lasciava molto a supporre circa la probabile linea di condotta ch'egli avrebbe tenuta. E, in verità, nello spazio di tre giorni, la condotta dell'erede oscurò la fama di Erode e superò magnificamente le speranze dei suoi ammiratori più entusiasti. Orge vergognose, tradimenti, inganni, atrocità inaudite, fecero tosto capire ai trepidanti vassalli che nessuna servile sottomissione

Arthur Conan Doyle - Il mio amico Sherlock Holmes







 

mercoledì 13 maggio 2026

Wilhelm Stenhammar


(Stoccolma, 7 febbraio 1871 – Jonsered, 20 novembre 1927) compositore, pianista e direttore d'orchestra svedese. A Stoccolma ricevette la sua prima educazione musicale. Andò poi a Berlino per approfondire i suoi studi musicali.

Divenne un grande ammiratore della musica tedesca, in particolare di Richard Wagner e di Anton Bruckner. Stenhammar stesso descrisse lo stile della sua Prima sinfonia in Fa maggiore come “idilliaco Bruckner”. Successivamente, come altri compositori svedesi della sua generazione (tra cui Adolf Wiklund, a cui fu legato da una stretta amicizia) cercò nella scrittura musicale uno gusto più nordico, ispirandosi all'opera di Carl Nielsen e Jean Sibelius. Soprattutto la seconda sinfonia di Sibelius ebbe un grande effetto su Stennhammar, portandolo a cambiare il suo stile e a rinnegare il valore della sinfonia che aveva composto poco tempo prima .

Dal 1906 al 1922 fu direttore artistico e direttore principale dell'Orchestra Sinfonica di Göteborg, la prima orchestra sinfonica professionale a tempo pieno in Svezia non legata a un teatro. In tale veste, organizzò molte esecuzioni di musica scritta da compositori contemporanei scandinavi.
Nel 1909, ricoprì per breve tempo la carica di direttore musicale presso l'Università di Uppsala, dove gli succedette Hugo Alfvén l'anno successivo.

Stenhammar morì d'infarto a 56 anni di età a Jonsered, nella provincia storica di Västergötland. È sepolto a Göteborg. Gli è stato dedicato l'asteroide 15239 Stenhammar.


Il Primo Concerto per pianoforte di Wilhelm Stenhammar (1871-1927) è stato registrato diverse voltei. Il n. 1, sebbene debitore a Brahms (in particolare), Grieg e Čajkovskij, possiede tutti gli elementi lirici e travolgenti del tradizionale concerto romantico di fine Ottocento. Merita quasi un posto al sole: il secondo soggetto del primo movimento è splendido e c'è uno scherzo vivace alla Saint-Saëns e un movimento lento deliziosamente espressivo (il migliore dei quattro). Il finale ha come tema principale una danza cupa e poco gratificante; A metà, Stenhammar cambia rotta, si dirige verso pascoli più tranquilli e, contrariamente alle aspettative, si conclude in un clima di silenziosa intimità, un invito esplicito ai pianisti a non programmare l'opera.


Alena Tomlenova







martedì 12 maggio 2026

Ferenc Herczeg - La donna meravigliosa, 1948










R. M. Wallisfurth: S.O.S. dischi volanti, N.80



L'autore sostiene, attraverso le vicende di questo interessantissimo romanzo, la tesi che l'amore è la forma maggiore dell'universo e che l'intelligenza, da sola, non può portare alla perfezione. Vediamo infatti un popolo che sembra abbia raggiunto il più alto grado di civiltà e di perfezione; gli abitanti, dal cervello smisuratamente sviluppato, di un pianeta sconosciuto, che visitano periodicamente la Terra sui loro dischi volanti e sono giunti alla conclusione che la Terra sia popolata da esseri ancora primitivi e perciò da incivilire, guarendoli da ciò che essi considerano una deleteria, terribile malattia: il sentimento. Questo popolo di nani dalla grossa testa, infatti, non conosce il sentimento, agisce soltanto per puro ragionamento e ha raggiunto quella che crede la perfezione. Un nano, catturato col suo disco da un pilota terrestre, finisce per intendersi con questo e per capire, quando lo vede esporre la propria vita per salvarlo, che l'amore non è una malattia, ma qualcosa di grande, meraviglioso e potente che porta l'uomo o comunque l'essere pensante a superare tutti i propri limiti, cosa che invece il puro intelletto non riesce a fare. E' questo il primo romanzo di autore tedesco che la collezione Urania presenta ed è steso con la precisione, la meticolosità d'analisi, la logica e l'intelligenza di un profondo psicologo che sa trarre dalla sua scienza voli di poesia. Siamo sicuri che il lettore seguirà, affascinato e conquistato, la vicenda sempre vivace, interessante e profondamente umana di questo romanzo.
 

Agatha Christie: L'uomo vestito di marrone, n.80



Dopo aver assistito a un mortale incidente in metropolitana, Ann Beddingfield, una ragazza dotata di sangue freddo e amore per l’avventura, riesce a scorgere alcuni indizi sfuggiti alla polizia. Cercando di mettere a frutto la sua scoperta per far strada nel giornalismo, la giovane si trova però ben presto a fronteggiare un misterioso “colonnello”, capo di una pericolosissima multinazionale del crimine, e un affascinante uomo vestito di marrone sospettato di un feroce delitto. 

Leggere Conta


Nel mondo moderno tutto sembra andare veloce. Le persone scorrono contenuti in continuazione, leggono titoli senza approfondire, guardano video di pochi secondi e passano subito al successivo. In mezzo a questa corsa costante, la lettura rischia di apparire come qualcosa di vecchio, lento o addirittura inutile. Eppure è proprio oggi che leggere è diventato una delle abilità più importanti da coltivare.

Leggere non significa soltanto accumulare informazioni o conoscere più parole difficili. Significa allenare la mente a ragionare, immaginare e comprendere davvero ciò che accade attorno a noi. In una società dove tutti parlano velocemente ma pochi ascoltano davvero, chi legge sviluppa una profondità sempre più rara.

Ogni libro obbliga il cervello a fermarsi e concentrarsi. È quasi un gesto rivoluzionario in un’epoca costruita sulla distrazione continua. Le notifiche interrompono i pensieri, i social spingono a consumare contenuti rapidamente e spesso si perde la capacità di mantenere viva l’attenzione anche solo per pochi minuti. La lettura invece insegna pazienza, concentrazione e capacità di riflessione.

Ma i vantaggi non finiscono qui. Chi legge abitualmente sviluppa anche un linguaggio più ricco. Riesce a comunicare meglio le proprie idee, ad esprimere emozioni con più precisione e ad affrontare conversazioni in modo più consapevole. Questo fa una grande differenza sia nella vita personale che nel lavoro. Saper parlare bene, scrivere bene e comprendere davvero gli altri è ancora oggi una delle competenze più potenti che una persona possa avere.

La lettura aiuta anche a sviluppare empatia. Quando leggiamo un romanzo entriamo nella mente dei personaggi, viviamo le loro paure, i loro sogni, le loro fragilità. In questo modo impariamo a comprendere meglio anche le persone reali. Non è un caso se molti grandi comunicatori, scrittori e professionisti sono lettori abituali: leggere amplia il modo di vedere il mondo.

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato. I libri offrono uno spazio personale lontano dal rumore continuo della realtà digitale. Aprire un libro significa prendersi un momento solo per sé stessi. Non importa che si tratti di narrativa, fantasy, thriller, poesia o saggi: ogni lettura può diventare una piccola pausa mentale capace di rigenerare.

Molti pensano che oggi basti guardare brevi video informativi per imparare tutto. In realtà leggere resta uno degli strumenti più completi per costruire conoscenza vera. Un libro approfondisce, collega idee, lascia il tempo di riflettere. Non offre solo risposte immediate: insegna a pensare.

Anche nel mondo del lavoro la differenza si nota sempre di più. In un mercato pieno di persone che comunicano in modo superficiale, chi possiede capacità di analisi, immaginazione e comprensione parte spesso con un vantaggio enorme. La lettura alimenta tutte queste qualità senza che quasi ce ne accorgiamo.

Forse il vero valore della lettura nel mondo moderno è proprio questo: ci restituisce profondità in una realtà che tende continuamente alla superficialità. Leggere significa rallentare abbastanza da capire davvero qualcosa, invece di limitarsi a consumarla velocemente.


E forse è per questo che, ancora oggi, chi legge possiede davvero una marcia in più.