L’aria era finalmente pulita, e il ragazzo e la ragazza facevano rapidi progressi nell’attraversare la foresta di risplendenti ossa azzurre. Di colpo apparvero le due lune oltre a tutte le stelle. Il sentiero cominciò a palpitare e un ansito famelico colmò di sé l’aria attorno a loro. All’improvviso tutto tornò normale.
— È ancora Balbaranza — Osservò la ragazza.
— Ne sei sicura, Denal? — disse Ux, il ragazzo, con voce bassa e calma.
Lei annuì con sicurezza. — È lo stile di Balbaranza. Lei ama le manifestazioni celesti.
Attorno ai due cominciò a cadere una grandinata di lacrime che risuonavano con lieve musicalità sulle ossa della foresta. Denal e Ux si coprirono coi cappucci e si strinsero tenendo le braccia l’uno attorno alla vita dell’altra. La grandinata sembrò esitare, si trasformò in una pioggerella sottile fatta di sospiri, s’arrestò. Il terreno era asciutto. — Questa era opera di Trilligask vero? — disse Ux.
— Credo di sì. Si dà molto da fare con il tempo.
— Denal, è vero che lavora per la Lega degli Assassini? Mio padre pensa di sì.
— Tuo padre è uno spadaccino. Che ne sa lui di streghe o della Lega degli Assassini?
— Solo perché la tua è una famiglia di ladri, pensi che tutti gli spadaccini siano degli sciocchi. Mio padre è abile e intelligente. Detiene i diritti della Pietra Vitale, cosa che nessun altro ha mai avuto — disse Ux.
— Già, ma li ha perduti di nuovo — osservò Denal.
— Perché è stato attaccato dai Nove Uomini di Bronzo! Ma lui li ha scacciati e probabilmente così facendo ha salvato tuo padre e gli altri. Non dovresti più prenderti gioco degli spadaccini, Denal.
La ragazza mise con grazia le braccia attorno al collo sottile di Ux e, stirandosi per alzarsi sulla punta dei piedi, lo costrinse ad abbassare la testa. Lo baciò a lungo e con tenerezza. — Ti sto solo prendendo in giro, Ux. Sai che ti voglio molto bene. Formiamo una bella coppia — disse carezzandogli la guancia.
— Sei la ladra migliore di tutte le Terre di Frontiera, Denal. E la più bella, anche — disse Ux rabbonito.
— Grazie, Ux. Sei gentile. Ora faremmo meglio...
S’interruppe di colpo al suono sgusciante che veniva dal profondo della foresta d’ossa. Ux, mostrando i denti, balzò davanti a lei e snudò la spada, Doomdancer. Denal poggiò una mano sul suo braccio fasciato di corde e sussurrò: — No, Ux, non dobbiamo combattere gli Imboscati. Nascondiamoci finché non saranno passati.
Ux, riluttante, la seguì fino a un cumulo d’ossa, dove s’accucciarono finché le forme nebulose di una nidiata di giganteschi Imboscati non fu fluita oltre passando da entrambi i lati. Tornati sul sentiero, s’affrettarono verso la loro destinazione, la casa di Gazog, lo studente di magia che era a capo della loro banda. Poco oltre le bocche azzannanti e ringhiose che si aprivano nel terreno esalando un flato sconcio e puzzolente misto a rumori di risucchi gastrici, videro le luci dell’abitazione dal tetto aguzzo di Gazog.
Appena si furono chiusi il cancello alle spalle, udirono un lungo, basso sibilo. Un’enorme testa spigolosa si materializzò di fronte a loro, alta fino al tetto, mentre la luce traeva bagliori da squame arancione e da gialle zanne.
— È tutto a posto, Zaloom, siamo amici. Denal e Ux. Ti ricordi di noi, vero? — disse la ragazza con il suo tono più gentile.
Il drago abbassò la testa per annusarla e lei gli diede una grattatina dietro le orecchie. Lui ronfò di piacere, e sembrava vento che ululasse in un camino.
Gazog li accolse sulla porta: aveva un aspetto molto da mago. Indossava una morbida tunica nera cinta alla vita da una fune nera. Aveva stivali neri e alla mano sinistra gli luceva un anello con una pietra nera. Capelli neri e corta barba nera,






