martedì 22 settembre 2026

Étienne Nicolas Méhul


(Givet, 22 giugno 1763 – Parigi, 18 ottobre 1817)

Étienne Nicholas Mèhul, interessante musicista francese degli anni della Rivoluzione e del Primo impero, è oggi poco conosciuto.
Molto apprezzato dai suoi contemporanei come compositore d’opera, Méhul è anche autore di quattro sinfonie nelle quali la palese influenza di Mozart e di Beethoven viene da lui stesso giustificata con l’intento di far capire al pubblico che anche un francese poteva comporre nello stile dei grandi musicisti tedeschi.
Nato nel 1763 a Givet, nelle Ardenne, Étienne Nicholas Mèhul studia con l’organista Wilhelm Hanser presso l’abbazia di Lavaldieu, poi si perfeziona a Parigi col clavicembalista alsaziano Jean-Frédéric Edelmann; matura in questi anni un forte interesse per la musica tedesca che resterà fondamentale nella sua carriera di compositore.
I suoi primi lavori sono essenzialmente musica strumentale; alcune sonate per pianoforte vengono pubblicate da La Chevardière nel 1781. Mèhul, tuttavia, è più attratto dalla musica vocale e dal melodramma; nel 1782 presenta al Concerto Spirituel una cantata su testi di Jean-Jacques Rousseau, poi, influenzato da Gluck e da Cherubini, rivolge i suoi interessi verso il melodramma. Nel corso della sua carriera scriverà circa 40 opere.
Nel mese di giugno 1788, presso l’Académie Royale de Musique, iniziano le prove di “Alonzo e Cora”, prove che presto vengono abbandonate per le difficoltà finanziarie del teatro; Étienne Mèhul, deluso ma non scoraggiato, fa rappresentare nel 1790, al Teatro de l’Opéra-Comique, “Euphorisine e Corradin o il Tiranno redento”, che ottiene subito un grande successo. A partire dall’opera “Stratonice” (1792), Mèhul propone soggetti a carattere eroico; scrive anche numerosi canti ed inni di battaglia, tra cui il celebre “Chant du Départ”, e opere celebrative del nuovo regime. Uno dei lavori più interessanti di questo periodo è “Orazio Coclite”.
Nel 1793 Mèhul viene nominato ispettore della musica presso il Conservatorio nazionale superiore di musica e danza di Parigi, appena creato; nel 1795 diviene Accademico di Francia. Di scarso successo è l’opera “La chasse du Jeune Henri” (1797), tuttavia molto apprezzata l’Ouverture, ancora oggi eseguita come brano a sé stante; nel 1801, alla Salle Favart di Parigi, va in scena “L’Irato, ou l’Emporté”, commedia in un atto dedicata a Napoleone.
Dopo il 1804 la vena creativa di Mèhul sembra esaurita, sono sempre più rare le opere composte e le sue apparizioni al Conservatorio; l’ultimo suo lavoro, “San Valentino di Milano”, opera comica in tre atti, verrà rappresentata sul palcoscenico dell’Opéra-Comique soltanto cinque anni dopo la sua morte.

Méhul fu uno dei compositori francesi più importanti vissuti al tempo della Rivoluzione francese. Si dice che Beethoven ammirasse la musica di Méhul e che ne fosse anche influenzato nel suo Fidelio. Conosciuto principalmente come compositore teatrale, Méhul compose anche diverse opere strumentali, incluse cinque sinfonie (la quinta era incompleta e non eseguita). 


La Sinfonia n. 2  in Re maggiore presenta un volto più lirico, suonando molto come le giovanili sinfonie di Franz Schubert, sebbene con maggiore sofisticazione contrappuntistica. Quest'opera perennemente solare fa un uso nuovo e, si potrebbe dire, beethoveniano dei timpani nel finale, creando una conclusione piacevolmente vivace.
Completata nel 1809 e eseguita per la prima volta il 26 marzo, invita a un paragone con le prime sinfonie di Franz Schubert. Un'ottimistica leggerezza scorre dalla prima all'ultima pagina, conclusa da una parte di timpani vivace nel finale che avrebbe potuto far sorridere Beethoven.

Progressive Spin, puntata 51, 17 settembre 2026



The Flower Kings - In a World of Fools
Singlelito - Low-Level Depictions of Uncensored Kinetic Works
Saris - Surrounded
Exploring Birdsong - Meadowlands
Green Desert Tree - Fighting Dragons



 

lunedì 21 settembre 2026

Sabatino Lopez - Cuore bendato, 1931












SNMN, puntata 51, 16 settembre 2026



Roberto Lucini - Troppo Troppo
Daniele Antonio Saitta - Gente del Sud
Roberta Giallo - OZ remix
Cainero - Avemaria remix
Vinicio Capossela & Friends - Tutti bodyguard
Vince76 - Portami via
Valentino Forte - Stella bella
Art Name - Niente
Marziam - Canzone
Elaisa Mancini - Nella spiaggia deserta
Kairoskiller - Daily Cinema
Serena Schintu - La vita in controluce
Maravich - Ci vediamo a settembre
Filippo Perbellini & Francesco Montisano Orchestra - Colosseum
Loris Favero - Il tuo volto sul mare





mercoledì 16 settembre 2026

Renato Pestriniero - Autocidio


Si dice che, di fronte alla morte, gli avvenimenti del passato ripassino nella mente come in un film accelerato. Dal punto di vista letterario questa eventualità è affascinante, tanto che è diventata quasi un luogo comune. Ma forse non risponde al vero. Infatti, quando vide la pistola puntata contro il suo petto e l’uomo premere il grilletto, riuscì solo a pensare che sarebbe morto e a provare una grande inimmaginabile sorpresa. La sorpresa non era tanto per la mancata sensazione di dé-jà-vu, quanto perché...

Se c’erano questioni organizzative da discutere, il capo li faceva venire tutti e cinque. Soltanto Salò era stato convocato da solo quella volta, e poi era sparito dalla circolazione.
Pensando a quella circostanza, Sirio si sentiva agitato. Ma, diversamente da Salò, lui era a posto. Salò sapeva di essere nel mirino, e quando l’avevano fatto fuori ai Magazzini Generali era preparato, e si era difeso fino all’ultimo.
Il capo lo chiamò. Con questo sottofondo di pensieri, Sirio entrò nella stanza. C’era la Lory, in piedi a lato della scrivania. Il capo se ne stava seduto in quella sua stramba posizione, con la gamba destra piegata sotto la coscia sinistra e il piede che spuntava fuori in modo così innaturale da sembrare quello di un altro. Guardò Sirio, e aveva l’espressione dei momentacci. — Mettiti là — gli disse indicando una delle due sedie sull’altro lato del tavolo. Poi si avvicinò a uno schermo e fece cenno alla ragazza di spegnere la luce. Fece passare la prima diapositiva. Sirio riconobbe subito la consegna fatta il mese prima a Civita di Bagnoregio. La Lory l’aveva scattata da uno dei vicoli che portano sull’unica piazza di quel paese fantasma. L’immagine era incorniciata dal buio del vicolo e mostrava l’ultima casa sul lato opposto della piazza. Al centro, dinanzi la gradinata, si vedevano in prospettiva le antiche colonne tronche. Accanto alla prima colonna, la più alta, c’era lui che parlava con una coppia di giovani. Aveva appena consegnato la roba e la Lory l’aveva ripreso nella sua solita veste di falsa turista.
Con aria perplessa Sirio guardò il capo. Il quale batté sullo schermo il grosso indice stretto dall’anello barocco. — Quel tizio che sta laggiù. Chi è?
Sirio strinse gli occhi. All’altezza dell’ultima colonna, quasi sull’angolo della casa di fronte, un uomo stava fotografando S. Donato. Accanto a lui una donna osservava la chiesa. La distanza rendeva le due figure appena distinguibili.
— E come faccio a vedere chi è — osservò Sirio.
Il capo attese qualche secondo, guardandolo fissamente. Poi fece passare la dispositiva successiva. Era un particolare ingrandito della precedente. I due turisti adesso erano perfettamente identificabili.
— Allora — ripeté il capo. — Chi è quell’uomo?
— E che ne so? Manco mi ero accorto che c’era.
La Lory alzò un sopracciglio. Quell’atteggiamento a Sirio non andava proprio. Lei non era che una semplice spalla nelle consegne, quindi quell’aria di sufficienza

Zora la vampira



Zora la vampira è un personaggio immaginario dei fumetti italiani ideato da Renzo Barbieri e protagonista di un'omonima testata di genere erotico/horror pubblicata dalla Edifumetto in diverse serie dal 1972 al 1985. Nel 2000 ne è stata liberamente tratta l'omonima trasposizione cinematografica.

Zora è figlia del professor Pabst, uno studioso che durante una spedizione in Transilvania, ritrova il cadavere del Conte Dracula e lo trasporta fino a Londra, dove viene resuscitato involontariamente dalla ragazza stessa che, dopo essere stata morsa dal conte, diventa una vampira. Grazie a un filtro la ragazza, diversamente dagli altri vampiri, riesce a sopravvivere alla luce del sole e a dare quindi la caccia al malvagio Conte.
L'aspetto fisico di Zora sulle copertine si ispira a Catherine Deneuve.

Il personaggio nasce sulla scia di un omologo personaggio, Jacula, edito dalla ErreGI dal 1969 e sempre ideato da Barbieri.




 

martedì 15 settembre 2026

Erkki Melartin


(Käkisalmi, 2 febbraio 1875 – Helsinki, 14 febbraio 1937) 

Erkki Melartin, musicista finlandese messo in ombra dalla celebrità di Jean Sibelius, svolge un ruolo significativo nella diffusione nella penisola scandinava della musica di Gustav Mahler e Richard Strauss; autore di più di un migliaio di opere, si rivela uno dei compositori più fecondi della Finlandia. Con Maurice Ravel condivide l’anno di nascita e di morte.
Nato a Käkisalmi, Filandia, oggi Priozersk città della Russia, Erkki Melartin studia a Helsinki con Martin Wegelius; completa la sua formazione a Vienna tra il 1899 e il 1901 sotto la guida di Robert Fuchs.
Insegnante e poi direttore dell’Istituto musicale di Helsinki, Erkki Melartin, con l’Orchestra Sinfonica di Vyborg, effettua dal 1908 al 1911 una lunghissima tournée che arriva anche in Nord Africa e in India.

L’ampia produzione musicale di Erkki Melartin è caratterizzata da uno stile tardo-romantico con qualche sfumatura impressionistica. Lascia moltissime composizioni vocali e una dozzina di opere liriche; “Aino“, opera del 1909 incentrata sul personaggio della mitologia ugro-finnica, è una delle prime grandi opere finlandesi ad essere inserita nel repertorio permanente. In ambito orchestrale spiccano le sei Sinfonie che nella loro connotazione stilistica tardo-romantica lasciano trasparire profili estremamente personali; la Quarta Sinfonia, “Estate”, si distingue per l’inserimento di vocalizzi nel terzo movimento. La Marcia Festiva, tratta dal balletto “La Bella Addormentata”, è la marcia nuziale più popolare in Finlandia.


La Sinfonia n. 4 fu un'opera su cui Melartin si concentrò particolarmente verso la fine del 1912. Lo stesso compositore trovava singolare comporre un'opera per celebrare l'estate e la gioia di vivere nel periodo più buio dell'inverno, e concluderla con il tema di un tradizionale inno estivo finlandese. "Ma non è forse così anche nella vita", scrisse alla madre, "che nei momenti più bui bisogna custodire nel cuore le gioie dell'estate?".
Questo inno, originariamente svedese Den blomstertid du kommer, è il numero 571 dell'innario evangelico luterano finlandese. Tradizionalmente viene cantato alla fine dell'anno scolastico ed è quindi molto amato dai finlandesi.
Nel suo diario, Melartin scrisse di aver terminato la sua sinfonia il 3 gennaio 1913.

L'ultimo giorno di quel mese, la sinfonia ebbe la sua prima esecuzione, affidata all'Orchestra Sinfonica di Helsinki e diretta dallo stesso compositore. A febbraio, l'opera fu immediatamente eseguita di nuovo. Il movimento Andante fu riproposto a Vyborg nel 1915, eseguito dall'orchestra sinfonica locale. Nell'autunno del 1916, la sinfonia fu eseguita in una serie di concerti dell'Orchestra Filarmonica di Helsinki. In quest'occasione, venne eseguita una versione riveduta, poiché Melartin aveva già riscritto il Finale nell'estate del 1913. Nel luglio del 1919, Melartin diresse la sinfonia in un concerto al Teatro Tivoli di Copenaghen, nel 1920 a Helsinki e nel 1923 a Berlino. Melartin diresse questa Sinfonia estiva, come veniva spesso chiamata, per l'ultima volta nella primavera del 1929 a Helsinki.