mercoledì 14 ottobre 2026

Lisa Tuttle - Infestata dagli insetti


La casa era un relitto, posato come una nave squassata dalle intemperie su un promontorio coperto da erbacce sovrastante l’oceano. Nel vederla, Ellen si sentì stringere il cuore.
— È questa? — chiese dubbioso il tassista, mentre rallentava sbirciando attraverso il parabrezza.
— Dovrebbe — rispose poco convinta Ellen. Non poteva capacitarsi che sua zia – né chiunque altro, del resto – potesse vivere in quella casa.
Secondo l’usanza locale, la casa era di legno, posata su blocchi di cemento che la tenevano sollevata di circa un metro sul terreno. Ma adesso le inondazioni dovevano essere molto meno dannose del vento, o anche solo del tempo. La casa stava sbriciolandosi sui blocchi che la reggevano. Gli assiti erano logori e chiazzati qua e là dai resti della vecchia vernice grigia. Le finestre prive di tende guardavano cieche, e un’imposta pendeva sbilenca. Fra le assi della cadente balconata del primo piano, Ellen scorgeva lembi di cielo.
— Vi aspetto, casomai non ci sia nessuno — disse l’autista fermandosi in fondo al vialetto coperto di erbacce.
— Grazie — rispose Ellen prendendo la valigia. Gli mise in mano l’importo della corsa ed alzò gli occhi a guardare la casa. Nessun segno di vita. Avvilita, disse all’uomo: — Aspettate finché qualcuno non mi avrà aperto, per favore.
Mentre percorreva il vialetto di cemento tutto crepe che portava alla casa, Ellen fu sorpresa nel veder qualcosa che si muoveva sotto di essa. Si fermò di scatto e sbirciò nel buio. Un cane? Un bambino che giocava? Si trattava di una cosa grossa e scura che si spostava rapida, ma ormai era scappata, o si era nascosta. Ellen udiva alle sue spalle il ronzio del motore del taxi, e per un attimo pensò di tornare indietro. Da Danny. Di tornare ad affrontare i suoi problemi e le promesse e le bugie di lui.
Riprese a camminare, e quando fu arrivata al portico bussò con le nocche, rapidamente, un paio di volte, sulla cadente porta grigia.
Una donna vecchia, molto vecchia, magra come uno stecco e ovviamente malaticcia, le aprì. Ellen e la donna si fissarono per un momento senza parlare.
— Zia May?
Negli occhi della vecchia passò un lampo di riconoscimento, mentre annuiva. — Sei Ellen, naturalmente.
Ma come mai la zia era così invecchiata?
— Entra, cara — disse la vecchia tendendo un artiglio di pergamena. Ellen sentiva il vento alle spalle, e per un istante ebbe l’impressione che il pavimento del portico stesse cedendo sotto i suoi piedi. Entrò, inciampando. La vecchia – è mia zia, si sforzò di ricordare – chiuse la porta dietro di lei.
— Non vivrai qui tutta sola — disse Ellen. — Se l’avessi saputo... se papà l’avesse saputo, avremmo...
— Se avessi avuto bisogno di aiuto l’avrei chiesto — tagliò corto la vecchia con un tono brusco e autoritario che rammentò a Ellen suo padre.
— Ma questa casa — insisté, — è troppo, per una persona sola. Dà l’impressione di dover crollare da un momento all’altro, e se ti dovesse capitare qualcosa mentre vivi qui tutta sola... non so come...
Zia May scoppiò in una risata che sembrava il fruscio di un pezzo di carta secca. — Sciocchezze. Questa casa vivrà più a lungo di me. Spesso l’apparenza inganna. Guardati in giro... qui vivo benissimo.
Soltanto allora Ellen guardò l’atrio d’ingresso. Era una stanza ampia, dal soffitto alto, con un lampadario di ottone e un ricco tappeto orientale. Le pareti erano dipinte di un tenue color crema e l’imponente scalinata aveva un’aria solida.
— Certo — ammise Ellen — vista all’interno fa un’impressione molto migliore. Da fuori sembrava una casa abbandonata. Il tassista non credeva che ci vivesse qualcuno.
— A me importa com’è dentro — disse la vecchia. — Ammetto di averla trascurata. È tutta corrosa e mangiata dagli insetti, ma anche così le sue condizioni sono molto migliori delle mie. Sarà ancora in piedi quando io sarò sottoterra, e tanto mi basta, non credi?
— Ma, zia May... — Ellen l’afferrò per le spalle ossute. — Non parlare così. Non sei moribonda.
Di nuovo quella frusciante risata. — Cara, guardami. Ho poco da vivere. Ormai non si può più far niente per salvarmi. Sono tutta divorata, dentro, e di me è restato appena quel poco per darti il benvenuto.
Ellen la guardò negli occhi, e quel che vide le offuscò la vista di pianto.
— Ma i dottori...
— I dottori non sanno niente. Viene per tutti il momento di passare da questa vita a un’altra. Ma andiamo a sederci. Vuoi mangiar qualcosa? Avrai certamente fame

Vartàn



Vartàn è una serie a fumetti di genere erotico con ambientazione western, ideata e sceneggiata da Furio Viano e disegnata da Sandro Angiolini, pubblicata in Italia dal 1969 al 1977 dalla Furio Viano Editore. Il personaggio nasce sull'onda del successo del nascente fumetto erotico italiano e in particolare di serie come Isabella, di poco precedente, e rientra nella vastissima categoria di eroine erotiche italiane degli anni settanta come Zora la vampira, Maghella, Biancaneve, Lucifera, Jacula e Sukia.
Gli autori realizzano il personaggio con tratti che la fanno assomigliare alla cantante francese Sylvie Vartan dalla quale prende anche il nome.

L'argomento principale sono le avventure sessuali della sua protagonista, una giovane meticcia di nome Vartàn, una bellissima e formosa fanciulla figlia un bianco e di un'indiana, bionda e con gli occhi azzurri, che combatte contro malvagi europei e bande di indiani rivali. Per condurre alla rovina i suoi nemici usa come arma principale il suo corpo, coperto solo da un tipico vestito indiano che la copre a malapena. Sposata con Rik Winson, che però la tradisce, è innamorata di Kid West, un militare del corpo delle giubbe rosse, ma ha anche vari partner sessuali occasionali, sia maschili che femminili. Vartàn viene spesso catturata e torturata sadicamente, mettendo così spesso in mostra il corpo completamente nudo della protagonista. I bianchi vengono mostrati come spietati e senza scrupoli, mentre i pellerossa come buoni e indifesi, tuttavia non vi è una vera esaltazione degli indiani, che risultano inevitabilmente in posizione di inferiorità








martedì 13 ottobre 2026

Morton Gould


(New York, 10 febbraio 1913 – Orlando, 21 febbraio 1996) 

Compositore statunitense, pianista e direttore d’orchestra, Morton Gould è ricordato per la sua grande abilità nell’improvvisazione e nella composizione; nelle sue opere unisce idiomi popolari e forme tradizionali con elementi di jazz, gospel e musica per banda.

Morton Gould nasce a Richmond Hill, Stato di New York, e sin dall’infanzia mostra uno spiccato talento musicale; all’età di quattro anni suona il pianoforte a orecchio, a sei anni scrive la sua prima composizione, un valzer per pianoforte intitolato Just Six. Dal 1921 Morton Gould frequenta il New York Institute of Musical Art (poi Juilliard School), nel 1928 completa la sua formazione presso la New York University School of Music mentre già svolge l’attività di pianista suonando nei locali da ballo e nei cinematografi.
Nel 1932 Morton Gould diventa il pianista della nuova emittente radiofonica RKO Radio City Music Hall; dal 1934 collabora con la WOR Mutual Radio New York organizzando per più di otto anni una serie musicale settimanale intitolata Music for Today. In questo periodo raggiunge grande notorietà, apprezzato per la sua programmazione di musica classica e popolare.
Unitamente all’attività radiofonica, Morton Gould si dedica alla direzione d’orchestra e alla composizione; nel corso degli anni ’40 scrive musica da film e per i teatri di Broadway, tra cui il balletto Fall River Legend, coreografie di Agnes de Mille, e il musical in due atti Billion Dollar Baby.
Morton Gould nell’arco della sua carriera ottiene numerosi riconoscimenti; tra i più notevoli un Grammy Award nel 1966 per la registrazione della Sinfonia n. 1 di Charles Ives con la Chicago Symphony Orchestra, il Gold Baton Award 1983 della American Symphony Orchestra League, il Premio Pulitzer del 1995 per la sua musica per archi commissionata dalla National Symphony Orchestra di Washington.
Si spegne in Florida, a Orlando, all’età di 82 anni. 


Cowboy Rhapsody è una celebre composizione orchestrale scritta nel 1940 dal compositore, pianista e direttore d'orchestra americano Morton Gould. Il brano fonde elementi della musica sinfonica tradizionale con i canti popolari e folk tipici del vecchio West americano.
La rapsodia intreccia temi originali con famose canzoni da falò e da mandria dell'epopea western. Tra queste spiccano "Home on the Range", "The Trail to Mexico", "Little Old Sod Shanty" e "Old Paint".
Ha una durata approssimativa di 10-11 minuti. Venne eseguita per la prima volta nel 1940 dalla NBC Symphony Orchestra sotto la direzione di Artur Rodzinski.
Oltre alla versione per grande orchestra, il brano è famosissimo nel repertorio per orchestre di fiati (concert band) grazie allo storico arrangiamento curato da David Bennett. La prima di questa versione fu eseguita nello stesso anno dalla University of Michigan Band sotto la guida di William Revelli.

domenica 11 ottobre 2026

Progressive Spin, puntata 54, 8 ottobre 2026



Ram-Zet - In the Mirror
Crushed Peanuts - Intro (New World Order)
Starquake - Memento Mori
Ozric Tentacles - Harmonic Mind
Pantokraator - Luuletus 10. Õrn roos
Renatto Olivares - Viroca



sabato 10 ottobre 2026

SNMN, puntata 54, 7 ottibre 2026



BaronNoir feat Angela Gar - Un film
Smokey Gunner - She Don't Care About Me
Drop Circles - Aramilanima
Autoradio - Tutta colpa di Magnum A.I.
Joba - Ad ogni passo
DJ Speciale - Under the same moon
Manleva - Gourmet
Marco Pernice - Jimi's house
Aguzzi - Monet
Kukla - L'amico immaginario
Dylan Garcia - You know i lose control
Blackcow - E ti diranno
De.Stradis - Crisalide (feat. Lauryyn)
Before The Glow - 1983


 

mercoledì 7 ottobre 2026

Steven Utley - Regista


 Giaceva supino nel letto e fissava il soffitto buio. La pendola in anticamera suonò l’ora. Le due, pensò, e tutto va... bene...
Il secondo e ultimo rintocco si spense. Si ritrovò ad ascoltare la casa che parlava fra sé, sommessamente, con un profondo mormorio di gola. Il legno scricchiolava e gemeva e da qualche parte, in basso, il termostato ticchettava con un suono appena percettibile. Sembrava che la casa pulsasse in sincronia col borbottio del condizionatore. Dopo un’eternità il borbottio cessò e il meccanismo si assestò. Lui percepiva i sommessi ronzii e fruscii e cercava di suddividerli, di identificarli, invitandoli a fermarsi uno dopo l’altro per dargli la possibilità di riprender sonno.
Senti allora il leggero fruscio di un respiro.
Puttana, pensò.
Al suo fianco ci fu un lieve fruscio.
Maledetta puttana.
Il fruscio cessò.
Grazie, puttana.
Quanto l’odiava. Non aveva bisogno di girarsi per vederla. L’aveva vista anche troppe volte così, e sapeva come gli sarebbe apparsa: la puttana aveva scalciato il leggero copriletto in fondo ai piedi, aveva rialzato la camicia arrotolandola fino al seno, e se ne stava distesa a pancia in su con le gambe divaricate, simile in tutto e per tutto a una mostruosa ranocchia bianca pronta per essere sezionata.
Quanto l’odiava.
Non si trattava solo di piccoli fatti irritanti accumulatisi con l’andare degli anni, né di altri, più gravi. E che presto, troppo presto aveva cominciato raccoglierli, catalogarli, collezionarli e a coltivare il più piccolo seme di irritazione, delusione, risentimento, finché non era sbocciato il fiore dei disgusto e dell’odio. Sapeva che un giorno, o una notte, avrebbe finalmente ceduto, esplodendo come il Krakatoa; lei sarebbe diventata di ghiaccio e insieme avrebbero fatto tremare il mondo distruggendosi a vicenda.
Sarebbe arrivato a quel punto.
Era inevitabile.
E allora perché non sbarazzarsi di lei?
Sussultò. Non aveva avuto intenzione di spingersi fino a quel punto. Ripeté più

Jolanka



Jolanka è un personaggio immaginario protagonista di una omonima serie a fumetti italiana pubblicata dalla Furio Viano Editore negli anni settanta sulla scia del successo del fumetto erotico inaugurato dalla serie Isabella alla fine degli anni sessanta. Fu il primo fumetto per adulti realizzato a colori. La serie venne ristampata in formato tascabile in bianco e nero negli anni settanta in una nuova serie che presenta anche storie inedite. La serie ebbe un notevole successo raggiungendo alte tirature per un lungo periodo.

Durante la seconda metà del XVI secolo, Jolanka, è una bella ragazza di nobili origini diventata la dama di compagnia di Maya De Rosales, amante del viceré di Panama; quest'ultima la introduce a corte ma presto nasce una rivalità fra le due che si innamorano del nobile Hidalgo. Jolanka riesce ad avere la meglio ma Maya per vendicarsi ordisce un complotto che costringe Hidalgo a fuggire per non essere imprigionato a seguito della falsa accusa di aver cospirato contro il viceré. Hidalgo, divenuto un fuorilegge, dopo essere finito a capo di una nave di pirati, morirà in un agguato. Jolanka, per vendicarsi di Maya, prende il comando della nave dei pirati indossando una maschera di Hidalgo vivendo avventure di genere piratesco con venature erotiche.






 

martedì 6 ottobre 2026

Félix-Alexandre Guilmant


Félix Alexandre Guilmant (Boulogne-sur-Mer, 12 marzo 1837 – Meudon, 29 marzo 1911) 

Apprezzato concertista d'organo, con molte tournée in Europa e in America al suo attivo, Guilmant viene nominato, nel 1871, organista della chiesa della Sainte-Trinité a Parigi. Assieme a Vincent d'Indy e Charles Bordes fonda nel 1896 a Parigi la Schola Cantorum e succede a Charles-Marie Widor nella cattedra d'organo del conservatorio di Parigi.

Cura, assieme a André Pirro, l'edizione degli Archives des Maîtres de l'Orgue, una raccolta di spartiti organistici dedicata agli autori classici francesi (10 volumi, pubblicati dal 1898 al 1914). Sulla stessa falsariga cura l'edizione dell'École classique de l'Orgue (25 volumi, pubblicati dal 1898 à 1903), dedicata ai maestri stranieri. Tenne una corrispondenza con il compositore ed organista italiano Dionigio Canestrari.

Nell'ultimo quarto del XIX secolo, Parigi era un fermento musicale. La fondazione, nel 1860, dei Concerts populares da parte di Jules Pasdeloup ampliò il pubblico musicale, includendo la nascente borghesia e le classi inferiori. I Concerts Colonne, fondati nel 1872, si concentrarono sulla presentazione della musica francese: vennero costruite diverse sale da concerto... la musica divenne parte integrante della vita parigina e dell'orgoglio nazionale. Le audizioni della Société des Grandes (fondata per promuovere la "musica d'arte") e persino i grandi magazzini Bon Marché offrivano concerti pubblici gratuiti con "musicisti residenti" e corsi di educazione musicale.

Parallelamente a tutto ciò, l'opera tradizionale fioriva, il Conservatorio e i suoi Concerts du Conservatoire mantenevano una forte presenza, e persino lo zoo offriva regolarmente concerti pubblici. Compositori francesi come César Franck, Gabriel Fauré, Henri Duparc, Offenbach e Saint-Saëns erano acclamati e venerati. Questo era l'ambiente in cui Alexandre Guilmant si trovò quando si trasferì a Parigi nel 1871, dove fu nominato parroco della chiesa della Trinità. Rimase lì per 30 anni, dopodiché intraprese la carriera di organista itinerante. Fu il primo grande organista francese a effettuare una tournée negli Stati Uniti nel 1904, dove tenne una serie di 40 concerti. Divenne anche un artista molto apprezzato in tutta Europa, tanto che un critico lo paragonò a "una pop star". In Inghilterra, i suoi concerti attiravano talvolta oltre 10.000 persone. (Paul Serotsky)

A quel tempo, gli organi si erano evoluti a tal punto nelle loro capacità timbriche, nel loro design e nelle loro funzionalità che César Franck esclamò: "Il mio organo: è un'orchestra!". Gran parte del merito va all'organaro francese Aristide Caville-Coll, il cui sviluppo della trasmissione meccanica, dei registri aggiuntivi che permettevano all'orchestra di suonare come diversi strumenti (come flauto, oboe o tromba), dell'accoppiamento delle tastiere e delle variazioni nella tolleranza della pressione pneumatica, rese l'organo una straordinaria fonte di potenza, ispirazione, dinamica grazie alla cassa espressiva e ricchezza armonica. Talvolta questi splendidi strumenti venivano chiamati organi sinfonici.

Sebbene il periodo barocco (1600-1750) avesse dedicato enorme attenzione all'organo, l'idea di grandi composizioni in stile sinfonico offrì nuove prospettive e un prestigio crescente per l'organo nelle sale da concerto. Tra i compositori/organisti francesi più noti si annoverano César Franck, Charles-Marie Widor, Marcel Dupré, Fleury e Félix-Alexandre Guilmant.

Guilmant ebbe la fortuna di poter utilizzare uno degli strumenti "moderni" del suo amico Caville-Coll. Rimase straordinariamente dedito alla composizione organistica, alla didattica, alla costruzione e all'esecuzione di organi per tutta la vita. Era particolarmente rinomato per la sua straordinaria capacità di improvvisazione.


La Messe Solennelle No. 3 in Mi bemolle maggiore, Op. 11 di Alexandre Guilmant è un capolavoro del romanticismo francese per coro misto (SATB), solisti e organo (o orchestra). 
Scritta originariamente nel 1852 e pubblicata nel 1856, fonde la tradizione classica con sonorità orchestrali e organistiche.
L'opera si sviluppa nei movimenti canonici dell'Ordinario della Messa, oltre all'Offertorio:

Kyrie: maestoso e intimo, con alternanza tra solisti e coro.
Gloria: esuberante e ricco di contrasti dinamici.
Credo: solenne e drammatico, che esalta le affermazioni del testo.
Sanctus e Benedictus: caratterizzati da grande slancio spirituale.
Agnus Dei: riflessivo e corale.
O Salutaris Hostia o Offertoire: un momento di lirismo puro spesso inserito nella liturgia.