Disprezzato e schernito dai suoi superiori, che gli affidano qualche indagine solo quando non possono proprio farne a meno, angariato e oppresso da una madre dispotica e possessiva, Samuel Shitychesky è un perdente nato, ben diverso da tutti i poliziotti che l'hanno preceduto nel pur variopinto mondo dei fumetti.
Il bello è che alla fine, in un modo o nell'altro, le cose si sistemano e lui riesce sempre (e in genere del tutto per caso, naturalmente) a trovare il giusto bandolo della matassa per individuare i colpevoli.
Ambientata a San Diego (anche se il pilot, Pirate's key, era stato girato l'anno prima in Florida), questa serie televisiva americana è incentrata su due simpatici e squattrinati investigatori privati, i fratelli Andrew Jackson "A.J." Simon (Jarneson Parker) e Rick Simon (Gerald McRaney).
Rude veterano del Vietnam, Rick è un tipo faceto e scherzoso, mentre il fratello, più giovane, ha frequentato l'università ed è più meditativo e rigoroso. Altri interpreti: Eddie Barth come Myron Fowler, capo di un 'agenzia rivale, Jeannie Wilson come sua figlia Myron, che lavorava con la madre nella prima stagione, mentre diventa assistente procuratore distrettuale nella seconda, Tim Reid come Marcel "Down town" Brown, un poliziotto che lavora sotto copertura, e Mary Carven nel ruolo della simpatica e un po' apprensiva madre dei due detective.
Molto giocata sul contrasto psicologico e caratteriale tra i due protagonisti, questa serie (svelta d'azione e nei dialoghi, ma tutto sommato non molto originale nei testi, almeno inizialmente) è partita un po' in sordina, crescendo in seguito di spessore, tanto da balzare per qualche tempo tra i dieci telefilm più amati dai telespettatori americani.
Simon & Simon è andato in onda dal 24 novembre 1981 per 143 episodi da 50 minuti.
Nobile russo in esilio, il principe Zaleski vive a Londra e nel corso delle sue avventure ha lasciato soltanto una volta il suo appartamento avvolto nella penombra e pieno di mummie egiziane, tavolette runiche e preziose reliquie. Nelle sue avventure non contano tanto i pensieri o le azioni, quanto i gesti, che definiscono il personaggio, un uomo che «Sembrava possedere una inusitata
capacità non soltanto di brogliare matasse in retrospettiva, ma anche in una prospettiva futura e ( ... ) di mettere in correlazione gli eventi con una inimmaginabile precisione».
Creato nel 1895 da Matthew Phipps Shiel, questo personaggio rappresenta una delle radicalizzazioni più arbitrarie di quell'attrazione tutta intellettualistica verso la figura del detective che gli echi della dottrina positivistica avevano contribuito a
portare in auge. Autore e personaggio nello stesso tempo (è infatti proprio l'autore a sottoporre di volta in volta al principe qualche caso insolito da risolvere), Shiel
amava dire che il principe Zaleski era l'unico vero figlio legittimo del padre di tutti i detective, il cavaliere Auguste Dupin, mentre Sherlock Holmes ne era solo il figlio illegittimo.
Alcune avventure del principe Zaleski sono state pubblicate in Italia da Sellerio.
Noto in Italia anche come giudice Morris, Wright è un magistrato che ama trasformarsi in poliziotto per risolvere i "casi" che dovrebbe limitarsi a giudicare. Di volta in volta alle prese con presunti uxoricidi e politicanti corrotti, criminali di ogni tipo e procuratori distrettuali ottusi, questo personaggio non si tira mai indietro di fronte a nulla pur di giungere alla verità.
Nonostante le interessanti storie scritte da Bob Trent, il giudice Wright non riuscì
mai a conquistare il grande pubblico, neanche quando Fred Kida e, successivamente, George Rousso subentrarono a Bob Wells nella realizzazione grafica delle storie.
Creato all'inizio degli anni Trenta dall'americano Hugh Wiley sulle pagine della rivista Collier's, l'investigatore cinese James Lee Wong nasce sulla scia del Charlie Chan di Earl Derr Biggers, portato sullo schermo sin dal 1926.
Dal 1929 i diritti cinematografici di questo personaggio appartenevano alla Fax,
che nel 1931 aveva trovato nello svedese Warner Oland l'interprete ideale. Dal 1937 la Fax realizzava anche i film di un altro detective orientale, il Mr Moto creato da John Phillips Marquand, preferendo rischiare di farsi concorrenza da
sola che lasciare il personaggio a qualche altra casa di produzione.
Ma il successo ottenuto da questa nuova serie, ottimamente interpretata da Peter Lorre lascia supporre che ci sia ancora spazio per un altro investigatore orientale. E così nel 1938 la Monogram lancia in una serie di film proprio l'investigatore cinese
creato da Hugh Wiley, affidandone l'interpretazione al grande Boris Karloff, famoso interprete di film dell'orrore.
Dopo aver scritto Abissi d'acciaio (The caves of steel, 1953), «che i critici salutarono come un buon romanzo di fantascienza e anche come un buon romanzo giallo», Isaac Asimov ha dato vita, sulle pagine di Fantasy and Science Fiction, all'eccentrico professar Wendell Urth, un vecchio extraterrologo che non ha mai lasciato la Terra e che si scandalizza quando qualcuno se ne stupisce: «M'interesso agli altri mondi, però questo non vuoi dire che debba andarci. Santo cielo, non è
necessario viaggiare nel tempo per diventare uno storico, no?».
Anche se l'ambientazione di questi racconti è avveniristica, il metodo investigativo del professar Wendell Urth ha molti tratti in comune con quello di Auguste Dupin o di Sherlock Holmes. Senza dimenticare che, come hanno scritto Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco nell'introduzione a un'antologia di questi racconti, pubblicata da Fanucci, il maggior sforzo inventivo di Asimov è stato proprio quello di ricreare «una situazione del futuro 'ex nova', e di risolvere il caso misterioso
basandosi sulle conoscenze di allora e non di oggi. Alieni, mondi extraterrestri, astronavi e così via vengono utilizzati in modo coerente e non arbitrario, divenendo parti essenziali non soltanto della vicenda in sé ma anche dell'enigma che essa presenta allettare».
Stati Uniti, 1935 / Sheldon Stark e Lyman Anderson
Nonostante le apparenze (e le affermazioni di alcuni critici), questo personaggio non è nato dalla fertilissima fantasia del giallista inglese Edgar Wallace, morto nel 1932 e uno degli autori più prolifici, ma è piuttosto un libero adattamento degli spunti e delle situazioni presenti nei suoi romanzi.
La serie avrebbe dovuto apparire alla fine del 1934 ma, come racconta Maurice Horn nella sua Enciclopedia mondiale del fumetto, le pubblicazioni furono ritardate da una serie di difficoltà di carattere contrattuale: Il London Mirror, infatti, pubblicava sulle sue pagine la serie intitolata Terror Keep, sempre basata sulle storie di Mister Reeder di Edgar Wallace e il King Features Syndicate fece quindi di tutto perché la striscia cessasse di essere pubblicata.
Dopo una serie di scontri legali e di incontri d'affari, il London Mirror rinunciò a pubblicare Terror Keep e Inspector Wade fece il suo debutto il 20 maggio 1935. Mentre il King aspettava che il polverone legale si calmasse, gli agenti europei avevano venduto la striscia alla Mondadori e Wade apparve in Italia il primo maggio 1935 sulle pagine del Cerchio verde, quasi tre settimane prima di "nascere" ufficialmente negli Stati Uniti.
Caparbio e flemmatico, sicuro dei propri metodi e della propria missione («I delitti si scontano e la legge ha sempre ragione!»), l'ispettore Wade è la quintessenza dell'ispettore di Scotland Yard e le sue avventure sono talvolta liberamente ispirate ai romanzi di Edgar Wallace. Contaminazioni non sempre felici, ma ci vorrebbe un grosso esperto per dirci che cosa c'è esattamente di Wallace in questa serie e che cosa è invece frutto della fantasia di Sheldon Stark e dei suoi anonimi successori.
A proprio agio tanto nelle strade di Londra quanto nella tranquilla campagna inglese, quasi sempre accompagnato dal fedele agente Donovan, Wade è spesso alle prese con misteriosi quanto incredibili criminali e giunge alla soluzione dei vari casi dopo lunghe e metodiche indagini. Anche se le storie sono aggrovigliate e piene di colpi di scena assai movimentati, le soluzioni sono spesso tutto sommato ingenue e scontate, con tracce e impronte sempre visibilissime, criminali non particolarmente astuti e testimoni misteriosamente informati di tutto - basti pensare alla vecchia mendicante che (per ben due volte!) mette l'investigatore sulla buona strada nell'avventura Maschera bianca senza che lui neppure si chieda come faccia quella donna a sapere certe cose - o con morituri sempre pronti a fornire qualche particolare utile alle indagini.
Nonostante tutte queste considerazioni, tutto sommato negative, l'Ispettore Wade è in fondo un divertente feuilleton. Un fumetto certo irrimediabilmente datato, ma anche godibilissimo, proprio per questi "difetti". Dal 4 luglio 1938 Anderson venne sostituito da Neil O'Keefe e non si sa bene se fu lo stesso Anderson a decidere di abbandonare la serie o se la decisione venne presa dai responsabili dell'agenzia per cercare di rilanciare il personaggio. Quel che è certo è che O'Keefe modificò subito l'impostazione della striscia, accentuando il ritmo delle avventure, ma, curiosamente, il "nuovo" ispettore Wade non piacque ai vecchi lettori e non riuscì ad attirarne dei nuovi. Così la serie venne definitivamente interrotta il 17 maggio 1941.
Ispettore di polizia a Pasadena, in California, coltissimo e appassionato di musica oltre che dotato di una prodigiosa mente analitica, Virgil Tibbs è cintura nera di karate e ricorda nei suoi metodi i classici del genere, ma differisce dai predecessori per un importante particolare: è un nero.
Soprattutto nelle prime avventure, l'autore John Ball è riuscito a coinvolgere i lettori non solo nelle varie vicende poliziesche di questo personaggio, ma anche nei problemi che Virgil Tibbs deve affrontare per il colore della pelle.
Nella sua prima avventura si trova coinvolto suo malgrado in un assassinio in una cittadina del sud degli Stati Uniti. Nonostante sia fermato come persona sospetta - soltanto perché è uno sconosciuto, ha troppi soldi in tasca e, soprattutto, per il colore della pelle - finisce con l'assumere la direzione delle indagini, smascherando l'assassino di un celebre musicista, scagionando due persone ingiustamente accusate e conquistando addirittura il rispetto dei poliziotti locali, un po' reazionari
e razzisti.
Dal primo romanzo di John Ball, La calda notte dell'ispettore Tibbs (In the heat of the night, 1965), è stato tratto nel 1967 l'omonimo film interpretato da Sidney Poitier e Rod Steiger che ha ottenuto cinque premi Oscar.
Un altro film, Luci al neon per l'ispettore Tibbs, sempre interpretato da Sidney Poitier, è invece passato del tutto inosservato.
Nella serie televisiva, andata in onda alla fine degli anni Ottanta negli Stati Uniti e dal febbraio 1993 in Italia, l'ispettore Tibbs (Howard Rollins) riceve dal sindaco di una cittadina del sud degli Stati Uniti l'incarico di capo della squadra investigativa. Ciò crea però un conflitto di competenze con il capo della polizia (Carrol O'Connor), che ha sempre esercitato il potere a modo suo e oltretutto non ama particolarmente le persone di colore.
Nel corso di alcune interviste, John Ball ha detto che Virgil Tibbs è notissimo tra i poliziotti di Pasadena, tanto che negli uffici della Centrale vi sarebbe una scrivania a lui riservata, quasi fosse un autentico funzionario di polizia di quella città! Onore probabilmente mai toccato a nessun altro investigatore della letteratura poliziesca.
Nato il 1° gennaio 1933 a Gävle, morì il 2 ottobre 1970 sempre a Gävle. I suoi primi studi musicali ebbero luogo durante gli anni scolastici con Eric Bengtsson e May Bökman. In seguito, nel 1948, Linde divenne allievo di composizione di Lars-Erik Larsson all'Accademia di Musica di Stoccolma. A Vienna studiò direzione d'orchestra dal 1953 al 1954. Presso la Borgarskola di Stoccolma fu impiegato come insegnante di teoria musicale dal 1957 al 1960 e successivamente si dedicò principalmente all'attività di compositore, pianista e critico musicale per il Gefle Dagblad a Gävle.
Un'eleganza rilassata e fresca era il filo conduttore della sua visione musicale, il che non significa che gli stati d'animo fossero completamente spensierati. Una quieta riflessione e una malinconia traspaiono nel suo modo di esprimersi, senza però sfociare in una cupa tristezza. La gioia di confrontarsi con le possibilità dell'arte musicale conferisce alle sue composizioni il duplice carattere di ispirazione e solida competenza. Componeva in forme di ispirazione classica con un'elaborazione tematica moderata, un tono colloquiale nel rapporto tra melodie dignitose e frasi che emergono in modo più austero.
È stato un compositore, pianista e critico musicale svedese, il cui stile neoclassico è stato paragonato a quello di Benjamin Britten e Samuel Barber. Nato e cresciuto a Gävle, Linde dimostrò precocemente un talento musicale, avendo come primi insegnanti durante gli anni scolastici Eric Bengtsson e May Bökman, e successivamente studiando teoria musicale con Ingmar Bengtsson prima di iscriversi alla Reale Accademia Svedese di Musica di Stoccolma nel 1948. Lì, perfezionò le sue capacità di compositore con Lars-Erik Larsson e di pianista con Olof Wibergh, diplomandosi nel 1952; in seguito si recò a Vienna tra il 1953 e il 1954 per studiare direzione d'orchestra ed esplorare l'Europa prima di tornare in Svezia.
Dal 1957 al 1960, Linde insegnò teoria musicale alla Scuola Civica di Stoccolma, dopodiché si stabilì a Gävle, lavorando principalmente come compositore, esecutore e critico per il giornale locale Gefle Dagblad. Pur essendo tecnicamente abile come pianista, rinunciò a una carriera da solista per dare priorità alla composizione, producendo un corpus di opere caratterizzato da un'eleganza rilassata, dignità melodica, uno sviluppo tematico moderato e una miscela di malinconia riflessiva e umorismo esuberante, evidente in pezzi come i suoi concerti per pianoforte e l'opera radiofonica per bambini Slotts-skoj (1959). La sua opera spazia tra generi orchestrali, cameristici, vocali e per tastiera, con numeri d'opera che riflettono il suo approccio strutturato; tra le composizioni più importanti si annoverano il Concerto per violino, Op. 18 (la sua opera di svolta, nota per il suo lirismo sognante e l'energia drammatica), il Concerto per violoncello, Op. 29, la Sinfonia n. 1, Op. Sinfonia n. 1 (Sinfonia fantasia), Sinfonia n. 2, Op. 23, Preludio e finale, Op. 16 (per orchestra d'archi, 1955) e Ouverture allegra, Op. 14.
La carriera di Linde, sebbene tragicamente breve, ha arricchito la musica svedese della metà del XX secolo con un neoclassicismo accessibile ma sofisticato, influenzato dalla sua ammirazione per Britten. Morì suicida a Gävle all'età di 37 anni, lasciando in eredità opere durature, spesso eseguite da ensemble come l'Orchestra Sinfonica di Gävle e da artisti come Ulf Wallin e Maria Kliegel.
L'ascesa di Bo Linde come compositore professionista iniziò nei primi anni '50, mentre era ancora studente al Royal College of Music di Stoccolma sotto la guida di Lars-Erik Larsson. La sua opera orchestrale di debutto, la Sinfonia n. 1 "Sinfonia Fantasia" Op. 1, fu completata nel 1951 all'età di 18 anni e dimostrò il suo precoce talento, ottenendo la possibilità di essere eseguita durante i suoi studi. Dopo la laurea nel 1952, si recò a Vienna nel 1953-1954 per studiare direzione d'orchestra ed esplorare l'Europa. Questo brano, insieme alle successive composizioni giovanili come il Concerto per pianoforte n. 1 Op. 12 e la Suite d'epoca per orchestra d'archi Op. 13 del 1954, segnò i suoi primi approcci alle forme sinfoniche e concertistiche, mostrando uno stile tonale influenzato da elementi neoclassici. Nel 1955, Linde eseguì in prima assoluta il suo Concerto per pianoforte n. 1 come pianista con la Gävleborgs Orkesterförening sotto la direzione di Gunnar Staern. Queste opere furono eseguite per la prima volta in pubblico in Svezia a metà degli anni '50, principalmente da orchestre locali a Gävle e Stoccolma, dimostrando la competenza tecnica e il lirismo melodico di Linde.
Dal 1957 al 1960, Linde insegnò teoria musicale alla Scuola Civica di Stoccolma, conciliando l'insegnamento con la sua crescente produzione compositiva. Un momento cruciale arrivò con il Concerto per violino op. 18, composto nel 1957 e dedicato al violinista Josef Grunfarb. Eseguito in prima assoluta nel 1958 alla Konserthuset di Stoccolma, il concerto rappresentò la svolta per Linde, fondendo un lirismo sognante con un'intensità drammatica e un'energia estroversa nella sua magistrale scrittura solistica. La critica ne lodò l'orchestrazione sicura e la parte per violino idiomatica, definendolo uno dei migliori concerti solistici svedesi dell'epoca e sottolineando la capacità di Linde di trasmettere profondità emotiva attraverso melodie eleganti e leggere. Il successo dell'opera consolidò la sua reputazione, portando a un più ampio riconoscimento negli ambienti musicali svedesi per il suo equilibrio tra introspezione e vitalità.
Alla fine degli anni '50, Linde passò definitivamente dallo status di studente a quello di compositore professionista, ottenendo le prime commissioni da orchestre svedesi come la Gävle Symphony e la Royal Stockholm Philharmonic. Queste opportunità, tra cui brani come la Suite Variee Op. 21 del 1959, riflettevano il crescente plauso della critica per il suo stile accessibile ma sofisticato, posizionandolo come figura emergente nella musica svedese del dopoguerra. La sua accoglienza sottolineò la maturità della sua produzione iniziale, con i recensori che ne notarono la completa padronanza dell'orchestrazione nonostante la sua giovane età.
Una tappa significativa fu raggiunta con la prima esecuzione della Sinfonia n. 2 "Sinfonia", op. 23 di Linde, il 17 settembre 1961, trasmessa dall'Orchestra Sinfonica della Radio Svedese diretta da Sten Frykberg presso l'Accademia Musicale di Stoccolma. Dedicata al Lions Club di Gävle in segno di gratitudine per una borsa di studio che ne aveva reso possibile la composizione, l'opera segnò una svolta rispetto alla tipica eleganza di Linde, caratterizzata da intense e rabbiose esplosioni nella Toccata centrale e acclamata per la sua profondità emotiva e la sua capacità di provocare.
La Sinfonia n. 2, op. 23 (1960-1961), si compone di tre movimenti e dimostra una maggiore maturità nella gestione delle sfumature strumentali e dei cambiamenti di atmosfera. Il primo movimento presenta un toccante assolo di violoncello in un lirismo crescente; la Toccata centrale si dispiega con furia ("con ira"), avvolgendosi attorno a un nucleo appassionato; e il finale adotta un tono più leggero e riflessivo, culminando in una conclusione contemplativa. Commissionata dal Lions Club di Gävle, che permise il trasferimento della famiglia di Linde, l'opera fu dedicata all'organizzazione e presentata in prima assoluta il 17 settembre 1961 dall'Orchestra Sinfonica della Radio Svedese diretta da Sten Frykberg, per poi essere portata in tournée in Giappone dall'Orchestra Sinfonica di Norrköping.