Il discreto suono del telefonino risuonò per alcuni istanti, subito spento per non disturbare, ma da certi rumori provenienti dalla camera a fianco si rese conto che era stato preceduto. Rasato, vestito e pieno di entusiasmo entrò in cucina, giusto per vedere la tavola ricolma di cibo: almeno due torte diverse, latte, caffè, brioches, pane, marmellata, Nutella; davvero pareva il buffet di un Grand Hotel. Daniele sorrise, mentre Ester andava offrendo altre cose domandando cosa preferisse: come aveva immaginato la colazione al bar non la si sarebbe fatta. Dopo avere mangiato tanto da supporre di saltare il pranzo scese in strada accolto dal sole già alto oltre la linea dell’orizzonte; si preannunciava una bella giornata. L’aria fresca gli procurò un leggero brivido, notò il forno già aperto da un po’ e le prime serrande salire con il caratteristico rumore, le finestre delle case che si aprivano, qualche cuscino sui davanzali, con il paese che pigramente si ridestava. C’era un insolito silenzio, solo un paio di persone che erano uscite dal bar Olimpia per salire in auto, ma non sembravano visi conosciuti: decisamente tanti anni fa il paese sarebbe stato brulicante di persone, le auto parcheggiate nella piazza, ora interdetta alle stesse, e di sicuro al forno e alla ferramenta la fila si sarebbe dovuta fare; ma erano altri tempi, e poi ancora non si era che all’inizio della stagione turistica.
Tuttavia, c’era qualcosa di strano; avrebbe dovuto essere euforico, ma sembrava che quel luogo, che tanto lo appagava, fosse restio a concedergli la consueta gioia mattutina. Cercò di ricacciare quel velo di malinconia, ma non riusciva a toglierlo dalla mente, eppure non ve ne era nessun motivo e forse una passeggiata avrebbe contribuito a rasserenare l’animo.
Nuovamente quella sensazione di disagio si fece strada, ma in compagnia dell’amico, Daniele cercò di ignorarla, poi dalla parte bassa del paese risuonò l’urlo breve della sirena: solo pochi secondi, forse giusto per segnalare che andava di fretta. Questione di attimi e la Croce Rossa transitò velocemente davanti al bar, preceduta da un’auto blu con il lampeggiante dello stesso colore acceso. Si guardarono in viso con espressioni che nascondevano tante domande, curiosità di sapere; in paese non è come in città, se succede qualcosa tutti lo imparano subito, ma di qualsiasi cosa si trattasse era chiaro che non c’era ancora stato il tempo di conoscerla.
“Forse un incidente… c’è la croce rossa… o qualcuno si è sentito male…”
Ipotizzò il villeggiante.
“Non credo, ci sono i carabinieri e quella macchina blu con il lampeggiante… secondo me è qualcos’altro”.
Commentò gravemente Claudio. Erano ancora intenti a scambiarsi ipotesi davanti alle tazzine di caffè quando Paolo Lolli entrò nel bar, e bastava guardarlo per capire che era in preda a una certa agitazione.
“Ciao Claudio, ciao Daniele, che piacere rivederti, stai su o sei di passaggio?”
Chiese al modenese.
“Resto un paio di settimane, ma già che vieni da quella parte, hai visto l’ambulanza e i carabinieri?”
“Sì, sono fermi subito dopo La Fogna, dove via Mauro Tesi gira e va giù, c’era anche un’altra macchina blu… volevo fermarmi ma sono in ritardo e devo andare a lavorare”.
“Un incidente?”
Chiese Claudio al nuovo venuto.
“Non credo, non ho visto nessuna macchina, né in strada né fuori. Non ho idea, ma si stanno fermando diverse auto, qualcosa c’è di sicuro. Perché non ci fate un salto, così stasera mi dite cosa è successo”.
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