Gran Bretagna, 1907 / Richard Austin Freeman
Ragguardevole sia sotto l'aspetto fisico, che è imponente e maestoso, che sotto quello intellettuale, che non teme certo confronti, il dottor John Evelyn Thorndyke è probabilmente il più grande investigatore medico-legale della letteratura poliziesca.
Interessato alle cose e agli elementi materiali piuttosto che alle persone e alla loro psicologia, la Encyclopedia of mystery and detection lo presenta acutamente come l'esatto opposto di Padre Brown e lo descrive dotato di un'intelligenza forse non sovrumana, ma comunque sorretta da una notevole immaginazione scientifica.
Ecco come il celebre investigatore dilettante è presentato all'inizio di Arsenico (As a thief in the night, 1928): «Il dottor Thorndyke, medico e avvocato, era celebre nelle questioni di giurisprudenza medica. Lui sapeva tutto quello che era possibile
sapere, riguardo ai magistrati e alle inchieste. Non era soltanto un uomo di legge: la patologia e la medicina in generale non avevano segreti per lui».
Bello e molto atletico («Il suo aspetto distinto- ha scritto l'autore - non è soltanto una concessione al mio gusto personale ma anche una protesta contro i mostri di bruttezza creati da certi scrittori di romanzi polizieschi, i quali vanno quasi contro la verità naturale. Nella vita reale, un uomo di prim'ordine, di qualsiasi genere, di solito tende anche a essere un bell'uomo»), il dottor Thorndyke abita in King's Bench Walk, a Londra, con Christopher Jervis, anch'egli medico, suo aiutante e biografo, che racconta in prima persona i vari "casi" di cui di volta in volta si occupa l'amico, e con Nathaniel Polton, ingegnoso assistente di laboratorio nonché ineffabile maggiordomo, e non si separa mai dalla sua preziosa valigetta verde, piena di sostanze chimiche e di strumenti in miniatura.
Se si prescinde da alcune eccezioni, i romanzi di Richard Austin Freeman si presentano molto simili gli uni agli altri da un punto di vista formale e strutturale. La detection è condotta su un piano assolutamente scientifico, quasi come un'analisi di laboratorio. Freeman e il suo dottor Thorndyke non ci pongono di fronte oggetti fuori posto o combinazioni di elementi assurdi e incoerenti; i materiali privilegiati di studio sono impronte digitali, cadaveri riesumati, ciocche di capelli, tracce di un particolare liquido in un bicchiere e così via. In questi romanzi, il peso che ha il quesito «come è successo?» soverchia decisamente quello riservato al «chi è stato?» e al «perché?», ma al tempo stesso i metodi impiegati dal
dottor Thorndyke (che presuppongono ferree cognizioni di medicina e di chimica) e la tecnica narrativa di Freeman escludono a priori il lettore dalla possibilità di mettersi in competizione con l'investigatore.
Le imprese di questo personaggio si presentano quindi come dei rigorosi resoconti di indagine e, d'altronde, è lo stesso autore a sollecitare una definizione di questo genere. Freeman sostiene infatti che dalla narrativa poliziesca deve emergere proprio un'idea di anti-letteratura, poiché nel romanzo poliziesco deve essere «solo la rigorosità della dimostrazione a costituire l'effetto artistico».
Può essere infine curioso sapere che nel creare il dottor John Evelyn Thorndyke, Freeman si è direttamente ispirato al professar Alfred Swaine Taylor, docente universitario di medicina legale (un corso che l'autore aveva seguito per laurearsi in medicina), famoso medico e chimico esperto in giurisprudenza vissuto a Londra nel secolo scorso e morto nel 1881. E anche che nella propria abitazione Freeman
aveva allestito un laboratorio dove metteva a punto quegli esperimenti e quelle osservazioni scientifiche che poi descriveva nei suoi libri. Al primo romanzo con il dottor Thorndyke, The red thumb mark, del 1907, che è anche il primo giallo scritto da Freeman, ne seguiranno numerosi altri.




Nessun commento:
Posta un commento