Presentazione a cura di Roberto Roganti
Conosco molto bene Cristiano Tassinari, da circa due lustri. La prima volta fu in una televisione locale dove fui invitato a parlare dell’attività poetica del mio gruppo Poetineranti. Poi, dai e dai, Modena città piccola, beh capite già cosa intendo dire.
Mettiamoci anche che fa parte di una compagnia teatrale e che ogni volta che fa uno spettacolo qui è sold-out… è un personaggio noto qui a Modena.
Ci siamo ribeccati più volte, tra un intervento e l’altro, tra un inserimento nei miei gialli qua e là, ma soprattutto era lui che intervistava me, in quanto io prima poeta, poi giallista, e lui in veste di giornalista.
Questa volta sono io dall’altra parte del microfono e mi ritrovo a giudicare lui. Che scrivesse lo sapevo, avevo anche letto alcuni suoi prodotti, ma questo è in un contesto diverso. Intanto siamo entrambi scrittori sotto l’ala della casa editrice Balzano, poi… eh, ecco l’inghippo, io sono il correttore di bozze di detta casa editrice.
E allora, visto che ho corretto e sistemato Omicidio sul Flixbus, mi sono permesso di spendere due paroline. Ovviamente penserete che ne parlerò bene perché non posso sputare nel piatto dove mangio, ma sappiate che se una cosa non mi ha
soddisfatto, non mi metto certo lì ad arrampicarmi sugli specchi per coniare lodi inventate.
Il Flixbus è stato parte integrante della vita di Cristiano, quando lavorava oltre confine per i cugini d’oltralpe. Costretto a raggiungere il luogo di lavoro utilizzando questo utile e scomodo mezzo; me lo immagino, appollaiato sul sedile un po’ tra le braccia di un Morfeo depresso e un po’ sopraffatto da pensieri più o meno sconci. Sicuramente chissà quante avventure la sua mente perversa ha coniato mentre il mezzo sfiorava l’asfalto. Le avrà fissate tutte nero su bianco? Ce le propinerà nel tempo? Beh, è quello che mi auguro, perché questa storia è non solo simpatica, ma ti cattura, mi verrebbe da dire che ti mette le manette.
Inizi a leggerla. Ti ritrovi su un Flixbus e dopo pochi chilometri … zak … ci scappa il morto. Ma quello che è interessante, è il ritmo incalzante con il quale Cristiano ha impostato questa storia. Nonostante la protagonista sia una donna, chiunque lo legga si cala nei suoi panni e vive l’avventura come se fosse il suo ologramma. È tutta una tirata, un solo viaggio che vi costringerà a stare lì, con il culo inchiodato sulla poltrona, sul water, sulla sedia, e gli occhi incollati sulle parole che scorrono sulle pagine, perché volete sapere come va a finire.
E come va a finire? Vi piacerebbe uno spoiler… marrani, non cederò a lusinghe. Ricordatevi solo questi nomi: Elena Grimaldi e Karim.
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