sabato 31 gennaio 2026

SNMN, puntata 33, 28 gennaio 2026



Electric Confidence - Machines Don't Care
Hogans Alley - Otherside
Grace Cale - In My Sleep
Filippo Rossi - Ci vediamo giù
Acid Salvia - Consumed
LoveRecycle - 2010
Tommi E.G.O. - LANIMALE
Sara Tommasi - Soltanto tu
Einar - Si ma tu
Lortex - Senza te
Uragano - Caos Perfetto
Gemini - Stagno
Beppe Delre - Clementina
Marco Palmi - Stelle e martello
Pia Tuccitto - Come sto? Non lo so


 

Zootropolis: mai dire mai!

 

Zootropolis è uno di quei film che, ogni volta che lo riguardo, mi lascia addosso qualcosa di buono. Da spettatrice appassionata, non lo vivo solo come un’animazione brillante e divertente, ma come una storia che parla dritto al cuore, senza fare la morale e senza risultare pesante.

Il messaggio che più mi colpisce è semplice e potentissimo: non mollare se credi nei tuoi sogni. Judy Hopps parte con un’idea chiara in testa e un mondo intero pronto a dirle che non è abbastanza, che “non si è mai fatto”, che certi ruoli non sono per lei. Eppure va avanti, sbaglia, cade, si rialza. Non perché sia perfetta, ma perché ci crede davvero. E questo, secondo me, è uno dei messaggi più onesti che un film possa dare.

Accanto a lei c’è Nick Wilde, che rappresenta l’altra faccia della medaglia: chi smette di credere in se stesso perché etichettato, giudicato, incastrato in un ruolo che gli altri hanno deciso. Zootropolis racconta molto bene quanto sia facile arrendersi quando ti convincono che “tanto non cambierai mai”. Ma racconta anche che cambiare è possibile, sempre. Non all’improvviso, non senza fatica, ma passo dopo passo.

La cosa che amo di più è che il film non divide il mondo in buoni e cattivi assoluti. Tutti possono sbagliare, tutti possono crescere, tutti possono scegliere di diventare una versione migliore di sé. Ed è qui che Zootropolis diventa universale: non parla solo di animali, parla di noi, delle nostre paure, dei nostri limiti e della possibilità di superarli.

Alla fine resta addosso una sensazione bella: quella che, anche quando sembra tutto contro di noi, vale la pena continuare. Perché i sogni contano. Perché le persone possono cambiare. E perché, a volte, basta non mollare per scoprire di essere molto più forti di quanto pensavamo.

Georges Simenon - Tempesta sulla Manica








venerdì 30 gennaio 2026

Donald A. Wollheim: Il mistero di Saturno, n.70



Forse, una spedizione come quella di Bruce Rhodes e di suo padre si verificherà nei secoli futuri. Anche se proprio non avrà bisogno di usare come astronave l'eccentrico Hidalgo e altri stravaganti pianetini... Ad ogni modo, la scienza non è aliena dal ritenere che la triplice fascia di corpuscoli che costituiscono gli "anelli" di Saturno sia il prodotto di una esplosione di un antico satellite, quello ch'era il più vicino al colossale pianeta. Del resto, coi nove satelliti che restano a fargli da corteggio, Saturno non può lamentarsi, dato che il sesto, in ordine di distanza, Titano, coi suoi 4.200 km. di diametro, è una luna dalla massa doppia della nostra Luna e con tanto anche, di atmosfera (se pur prevalentemente a base di metano e ammoniaca)...Quanto al minuscolo Mimas, il più vicino a Saturno, dal quale dista soltanto 185.000 km. non è, coi suoi 450 km. di diametro, che un ciottolo del cielo. Ma la fantasia scientifica dell'A. ha saputo vedere in Mimas cose straordinarie! Inoltre, un enigma appassionante si cela negli anelli di Saturno: lo stesso racchiuso nelle viscere di Mimas. Quale dramma di epoche inconcepibilmente remote si rivela agli intrepidi astronauti? Ma non vogliamo dire di più: non sarebbe giusto sciupare al lettore il piacere della scoperta e della sorpresa...IL SEGRETO DI SATURNO segna una tappa luminosa nella narrativa di fantascienza!

   

Rabbino Small


Stati Uniti, 1964 / Harry Kemelman

Dalla mente acuta e deduttiva, nonostante l'apparenza svagata, la grande distrazione e un'assoluta mancanza di savoir faire, che spesso gli creano non pochi problemi nei suoi rapporti con chi non lo conosce bene ed è quindi meno disposto a perdonare tutti i suoi difetti, David Small è un giovane rabbino che vive a Barnard's Crossing, una piccola cittadina del Massachusetts. 




Si interessa soprattutto della congregazione ebraica della sua città, ma gli capita
anche di risolvere qualche caso criminoso grazie alle sue deduzioni (riesce sempre a vedere «la terza faccia del problema», come dice, pieno di ammirazione, uno dei protagonisti di una delle sue avventure) e alla sua dimestichezza con la logica
talmudica, ,che «spacca il capello in quattro». 




E marito devoto di Miriam, amorevole padre di Jonathan e ottimo amico del capo della polizia, Hugh Lanigan, con il quale parla di religione e di misteriosi delitti davanti a una tazza di tè.
Questo personaggio appare per la prima volta in Con te (Friday the rabbi slept late, 1964), che l'anno successivo ottiene il premio Edgar dai Mystery Writers of America e che sarà ben presto seguito da nuove avventure. 




Può essere infine curioso ricordare che i romanzi incentrati sulle avventure di Harry Kemelman con il rabbino Small contengono sempre nel titolo l'indicazione di un giorno della settimana: Friday the rabbi slept late, Sunday the rabbi stayed home, Monday the rabbi took aff ... Inutile dire che i titoli italiani non hanno assolutamente tenuto conto di questa caratteristica.
 

giovedì 29 gennaio 2026

Welcome to Springville


Welcome to Springville è un originale fumetto western incentrato sulla vita di alcuni cittadini della piccola città di Springville, un agglomerato di case di legno tipiche del vecchio West. 

A differenza dei tradizionali fumetti western Welcome to Springville non si sofferma tanto su duelli, indiani sul sentiero di guerra, assalti alle diligenze, solitari cowboy e quant'altro il cinema ed il fumetto western ci hanno sempre mostrato bensì sulla vita dei comuni abitanti della città, alle prese, spesso a causa dall'arrivo in città di forestieri, con intrecci di volta in volta gialli o rosa, drammatici o avventurosi, spesso venati da una sottile ironia.


 

Flavio Romeo



Poche parole si se stesso: Artista Digitale. Sono nato a Genova nel 1966, vivo di una pensione, sono un'appassionato di GIMP a livello amatoriale, non mi sono mai sposato e non ho figli.












mercoledì 28 gennaio 2026

Alan Rawsthorne


Alan Rawsthorne nacque il 2 maggio 1905 a Haslingden, nel Lancashire. Trascorse un periodo di formazione come dentista e solo poco più che ventenne si dedicò seriamente alla musica. Entrò poi al Royal Manchester College of Music, studiando pianoforte, composizione e violoncello. Nel 1930 si recò all'estero e continuò gli studi, tra cui pianoforte con Egon Petri. Al suo ritorno in Inghilterra insegnò dal 1932 al 1934 alla Dartington Hall, scrivendo musica per la School of Dance-Mime. Si stabilì a Londra nel 1935 e tre anni dopo ottenne il riconoscimento internazionale con l'esecuzione del suo Tema e Variazioni per due violini al London Festival dell'International Society for Contemporary Music. La stessa Society, proprio allo scoppio della guerra, presentò i suoi Studi Sinfonici al Warsaw Festival, un'opera che in seguito si conquistò un posto fisso nel repertorio orchestrale.

Dopo la guerra, durante la quale Rawsthorne prestò servizio nell'esercito, dedicò gran parte del suo tempo alla composizione e, sebbene non fosse un compositore prolifico, la sua produzione fu considerevole. Tra le sue composizioni del dopoguerra si distinguono i due concerti per violino; il Concerto per violoncello, commissionato dalla Royal Philharmonic Society; il Secondo Concerto per pianoforte - probabilmente la più popolare tra le sue opere principali - tre sinfonie; il secondo e il terzo quartetto per archi; le sonate per violino e pianoforte e per violoncello e pianoforte; il Quintetto per pianoforte e fiati; il Quintetto per pianoforte e archi; e la Ballata per pianoforte scritta per John Ogden. Compose anche molta musica di scena per il teatro e il cinema, nonché un balletto per il Covent Garden, Madame Chrysanthème.

Rawsthorne fu insignito del titolo di Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico (CBE) nel 1961 e gli fu conferita la Laurea Honoris Causa in Musica dalle Università di Liverpool, Essex e Belfast. Morì a Cambridge il 24 luglio 1971, ma la sua musica elegante e di splendida fattura continua a essere apprezzata sia dagli esecutori che dagli ascoltatori. Esiste una Rawsthorne Society attiva che diffonde informazioni sul compositore e ne incoraggia le registrazioni.

Nel 2007 il Rawsthorne Trust commissionò a Edward Harper la riorchestrazione dell'opera di Rawsthorne del Kublai Khan di Coleridge. La partitura e parti del lavoro corale, originariamente commissionate dalla BBC, andarono distrutte durante il bombardamento dell'appartamento di Rawsthorne nel 1940. La prima esecuzione dell'opera appena ricostruita ebbe luogo alla Bridgewater Hall di Manchester nel marzo 2008.


Il Concerto per pianoforte n. 2 è una composizione commissionata dall'Arts Council of Great Britain per il Festival of Britain del 1951. È un'opera molto apprezzata per il suo lirismo, la sua accessibilità e la sua solida fattura, pur mantenendo una certa ambiguità tonale tipica dello stile del compositore. 
 
Composto nel 1951, il concerto fu eseguito in prima assoluta il 17 giugno dello stesso anno nella neonata Royal Festival Hall, con Clifford Curzon al pianoforte e la London Symphony Orchestra diretta da Sir Malcolm Sargent.

Si articola in quattro movimenti, una forma inusuale che si discosta dalla tradizionale struttura in tre movimenti:
  • Allegro piacevole
  • Allegro molto (uno scherzo)
  • Adagio semplice (a volte indicato come "Intermezzo")
  • Allegro (finale in forma di rondò)
La musica è caratterizzata da una fluidità armonica, chiarezza e ingegnosità. Il compositore stesso ha descritto il terzo movimento come dotato di quel "carattere nostalgico" che non era apprezzato dall'intellighenzia musicale del tempo. Il finale, con il suo tema orecchiabile e danzante (una sorta di rumba), è stato descritto come un pezzo capace di entusiasmare il pubblico. 

L'opera fu un successo fin da subito e ottenne esecuzioni a livello internazionale. Critici e musicisti hanno elogiato la scrittura pianistica idiomatica e brillante di Rawsthorne, che sfrutta appieno le risorse sia del solista che dell'orchestra. È considerata una delle opere più riuscite del compositore britannico. 

Dashiell Hammett - Incendio doloso





Peter Collinson è lo pseudonimo di Dashiell Hammett




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Silvio Sosio: Mondo alla rovescia




Si chiamava Cosmico Spaziale, ed era uno scrittore frustrato. Se ne stava seduto alla scrivania, i gomiti piantati sulla fredda superficie di vetro del tavolo e il mento desolatamente sorretto dai palmi delle mani. Fissava il monitor del suo fedele PC Windows e la finestra del word processor disperatamente bianca, e il cursore lampeggiante che sembrava ripetere in un ticchettio ossessivo: “E allora? Che aspetti?”.
Ormai quasi tutto il pomeriggio era trascorso così, e ancora non aveva un’idea. Le uniche parole che aveva scritto erano: “Stazione 9 – racconto di Cosmico Spaziale”. Il titolo, e poi il nome dell’autore, quel nome che tanto odiava e che pure era il suo, una beffarda alleanza fra un destino crudele, che gli aveva portato quel cognome, con la scarsa fantasia dei suoi genitori, che gli avevano imposto il nome. Lui era nato per fare lo scrittore di fantascienza, questo sembrava scritto nel suo destino anagrafico. Ma lui odiava la fantascienza. Sollevò la mano destra e rimase lì, fermo, con il dito indice sospeso senza sapere su che tasto farlo ricadere. Non gli veniva neanche un’idea. Quando aveva scritto il titolo aveva in mente un vago soggetto su una stazione su un pianeta inesplorato, e un mostro tipo Alien che faceva fuori un po’ di gente, ma era tutto nebuloso. Non sapeva come cominciare.
Sbuffò, raccolse il telecomando e accese la TV. Fece un po’ di zapping, e alla fine capitò su Retequattro. Riconobbe subito, suo malgrado, un episodio di Spazio 1999. Odiava quel canale, che trasmetteva tutto il giorno telefilm e sceneggiati di fantascienza. Star Trek in tutte le sue incarnazioni, Spazio 1999, UFO, Ai confini

martedì 27 gennaio 2026

Vincenzo Bucci - La villa dei cipressi, 1940








Patrick Quentin: Enigma per Poppy


—Sì, signorina Crump. — La voce di Iris schioccava nel ricevitore.
—No, signorina Crump. Al diavolo, signorina Crump.
Mia moglie sbatté giù il ricevitore.
—E allora? — domandai.
—Non ci vuole concedere l’uso del patio. A causa del cane, quel grasso e grosso San Bernardo. Non deve essere disturbato.
—E perché?
—Deve essere lasciato solo, con i suoi bellissimi pensieri. Sta per diventare madre. Peter, è disgustoso! Eppure ci deve essere una clausola, nel contratto d’affitto...
—Non c’è — ribattei.
Quando, a La Jolia, avevo preso in affitto la metà di quella grande fattoria per trascorrervi la mia licenza a terra, il contratto di locazione specificava che tutti i diritti riguardanti l’uso del patio erano riservati alla nostra bislacca coinquilina. Il fatto non avrebbe avuto importanza, in sé, se Iris non fosse diventata di colpo una nota stella del cinema; ci era impossibile comparire per strada senza essere circondati dagli ammiratori di Iris. Negli ultimi due giorni eravamo stati praticamente assediati nel nostro appartamento. Essere assediati, noi due insieme, poteva renderci folli di gioia; però, perfino Abelardo ed Eloisa avevano sentito il bisogno di respirare una boccata d’aria fresca, di tanto in tanto.
Ecco perché il patio era così importante.
Adesso, Iris stava guardando dai vetri delle porte-finestre, chiuse a chiave, che immettevano sul patio. Contemplava le delizie che ci erano state proibite. Improvvisamente si voltò.
—Peter, io muoio se non mi riempio i polmoni con quei tali elementi... come si chiamano? Ozono e roba del genere. Se non possiamo usare il patio, dobbiamo assolutamente andare alla spiaggia.
—Già, così i tuoi fan ci sbraneranno un’altra volta!
—Mi dispiace, tesoro. Mi dispiace terribilmente.
In un batter d’occhio, Iris si liberò della vestaglietta che indossava in quel momento, e con altrettanta rapidità si infilò un paio di calzoni e una camicetta. Poi mi lanciò il mio berretto da ufficiale di Marina. — Vieni, tenente... andiamo al massacro!
Appena messo piede in strada, andammo a sbattere violentemente contro un tizio

lunedì 26 gennaio 2026

Eden Phillpotts: Una voce dalle tenebre, n.70

 


Il sipario si apre con un famoso investigatore in pensione, Jacob (anzi Giacomo, nell’italianizzazione dei nomi voluta dai fascisti) Ringrose, che si reca in una locanda sulla costa dell’Essex, per concedersi un meritato riposo. Dopo pochi giorni, però, accade un fatto inquietante; nel bel mezzo della notte, Ringrose ode distintamente una voce di bambino terrorizzata, che implora qualcuno di nascondergli qualcosa alla vista. Il detective ne rimane turbato, visto che nella locanda non ci sono bambini e il grido veniva dalle immediate vicinanze della sua stanza. La notte successiva il fenomeno si ripete, lasciando Ringrose assai perplesso, perché seppur spaventato non è il tipo da credere ai fantasmi. Il detective poi si confida con due pensionanti fisse con le quali nel frattempo ha fatto amicizia, una vecchia signora inferma e la sua dama di compagnia, che, scioccate, raccontano all’investigatore una storia terribile; l’anno prima, proprio nella stanza in cui Ringrose dorme, un bambino di nome Ludovico fu ripetutamente terrorizzato da una mostruosa apparizione fino a morire letteralmente di paura; le due donne, con cui il bimbo si era confidato, indagando sospettose trovarono in una cappelliera nella stanza del bambino, che nella locanda viveva col servo Arthur Bitton, apparentemente molto buono e devoto all’infante, una orrenda maschera riproducente un volto demoniaco, e le donne capiscono che a terrorizzare Ludovico è lo stesso Bitton, e facendo due più due capiscono che l’uomo che ha ideato la terribile messinscena non può essere altri che lo zio del bambino, il terribile Burgoyne Brooke, che grazie alla morte di Ludovico potrà diventare Lord ed ereditare le sostanze del defunto fratello e padre del bambino. Purtroppo però dopo la morte di Ludovico le due donne non riuscirono a provare nulla, perché la maschera era sparita e Burgoyne risultava al di sopra di ogni sospetto.
Ringrose, che dopo la pensione si annoiava e aveva giusto bisogno di una vera avventura, decide di credere alle due donne e cercare di incastrare i due colpevoli, servo e padrone. E da quel momento Ringrose diventa una specie di angelo vendicatore, che sulle prime ottiene un facile trionfo liquidando il pavido Brooke con la stessa tecnica usata per il piccolo Ludovico (con sequenze di una suspense sopraffina) ma che poi però troverà un avversario degno di lui; Lord Brooke è infatti uno dei migliori villains mai creati, degno del Conte Fosco di “The Woman in White” di Wilkie Collins, perché come quest’ultimo è un cattivo che non è sordo alle lusinghe del bene, che vive quieto e sereno dominato da una passione totalizzante e ossessiva, quella per gli avori intagliati, per i quali spende una vera fortuna e che sarà il vero movente di tutte le sue nefandezze, visto che i soldi del fratello gli servivano non per ostentare ricchezza, ma per comprare gli avori più rari senza tirare sul prezzo; questo connotato a parer mio da ancora più risalto alla grottesca e complessa figura di Lord Brooke, che tra l’altro è anche capace di amare sinceramente, dal momento  che l’affetto che prova per la giovane Mildred, la sorella maggiore del bimbo morto che vive con Burgoyne senza sospettare niente, è del tutto sincero, anche se non esiterà a separare con la menzogna Mildred e un giovane e idealista dottore che amava sinceramente la fanciulla, per indirizzare la fanciulla verso un partito a lui più gradito.
Ringrose conduce con Lord Brooke una lunghissima e snervante partita a scacchi lunga mesi, in cui gli avversari si sfidano consapevoli del rischio che corrono. Per cercare prove e testimoni, il detective seguirà la pista del colpevole e si spingerà fino a Firenze, e poi sulle montagne Svizzere sopra Lugano, dove la storia avrà il suo spettacolare e cinematografico epilogo. Alla fine il bene trionferà, giustizia sarà fatta e gli innamorati saranno finalmente riuniti, ma Ringrose rimarrà segnato dall’esperienza. Nel finale, poi, anche la misteriosa voce fantasma troverà una sua spiegazione razionale (questa abbastanza intuibile in verità).

  

Ahmed Adnan Saygun







domenica 25 gennaio 2026

Progressive Spin, puntata 32, 22 gennaio 2026



The Red Masque - Tear the Sky Down
Kreator - Satanic Anarchy
Julián Martínez - Rapsodia nocturna
Ilhan Ersahin - Galata
Gong - The Wonderment
Neon Heart - Vägen


sabato 24 gennaio 2026

SNMN, puntata 32, 21 gennaio 2026


AoNeR - Solo per $oldi
Antonio Marro - Cuore azzurro
Giovanni Sarpietro - La bomba al cioccolato
Antonio Rucci - Ogni giorno ti amerò
AoNeR - Non mollo
Alfred 'Baby' Miller and his orchestra of sinners - Red-Haired Woman
Bruce Sudano - Better Angels
AUT! - Metal Head
Emanuele Marchiori & Chiara Pomiato - Come si fa… amarsi ancora
RockTrain Slaves - My Friend
Ataraxic Void - Broken Shadow
Freja - Che ti devo dire 




Van Gogh: l’uomo che ci insegna a restare vivi quando la vita fa male

 


Van Gogh non è un artista del passato. È un urlo che continua a vibrare dentro chi vive oggi. È una presenza inquieta, luminosa, imperfetta, che attraversa i secoli e arriva addosso come una verità impossibile da ignorare. Esistono pittori che mostrano il mondo. Lui mostrava ciò che il mondo fa all’anima. E questo, oggi più che mai, è un insegnamento bruciante.

In un’epoca che pretende lucidità, equilibrio, controllo costante, Van Gogh rappresenta esattamente il contrario: il diritto di tremare. Il diritto di sentire troppo. Il diritto di non riuscire a contenere la vita senza trasformarla in qualcosa. Ogni suo colore è un gesto di sopravvivenza. Non un’analisi, non una tecnica, ma un modo per non spegnersi. E chi vive nel presente, sommerso da pressioni invisibili, trova in questo qualcosa di sorprendentemente vicino.

La modernità ci costringe a essere lisci, ordinati, performanti. Van Gogh ci ricorda che essere umani significa essere irregolari. Le sue pennellate non seguono una regola. Seguono un impulso.
Un battito interiore che non chiede il permesso a nessuno.

È questo il primo insegnamento che offre ai moderni: non attenuare ciò che senti solo perché fa paura agli altri. La verità interiore, anche quando è scomoda, è più forte di qualsiasi maschera.
C’è poi la questione del dolore. Non lo ha mai nascosto, né addolcito.

Lo ha guardato in faccia.
Lo ha trasformato.
Oggi tutti cercano di cancellarlo, di coprirlo, di renderlo invisibile per non disturbare.

Van Gogh lo mette al centro.

Questo è il secondo insegnamento
: il dolore non deve essere negato per sparireDeve essere ascoltato per cambiare forma.

Chi vive in un presente dove tutto viene consumato troppo in fretta, dove i sentimenti vengono etichettati, ridotti, semplificati, trova in Van Gogh una resistenza naturale alla superficialità. Ogni sua opera dice che le emozioni non sono un intralcio. Sono una porta. Una possibilità. Una forma segreta di leggerezza che nasce solo dopo essere passati attraverso la profondità.

C’è poi la sua ostinazione. Non quella del successo. La sua era ostinazione al vivere.
Continuava a creare anche quando era stremato, anche quando nessuno capiva, anche quando il mondo sembrava voltarsi dall’altra parte. Non per ambizione. Per necessità. Era l’unico modo che aveva per restare saldo, per non frantumarsi. In un’epoca come la nostra, dove tutto deve essere approvato, misurato, monetizzato, lui insegna che creare serve prima di tutto a restare vivi. A respirare. A trovare un posto dentro se stessi quando fuori tutto è confuso.

Questo è il terzo insegnamento: la creazione non è un risultato. È una difesa.
E infine, il suo modo di vedere.
Van Gogh guardava oltre la superficie anche quando la superficie era sufficiente per tutti.
Vedeva la luce dentro ciò che gli altri consideravano comune.
Vedeva il movimento dietro ogni cosa immobile.
Vedeva la possibilità dove gli altri vedevano la fine.

È un invito diretto a coloro , che spesso non vedono più nulla davvero: rallentare, ascoltare, lasciarsi toccare da ciò che si ha davanti, anche quando è piccolo, anche quando è imperfetto.

Questo è l’ultimo insegnamento: 
la meraviglia non scompare.Siamo noi che smettiamo di guardarla.
Van Gogh non è il passato. È un compagno silenzioso del presente.


venerdì 23 gennaio 2026

Vargo Statten: L'oro viene dal cielo, n.69

 



Una giovane coppia di sposi porta dal pianeta Mercurio, che è andata ad esplorare, un pezzo di roccia per campione: un apparente innuocuo pezzo di sasso mercuriano, che somiglia a una scoria di carbone. Ma imprudentemente Nan, la giovane sposa di Scott Andrews, annuncia per radio, da Mercurio, che sul pianeta i diamanti si possono raccogliere con la pala. Una banda di speculatori manda due dei propri affiliati a rubare i diamanti portati da Mercurio, in casa di Andrews. Insieme coi diamanti, viene asportato anche il pezzo di roccia mercuriana. Il giorno dopo un garzone di lattivendolo, distribuendo le sue bottiglie di latte, all'alba trova sul marciapiede di un sobborgo di Londra una statua d'oro circondata da numerosi grossi diamanti sparsi qua e là. Nella statua d'oro, viene riconosciuto uno dei ladri. Che cosa è accaduto? Che cosa ha potuto trasmutare in oro il corpo del ladro? Forse i diamanti? No, il piccolo, apparentemente innuocuo, pezzo di roccia mercuriana: è un potente catalizzatore, ossia un elemento che al contatto dell'acqua muta la materia in oro. Quello che al principio pare una meravigliosa fonte di ricchezza si rivela ben presto un pericolo mortale: infatti, il pezzo di roccia, caduto nelle fognature, muta in sassi d'oro solido l'acqua degli scarichi. Dagli scarichi si dirama verso il Tamigi, dal Tamigi al mare... La Terra sta per essere soffocata sotto un funebre lenzuolo d'oro. Il romanzo narra come la coppia di giovani esploratori salvi la Terra. E' pieno di imprevisti, di nozioni scientifiche interessanti. E' un romanzo che vi piacerà.


 

Slim Callaghan


Gran Bretagna, 1947 / Peter Cheyney

Slim Callaghan ha i capelli neri e folti, gli occhi azzurri e una faccia lunga col mento a punta e la mascella assai pronunciata. «Nell'insieme - conclude l'autore presentandolo per la prima volta ai lettori all'inizio del romanzo Uneasy terms
(1947) - il viso era energico e intelligente. Uno di quei visi che colpiscono gli uomini e spesso attirano le donne». 


Eroe duro e violento - pur senza raggiungere gli eccessi dell'agente speciale Lemmy Caution, il primo e più popolare eroe creato da Peter Cheyney, - Slim Callaghan ama il whisky e le donne appariscenti, non si tira mai indietro quando si tratta di menare le mani ed è perfettamente a suo agio tanto nei club esclusivi del West End londinese quanto nel giro del gioco d'azzardo e della droga o nei bassifondi malfamati della città.



Questo personaggio è stato portato sullo schermo da Michael Rennie nel 1948.




Da Derrick de Marney nel 1954. 

Può essere infine curioso ricordare che una delle chiavi del successo dei romanzi di Peter Cheyney va ricercata nel linguaggio, che è una riuscita parodia del gergo
americano, anche se l'autore non era mai stato negli Stati Uniti.

giovedì 22 gennaio 2026

Il commissario Spada



Il commissario Spada è una serie a fumetti ideata da Gianluigi Gonano e Gianni De Luca.

Il protagonista della serie è Eugenio Spada, un poliziotto funzionario della Criminalpol alla squadra mobile di Milano, dedito al suo lavoro e rimasto vedovo della moglie Lucia e con un figlio quindicenne, Mario. Le vicende sono connesse con l'attualità italiana degli anni settanta, contestazione giovanile, terrorismo, malavita organizzata, satanismo, diffusione delle droga. Il personaggio è ispirato graficamente a Gino Tomaselli, un redattore della rivista e responsabile dell'incontro fra i due autori della serie; la somiglianza venne poi modificata verso la fine del 1970 giustificandola con un incidente automobilistico del quale il personaggio rimane vittima e che lo costringe a una plastica facciale che gli conferisce la fisionomia definitiva. Comprimari della serie sono, sul posto di lavoro, i colleghi di Spada, il commissario capo Allegri, il brigadiere Pensotti, gli agenti Andreola e Clerici, e nelle ultime storie il commissario Corsini, e nella vita privata il figlio Mario, la governante Teresa, oltre a un informatore, un ladro di nome Sgrinfia. Fra i numerosi avversari del commissario, vi sono terroristi, ladri e assassini; in particolare, Geronimo, uomo molto intelligente e pericoloso che mette in atto, facendola sempre franca, azioni dimostrative contro la società civile; un altro difficile avversario è un gruppo terroristico chiamato "Aut aut", protagonista della "Trilogia del terrorismo".

 

Alberto Pancorbo



Pancorbo è nato a Soria, in Spagna, il 18 aprile 1956. Ha iniziato a dipingere giovanissimo nella sua città natale, trasferendosi a Barcellona all'età di 18 anni con l'unico scopo di dedicarsi alla pittura.

Nel 1980, è diventato artista esclusivo presso la Sala Gaudí (Barcellona), che ha esposto i suoi dipinti per la prima volta alla Fiera Internazionale d'Arte di Basilea (Svizzera). In seguito ha iniziato a esporre in diverse città in Spagna e all'estero, vincendo diversi premi in concorsi d'arte. Nel 1985, ha tenuto la sua prima mostra a Madrid ed è stato insignito del titolo di Artista Rivelazione dell'Anno dalla rivista madrilena Correo del Arte.
Il primo libro sulla pittura di Pancorbo è stato pubblicato a Barcellona nel 1986. Si è poi stabilito a Bogotà, in Colombia, dove ha iniziato a tenere numerose mostre, anche negli Stati Uniti, in Messico e in altri paesi delle Americhe. Ha partecipato a numerose fiere d'arte e aste, come Sotheby's (New York).
Nel 1994 è stato pubblicato il libro Pancorbo (Labirinti dell'Anima), che raccoglie un'ampia selezione dei suoi dipinti. È inoltre presente in diversi libri sull'arte realista e in altre pubblicazioni.
Le sue opere si trovano in diverse collezioni in America e in Europa. Nel 1998 si è trasferito a Miami, dove attualmente risiede e dove ha tenuto numerose mostre dal 1990.
La padronanza tecnica di Pancorbo si basa su un'educazione artistica tradizionale, un metodo di formazione che infonde disciplina e una comprensione completa della pittura. Grazie a questa conoscenza e a uno straordinario talento per la pittura, Pancorbo ha creato un suo stile originale e personale, indipendente dalla formalità della tradizione accademica.











mercoledì 21 gennaio 2026

Liana Alexandra Septefrati

(Bucarest 27 May 1947  – 10 January 2011)

Nata Liana Moraru, ha studiato al Conservatorio Ciprian Porumbescu (ora Università Nazionale di Musica di Bucarest ) sotto Tudor Ciortea e Tiberiu Olah e ha seguito corsi di composizione nel 1974, 1978, 1980 e 1984 a Darmstadt, in Germania. Ha conseguito un dottorato in musicologia e ha insegnato composizione, orchestrazione e analisi musicale al Conservatorio dal 1971 fino alla sua morte nel 2011. Compositrice prolifica nello stile neoromantico , Alexandra ha avuto oltre 100 delle sue opere eseguite e pubblicate in Romania. Secondo il musicologo Octavian Cosma, era "nel suo elemento con la musica orchestrale e da camera, impiegando tecniche ripetitive e in evoluzione, con linee melodiche che suggeriscono lirismo e meditazione" e una strumentazione che utilizzava "una tavolozza di delicati colori pastello". Iuliana Porcos ha descritto il suo lavoro come "caratterizzato da una chiarezza di orchestrazione e in particolare da una struttura ripetitiva in evoluzione che induce una sensazione di meditazione plenaria. Il suo stile compositivo è definito da semplicità, accessibilità e chiarezza, in accordo con il desiderio dei compositori del XX secolo di avvicinarsi alla consonanza (un nuovo tipo di consonanza), al minimalismo e all'archetipo". La sua musica è stata associata al movimento "Nuova Semplicità" dai recensori del Festival di Darmstadt del 1980, che hanno elogiato i suoi Incantations II derivati "in modo originale da elementi della musica popolare rumena".

Alexandra sposò il violoncellista e compositore rumeno Şerban Nichifor nel 1978. Si esibirono insieme come Duo Intermedia dal 1990 e furono co-direttori del Festival Nuova Musica Consonante - Living Music Foundation.

Liana Alexandra morì nella sua casa di Bucarest il 10 gennaio 2011 per un'emorragia cerebrale all'età di 63 anni. Il 12 gennaio 2011, due giorni dopo la sua morte, la trasmissione Univers muzical românesc su Radio România Muzical le fu dedicata. Nel maggio di quell'anno, Liana Alexandra: Marturii despre muzica ei (Liana Alexandra: Confessioni sulla sua musica) fu pubblicata da Editura Stephanus in un'edizione bilingue rumena e inglese. Curato da Şerban Nichifor, il libro è un'antologia di scritti sulla musica di Alexandra di compositori, critici e musicologi tra cui Viorel Cosma , Grete Tartler , Robert Voisey e Jacques Leduc . Più tardi, nello stesso mese, la sua opera del 1987 În labirint (Il labirinto) fu eseguita in sua memoria dalla Filarmonica del Banato di Timișoara come concerto di chiusura del Festival Internazionale di Musica di Timișoara (31 maggio 2011).

Silvio Sosio: Correzione


A un milione di chilometri dall’obiettivo il sistema iniziò la procedura di ripristino del supporto vitale.
Quando la pressione dell’aria raggiunse i 1013 millibar e la temperatura interna dell’abitacolo i 297° kelvin il sottosistema criogenico iniziò la procedura di rianimazione. La vasca venne riscaldata quasi staticamente fino a che il corpo non raggiunse i 283° kelvin, quindi cominciò la delicata procedura di sostituzione dello speciale liquido conservativo con il sangue, preventivamente riscaldato. Quando il corpo raggiunse i 309° kelvin la vasca si aprì e si accesero le luci.
A quattrocentocinquantamila chilometri dall’obiettivo una scossa elettrica riattivò il battito cardiaco. Quasi contemporaneamente le pompe si gonfiarono e venne forzata la riattivazione della respirazione.
L’uomo tossì e aspirò l’aria con violenza, come se stesse soffocando.
Nei primi istanti le pupille si agitarono disperatamente, come se non capisse dove si trovava. Il battito cardiaco, sebbene controllato con l’aiuto di sostanza chimiche, era più rapido del normale, ma dopo un minuto arrivò a normalizzarsi.
Dopo qualche istante il respiro si stabilizzò e l’uomo si levò a sedere. Con calma, fece ancora qualche respiro, senza muoversi. Si guardò attorno. L’abitacolo era poco più grande della vasca criogenica in cui si trovava, non più di tre metri cubi. Gli indicatori luminosi non segnalavano alcuna anomalia.
A duecentocinquantamila chilometri dall’obiettivo l’uomo rimosse i quattro aghi delle flebo da braccia e gambe e slacciò le cinghie che lo tenevano ancorato alla vasca. Provò a muoversi; si fermò un istante, poi provò di nuovo. Stava recuperando rapidamente la piena funzionalità fisica.
Ancorandosi a un sostegno sul soffitto si alzò in piedi e cominciò a fare qualche movimento per saggiare la risposta dei muscoli. Era nudo: da uno scomparto estrasse alcuni indumenti di cotone leggero e li indossò.
A cinquantamila chilometri dall’obiettivo, l’uomo si avvicinò alla postazione di controllo e si assicurò con una cinghia alla poltroncina. Con mani esperte azionò i sistemi di verifica e ne controllò i risultati. Tutto era perfettamente funzionante, la

martedì 20 gennaio 2026

Jeno Heltai - Una sveglia, 1932








Agatha Christie: Il mistero della scatola cinese


Avevo notato che, da qualche tempo, Hercule Poirot diventava sempre più insoddisfatto ed irrequieto. Ultimamente non avevamo avuto casi interessanti, niente su cui il mio carissimo amico potesse esercitare la sua viva intelligenza e le sue notevoli doti di deduzione. Quel mattino di luglio sbatté giù il giornale con uno spazientito «ciàh», una delle sue esclamazioni preferite, che suonava esattamente come lo sternuto di un gatto.
—Hanno paura di me, Hastings... i criminali della tua Inghilterra hanno paura di me! Quando c’è il gatto, i topolini stanno lontani dal formaggio!
—Secondo me — osservai ridendo — la maggior parte dei criminali non sa nemmeno che tu esisti.
Poirot mi lanciò un’occhiataccia. Lui immagina sempre che il mondo intero non faccia che pensare e parlare di Hercule Poirot. D’accordo, a Londra si era fatto un nome, ma io non ero molto convinto che la sua esistenza spargesse il terrore negli ambienti della malavita.
—Che cosa pensi di quella rapina di gioielli in Bond Street — domandai, — avvenuta l’altro ieri, in pieno giorno?
—Un bel colpo — disse Poirot con ammirazione, — anche se non rientra nel mio campo. Pas de finesse, seulement de l’audace! Un uomo con una spranga di ferro fracassa la vetrina di una gioielleria, e arraffa un certo numero di pietre preziose. Qualche degno cittadino lo acciuffa all’istante; arriva un poliziotto. L’uomo è colto in flagrante, addirittura con i gioielli addosso. Viene portato al posto di polizia, e poi si scopre che le pietre sono imitazioni. Quelle vere, naturalmente, le ha passate ad un complice, uno dei degni cittadini... Andrà in carcere, d’accordo; ma quando ne uscirà, ci sarà un bel gruzzolo ad aspettarlo. Sì, la faccenda non è mal congegnata. Ma io potrei anche fare di meglio. Qualche volta, Hastings, mi dispiace davvero di essere una persona onesta. Violare la legge potrebbe essere divertente, tanto per cambiare.
—Coraggio, Poirot. Tu sai meglio di me di essere unico, nel tuo campo.
—Già. Ma che cosa c’è a disposizione, nel mio campo?
Raccattai il giornale: — Qui c’è la notizia di un inglese misteriosamente assassinato in Olanda — osservai.
—Dicono sempre così... Più tardi scoprono che ha mangiato pesce in scatola, e che

lunedì 19 gennaio 2026

Edgar Wallace: Un dramma in riviera, n.69

 


James Meredith è stato incastrato per un omicidio che non ha commesso. Della montatura si sospetta la bellissima Jean Briggerland, affascinante quanto spietata, che è imparentata con lui e mira a impadronirsi del patrimonio di famiglia. Il diabolico progetto va però in fumo quando il condannato riesce a evadere e a sposare una ragazza, Lydia, a cui lasciare le sue sostanze. Subito dopo viene ritrovato morto, apparentemente per suicidio. Le sue traversie sono finite. Ora è il turno della giovane vedova, colpevole unicamente di essersi prestata per denaro a una tragica messinscena. Perché la sua implacabile nemica non si fermerà davanti a nulla, pur di ottenere quello che vuole. E un soggiorno in Costa Azzurra potrebbe essere l’occasione migliore per sferrare il colpo fatale.

  

Adriano Guarnieri







 

domenica 18 gennaio 2026

Progressive Spin, puntata 31, 15 gennaio 2026


Laughing Stock - Summer's End
Imperial Measures - Last Song
Daymoon - Oceans of the Moon
Emmett Elvin - Bloodloss in the Time of Revelation
Alberto Rigoni - Michael Manring - Stuart Hamm - Born from Ashes
The John Irvine Band - Chosen One
Tangerine Dream Phaedra 2026


 

sabato 17 gennaio 2026

SNMN, puntata 31, 14 gennaio 2026


Filippo Perbellini & Francesco Montisano Orchestra - My Favorite Things
4BAK - La Nostra Città
Pimples Marmalade - La Tua Mamma è Una Stronza
Epigrafi - Metempsicosis
Magazzini Musicali - Polonia
Luisiana - Mastice
Kukla - Come ti conosco
Meganoidi - Sulla Vetta
Rykën - Living for Tonight
Freja - Decidere Adesso
Seasonal Cosmic Ambassadors - Red Light
Effenberg - Cane fratello
Mau y Ricky & Kapo - Te Quiero
Serena Schintu - Come scintille 



2 Broke Girls: la serie che trasforma il “partire da zero” in una forza


2 Broke Girls è una di quelle serie che non guardi solo per ridere, ma per ritrovare un ritmo quando la vita si inceppa. Ambientata a Brooklyn, ruota attorno a due ragazze che non potrebbero essere più diverse ma che condividono la stessa condizione: soldi quasi inesistenti e un sogno che vale molto più di qualsiasi conto in banca.

Max è cresciuta nella mancanza, abituata a cavarsela da sola con sarcasmo e lucidità brutale. Caroline viene da una vita agiata crollata da un giorno all’altro. La loro unione non nasce da compatibilità perfetta, ma dalla necessità. E proprio questa necessità diventa una lente potentissima: mostra cosa significa vivere con poco senza rinunciare a una visione personale del futuro.

La serie non idealizza la povertà e non la trasforma in una favola. La rappresenta per quello che è: faticosa, imprevedibile, spesso ingiusta. Ma mostra anche l’altro lato, quello che raramente compare nelle sitcom tradizionali. Essere al verde non impedisce di costruire un legame solido, trovare un progetto da inseguire o concedersi momenti di vera leggerezza. Max e Caroline vivono a colpi di turni massacranti, lavori aggiuntivi, conti che non tornano mai e imprevisti continui. Eppure mantengono una dignità ferrea e una sorprendente capacità di reinventarsi.

Questo equilibrio tra crudo realismo e comicità tagliente è ciò che rende “2 Broke Girls” una comfort series unica. Non consola con illusioni, consola con riconoscimento. Molti spettatori si ritrovano nella fatica quotidiana, nel provare a tenere insieme sogni e necessità, nella ricerca di una piccola vittoria personale dentro giornate difficili. La serie non parla di vite perfette: parla di sopravvivenza intelligente, resilienza e amicizie che diventano una seconda pelle.

Ogni episodio è costruito come un piccolo capitolo di lotta e resistenza. Il diner diventa un microcosmo dove persone completamente diverse si muovono come pezzi di un meccanismo assurdo ma funzionante. Le dinamiche tra i personaggi secondari colorano la storia senza cadere in banalità: ognuno contribuisce a dare profondità al mondo di Max e Caroline, rendendo credibile quella realtà di periferia economica e sociale.

Uno degli aspetti più potenti della serie è il modo in cui valorizza il “poco”. Avere pochi soldi non equivale ad avere poca vita. La serie ribalta una percezione comune e mostra che si può godere di ciò che si ha, trovare bellezza in una routine incasinata, costruire qualcosa di significativo un passo alla volta. Max e Caroline dimostrano che la mancanza non definisce il valore di una persona, ma può diventare carburante per un progetto personale.

Questo è il motivo per cui la serie è così amata da chi parte da zero. Non si limita a raccontare una storia: offre un modello di resistenza quotidiana, fatto di ironia, determinazione e scelte difficili. È una serie che accompagna, che tiene compagnia nei momenti in cui ci si sente chiusi in casa, bloccati o con poche risorse. E proprio per questo diventa una comfort series profonda: parla a chi sa cosa significa ricominciare senza supporto, a chi vive di piccoli passi, a chi deve inventarsi ogni giorno una strada nuova.

2 Broke Girls rimane una delle rappresentazioni più efficaci della vita reale sotto forma di commedia. Non edulcora, non compatta le difficoltà, ma le attraversa con spirito, intelligenza e un’energia che contagia. È un promemoria costante che avere poco non significa essere meno, e che i sogni, sebbene complicati, non smettono mai di valere.

venerdì 16 gennaio 2026

Jerry Sohl: Vampiri della notte, n.68

 



Creature provenienti dalle profondità del cosmo sono tra noi. Invisibili, operanti su un altro piano materiale che non il nostro, da milioni di anni essi perseguono un loro fine misterioso ed immenso, nel quadro del quale rientrano anche le sorti dell'umanità. Ma gli uomini non possono vedere queste creature. Chi sono? Donde vengono? Le misteriose creature provengono dal quarto pianeta della fulgida stella ALFA AURIGAE, detta anche CAPELLA o CAPRA, della costellazione dell'Auriga. E' una stella doppia, distante 55 anni-luce dal nostro Sole. Cinquantamila anni fa il nostro pianeta fu invaso da queste creature superiori, che per scopi misteriosi infusero negli animaleschi primati che allora popolavano la Terra la potenza mentale e spirituale che permise loro di diventare esseri umani... Ma una crisi è imminente: l'umanità sta per perdere il dono preziosissimo della ragione, avuto 50 millenni or sono: le creature del pianete di Alfa Aurigae stanno per abbandonare la Terra, portando seco ciò che ci dettero. Il giornalista Martin Enders non avrebbe mai scoperto tanto, se la sorte non lo avesse fatto innamorare della bellissima Virginia Penn. Una serie di eventi terrificanti, sovrumani, la cui origine è da ricercarsi negli imperscrutabili motivi di esseri operanti in altre regioni e altri pianeti del cosmo, si scatena in questi VAMPIRI DELLA MORTE, autentico capolavoro della più audace e ingegnosa fantascienza. Jerry Sohl è insuperabile.

  

Simon Templar


 Gran Bretagna, 1928 / Leslie Charteris

«Sono abbastanza matto da credere nell'avventura e sono nauseato e stanco di questa nostra epoca, stanco delle sciocchezze, deprimenti e stantie, su cui la gente si spreme il cervello e scrive su libri, che chiamano vita. Volevo qualcosa di più
elementare e genuino: battaglie, assassinii, morti improvvise, con tanta buona birra, fanciulle in pericolo e una totale insensibilità nell'anteporre l'empietà al bigottismo. Può darsi che non sia il genere di vita che noi conosciamo, ma dovrebbe essere così». Ecco la filosofia di Simon Templar, noto anche come "il Santo" grazie al marchio con cui inevitabilmente sigla le proprie imprese: lo schizzo di un ornino con l'aureola.


Inutile dire che l'edificante soprannome di questo inafferrabile Robin Hood del ventesimo secolo, protagonista di rocambolesche e tumultuose avventure che da oltre sessant'anni, tolgono il sonno ai poliziotti ma anche ai malviventi, non si
riferisce certo alle sue eventuali virtù. Avventuriero allegro e spregiudicato, Simon Templar è uno dei personaggi più simpatici e originali del romanzo d'azione e di tanto in tanto anche lui assicura i criminali alla giustizia.




Portato sul grande schermo da attori del calibro di Jean Marais e George Sanders, il personaggio creato da Leslie Charteris è stato protagonista di un serial radiofonico
negli anni Quaranta. 


Di due serial televisivi (uno, The Saint, 110 episodi, metà in bianco e nero e metà a colori, dal 1963 al 1969, con Roger Moore - che in seguito avrebbe impersonato Lord Brett Sinclair accanto a Tony Curtis in Attenti a quei due, prima di rivestire i panni di James Bond, l'Agente segreto 007. 



L'altro, The return of the Saint, con Ian Oglivy, andato in onda negli Stati Uniti dal 21 dicembre 1979 al15 agosto 1980).



Di due versioni a fumetti realizzate negli Stati Uniti, da Mike Roy e John Spranger dal 1947 al 1959 e da Doug Wildey dal 1959 al 1962.


Il Santo (The Saint) è un film del 1997 diretto da Phillip Noyce, e interpretato dal compianto Val Kilmer.


The Saint è un film per la televisione del 2017 diretto da Ernie Barbarash, e interpretato da Adam Rayner.