venerdì 22 marzo 2019

Io sono la divina di Paola Tassinari


“Io sono la divina”, il titolo allude alla Divina Commedia, è un avvincente romanzo, un viaggio in luoghi reali, dalla assolta e misteriosa Francia meridionale, passando per la magia nera e bianca di  Torino, giungendo in Romagna fino a Ravenna luogo in cui Dante è spirato e sepolto… perché proprio a Ravenna? Un viaggio mentale in quanto la protagonista cercherà di svelare chi sia il Veltro e soprattutto la profezia collegata, che un’antica leggenda narra che si avvererà dopo 700 anni dalla morte di Dante, cioè ora, nei tempi attuali. Rosaspina, la protagonista, si chiama come la fanciulla della favola della “Bella addormentata”, in quanto al suo risveglio è collegata la fine del kaliyuga o età del ferro e il fiorire di un nuovo modo di pensare che porterà ad una nuova età dell’oro. In viaggio con una coppia di amici in un borgo nei Pirenei, Rosaspina è in cerca di ispirazione, che per lei significa farsi trasportare dal vento e andare dove la porta il caso… ma è veramente un caso? Seguendo le tracce profetiche dantesche riviste tramite le profezie di Nostradamus, Rosaspina giunge alla scoperta di una strana iscrizione che la porterà ad approfondimenti storici, cronaca recente, aneddoti, misteri, sincronie che si intrecciano e si uniscono per poi incastrarsi perfettamente tra loro, svelando ciò che sta dietro alla realtà. 


Paola Tassinari scrittrice, pittrice, blogger ravennate. Ha pubblicato nel 2012 il romanzo storico Diana da Ghibullo, nel 2013 il romanzo La baldracca di Venezia, nel 2014 il romanzo Sono bruna e sono bella, con le Edizioni del Girasole. Nel 2015 il romanzo Ar’ var alda e la raccolta di poesie Arcana fese colpo, nel 2016 il romanzo Lo spaventapasseri con le Edizioni Sensoinverso, col quale ha conseguito il riconoscimento della critica al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti. Nel 2017 per le Edizioni Sensoinverso ha pubblicato il romanzo La santa allegrezza, premiato col Diploma di merito al Premio nazionale Albero Andronico XI edizione. Ha inoltre pubblicato il romanzo I viaggi di Gilles e la raccolta di favole Biocchi di cotone. Diversi suoi racconti e poesie hanno ottenuto dei riconoscimenti e sono pubblicati in antologie. Ha collaborato col quotidiano La Voce di Romagna e con i quotidiani on line Il Veliero e Ultima voce. Scrive di usi costumi e tradizioni della Romagna sul portale Nazione Futura. Sue favole sono edite sul sito Ti racconto una fiaba. I suoi lavori pittorici e digitali sono presenti in numerosi portali d’arte. E’ inscritta all’ AMA (Albo Mondiale Artisti) e inserita nel Movimento culturale “Cento Artisti per il Mondo”. Nel 2015 ha partecipato alla Biennale d’arte IAT (Italy Art Tokio). Nel 2016 ha aderito al progetto di Ellin Selae, rivista letteraria unica al mondo, con cui ha  pubblicato1000 mini-opere d'arte. Nel 2017 ha partecipato a Forte dei Marmi alla rassegna “Logos – Contemporary Art”  in mostra con artisti contemporanei a fianco opere di importanti maestri del ‘900 .


Dal seggiolone al liceo in 100 passi: VII° capitolo



Lo scivolo
Medolla (MO), giugno 1960

Mi aggrappo ai ferri, le dita sbiancano, i denti sbattono, il cuore corre, le gambe penzolano.
Ho paura.
Da quassù vedo il mondo dall'alto. Giù, alla fine dello scivolo, la mia mamma a braccia ...

Luigi Dallapiccola Piccola Musica Notturna, 1954




giovedì 21 marzo 2019

Addamanera: Nella Tasca de il Zio, 2005



di Roberto Vanali da arlequins.it

Dadaismo, lucida follia barrettiana, dove il Battiato dei primi anni incontra Wyatt di “Moon in June”, Ayers di “The Oyster and the Flying Fish”, gli arpeggi solari della prima PFM e dell’atmosfera visionaria e trasognata di Branduardi, in un mondo psichedelico, visto da sotto la superficie dell’acqua.
Misture di tempi dispari e disparati, voci, gorgheggi e cantilene infantili che sposano Bennato a Battiato, strana sperimentazione, volteggi su un palco musicale fatto di canovacci in riscrittura, che generano uno strano sincretismo di idee provenienti da mondi diversi e spesso opposti.
Gli Addamanera sono siciliani di Messina e indirizzano, dal 2000, l’ascoltatore dicendo di creare musica componibile.
La matrice ispiratrice è la stessa che ha portato i Mariposa a far musica senza però sparpagliare il suono in frasi troppo oltre le righe. Gli Addamanera riescono a contenere il suono e le parole all’interno di una superficie poliedrica ma ben definita i cui lati rispecchiano alternativamente la luce del sole. 11 brani atipici e vari per lunghezza e ispirazione, ma con, in comune, quella maniera eterea di raccontare una storia dicendo, talvolta, l’esatto contrario.


“Neurogenesi” è per certi versi il pezzo più prog del disco, con il suo finale poliritmico un po’ Area e un po’ PFM, ma con inizio a cantilena folk. Qui e là spuntano arpeggi fenomenali ed evocativi, flauti fiabeschi, frammenti di cose che inserite nel contesto dei brani e dei testi così atipici, ne fanno dei gioiellini, come in “Gli altri non sapevano niente” o la prima parte di “La Barca”. Ci sono poi tracce di sperimentazione psichedelica tra Battiato, Barrett e Venegoni, come nella seconda parte di “La Barca” o nel finale di della lunga “Lemonjelly”.
Cantilene insradicabili dal cervello, che vi possono accompagnare per giorni interi senza riuscire a cantare nient’altro, come ne “Il Piromane” che ci fa capire che: “Un piromane è un piromane tutto l’anno, d’estate, d’inverno e capodanno”, oppure quella interminabile di “Lemojelly” che ripete: “Me ne vado sul cervello” concatenato una volta in sei battute e una volta in cinque battute, su un tempo in quattro, o quella che dice “L’universo intero mi sembrava abbastanza vasto per soddisfare e guardare bene” appartenente ad un altro esperimento per “La reale forma del vaso”, che apre con l’arpeggio di “Dotti, medici e sapienti” di Bennato e sfocia in una canzone tanto, tanto Battiato, con qualche accenno all’andazzo melodico di “Bandiera Bianca”. “Libellule”, cantata in inglese, ricorda le nenie dei giochini dei bimbi o delle giostre di cavalli al luna park, mentre di sapore più orientale, magistralmente prog nella sua conclusione è “Il vaso”. Chiusura del disco con due brani dialettali il primo “Viandante” un minuto e mezzo di grande melodia mediterranea, il secondo che in certi momenti mi pare l’esempio di Canterbury a Messina.
Il disco è suonato e cantato veramente bene. La scelta degli strumenti classici e tradizionali anche del folk, affiancati a quelli normali del rock, è perfettamente azzeccata, dal marranzano, all’oboe, alla viola, alla fisarmonica, al flauto o al clarinetto.
Un lavoro estremamente piacevole, meritevole di essere ascoltato e consigliato. Non è un disco invadente e questo è il suo punto di forza, ma anche l’apertura del baratro verso l’indifferenza. Attenzione a non sottovalutarlo.


Lead Vocals, Electric Guitar, Accordion – Daniele Calandra
Electric Guitar, Acoustic Guitar, Twelve-String Guitar, Zither, Choir – Ulisse Mazzagatti
Drums, Percussion, Clarinet, Choir – Simone Di Blasi
Synth, Electric Piano, Concert Flute, Maracas, Jew's Harp, Choir – Fabio D'Andrea

Bass – Rocco Marchi
Choir, Performer [Aggeggi] – Gianluca Giusti
Clarinet, Saxophone – Enrico Gabrielli
Oboe, Viola – Giovanni Logroio
Percussion – Enzo Cimino
Trumpet – Stefano Cortese
Violin, Vocals – Alessandro Fiori
Vocals – Hanna Rifkin



Vincenzo Bucci - La villa dei cipressi




Il romanzo mensile n.11, novembre 1940