martedì 20 gennaio 2026

Agatha Christie: Il mistero della scatola cinese


Avevo notato che, da qualche tempo, Hercule Poirot diventava sempre più insoddisfatto ed irrequieto. Ultimamente non avevamo avuto casi interessanti, niente su cui il mio carissimo amico potesse esercitare la sua viva intelligenza e le sue notevoli doti di deduzione. Quel mattino di luglio sbatté giù il giornale con uno spazientito «ciàh», una delle sue esclamazioni preferite, che suonava esattamente come lo sternuto di un gatto.
—Hanno paura di me, Hastings... i criminali della tua Inghilterra hanno paura di me! Quando c’è il gatto, i topolini stanno lontani dal formaggio!
—Secondo me — osservai ridendo — la maggior parte dei criminali non sa nemmeno che tu esisti.
Poirot mi lanciò un’occhiataccia. Lui immagina sempre che il mondo intero non faccia che pensare e parlare di Hercule Poirot. D’accordo, a Londra si era fatto un nome, ma io non ero molto convinto che la sua esistenza spargesse il terrore negli ambienti della malavita.
—Che cosa pensi di quella rapina di gioielli in Bond Street — domandai, — avvenuta l’altro ieri, in pieno giorno?
—Un bel colpo — disse Poirot con ammirazione, — anche se non rientra nel mio campo. Pas de finesse, seulement de l’audace! Un uomo con una spranga di ferro fracassa la vetrina di una gioielleria, e arraffa un certo numero di pietre preziose. Qualche degno cittadino lo acciuffa all’istante; arriva un poliziotto. L’uomo è colto in flagrante, addirittura con i gioielli addosso. Viene portato al posto di polizia, e poi si scopre che le pietre sono imitazioni. Quelle vere, naturalmente, le ha passate ad un complice, uno dei degni cittadini... Andrà in carcere, d’accordo; ma quando ne uscirà, ci sarà un bel gruzzolo ad aspettarlo. Sì, la faccenda non è mal congegnata. Ma io potrei anche fare di meglio. Qualche volta, Hastings, mi dispiace davvero di essere una persona onesta. Violare la legge potrebbe essere divertente, tanto per cambiare.
—Coraggio, Poirot. Tu sai meglio di me di essere unico, nel tuo campo.
—Già. Ma che cosa c’è a disposizione, nel mio campo?
Raccattai il giornale: — Qui c’è la notizia di un inglese misteriosamente assassinato in Olanda — osservai.
—Dicono sempre così... Più tardi scoprono che ha mangiato pesce in scatola, e che la morte è perfettamente naturale.
—Be’, se sei proprio deciso a brontolare...
—Tiens! — disse Poirot che, intanto, si era avvicinato alla finestra. — Lì nella strada c’è quello che nei romanzi viene descritta come «una donna avvolta in fitti veli». Sta salendo i gradini; ora suona il campanello... Viene a consultarci. Qui c’è la possibilità di qualcosa di interessante. Se una persona è giovane e carina come quella lì fuori, non si vela la faccia, se non per qualche grave motivo.
Un attimo più tardi, la nostra visitatrice venne fatta entrare. Come aveva detto Poirot, era davvero avvolta in fitti veli. Fu impossibile distinguerne i lineamenti fino a quando non ebbe sollevato il velo spagnolo di pizzo nero. Allora mi accorsi che Poirot aveva avuto l’intuizione giusta; la signora era estremamente carina, con i capelli biondi e grandi occhi azzurri. Dalla costosa semplicità del suo abbigliamento, dedussi subito che apparteneva all’alta società.
—Monsieur Poirot — disse la signora con voce morbida e musicale, — sono in un brutto pasticcio. Non sono sicura che lei possa aiutarmi, ma ho sentito tante cose straordinarie, su di lei, che proprio come ultima speranza sono venuta a pregarla di fare l’impossibile.
—L’impossibile mi piace sempre — disse Poirot. — Mi dica, mademoiselle, la prego.
La nostra bella ospite esitò.
—Però dovrà essere assolutamente sincera — aggiunse Poirot, — senza lasciare in ombra alcun particolare.
—Mi fiderò di lei — disse improvvisamente la ragazza. — Ha mai sentito parlare di Lady Millicent Castle Vaughan?
La guardai con profondo interesse. L’annuncio del fidanzamento di Lady Millicent con il giovane duca di Southshire era apparso pochi giorni prima sui giornali. Io sapevo che lei era la quinta figlia di uno squattrinato Pari irlandese, e il duca di Southshire uno dei più brillanti partiti in Inghilterra.
—Io sono Lady Millicent — continuò la ragazza. — Forse lei ha letto del mio fidanzamento. Dovrei essere una delle ragazze più felici di questo mondo, e invece... Oh, Monsieur Poirot, mi trovo in un guaio tremendo! C’è un uomo, un individuo odioso... Si chiama Lavington, è... non so come spiegarmi... Una volta scrissi una lettera. Avevo sedici anni... E lui, lui...
—Una lettera che lei scrisse a questo signor Lavington?
—Oh, no, non a lui! Ad un giovane militare... ne ero molto innamorata... Fu ucciso in guerra.
—Capisco — disse Poirot con tatto.
—Era una lettera sciocca, una lettera imprudente. Ma le garantisco, Monsieur Poirot, niente di più. Però nella lettera ci sono delle frasi che potrebbero prestarsi a qualche equivoco.
—Capisco — disse Poirot. — E questa lettera è finita nelle mani del signor Lavington?
—Sì. E adesso, se non gli pago un’enorme somma di denaro... una somma che non riuscirei mai a procurarmi... minaccia di mandarla al duca.
—Schifoso maiale! — esclamai. — Chiedo scusa, Lady Millicent.
—Non sarebbe meglio confessare ogni cosa al suo futuro marito?
—Non ne ho il coraggio, Monsieur Poirot. Il duca è gelosissimo, sospettoso, pronto a credere anche ai peggiori pettegolezzi. Tanto varrebbe, per me, rompere subito il fidanzamento.
—Un bell’affare! — disse Poirot con una smorfia. — Milady, che cosa vuole che
faccia per lei?
—Pensavo che forse potrei chiedere al signor Lavington di venire da lei, dicendogli che l’ho autorizzata a discutere la faccenda. Forse lei potrebbe convincerlo a ridurre le pretese.
—Quanto vuole?
—Ventimila sterline... una cosa assurda! Credo di non poterne raccogliere nemmeno un migliaio.
—Forse potrebbe chiedere in prestito il denaro, in vista del suo prossimo matrimonio. Ma, eh bien, mi sembra. ripugnante che lei paghi! No, l’astuzia di Hercule Poirot sconfiggerà i suoi nemici! Mandi da me questo signor Lavington. C’è qualche probabilità che porti con sé la lettera?
La ragazza scosse il capo.
—Credo di no. È un tipo molto prudente.
—Nessun dubbio che lui sia davvero in possesso della lettera?
—Me l’ha mostrata quando sono stata a casa sua.
—A casa sua? Una mossa molto imprudente, Milady.
—Davvero? Ero disperata! Speravo che le mie suppliche riuscissero a commuoverlo.
—Oh, là là! I tipi come Lavington non si lasciano certo commuovere. Anzi, considerano le suppliche come una riprova dell’importanza del documento che hanno in mano. Ma dove abita, questo gentiluomo?
—A Buona Vista, Wimbledon. Ci sono stata dopo che si è fatto buio... — Poirot emise un gemito. — Quando gli ho detto che alla fine avrei informato la polizia, lui è scoppiato in una terribile risata di scherno! «Va bene, mia cara Lady Millicent» mi ha risposto, «faccia come le pare».
—Sì — mormorò Poirot, — è una faccenduola per la polizia.
—«Ma penso che lei sarà più saggia» mi ha detto poi quell’uomo. «Guardi, qui c’è la sua lettera... in questa piccola scatola cinese!» Mi ha mostrato la lettera, ed io ho cercato di afferrarla, ma lui è stato troppo svelto, per me. Con un sorriso odioso l’ha ripiegata, e l’ha rimessa nella scatoletta di legno. «Le garantisco che qui starà al sicuro» mi ha detto. «Tengo la scatola in un nascondiglio così ingegnoso che lei non riuscirà mai a trovarla». Ho guardato la piccola cassaforte a muro, ma lui ha scosso la testa e ha riso di nuovo. «Ho una cassaforte migliore di questa» ha detto. Oh, com’era odioso! Lei pensa di potermi aiutare?
—Abbia fede in papà Poirot. Troverò una via d’uscita.
Quelle assicurazioni erano una cosa magnifica, pensai mentre Poirot accompagnava galantemente la sua bella cliente giù per le scale, ma a me sembrava che avevamo un osso duro da rosicchiare. Lo feci presente a Poirot, quando rientrò, e lui assentì malinconicamente.
—Già... non si può dire che la soluzione balzi subito agli occhi. Quel signor Lavington ha il coltello per il manico. Al momento, non vedo proprio come riusciremo a farlo cadere in trappola.
Come previsto, il signor Lavington venne da noi quel pomeriggio. Lady Millicent aveva detto la verità, quando ce l’aveva descritto come un essere odioso. Alla punta del mio stivale sentii un formicolio molto chiaro, tanto era forte la tentazione di
buttarlo a calci giù per le scale.
Aveva modi spavaldi e arroganti; cominciò col deridere una cortese proposta di Poirot, e nel complesso dimostrò di essere il padrone della situazione. Non potei fare a meno di pensare che Poirot stava facendo una figura proprio magra. Infatti appariva scoraggiato ed avvilito.
—Ebbene, signori — disse Lavington riprendendo il suo cappello, — ho l’impressione che non siamo andati molto avanti. Le cose stanno così: Lady Millicent è una signorina tanto deliziosa che voglio essere generoso, con lei. Diciamo diciottomila? Oggi parto per Parigi... un affaruccio che mi aspetta. Sarò di ritorno martedì. Se il denaro non mi sarà dato martedì sera, la lettera arriverà al duca. Non ditemi che Lady Millicent non è in grado di procurarsi la somma. Qualcuno dei suoi aristocratici amici sarà ben felice di favorire con un prestito una donna così graziosa... se lei si comporterà nel modo giusto.
Feci un passo avanti, ma Lavington era sgusciato fuori dalla stanza non appena ebbe decretato la sua sentenza.
—Perdinci! — esclamai. — Bisogna fare qualcosa. Poirot, mi sembra che te la stia prendendo comoda.
—Tu hai un animo buono, amico mio... ma la tua materia grigia è in condizioni deplorevoli. Non voglio impressionare il signor Lavington con le mie capacità. Più mi crede intimidito, meglio è.
—E perché?
—Non è strano — sussurrò Poirot con l’aria di chi ripensa al passato, — che io abbia desiderato violare la legge, un attimo prima che arrivasse da noi Lady Millicent?
—Pensi di compiere un furto in casa di Lavington — ansimai — mentre lui è fuori?
—Hastings, qualche volta i tuoi processi mentali sono meravigliosamente rapidi.
—Ma supponi che lui porti con sé la lettera...
Poirot scosse la testa. — La cosa è molto improbabile. In casa sua ha un nascondiglio che ritiene inespugnabile.
—E quando... ehm... dovremo agire?
—Domani sera. Partiremo da qui verso le undici.
All’ora stabilita, ero pronto per l’impresa. Mi ero messo un vestito scuro e un cappello floscio altrettanto scuro. Poirot mi sorrise amabilmente.
—Vedo che sei entrato nella parte — osservò. — Vieni, prendiamo la metropolitana per Wimbledon.
—E non portiamo niente? Voglio dire, attrezzi di scasso...
—Caro Hastings, Hercule Poirot non si vale di mezzi così volgari.
Era mezzanotte quando entrammo nel piccolo giardino, nel quartiere periferico di Buona Vista. La casa era buia e silenziosa. Poirot si diresse verso una finestra, sul lato posteriore della casa, e sollevò lo stipite senza fare il minimo rumore, e mi invitò a entrare.
—Come sapevi che la finestra era aperta? — bisbigliai. Mi sembrava una cosa impossibile.
—Lo sapevo perché questa mattina ho segato il gancio.
—Cosa?
—Ma sì, è stato semplicissimo. Sono venuto qui, presentando un falso biglietto da visita, insieme a uno autentico dell’ispettore Japp. Ho detto di essere mandato, su proposta di Scotland Yard, per controllare certi congegni antifurto di cui il signor Lavington ha chiesto l’installazione durante la sua assenza. La governante mi ha accolto con entusiasmo. Pare che recentemente abbiano avuto due tentativi di furto... evidentemente, altri clienti di Lavington hanno avuto la nostra stessa piccola idea... anche se non hanno portato via niente di valore. Ho esaminato tutte le finestre, ho fatto il mio lavoretto, poi ho vietato alla servitù di toccare le finestre fino a domani, dicendo che erano collegate con l’impianto elettrico. Poi, con garbo, me ne sono andato.
—Poirot, sei davvero fenomenale!
—Mon ami, è stato semplicissimo. Adesso, al lavoro! La servitù dorme all’ultimo piano, e avremo pochi rischi di disturbarla.
—Penso che la cassaforte sia incassata nel muro, da qualche parte.
—La cassaforte? Ma neanche per idea! Niente cassaforte. Il signor Lavington è una persona intelligente. Vedrai, ha escogitato un nascondiglio molto più intelligente. Una cassaforte è la prima cosa cui tutti pensano.
Cominciammo una ricerca sistematica. Ma dopo aver messo a soqquadro la casa, i nostri sforzi si rivelarono inutili. Io vidi sulla faccia di Poirot i tipici sintomi della collera che comincia a salire.
—Perdiana! Che Hercule Poirot debba essere battuto? Mai! Ci vuole calma. Riflettiamo. Ragioniamo. Utilizziamo, enfin, la nostra materia grigia!
Per un po’ rimase zitto, corrugando la fronte come per raccogliere le idee; poi si accese la luce verde che tante volte avevo visto nei suoi occhi.
—Sono stato un imbecille! La cucina!
—La cucina? — gridai. — Ma è impossibile. La servitù...
—Giusto! Proprio quel che direbbero novantanove persone su cento! Per questo validissimo motivo, la cucina è il posto ideale: è piena dei più comuni oggetti di casa. En avant, alla cucina!
Lo seguii, del tutto scettico, e lo osservai mentre piombava sulla madia, batteva colpetti sulle padelle, infilava la testa nel forno a gas. Alla fine, stufo di guardarlo, ritornai nello studio. Ero convinto che lì, soltanto lì, avremmo trovato la preda. Cercai ancora, fino a quando notai che erano già le quattro e un quarto, e che presto sarebbe stato giorno. Allora decisi di tornare in cucina.
Rimasi sbalordito. In piedi dentro la carbonaia, Poirot stava rovinando il suo bel vestito chiaro. Fece una smorfia.
—D’accordo, amico mio, è contrario a tutti i miei istinti sciupare il mio aspetto, ma che altro posso fare?
—Lavington non può avere sepolto la lettera sotto il carbone!
—Se tu usassi gli occhi, vedresti che non è il carbone che io sto esaminando.
Vidi allora che, in uno scomparto dietro la carbonaia, erano accatastati molti ciocchi di legna. Con destrezza, Poirot li rimuoveva e li esaminava uno per uno. Soffocò un’esclamazione.
—Hastings, il tuo coltello!
Glielo porsi. Ebbi l’impressione che inserisse la lama nel legno, e improvvisamente
il ciocco si divise in due: era stato abilmente segato nel mezzo, e al suo interno era stato ricavato un nascondiglio. Dalla cavità, Poirot estrasse una scatoletta di legno, chiaramente di fabbricazione cinese.
—Bel colpo! — gridai.
—Piano, Hastings! Non parlare troppo forte. Adesso andiamocene, prima che ci sorprenda la luce del giorno.
Fece scivolare la scatola in tasca, uscì agilmente dalla carbonaia, si ripulì alla meglio dalla fuliggine. Lasciammo la casa nello stesso modo con cui eravamo entrati, e ci incamminammo di buon passo in direzione di Londra.
—Che nascondiglio bislacco! — borbottai. — Chiunque avrebbe potuto usare quel ciocco.
—Non in luglio, Hastings! E poi, era in fondo alla catasta... un nascondiglio davvero geniale. Ah, ecco un taxi! E adesso, a casa. Una rinfrescata, e una bella dormita.
Dopo le emozioni della notte, dormii fino a tardi. Quando finalmente arrivai nel salotto, poco prima di mezzogiorno, fui sorpreso di trovare Poirot placidamente seduto in poltrona, con la scatola cinese aperta sul tavolo, mentre leggeva tranquillamente la lettera che vi aveva trovato dentro.
Mi sorrise con cordialità, e batté l’unghia sul foglio.
—Lady Millicent aveva ragione. Il duca non le avrebbe mai perdonato questa lettera! Ci sono le più insolite espressioni d’amore che io abbia mai sentito.
—Poirot, in tutta sincerità — osservai — penso che non avresti dovuto leggere la lettera. Sono cose che non si fanno.
—Hercule Poirot le fa — replicò imperturbabile il mio amico.
—Voglio anche dirti — continuai — che usare il biglietto da visita di Japp è un gesto che non fa parte delle regole del gioco.
—Ma io non sto giocando, Hastings. Io sto risolvendo un caso!
Scrollai le spalle: non si possono discutere le opinioni personali.
—Un passo sulle scale — disse Poirot. — Sarà Lady Millicent.
Entrò la nostra graziosa cliente. La sua espressione ansiosa si trasformò in esultanza quando vide la lettera e la scatola che Poirot aveva rubato.
—Oh, Monsieur Poirot, lei è stato magnifico! Come ci è riuscito?
—Con sistemi piuttosto riprovevoli, Milady. Ma il signor Lavington non mi denuncerà. Questa è la sua lettera, vero?
La ragazza le diede un’occhiata.
—Sì. Oh, ma come potrò mai ringraziarla? Lei è una persona meravigliosa! Dov’era nascosta la lettera?
Poirot glielo spiegò.
—Come è stato bravo, lei! — La ragazza prese dal tavolo la scatoletta. — La terrò come ricordo.
—Milady, avevo sperato che mi permettesse di tenerla io... sempre come ricordo.
—Io spero di mandarle un ricordo migliore di questo... il giorno in cui mi sposerò. Le dimostrerò la mia gratitudine, Monsieur Poirot.
—Il piacere di averla potuta aiutare, per me vale più di un assegno... quindi mi consenta di tenere la scatola.
—Oh no, Monsieur Poirot — esclamò con un sorrisetto. — Sinceramente, devo tenerla io...
Tese la mano, ma Poirot trattenne la scatola con decisione. — Non sono del suo parere — disse. La sua voce era cambiata.
—Che cosa significa? — La voce della ragazza sembrò salire di tono.
—In ogni modo, mi permetta di tirarne fuori il resto del contenuto. Guardi, la cavità originale della scatola è stata ridotta della metà. Nella parte superiore, c’è la lettera compromettente. Sul fondo...
Poirot eseguì un abile movimento, quindi tese la mano verso di noi. Sul palmo c’erano quattro grosse pietre scintillanti, oltre a due perle, grandi e bianche come il latte.
—Secondo me — mormorò Poirot — sono i gioielli rubati l’altro giorno in Bond Street. Ma sarà Japp a dircelo.
Rimasi sbalordito, quando vidi l’ispettore Japp in persona uscire dalla camera di Poirot.
—Un suo vecchio amico, credo — disse Poirot rivolgendosi con molta cortesia a Lady Millicent.
—Maledizione, mi hai beccata! — disse Lady Millicent. Aveva bruscamente mutato i suoi modi. Rivolse a Poirot uno sguardo pieno di un rispetto quasi affettuoso: — Furbo vecchio demonio! — disse.
—Dunque, mia cara Gertie, — disse Japp — il gioco è finito, questa volta... Ma che sorpresa rivederti così presto! Abbiamo preso anche il tuo amico, quel signore che ieri è venuto qui facendosi chiamare Lavington. A proposito di Lavington, alias Croker, alias Reed, mi domando chi, fra la vostra banda, l’abbia pugnalato l’altro giorno, in Olanda. Eravate convinti che avesse con sé i gioielli, vero? E invece non li aveva. Lavington vi ha messo fuori strada, nascondendoli in casa sua. Ecco perché avete mandato due vostri compari a cercarli. E infine avete preso contatto con Monsieur Poirot il quale, con uno splendido colpo di fortuna, li ha trovati.
—Vedo che le piace chiacchierare, eh? — disse a Japp la ex Lady Millicent; — Ma adesso stia buono. Verrò con lei senza fare storie. Così nessuno potrà dire che io non sia una perfetta signora! Ciao a tutti!
—Le scarpe erano sbagliate — osservò Poirot con aria sognante. Io ero ancora troppo sbalordito per riuscire a parlare. — Ho fatto le mie piccole osservazioni, sulla tua Inghilterra, e ho notato che una Lady, una Lady autentica, è sempre molto attenta per quel che riguarda le proprie scarpe. Potrà magari vestirsi come una stracciona, però avrà sempre belle scarpe. Invece, questa Lady Millicent vestiva abiti eleganti e costosi, ma portava scarpe da quattro soldi. C’erano poche probabilità che io e te avessimo conosciuto di persona la vera Lady Millicent, visto che si è fermata a Londra per pochissimo tempo. Questa ragazza aveva una certa somiglianza con Lady Millicent, almeno quanto bastava per trarci in inganno. Ma sono state le sue scarpe, come ti dicevo, a far nascere i miei sospetti. Inoltre, quella sua storia... e quel velo... erano un pochino melodrammatici, non ti pare? L’esistenza della scatola cinese, con la falsa lettera compromettente nella sezione superiore, era un fatto di cui tutti i componenti della banda erano a conoscenza; ma il ciocco di legna è stato la conclusiva trovata personale del signor Lavington. Eh, par exemple, Hastings, mi auguro che non ferirai mai più i miei sentimenti personali, come hai fatto ieri, quando hai detto che presso gli ambienti criminali io sono uno sconosciuto. Mafoi, arrivano al punto di farmi lavorare quando perfino loro fanno fiasco! 

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