martedì 27 gennaio 2026

Patrick Quentin: Enigma per Poppy


—Sì, signorina Crump. — La voce di Iris schioccava nel ricevitore.
—No, signorina Crump. Al diavolo, signorina Crump.
Mia moglie sbatté giù il ricevitore.
—E allora? — domandai.
—Non ci vuole concedere l’uso del patio. A causa del cane, quel grasso e grosso San Bernardo. Non deve essere disturbato.
—E perché?
—Deve essere lasciato solo, con i suoi bellissimi pensieri. Sta per diventare madre. Peter, è disgustoso! Eppure ci deve essere una clausola, nel contratto d’affitto...
—Non c’è — ribattei.
Quando, a La Jolia, avevo preso in affitto la metà di quella grande fattoria per trascorrervi la mia licenza a terra, il contratto di locazione specificava che tutti i diritti riguardanti l’uso del patio erano riservati alla nostra bislacca coinquilina. Il fatto non avrebbe avuto importanza, in sé, se Iris non fosse diventata di colpo una nota stella del cinema; ci era impossibile comparire per strada senza essere circondati dagli ammiratori di Iris. Negli ultimi due giorni eravamo stati praticamente assediati nel nostro appartamento. Essere assediati, noi due insieme, poteva renderci folli di gioia; però, perfino Abelardo ed Eloisa avevano sentito il bisogno di respirare una boccata d’aria fresca, di tanto in tanto.
Ecco perché il patio era così importante.
Adesso, Iris stava guardando dai vetri delle porte-finestre, chiuse a chiave, che immettevano sul patio. Contemplava le delizie che ci erano state proibite. Improvvisamente si voltò.
—Peter, io muoio se non mi riempio i polmoni con quei tali elementi... come si chiamano? Ozono e roba del genere. Se non possiamo usare il patio, dobbiamo assolutamente andare alla spiaggia.
—Già, così i tuoi fan ci sbraneranno un’altra volta!
—Mi dispiace, tesoro. Mi dispiace terribilmente.
In un batter d’occhio, Iris si liberò della vestaglietta che indossava in quel momento, e con altrettanta rapidità si infilò un paio di calzoni e una camicetta. Poi mi lanciò il mio berretto da ufficiale di Marina. — Vieni, tenente... andiamo al massacro!
Appena messo piede in strada, andammo a sbattere violentemente contro un tizio che stava entrando in casa. Il tizio era carico di provviste. Mentre ci districavamo dai gambi di sedano, udimmo un click e un urletto di soddisfazione, seguito da un robusto fischio. Mi girai: vidi una ragazzina che se ne stava immobile, in attesa, davanti alla nostra porta. Aveva in mano una macchina fotografica. Era piuttosto bruttina, con le trecce rossicce e la macchinetta per raddrizzare i denti.
—Fplendido! — gridava la ragazzina. — Per la foto che ho scattato, Barney mi mollerà almeno due dollari. Barney va matto per lei, fignorina Duluth.
Altri ragazzetti, materializzati in conseguenza del suo fischio, stavano marciando verso di noi. In quel momento, il tizio del supermarket usciva dalla casa. Qualche passante si fermò, guardandoci, facendo circolo intorno a noi: una donna dai pantaloni scarlatti, due marinai, un nugolo di ragazzine, un poliziotto.
—Questa sarà la nostra fine! — disse lugubremente Iris.
Ma riuscì a sfuggire ai suoi ammiratori, tornando a grandi passi verso l’ingresso principale della fattoria. Si fermò davanti alla porta che non era la nostra, e premette a lungo il pulsante del campanello. Dovette insistere. Alla fine sentimmo lo scorrere di una catena, e la porta si di schiuse quel tanto che bastava per farci scorgere la faccia della signorina Crump. Era un piccolo volto appassito ed accigliato.
—Sì? — fece la signorina Crump.
—Siamo i Duluth — rispose Iris. — Le ho telefonato poco fa. So tutto del suo cane, ma...
—Non è il mio cane — la corresse la signorina Crump. — È il cane della signora Wilberframe. La defunta signora Wilberframe, che ha un nipote e una nipote d’acquisto dei quali so moltissime cose, e che stanno ad Ogden Bluffs, nello Utah. Almeno, dovrebbero essere a Ogden Bluffs.
Queste informazioni, non richieste, ci vennero buttate in faccia come una sfida. Poi il viso della signorina Crump avvampò di gioia inaspettata.
—Duluth! Iris Duluth! Lei è la famosa Iris Duluth, attrice del cinema?
—Sì — rispose Iris.
—Oh, ma perché non me l’ha detto al telefono? La mia attrice preferita! Che cosa straordinaria! Poverina! Inseguita dai suoi fan. Naturalmente potrà usare il patio. Le darò la chiave per aprire le sue porte-finestre. Quando vuole.
Miracolosamente, la catena alla porta venne tolta. L’uscio si aprì per metà, quindi ci fu un arresto. La signorina Crump guardava me, fissamente, con rinnovato sospetto.
—Lei è il marito della signorina Duluth?
—Sono il marito della signora Duluth — la corressi. — Il tenente Duluth.
Lei mi stava ancora scrutando. — Penso che ne abbia le prove...
Nessuna richiesta della signorina Crump, ormai, avrebbe potuto meravigliarmi. Estrassi dal portafoglio un’istantanea, un po’ sciupata, che ritraeva Iris e me abbigliati ì con pomposi abiti nuziali, davanti alla chiesa. La signorina Crump la studiò con cura, e poi me la restituì.
—Vogliate scusarmi. Che deliziosa sposina! Il fatto è che io non sarò mai abbastanza prudente, per Poppy.
—Poppy? — domandò Iris, sorpresa. — Il San Bernardo?
La signorina Crump fece segno di sì con la testa. — Questa è la casa di Poppy, sa? È Poppy che paga l’affitto.
—Il cane — ansimò Iris, — paga l’affitto?
—Proprio così, mia cara. Poppy è molto facoltosa. È poco più di un cucciolo, ma è uno dei cani più ricchi, immagino, del mondo intero.
Benché cominciassimo a nutrire fondati sospetti sulla salute mentale della signorina Crump, in un attimo infilammo i costumi da bagno, e passando dalla porta-finestra spalancata uscimmo nel sole del patio. La signorina Crump ci presentò a Poppy.
Nonostante i pregiudizi che avevamo un momento prima, trovammo Poppy di una cordialità disarmante. Era proprio una creatura piena di vitalità, di spontaneità, per niente viziata, malgrado la sua ricchezza. Ci salutò agitando freneticamente la coda. Balzò addosso a Iris, leccandole le guance con la sua lunga lingua rosa. Più tardi, quando ci allungammo sui nostri materassini a strisce, sotto l’ombra degli alberi di arancio, si acciambellò goffamente al mio fianco – assomigliava a una enorme palla – e posò il muso sul mio petto.
—Vede, ha simpatia per lei! — gridò la signorina Crump, raggiante. — Ero sicura che sarebbe andata così!
Crogiolandosi al sole, Iris domandò con tono familiare:
—Ci parli di Poppy. Come ha fatto a diventare ricca?
—Oh, non è stata lei a fare i soldi. Li ha ereditati. — La signorina Crump si accomodò su una sedia di ferro smaltato. — La signora Wilberframe era una donna molto facoltosa. Adorava Poppy.
—E le ha lasciato tutto il suo denaro? — chiesi io.
—Non proprio tutto. C’era un gruzzoletto per me. Io ero stata la sua dama di compagnia per parecchi anni. Ma devo occuparmi di Poppy. Ecco perché ho ricevuto quel gruzzolo. Poppy mi paga anche uno stipendio. — Mentre parlava, giocherellava con un filo di perle scadenti che le cingeva il collo. — La signora Wilberframe desiderava che Poppy avesse sempre il meglio; e io, modestamente, sono sicura di fare ciò che è giusto. Poppy occupa la migliore camera, naturalmente. Io mi sono accontentata di quella piccola, di fronte alla sua. Inoltre se Poppy mangia filetto, a pranzo, io prendo un hamburger. — Ci guardò con intensità. — Non sarei tranquilla nemmeno per un attimo, se non avessi la certezza che Poppy ha sempre il meglio di tutto.
Poppy, con la testa sul mio petto, ebbe un colpo di tosse. Ma immediatamente batté la coda sul pavimento del patio, come per scusarsi.
Iris mi scavalcò, per arrivare a darle un buffetto sul cranio. — Ma è ricca da molto tempo?
—Oh, no. La signora Wilberframe è passata a miglior vita solo alcune settimane fa. — La signorina Crump fece una pausa. — Da allora una grave responsabilità grava su di me. — Fece un’altra pausa, e poi non riuscì più a trattenersi: — Voi mi siete amici, vero? Oh, sento che lo siete. Vi prego, vi prego, volete aiutarmi? Sono tutta sola, e ho tanta paura.
—Paura? — La guardai, e mi accorsi che la sua piccola faccia da uccello era contratta dal terrore.
—Per Poppy. — La signorina Crump si chinò in avanti. — Oh, tenente, per me è come un incubo. Perché io so. Io so con certezza che loro tenteranno di assassinarla!
—Chi, loro? — Iris si era sollevata di colpo.
—Il nipote della signora Wilberframe e sua moglie. Sono di Ogden Bluffs, nello Utah.
—Li ha già nominati quando ci ha aperto la porta.
—Li nomino sempre, con chiunque si presenti in questa casa. Vede, io non so che aspetto abbiano, e non voglio che loro pensino che io non sto all’erta.
La osservai. Si poteva scambiarla per una zitella svampita e un po’ squilibrata. Ma non lo era. Appariva simpatica e del tutto normale; era soltanto spaventata.
—Oh, non sono persone per bene. Non lo sono per niente! Non c’è nulla che loro non farebbero pur di arrivare al loro scopo. Quando ero a Glendale, ho trovato pezzi di carne nel cortile. Carne avvelenata, ne sono sicura. E, in una stradina solitaria, hanno sparato a Poppy. Oh, la polizia ha riso di me. Un ritorno di fiamma del motore di un’automobile, hanno detto. Ma io so che le cose sono andate in un altro modo. So che non si fermeranno fino a quando Poppy non sarà morta. — Si coprì il viso con le piccole mani. — Sono scappata da Glendale, lontano da loro. Ecco perché sono venuta a La Jolla. Ma loro ci hanno rintracciato, lo so. Oh, povera Poppy, perché tutto questo doveva capitare a lei, che è tanto dolce e senza cattivi pensieri?
Poppy, sentendo pronunciare il proprio nome, sorrise e ansimò.
—Ma perché questi nipoti di Ogden Bluffs vogliono assassinarla? — Gli occhi di mia moglie brillavano di un entusiasmo da investigatore che le conoscevo da tempo. — Vogliono i suoi soldi?
—Naturalmente! — rispose la signorina Crump con passione. — E per il testamento. Il nipote è l’unico parente vivente della signora Wilberframe, ma lei lo ha deliberatamente diseredato, e sono sicura che non è da biasimare. Tutto il denaro va a Poppy e... ai piccoli di Poppy.
—E il nipote — domandai, — non impugna un testamento così stravagante?
—Ancora no. Per impugnare un testamento ci vogliono molti quattrini: parcelle di avvocati e cose del genere. Per lui sarebbe molto, ma molto più conveniente uccidere Poppy. Vede, c’è una clausola, nel testamento. Se Poppy morisse prima di diventare madre, il nipote erediterebbe l’intero patrimonio. Oh, io ho fatto tutto quel che potevo! Non appena la... stagione adatta è arrivata, ho trovato un marito per Poppy. Tra poche settimane arriveranno i piccoli. Ma durante queste settimane...
La signorina Crump si asciugò gli occhi con un fazzolettino. — Oh, la polizia di Glendale è stata molto comprensiva con me. Mi hanno anche ricordato che la legge è scandalosamente indulgente con chi spara o uccide un cane, in questo Stato: se la cava con una piccola multa. Ho chiamato la polizia anche qui a La Jolia, chiedendo protezione. Mi hanno risposto che avrebbero mandato un poliziotto da queste parti, un giorno o l’altro, però non sono stati molto gentili. Come vede, non c’è protezione da parte della legge, e nemmeno giustizia. Non c’è nessuno che mi aiuti.
—Ci siamo noi! — esclamò Iris in un impulso di simpatia.
—Oh... Oh... — Il fazzolettino svolazzò, allontanandosi dal viso della signorina Crump. — Lo sapevo che voi mi siete amici. Care, care persone! Oh, Poppy, loro mi aiuteranno! — Poppy, indaffarata a leccarmi il petto, non diede risposta. Un tantino turbato dalla precipitosa promessa di Iris, ma pronto a sostenerla, dissi: — Certo, signorina Crump, noi l’aiuteremo. In primo luogo, come si chiama il nipote?
—Henry. Henry Blodgett. Ma non si servirà di quel nome. Oh no, è troppo furbo per farlo.
—E lei non sa che aspetto abbia?
—La signora Wilberframe distrusse la sua fotografia molti anni fa, quando lui, ancora bambino, l’aveva morsicata. Aveva dei riccioli biondi, credo. Fu proprio allora che fra di loro cominciarono gli screzi.
—Sa almeno quanti anni ha?
—Dovrebbe essere sulla trentina.
—E la moglie? — domandò Iris.
—Non so niente di lei — rispose con freddezza la signorina Crump. — Però ho sentito dire che è una donna dai capelli rossi, una ex attrice.
—E che cosa la rende tanto sicura che uno di loro, o tutti e due, sia arrivato a La Jolla?
La signorina Crump incrociò le mani sul grembo: — Ieri sera, una telefonata.
—Una telefonata?
—Una voce che domandava se io ero la signorina Crump... E poi, più nulla. — La signorina Crump si piegò in avanti. — Oh, adesso sanno che io abito qui. Sanno che non lascio mai uscire Poppy. Sanno che tutte le mattine io controllo il patio per vedere che non ci siano bocconi avvelenati, o trappole. Devono essersi convinti che l’unico modo per raggiungerla è penetrare in casa.
—Facendovi un’irruzione?
La signorina Crump scosse i fitti riccioletti. — Non è da escludere. Ma credo che ricorreranno all’inganno, piuttosto che alla violenza. Ed è proprio contro, l’inganno che dobbiamo stare in guardia. Voi siete le uniche persone che abbiano suonato alla porta, dopo quella telefonata. Ora, chiunque si presenti a casa vostra, o da me, per qualsiasi motivo... — abbassò la voce. — Chiunque può essere Henry Blodgett, oppure sua moglie. Dovremo superarli in astuzia.
Una mosca andò a posarsi su una delle preziose orecchie di Poppy. Lei sembrò non essersene accorta. La signorina Crump ci guardò con serietà, e assunse un’espressione da chioccia imbronciata.
—Santo Cielo, finora vi ho annoiati con i problemi di Poppy, e voi dovete essere affamati. Che ne direste di un’insalatina, come spuntino? Mi sento sempre colpevole, quando mangio a metà giornata, visto che Poppy riceve il suo unico pasto alla sera. Ma con degli ospiti anzi, dovrei dire degli alleati – sono sicura che la signora Wilberframe non mi rimprovererebbe questo strappo al bilancio.
Con un sorriso che era insieme timido e complice, svolazzò via.
Guardai Iris. — Allora — dissi, — per te è matta, o le dobbiamo credere?
—Io direi che dovremmo crederle — rispose mia moglie.
—Perché?
—Perché sì.
Il viso di Iris aveva assunto quell’espressione rapita che le aveva procurato tanti ammiratori con il suo ultimo film.
—Oh, Peter, non vedi come sarà divertente? Un magnifico San Bernardo in pericolo. Un farabutto coi riccioli d’oro che ha morsicato la zia.
—Ormai non avrà più i riccioli d’oro — osservai. — Sarà cresciuto, adesso.
Iris, calda di sole, si protese verso di me, e cinse con le braccia il massiccio collo di Poppy.
—Povera Poppy! — esclamò. — Queste sono cose che a un cane non dovrebbero proprio capitare!
Il primo fatto si verificò qualche ora dopo, mentre Iris e io stavamo prendendo il sole. La signorina Crump era in casa, a preparare la cena per Poppy e per sé, quando uscì di corsa annunciando: — Alla porta c’è un uomo! Dichiara di essere dell’Azienda Elettrica, deve leggere il contatore. Santo Cielo, se lo è davvero e non lo lasciamo entrare, avremo dei fastidi con l’Azienda Elettrica, ma se... — Si torse le mani. — Oh, che cosa dobbiamo fare?
Raccolsi l’accappatoio. — Rimanga qui con Iris. E, per la memoria della signora Wilberframe, tenete d’occhio Poppy.
Trovai l’uomo sulla soglia di casa, al di là della porta che era rimasta chiusa a chiave. Dimostrava una trentina d’anni; mostrava i segni di un’incipiente calvizie; portava il distintivo degli ex combattenti. Mi mostrò i suoi documenti: sembravano in perfetto ordine Non potevo fare altro che lasciarlo entrare. Lo introdussi in cucina, dove la succulenta bistecca di Poppy e il modesto hamburger della signorina Crump stavano sul tavolo. Non abbandonai l’uomo per un solo istante, mentre lui localizzava il contatore. Né lo persi d’occhio fino a quando se ne fu andato. Quindi risposi alle ansiose domande della signorina Crump. Le feci osservare che, se l’uomo era Henry Blodgett, l’unica informazione che poteva avere raccolto era la quantità di elettricità da lei consumata nell’ultimo mese... ma niente altro.
Il secondo visitatore si presentò qualche minuto più tardi. Lasciai Iris, furiosa perché veniva tagliata fuori dalla faccenda, a badare a Poppy. La signorina Crump e io ci occupammo del visitatore. Questa volta si trattava di una ragazza, snella e disinvolta, con una criniera di lucidi capelli ramati. Indossava un completino blu alla marinara. Dichiarò di essere la sorella della padrona di casa. Era venuta per prendere una fotografia da passare ai giornali... una foto di suo zio William, che era appena stato promosso contrammiraglio nel Pacifico. La fotografia si trovava nel solaio, in un baule.
La signorina Crump, sorpresa dalla stranezza della richiesta, rifiutò di farla entrare. Ma la ragazza dai capelli ramati non era il tipo da lasciarsi impressionare. Quando cominciò ad accennare oscuramente alla possibilità di uno sfratto dalla fattoria, oltrepassai la signorina Crump e mi offrii di accompagnarla in solaio. La ragazza mi lanciò una rapida e furbesca occhiata, ed entrò velocemente nell’anticamera.
Si poteva raggiungere il solaio mediante la scala di servizio, dalla cucina. Guidai testa-ramata direttamente dove lei desiderava. I bauli c’erano. Lei li passò in rassegna, e finalmente rintracciò la fotografia di un esile giovanotto in pelliccia di marmotta.
Me lo presentò: — Lo zio William, quando era giovane.
—Carino — dissi.
La riaccompagnai alla porta principale, e lei se ne andò. Se quella era la signora Blodgett, tutto quel che sapeva era che doveva stare bene in guardia, e sapeva anche quanti bauli c’erano in soffitta... ma niente di più.
Iris ed io ci rivestimmo. Stavamo prendendo l’aperitivo sotto un ombrellone a righe verdi e bianche, quando ricomparve la signorina Crump, accompagnata da un giovane poliziotto. Era molto compiaciuta della presenza dell’agente. Era venuto, spiegò lei, in seguito alle sue lamentele. Lei gli mostrò Poppy; gli snocciolò tutta la storia dei Blodgett. Ovviamente lui pensò ad una innocua maniaca, ma sembrava che lei non se ne rendesse conto. Dopo che lo ebbe riaccompagnato alla porta, lei si sistemò raggiante accanto a noi.
—Immagino — disse Iris — che lei gli abbia chiesto il suo tesserino...
—Io... — Il volto della signorina Crump si rannuvolò. — Mia cara, non penserà che non fosse un vero poliziotto, vero?
—Per me — disse Iris, — chiunque è un Blodgett fino a quando non viene dimostrato il contrario.
—Santo Cielo! — sospirò la signorina Crump.
Non accadde altro. Verso sera, Iris e io tornammo nel nostro appartamento. Poppy era dispiaciuta che noi ce ne andassimo. Noi eravamo dispiaciuti di doverla lasciare. Fra noi e lei si era creata una frattura.
Ma ora che eravamo di nuovo soli, la sinistra coppia dei Blodgett ci apparve meno importante. Iris cucinò un egregio boeuf Stroganoff utilizzando gli avanzi del giorno prima, quindi indossò un delizioso negligé verde-mela. Io ero tutto impegnato nella parte del marinaio in licenza che incontra la sua ragazza, quando il telefono squillò. Arrivai al ricevitore prima di Iris, e dissi: — Pronto, — poi mi irrigidii nell’ascolto.
Era la voce della signorina Crump. Ma c’era qualcosa di orribilmente sbagliato, nella sua voce: era roca e ansimante.
—Venite! — disse. — Oh, venite. Le porte-finestre. Oh, per favore...
La voce si affievolì. Sentii il rumore del ricevitore lasciato cadere.
—Deve essere Poppy, — dissi a Iris. — Svelta!
Ci precipitammo fuori, nel patio buio. Al di là, potevo vedere le porte-finestre dell’appartamento della signorina Crump. Erano aperte a metà. Mentre guardavo, Poppy trotterellava nel patio, e a balzelloni veniva verso di noi, uggiolando.
—Poppy sta bene — disse Iris. — Andiamo!
Corremmo verso le finestre della signorina Crump. Precedendoci, Poppy si insinuò nel soggiorno. Noi la seguimmo. Tutte le luci erano accese. Poppy galoppò attorno ad un divano dalla spalliera alta. Ci avvicinammo, e guardammo.
Poppy si era accucciata sul tappeto, abbassando il muso fra le zampe. Poi si mise a ululare, guardando in direzione della signorina Crump.
La governante di Poppy era sul pavimento. Giaceva immobile, sulla schiena, con le gambe ripiegate sotto il corpo. Il piccolo viso grigio era stravolto; le labbra erano tirate in un agghiacciante sorriso.
Mi inginocchiai accanto a Poppy. Sollevai l’esile polso della signorina Crump per sentirne le pulsazioni. Poppy continuava a uggiolare. Iris se ne stava in piedi, immobile e pallida.
—Peter, dimmi. È morta?
—Non proprio morta. Quasi. Veleno. Mi sembra stricnina...
Chiamammo un medico. Chiamammo la polizia. Il medico arrivò, farfugliò una scandalizzata diagnosi in cui si accennava ad un avvelenamento da stricnina, e spedì subito la signorina Crump all’ospedale. Io chiesi se c’erano speranze. Non mi rispose. Sapevo che cosa significava. Poco dopo arrivò la polizia, e vi fu un tale trambusto che non ebbi più il tempo di ripensare alla sorte della povera signorina Crump.
Raccontammo all’ispettore Green la storia dei Blodgett. Per noi era ovvio che la signorina Crump era stata avvelenata da loro, al posto di Poppy. Dal momento che nessuno era entrato in casa, tranne i tre visitatori, ne deducemmo che uno di loro
doveva essere uno dei Blodgett. Dicemmo che l’ispettore doveva solo individuare queste tre persone e scoprire chi di loro fosse un Blodgett.
L’ispettore Green ci guardò con l’impassibilità di un giocatore di poker, e non fece commenti. Quando se ne fu andato, portammo la derelitta Poppy nella nostra casa. Lei si arrampicò sul nostro letto e si stese fra noi due, agitando la coda, posando la testa sui cuscini. Non trovammo il coraggio di farla sloggiare. Non fu una delle nostre notti migliori.
Nelle prime ore del mattino successivo, un poliziotto ci accompagnò nell’appartamento della signorina Crump. L’ispettore Green ci stava aspettando nel soggiorno. Il suo sguardo non mi piacque.
—Abbiamo analizzato l’hamburger che la signorina stava mangiando ieri sera — disse. — Conteneva abbastanza stricnina da ammazzare un elefante.
—L’hamburger? — esclamò iris. — Questo dimostra che è stata avvelenata dai Blodgett.
—Perché? — chiese l’ispettore Green.
—Perché loro non sapevano quanto fosse coscienziosa la signorina Crump. Non sapevano che lei comprava sempre il filetto per Poppy e un hamburger per sé. Loro hanno visto il filetto e l’hamburger, e naturalmente hanno pensato che l’hamburger fosse per Poppy. Ecco perché hanno messo il veleno nell’hamburger.
—Giusto — la interruppi. — Il filetto e l’hamburger erano sul tavolo di cucina, quando ieri sono venuti tutti e tre i visitatori.
—Capisco — disse l’ispettore.
Fece un cenno ad un agente, il quale abbandonò la stanza e rientrò subito dopo con tre persone... il giovane, stempiato dell’Azienda Elettrica, la megera dai capelli ramati, e il giovane poliziotto. Nessuno di loro aveva l’aria allegra.
—Siete disposti a giurare — ci domandò l’ispettore, — che queste sono le uniche persone entrate ieri in questa casa?
—Sì — disse Iris.
—E pensate che uno di loro sia Blodgett o sua moglie?
—Potrebbe essere.
L’ispettore Green sorrise appena: — Il signor Burns qui presente è impiegato presso l’Azienda Elettrica da cinque anni, tranne un anno di servizio militare. L’Azienda Elettrica è disposta a testimoniarlo. La signorina Curtis è stata identificata come la sorella della proprietaria della casa, e nipote del contrammiraglio Moss. Non è minimamente imparentata con i Blodgett, e non è mai stata nello Utah. — Fece una pausa. — Quanto all’ufficiale Patterson, fa parte delle forze di polizia da otto anni. Io personalmente l’ho mandato qui, ieri, in seguito alle lagnanze della signorina Crump.
L’ispettore estrasse dalla tasca una busta e me la lanciò. — Ecco delle foto dei signori Blodgett; mi sono state trasmesse dagli archivi della Tribuna di Ogden Bluffs.
Tirai fuori le fotografie dalla busta, e le osservammo con attenzione. Né il signor Blodgett né sua moglie avevano un aspetto da persone per bene. Ma nessuno dei due aveva la minima rassomiglianza con i tre sospetti che ci stavano di fronte.
—Vi potrà anche interessare — aggiunse l’ispettore parlando con pacatezza, — che ho invitato la polizia di Ogden Bluffs a svolgere le sue indagini. Il signor Blodgett è a letto ammalato da più di una settimana, e sua moglie è rimasta accanto a lui per
curarlo. Ecco il certificato medico che lo attesta.
L’ispettore Green si guardò le mani. Erano le mani di un esperto. — Direi che l’intera storia dei Blodgett sia stata costruita dalla mente della signorina Crump... o dalla vostra. — I suoi occhi grigi ci trapassavano. — Se dobbiamo cancellare i Blodgett dalla lista, oltre a questi tre sospettati, rimangono soltanto due persone che hanno avuto la sia pur tenue possibilità di avvelenare l’hamburger.
Iris sbatté le palpebre. — Noi?
—Voi — confermò l’ispettore Green, quasi con tristezza.
Non ci arrestarono, logicamente. Noi non avevamo alcun movente plausibile. Ma l’ispettore Green ci interrogò minuziosamente, e quando se ne fu andato, un poliziotto cominciò a montare la guardia davanti alla nostra porta.
Passammo un pomeriggio spaventoso, torturandoci il cervello senza sbucare da nessuna parte. Iris fu l’unica ad avere un’ispirazione. Improvvisamente, proprio dopo aver dato in pasto a Poppy gli avanzi della nostra Stroganoff, esclamò:
—Santo Cielo, ma certo!
—Ma certo che cosa?
Si proiettò verso di me, con gli occhi sfavillanti: — Barney Ftone — disse parlando come se avesse un difetto di pronuncia. — Perché non l’abbiamo capito prima? Andiamo!
Corse fuori di casa, sulla strada. Afferrò per il braccio il poliziotto che bighellonava avanti e indietro.
—Lei è di queste parti — gli disse. — Chi è Barney Stone?
—Barney Stone? — Il poliziotto la guardò fisso. — È il figlio del padrone del supermarket, qui all’angolo.
Iris mi fece correre al supermarket. Dietro Iris veniva attirata una piccola folla. Ci seguiva anche il poliziotto.
Nel supermarket, un magro e occhialuto giovanotto se ne stava dietro il registratore di cassa.
—Il signor Stone? — domandò Iris.
Il giovanotto si bloccò a bocca aperta. — Perdiana, signorina Duluth. Non mi sarei mai sognato... Perdiana, signorina Duluth, che cosa posso fare per lei? Sigarette? Una sveglia?
—Una ragazzina — disse Iris. — Una ragazzina con le trecce biondicce e la macchinetta per raddrizzare i denti. Come si chiama? Dove abita?
Barney Stone rispose prontamente: — Vuoi dire Daisy Kornfeld? Un tipo bruttino?... Abita nell’isolato qui accanto, al numero 712. Signorina Duluth, certamente io...
—Grazie — tagliò corto Iris, e ci precipitammo fuori, mentre la scorta degli ammiratori stava aumentando.
Daisy Kornfeld era a casa, nel salotto, e stava tristemente pestando le dita sul pianoforte. Iris, introdotta dall’eccitata e sbalordita signora Kornfeld, interruppe Daisy nell’esecuzione dell’Allegro contadino.
—Daisy — le domandò Iris, — quella fotografia che mi hai scattato ieri, per poi
venderla ai signor Stone, l’hai già fatta sviluppare?
—Perdinci, no, fignorina Duluth. Non ho ancora tutto il denaro che ci vuole, e cioè venticinque centefimi di dollaro. La mamma mi dà cinque centefimi per ogni ora di esercizio al pianoforte.
—Ecco, prendi! — Iris le mise nella mano un biglietto da dieci dollari. — Ti compro tutto il rotolo. Corri a prendere la macchina fotografica. Lo faremo sviluppare immediatamente.
—Per la miferia! — L’avida ragazzina guardava con incredula perplessità il biglietto da dieci dollari.
Io stesso guardavo con perplessità. Non ci avevo capito niente.
Un’ora più tardi non ci capivo molto di più. Eravamo tornati nel nostro appartamento, aspettando l’ispettore Green. Poppy, tutta amore per noi, cercava di balzarmi in grembo. Iris era riuscita a sedurre Barney Stone, al punto da fargli sviluppare all’istante il rotolo della macchina fotografica di Daisy. Adesso Iris teneva in mano, ben stretta, la busta gialla che conteneva le istantanee sviluppate. Aveva spedito il nostro poliziotto in missione segreta, ma la sua furibonda passione per le scene drammatiche l’aveva trattenuta dal rivelarmi o mostrarmi qualcosa. Dovevo aspettare l’ispettore Green.
Finalmente, il poliziotto di Iris fece ritorno, e nell’anticamera le bisbigliò qualcosa. Quindi arrivò l’ispettore Green. Il suo sguardo era freddo e ostile. A Poppy, l’ispettore non piaceva. Infatti ringhiò. Poppy era perspicace, qualche volta.
L’ispettore Green disse: — Siete andati in giro per mezza città. Io vi avevo detto dì non muovervi da qui.
—Sì, è vero. — La voce di Iris era suadente. — Solo che volevo risolvere il mistero dell’avvelenamento della povera signorina Crump.
—Risolvere il mistero? — La domanda dell’ispettore era scettica.
—Sì. La soluzione è terribilmente semplice. Davvero non capisco come mai non ci abbiamo pensato fin dall’inizio.
—Intende dire che lei sa chi l’ha avvelenata?
—Ma certo! — Iris sorrise, con un sorriso che faceva diventare matti. — È stato Henry Blodgett.
—Senta...
—Controlli i passeggeri delle linee aeree. Scoprirà che Blodgett è volato qui, da Ogden Bluffs, qualche giorno fa, e che oggi è ritornato a casa. Quanto al fatto che si trovasse a letto ammalato, assistito dalla moglie, secondo me dimostra che la signora Blodgett è complice di quanto è avvenuto. Non ci crede?
L’ispettore Green aveva gli occhi fuori dal cranio.
—Oh, è stata proprio colpa mia — ammise Iris. — Io le avevo detto che ieri non era entrato nessuno, in questa casa, tranne quelle tre persone. Invece è venuto qualcun altro, ma era un personaggio così usuale, così gira-macinino, che me ne sono completamente dimenticata.
Ora cominciavo a capire. L’ispettore Green scattò: — E chi sarebbe questo tipo così gira-macinino?
Iris rispose dolcemente: — L’uomo che è stato nella migliore condizione per avvelenare l’hamburger, cioè l’uomo che l’ha portato... cioè il fattorino del supermarket.
—Non abbiamo bisogno di indagini. Abbiamo le prove. — Iris prese a frugare nella busta gialla. — Ieri mattina, mentre uscivamo di casa, siamo andati a scontrarci con un tizio che stava per fare le consegne delle provviste alla signorina Crump. Proprio in quell’attimo, una cara piccola ragazza ci fece una fotografia. Ecco l’istantanea.
Scelse una delle foto, e la porse all’ispettore Green. Mi spostai per dare una sbirciata al di sopra della sua spalla.
—Purtroppo — bisbigliò Iris — Daisy è una fotografa di stile impressionista. Quel fianco, sulla destra, è il mio. Le natiche appartengono a mio marito. Ma la figura nel mezzo... non trova che assomiglia a Henry Blodgett? Naturalmente, bisogna tener conto del grembiule e del mento non rasato...
Iris aveva ragione. Daisy non era riuscita ad inquadrare mia moglie e me, ma con l’uomo del supermarket aveva colpito il bersaglio.
L’uomo era indubitabilmente Henry Blodgett.
Iris fece un cenno al poliziotto. — Il sergente Blair è andato a mostrare una copia della fotografia ai titolari di tutti i negozi del vicinato. Blodgett è stato riconosciuto al supermarket. Lo avevano assunto l’altro ieri. Questa mattina ha fatto alcune consegne, compresa quella per la signorina Crump, e poi se l’è squagliata senza nemmeno farsi pagare.
—Bene... — farfugliò l’ispettore Green. — Bene...
—Quante imputazioni possono venire addebitate a Blodgett? — domandò con speranza mia moglie. — Tentato omicidio, associazione per delinquere, detenzione illecita di sostanze tossiche... Spero che lo metterete in galera, quando lo prenderete.
—Lo prenderemo senz’altro — disse l’ispettore Green.
Iris si chinò, e batté affettuosamente le dita sulla testa di Poppy.
—Non preoccuparti, cara. Sono sicura che la signorina Crump guarirà, e che noi potremo dare una simpatica festicciola di battesimo per i tuoi futuri bastardini...
Sul conto di Blodgett, Iris aveva avuto ragione. Henry fu condannato. Sua moglie venne dichiarata complice. Iris non si era sbagliata nemmeno a proposito della signorina Crump. Adesso è ancora all’ospedale, ma sta gradualmente migliorando, e starà abbastanza bene per essere presente alla festa del battesimo.
Nel frattempo, dietro sua richiesta, Poppy abita con noi, e attende la maternità con disinvolta noncuranza.
È bello avere un cane che ti paga l’affitto.
 

Nessun commento:

Posta un commento