Il sipario si apre con un famoso investigatore in pensione, Jacob (anzi Giacomo, nell’italianizzazione dei nomi voluta dai fascisti) Ringrose, che si reca in una locanda sulla costa dell’Essex, per concedersi un meritato riposo. Dopo pochi giorni, però, accade un fatto inquietante; nel bel mezzo della notte, Ringrose ode distintamente una voce di bambino terrorizzata, che implora qualcuno di nascondergli qualcosa alla vista. Il detective ne rimane turbato, visto che nella locanda non ci sono bambini e il grido veniva dalle immediate vicinanze della sua stanza. La notte successiva il fenomeno si ripete, lasciando Ringrose assai perplesso, perché seppur spaventato non è il tipo da credere ai fantasmi. Il detective poi si confida con due pensionanti fisse con le quali nel frattempo ha fatto amicizia, una vecchia signora inferma e la sua dama di compagnia, che, scioccate, raccontano all’investigatore una storia terribile; l’anno prima, proprio nella stanza in cui Ringrose dorme, un bambino di nome Ludovico fu ripetutamente terrorizzato da una mostruosa apparizione fino a morire letteralmente di paura; le due donne, con cui il bimbo si era confidato, indagando sospettose trovarono in una cappelliera nella stanza del bambino, che nella locanda viveva col servo Arthur Bitton, apparentemente molto buono e devoto all’infante, una orrenda maschera riproducente un volto demoniaco, e le donne capiscono che a terrorizzare Ludovico è lo stesso Bitton, e facendo due più due capiscono che l’uomo che ha ideato la terribile messinscena non può essere altri che lo zio del bambino, il terribile Burgoyne Brooke, che grazie alla morte di Ludovico potrà diventare Lord ed ereditare le sostanze del defunto fratello e padre del bambino. Purtroppo però dopo la morte di Ludovico le due donne non riuscirono a provare nulla, perché la maschera era sparita e Burgoyne risultava al di sopra di ogni sospetto.
Ringrose, che dopo la pensione si annoiava e aveva giusto bisogno di una vera avventura, decide di credere alle due donne e cercare di incastrare i due colpevoli, servo e padrone. E da quel momento Ringrose diventa una specie di angelo vendicatore, che sulle prime ottiene un facile trionfo liquidando il pavido Brooke con la stessa tecnica usata per il piccolo Ludovico (con sequenze di una suspense sopraffina) ma che poi però troverà un avversario degno di lui; Lord Brooke è infatti uno dei migliori villains mai creati, degno del Conte Fosco di “The Woman in White” di Wilkie Collins, perché come quest’ultimo è un cattivo che non è sordo alle lusinghe del bene, che vive quieto e sereno dominato da una passione totalizzante e ossessiva, quella per gli avori intagliati, per i quali spende una vera fortuna e che sarà il vero movente di tutte le sue nefandezze, visto che i soldi del fratello gli servivano non per ostentare ricchezza, ma per comprare gli avori più rari senza tirare sul prezzo; questo connotato a parer mio da ancora più risalto alla grottesca e complessa figura di Lord Brooke, che tra l’altro è anche capace di amare sinceramente, dal momento che l’affetto che prova per la giovane Mildred, la sorella maggiore del bimbo morto che vive con Burgoyne senza sospettare niente, è del tutto sincero, anche se non esiterà a separare con la menzogna Mildred e un giovane e idealista dottore che amava sinceramente la fanciulla, per indirizzare la fanciulla verso un partito a lui più gradito.
Ringrose conduce con Lord Brooke una lunghissima e snervante partita a scacchi lunga mesi, in cui gli avversari si sfidano consapevoli del rischio che corrono. Per cercare prove e testimoni, il detective seguirà la pista del colpevole e si spingerà fino a Firenze, e poi sulle montagne Svizzere sopra Lugano, dove la storia avrà il suo spettacolare e cinematografico epilogo. Alla fine il bene trionferà, giustizia sarà fatta e gli innamorati saranno finalmente riuniti, ma Ringrose rimarrà segnato dall’esperienza. Nel finale, poi, anche la misteriosa voce fantasma troverà una sua spiegazione razionale (questa abbastanza intuibile in verità).
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