mercoledì 22 luglio 2026

Thomas Walsh - L’uomo di Paul Broderick

 

Flanagan venne avvertito in tempo utile. Il che significava, seguendo il consiglio di Paul Broderick, che non sarebbe stato così stupido da chiedere il prepensionamento. Considerata la situazione contingente, una simile richiesta sarebbe apparsa quantomeno sospetta e così, come paravento, uno dei tanti medici fiscali della polizia, ben ammanettato con il signor Broderick, redasse un rapporto secondo cui al capitano Anthony Vincent Flanagan doveva essere assegnato un lungo periodo di licenza a causa di gravi problemi alla schiena.
Il tutto filò via senza problemi di tensione o d’imbarazzo, come sempre succedeva quando c’era Paul Broderick a pensare alle cose. A onor del vero, una mezza dozzina di uomini furono investigati in un secondo tempo dal Grand Jury, ma si trattava soltanto di pesci piccoli, come sovente si verifica in eventualità del genere, e alla fine il tutto si risolse in una bolla di sapone. Il capitano Flanagan, naturalmente, non fu in condizione di presentarsi a deporre: motivi di salute. Quella schiena malandata lo obbligava a starsene a letto in una clinica specializzata e lì se ne restò, nuovamente su consiglio di Broderick, fino a dopo le elezioni di autunno.
E successivamente Flanagan non ebbe più alcun motivo di preoccupazione.
Ce l’aveva fatta. Vedovo, con quattro figli ormai maggiorenni, vendette la vecchia casa di Bay Ridge dove li aveva allevati tutti, acquistò una bella macchina da dodicimila dollari e affittò un appartamento piccolo ma più che confortevole nell’East Seventies. Suo figlio Frank, che finalmente era riuscito a laurearsi, venne sistemato in un prestigioso ufficio quasi in centro. Poi Flanagan comprò in contanti una bella casa a Westchester per la figlia Marnie e la sua famiglia; e Paul Broderick, il quale aveva sempre conosciuto la gente giusta, proprio come aveva saputo trovare nelle file della polizia un medico compiacente, fece in modo che Jerry, il figlio più giovane di Flanagan, fosse ammesso presso la miglior università di legge della contea.
L’unica della sua progenie per la quale non riuscì a far nulla fu sua figlia Maureen. Quella aveva proprio una strana visione della vita. C’erano volte, si ritrovò a pensare amaramente Flanagan, in cui aveva l’impressione che l’unica cosa adatta a quella stramba creatura sarebbe stato il convento.
— Non ho davvero bisogno di nulla — cercava di scusarsi lei quando il padre le parlava a muso duro. — Io e Jack abbiamo tutto quanto ci serve, papà. Non preoccuparti per noi.
— Ne sei davvero convinta? — le domandò una volta Flanagan a denti stretti. — Perfetto. Allora ne sono felice anch’io. Hai tutto quello che ti serve. Una donna
appagata. Non ti andrebbe neppure un piccolo assegno?
— Le abbiamo già detto di no, signore — intervenne il marito, un dannato sindacalista, che andassero tutti all’inferno, impegnato dalle parti di East Harlem. — Ma comunque grazie lo stesso.
Maureen, la quale conosceva Flanagan molto meglio del marito, cercò di addolcire la pillola.
— Non prendertela, papà — disse. — Non è proprio il caso. Vogliamo solo farti capire...
— L’ho capito benissimo — la zittì il genitore, girando sui tacchi. — Quindi non è il caso di perdere il tempo in ulteriori spiegazioni. Buona giornata a tutti e due.
Eppure quell’episodio lo aveva irritato più del dovuto. Era sempre stato un uomo estremamente pratico, assolutamente lontano dal capire coscienze più sensibili della sua. Ma Maureen, dopotutto, era sempre stata la preferita, il ritratto sputato di quella pover’anima della madre.
Comunque dopo quel giorno, vuoi che s’incontrassero a casa di Marnie per il pranzo domenicale, vuoi da Frank, fra loro non era rimasto più nulla della tenera familiarità di un tempo – soprattutto più per colpa di Flanagan, lui stesso doveva ammetterlo, che di Maureen. In effetti sapeva che a volte era più orgoglioso di un demonio.
Pazienza. In fondo perché mai, considerata l’attuale situazione, avrebbe dovuto preoccuparsi per qualcuno, fosse stata anche Maureen? Aveva tutto ciò che il mondo poteva offrirgli. Nessuna preoccupazione finanziaria, una salute ottima, considerata l’età, poteva permettersi di bere e mangiare come un principe, e dulcis in fundo nel cassetto aveva una vagonata di medaglie e di encomi guadagnati nei lunghi anni di militanza nella polizia. Non c’era nessuno che potesse sparlare di lui, quantomeno apertamente. Così subito dopo Natale, ancora in congedo per malattia, si trasferì in Florida per passare l’inverno. Davvero piacevole, anche quell’esperienza. Clima soleggiato, ogni giorno colazione ai bordi della piscina – costolette d’agnello, patate stufate, birra canadese, oppure rognone alla griglia e un paio di Bloody Mary; e al pomeriggio amici da incontrare, suoi o di Broderick, al prestigioso Club di Gulfstream Park.
Sì, un giorno Maureen avrebbe imparato a conoscere la vita. Forse finora ciò non si era verificato in quanto lui aveva sempre cercato di semplificarle l’esistenza. Quella ragazza testarda non era mai stata costretta a farsi strada mordendo la polvere come era successo a suo padre; a tenere gli occhi ben aperti per vedere quando si presentava un’occasione favorevole e ad avere la presenza di spirito per saperla afferrare al volo. Tuttavia in fondo al cuore la pena gli era rimasta, un dolore sordo, e quando quella primavera Maureen ebbe il primo figlio, nonostante lo avesse chiamato Anthony come lui, lui andò a vederlo una sola volta, accompagnato da Frank, il capitano non gli portò nessun regalo: neppure un giocattolo, né una tazzina per la pappa o un sonaglietto. Flanagan non era mai stato capace di perdonare. Una volta era stato colpito al cuore, e senza nessuna colpa. E da quel momento aveva deciso che mai più si sarebbe rimesso in tale posizione di vulnerabilità.
Ma una sera, non molto tempo dopo, in un affollato bar della Terza Avenue venne coinvolto in una rissa. C’era un ubriaco che continuava a spintonarlo per raggiungere
il suo posto e, quando lui gli cacciò una gomitata risentita nel fianco, quello borbottò qualcosa alla prostituta che era con lui.
In realtà Flanagan non era riuscito ad afferrare il significato esatto delle parole, eppure, grazie al sorrisetto sprezzante dell’ubriaco, ne aveva capito il senso. Così lo bloccò di botto, lo schiaffeggiò sul muso con tutta la forza che aveva in corpo e lo mandò a sbattere contro il muro più vicino.
Joe Martin, il marito di Marnie, riferì divertito la scenetta nel corso del successivo pranzetto domenicale a cui partecipava tutta la famiglia.
— Faresti bene a stare attento — ridacchiò — altrimenti uno di questi giorni ti faranno salire sul ring assieme a Mohamed Ali. Ho sentito che a quel tizio hai fatto cadere almeno tre denti. Perché lo hai fatto, papà? Che cosa ti aveva detto?
— Che cosa avrebbe potuto dire? — replicò Flanagan in tono gelido. — Sentiamo la tua opinione, Joe. Che cosa ne pensi?
— Lasciate perdere, intanto non importa a nessuno — intervenne Maureen avvicinandosi al padre e appoggiandogli le mani sulle spalle. Lei aveva capito, naturalmente, e molto prima di qualsiasi altro. — Non devi badare nel modo più assoluto a gente simile, papà. Semplicemente non sanno quello che dicono. Quando verrai a fare ancora una capatina nel Bronx per salutare tuo nipote?
Così, alcuni giorni dopo, lui si presentò a casa della figlia e consentì al piccolo Anthony di stringere con la manina grassoccia un dito del grande Anthony. Ma qualcosa era cambiato. Fu una serata molto stressante sia per il capitano che per Maureen. Ogni tanto calavano lunghi silenzi e quando veniva avviato un discorso, Flanagan aveva l’impressione che si parlasse di qualcosa che in realtà non interessava nessuno.
Tornando a casa, si sentì inspiegabilmente depresso, qualunque potesse esserne la ragione, e decise di versarsi qualcosa da bere. Poi, dopo un cicchetto via l’altro, si risvegliò alle quattro di mattina ubriaco fradicio, ancora vestito, stravaccato in poltrona, il monoscopio della televisione acceso.
Prima di quella notte non aveva mai esagerato con l’alcool. Da quel momento cominciò a darci dentro di brutto. All’approssimarsi dell’autunno aveva preso l’abitudine di farsi la prima bevuta della giornata ancora prima di colazione e in breve si ritrovò costretto a comprarsi quattro vestiti nuovi. Quelli vecchi gli stringevano attorno alla cinta. Abituato ad essere da sempre un tipo muscoloso ma slanciato, senza problemi di sovrappeso, lo infastidì non poco la constatazione di aver messo su oltre dieci chili.
Doveva far qualcosa, decise; era giunto il momento di riprendere il controllo della situazione. Forse aveva dimenticato chi era – un capitano della polizia, un rispettato capitano della polizia di nome Anthony Vincent Flanagan. Non c’era nessuno che fosse autorizzato a dirgli che cosa fare. Li aveva avvertiti. Tuttavia, se questo corrispondeva a verità, perché ormai da mesi e mesi a quella parte aveva evitato di affrontare Paul Broderick? Non aveva certo paura; non lui, il capitano Flanagan. Ma allora, maledizione, perché continuava a rimandare?
Così l’indomani si sbarbò e si vestì con cura, non mandò giù neppure una goccia di alcool e con un taxi raggiunse l’ufficio di Broderick.
E quel giorno, ritrovata la tempra di un tempo, era ridiventato il vecchio Flanagan,
il poliziotto duro e inflessibile che non aveva paura di nessuno.
— Adesso le dico subito il motivo della mia visita — spiattellò non appena si furono scambiati una frettolosa stretta di mano. — Gradirei ritornare al mio posto. Penso che ormai sia proprio ora, Paul. Allora che ne direbbe di fare qualcosa? Sono ancora in congedo per malattia.
— Pensavo se la stesse spassando — commentò Broderick senza scomporsi mentre gli offriva un costoso sigaro cubano. — E in effetti non potrebbe essere altrimenti. È un uomo molto fortunato, Anthony. Uno che ha cominciato dal niente e che adesso è in grado di permettersi ciò che esiste di meglio al mondo. Provi a riflettere un attimo. Si è svagato già abbastanza. È arrivato il momento di mettersi in pensione. Perché non farlo?
— Alla mia età? — sbottò Flanagan. — Niente affatto, Paul. Non ho ancora cinquant’anni. Non è che sia il lavoro di per sé che m’interessi, questo sia chiaro. È una vita da cani, e la detesto. Ma voglio assolutamente mettere fine ai pettegolezzi che mi riguardano. Incomincio a non poterne più. Persino mia figlia Maureen sembra pensare che... ma ovviamente non sono fatti suoi. Voglio semplicemente riavere il mio posto. Non so fare altro nella vita. Così mi risponda chiaramente, Paul: sì o no?
Broderick, sprofondato in poltrona, sembrava impegnato a fissare l’estremità del sigaro che teneva fra le dita.
— Mi dispiace davvero — disse a un certo punto, alzando gli occhi acquosi e inespressivi — ma la risposta è no. Così dev’essere. Adesso si ritrova totalmente fuori dal giro e sono convinto che così è meglio per tutti. Ho fatto del mio meglio per calmare le acque, ma c’è mancato davvero poco. Quindi non capisco per quale motivo rimettere tutto in discussione. Sta per riunirsi un’altra sessione del Grand Jury e a quegli impiccioni potrebbe venire in mente di domandarsi come mai l’anno scorso il suo mal di schiena sia esploso in un momento così provvidenziale – quantomeno per me e per lei. Perché correre un simile rischio? Si rende conto della pericolosità della scelta?
— Certo che me ne rendo conto — rispose Flanagan con un sogghigno. — O quantomeno adesso mi rendo conto di quanto sono stato dannatamente stupido. Non dimentichi che potevo tornare e spifferare tutto su quel contratto di appalto di cui ci siamo spartiti la torta – e se lo avessi fatto, nessuno al mondo sarebbe stato in grado di evitare la galera neppure a uno come lei.
— Non del tutto inesatto — annuì Broderick senza scomporsi. — E saremmo finiti tutti nella fogna, lei compreso.
Mentre gli occhi scuri lampeggiavano minacciosi, Flanagan appoggiò i gomiti alla scrivania quasi urlando: — Le ho detto di farmi tornare al mio posto. Me lo deve! Prima d’incontrarla, ero un ottimo ufficiale, ma poi lei ha cominciato a manovrare tutti quelli della squadra come un burattinaio, e ancora lo sta facendo. Per continuare a mantenere il posto, sono stato costretto a fare quanto mi ha chiesto – altrimenti avrei dovuto andarmene. Su questo non ci piove, esatto?
— In un certo senso — ammise Broderick. — Ma ha dimenticato una cosa. Per quanto ha fatto a mio favore è stato pagato – e pagato dannatamente bene. Per molto tempo abbiamo combinato affari assieme, affari molto soddisfacenti. Se i miei calcoli sono esatti, il suo patrimonio ammonta attualmente ad almeno
settecentocinquantamila dollari. Considerato che si tratta dei risparmi di un poliziotto, la giudicherei una cifra niente male, è d’accordo?
— E se anche ciò fosse — ma la voce di Flanagan cominciava a non essere più così sicura — a quanto ammonta il suo di patrimonio? Quanto le hanno reso le compagnie di taxi oppure le fabbriche di materiale edile e idraulico? E tutte le imprese che arrivano a conquistarsi l’appalto non appena viene reso noto il bando municipale? Non sto negando di aver fatto ciò che ho fatto. Sono stato uno sciocco a deviare dalla retta via. Ma...
— Sì, le cose sono andate proprio così — convenne Broderick sempre senza scomporsi. — Ma tenga ben presente, Anthony, che è stato lei a decidere, senza pressione alcuna. Ci rifletta sopra, per un attimo, e la smetta di sbraitarmi addosso, qui nel mio ufficio. Non intendo sopportarlo un minuto di più. Ormai lei non è più quello di una volta, non lo è più da molti anni. È un uomo di Paul Broderick e obbedirà a quanto le verrà detto, come sta facendo da un pezzo. Mi sono spiegato?
— Io? — controbatté Flanagan scattando in piedi e afferrando il bordo della scrivania con entrambe le mani. — Mi crede davvero un suo uomo? Uno dei tanti zerbini del signor Broderick? Be’, le assicuro...
Nella veemenza del gesto rovesciò il calamaio. Broderick si mordicchiò la lingua e chiamò la segretaria con l’interfono.
— Il mio bel tappeto — mormorò. — Dannazione, Anthony, che cosa diavolo le prende? Quella macchia non riuscirò più a farla andare via. Venga ancora a trovarmi quando avrà ritrovato la capacità di ragionare. Comunque la invito a colazione martedì prossimo al club. E allora vedremo...
Ma Flanagan, dopo aver malamente urtato la ragazza che stava entrando, si era già eclissato. Una volta in strada, venne investito da un raggio di sole ma già non ricordava se era uscito dall’ascensore un attimo prima o se aveva fatto a precipizio le scale. Non riusciva assolutamente a raccapezzarsi. Un uomo di Broderick! Ormai non apparteneva più a se stesso, non apparteneva a Anthony Flanagan. Ma a Broderick. Era proprio vero? Poteva essere vero?
Cercando di dare una risposta logica a quell’assurdo quesito, se ne rimase immobile nella nuova macchina da dodicimila dollari. Si sentiva la testa pesante e non gli riusciva di seguire un filo logico di pensiero mentre spezzoni d’immagini si accavallavano nella mente. La prima volta non sai mai che cosa ti viene chiesto – in ciò si riassumeva il primo frammento di riflessione. A quell’epoca era solo un sergente e un tale si presentò al distretto poco prima di Natale con le tasche del cappotto gonfie di buste. Una busta per il sergente, una busta per il tenente, una busta per il capitano, il tutto accompagnato dai migliori auguri da parte di Paul Broderick. Così tu avevi preso la tua busta, come gli altri avevano preso la loro e da quel momento, ovunque fosse parcheggiata la grande Cadillac nera di Broderick, ti sentivi in dovere di fermarti.
Ben presto ci fu un compito “Buongiorno, signore” rivolto a quel pezzo da novanta, e magari ti finivano in mano un paio di biglietti per il prossimo incontro degli Yankee allo Stadium, o per la partita che il Ranger avrebbe disputato quella sera al Garden. Al signor Broderick piaceva il tuo modo di fare, ebbe a dirti una volta, e qualche giorno dopo, quando si accorse di un’ammaccatura nella vecchia utilitaria,
incaricò uno dei suoi uomini di portarla nell’officina della sua rimessa di taxi. In teoria il meccanico avrebbe dovuto provvedere soltanto a far rientrare la botta, ma quando l’indomani Flanagan riebbe l’auto, si accorse che il macinino aveva beneficiato di una revisione completa. Avevano anche sostituito le foderine, installato una radio nuova di pacca a sostituito le gomme usurate. Adesso il motore cantava che era un piacere, il filtro dell’aria era perfetto e lo stesso si poteva dire per le cinture di sicurezza. Quella vecchia carriola sembrava nuova di pacca.
— Detto fra di noi — aveva sussurrato Broderick — mi piace il suo modo di fare, Anthony. È una persona intelligente, con la testa sulle spalle e mi ha fatto diversi favori. Come mai è ancora un semplice sergente? Intendo andare a fondo della faccenda e le farò sapere qualcosa nei prossimi giorni. La fattura per la sua auto? Quale fattura? Di cosa sta parlando? Favore per favore, questo è tutto. Adesso fra quelli della Commissione mi sono fatto un amico, e ciò vale anche per lei. Pertanto andiamo avanti a questo modo, inteso? Com’è stata la partita ieri sera?
E le cose erano andate avanti a quel modo. Ogni volta che se ne presentava la necessità, il signor Broderick trovava sempre qualche amico fra i membri della Commissione e, poiché nel giro di un mese il sergente Flanagan era stato promosso tenente, il tutto si riduceva effettivamente a uno scambio di cortesie. Qualche buona soffiata di tanto in tanto, sempre roba di prima qualità, che magari consentiva alla Broderick Construction di aggiudicarsi un appalto municipale attraverso un’offerta davvero irrisoria, ma nessuno aveva mai neppure accennato che fra gli addetti ai lavori ci fosse un uomo di Broderick, almeno fino a oggi.
Ma oggi, anche se non lo avevi mai realizzato prima o comunque avevi testardamente insistito con te stesso di non essertene accorto, il bubbone era esploso, gli avevano spiattellato la verità nella maniera più cruda. Da anni non apparteneva più a se stesso, gli era stato detto, bensì a qualcun altro. Era davvero possibile? E dopo una penosa serie di riflessioni, si rese conto che non era soltanto possibile, ma vero.
Guidò fino a casa sempre oppresso da quello strano stordimento, parcheggiò l’auto in garage, salì al piano di sopra e cominciò a bere. Continuò a farlo praticamente senza interruzione per otto giorni, la prima volta in vita sua, e finì ricoverato in una clinica privata, colpito da etilismo acuto, con Maureen che piangeva al suo capezzale e gli stringeva la mano.
A quel punto provò vergogna. Quando gli fu consentito di tornare a casa, svuotò tutte le bottiglie di whisky che c’erano e, per far passare le ore interminabili in un modo o nell’altro si costrinse a fare lunghe passeggiate, a volte anche di notte, nelle molte occasioni in cui non riusciva a dormire. L’uomo di Broderick? Mai! No, se adesso ritrovava la forza per opporsi. Esisteva una strada per tornare indietro. Bastava soltanto trovare la porta giusta, qualunque essa fosse.
Lo avevano comprato. E che cosa aveva venduto Vincent Flanagan? Se stesso? Il suo lavoro, la sua dignità di uomo, il suo orgoglio, lo scopo della sua vita? Adesso lo sapeva, e doveva trovare la via per tornare indietro. Doveva esserci pure la possibilità di rifarsi una nuova esistenza. Non gli era però concesso di perdere ulteriore tempo. La via del ritorno esisteva. Ma dove trovarla? E soprattutto che cosa aveva lasciato dietro di sé?
Non lo sapeva. Doveva indagare. Così a volte, nottetempo, si ritrovava a percorrere zone desolate e deserte lungo il fiume, nello stesso quartiere che un tempo il capitano Flanagan aveva tenuto saldamente in pugno, con quasi un potere di vita e di morte sopra di esso. I vicoli bui, sui quali incombevano le mura perimetrali dei magazzini deserti, i lampioni indifferenti con la loro luce giallognola, le ombre sfuggenti sospinte dal vento. Che cosa si aspettava di trovare laggiù il capitano Flanagan? Che cosa stava cercando? Eppure, ne era certo, prima o poi avrebbe raggiunto il suo scopo. Pazienza, doveva soltanto avere pazienza. In quegli anni era stato un uomo e un uomo sarebbe ridiventato. Lì c’era la via del ritorno – era lì che lo aspettava. Soltanto, dove e quando?
Una sera in cui si era attardato un attimo a riprendere fiato, lo sguardo perso sulle scure acque del fiume, venne affiancato da un’auto della polizia.
— Ehi, vagabondo — gli disse una voce dalla parte del conducente. — Come mai tutte le sere bighelloni da queste parti? In caso non lo sapessi, qui non tira aria tranquilla. Come ti chiami, paparino? Dove abiti? Forza, sali in macchina e parlaci di te. Ci hai incuriositi. È da una settimana che ti teniamo d’occhio.
— Dove abito? — ripeté Flanagan. — Non in zona. Come stai, Boudreau? Te la stai passando bene ultimamente, Mahoney?
A quel punto Boudreau uscì dalla macchina, per guardare meglio.
— Che mi venga un colpo! — sbottò. — Il capitano Flanagan! Certo che con quell’aspetto da vecchio – cioè, voglio dire – insomma, proprio non l’avevo riconosciuta, capitano, così girato di schiena. Come se la passa, capitano? Possiamo darle un passaggio da qualche parte? Dov’è diretto?
Il capitano Flanagan non fu in grado di rispondere perché neppure lui lo sapeva. Comunque salì in macchina e all’improvviso ebbe l’impressione di essere tornato indietro di vent’anni o forse più. La macchina avrebbe potuto essere la stessa di quel giorno e al volante c’era il sergente Flanagan, non Harry Mahoney proprio come accanto al guidatore avrebbe potuto esserci Bert Bailey, il suo compagno di ronda, e non Phil Boudreau. All’epoca Bert e lui facevano sempre gli stessi turni ma una volta Flanagan si ritrovò da solo.
Si erano imbattuti in una rapina a un negozio di liquori dell’East Seventyninth Street. Una notte molto simile a questa, ricordò Flanagan, con lo stesso tipo di pioggerellina che scivolava lungo i finestrini dell’auto e poi, all’improvviso, ecco spuntare i tre rapinatori con le pistole spianate. Bailey, veloce come sempre, era già saltato giù dalla macchina intimando l’alt ma quelli non gli diedero ascolto e subito dopo Flanagan vide la fiammata mortale. Il proiettile aveva ricacciato Bailey all’interno dell’auto, facendolo roteare su se stesso, e Flanagan poté vedere l’espressione sorpresa dello sguardo, poi l’accenno di un sorriso. Successivamente Bailey si era portato la mano al petto e aveva abbassato gli occhi. Il sorriso era scomparso.
— Santo Cielo — aveva detto. — Mi hanno fatto un bel buco. Temo che non me la caverò, Tony. Addio, amico. Di’ ad Agnese e al ragazzino...
Poi si era accasciato in avanti mentre un giovane Flanagan schizzava fuori dalla macchina per inseguire i tre banditi. Uno lo beccò subito al primo colpo, il secondo lo fermò prima che svoltasse l’angolo e il terzo lo bloccò in un vicolo senza uscita.
A quei tempi il giovane Flanagan non aveva paura né dei vicoli ciechi né dei proiettili che gli sibilavano vicinissimi. Sapeva di appartenere alla polizia e comportandosi a quel modo faceva soltanto il suo dovere. Aveva agito senza neppure pensare. Si era limitato a gettarsi in quel budello e a fare ciò che andava fatto. Ma naturalmente questo era successo tanto tempo prima. Oh sì, ricordò il vecchio Flanagan, erano passati vent’anni o forse più.
— L’altra sera alla centrale abbiamo parlato proprio di lei — gli disse Harry Mahoney. — Ci hanno assegnato un nuovo superiore che non è poi tanto male, ma niente a che vedere con il nostro Tony Flanagan, capitano. Come si sente in questi giorni? Tornerà presto al lavoro?
— Ancora non lo so — rispose il superiore quasi soppesando le parole. — Difficile a dirsi, Harry. Ma avevo pensato che, essendo ormai prossimo al pensionamento... — Al di là del finestrino il volto spaventato del giovane Bailey si dissolse fra la nebbia delle tre del mattino cosicché Flanagan non riuscì più a vederlo neppure dopo aver pulito il vetro. Eppure era stato lì, ne era sicuro. Flanagan lo aveva visto chiaramente...
— Secondo me fa proprio bene — disse Boudreau. — Chi glielo fa fare a tornare? Ha fatto una bella carriera, capitano, e ora può permettersi tutto il meglio che la vita può offrirle, quindi perché non approfittarne?
— Proprio così — gli fece eco Mahoney. — Adesso però vorrei fermarmi a cacciare qualcosa nello stomaco. Mi concedi un paio di minuti? Torno subito.
Si accostarono al marciapiede e Mahoney si avviò verso il locale. Anche Boudreau uscì dalla macchina, sbadigliando e stirandosi le braccia intorpidite. Poi, posando lo sguardo dall’altra parte della strada, si bloccò all’istante.
— Guardi quella macchina vicina al molo — disse a Flanagan. — È una Black Dodge, esatto?
In effetti era proprio così.
— Ma scommetto — aggiunse Boudreau mettendo mano alla fondina della pistola — che non ha la stessa targa dell’ultima volta che ci è capitata a tiro. Naturalmente. La cambiano a ogni colpo che mettono a segno. Davvero dei furbastri. Sono sei mesi che razziano i magazzini della zona. Sarà meglio che vada a dare un’occhiata laggiù, capitano. Lo riferisca a Harry, per favore. Ha detto che sarebbe tornato subito.
Con passi rapidi e silenziosi Boudreau scomparve nelle tenebre in direzione della Dodge nera. Flanagan rimase dove si trovava. Sarebbe stato meglio così, gli sussurrò una voce dentro di lui. Si sarebbe reso utile dopo l’identificazione da parte di Boudreau. In quel momento invece sarebbe stato soltanto d’impiccio. Diede un’occhiata all’orologio e vide che erano le quattro e venticinque. Sotto la luce giallastra dei lampioni, l’asfalto traslucido era deserto. Persino laggiù in fondo, sulla sopraelevata, passava solo una macchina di tanto in tanto.
Flanagan se ne stava seduto sul sedile posteriore mentre un fastidioso brivido gli correva lungo la spina dorsale. Aveva paura? Lui, il capitano Flanagan? Eppure apparteneva ancora al corpo della polizia, nei cui ranghi già militava oltre vent’anni prima quando c’era stata la razzia al negozio di liquori. Quindi adesso non era il caso di preoccuparsi. Eppure che cosa significava quella gola secca, quel tremore alle braccia, il cuore che aveva cominciato a fare le capriole? In fondo perché avrebbe;
dovuto preoccuparsi? Non poteva essere paura. Quel sentimento gli era sconosciuto. Allora che cos’era?
Uscì dalla macchina. Sulla sopraelevata passò veloce un taxi giallo ma attorno a lui tutti gli altri suoni sembravano attutiti da una coltre di velluto scuro. Si passò nervosamente un paio di volte la mano davanti alla bocca e poi con passi rapidi si avviò verso l’androne di una rimessa. Cosa c’era di strano nel mettersi al riparo? Una precauzione più che ragionevole, gli era già capitato più di una volta. Tuttavia lo infastidiva non sapere che cosa stava succedendo. Non riusciva a vedere nessuno, neppure Boudreau, né percepiva il minimo rumore che potesse dargli indicazioni di sorta. Che cosa era successo a Harry Mahoney? Perché non era ancora ritornato? Vatti a fidare di un imboscato come quello! Sapeva perfettamente quando era il momento di defilarsi. Comunque che se la sbrigassero Flanagan e Boudreau. Lui, Mahoney, sarebbe rimasto al sicuro nel locale finché non avesse avuto la certezza che tutto fosse finito.
Bastò quella riflessione per mandare Flanagan su tutte le furie. Dannazione, perché li aveva incontrati proprio quella sera? Perché era stato così stupido da salire in macchina? E adesso era in trappola – e con ogni probabilità di lì a breve si sarebbe ritrovato con una pallottola nel cervello. E a quel punto, anche se Tony Flanagan poteva permettersi tutto ciò che c’era di meglio al mondo, sarebbe finito lungo e disteso nel canaletto di scolo se soltanto avesse osato mettere fuori il naso dall’androne della rimessa. Allora stattene lì buono. Pensa a te stesso. E a chi altro, se no? Dov’era finito Boudreau? Che cosa stava facendo?
Impossibile a dirsi. Con ogni probabilità si stava muovendo silenziosamente fra le tenebre, cercando di vedere dove lui si era cacciato. Flanagan si rese conto di avere un tic all’occhio destro. Tirò fuori la pistola di ordinanza ed ebbe l’impressione che la mano la stringesse in una maniera anomala, come se le dita si fossero congelate in quella posizione, come se il braccio si fosse paralizzato dalla spalla al polso. All’improvviso la fronte e il collo s’imperlarono di sudore gelato. Perché?
Davvero incomprensibile. Quando mai Tony Flanagan aveva avuto paura di qualcosa o di qualcuno al mondo? Tutta colpa di quella stupida riflessione che gli era frullata per la testa: si era reso conto di essere assolutamente solo, senza nessuno a cui importasse un fico della sua sorte, perché non apparteneva più al suo Corpo. Sentì il sudore che gli colava negli occhi e scosse il capo. Oppure perché, più di venti anni fa, era stato capace di gettarsi in quel vicolo chiuso all’inseguimento di un uomo armato senza neppure pensarci sopra – mentre invece adesso non riusciva a muovere neppure un passo fuori da quell’androne? All’epoca faceva parte della polizia, ma ora poteva dire la stessa cosa? Forse era quella la risposta?
No, mai! Non aveva ancora perso niente. Doveva semplicemente mettersi alla ricerca di Boudreau e, succedesse quel che succedesse, agire spalla a spalla con lui. Ma prima di poter raggiungere lo spiazzo davanti al molo dov’era parcheggiata la Dodge, avrebbe dovuto attraversare un tratto scoperto di strada ed era certo che non ce l’avrebbe mai fatta. Eppure ci aveva provato due volte. E per due volte era tornato sui passi, quasi sospinto all’indietro da una mano invisibile.
Alzò la testa e strizzò gli occhi mentre una smorfia di dolore gli alterava la conformazione delle labbra. Ma non osò avventurarsi all’aperto per la terza volta.
Avvertì un brivido interno che, a poco a poco, s’impadronì di tutto il suo corpo. Non fece nulla. Si limitò ad aspettare.
— Che cosa sta succedendo? — era la voce ansiosa di Harry Mahoney accanto a lui. — Dov’è Phil, capitano? Che cosa sta succedendo?
Flanagan, girando il volto, cercò d’indicare una direzione approssimativa con la pistola e, proprio mentre lo faceva, si aprì una saracinesca in fondo al molo e, benché non fosse stata accesa nessuna luce, risultarono chiaramente distinguibili quattro uomini. Uno di loro, con mosse da felino, balzò in avanti e andò ad aprire il portellone della macchina. Gli altri tre, rapidi ed efficienti, in perfetto silenzio, dalla piattaforma di carico cominciarono a passare scatolone dopo scatolone. Poi saltarono giù, sicuri di aver messo a segno il colpo. Ma Boudreau stava usando la testa. Per quanto ne sapeva, era uno contro quattro e a quel punto l’unica sua possibilità di riuscita sarebbe stata quella di farli salire in macchina prima di rivelare la sua presenza.
— Fermi tutti! — lo sentì urlare Flanagan. — Vi ho sotto tiro. Non mettete in moto o sparo!
E invece loro lo fecero, spingendo fino in fondo il pedale dell’acceleratore, e quando Boudreau uscì in strada allo scoperto, loro gli spararono addosso. L’agente, investito da minuscole scintille di fuoco, roteò su se stesso, barcollò da un lato e cadde testa in giù contro il parapetto metallico.
Flanagan vide tutto ciò, sentì ancora una volta il sudore gelido colargli lungo la schiena, e rimase immobile sul posto. Ma così non fece Harry Mahoney. Già al primo sparo era uscito all’aperto e in ginocchio aveva cominciato a rispondere al fuoco mentre Flanagan provava di nuovo l’assurdo impulso di ritirarsi, di rendersi invisibile. Ma proprio in quel momento la Dodge cominciò ad avanzare zigzagando verso di lui, il parabrezza infranto, e per una frazione di secondo gli riuscì di vedere i due uomini sul sedile anteriore e i due in quello posteriore. Bersagli perfetti una volta che si fossero ritrovati sotto la luce di un lampione stradale, un giochetto da ragazzi per Tony Flanagan che nel corso della sua carriera per due volte si era aggiudicato il titolo di miglior tiratore scelto della compagnia.
Ma non fece fuoco. Tutto quello che riuscì a fare fu cadere in ginocchio e coprirsi il volto con le braccia. Fu Harry Mahoney, che lui aveva ritenuto un codardo, a sparare una seconda, una terza, una quarta volta mentre la Dodge nera rigirava su se stessa come impazzita puntando verso un automezzo parcheggiato poco distante. Seguì un lacerante stridore di pneumatici, l’assordante frenata, lo schianto e poi il silenzio. La Dodge si era rovesciata su un fianco. Da una delle portiere spalancate uscì strisciando un individuo, si guardò attorno, poi si ritrasse immediatamente.
Harry Mahoney, lasciandosi sfuggire un lungo sospiro di sollievo, si rivolse a Flanagan.
— Si sente bene? — domandò. — Non è ferito, non è vero?
— No, sto perfettamente — rispose Flanagan con voce roca. Ancora in ginocchio, abbassò le braccia e si rese conto di aver lasciato cadere la pistola d’ordinanza. Mahoney, dopo averla recuperata nel canaletto che fiancheggiava il marciapiede, corse a vedere come stava Boudreau.
— Non è neppure conciato troppo male, capitano — gridò. — È stato colpito
soltanto alla spalla. Ma direi che stasera ce la siamo vista proprio brutta, non le pare?
Flanagan non gli rispose. Stava fissando la strada deserta dinnanzi a sé, vuota e traslucida di pioggia ed ebbe l’impressione di vedere una figura che si allontanava pian piano, diventando sempre più piccola, più sola. Non voltò la testa verso di lui, ma il capitano aveva già capito chi era: Anthony Vincent Flanagan.
Si rimise goffamente in piedi. Ma non poteva essere vero. Aveva bisogno di un’altra opportunità, un bisogno disperato! In fondo aveva agito in buona fede. Il suo errore era stato solo quello di non capire che la connivenza con Broderick significava tutto o niente. Gli sembrava d’impazzire: non poteva finire la sua vita in un vicolo cieco. Esisteva un corpo di polizia e lui ne faceva ancora parte. Anche se poco prima...
— Farà meglio ad andarsi a sedere in macchina — propose Mahoney. — Ho l’impressione che sia alquanto scosso, capitano. Lasci che le dia una mano.
Ma Flanagan non volle accettare e protese in avanti entrambe le braccia. Pensò: per Tony Flanagan non c’è più posto in un’auto della polizia, e neppure all’interno del Corpo. Adesso si era presentato un altro problema. Così si girò di scatto, prima che l’altro potesse bloccarlo, e scomparve dietro l’angolo.
Dopo di che si ritrovò solo. Con passi rapidi si mosse in qualsiasi direzione lo portasse il marciapiede. Finalmente sapeva che cos’era diventato. Un ex capitano della polizia che aveva preteso per se stesso tutto ciò che il mondo poteva offrirgli – e che, in cambio, era stato abbastanza intelligente da barattare per quel nulla più vitalmente necessario a un uomo del suo stesso onore.

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