giovedì 9 luglio 2026

Selim Palmgren




Compositore finlandese, eccellente pianista, soprannominato lo “Chopin del Nord”, Selim Palmgren è uno dei protagonisti della nascita del nazionalismo nella musica del suo paese; è il primo musicista finnico, dopo Sibelius, a raggiungere fama internazionale.
Nato a Pori (1878), Golfo di Botnia, a quel tempo città dell’impero russo, Selim Palmgren si forma all’Istituto Musicale di Helsinki; tra il 1899 e il 1901 si perfeziona in pianoforte a Berlino dove studia con Conrad Ansorge, Wilhelm Berger e Ferruccio Busoni.
Tornato in Finlandia, Palmgren dirige il Coro dell’Università di Helsinki; dal 1909 al 1912 è a capo dell’orchestra della Società Musicale di Turku. Svolge, inoltre, un’intensa e applaudita attività concertistica, sia come solista che come accompagnatore del soprano Maikki Pakarinen, sua moglie. Negli anni dal 1921 al 1926 insegna alla Scuola di Musica Eastman annessa all’Università di Rochester, New York; nel 1939 gli viene offerta la cattedra di composizione presso l’Accademia Sibelius di Helsinki, incarico che mantiene fino alla morte nel 1951.
Selim Palmgren, autore di opere teatrali, musiche di scena, per orchestra e per coro, deve la sua fama alle composizioni per il pianoforte, soprattutto ai cinque Concerti e ai “12 Pezzi Lirici”, pregevoli miniature basate su canzoni popolari finlandesi.
La musica di Palmgren per il pianoforte è un equilibrato amalgama d’invenzione melodica, armonica e ritmica; molte sue composizioni sono caratterizzate da elementi impressionistici, come accordi paralleli e scale esatonali.


Il Concerto per pianoforte n. 3, op. 41 (1916) porta il nome di "Metamorfosi" (Trasformazioni), che suggerisce la struttura del concerto. Ancora una volta Palmgren inizia con una solenne melodia tratta da Osnobothnia, questa volta di ispirazione luterana, che si rivela in tutta la sua magnificenza solo quando il pianoforte la svela. Ci sono nove variazioni, quella centrale una spettacolare cadenza solistica. Ogni variazione esprime un'atmosfera particolare, da lenta e lugubre a una danza spensierata in cui le nacchere spagnole iniziano inaspettatamente a squillarne. Il finale è glorioso, con un ritorno al tema variato e una cascata di potenti ottave al pianoforte.

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