mercoledì 4 marzo 2026

José Russotti: La neve di calce



Prima di entrare nel cuore del libro, ci racconta qualcosa di lei? Chi è l’autore dietro queste pagine?
A marzo compirò settantaquattro anni, ma resto uno sconsiderato sognatore, innamorato delle bellezze del mondo. In un’epoca sempre più abbrutita, chi scrive – poeta o narratore che sia – ha il dovere di continuare a credere negli uomini di buona volontà.

Questo è il suo debutto editoriale, oppure ha già pubblicato altre opere? Se sì, quali?
Come narratore, questo romanzo rappresenta il mio esordio. In poesia, invece, ho già pubblicato cinque o sei raccolte, oltre a due antologie: una dedicata al tema del femminicidio, con cinquantadue racconti al femminile, e un’altra sui poeti siciliani contemporanei e sui grandi del passato, articolata in cinque tomi e affidata alla Balzano Editore per la diffusione sul territorio.

A quale genere appartiene questo libro e cosa lo caratterizza maggiormente?
La neve di calce è un romanzo di formazione ambientato nella Sicilia degli anni Sessanta e Settanta. Racconta la storia di Giacomo Manca, un giovane diviso tra il sogno di diventare attore e il peso delle proprie origini. Attraverso povertà, migrazioni e ferite mai rimarginate, Giacomo cerca ostinatamente un riscatto che sembra sempre sfuggirgli. L’amore per Lucia, ostacolato dalle convenzioni sociali, diventa il motore di un cammino doloroso ma trasformativo. La “neve di calce” è il simbolo di una rinascita possibile: fragile, ma destinata a restare.

Ha mai pensato di cimentarsi in temi o argomenti diversi da quelli trattati qui?
Ci penso spesso, anche se non è semplice decidere da dove cominciare. Amo la narrativa popolare, soprattutto quando è radicata in contesti storici che ho vissuto in prima persona.

Restando sul libro, può parlarcene senza rivelare troppo? Una piccola anticipazione senza spoiler.
La neve di calce intreccia passione, lotta e riscatto sociale in una Sicilia arcaica, ancora prigioniera di tradizioni rigide e aspettative familiari soffocanti. Giacomo Manca vive in un borgo dell’Alto Alcantara e sogna di studiare recitazione all’Accademia di Arte Drammatica di Roma, ma le difficoltà economiche lo costringono a rinunciare. Un passato segnato da profonde cicatrici lo imprigiona in una realtà che fatica a rinnovarsi.
L’incontro con Lucia, giovane del paese dai sogni infranti ma animata da una determinazione silenziosa, rappresenta per lui una possibilità di salvezza. La loro relazione, osteggiata dalle famiglie e dalle convenzioni sociali, diventa una fuga e insieme una prova: un percorso interiore e fisico verso una libertà difficile da conquistare, che li costringe a crescere attraverso il dolore.

Com’è stata finora la risposta del pubblico? Si sente soddisfatto dell’accoglienza ricevuta?
La risposta è stata molto positiva. Le recensioni sono incoraggianti e molti lettori raccontano di essersi emozionati dall’inizio alla fine. Era l’unica cosa che desideravo davvero.

Sta già lavorando a nuovi progetti, oppure preferisce fermarsi un momento dopo questa pubblicazione?
Scrivere è tutto per me, quindi no: non mi fermo.

Se ha già iniziato una seconda stesura o un nuovo manoscritto, può lasciarci qualche accenno?
Ho scritto alcuni racconti dedicati a Turi Castiglione, un personaggio distratto e smemorato che finisce spesso nei guai. In qualche modo mi somiglia: è siciliano come me, anche se io non fumo il sigaro. Ho anche un altro romanzo pronto, ma per scaramanzia preferisco non parlarne.

Perché ha scelto proprio la casa editrice Balzano Editore? Cosa l’ha convinto?
Il contatto con Balzano Editore mi è stato fornito da una cara amica scrittrice di Palermo, che ringrazio pubblicamente.

Come valuterebbe il servizio ricevuto durante tutto il percorso verso la pubblicazione?
Un servizio serio e professionale. Il titolare, Alessandro, è una persona squisita che crede profondamente nel proprio lavoro.
 

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