Questo è quanto accadde, a partire da un tranquillo sabato di ottobre.
Quel mattino la moglie di Morrison aveva bisogno della macchina per accompagnare da qualche parte i bambini, così Morrison prese l’autobus delle linee interurbane per raggiungere Manhattan. Una volta arrivato al capolinea, detestando l’idea di prendere la metropolitana, s’infilò in un taxi. Quando il conducente si voltò per chiedere “Dove desidera andare, signore?” Morrison ebbe un sussulto. — Slade? — disse. — Sei proprio Bill Slade?
— In carne e ossa — rispose lui. — E tu sei Larry Morrison. Guarda com’è piccolo il mondo!
In effetti non è che fra i due ci fosse stata una grande amicizia. Morrison ricordava vagamente che fino a due o tre anni prima Slade era stato – come lui lo era tuttora – una delle svariate migliaia di api laboriose confortevolmente ubicate nel complesso futuristico, tutto vetro e acciaio, della Majestico di Greenbush, nel New Jersey. In tutto il mondo i dipendenti della Majestico erano oltre 80.000 ma il complesso di Greenbush costituiva il fiore all’occhiello, l’anima pulsante della società. E Slade aveva lavorato là dentro per molto tempo, fino a diventare vice direttore di reparto.
Poi, in seguito a una ristrutturazione dei quadri, il reparto era stato smembrato e lui, assieme ad altri compagni di sventura, aveva ricevuto la liquidazione e il benservito. Nessuno ne aveva più sentito parlare dopo che aveva deciso di vendere la casa e andarsene dalla città assieme alla moglie e al ragazzino per ricominciare, sue testuali parole, qualcosa di buono da qualche altra parte. Morrison fu amaramente sorpreso nel constatare che “qualcosa di buono da qualche altra parte” si era concretizzato nello scarrozzare un taxi nel traffico di Manhattan.
Palesemente imbarazzato buttò lì: — Davvero un peccato esserci persi di vista, Bill... anche gli amici di Hillcrest Road non avevano idea di dove...
— Era proprio quello che speravo — lo interruppe Slade. — Comunque va tutto bene. Ho sempre avuto la sensazione che, prima o poi, avrei incontrato qualcuno della vecchia banda. E ora che è successo, devo dirti che mi fa addirittura piacere. — Il perentorio strombazzare di un clacson dietro al taxi indusse il conducente a darsi una mossa. — Dove si va, Larry?
— Al Coliseum. Columbus Circle.
— Lascia che indovini. La Majestico Trade Exposition. Si tiene in questo periodo dell’anno, esatto?
— Esatto — confermò Morrison.
— Ed è buona politica farsi vedere, giusto? Magari si viene notati da qualche pezzo grosso.
— Sai come vanno certe cose, Bill.
— Come no. — Slade si fermò a un semaforo rosso e si volse verso Morrison. — Ascolta, non dirmi che sei di fretta. Hai il tempo per una tazza di caffè?
Sul volto di Slade c’era la barba vecchia di un giorno. Il cappello calato sulla nuca, era liso e non troppo pulito, le tempie precocemente brizzolate. Morrison continuava a sentirsi sempre più a disagio, anche se in realtà quello non era mai stato un amico vero e proprio ma soltanto un casuale conoscente che viveva in fondo a Hillcrest Road, a qualche decina di metri da casa sua. Di tanto in tanto, in occasione del fine settimana, avevano partecipato assieme a sedicenti battute di caccia organizzate dall’Hillcrest Maybe Gun and Rod Club, che il più delle volte finivano in estenuanti partite a poker.
— A essere sincero — si schermì Morrison — oggi è uno di cui sabati in cui...
— Stammi a sentire. Ti farò assaggiare il miglior cornetto della città. Credimi, Larry, ho un grosso macigno sul cuore e vorrei proprio...
— Be’, in questo caso — si arrese Morrison.
Di fronte a un caffetteria dell’Eighth Avenue c’era una lunga fila di taxi senza conducente. Slade parcheggiò per ultimo e fece strada nel locale, evidentemente ritrovo prediletto di tutti i taxisti della zona. Una volta alla cassa, i due ebbero una piccola rissa in merito a chi avrebbe dovuto pagare il conto. Ad avere la meglio fu Slade il quale, destreggiandosi fra i tavoli con in mano il vassoio del caffè e dei cornetti, andò a sistemarsi in un angolino tranquillo.
Il caffè era quasi imbevibile ma il cornetto veramente buono. Dopo un paio di morsi, Slade buttò lì: — E come sta Amy? — Amy era la moglie di Morrison.
— Bene, bene — si affrettò a rispondere Morrison. — E Gertrude?
— Gretchen.
— Ah, certo, Gretchen. Che smemorato! Ma è passato tanto di quel tempo, Bill...
— Veramente. Quasi tre anni. Comunque, l’ultima volta che ho avuto notizie di Gretchen andava tutto bene...
— Come sarebbe l’ultima volta che hai avuto sue notizie?
— Ci siamo separati qualche mese fa. Lei non ce la faceva più. — Slade si strinse nelle spalle. — Soprattutto per colpa mia. E alla serenità familiare non ha certo contribuito il fatto che continuavo a passare da un impiego all’altro, alla ricerca di qualcosa di decente. E starsene su un taxi dieci, dodici ore al giorno non addolciva certo la pillola. Così mia moglie e il ragazzo si sono trasferiti in un appartamentino ai Queens e lei ha trovato da lavorare come receptionista nello studio di un medico. Così arrotonda quella miseria che le passo ogni mese. E i tuoi figlioli come stanno, a proposito? Scott e Morgan, esatto? Scommetto che adesso saranno cresciutelli...
— Tredici e dieci — disse Morrison. — Stanno bene. Benone.
— Mi fa piacere sentirlo. E i vicini? Qualche novità?
— Niente di rilevante. Be’, in effetti abbiamo perso un paio di vecchi residenti. Mike Costanzo e Gordie McKechnie. Te li ricordi?
— Chi potrebbe dimenticare Mike, il peggior giocatore di poker del mondo? Ma quel McKechnie...
— Il grassone che abitava all’angolo fra Hillcrest e Maple. Non ti ricordi... quella volta, mentre davamo la caccia alle anatre selvatiche, era così ubriaco che è caduto dalla barca.
— Adesso ricordo. Davvero divertente, vederlo annaspare come un forsennato in mezzo al fango – certo che la sbornia gli è passata in fretta, a quel buffone. Comunque che cosa è successo a lui e a Costanzo?
— Be’ — buttò lì Morrison con un certo disagio — entrambi lavoravano ai Servizi Regionali. Poi qualcuno dell’ultimo piano ha deciso che i Servizi Regionali e quelli Nazionali dovevano essere unificati, e così alcuni componenti delle suddette divisioni hanno avuto il benservito. Credo che Mike attualmente si trovi a Frisco, dove ha un sacco di parenti. Di Gordie invece non ci sono più notizie. Volevo dire... — imbarazzato com’era, Morrison non riusciva a trovar più le parole.
— Lo so che cosa volevi dire. Non è il caso di arrossire, Larry. — Slade piantò gli occhi in faccia a Morrison da sopra la tazzina. — Comunque vuoi sapere che cosa è successo a me?
— Be’, a essere sinceri...
— Lasciamo perdere la sincerità. Ho perso due anni a consumarmi i tacchi, a far la coda davanti agli sportelli del Collocamento, a spedire centinaia di domande di assunzione. Non ne ho cavato un ragno dal buco e mi sono mangiato tutto quello che avevo da parte. Questo è per fartela breve...
— Ma com’è possibile? Con le ottime referenze che ti eri guadagnato alla Majestico...
— Livello medio. Non in cima alla piramide. Niente poteri decisionali. Livello medio, allora e per sempre. Proprio come tutti quelli di Hillcrest Road. Ecco perché siamo andati ad abitare lì. Ti sei mai accorto che quelli destinati a salire in alto emigrano sempre da Greenbush Heights? E solo dopo tre o quattro anni? Ma dopo che sei rimasto per quindici anni al livello medio come è successo a me...
Fino a quel momento Morrison pensava di essere soddisfatto del suo lavoro presso il Reparto Analisi Vendite. Niente fuochi d’artificio, naturalmente. Dopo la laurea aveva dovuto rimboccarsi le maniche – aveva fatto persino il commesso viaggiatore – dopodiché era approdato al Majestico. Ma in quel momento si sentiva disorientato dalle parole del taxista e, con un pizzico d’irritazione, si chiese perché quel fallito teneva in testa il cappello anche mentre stava mangiando. Voleva forse dimostrare di essere un taxista come i tanti altri che gremivano il locale? E invece no. Si era preso una sacrosanta laurea, un tempo abitava in uno dei villini più graziosi di Hillcrest Road e fino a qualche anno fa era stato un rispettato funzionario della Majestico.
Morrison disse: — Ancora non capisco. Vorresti forse farmi intendere che nessuna della società qua attorno ha bisogno di personale altamente qualificato, anche se non preposto a mansioni decisionali? Bill, il novanta per cento della forza impiegatizia di questo paese è rappresentato da elementi come te, e questo lo sai.
— Lo so. Ma ho quarantacinque anni, Larry. E vuoi sapere che cosa ho scoperto? Secondo gli attuali canoni di qualsiasi Ufficio Personale, sono morto cinque anni fa, in occasione del mio quarantesimo compleanno. Morto, e neppure lo sapevo. Credimi, all’inizio non è stato facile farsene una ragione. Però, dopo un paio di anni d’inutile peregrinare alla ricerca di uno straccio di lavoro, ho dovuto capire per forza.
Morrison aveva quarantasei anni e la piega che stava prendendo la conversazione gli piaceva sempre di meno. — Ma forse sono soltanto difficoltà contingenti, Bill. C’è ancora...
— No, no, non dirlo neppure Larry. Sono stufo di sentirmi ripetere che prima o poi spunterà l’arcobaleno. Ormai ho inquadrato la mia situazione con la massima lucidità. L’ho accettata e, a poco a poco, mi sto adeguando. Con un po’ di fortuna, chissà mai, forse un giorno riuscirò ad avere un taxi tutto mio. Ho preso persino l’abitudine di acquistare dei biglietti delle varie lotterie perché, dopotutto, quei milioni dovrà pur vincerli qualcuno, giusto? Ti assicuro, le probabilità sono pari a quelle di ritornare di nuovo dietro una scrivania con lo stipendio che mi passavano quelli della Majestico. — Gli occhi del taxista erano sempre puntati su Morrison. — Era là la chiave di tutto, Larry. Nello stipendio.
— È risaputo che alla Majestico pagano abbastanza bene, Bill. Ma raccontami, che cosa è successo? Forse pensavi di ricevere uno stipendio non adeguato, hai fatto le tue rimostranze e così quando c’è stata la ristrutturazione del reparto...
— No, per la miseria — lo interruppe Slade. — Non hai indovinato amico. In quella dannata società hanno sempre pagato bene. Ma non ti è mai passato per l’anticamera del cervello che pagano troppo bene?
— Troppo bene?
— Per il lavoro di passacarte che stavo facendo? Ne sarebbe stata capace anche una scimmia.
— Ma tu eri vicedirettore, Bill.
— Una delle scimmie più intelligenti, questo è tutto. All’inizio rendevo alla compagnia quanto valevo ma quando ogni anno – ogni maledetta prima settimana di gennaio – scattava l’aumento del costo della vita, a poco a poco ho cominciato a diventare un genere di lusso. Considera che dopo quattordici, quindici anni di scatti di contingenza, guadagnavo più di quei giovani cervelloni dell’International Division. Alla Majestico venivo a costare una cifra, Larry. E per contro ero facilmente sostituibile da qualcuno di quindici anni più giovane, agli inizi della carriera, dispostissimo a farsi il mazzo per molto meno.
— Ma il tuo ragionamento non sta in piedi. È l’aumento del costo della vita, come tu stesso hai detto, che ha causato l’impennata degli stipendi.
Slade abbozzò un sorriso. — Prima o poi la pacchia è destinata a finire e io avevo già avvertito odore di bruciato. Ma pensa se avessi voluto proporre una diminuzione di stipendio proprio per proteggere il mio posto di lavoro? Assolutamente impensabile. In multinazionali come la Majestico gli scatti di contingenza sono già inseriti nel computer anni luce prima, a dispetto di tutto e di tutti, finché non arriva qualcuno che decide di tagliare i rami secchi.
— Quindi — si affrettò a puntualizzare Morrison — non sei stato silurato perché non ti guadagnavi lo stipendio, ma soltanto per motivi di ristrutturazione. Purtroppo sei stata una delle tante vittime.
— In effetti. Come facevano gli Incas o gli Aztechi che facevano sdraiare davanti all’altare le loro vittime sacrificali e gli conficcavano il coltello in mezzo al cuore. Non continuare a scuotere la testa, Larry. Ci ho riflettuto sopra un sacco. C’è sempre una ristrutturazione in atto in una delle divisioni. O vengono fusi dei reparti, oppure dirottati ad altre finalità, e ogni volta questo significa il benservito per i disgraziati che in quel momento non rientrano nel processo di rinnovamento.
“Ma la cosa più buffa, Larry, è che in linea di massima vengono silurati i
dipendenti di mezza età, di una categoria intermedia, che hanno accumulato un bel po’ di anzianità. Quelli, per intenderci, che grazie a quei fottutissimi scatti di contingenza, risultano i più pagati. Come me. Anche alla mia segretaria hanno dato il benservito, dopo diciotto anni dietro la scrivania. Mai nessuno che avesse avuto da ridire sul suo lavoro. Ma la sua fine è stata segnata quando ho detto a quelli dell’ultimo piano che avrei accettato volentieri il trasferimento in qualsiasi altro reparto. Quanto mai! Dopotutto, con quello che ormai corrispondevano alla mia fedele collaboratrice, avrebbero potuto permettersi due segretarie giovani e pimpanti.”
— Credi davvero che questo sia il modo di procedere della Compagnia? — domandò Morrison.
— Ne sono praticamente sicuro. D’altronde, che cosa avrebbero dovuto fare? Venire da me e dire: “Be’, Slade, dopo quindici anni di militanza ormai il suo stipendio è diventato troppo elevato, decisamente fuori mercato, quindi arrivederci e grazie”? Certo che quelle ristrutturazioni sono una cosa meravigliosa, un ottimo paravento. “Davvero un peccato, Slade, ma per realizzare questa nuova struttura siamo costretti, nostro malgrado, a rinunciare a degli elementi preziosi”. Ecco che cosa mi hanno detto Larry. E io ci ho creduto fino a quando non mi sono tolto le fette di salame dagli occhi.
Improvvisamente Morrison non trovò più il sapore del cornetto così deliziosamente stuzzicante. Dopo aver mandato giù il boccone con un certo sforzo, riuscì a buttar lì: — Senti, Bill, — non vorrei dirtelo anzi, mi rincresce proprio — ma ho l’impressione che ti stia lasciando prendere la mano dalla paranoia.
— Davvero? Allora prova a pensarci sopra, Larry. Sei ancora nell’Analisi Vendite?
— Sì.
— Me lo immaginavo. Adesso chiudi gli occhi, conta quanti sono quelli che lavorano nel tuo reparto e dimmi quanti, fra questi, hanno superato i quarantacinque anni.
A Morrison il conteggio lasciò un certo amaro in bocca. — Be’, siamo in sei. Me compreso.
— Su quanti?
— Ventiquattro.
— Uh. È buffo come l’erba riesce sempre a mantenersi così verde, non ti pare?
A pensarci bene, era davvero buffo. Anzi, buffo non era la parola esatta. Morrison commentò come se volesse scusarsi suo malgrado: — Be’, un paio di ragazzi volevano trasferirsi sulla Costa, e tu sai che da noi esistono anche simili possibilità...
— Certamente. Ma il vero cambiamento si verifica quando capita una di queste piccole riorganizzazioni. Più di una volta ti sarà successo di vederlo anche nel tuo stesso reparto. Si piazzano dei divisori. Vengono spostate alcune scrivanie. L’organico subisce delle modifiche apparentemente insignificanti ma, dietro questa cortina di fumo, ci sono militanti di vecchia data che sono chiamati al piano di sopra solo per sentirsi dire: “Be’, amico, alla luce delle nuove finalità del Gruppo, qualcuno deve necessariamente andarsene, e prova a pensare a chi tocca stavolta...”
Il tono della voce di Slade si alzò al punto tale da risultare imbarazzante. Morrison
lo pregò: — Non puoi darti una calmata, Bill? Comunque quelli dell’ultimo piano non hanno tutti il pelo sullo stomaco...
Slade abbassò il tono della voce, ma l’intensità era rimasta la stessa. — Chi ha detto che hanno il pelo sullo stomaco? Accidenti, al posto loro farei lo stesso. Anzi, se fossi io il capo del personale di qualsiasi grossa compagnia, mi guarderei bene dal tenere sul libro paga qualcuno della mia età. E lo farei soprattutto per non essere io a perdere il posto. — All’improvviso dalla voce svanì qualsiasi baldanza. — Mi dispiace, Larry, pensavo di avere ormai la situazione sotto controllo ma, quando ti ho visto — quando ho visto uno dei vecchi amici di Hillcrest – be’, è stato davvero troppo e il tappo è saltato. Ma c’è un’ultima cosa...
— Sarebbe?
— Non voglio che nessun altro venga a conoscenza dei miei problemi. Non farne parola con nessuno della compagnia, e neppure con Amy. Nessun necrologio a Hillcrest per il povero Bill Slade. Uno dei motivi per cui oggi mi sono lasciato andare è che ho sempre saputo che tu sei capace di tenere la bocca chiusa. Fammi questo favore, Larry. Ci conto. Promettilo.
— Te lo prometto.
— Grazie. E chissà mai che — Slade allungò la mano per dare un buffetto sul braccio dell’amico di un tempo — quando ti manderanno a chiamare per dirti che sta per esserci un ribaltone del tuo reparto, magari ti comunicheranno che sei stato prescelto per essere il numero uno della nuova struttura. Che ne diresti?
Morrison cercò di sorridere. — Temo proprio che sia qualcosa d’irrealizzabile, Bill.
— Be’, cerca sempre di vedere le cose dal loro lato positivo, Larry, finché ne rimane uno.
Una volta arrivati al Coliseum, ci fu di nuovo un piccolo diverbio in merito al pagamento della corsa – Slade si rifiutava di prendere un soldo mentre Morrison si chiedeva, l’occhio al tassametro, se in quel contesto la sensibilità richiedeva una mancia normale, una più sostanziosa oppure niente del tutto – e anche stavolta Slade l’ebbe vinta.
Morrison fu felice di congedarsi ma, come ebbe modo di accorgersi presto, il sollievo fu soltanto temporaneo. Era una bella giornata dell’Estate Indiana, ma adesso nell’aria sembrava esserci qualcosa di minaccioso, di spiacevole. E visitare la fiera della Majestico, scivolando di fianco a tanti volti conosciuti di colleghi, risultò inaspettatamente faticoso. Chissà per quale motivo, a un certo momento gli venne in mente che non era stato tanto quel terribile cappello di Slade a turbarlo, ma la vista dei suoi capelli brizzolati. Mentre invece lì, alla Fiera, di colleghi con la testa sale e pepe ce n’erano davvero molto pochi.
Morrison si rimirò a lungo nello specchio della toilette degli uomini, cercando di esprimere un giudizio obiettivo su se stesso nei confronti dei colleghi. Ne venne fuori un quadro decisamente deprimente. A quanto gli era dato da vedere, dimostrava proprio ogni minuto dei suoi quarantasei anni.
Tornato a casa, mantenne la promessa e non fece parola con Amy del suo incontro con Slade, anche perché probabilmente, se lo avesse fatto, avrebbe dovuto confessarle in che misura l’amaro sfogo dell’ex collega lo aveva turbato. E a quel
punto la moglie si sarebbe mostrata eccessivamente dolce e comprensiva, anche se forse, fra le righe, non avrebbe mancato di fargli rilevare come lui fosse un inguaribile pessimista, sempre pronto a fasciarsi la testa ancora prima di essersela rotta. Ed in effetti era proprio così, era il primo a riconoscerlo anche se ormai era restio a confessare alla consorte le preoccupazioni, ed erano tante, che gli si affacciavano alla mente non appena apriva gli occhi. Ed erano davvero eccessive. Problemi di salute, suoi e di tutta la famiglia, e poi c’era la manutenzione della casa, l’auto, il prato, il conto in banca – l’elenco cominciava da lì e sembrava protrarsi all’infinito.
In effetti, come era il primo ad ammettere, ciò era dovuto in larga misura a una predisposizione caratteriale – anche lui, come il padre, era totalmente privo di slanci e di euforia nei confronti della vita – e comunque si rendeva conto di non potersi lamentare del tran tran quotidiano. In fondo poteva contare su una moglie graziosa e piena di premure, un bel paio di figlioli in ottima salute, una casa di un certo tono in un quartiere decisamente residenziale. E un impiego sicuro per provvedere al tutto.
Almeno fino a quel momento.
Quella sera Morrison ci mise un bel po’ prima di addormentarsi e, ciononostante, alle tre di notte si svegliò di colpo, l’animo traboccante di oscuri presentimenti. Più se ne stava sdraiato sulla schiena nel tentativo di riprendere sonno, più l’ansia lo attanagliava. Alle quattro, in punta di piedi, scivolò nello studio e cominciò a stilare un bilancio aggiornato delle necessità della famiglia.
In realtà nessuna sorpresa, soltanto la conferma delle sue ansie. Ormai già da un pezzo, lui e Amy si erano ridotti ad attingere completamente con almeno trenta giorni d’anticipo al reddito mensile e ciò, lo sospettava fortemente, era ormai diventata un’abitudine acquisita della maggior parte dei nuclei familiari di Hillcrest Road. Quei pochi che si salvano avevano ormai già dato fondo alle proprie entrate con un anno d’anticipo e sudavano lacrime e sangue per far fronte ai debiti, cosa che fino a quel momento lui aveva accuratamente evitato.
Ma dal momento che i suoi valori patrimoniali erano costituiti da una casa su cui gravavano ancora dieci anni di mutuo e di un’auto che avrebbe richiesto ancora due anni di pagamenti rateali, ogni cosa dipendeva dal reddito. Ovviamente era ridicolo pensare a quel poco che erano riusciti a risparmiare nel corso degli anni e sugli altri due libretti di risparmio – intestati a ciascuno dei figli al fine di coprire le spese dell’università – comparivano delle cifre davvero ridicole, considerato che i prezzi di qualsiasi tipo d’istruzione superiore erano saliti alle stelle. E, purtroppo, nessuno dei due giovani rampolli sembrava destinato a usufruire di un qualsiasi tipo di sovvenzione per meriti di studio.
Per farla breve, dipendeva proprio tutto dal reddito. Ovverosia dal suo stipendio mensile, ovverosia da quanto gli passava la Majestico. Ogni cosa. Morrison si era reso subito conto che quell’impiego aveva rappresentato la svolta decisiva, e la più fortunata, della sua vita. Qualsiasi vaga ambizione avesse nutrito in gioventù, si era subito dissolta dopo la fine dell’università, quando si era accorto sulla sua pelle che là fuori, nel mondo reale, lui era soltanto uno come tanti e che anche il più puntiglioso e costante attaccamento al lavoro quotidiano non sarebbe certo servito a fargli salire le scale verso la gloria.
Seduto lì, con quelle pagine piene di conti sparse sulla scrivania, lo stomaco sottosopra, Morrison cercava penosamente di far fronte al concetto che il suo impiego alla Majestico non era più qualcosa di piacevolmente scontato ma, per una persona della sua età, con il suo curriculum e la sua anzianità, una spaventosa necessità. Alle cinque del mattino, spossato ma più sveglio che mai, passò in cucina per farsi una bottiglia di birra. Le pillole non facevano al caso suo. Anche quando sì sentiva proprio uno straccio, aveva sempre rifiutato di cacciar giù anche una compressa di aspirina, ma la birra lo avrebbe fatto dormire, soprattutto se se la fosse scolata a stomaco vuoto. E i fatti gli diedero ragione.
Nelle giornate e settimane successive, quello diventò un rito: l’improvviso risveglio nelle ore più buie del mattino, i tribolati calcoli alla scrivania, i risultati sempre più deludenti e la bottiglia di birra che, il più delle volte, gli consentiva un altro paio di ore di sonno agitato prima che suonasse la sveglia.
Amy, che godeva di un sonno profondissimo, non si accorse di nulla e pertanto nessun problema in vista. Anzi, grazie a un severissimo controllo, Morrison riuscì a tenerle nascosto anche il crescente nervosismo durante le ore del giorno, sebbene talvolta gli sembrasse insopportabile il pensiero di non potersi confidare con la moglie. Chissà per quale strano motivo, mai come in quei giorni avvertiva il bisogno di contare su di lei. Ma la sua attivissima consorte, tutta presa dagli impegni sociali, intellettuali e festaioli della loro piccola comunità, non gli badava più del solito.
Nel frattempo, tanto per peggiorare le cose, Morrison aveva cominciato ad accusare dei disturbi nervosi che si manifestavano quando meno se lo aspettava. Un improvviso tremito delle mani, una palpebra ballerina e soprattutto un incontrollabile digrignare di denti, inconveniente fastidiosissimo che si manifestava quando la depressione raggiungeva il massimo livello, il che per fortuna accadeva soltanto quando, durante le notti insonni, se ne stava alla scrivania a ruminare sul futuro. In queste occasioni aveva la sensazione che quei denti fossero diabolicamente posseduti da una volontà tutta propria. Neanche se si fosse gettato in una vasca di acqua gelata avrebbero reagito a quel modo.
In ufficio cercava di comportarsi nella maniera più discreta possibile anche se, sovente, avvertiva l’impulso di appurare che cosa ne fosse stato dei vari colleghi che, nel corso degli anni, si erano allontanati dalla società ma ciò, e Morrison se ne rendeva perfettamente conto, non avrebbe mancato di destare spiacevoli e pericolosi sospetti. Comunque nel suo reparto tale argomento veniva sfiorato con una certa frequenza. Innegabilmente Greenbush era una cittadina che, benché vivace e moderna, gravitava attorno all’astro di una grande ma unica Compagnia. La Majestico si era trasferita laggiù vent’anni prima da New York e la città le era cresciuta attorno. E, isolata com’era nel cuore verde del New Jersey, aveva solo la Majestico da offrire. Pertanto, chiunque lasciava la società era obbligato a vendere la casa, che gli piacesse o meno, e a emigrare da qualche altra parte, invariabilmente troppo lontana per mantenere i vecchi legami. Sarebbe stato confortante, si ritrovò a pensare Morrison, imbattersi con qualcuno che aveva lasciato la Majestico e che fosse in grado di raccontargli come se l’era cavata. Qualcuno diverso da Slade. Ma non gli veniva in mente nessuno.
L’unica volta in cui fu quasi sul punto di portare in superficie la disperazione che
lo attanagliava fu durante una cerimonia in occasione della festa del Ringraziamento, organizzata dalla scuola frequentata dai suoi figli. Nel corso dell’appetitoso buffet servito nella palestra dell’istituto, Morrison riuscì a incastrare Frank Lassman, il vice preside, e a esporgli un pensiero che, durante le ultime notti insonni, sovente gli era ronzato per la mente.
— Davvero una festa riuscita — disse a Lassman. — E complimenti anche per la scuola. Dev’essere gratificante svolgere il suo tipo di lavoro.
— In occasioni come queste lo è senz’altro — convenne l’insegnante con un pacato sorriso. — Ma ci sono volte in cui...
— Penso ne valga comunque la pena. Sa, anch’io un tempo avevo avuto la tentazione di dedicarmi all’insegnamento.
— Da un punto di vista squisitamente finanziario — commentò Lassman — sono sicuro che abbia fatto bene a continuare per la sua strada. L’insegnamento offre le sue soddisfazioni, non lo nego, ma fra queste non rientra la sfera economica.
— Be’ — buttò lì Morrison con la massima circospezione — e se io fossi preparato ad accollarmi questo aspetto negativo? Un uomo della mia età, voglio dire. Ci sarebbero possibilità d’inserirsi nell’ordinamento scolastico?
— Qual è la sua specializzazione?
— Oh, numeri. Diciamo aritmetica e matematica.
Lassman scosse il capo con fare di rimprovero. — E dove si era cacciato quando avevamo realmente bisogno di lei? Per cinque anni ci siamo dannati alla ricerca di qualcuno che coprisse questa cattedra, mio caro signore, ma attualmente, con la crisi demografica in corso, stiamo licenziando e non certo assumendo. E questo fenomeno si verifica ovunque. Prima o poi arriverà il giorno, anche se ancora lontano, in cui tutte le scuole del paese saranno vuote.
— Capisco — disse Morrison.
Così l’insonnia, le tensioni e i disturbi nervosi continuarono a peggiorare finché un giorno – quasi avesse raggiunto il fondo e non gli restasse altro che risalire – Morrison si rese conto di star tornando alla normalità. Ricominciò a dormire di notte e, incredibilmente, si accorse di considerare la vita da un’angolazione più ottimistica. Aveva ancora il suo impiego e tutto ciò che questo comportava. E non era certo poco. L’unica cosa che lo stupiva era come avesse potuto farsi così condizionare da quell’incontro accidentale con Slade.
Aveva soltanto fatto del male a se stesso, lasciandosi prendere la mano dall’immaginazione. L’unica cosa di cui poteva essere orgoglioso era il fatto che, mentre altre tempre avrebbero ceduto alla tensione, lui l’aveva combattuta e aveva finito con l’avere la meglio. Non era certo un tipo da autocomplimentarsi, ma in quella occasione si sentì molto fiero di se stesso.
Il primo lunedì di dicembre, alcuni minuti prima delle cinque, proprio mentre sì accingeva a sgomberare e a tornarsene a casa, il dottor Pettengill, capo dipartimento della Sales Analysis, si fermò davanti alla sua scrivania. Si vociferava che l’aitante giovanotto, appena arrivato dalla filiale di Cleveland un paio di anni prima, fosse in predicato di approdare prima o poi all’ultimo piano. Persona dalle maniere gentili ma riservate, lui e Morrison avevano sempre convissuto in buona armonia.
— Ho appena conferito con quelli dell’ultimo piano — esordì il superiore. — Una
tavola rotonda presieduta dallo stesso Cobb. — Costui era il vice presidente della Sezione Pianificazione e Ristrutturazione del complesso di Greenbush. — A quanto pare è prevista una certa riorganizzazione del nostro reparto. Ci fonderemo con la Service Analysis e formeremo la Sales and Service Evaluation. Che cosa le succede? Non si sente bene?
— No, tutto a posto — rispose Morrison.
— Ho l’impressione che abbia bisogno di una boccata d’aria. Comunque, visto che qui è uno dei più anziani, Cobb desidera vederla nel suo ufficio subito domattina. Alle nove in punto. Sa come ci tiene alla puntualità, Larry. Faccia in modo di non sgarrare.
— Sì — promise Morrison.
Quella notte non chiuse occhio. L’indomani, qualche minuto prima delle nove, con ancora addosso il cappotto e gli occhiali scuri a nascondere gli occhi gonfi e arrossati, prese l’ascensore diretta mente per l’ultimo piano. Lì, raggiunto il ballatoio della scala d’emergenza per ripararsi da occhi indiscreti, tirò fuori la carabina da sotto la giacca e ne assemblò le varie parti. Aveva le tasche rigonfie di proiettili calibro 12. Ne caricò una in ciascuna canna, poi nascose di nuovo alla meglio quell’arma letale e attraversò l’atrio per raggiungere l’ufficio di Cobb.
La signorina Bernstein, segretaria particolare dell’alto funzionario, quando lo vide reagì assolutamente d’istinto. Si alzò dalla sedia e diede l’impressione di volergli sbarrare l’ingresso. Si beccò la prima scarica in pieno petto. Poi il signor Cobb, seduto dietro la scrivania, si prese la seconda in mezzo agli occhi. Dopo aver sostituito le pallottole, Morrison passò nella sala riunione dove diversi funzionari, che già si stavano preparando alla riunione del mattino, erano rimasti attoniti sentendo il rumore degli spari.
Morrison scaricò entrambi i caricatori e tutti i colpi andarono a segno. Ancora un’altra serie di munizioni, poi, come un automa, passò nel corridoio dove un paio degli uomini della Sicurezza, pistola alla mano, stavano arrivando di corsa dalla tromba delle scale. Morrison stese secco il primo ma l’altro, facendo fuoco all’impazzata, riuscì a fargli un buco in fronte. Successivamente il medico della scientifica appurò che Morrison doveva essere già morto prima di toccare il pavimento.
La polizia, di fronte a cinque morti e a un ferito, impiegò due mesi a sviscerare il caso ma non arrivò a nessuna risposta, a nessuna spiegazione. Nel rapporto finale venne scritto che “l’omicida, per motivi sconosciuti, eccetera... eccetera...”
Alla Majestico, invece, non rimasero con le mani in mano. Lo psicologo dell’Ufficio Personale che aveva sottoposto Morrison ai test attitudinali prima dell’assunzione, manteneva ancora la stessa carica dopo tutti quegli anni ma, dal momento che all’epoca non era stato in grado di valutare la latente potenzialità omicida del futuro dipendente, venne licenziato in tronco.
Due settimane dopo il suo posto fu rilevato da un dinamico giovanotto, un certo McIntyre, il quale, nonostante lo stipendio non eccessivamente elevato, sembrava estasiato dalla prospettiva di stabilirsi a Greenbush che – in questo pienamente appoggiato dalla graziosa consorte – considerava una comunità tranquilla e piacevole in cui sistemarsi per la vita.
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