martedì 3 febbraio 2026

Giuseppe Musumeci: Quando la realtà supera la fantasia; di Federico Berlioz



Dedicato a un amico carissimo, a un uomo che sa di amicizia vera, genuina e di una bontà che non conosce confini.
 
Il battito di un cuore oltre le sbarre.
 
Esistono opere che non nascono per ambizione letteraria, ma per una necessità viscerale di sopravvivenza. L’antologia di Giuseppe Musumeci, per tutti Pippo, è un’opera che trasuda verità da ogni singola parola. Già dal titolo, “QUANDO LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA”, l’autore ci avverte che il confine tra l’immaginato e il vissuto è stato abbattuto dal peso di un’esperienza umana fuori dal comune.
In queste pagine, Giuseppe compie un atto di umiltà rara. Si confronta con i “cattivi” del racconto crudo, citando me con stima e il fratello Carmelo ma sceglie consapevolmente una strada diversa. Non cerca lo shock o l’orrore fine a se stesso. Pippo sceglie di farsi scultore di “istantanee dell’anima”. La sua scrittura è un bisturi delicato che incide la carne del ricordo per estrarne il sentimento più puro.
Il cuore pulsante di questo libro è la sua infinita sensibilità, una luce che non si è spenta neppure nel “labirinto dei non vivi”. Traspare un uomo che, nonostante il buio del “pianeta oscuro” del carcere, ha saputo preservare una capacità di amare e di soffrire che commuove.
Un pilastro fondamentale di questo mondo interiore è l’immenso, incrollabile amore per la madre. È lei la figura che attraversa i racconti come un angelo custode della memoria, il porto sicuro dove la sua anima torna a rifugiarsi quando il peso della colpa o della solitudine si fa insopportabile. In questo legame si legge la radice della sua umanità: la tenerezza di un figlio che, nonostante le tempeste della vita, non ha mai smesso di cercare negli occhi della madre la propria parte migliore. È un amore che diventa preghiera, un legame che sfida le sbarre e il tempo, ricordandoci che nessuno è mai perduto finché ha qualcuno da amare con tale devozione.
Questa sensibilità diventa poi un grido straziante quando Giuseppe parla dei suoi figli, Andrea, Mattia e il piccolo Andrea. La perdita e l’assenza non sono raccontate con rabbia, ma con una malinconia dolce e terribile, la scrittura diventa l’unico modo per riabbracciarli, per dare un corpo di inchiostro a chi non c’è più.
“Quando la realtà supera la fantasia” non è solo un resoconto carcerario. È un trattato sulla resilienza dello spirito umano. Giuseppe Musumeci ci insegna che si può cadere nelle profondità più abissali, ma che attraverso la scrittura, la fede e l’amore, per una madre, per i figli, per la verità, è possibile trasformare le ferite in feritoie da cui guardare, finalmente, verso la luce della redenzione.
Un libro necessario, scritto con il sangue e con il cuore, che ci invita a non giudicare mai la copertina di una vita senza averne prima ascoltato il battito.

  

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