In Midnight in Paris la cosa che colpisce non è la magia degli anni Venti, ma il modo in cui l’antico diventa più vivo del presente. Gil entra in epoche diverse e scopre che ciò che lui definiva “vintage” non è qualcosa da museo: è qualcosa che resiste, che continua a parlare, che non perde il colore nemmeno dopo decenni. La modernità che lo circonda è veloce, rumorosa, disordinata, mentre il passato appare solido, pieno, coerente con ciò che lui sente. E allora capisci che il cuore del film non è il viaggio nel tempo, ma l’idea che solo le cose autentiche sopravvivono al calendario.
Ogni incontro con gli artisti non serve a mitizzare un’epoca: serve a mostrare come l’ispirazione vera non abbia scadenza. Hemingway, Fitzgerald, Picasso non compaiono come reliquie, ma come presenze vive che incarnano un’energia ancora attuale. Non sembrano lontani cento anni: sembrano semplicemente più profondi di ciò che lo circonda nel presente. È qui che il film ti spinge a guardarti dentro: ciò che è “vecchio” è solo ciò che non ha lasciato traccia. Ciò che dura, invece, è vintage nel senso più puro: continua a valere.
Parigi diventa la prova concreta di questa durata. Non una città da cartolina, ma un luogo dove i tempi si sovrappongono e convivono. Camminando con Gil nelle strade bagnate, ti rendi conto che la nostalgia non c’entra: è riconoscimento. Ci sono atmosfere che resistono perché sono costruite con qualcosa di più forte della moda. La luce gialla dei lampioni, i locali fumosi, la musica jazz non sono décor: sono identità. E quando un’identità è vera, non invecchia.
Gil capisce che il passato non è migliore del presente perché è passato. È migliore per lui perché gli restituisce la sua voce. Il film, allo stesso modo, restituisce allo spettatore l’idea che alcune cose attraversano il tempo perché non hanno bisogno di cambiare per essere significative. Il vintage, in questa storia, è il contrario del vecchio: è il tempo che non crolla. È ciò che rimane intatto anche mentre tutto il resto si muove troppo in fretta.
Alla fine non rimani col ricordo delle epoche visitate, ma con una domanda: cosa, nella tua vita, ha quella stessa capacità di durare? E capisci, proprio come Gil, che il valore non si misura in anni ma in profondità. È questo che rende Midnight in Paris un film che non svanisce: non ti porta nel passato, ti porta in ciò che resta vero nonostante tutto.
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