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lunedì 16 febbraio 2026
J. J. Connington: Le tre meduse, n.73
A Ravensthorpe, un castello isolato nella campagna inglese, è in corso un ballo in maschera. Ai partecipanti è stato richiesto l'anonimato, e forse non è un'idea molto brillante ignorare l'identità dei presenti quando si possiede una collezione di pregiati oggetti d'arte. Qualcuno tuttavia ha l'idea anche peggiore di inscenare per scherzo un furto, dopo aver staccato la luce per agire con il favore dell'oscurità. Del gesto sconsiderato infatti qualcun altro approfitta per rubare una serie di medaglioni, attribuiti a Leonardo da Vinci, raffiguranti la mitologica Medusa. Per fortuna c'è tra gli ospiti della festa il sovrintendente di polizia sir Clinton Driffield, per l'occasione in costume da Cagliostro. Il suo sguardo lucido e rigoroso sarà un prezioso ausilio nelle indagini su una vicenda per nulla ordinaria, alle prese con passaggi segreti, una bizzarra maledizione delle fate e uno spettro che si aggira nel bosco. Il tutto coronato dal delitto.
domenica 15 febbraio 2026
Progressive Spin, puntata 35, 12 febbraio 2026
Henri Cartier-Bresson
sabato 14 febbraio 2026
SNMN, puntata 35, 11 febbraio 2026
venerdì 13 febbraio 2026
C. M. KORNBLUTH: L'ERA DELLA FOLLIA, n.72
Midnight in Paris: la prova che il vintage non invecchia, resiste
Ogni incontro con gli artisti non serve a mitizzare un’epoca: serve a mostrare come l’ispirazione vera non abbia scadenza. Hemingway, Fitzgerald, Picasso non compaiono come reliquie, ma come presenze vive che incarnano un’energia ancora attuale. Non sembrano lontani cento anni: sembrano semplicemente più profondi di ciò che lo circonda nel presente. È qui che il film ti spinge a guardarti dentro: ciò che è “vecchio” è solo ciò che non ha lasciato traccia. Ciò che dura, invece, è vintage nel senso più puro: continua a valere.
Parigi diventa la prova concreta di questa durata. Non una città da cartolina, ma un luogo dove i tempi si sovrappongono e convivono. Camminando con Gil nelle strade bagnate, ti rendi conto che la nostalgia non c’entra: è riconoscimento. Ci sono atmosfere che resistono perché sono costruite con qualcosa di più forte della moda. La luce gialla dei lampioni, i locali fumosi, la musica jazz non sono décor: sono identità. E quando un’identità è vera, non invecchia.
Gil capisce che il passato non è migliore del presente perché è passato. È migliore per lui perché gli restituisce la sua voce. Il film, allo stesso modo, restituisce allo spettatore l’idea che alcune cose attraversano il tempo perché non hanno bisogno di cambiare per essere significative. Il vintage, in questa storia, è il contrario del vecchio: è il tempo che non crolla. È ciò che rimane intatto anche mentre tutto il resto si muove troppo in fretta.
Alla fine non rimani col ricordo delle epoche visitate, ma con una domanda: cosa, nella tua vita, ha quella stessa capacità di durare? E capisci, proprio come Gil, che il valore non si misura in anni ma in profondità. È questo che rende Midnight in Paris un film che non svanisce: non ti porta nel passato, ti porta in ciò che resta vero nonostante tutto.
Il commissario Spada
giovedì 12 febbraio 2026
Jan Dix
Robert Wyland
mercoledì 11 febbraio 2026
Alberto Nepomuceno
Theodore R. Cogswell: Il vostro amico Willie
martedì 10 febbraio 2026
Clayre e Michel Lipman: Il dilemma di nonno Dubois
lunedì 9 febbraio 2026
Edgar Wallace: Le figlie dell'abisso, n.72
domenica 8 febbraio 2026
Progressive Spin, puntata 34, 5 febbraio 2026
Ansel Easton Adams
(San Francisco, 20 febbraio 1902 – Carmel-by-the-Sea, 22 aprile 1984)
sabato 7 febbraio 2026
SNMN, puntata 34, 4 febbraio 2026
venerdì 6 febbraio 2026
SAM MERWIN Jr.: IL FUTURO CHE UCCIDE, n.71
La La Land una ferita viva
La La Land mi ha riportato in faccia una verità che preferisco evitare. Ci sono persone che entrano nella tua vita con una forza che non ti aspettavi, ti fanno muovere, ti fanno credere che stavolta puoi costruire qualcosa che regge. E poi arriva quel punto preciso, quello in cui capisci che ciò che desideri non basta a tenere insieme ciò che sta crollando da un altra parte. Non è colpa di nessuno. È solo il modo in cui la vita ti costringe a scegliere.
Guardando Sebastian ho sentito il peso dei sogni che ti bruciano dentro e che continui a inseguire anche quando ti stanno portando lontano da chi ami. Guardando Mia ho sentito la frustrazione del voler essere vista e la paura di fallire ancora una volta. È la stessa dinamica che vivi quando ami qualcuno ma senti che se non ti muovi adesso perdi la tua unica possibilità di avere un futuro che non ti faccia soffocare. Nessuno ti prepara a questo. Nessuno ti spiega che puoi amare davvero e comunque essere costretto a lasciar andare.
La parte che fa più male non è la separazione in sé. È la lucidità con cui ognuno dei due capisce che restare insieme significherebbe rinunciare a una parte vitale di sé. Ed è terribile rendersi conto che l amore non sempre è la scegliendolo puoi distruggere quello che stai provando a costruire per restare vivo. Questo film lo mostra senza pietà. Non lo addolcisce. Non cerca scuse. Ti fa vedere esattamente dove si spezza una storia che avrebbe potuto diventare molto di più se la vita fosse stata meno feroce.
Nel finale ho sentito quella fitta che conoscono tutti quelli che hanno amato nel momento sbagliato. Guardi i loro occhi e capisci che non c è rancore e non c è colpa. C è solo un rimpianto che non guarirà mai del tutto. Non perché la storia non sia finita bene ma perché è finita nel punto in cui avrebbe potuto cambiarti per sempre se solo avessi avuto più tempo più coraggio più fortuna. Ti lascia addosso la sensazione di una vita che va avanti mentre una parte di te resta ferma lì seduta davanti a un ricordo che non smette di pulsare.
La La Land continua a restare dentro proprio per questo. Non parla di una storia d amore. Parla del momento esatto in cui capisci che puoi perdere qualcosa di prezioso senza aver sbagliato nulla e che la vita non si piega ai tuoi sentimenti. Ti obbliga a crescere anche quando non vuoi. Ti ricorda che alcune persone non torneranno più ma continueranno a muovere ciò che senti e ciò che scegli anche anni dopo. Non le perdi. Restano incise nelle pieghe della tua storia, come una musica che riconosci subito anche se non la ascolti da tempo.
Sir Smith
giovedì 5 febbraio 2026
Il confine













