lunedì 16 febbraio 2026

Albert Rubenson







 

J. J. Connington: Le tre meduse, n.73



A Ravensthorpe, un castello isolato nella campagna inglese, è in corso un ballo in maschera. Ai partecipanti è stato richiesto l'anonimato, e forse non è un'idea molto brillante ignorare l'identità dei presenti quando si possiede una collezione di pregiati oggetti d'arte. Qualcuno tuttavia ha l'idea anche peggiore di inscenare per scherzo un furto, dopo aver staccato la luce per agire con il favore dell'oscurità. Del gesto sconsiderato infatti qualcun altro approfitta per rubare una serie di medaglioni, attribuiti a Leonardo da Vinci, raffiguranti la mitologica Medusa. Per fortuna c'è tra gli ospiti della festa il sovrintendente di polizia sir Clinton Driffield, per l'occasione in costume da Cagliostro. Il suo sguardo lucido e rigoroso sarà un prezioso ausilio nelle indagini su una vicenda per nulla ordinaria, alle prese con passaggi segreti, una bizzarra maledizione delle fate e uno spettro che si aggira nel bosco. Il tutto coronato dal delitto. 

domenica 15 febbraio 2026

Progressive Spin, puntata 35, 12 febbraio 2026



Andrea Casale - Pages of Dusk
Plantoid - Daisy Chains
Ciolkowska - Bomba Nastoyashcheg
Green Carnation - Sanguis (Blood Ties)
Mike Johnson - The Lords Of Creation
Blackwater Holylight - Poppyfields
The Hirsch Effekt - Der Doppelgänger


 

Henri Cartier-Bresson



Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 22 agosto 1908 – Céreste, 3 agosto 2004) è stato un fotografo francese, considerato un pioniere del fotogiornalismo, tanto da meritare l'appellativo di "occhio del secolo". Teorico dell'istante decisivo in fotografia, ha anche contribuito a portare la fotografia di stampo surrealista (ispirata a Eugène Atget) a un pubblico più ampio. È stato uno degli esponenti più importanti della cosiddetta Fotografia umanista.








 

sabato 14 febbraio 2026

SNMN, puntata 35, 11 febbraio 2026



Nùma - Cose strane
After Midnight 00.01 - This Song Is A Lie
Ice Wings - Event Horizon
Van For A Dime - Break It!
Zen Hobo - Ain't Got Money
Trislais - Voglia di…
Loudmother - The cattle
Denisee - Funamboli
PeTr3SKU feat. Thomas - Nonostante tutto
Massaroni Pianoforti - Poveri figli
Sandri - Bye Bye Samurai/Vite
AoNeR - Milano che brucia
FiloQ e Tommi Scerd - NSRN
Alessandra Latino - OltreAde
Nessuno Escluso - Niente da te



 

Gilbert Keith Chesterton - La croce azzurra







 

venerdì 13 febbraio 2026

C. M. KORNBLUTH: L'ERA DELLA FOLLIA, n.72



Intorno al 2000 una terribile malattia rode le civiltà dell'uomo. L'Europa è caduta in una decadenza inimmaginabile: spopolati o addirittura deserti i Paesi che furono le culle della civiltà medesima, ricoperte di foreste impenetrabili Inghilterra e Irlanda, dove tribù di aborigeni seminudi ripiombati nella barbarie del paleolitico praticano misteriosi riti magici e sanguinose pratiche della più antica religione celtica. L'America ha subito una crisi economica che ha profondamente sconvolto la sua struttura sociale e materiale: scomparsi gli Stati Uniti, le antiche famiglie di gangsters, che ricche e potenti avevano già in mano il nerbo della ricchezza del Paese, debellato il Governo si sono divise tutto il Nord America in due grandi Territori, detti del Consiglio e dei Ribelli. Linea di confine, il corso del Mississipi. L'antico Governo, tuttavia, non è scomparso. Col nome di Governo del Nord-America, esule tra le selve d'Irlanda, siede a New Portsmouth, sulla costa, ma non occupa nemmeno l'interno, dove le tribù di selvaggi misteriosamente respingono i suoi attacchi. Dispone di un esercito e di una flotta, ha basi in Islanda e in altre isole dell'Atlantico centrale, le sue macchine sfruttano l'energia atomica, ma la decadenza dei suoi costumi è raccapricciante: ci sono gli schiavi, che per la minima infrazione vengono bolliti vivi, squartati, tagliati a pezzi; squadre criminali di uomini armati impongono la loro volontà alla popolazione in miseria. E fra le nazioni sorte dalla dissoluzione degli Stati Uniti e dell'Europa, del mondo intero, è in corso una lotta sorda, per la reciproca conquista. Charles Orsino è il giovane che il Territorio del Consiglio decide di inviare in Europa come agente segreto; e Lee, una bella ragazza bionda, profonda nelle scienze psicologiche, lo segue. E c'è Martha, la straordinaria fanciulla delle selve dotata della seconda vista e di molti altri strani poteri. Una cupa follia è veramente calata sull'umanità nel momento più critico del suo smarrimento. Leggere questo romanzo vuol dire meditare, approfondire, apprendere; vuol dire soprattutto dare un intenso svago alla mente e allo spirito.

 

Midnight in Paris: la prova che il vintage non invecchia, resiste

 


In Midnight in Paris la cosa che colpisce non è la magia degli anni Venti, ma il modo in cui l’antico diventa più vivo del presente. Gil entra in epoche diverse e scopre che ciò che lui definiva “vintage” non è qualcosa da museo: è qualcosa che resiste, che continua a parlare, che non perde il colore nemmeno dopo decenni. La modernità che lo circonda è veloce, rumorosa, disordinata, mentre il passato appare solido, pieno, coerente con ciò che lui sente. E allora capisci che il cuore del film non è il viaggio nel tempo, ma l’idea che solo le cose autentiche sopravvivono al calendario.


Ogni incontro con gli artisti non serve a mitizzare un’epoca: serve a mostrare come l’ispirazione vera non abbia scadenza. Hemingway, Fitzgerald, Picasso non compaiono come reliquie, ma come presenze vive che incarnano un’energia ancora attuale. Non sembrano lontani cento anni: sembrano semplicemente più profondi di ciò che lo circonda nel presente. È qui che il film ti spinge a guardarti dentro: ciò che è “vecchio” è solo ciò che non ha lasciato traccia. Ciò che dura, invece, è vintage nel senso più puro: continua a valere.


Parigi diventa la prova concreta di questa durata. Non una città da cartolina, ma un luogo dove i tempi si sovrappongono e convivono. Camminando con Gil nelle strade bagnate, ti rendi conto che la nostalgia non c’entra: è riconoscimento. Ci sono atmosfere che resistono perché sono costruite con qualcosa di più forte della moda. La luce gialla dei lampioni, i locali fumosi, la musica jazz non sono décor: sono identità. E quando un’identità è vera, non invecchia.


Gil capisce che il passato non è migliore del presente perché è passato. È migliore per lui perché gli restituisce la sua voce. Il film, allo stesso modo, restituisce allo spettatore l’idea che alcune cose attraversano il tempo perché non hanno bisogno di cambiare per essere significative. Il vintage, in questa storia, è il contrario del vecchio: è il tempo che non crolla. È ciò che rimane intatto anche mentre tutto il resto si muove troppo in fretta.


Alla fine non rimani col ricordo delle epoche visitate, ma con una domanda: cosa, nella tua vita, ha quella stessa capacità di durare? E capisci, proprio come Gil, che il valore non si misura in anni ma in profondità. È questo che rende Midnight in Paris un film che non svanisce: non ti porta nel passato, ti porta in ciò che resta vero nonostante tutto.

Il commissario Spada


 Italia, 1970 / Gian Luigi Gonano e Gianni De Luca

Umano e disponibile, anche se fa di tutto per sembrare brusco e di poche parole, il commissario Spada fa parte del Nucleo di Polizia Criminale (Criminalpol) di Milano ed è stato creato dallo sceneggiatore Gian Luigi Gonano e dal disegnatore
Gianni De Luca, sulle pagine de Il Giornalino, un settimanale cattolico per ragazzi.



Ma ciò non gli ha impedito di vivere avventure ricche di suspense, sempre interessanti e agganciate a una realtà che non trascura i problemi concreti del nostro tempo: dai dirottamenti al drammatico fenomeno della droga. È anche
funzionario dell'Interpol, e come tale agisce in varie parti del mondo dimostrando tutte le sue capacità. Pur svolgendo il suo compito con la grinta e la coscienza di un professionista, il commissario Spada si sente anche un po' missionario ed è
convinto che il criminale non sia un nemico ma un uomo che svolge un'attività illegale nella società.


Continuamente vincolato al suo "mestiere", come lo chiama lui, Spada non parla mai del proprio passato, anche se nella sua vita c'è probabilmente un segreto ricordo che lo tormenta: forse la morte della moglie, che lo ha lasciato solo con un
figlio, un ragazzo di quindici anni di nome Mario, sveglio e intraprendente, talvolta in conflitto con il padre e talvolta al suo fianco, come in una storia ambientata a bordo di un DC-8 e imperniata su un doppio dirottamento.



Nonostante il suo lavoro lo porti spesso lontano da casa, il commissario è molto legato al figlio e cerca di stargli il più possibile vicino aiutandolo anche, di tanto in tanto, a risolvere i suoi problemi personali.

giovedì 12 febbraio 2026

Jan Dix



L'olandese Jan Dix è un investigatore, ma non nel senso classico del ruolo. Non si occupa, infatti, di indagare su omicidi e rapine, quanto di effettuare ricerche, recuperi, acquisizioni e attribuzioni di opere d'Arte, siano esse dipinti, sculture, oggetti o strutture architettoniche.

È un consulente dell'importante Rijksmuseum di Amsterdam, presso il quale lavora Annika, la donna con cui vive da anni una storia d'amore fatta di alti e bassi. È proprio la sua "fidanzata" a coinvolgere Dix in ricerche per il museo che lo portano a viaggiare per tutto il mondo, sulle tracce delle opere o in caccia delle loro origini e dei loro autori: Rembrandt, Vermeer, Van Gogh... Ma anche anonimi e allucinati pittori di "ex voto", scultori primitivi (produttori di totem e immagini animistiche) e macabri allestitori di "wunderkammer".

L'Arte è per lui come un libro tutto da divorare, per approfondire la conoscenza della vera natura dell'uomo. Gli oggetti d'Arte, però, sono anche oggetti di valore venale, quindi suscettibili di furto, trafugamento, falsificazione nello stesso prosaico modo di qualsiasi altro possibile bottino. Jan ha dunque a che fare, per cause di forza maggiore, con ladri, assassini, sequestratori, né più né meno di qualsiasi altro detective e, pur riluttante, si vede costretto anche a sparare per difendersi da uomini senza scrupoli.



 

Robert Wyland


 Nato il 9 luglio 1956) è un artista e ambientalista americano, noto soprattutto per i suoi oltre 100 Whaling Walls , grandi murales all'aperto raffiguranti immagini di balene a grandezza naturale e di altre creature marine, per richiamare l'attenzione sulla difficile situazione delle balene in tutto il mondo.

Nel 1993, ha fondato la fondazione no-profit Wyland Foundation, "per aiutare i bambini a riscoprire la meraviglia dell'oceano attraverso l'arte" e per finanziare i suoi murales Whaling Wall. 
Il più grande murale oceanico di Wyland stabilisce un record internazionale di oltre tre acri di superficie, all'esterno del Long Beach Convention Center. Il 100° Whaling Wall di Wyland è stato dipinto a Pechino nel 2008. ìDa allora la sua fondazione ha ampliato il suo lavoro per includere altre iniziative ambientali come la sponsorizzazione della National Mayor's Challenge for Water Conservation.










ROBERT WYLAND E JIM WARREN "DOLPHIN RIDES"
Una collaborazione tra gli artisti di fama mondiale Robert Wyland e Jim Warren: "Dolphin Rides". Questa mini stampa Fine Art raffigura una giocosa scena fantasy di bambini che cavalcano delfini, con un paesaggio sottomarino che raffigura delfini, tonni e una tartaruga marina. Sullo sfondo si trovano un vulcano, un faro e una vegetazione lussureggiante. Un ragazzo tiene in mano un cartello con la scritta "Dolphin Rides 25 centesimi". Quest'opera è firmata in stampatello "Wyland 1992" e "Jim Warren" (non autografata).


mercoledì 11 febbraio 2026

Alberto Nepomuceno


Alberto Nepomuceno (Fortaleza, 6 luglio 1864 – Rio de Janeiro, 16 ottobre 1920) è stato un compositore e direttore d'orchestra brasiliano.

Esponente della scuola nazionale brasiliana, svolse un'importante attività culturale e organizzativa: fu direttore dell’Orchestra dei concerti popolari e direttore dell’Instituto Nacional de Mùsica. Compose varie opere di musica teatrale e sinfonica.

La sua formazione musicale è curata dal padre, violinista, organista e maestro di cappella della Cattedrale. Nel 1872 si trasferisce con la famiglia a Recife dove inizia a studiare pianoforte e violino; all’età di 18 anni diventa direttore del Recife Carlos Gomes Club e nel 1883 viene assunto come violinista presso il Teatro “Santa Isabel”.

Dal 1885 Alberto Nepomuceno risiede a Rio de Janeiro dove continua gli studi di pianoforte al Beethoven Club; si avvicina alla politica ed è attivo sostenitore del movimento repubblicano e abolizionista.  Presenta, in quell’anno, in un concerto presso l’Istituto Nazionale di Musica, alcuni brani in portoghese con l’obiettivo di contrastare la convinzione diffusa che quella lingua fosse inadatta al bel canto; inizia quindi, nei confronti della critica e della stampa, una vera e propria battaglia per affermare il nazionalismo nella musica classica, lotta intrapresa anche attraverso l’Associazione Concerto Popolare volta alla promozione dei compositori brasiliani. Nel 1887, l’anno precedente all’abolizione della schiavitù in Brasile, compone Dança Negros, uno dei suoi primi lavori che incorpora elementi etnici; il brano, successivamente rielaborato, orchestrato e rinominato Batuque, costituisce il quarto e ultimo movimento della Série Brasileira.

Negli anni tra il 1888 e il 1894 Alberto Nepomuceno soggiorna in Europa. Studia a Roma con Giovanni Sgambati e a Berlino con Theodor Leschetizky; si trasferisce a Oslo, ospite di Edvard Grieg, che lo incoraggia a fondare una scuola brasiliana di composizione. Diverse opere importanti sono composte in questo periodo. La Suite Antiga, scritta nel 1893 nella residenza di Troldhaugen, è chiaramente modellata sulla Holberg Suite del compositore norvegese; il Terzo Quartetto per archi, sottotitolato Brasileiro e composto a Berlino nel 1890, è probabilmente il primo esempio di melodia popolare brasiliana rielaborata nelle forme classiche del linguaggio romantico dell’Europa centrale.

Ritornato a Rio de Janeiro, Alberto Nepomuceno ottiene una cattedra presso l’Istituto Nazionale di Musica; continua la sua battaglia per la nazionalizzazione della musica classica e per la promozione dei compositori brasiliani. Lascia l’insegnamento nel 1916; nel 1917, al Teatro Comunale di Rio, tiene il suo ultimo concerto. Malato ed emaciato vivrà per altri tre anni.


Compose la sua Série Brasileira (Suite Brasiliana, 1891) mentre studiava con l'amico di Brahms, Heinrich von Herzongenberg, a Berlino. La suite in quattro movimenti è assolutamente deliziosa e, a suo modo, piuttosto originale. Le influenze di Nepomuceno sono evidenti: la rappresentazione dell'alba in montagna nel movimento iniziale sembra ispirarsi alla "Scène aux champs" della Sinfonia fantastica di Berlioz e ai Sussurri nella foresta di Wagner. Eppure la musica guarda anche avanti, e a volte in modi sorprendenti, come a 2'13" con la sua fragrante prefigurazione della pittura sonora dell'alba di Debussy in La mer. Nel terzo movimento, una cadenzata vertigine evoca in modo semplice ed efficace il fascino languido di un pisolino su un'amaca, mentre i ritmi vigorosi e sincopati del Batuque finale – tratti da una danza afrobrasiliana – sono diversi da qualsiasi cosa nella musica europea di quel tempo (il parallelo più vicino potrebbe essere Una notte ai tropici di Gottschalk del 1859).

Theodore R. Cogswell: Il vostro amico Willie


Ai vecchi tempi nessuno avrebbe fatto storie perché Willie McCracken aveva ammazzato un negro, ma non siamo più ai vecchi tempi. Il giudice, mentre ascoltava al ricevitore la voce che gli parlava dal capoluogo, era in un bagno di sudore.
— Non si può impiccare un bianco perché ha sparato a un negro!
— E chi ha parlato d’impiccare? — tuonò l’altro. — Le cose vanno fatte come si deve, ecco tutto. E se ci vogliono due settimane, mettetecele, non cavatevela in mezz’ora!
Docile, il giudice c’impiegò due settimane. Prima ci fu la lunga sfilata dei testimoni a difesa, seguita da quella altrettanto lunga dei testi dell’accusa, mentre la giuria, debitamente istruita in precedenza, sedeva compunta, soddisfatta di non essere al lavoro nei campi sotto il solleone e in più di guadagnare tre dollari al giorno di diaria. Un giovanotto intraprendente era arrivato dalla città per sovrintendere all’andamento generale, col risultato che il processo di Willie McCracken fu un modello di correttezza.
Il Pubblico Ministero, nel formulare l’accusa contro Willie, lasciò in ombra, con molta discrezione, il fatto che il morto, al ritorno dalla Corea, aveva aperto un piccolo garage, sottraendo clienti all’autorimessa di Willie e non rilevò che quest’ultimo, come membro influente dei locali Cavalieri della Spada Fiammeggiante, aveva ingiunto alla vittima di lasciare la città nel giro di una settimana.
I testimoni chiave erano due. Uno era una negra vecchissima e nerissima; l’altro era una bianca, non più tanto giovane come voleva sembrare. La prima era la classica strega, però, a differenza delle consorelle del passato, non solo le era consentito di vivere, ma anche di godere di una certa prosperità. Ben pochi, in quell’aula di tribunale, non avevano fatto ricorso segretamente, in un certo momento della vita, a Zia Hattie. Nella maggior parte dei casi, si trattava di filtri d’amore o di fatture contro il malocchio, ma qualcuno si era rivolto a lei per scopi meno innocenti, ragione per cui la vecchia era trattata con insolito rispetto. Zia

martedì 10 febbraio 2026

Giana Anguissola - La povera Tinuccia, 1935








Clayre e Michel Lipman: Il dilemma di nonno Dubois


Benché non fosse ancora mezzogiorno, Nonno Jean Dubois chiuse a chiave e sprangò la porta della polverosa stamperia, poi abbassò le persiane delle finestre. Si avvicinò al banco di incisione, sotto la lampada schermata di verde, e con mano decisa aprì il cassetto. Ne tirò fuori il biglietto da mille dollari, accuratamente sistemato in un nascondiglio che aveva ricavato sul lato posteriore del cassetto.
Mentre esaminava il biglietto con una forte lente, notò che l’inchiostro era finalmente asciutto. Allora sospirò, per l’orgoglio e per la soddisfazione. Conosceva il suo mestiere, nonno Dubois. E quella perfetta contraffazione ne era la prova. La Zecca degli Stati Uniti non faceva niente di meglio. La carta, i fili di seta, la serie di linee sottili e interrotte. Tutto perfetto. Sì, e ne avrebbe potuti fare moltissimi altri, se avesse voluto.
Ma non ne avrebbe fatti altri. Soltanto questo, perché lui era un onesto cittadino americano, rispettosissimo della legge.
Il fatto era che la sua adorata nipotina Annette aveva bisogno del pianoforte. Il pianoforte dalle meravigliose tonalità che avevano ammirato nel negozio di “Musica, Strumenti musicali e Biglietti da visita” del signor Frierly, nella Carondelet Street. Perché Annette era dotata di un talento fuori del comune. Sarebbe arrivata fino alle sale da concerto, così diceva Madame Lausanne, a patto che la bambina avesse un buon strumento sul quale esercitarsi.
Nonno Dubois, che abitava in una stanzetta nella parte posteriore della casa dei genitori di Annette, in St. Char Street, sapeva che loro potevano a malapena pagare le lezioni di musica. Quarant’anni prima, le sue macchine da stampa e i suoi strumenti erano quanto di meglio si potesse importare dalla Francia; ma rivendendoli oggi a New Orleans ne avrebbe ricavato, al massimo, duecento dollari.
Senza contare che lui viveva della sua stamperia. Una vita modesta, a dire la verità, perché chi si cura, oggi, di incisioni ben fatte? Nonno Dubois aveva pensato e ripensato al pianoforte per Annette, fino a farsi venire il mal di testa; alla fine, con l’aiuto di una fotografia, aveva cominciato a lavorare su una lastra d’acciaio.
Il risultato era questo perfetto biglietto da mille dollari. Lo piegò e lo ripiegò diverse volte, poi lo mise nel portafoglio. Aveva già bruciato le prove di stampa sul fornello a gas. Mise la lastra d’acciaio in un bacile di acido, e i suoi occhi scuri, più scuri di quelli di un giovane, fissarono senza battere ciglio la bella incisione che, a poco a poco, si corrodeva e si cancellava. Alla fine si raddrizzò. Era un uomo piccolo, ben piantato, con i capelli bianchi e un paio di arricciolati baffi grigio ferro; il viso bonario e arguto smentiva l’aggressività del suo naso a becco, da francese.
Nonostante tutto, in nonno Dubois c’era un senso di fastidio. Non mancava certo di fiducia nel suo capolavoro, né temeva di venire scoperto. Piuttosto, c’era il fatto che l’intero quartiere – più simile ad una cittadina di provincia che alla parrocchia

lunedì 9 febbraio 2026

Edgar Wallace: Le figlie dell'abisso, n.72



Jim Bartholomew è un giovane manager di una filiale della South Devon Farmers' Bank con una passione per la caccia, i cavalli e un'avversione per la routine. Cosa ha in comune con Margot, la bella signora Markham, e un affascinante americano? E cosa hanno a che fare con questa storia le Figlie della Notte, le tre divinità romane che portavano punizioni ai malvagi? 

Albéric Magnard







 

domenica 8 febbraio 2026

Progressive Spin, puntata 34, 5 febbraio 2026


Hamasaari - Frames
Syberia - En la foscor una llum que brilla
Major Parkinson - Viva the Apocalypse!
Big Big Train - The Artist
Karnivool - Opal
Wolverine - A Perfect Alignment
The Neal Morse Band - Hurt People


 

Ansel Easton Adams

 

(San Francisco, 20 febbraio 1902 – Carmel-by-the-Sea, 22 aprile 1984)

È noto per le sue fotografie in bianco e nero di paesaggi dei parchi nazionali americani e come autore di numerosi libri di fotografia, tra cui la trilogia di manuali di tecnica, The Camera, The Negative e The Print. È stato tra i fondatori dell'associazione Gruppo f/64 insieme ad altri maestri come Edward Weston, Willard Van Dyke e Imogen Cunningham. Viene considerato uno dei padri fondatori della fotografia paesaggistica in bianco e nero.













sabato 7 febbraio 2026

SNMN, puntata 34, 4 febbraio 2026



Leggero Burnout - You are all Pisellas
Cecilia Quad - Inferno
Zara Broadway - In My Dreams
Woda Woda - Lucifer
The Pop Fish Band - In The Same Place
Fentz - Miles Away
7RI8 - Fallout
Roccuzzo - Ohana
Catluaba - Niente
Pierfrancesco Madeo - Shadow of the Day
Siba - 626
Eduardo De Felice - Amore Unilaterale
Bandeep - Vengo da Marte
Nicola Ferrari - Luce per me
MaDai - Alieni


 

Ian Fleming - 007, Solo per i tuoi occhi






venerdì 6 febbraio 2026

SAM MERWIN Jr.: IL FUTURO CHE UCCIDE, n.71



E' possibile che esseri inimmaginabili, uomini nostri discendenti del futuro più remoto, vengano verso il passato per modificarlo così che esso influisca sull'avvenire - il loro presente - foggiandolo secondo i loro disegni imperscrutabili? Questa la tesi quanto mai appassionante d'uno dei romanzi più avvincenti di Urania. Il futuro ci manda il suo concreto messaggio di morte. Prima uno studioso di problemi psichici e storici viene trovato ucciso sulle sue carte: gli appunti per un libro ch'egli conta di scrivere per rivelare al mondo la congiura che l'avvenire ordisce ai suoi danni. Poi è la volta di un poeta, suo intimo, che si era ripromesso di continuare l'opera dell'amico assassinato. Poi il rettore di un'università viene rapito... fino a quando il terrore e l'angoscia diverranno la caratteristica d'ogni pagina. Il futuro, vedremo, ha già cominciato a influire sulla storia dell'uomo fin dai tempi d'Archimede, forse fin dall'epoca dell'uomo delle caverne; e il corso degli eventi umani ha preso la direzione che i protagonisti della storia non avrebbero voluto, ma che vogliono le creature imperscrutabili dell'avvenire. Il futuro non solo esiste già contemporaneamente al presente e quindi al passato; ma può uccidere, uccide, anzi, con sottile e paurosa perfidia... Un mistero di fantascienza, questo FUTURO CHE UCCIDE, senza precedenti!
 

La La Land una ferita viva


La La Land mi ha riportato in faccia una verità che preferisco evitare. Ci sono persone che entrano nella tua vita con una forza che non ti aspettavi, ti fanno muovere, ti fanno credere che stavolta puoi costruire qualcosa che regge. E poi arriva quel punto preciso, quello in cui capisci che ciò che desideri non basta a tenere insieme ciò che sta crollando da un altra parte. Non è colpa di nessuno. È solo il modo in cui la vita ti costringe a scegliere.


Guardando Sebastian ho sentito il peso dei sogni che ti bruciano dentro e che continui a inseguire anche quando ti stanno portando lontano da chi ami. Guardando Mia ho sentito la frustrazione del voler essere vista e la paura di fallire ancora una volta. È la stessa dinamica che vivi quando ami qualcuno ma senti che se non ti muovi adesso perdi la tua unica possibilità di avere un futuro che non ti faccia soffocare. Nessuno ti prepara a questo. Nessuno ti spiega che puoi amare davvero e comunque essere costretto a lasciar andare.


La parte che fa più male non è la separazione in sé. È la lucidità con cui ognuno dei due capisce che restare insieme significherebbe rinunciare a una parte vitale di sé. Ed è terribile rendersi conto che l amore non sempre è la scegliendolo puoi distruggere quello che stai provando a costruire per restare vivo. Questo film lo mostra senza pietà. Non lo addolcisce. Non cerca scuse. Ti fa vedere esattamente dove si spezza una storia che avrebbe potuto diventare molto di più se la vita fosse stata meno feroce.


Nel finale ho sentito quella fitta che conoscono tutti quelli che hanno amato nel momento sbagliato. Guardi i loro occhi e capisci che non c è rancore e non c è colpa. C è solo un rimpianto che non guarirà mai del tutto. Non perché la storia non sia finita bene ma perché è finita nel punto in cui avrebbe potuto cambiarti per sempre se solo avessi avuto più tempo più coraggio più fortuna. Ti lascia addosso la sensazione di una vita che va avanti mentre una parte di te resta ferma lì seduta davanti a un ricordo che non smette di pulsare.


La La Land continua a restare dentro proprio per questo. Non parla di una storia d amore. Parla del momento esatto in cui capisci che puoi perdere qualcosa di prezioso senza aver sbagliato nulla e che la vita non si piega ai tuoi sentimenti. Ti obbliga a crescere anche quando non vuoi. Ti ricorda che alcune persone non torneranno più ma continueranno a muovere ciò che senti e ciò che scegli anche anni dopo. Non le perdi. Restano incise nelle pieghe della tua storia, come una musica che riconosci subito anche se non la ascolti da tempo.

Sir Smith


Gran Bretagna, 1913 / Sax Rohmer

Dapprima come ispettore di Scotland Yard, in seguito come commissario del dipartimento di indagini criminali e infine come investigatore privato, sir Denis Nayland Smith ha dedicato tutta la propria vita alla lotta contro il diabolico Fu Manchu, un geniale criminale cinese che si prefigge di conquistare il mondo, e questi scontri sono raccontati in prima persona dal dottor Petrie, un amico di sir Denis Nayland Smith, che lo accompagna sempre nelle sue avventure e che sposerà Karamaneh, una ex schiava del terribile orientale.



Con tre lauree, una vasta conoscenza dell'occulto e di misteriosi segreti completamente sconosciuti agli occidentali, Fu Manchu è - come lo descrive, in fondo con un pizzico di ammirazione, il suo avversario all'inizio della saga - «sicuramente la personalità più malvagia e terribile che esista al mondo. E un linguista che parla con facilità moltissime lingue e un'infinità di dialetti. È esperto di tutte le arti e le scienze che una grande università potrebbe insegnare e conosce anche alcune arti e scienze oscure che nessuna università oggi insegna. Ha il cervello di tre uomini geniali».



Il suo aspetto è davvero terribile, come il suo modato desiderio di potere. «Immagina una persona alta, snella e felina - è sempre sir Smith che parla, - con spalle erette, con una fronte shakespeariana e un volto satanico, un cranio rasato e gli occhi a mandorla e magnetici, verdi come quelli di un gatto. Investito di tutta la crudele astuzia della razza orientale accumulata in un unico intelletto gigantesco, di tutte le risorse della scienza passata e presente, di tutte le risorse, se vuoi, di un governo ricco ... Immagina quell'essere spaventoso e avrai il ritratto del dottor Fu Manchu, il pericolo giallo incarnato in un solo uomo». 



Il primo romanzo di Sax Rohmer, Il mistero del Dr. Fu Manchu (The mystery of Dr. Fu Manchu, 1913), si conclude con l'apparente morte del geniale criminale cinese, il quale sembra perire bruciato dalle misteriose fiamme che distruggono il suo ultimo rifugio. In realtà non è così, e in seguito egli ritornerà più giovane e più forte (infatti nella terza avventura ringiovanisce grazie a un elisir di lunga vita che egli stesso ha perfezionato), oltre che sempre più determinato nel suo progetto di conquistare il mondo. 




Sir Denis Nayland Smith (che è stato insignito del titolo di baronetto proprio per la sua strenua lotta contro questo genio del male, che è in fondo il vero protagonista dei tredici romanzi e dei numerosi racconti scritti da Sax Rohmer) ce la mette davvero tutta per cercare di avere la meglio sul diabolico orientale, ma in realtà non riesce mai a sconfiggerlo definitivamente e con il passare del tempo, pur mantenendone certe connotazioni negative, l'autore riabilita non poco il terribile cinese arrivando a presentarlo addirittura in versione positiva. 




Anche gli omicidi sono ridotti all'essenziale: se nel primo romanzo Fu Manchu aveva sterminato una dozzina di agenti per il solo gusto di sperimentare un fungo velenoso, ora ricorre soltanto a pozioni e gas soporiferi.
Fu Manchu viene infatti in gran parte riabilitato, le sue mire espansionistiche spiegate e motivate. E una volta arriva addirittura a sfogarsi con sir Smith con queste precise parole: «lo lavoravo per il mio paese, vedevo la Cina malgovernata, in progressiva decadenza e, nonostante le sue vaste risorse, sempre più preda degli avvoltoi. Speravo di dare alla Cina quel posto nel mondo al quale le danno diritto la sua intelligenza, la sua industriosità e i suoi ideali, speravo di svegliare la Cina. I miei metodi, sir Denis, erano malvagi, ma le motivazioni erano buone».



Cosicché, come ha scritto Umberto Volpini, «Fu Manchu e sir Denis Nayland Smith vengono a ergersi a campioni di due civiltà, uno di quella asiatica (e africana) forte di un luminoso passato e anelante a una rivincita, l'altro di quella bianca e occidentale, prevalente nel mondo e ben decisa a mantenere la sua supremazia.
Qua e là nei libri di Sax Rohmer vi sono frasi di ammirazione per il lavoro del dottore, e la condanna sfuma sovente in una riprovazione per un genio forse mal adoperato.


Dagli anni Venti al 1979, quando Peter Sellers ha interpretato il doppio ruolo del dottor Fu Manchu e del suo acerrimo nemico sir Denis Nayland Smith in Il diabolico complotto del dotlor Fu Manchu (The fiendish plot of Dr. Fu Manchu) , diretto da Piers Haggard, questi personaggi sono stati più volte portati sullo schermo. 


Il dottor Fu Manchu è stato di volta in volta interpretato da attori del calibro di Warner Oland, Boris Karloff e Christopher Lee. Nel 1952 venne girato un pilot che non ebbe seguito (con Sir Cedric Hardwicke nel ruolo di Sir Smith e Jobn Carradine in quello dell'imperscrutabile Fu Manchu). 



Nel 1956 andò in onda negli Stati Uniti una breve serie ispirata ai romanzi di Sax Rohmer con Glenn Gordon nei panni del genio del crimine e Lester Stevens in quelli del suo irriducibile avversario.
Alcune avventure con questo personaggio sono state pubblicate in Italia da Sugar negli anni Sessanta e da Mondadori negli anni Ottanta.

giovedì 5 febbraio 2026

Il confine



Tutto parte da un piccolo villaggio alpino sul confine tra Italia e Francia, dove il pulmino che trasporta una classe di adolescenti in gita scolastica scompare nel nulla. A occuparsi della ricerca vengono chiamati, come consulenti delle autorità investigative, due personaggi opposti e complementari: l’italiana Laura Denti, immortalata sulla copertina del primo numero, è un’agente dell’Interpol concreta e poco affabile, incattivita dalle proprie ossessioni; il francese Antoine Jacob è invece un esperto conoscitore delle montagne, affascinato dal mistero in sé e dai mutamenti nel paesaggio che sembrano sconvolgere in modi inspiegabili lo spazio e il tempo, più che dalla ricerca dei ragazzi.

Pur tenendosi focalizzata sui due protagonisti, Il confine è una serie corale: ci sono i genitori dei giovani scomparsi, la compagna di classe rimasta a casa quel giorno, un reporter di cronaca, e un’ampia comunità di abitanti del paesino. La direzione corale è tanto più utile quanto proseguirà nell’approccio visto in queste prime battute: staccarsi dalla tradizionale narrazione lineare per approfondire vicende all’apparenza marginali, che troveranno poi senso entro un quadro più generale.