venerdì 13 febbraio 2026

Il commissario Spada


 Italia, 1970 / Gian Luigi Gonano e Gianni De Luca

Umano e disponibile, anche se fa di tutto per sembrare brusco e di poche parole, il commissario Spada fa parte del Nucleo di Polizia Criminale (Criminalpol) di Milano ed è stato creato dallo sceneggiatore Gian Luigi Gonano e dal disegnatore
Gianni De Luca, sulle pagine de Il Giornalino, un settimanale cattolico per ragazzi.



Ma ciò non gli ha impedito di vivere avventure ricche di suspense, sempre interessanti e agganciate a una realtà che non trascura i problemi concreti del nostro tempo: dai dirottamenti al drammatico fenomeno della droga. È anche
funzionario dell'Interpol, e come tale agisce in varie parti del mondo dimostrando tutte le sue capacità. Pur svolgendo il suo compito con la grinta e la coscienza di un professionista, il commissario Spada si sente anche un po' missionario ed è
convinto che il criminale non sia un nemico ma un uomo che svolge un'attività illegale nella società.


Continuamente vincolato al suo "mestiere", come lo chiama lui, Spada non parla mai del proprio passato, anche se nella sua vita c'è probabilmente un segreto ricordo che lo tormenta: forse la morte della moglie, che lo ha lasciato solo con un
figlio, un ragazzo di quindici anni di nome Mario, sveglio e intraprendente, talvolta in conflitto con il padre e talvolta al suo fianco, come in una storia ambientata a bordo di un DC-8 e imperniata su un doppio dirottamento.



Nonostante il suo lavoro lo porti spesso lontano da casa, il commissario è molto legato al figlio e cerca di stargli il più possibile vicino aiutandolo anche, di tanto in tanto, a risolvere i suoi problemi personali.

giovedì 12 febbraio 2026

Jan Dix



L'olandese Jan Dix è un investigatore, ma non nel senso classico del ruolo. Non si occupa, infatti, di indagare su omicidi e rapine, quanto di effettuare ricerche, recuperi, acquisizioni e attribuzioni di opere d'Arte, siano esse dipinti, sculture, oggetti o strutture architettoniche.

È un consulente dell'importante Rijksmuseum di Amsterdam, presso il quale lavora Annika, la donna con cui vive da anni una storia d'amore fatta di alti e bassi. È proprio la sua "fidanzata" a coinvolgere Dix in ricerche per il museo che lo portano a viaggiare per tutto il mondo, sulle tracce delle opere o in caccia delle loro origini e dei loro autori: Rembrandt, Vermeer, Van Gogh... Ma anche anonimi e allucinati pittori di "ex voto", scultori primitivi (produttori di totem e immagini animistiche) e macabri allestitori di "wunderkammer".

L'Arte è per lui come un libro tutto da divorare, per approfondire la conoscenza della vera natura dell'uomo. Gli oggetti d'Arte, però, sono anche oggetti di valore venale, quindi suscettibili di furto, trafugamento, falsificazione nello stesso prosaico modo di qualsiasi altro possibile bottino. Jan ha dunque a che fare, per cause di forza maggiore, con ladri, assassini, sequestratori, né più né meno di qualsiasi altro detective e, pur riluttante, si vede costretto anche a sparare per difendersi da uomini senza scrupoli.



 

mercoledì 11 febbraio 2026

Alberto Nepomuceno


Alberto Nepomuceno (Fortaleza, 6 luglio 1864 – Rio de Janeiro, 16 ottobre 1920) è stato un compositore e direttore d'orchestra brasiliano.

Esponente della scuola nazionale brasiliana, svolse un'importante attività culturale e organizzativa: fu direttore dell’Orchestra dei concerti popolari e direttore dell’Instituto Nacional de Mùsica. Compose varie opere di musica teatrale e sinfonica.

La sua formazione musicale è curata dal padre, violinista, organista e maestro di cappella della Cattedrale. Nel 1872 si trasferisce con la famiglia a Recife dove inizia a studiare pianoforte e violino; all’età di 18 anni diventa direttore del Recife Carlos Gomes Club e nel 1883 viene assunto come violinista presso il Teatro “Santa Isabel”.

Dal 1885 Alberto Nepomuceno risiede a Rio de Janeiro dove continua gli studi di pianoforte al Beethoven Club; si avvicina alla politica ed è attivo sostenitore del movimento repubblicano e abolizionista.  Presenta, in quell’anno, in un concerto presso l’Istituto Nazionale di Musica, alcuni brani in portoghese con l’obiettivo di contrastare la convinzione diffusa che quella lingua fosse inadatta al bel canto; inizia quindi, nei confronti della critica e della stampa, una vera e propria battaglia per affermare il nazionalismo nella musica classica, lotta intrapresa anche attraverso l’Associazione Concerto Popolare volta alla promozione dei compositori brasiliani. Nel 1887, l’anno precedente all’abolizione della schiavitù in Brasile, compone Dança Negros, uno dei suoi primi lavori che incorpora elementi etnici; il brano, successivamente rielaborato, orchestrato e rinominato Batuque, costituisce il quarto e ultimo movimento della Série Brasileira.

Negli anni tra il 1888 e il 1894 Alberto Nepomuceno soggiorna in Europa. Studia a Roma con Giovanni Sgambati e a Berlino con Theodor Leschetizky; si trasferisce a Oslo, ospite di Edvard Grieg, che lo incoraggia a fondare una scuola brasiliana di composizione. Diverse opere importanti sono composte in questo periodo. La Suite Antiga, scritta nel 1893 nella residenza di Troldhaugen, è chiaramente modellata sulla Holberg Suite del compositore norvegese; il Terzo Quartetto per archi, sottotitolato Brasileiro e composto a Berlino nel 1890, è probabilmente il primo esempio di melodia popolare brasiliana rielaborata nelle forme classiche del linguaggio romantico dell’Europa centrale.

Ritornato a Rio de Janeiro, Alberto Nepomuceno ottiene una cattedra presso l’Istituto Nazionale di Musica; continua la sua battaglia per la nazionalizzazione della musica classica e per la promozione dei compositori brasiliani. Lascia l’insegnamento nel 1916; nel 1917, al Teatro Comunale di Rio, tiene il suo ultimo concerto. Malato ed emaciato vivrà per altri tre anni.


Compose la sua Série Brasileira (Suite Brasiliana, 1891) mentre studiava con l'amico di Brahms, Heinrich von Herzongenberg, a Berlino. La suite in quattro movimenti è assolutamente deliziosa e, a suo modo, piuttosto originale. Le influenze di Nepomuceno sono evidenti: la rappresentazione dell'alba in montagna nel movimento iniziale sembra ispirarsi alla "Scène aux champs" della Sinfonia fantastica di Berlioz e ai Sussurri nella foresta di Wagner. Eppure la musica guarda anche avanti, e a volte in modi sorprendenti, come a 2'13" con la sua fragrante prefigurazione della pittura sonora dell'alba di Debussy in La mer. Nel terzo movimento, una cadenzata vertigine evoca in modo semplice ed efficace il fascino languido di un pisolino su un'amaca, mentre i ritmi vigorosi e sincopati del Batuque finale – tratti da una danza afrobrasiliana – sono diversi da qualsiasi cosa nella musica europea di quel tempo (il parallelo più vicino potrebbe essere Una notte ai tropici di Gottschalk del 1859).

Theodore R. Cogswell: Il vostro amico Willie


Ai vecchi tempi nessuno avrebbe fatto storie perché Willie McCracken aveva ammazzato un negro, ma non siamo più ai vecchi tempi. Il giudice, mentre ascoltava al ricevitore la voce che gli parlava dal capoluogo, era in un bagno di sudore.
— Non si può impiccare un bianco perché ha sparato a un negro!
— E chi ha parlato d’impiccare? — tuonò l’altro. — Le cose vanno fatte come si deve, ecco tutto. E se ci vogliono due settimane, mettetecele, non cavatevela in mezz’ora!
Docile, il giudice c’impiegò due settimane. Prima ci fu la lunga sfilata dei testimoni a difesa, seguita da quella altrettanto lunga dei testi dell’accusa, mentre la giuria, debitamente istruita in precedenza, sedeva compunta, soddisfatta di non essere al lavoro nei campi sotto il solleone e in più di guadagnare tre dollari al giorno di diaria. Un giovanotto intraprendente era arrivato dalla città per sovrintendere all’andamento generale, col risultato che il processo di Willie McCracken fu un modello di correttezza.
Il Pubblico Ministero, nel formulare l’accusa contro Willie, lasciò in ombra, con molta discrezione, il fatto che il morto, al ritorno dalla Corea, aveva aperto un piccolo garage, sottraendo clienti all’autorimessa di Willie e non rilevò che quest’ultimo, come membro influente dei locali Cavalieri della Spada Fiammeggiante, aveva ingiunto alla vittima di lasciare la città nel giro di una settimana.
I testimoni chiave erano due. Uno era una negra vecchissima e nerissima; l’altro era una bianca, non più tanto giovane come voleva sembrare. La prima era la classica strega, però, a differenza delle consorelle del passato, non solo le era consentito di vivere, ma anche di godere di una certa prosperità. Ben pochi, in quell’aula di tribunale, non avevano fatto ricorso segretamente, in un certo momento della vita, a Zia Hattie. Nella maggior parte dei casi, si trattava di filtri d’amore o di fatture contro il malocchio, ma qualcuno si era rivolto a lei per scopi meno innocenti, ragione per cui la vecchia era trattata con insolito rispetto. Zia

martedì 10 febbraio 2026

Giana Anguissola - La povera Tinuccia, 1935








Clayre e Michel Lipman: Il dilemma di nonno Dubois



Benché non fosse ancora mezzogiorno, Nonno Jean Dubois chiuse a chiave e sprangò la porta della polverosa stamperia, poi abbassò le persiane delle finestre. Si avvicinò al banco di incisione, sotto la lampada schermata di verde, e con mano decisa aprì il cassetto. Ne tirò fuori il biglietto da mille dollari, accuratamente sistemato in un nascondiglio che aveva ricavato sul lato posteriore del cassetto.
Mentre esaminava il biglietto con una forte lente, notò che l’inchiostro era finalmente asciutto. Allora sospirò, per l’orgoglio e per la soddisfazione. Conosceva il suo mestiere, nonno Dubois. E quella perfetta contraffazione ne era la prova. La Zecca degli Stati Uniti non faceva niente di meglio. La carta, i fili di seta, la serie di linee sottili e interrotte. Tutto perfetto. Sì, e ne avrebbe potuti fare moltissimi altri, se avesse voluto.
Ma non ne avrebbe fatti altri. Soltanto questo, perché lui era un onesto cittadino americano, rispettosissimo della legge.
Il fatto era che la sua adorata nipotina Annette aveva bisogno del pianoforte. Il pianoforte dalle meravigliose tonalità che avevano ammirato nel negozio di “Musica, Strumenti musicali e Biglietti da visita” del signor Frierly, nella Carondelet Street. Perché Annette era dotata di un talento fuori del comune. Sarebbe arrivata fino alle sale da concerto, così diceva Madame Lausanne, a patto che la bambina avesse un buon strumento sul quale esercitarsi.
Nonno Dubois, che abitava in una stanzetta nella parte posteriore della casa dei genitori di Annette, in St. Char Street, sapeva che loro potevano a malapena pagare le lezioni di musica. Quarant’anni prima, le sue macchine da stampa e i suoi strumenti erano quanto di meglio si potesse importare dalla Francia; ma rivendendoli oggi a New Orleans ne avrebbe ricavato, al massimo, duecento dollari.
Senza contare che lui viveva della sua stamperia. Una vita modesta, a dire la verità, perché chi si cura, oggi, di incisioni ben fatte? Nonno Dubois aveva pensato e ripensato al pianoforte per Annette, fino a farsi venire il mal di testa; alla fine, con l’aiuto di una fotografia, aveva cominciato a lavorare su una lastra d’acciaio.
Il risultato era questo perfetto biglietto da mille dollari. Lo piegò e lo ripiegò diverse volte, poi lo mise nel portafoglio. Aveva già bruciato le prove di stampa sul fornello a gas. Mise la lastra d’acciaio in un bacile di acido, e i suoi occhi scuri, più scuri di quelli di un giovane, fissarono senza battere ciglio la bella incisione che, a poco a poco, si corrodeva e si cancellava. Alla fine si raddrizzò. Era un uomo piccolo, ben piantato, con i capelli bianchi e un paio di arricciolati baffi grigio ferro; il viso bonario e arguto smentiva l’aggressività del suo naso a becco, da francese.
Nonostante tutto, in nonno Dubois c’era un senso di fastidio. Non mancava certo di fiducia nel suo capolavoro, né temeva di venire scoperto. Piuttosto, c’era il fatto che l’intero quartiere – più simile ad una cittadina di provincia che alla parrocchia

lunedì 9 febbraio 2026

Edgar Wallace: Le figlie dell'abisso, n.72



Jim Bartholomew è un giovane manager di una filiale della South Devon Farmers' Bank con una passione per la caccia, i cavalli e un'avversione per la routine. Cosa ha in comune con Margot, la bella signora Markham, e un affascinante americano? E cosa hanno a che fare con questa storia le Figlie della Notte, le tre divinità romane che portavano punizioni ai malvagi? 

domenica 8 febbraio 2026

Progressive Spin, puntata 34, 5 febbraio 2026


Hamasaari - Frames
Syberia - En la foscor una llum que brilla
Major Parkinson - Viva the Apocalypse!
Big Big Train - The Artist
Karnivool - Opal
Wolverine - A Perfect Alignment
The Neal Morse Band - Hurt People


 

sabato 7 febbraio 2026

SNMN, puntata 34, 4 febbraio 2026



Leggero Burnout - You are all Pisellas
Cecilia Quad - Inferno
Zara Broadway - In My Dreams
Woda Woda - Lucifer
The Pop Fish Band - In The Same Place
Fentz - Miles Away
7RI8 - Fallout
Roccuzzo - Ohana
Catluaba - Niente
Pierfrancesco Madeo - Shadow of the Day
Siba - 626
Eduardo De Felice - Amore Unilaterale
Bandeep - Vengo da Marte
Nicola Ferrari - Luce per me
MaDai - Alieni


 

Ian Fleming - 007, Solo per i tuoi occhi



Il più bell’uccello della Giamaica, per alcuni il più bell’uccello del mondo, è il colibrì a coda lunga o uccello dottore. Il maschio è lungo circa ventidue centimetri ma, di questi, diciassette sono costituiti dalla coda: due lunghe penne nere che si curvano, incrociandosi, i cui bordi interni appaiono frastagliati. Il capo e la cresta sono neri, le ali verde scuro, il lungo becco è scarlatto, e gli occhi, vividi e fiduciosi, sono neri. Il corpo è verde smeraldo, di un verde così intenso che quando il sole si rifrange sul loro petto appare il verde più brillante che vi sia in natura. In Giamaica agli uccellini amati si danno soprannomi. Il trochilus polytmus viene chiamato “uccello dottore” perché le sue lunghe penne della coda ricordano la marsina nera dei medici di un tempo.
Fin da quando, sposatasi, era venuta ad abitare a Content, la signora Havelock era particolarmente affezionata a due famiglie di questi uccelli perché li aveva osservati mentre si nutrivano di polline, lottavano, preparavano il nido e amoreggiavano. Ora la signora aveva più di cinquant’anni, e tante generazioni erano nate e poi scomparse da quando le due coppie originali erano state chiamate Piramo e Tisbe, e Dafni e Cloe, dalla suocera della signora Havelock. Ma le coppie successive avevano mantenuto quei nomi, e la signora Havelock ora sedeva davanti al suo elegante servizio da tè sull’ampia veranda fresca e osservava Piramo che, con un minaccioso “tii-tii-tii” si lanciava in picchiata su Dafni. Dafni aveva finito il polline del suo grande cespuglio e si era intrufolato nel vicino arbusto che rappresentava la riserva di Piramo. Le due minuscole comete nere e verdi sfrecciarono turbinando oltre i vastissimi prati ben tenuti, punteggiati di variopinte macchie di ibisco e di buganvillea, fino a scomparire alla vista nell’agrumeto. Presto sarebbero tornati. La continua battaglia tra le due famiglie era un