martedì 4 gennaio 2022

Mauro Sighicelli: Maciste contro i Proci - Capitolo 10


Riassunto delle puntate precedenti:
 
1) Il commissario Bertini, assieme al fido scudiero Peppino, si recano a Itaca in vacanza e si trovano invischiati, loro malgrado, in una indagine poliziesca per risolvere un delitto. Scoprono infatti il cadavere di un procio morto sulla spiaggia di Itaca, in Grecia, mentre sono in vacanza. Bertini accetta di collaborare con l’ispettore greco Van Fakoulis per lo svolgimento delle indagini di rito.
2) Per identificare il Procio morto sulla spiaggia Bertini e Van Fakoulis si avvalgono della collaborazione del noto scrittore Roberto Roganti, in arte Grog, autore della trilogia di romanzi “Morte al Villaggio Giardino”, “Morte al Lido delle Nazioni”, “Morte al Palamolza” e in odore di premio Pulitzer 2018 in quanto esperto beccamorto. Quindi si recano alla reggia dove alloggiano i Proci per identificare il cadavere.
3) Grazie a una fotografia scattata con il nuovo cellulare del commissario Bertini, Penelope, regina di Itaca, risale all’identità del Procio morto, Ctisippo. Il nostro eroe e l’ispettore greco decidono di appostarsi per tutta la notte dietro a un divano nella sala della reggia per ricavare ulteriori elementi utili all’indagine. Nel frattempo, “Morte al Lido delle Nazioni” va a ruba in tutte le librerie greche.
4) Durante a lunga notte Bertini e Van Fakoulis scoprono un Procio, Anfinomo, intento a aiutare Penelope a disfare la tela. Dubitano quindi che possa essere anche un assassino e decidono di partecipare alla presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti, ora richiesto da tutte le librerie bulgare, onde ottenere altri elementi utili all’indagine. 
5) Alla presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti sono presenti numerosi personaggi anche se uno solo sarà l’assassino. Ma chi? Intanto Bertini ne approfitta per acquisire ulteriori informazioni su tale Mekistos, in arte Maciste, personaggio potenzialmente implicato nell’omicidio. Nel frattempo una copia autografata del libro di Roberto Roganti è contesa da Donald Trump, Putin e Al Bano. La spunta quest’ultimo con un bieco accorgimento.
6) Durante la presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti, il Procio Antinoo beve direttamente dalla caraffa del rinfresco e muore avvelenato. Dopo aver constatato il decesso Bertini, Van Fakoulis e Grog concertano su questioni filosofiche inerenti la morale della vita prima di procedere celermente con l’indagine in corso.
7) Un maggiordomo in livrea confessa di essere l’autore dei due omicidi. Come movente, adduce la tesi di voler proteggere Penelope dai Proci. Bertini sventa prontamente un tentativo di suicidio di massa da parte degli spettatori presenti in segno di solidarietà con Antinoo mentre Van Fakoulis promette protezione a Penelope, preoccupata per le possibili angherie da parte dei Proci superstiti.
8) Bertini si reca a casa di Maciste e lo convince a aiutare Penelope contro i Proci superstiti. Nel frattempo il libro “Morte al Lido delle Nazioni” scala tutte le classifiche mondiali di vendita assestandosi al primo posto di tutte le Hit Parade. L’autore Roberto Roganti vince il premio Pulitzer quale penna d’oro dell’anno 2018.
9) Maciste si reca alla reggia di Penelope e uccide quasi tutti i Proci. Quelli che sopravvivono li ucciderà nel prossimo capitolo. Intanto Bertini e Van Fakoulis sospettano che Anfinomo, ancora vivo, nasconda tendenze omosessuali, forte della sua autodeterminazione e  del proprio orgoglio gay. Ma non è tutto oro quello che riluce… un dubbio pervade i lettori: ma tornerà  Ulisse, re di Itaca?


10° CAPITOLO
Bertini torna a casa

All’improvviso il suono fastidioso delle sirene della polizia interruppe la battaglia finale. L’ispettore Van Fakoulis piombò dentro alla reggia, seguito dai suoi sgherri. “Ho un mandato di arresto a carico di tutti i proci per vagabondaggio, esproprio proletario di reggia reale, stupro di ancelle, tentata violenza su regina, furto di cibo e bevande alcoliche di proprietà reale, lettura in visione di libri vari di Roberto Roganti senza averli pagati. Arrendetevi o vi stermineremo.” Van Fakoulis e i suoi uomini fiancheggiarono Maciste con spirito di solidarietà e con loro si unirono anche il commissario Bertini e il fido assistente Peppino. Giunse anche in aiuto Telemaco, figlio di Ulisse, armato con arco e frecce. I proci rimasero costernati. In più arrivarono altri soccorritori direttamente dalla pensione Hellas, in stretto ordine di apparizione prima Grog, detto ‘il becchino’, poi numerosi turisti italiani più due danesi, due dalmati, qualche russo e un macedone armato di machete. Decisamente troppi. Inoltre comparve anche Ulisse, accompagnato da Calipso, finalmente tornato dall’odissea. Dopo un rapido consulto, i proci decisero di arrendersi. “Troppo tardi!” commentò Maciste “il tempo della resa è scaduto, ora è il tempo di vendetta!” Ulisse scoccò la prima freccia e uccise Demoptoleno, Telemaco tirò il secondo dardo e uccise Euriade, Van Fakoulis sparò con la pistola di ordinanza uccidendo Elato, riconoscibile perché era l’unico pelato. Maciste si avventò su Eurinomo e lo strangolò. Leode, che era un indovino, pronunziò una tremenda profezia: “Noi proci moriremo tutti!” Polibo si grattò. “Porti sfortuna. Se devi vaticinare simili nefaste previsioni, è meglio che tu taccia.” Ma Leode preferì inginocchiarsi ai piedi di Ulisse, implorando pietà. Il re rimase insensibile, anzi chiese il machete al macedone e gli tagliò la testa. I proci erano disperati, si resero conto che sarebbero stati sterminati. Pisandro, pur di sopravvivere, cominciò a frugare nelle tasche e trovato l’oggetto di ricerca si piegò al cospetto della regina e glielo offrì: “Dolce Penelope, donna di virtù, accetta questo umile regalo e concedimi in cambio di avere salva la vita!” La regina accettò uno splendido diadema d’oro luccicante incastonato con diamanti e pietre preziose quali non aveva mai visto. “Grazie, sporco procio, per l’omaggio che mi hai donato che accetto volentieri. Ti faccio dono di sopravvivere e perorerò la tua richiesta presso i miei giustizieri.” Maciste confermò: “Se questo è il tuo volere, Penelope, sarai accontentata. Non ucciderò Pisandro, dunque, e neanche Anfinomo per rispetto verso l’orgoglio gay. Presumo che oramai la vittoria sia nostra. Anche stavolta ho protetto la ragazza di turno.” “Se tu sei soddisfatto, io no. Voglio uccidere un altro procio prima che la sete di vendetta sia placata!” Tuonò Ulisse, si guardò intorno e individuato un procio vivo, Euridamonte, lo trafisse con la spada. Il buon Peppino chiese a Bertini: “E lei, commissario, cosa fa? Non uccide nessuno?” il commissario si schernì: “Non sono un assassino. Non è questo il compito della giustizia. Aiutiamo invece il collega greco ad arrestare i proci superstiti.” Van Fakoulis ammanettò Polibo e Leocrito e ordinò ai suoi uomini di trasferirli in carcere. Finalmente Ulisse potè pronunciare il discorso di bentornato: “Sono tornato e sono di nuovo il re di Itaca!” poi si rivolse a Penelope: “Dolce sposa, sul mio letto riposa! Rimarrai regina ma al mio fianco dormirà la dea Calipso, immagine della bellezza e della gioventù con cui ho convissuto per ben sette anni. Devi accettare questa mia scelta.” La regina acconsentì. “Ti ho tanto atteso e ora che sei tornato preferisci un’altra donna a me! Ma lasciami togliere almeno un sassolino dalla scarpa, sappi che Anfinomo, il più bello e il più assennato tra i proci, è stato l’unico capace di consolarmi in tutti questi anni di solitudine e se tu mi tradirai ancora con la bella Calipso ti ripagherò con ugual moneta con Anfinomo.” “Ma Anfinomo è recchione!” Sbottò Maciste, che intervenne troppo a sproposito in una lite tra familiari. “Stai zitto tu, ignorante, che continui a usare termini volgari per definire il mio orgoglio gay utilizzando  un becero linguaggio da bar. Tra le mie doti c’è la prudenza e spesso non è tutto oro quel che riluce e niente è come sembra.” “Bravo Anfinomo!” ribadì Penelope “guarda bene, Ulisse, che anch’io sono una donna, non sono una santa e non sono rimasta tanti anni sessualmente inattiva ad aspettare il tuo ritorno. Batti e ribatti si piega anche il ferro e la prudenza di Anfinomo lo ha indotto a comportarsi da omosessuale per evitare sospetti o illazioni sulla mia castità.” Intervenne nella diatriba anche Telemaco: “Dunque Anfinomo non è frocio? Ma è incredibile, ero proprio convinto del contrario. Mai fidarsi delle apparenze!” Maciste, contrariato per non aver potuto esprimere una disamina nella controversia familiare, preferì congedarsi ebbro del suo trionfo. “Se Ulisse starà con Calipso e Penelope godrà con Anfinomo, io pretendo la mia parte di merito portando via con me l’ancella infedele perché lei deve questa fama per la sua straordinaria bellezza!” L’ispettore Van Fakoulis chiese allora a Bertini: “E lei, commissario, con chi si congederà?” “Ma naturalmente con il mio fido agente Peppino! Questa indagine è stata sin troppo impegnativa e ha fagocitato quasi tutte le mie vacanze. Non mi rimane che salutarvi perché anche il mio soggiorno sta volgendo al termine.” Così, in un clima ancora euforico per la battaglia appena vinta, i protagonisti della vicenda si salutarono caramente e lo stesso Bertini calò il sipario sulle vacanze 2018 trascorse nell’incantevole isola di Itaca. L’indagine poteva davvero ritenersi conclusa.
 

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