contatto: grogfisio@gmail.com - YouTube: Roberto Roganti Grog # FaceBook: Roberto Roganti # Instagram: roberto.roganti.57
venerdì 28 febbraio 2025
Philip Marlowe
giovedì 27 febbraio 2025
URANIA n.25 - Fredric Brown: Assurdo universo
mercoledì 26 febbraio 2025
Fabrizio Paterlini
martedì 25 febbraio 2025
MONDADORI n.25 - Edgar Wallace: Il cerchio rosso
lunedì 24 febbraio 2025
Jacula
Il personaggio esordisce su un'altra testata dell'editore, Isabella, mentre la serie omonima esordisce in edicola nel marzo 1969 in formato tascabile tipico del genere dei fumetti neri fino al nº 30 per poi passare al formato gigante (cm 16,8 x 24) e per poi tornare tascabile con il nº 43. I disegni sono dello Studio Rosi sino al nº 117 e poi dello Studio Giolitti sino alla conclusione delle serie nel 1982 con il nº327. Le copertine sono principalmente di Leandro Biffi e di Ferdinando Tacconi. A causa della grave crisi del fumetto popolare agli inizi degli anni 80 e all'affermazione del mercato dei video porno la serie chiude dopo 327 volumi. Oltre a questa serie, esistono due volumi fuori serie: Il colore della morte, albo interamente a colori e supplemento al nº 100, e Seme di vampiro, supplemento in formato gigante al nº 188 del luglio 1976. Dal 1973 al 1984 la serie viene ristampata dalla Ediperiodici in 129 albi nella serie Jacula Collezione con due episodi per volume con copertine inedite.
domenica 23 febbraio 2025
sabato 22 febbraio 2025
Mauro Sighicelli: Piccoli gialli a Bologna
venerdì 21 febbraio 2025
Petrosino
- Nel 1909, pochi giorni dopo la morte del poliziotto italoamericano, la casa editrice Verlagshaus für Volksliteratur und Kunst di Berlino, di proprietà della famiglia Butsch, pubblica il romanzo popolare di quaranta pagine Josef Petrosino, Chef der italienischen Abteilung der New Yorker Kriminal-Polizei, genannt der italienische Sherlock Holmes, scritto dagli autori Kurt Matull e Theo von Blankensee.
- Sempre nel 1909 la casa concorrente della Verlagshaus für Voksliteratur und Kunst, la statunitense Eichler, pubblica una serie di storie di Nick Carter, scritte da Frederic Van Rensselaer Dey, in cui il protagonista indaga sulla morte di Joe Petrosino, scoprendo che il capo della Mano Nera è in realtà una donna.
- Tra il 1910 e il 1911, la casa editrice Verlagshaus für Volksliteratur und Kunst pubblica un romanzo a fascicoli in cento dispense, intitolato Josef Petrosino, der Schrecken der Schwarzen Hand (Giuseppe Petrosino, il Terrore della Mano Nera) scritto da Wern D. Charlot, probabilmente uno pseudonimo dietro al quale si nasconderebbe Ferdinand Laven.
- Nel 1912 la francese Ferenczy pubblica a puntate in quarantasei fascicoli il romanzo Grand roman sensationnel et vécu publié sur des documents authentiques, una biografia romanzata, ancora una volta probabilmente attribuibile a Ferdinand Laven.
- Ancora nel 1912 viene pubblicato dalla Società Editoriale Milanese il volume Giuseppe Petrosino il terrore della Mano Nera di Guglielmo Stocco.
- Nel 1972 per la Mondadori, Arrigo Petacco pubblica il romanzo biografico Joe Petrosino.
- Per i Gialli Mondadori, Secondo Signoroni pubblica i romanzi gialli Petrosino e i baffi a manubrio, Petrosino e il figlio del diavolo e Petrosino e la donna delle stelle.
- Nel marzo 2017 Sergio Bonelli Editore, per la collana Le storie, pubblica l'albo nº 54 La mano nera, con testi e illustrazioni di Onofrio Catacchio.
- Nel 2017, il giornalista e scrittore americano Stephan Talty pubblica La Mano Nera - La vera storia di Joe Petrosino edito da DeA Planeta (titolo originale: The Black Hand).
- Nel 2019 Salvo Toscano pubblica per Newton Compton il romanzo Joe Petrosino. Il mistero del cadavere nel barile, ispirato a una vera indagine del poliziotto, e seguito nel 2022 dal romanzo Joe Petrosino e il caso del fratello scomparso.
- Sempre nel 2006 la RAI ha co-prodotto un documentario dal titolo Joe Petrosino: A Shot in the Dark con la regia di Antonello Padovano.
- Nell'episodio 3 della seconda stagione di Squadra antimafia viene ricordata l'uccisione di Joe Petrosino a Palermo.
- Leonardo DiCaprio sarà Joe Petrosino nel film tratto dal romanzo La mano nera: la vera storia di Joe Petrosino, scritto da Stephan Talty. La pellicola verrà distribuita da Paramount.
- Et in arcadia ego. Uno studio sul caso Petrosino, 2014 regia di Rinaldo Clementi.
- Il 23 gennaio 2016, a Pioltello, è andato in scena in prima assoluta nazionale il monologo Joe Petrosino, scritto e interpretato da Alessandro Fortarezza, che si è avvalso alla regia del maestro napoletano Aldo Masella, direttore del Centro Studi Coreografici al Teatro Carcano di Milano.
- Nel 2018 e 2019 il puparo antimafia Angelo Sicilia ha rappresentato a Palermo lo spettacolo dei pupi dal titolo Joe Petrosino: l'incorruttibile ultimo episodio del ciclo dei pupi antimafia.
giovedì 20 febbraio 2025
URANIA N.24 - Alfred E. Van Vogt: Casa Senza Tempo
mercoledì 19 febbraio 2025
Onutė Narbutaitė
martedì 18 febbraio 2025
MONDADORI n.24 - Maurice Renard: La vipera
da L'oeil de Lucien
Scritto da Giuseppina La Ciura
Alla fine degli Anni 20 Maurice Renard scoprì che i suoi romanzi “fantastique” non gli permettevano di vivere nel modo lussuoso a cui era abituato fin dalla nascita(Renard era figlio e nipote di magistrati).Per questo, anche in vista di un secondo matrimonio, decise di darsi ad un nuovo genere letterario allora al suo apogeo: il romanzo poliziesco. E che poliziesco! ”Una camera chiusa”.
Il titolo francese dice di tutto e il suo contrario. In Italia apparve tra le Palmine del 1931 come “La vipera” per la traduzione di Cesare Gardini. Anche da noi il titolo è interessante: si allude ad una rarissima vipera africana o ad una donna terribile che trama nell’ombra per amore ?Il “Lui” è Jean Mareuil, il perfetto gentiluomo che passa le sue notti parigine scrivendo un saggio sul dandysmo o “Freddy la biscia” l’apache re dei bassifondi alla Sue?
L’unico punto fermo è Gilberta Laval. E’ la tipica ragazza Anni 20: capelli corti alla garçon, occhi birichini, boccuccia di rosa, niente corsetto. Cavalca all’amazzone al Bois e ha deciso di sposarsi al più presto con Mareuil. Ma è affetta da una grave fobia. Essa nasce da un avvenimento della sua adolescenza dorata. Suo padre era un famoso - e ricchissimo - esploratore che una volta dall’Africa nera aveva portato nel suo castello di Luvercy alcuni serpenti velenosi tra cui una vipera rarissima bianca e nera. Nel mostrarla ai suoi ospiti Laval le aveva spezzato un dente La stessa notte, per vendicarsi,la vipera era scivolata attraverso gli scuri di una finestra nella camera dove giaceva malata la moglie di Laval e, con un morso ben assestato alla mano, l’aveva uccisa nel sonno. Poi, era scomparsa per sempre. Poiché la camera di M.me Laval era ermeticamente chiusa(almeno per un essere umano), tutti avevano creduto alla vendetta della vipera. Mareuil non crede a questa soluzione del caso, anche perché vuole guarire Gilberta dalla fobia dei serpenti. E quindi, indaga…
Renard non è certo J.D. Carr e il mistero della Camera Chiusa resta tale per poco per gli amateur del genere, avvezzi a ben più complicati intrighi. Renard però si conferma un Maestro di atmosfere mostruose, torbide, perverse e di personaggi al limite della follia. Io, poi, che ho un vero terrore dei rettili, ancora adesso mi sento circondata da serpi sibilanti…
Purtroppo la mia Palmina non ha la splendida copertina di Abbey. Ho dovuto ripiegare su quella di “Il Gentiluomo apache” di Pagotto editore(la traduzione è integrale, mentre quella di Gardini è tagliatissima ma molto più orrorifica.
lunedì 17 febbraio 2025
Il comandante Mark
Le avventure del Comandante Mark si svolgono in Ontario tra il 1773 e il 1781 durante la Guerra d'indipendenza americana. Mark è il comandante dei Lupi dell'Ontario, una formazione paramilitare che combatte contro i reggimenti della fanteria di linea inglesi (Giubbe rosse, ad esempio, Coldstream Guards) di Re Giorgio III. Rimasto orfano in tenera età a seguito di un naufragio, cresce col padre adottivo in un villaggio indiano. Mark decide di aderire alla causa dei patrioti americani quando scopre che suo padre era stato giustiziato dalle Giubbe Rosse. In quest'occasione fa anche la conoscenza di Gufo Triste e Mister Bluff e intorno a loro si riunisce un gruppo di coloni che formeranno un piccolo esercito che prenderà il nome di Lupi dell'Ontario, comandato dallo stesso Mark.
Oltre a Mister Bluff (ex corsaro ed ex compagno di lotta del padre di Mark), Gufo Triste (pellerossa, valoroso combattente e uomo saggio, anche se inguaribilmente pessimista, discendente di uno stregone, nonché capo delle tribù dei grandi laghi) altri comprimari sono El Gancho (un rude marinaio con un uncino alla mano destra), il Dottor Strong (valente medico e capo segreto dei patrioti americani), Betty (la bella bionda dal look collegiale, fidanzata gelosissima di Mark e talvolta protagonista lei stessa di alcune missioni) e il fedele cane Flok.
domenica 16 febbraio 2025
sabato 15 febbraio 2025
Roberto Roganti: Misfatto indigesto al Bulldog
Come autore mi sento in dovere di dare ai lettori qualche spiegazione, in virtù del fatto che il personaggio principale dei miei racconti si chiama come me e con lo stesso soprannome. Sono già uscito con una prima storia, ma capisco che sia il caso di rivelarvi il perché questa seconda avventura faccia parte di una serie identica ma diversa: La prima avventura dei 5x1_6; La prima avventura di Grogghino.
Confesso di essermi ispirato a I racconti del maresciallo di Mario Soldati, li ricordate? Scritti nel 1967 e poi trasportati in televisione l'anno successivo. Mario Soldati appare in prima persona nei pre-avventura, chiacchiera con il maresciallo Arnaudi in una trattoria, quest'ultimo ogni volta gli racconta un'indagine. Come scrisse tal Cesare Garboli «Si mangia, si beve e si racconta: Soldati intinge brillantemente la sua materia gialla in questa saporosa e cordiale atmosfera di conversazioni familiari». Ecco, questo modus è quello che intendo applicare con il mio personaggio. Le avventure che di volta in volta racconterò salteranno di pala in frasca, non ci sarà una cronologia, ma verranno pubblicate così come vengono rammentate, come se fossero ricordi che affiorano nella mente di volta in volta. Ma preferirei che a parlare di sé stesso fosse proprio lui, il mio alter ego.
«Salve a tutti, mi presento, mi chiamo Roberto Roganti, ma a Modena mi conoscono di più con il soprannome Grog o Grogghino. Il soprannome deriva dai tempi del liceo, quando imperversava il diario di BC e uno dei personaggi era un certo Grog, un cavernicolo, tutta testa e niente gambe, che non sapeva parlare ma emetteva un unico grido: GROG. Siccome mi ero iscritto in prima con un anno di anticipo rispetto a tutti gli altri ed essendo appunto il più giovane, mi dicevano che ero tutte gambe e niente testa, mi dettero quel soprannome perché io avevo adottato proprio quel diario. Gli anni sono passati e io sono diventato vecchio, ora mi diletto a raccontarvi un po' le mie avventure. Ho lavorato per molto tempo presso la Premiata Ditta Della Cassa, agenzia di pompe funebri, dove ho mosso i primi passi vicino ai morti e mi sono specializzato in tanatoestetica, disciplina molto importante del dopo morte, che mi affascinava. Il tanatoestetista è un professionista il cui compito è fare tutto il possibile per presentare la salma nelle migliori condizioni, attenuando i segni lasciati dalla morte, non solo sul viso ma anche sulle mani, che rimangono scoperte. Il defunto, se ben trattato, apparirà pulito, sereno e composto come se stesse semplicemente dormendo. Dopo anni di lavoro sotto padrone, avevo deciso di mettermi in proprio e approfittando di una interessante quanto inattesa eredità, ho potuto realizzare il mio sogno. Tutto accadde in quanto risultai il parente più prossimo di un avo che manco sapevo esistesse, così dalla sera alla mattina la bella villa liberty nella quale viveva, divenne la mia dimora. E lì inserii anche il laboratorio per l'attività di tanatoestetica. Ah, scordavo, nel tempo mi sono pure innamorato e sposato; la mia compagna, poi consorte, è una pianista della filarmonica di Modena, in questo modo molte mie storie si avvalgono degli spostamenti dei musicisti nel mondo per seguire le indagini, insomma una nota musicale e rosa in mezzo a tanta sofferenza e morte.
Una precisazione: per un po' di tempo ho fatto parte di un gruppetto di amici che si dilettava a risolvere casi delittuosi, aiutando l'amico commissario. Finito il giochino e considerate le mia attitudini nei riguardi della morte, anche grazie all'intercessione di un carissimo amico, che nel frattempo si era trasferito a Modena dalla Valle d'Aosta per ricoprire il ruolo di medico legale della polizia, sono stato assunto come collaboratore esterno della Questura di Modena, con particolare attenzione alla medicina legale. Il mio amico, dottor David Pavoncello, alle cui dipendenze ha anche il figliuolo Etienne, mi ha fortemente voluto al suo fianco in quanto, parole sue, nessuno è in grado di parlare ai defunti come Grogghino. E allora eccomi qui, pronto per raccontarvi ogni volta una o più mie avventure, sperando vi piacciano.
La mia è una vita dedicata alla morte degli altri, per rendere il trapasso meno freddo e più umano. Ogni volta che mi accingo a prestare la mia opera a qualche povera salma, mi vengono in mente le parole di questa canzone, Ma che freddo fa: Hai rubato dal mio viso/quel sorriso che/non tornerà/Cos'è la vita/senza l'amore/è solo un albero/che foglie non ha più/E s'alza il vento/Un vento freddo/come le foglie, le speranze butta giù».
venerdì 14 febbraio 2025
Petrocelli
giovedì 13 febbraio 2025
URANIA n.23 - Edmond Hamilton: Agonia Della Terra
Kenniston comprese più tardi che quella era proprio come la morte. Sapevache avrebbe dovuto morire, un giorno o l'altro, ma non ci credeva. Sapevache la guerra atomica, tanto temuta, poteva cominciare con un colpo atradimento, ma non lo aveva mai creduto.Non lo aveva mai creduto, cioè, fino a quel mattino di giugno, quando labomba cadde proprio su Middletown. Non ci fu, del resto, tempo peraccorgersene. Non si può dire o vedere una cosa che arriva più veloce delsuono. Stava camminando per Mill Street, verso il laboratorio, e si accingevaa parlare alla guardia che veniva verso di lui, in quel momento, il cielo sispalancò.Fu come se la volta celeste si fendesse in due, e sopra tutta la città sceseroun calore e una vampata di luce cosi rapidi, così violenti che l'aria stessaparve incendiarsi e divampare in una fiammata enorme. In quella frazione disecondo, mentre il cielo fiammeggiava e il terreno sobbalzava violentemente,Kenniston capì che quello era l'attacco di sorpresa tanto temuto e che la primabomba superatomica era esplosa sulla città...Quello doveva essere l'effetto dello spostamento d'aria, pensò Kenniston,mentre si trovava disteso, con la bocca sul marciapiede viscido. Proprio lostrano effetto che impedisce ai morenti di sentire dolore. Rimase così, disteso,ad aspettare la fine. Ma il bagliore accecante che aveva attraversato il cielosvanì e la terra tornò immobile. In una frazione di secondo era tutto finito.Doveva essere morto. Oppure, molto probabilmente, stava morendoadesso, e ciò spiegava forse la luce offuscata e quello spaventoso silenzio.Riuscì ad alzare la testa e si rimise poi in piedi, tremante, col respiro grossoe il cuore che gli batteva furiosamente, mentre cercava di reprimere l'impulsodi mettersi a correre, chissà dove. Guardò lungo Mill Street. Si aspettava divedere edifici polverizzati, crateri fumanti, fuoco, vapori e devastazioni. Maquel che vide era assai più sorprendente e, strano a dirsi, anche piùspaventoso.Vide cioè che Middletown si stendeva come sempre, immutata e pacifica,sotto il sole.La guardia alla quale stava per parlare prima dell'esplosione era ancora là,davanti a lui: si stava rialzando lentamente, aiutandosi con le mani e coiginocchi, nel punto dove la scossa l'aveva gettata. Aveva la bocca spalancatae il berretto gli era ruzzolato lontano. Più in là, c'era una vecchia con unoscialle sulla testa. Anche lei si trovava in quel punto prima dell'esplosione. Siappoggiava ora al muro e guardava il sacchetto di provviste che le era cadutoa terra sfasciandosi e spandendo in giro cipolle e scatole di conserve.Automobili e autobus si muovevano ancora in fondo alla strada e stavanorallentando per fermarsi. Nient'altro.La guardia si avvicinò a Kenniston.Era un giovane svelto e intelligente, ma adesso aveva la faccia inespressivae gli occhi imbambolati.«Che cos'è successo?» domandò con voce rauca.«Siamo stati colpiti da una bomba, una superatomica» rispose Kenniston.Le sue parole sembravano strane e improbabili anche a lui.«Siete pazzo?» disse l'uomo, fissandolo stupito.«Sì, credo di esserlo davvero. Credo proprio che questa sia l'unicaspiegazione.»Il suo cervello ricominciava a ragionare. L'aria si era fattaimprovvisamente fredda e strana. La luce del sole si era affievolita, aveva unacolorazione rossastra e non riscaldava più. La vecchia, stretta nel suo scialle,piangeva. Poi, sempre piangendo, si mise in ginocchio. Kenniston credetteche volesse pregare; si mise invece a raccogliere le sue cipolle, con gestiimpacciati come quelli di un bambino, cercando di rimetterle nel sacchetto dicarta che si era strappato.«Ma certo!» disse la guardia. «Ho letto tante cose, sulle bombesuperatomiche, nei giornali. Ho letto che sono migliaia di volte più potentidelle atomiche di una volta. Se una superatomica colpisse una città, ladistruggerebbe completamente.» Si convinceva sempre più di quantoaffermava. «Quindi, non dev'essere stata una superatomica. Questo è certo.»«Ma non avete visto quella tremenda vampata in cielo?» disse Kenniston.«Certo che l'ho vista, ma...» E qui la faccia della guardia si rischiarò. «Be',deve essere stata una bomba che ha fatto cilecca. Hanno voluto spaventaretutto il mondo con questa superatomica... e poi non è nemmeno scoppiata.»Rise rumorosamente, con visibile sollievo. «Non è ridicolo? Vi raccontano sututti i toni, per anni, quanto è terribile, e poi fa soltanto una vampata comeuna girandola di fuochi artificiali!»Poteva anche darsi che fosse così, pensò Kenniston, con un selvaggioimpeto di speranza. Poteva anche darsi che fosse così.Poi guardò in alto, e vide il sole.
mercoledì 12 febbraio 2025
Johann Hermann Schein
martedì 11 febbraio 2025
MOMDADORI n.23 - Richard Austin Freeman: L'affare D'Arblay
Vi sono giorni nella vita che sembrano staccarsi completamente dagli
altri e segnar quasi l'inizio di un'era nuova. Se li consideriamo
obiettivamente troviamo che essi non sono altro che anelli di una
medesima catena; ma, ad un esame retrospettivo, la loro continuità col
passato scompare e noi non li vediamo più che in connessione con gli
avvenimenti che li seguirono.
Ad uno di quei giorni il mio pensiero ritorna risalendo indietro di una
ventina d'anni; poiché in quel giorno appunto, improvvisamente e
imprevedibilmente, mi trovai coinvolto in un dramma così strano e
incredibile che, nel rievocarlo, io stesso non so liberarmi da un senso di
incertezza e di diffidenza.
Mi rivedo, coi chiari occhi della memoria, giovanotto sui venticinque
anni, con la mia brava laurea in medicina nuova fiammante in tasca, alle
otto di un ridente mattino di primo autunno, andarmene lieto e spensierato
verso la campagna. Volevo godermi una buona giornata di vacanza,
l'ultima forse per molto tempo, poiché dall'indomani sarebbero
incominciati i doveri della mia nuova condizione. Non avevo alcun
programma; non desideravo che di passare una deliziosa giornata d'ozio. È
vero che un piccolo album da disegno in una tasca e una scatola con delle
provette di vetro nell'altra dimostravano una certa intenzione di servirmi
della passeggiata anche per altri scopi; ma la ragione principale era la
vacanza, la piacevole scampagnata; l'arte e la scienza non erano che
accessori destinati, se mai, ad aumentare il diletto.
Attraversato Wood Lane, entrai nel Bosco del Camposanto, allora aperto
e limitato soltanto da basse staccionate. M'inoltrai per il largo sentiero
sassoso, godendo intimamente il profondo silenzio e la solitudine di
quell'ultimo residuo delle secolari foreste britanniche, dalle cui misteriose
profondità mi tornavano alla memoria vaghe storie di fantasmi alle quali il
bosco doveva quel suo triste nome. La stagione avanzata non aveva ancora
mutato il colore alle fronde delle grandi querce; i raggi obliqui del sole vi
imprimevano delle sfumature dorate e disegnavano macchie rosse sul
sentiero sparso di foglie prematuramente cadute. Ma nel sottobosco
indugiava ancora la nebbia notturna, che avvolgeva i tronchi e i cespugli e
le felci nel mistero di un leggerissimo velo azzurrognolo. A una svolta del
sentiero, mi trovai improvvisamente di fronte una giovane donna che,
curva sul margine di un viottolo, pareva scrutare tra la macchia come
cercando qualcosa. Al mio apparire si drizzò di scatto e si volse verso di
me con un'aria così sorpresa e intimorita che io affrettai il passo e finsi di
non vederla. Ma un rapido sguardo era bastato per farmi notare la
singolare bellezza e l'aspetto signorile e distinto della fanciulla, che
dimostrava circa la mia età.
Mi allontanai pensando alla fugace e leggiadra visione. Era un po' strano
trovare una signorina sola nei boschi, a quell'ora; e quel suo trasalire nel
vedermi dimostrava come non si sentisse troppo sicura. Ma che cosa
cercava nel bosco? Forse aveva smarrito qualche oggetto e veniva a
cercarlo prima che altri potesse trovarlo? Comunque non si trattava certo
di una cacciatrice di frodo (non so davvero che cosa avrebbe potuto
scovare), né aveva per nulla l'aspetto di una naturalista.
Continuando il mio cammino, infilai il sentiero che conduceva ad un
piccolo stagno. A quello stagno avevo pensato appunto nel mettermi in
tasca le provette di vetro; ma ora, mentre seguivo il viottolo che vi
conduceva, la mia mente era occupata, assai più che dallo stagno e dai suoi infusori, dalla misteriosa apparizione veduta poco prima. Se ella fosse stata
meno attraente, l'avrei forse dimenticata subito; ma avevo venticinque anni
e, se un giovanotto di quell'età non sa apprezzare una bella ragazza,
bisogna dire che ha qualche rotella fuor di posto.
Immerso nelle mie riflessioni, raggiunsi così una piccola radura al centro
della quale, in un leggero avvallamento, riluceva lo stagno: breve specchio
ovale d'acqua, alimentato da un ruscelletto che ne usciva per poi perdersi
nel fitto bosco, verso la valle invisibile. Mi avvicinai alla sponda e levai di
tasca la scatola delle provette; ne sturai una e la riempii d'acqua.
Osservandola poi contro luce con la lente, mi accorsi che la "pesca" era
stata fortunata, perché il minuscolo recipiente conteneva parecchi
interessanti campioni della flora e della fauna lacustre, che mi
promettevano un'abbondante riserva di materiale scientifico.

























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