giovedì 11 giugno 2020

Alicia Giménez-Bartlett: Un bastimento carico di riso



L'assassinio di un barbone, anche se calza scarpe inspiegabilmente eleganti e costose, non è un evento che possa commuovere i commissariati di Barcellona, come di ogni parte del mondo. Troppo l'impegno per un risultato comunque di scarsa importanza, visto che i barboni, di fatto, vivono in un mondo in tutto separato e parallelo che solo apparentemente, o occasionalmente, occupa lo spazio e il tempo del nostro mondo ordinario e savio. 


Ma per la sfortuna degli assassini di questo complicato caso poliziesco, che non si ferma al primo omicidio, che prende due piste e poi le abbandona, che porta alla fine a una (come sempre) disincantata soluzione che ci disamora della saviezza del nostro mondo - è proprio questo parallelismo ad ammaliare Petra Delicado, ispettore della polizia di Barcellona, a far vibrare la corda segreta della sua simpateticità: «ebbi paura, una paura spaventosa perché quello sguardo mi aveva condotto ai confini di un territorio che esisteva anche dentro di me». Per lei «i barboni sono come dei re, che hanno qualcosa di mistico» come ironizza il suo vice Garzón, trascinato ancora una volta nella sarabanda di combinazioni, equivoci, casi e personaggi di strada in cui consiste un'inchiesta alla maniera di Petra. Una maniera che deve il suo fascino (e il suo successo di lettori, e l'ammirazione dei critici) al sistema di elementi romanzeschi che riesce a incardinare in armonia compiuta: il movimento reale dell'inchiesta sul territorio fatta da poliziotti verissimi; la commedia di un dialogo di puro divertimento, che proietta il lettore nelle vite private complicate dei due protagonisti, e nella loro opposta visione del mondo; la capacità di Petra di assorbire delle situazioni la loro verità umana, come un Maigret cresciuto nel femminismo; l'amore per la scena, per il linguaggio, per la vocazione ad essere - direbbe Camilleri - «tragediatori» da parte delle maschere che affollano il palcoscenico della storia.



                               testo: LUIGI GUICCIARDI            voce: ROBERTO ROGANTI
         



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