lunedì 27 luglio 2026

André Birabeau - Il medico e l'amore








 

Progressive Spin, estate 6


The Gardening Club - Marrakech
Juan Belda - Los Platos Rotos
Ok Goodnight - 22
ESP Project - The Feedback and the Fire
Code 18 - Justice? 




sabato 25 luglio 2026

Il giorno che ha preso colore





La prima volta che ho comprato un color book si pagava ancora in lire. Era dedicato al Giappone ed è entrato nella mia vita durante una giornata assolutamente normale, senza ricorrenze, programmi speciali o avvenimenti che facessero pensare a un cambiamento importante. Eppure, proprio quel pomeriggio qualunque, ho incontrato una passione che negli anni mi avrebbe aiutata ad affrontare lo stress e a ritagliarmi uno spazio personale. All’epoca facevo la praticante legale e trascorrevo parecchio tempo tra il tribunale, le cancellerie e le incombenze che mi affidava il mio dominus. Quel giorno avevo terminato il lavoro prima del previsto. Probabilmente avrei potuto tornare subito a casa o dedicarmi a qualche altra commissione, ma mi sono trovata davanti a una libreria e ho deciso di entrare.

Non stavo cercando un libro preciso. Non avevo annotato titoli da acquistare e non sentivo nemmeno il bisogno di portare a casa qualcosa. Volevo soltanto curiosare tra gli scaffali, come si fa quando si dispone improvvisamente di un po’ di tempo libero e non si ha fretta di riempirlo con un impegno.

Su un banchetto ho notato un libro da colorare a tema giapponese. Era lì da solo e ha attirato immediatamente la mia attenzione. Non ricordo ogni particolare della copertina, ma ricordo bene la sensazione provata nel guardarlo: mi piaceva e desideravo averlo. La cosa potrebbe sembrare normale, ma per me non lo era affatto.

Non sono mai stata una persona capace di comprare d’impulso. Prima di scegliere qualcosa penso, confronto, torno sui miei passi e cambio idea più volte. Anche oggi, quando devo acquistare due regali di compleanno, uno da parte mia e uno da parte di mia mamma, posso trascorrere giorni senza riuscire a decidere. Valuto ogni possibilità come se dovessi prendere una decisione fondamentale, anche quando si tratta semplicemente di un pensiero affettuoso per qualcuno.

Quel color book ha rappresentato una delle rare eccezioni. Non ho passato ore a chiedermi se fosse davvero necessario, se ne avrei trovato uno più bello altrove o se avrei finito per lasciarlo inutilizzato. Mi ha colpita e l’ho comprato. Un gesto rapido, quasi estraneo al mio carattere, che ancora oggi ricordo proprio perché non mi somigliava.

Dopo essere uscita dalla libreria, ho attraversato la strada e sono entrata in una cartoleria per acquistare le matite colorate. A quel punto non avevo ancora idea di quanto spazio avrebbe occupato il colore nella mia vita. Stavo semplicemente completando un acquisto nato pochi minuti prima, seguendo una curiosità che chiedeva di essere assecondata.

Non ricordo di aver pensato che quel passatempo mi avrebbe cambiata. Nessuno, mentre compra un libro e una scatola di matite, immagina necessariamente di trovarsi all’inizio di qualcosa di duraturo. Alcune passioni arrivano senza presentarsi e si fanno conoscere poco alla volta, attraverso il piacere di un gesto che si desidera ripetere.

Colorare mi ha offerto una forma di concentrazione diversa da quella richiesta dal lavoro. Tra pratiche, documenti e scadenze, l’attenzione serviva a evitare errori e rispettare responsabilità precise. Davanti a una figura da riempire, invece, potevo scegliere liberamente una tonalità, cambiare abbinamento e procedere seguendo il mio gusto. Le mani erano impegnate, mentre la mente trovava finalmente un ritmo meno affollato.

Quel libro non ha risolto ogni problema e non ha trasformato la mia esistenza in una favola. Il mio handicap è rimasto, insieme alle difficoltà reali che comportava e che comporta ancora. Sarebbe falso raccontare il colore come una cura miracolosa o attribuirgli poteri che non possiede. Una passione non cancella gli ostacoli, non modifica il corpo e non rende improvvisamente semplice ciò che semplice non è mai stato.

Mi ha dato, però, qualcosa di concreto: un’attività capace di assorbirmi, rilassarmi e alleggerire almeno in parte la tensione. Quando coloravo, potevo spostare l’attenzione dalle preoccupazioni alla scelta delle sfumature, dai pensieri insistenti ai piccoli dettagli di un’immagine. Non fuggivo dalla realtà, ma trovavo un modo più gentile per restarci dentro.

Con il passare del tempo, il colore è diventato molto più di un passatempo occasionale. Ho continuato a sperimentare, prima manualmente e poi anche attraverso gli strumenti digitali. Ho scoperto tecniche, materiali e possibilità creative che quel primo acquisto non lasciava ancora immaginare. Tutto è cominciato, però, con quel volume dedicato al Giappone, trovato per caso dopo una mattinata trascorsa in tribunale.

Ripensandoci, mi colpisce il contrasto tra la semplicità del momento e ciò che ne è seguito. Non avevo organizzato quella visita in libreria e non cercavo una nuova passione. Avevo soltanto concluso in anticipo alcune faccende e deciso di concedermi un giro tra i libri. Una scelta minima ha aperto una strada che continuo a percorrere ancora oggi.

Forse ricordiamo alcuni giorni non per ciò che è accaduto all’esterno, ma per quello che hanno messo in movimento dentro di noi. Quella giornata non mi ha resa una persona diversa da un momento all’altro. Mi ha consegnato un interesse, uno strumento contro lo stress e una parte di me che non conoscevo ancora.

Ogni volta che prendo in mano delle matite o apro un disegno sullo schermo, torno idealmente davanti a quel banchetto. Rivedo una praticante legale uscita prima dal tribunale, entrata in libreria senza voler comprare nulla e uscita poco dopo con l’inizio inconsapevole di una lunga storia fatta di immagini, sfumature e tempo dedicato a sé stessa.

venerdì 24 luglio 2026

Arthur Conan Doyle - Il Mistero Di Lauriston Garden









 

SNMN, estate 5



Anima nera - Se Non Adesso Quando
Freja - 31 Agosto
Freja - 31 Agosto
Kardon - Goodbye
FIKS - Anfibi
Clamore - Spiaggia artificiale
Pimples Marmalade - Ero Figo
AUT! - DEVO-lution Of An Egg
Giovanna Turi - Estate con la mia bella
Poveragiulia - Caffè
Edamame - Disse Ken



 

giovedì 23 luglio 2026

Roger Lasher Nortman



Roger Lasher Nortman (nato nel 1941) è un compositore classico statunitense del periodo romantico, originario di Leonia, nel New Jersey. È ampiamente riconosciuto dagli storici della musica come uno degli ultimi compositori attivi ad aderire rigorosamente alle tradizioni dell'epoca classica e romantica.

Nortman è cresciuto nel New Jersey e ha intrapreso una formazione compositiva presso prestigiose istituzioni. Ha completato i suoi studi musicali alla Juilliard School of Music e alla Columbia University. Durante gli anni universitari, le sue opere sinfoniche di ampio respiro iniziarono ad attirare l'attenzione delle principali orchestre locali.

L'opera di Nortman è caratterizzata da drammatici cambiamenti di dinamica, intricate polifonie e forti dissonanze, combinati con le tradizionali strutture romantiche. Nel corso della sua carriera, ha composto un vasto catalogo di musica classica, tra cui oltre 23-30 sinfonie di ampio respiro, oltre a vari concerti e ouverture.

Uno di coloro che si sono ostinatamente opposti alla corrente del suo tempo è Roger. La sua musica si distingue dalle ossessive guerre culturali che imperversano dal 1945 negli ambienti della musica contemporanea. Decisamente post-romantica, la musica di Roger Nortman si evolve da Raf e Reger e, per certi aspetti, è più vicina agli anni '90 dell'Ottocento che agli anni '90 del Novecento. Ad alcuni le sue opere potrebbero sembrare ironiche o sarcastiche ai giorni nostri, ma la sua intenzione non è né l'una né l'altra. Egli mantiene una posizione estetica ben definita e la sua musica è un'espressione fedele del suo pensiero e dei suoi sentimenti. Certamente, la sua vasta produzione musicale è unica e decisamente anticonvenzionale per i nostri tempi.

Roger Nortman ha composto finora 23 sinfonie, ma ritiene che la Seconda in Sol minore, scritta tra il 1977 e il 1979, sia un'espressione emotiva irripetibile che rivela al meglio la sua psiche interiore. L'opera è concepita come una grandiosa fantasia, una sinfonia di immense proporzioni che dura oltre 110 minuti, eppure è strutturata in 4 movimenti sinfonici privi di canto o di un programma esplicito, come spesso accade in opere di tale portata. Pur essendo in tonalità minore, i primi due movimenti sono estremamente ottimistici ed edificanti. L'Allegro Energico iniziale esplode con un'esuberante esplosione di energia che non si placa per 10 minuti prima che emerga un contrasto lirico. Questo vasto e ampio movimento è ricco di una combinazione di melodia e drammaticità e, dopo una lunga sezione di sviluppo, si conclude in una gloriosa affermazione di gioia ed enfasi risonanza in Sol maggiore.

La mente altrove



La mindfulness non ha inventato il presente. Ha semplicemente trasformato in una pratica riconoscibile qualcosa che, per molto tempo, faceva parte della vita quotidiana senza bisogno di definizioni: prestare attenzione a quello che si sta facendo, senza lasciare che la mente corra continuamente da un’altra parte.
Essere qui e ora non significa raggiungere uno stato misterioso, svuotare la testa oppure isolarsi dal mondo. Vuol dire leggere una pagina seguendone davvero il senso, ascoltare una persona senza pensare già alla risposta, guardare un film senza controllare il telefono ogni pochi minuti. È un modo di vivere molto semplice, eppure sempre più difficile da mantenere.

La nostra attenzione viene sollecitata di continuo. Una notifica interrompe un pensiero, un messaggio si sovrappone a una conversazione, un video ne richiama subito un altro. Anche quando abbiamo finalmente qualche minuto libero, spesso sentiamo il bisogno di riempirlo immediatamente, come se restare fermi o dedicarsi a una sola cosa fosse diventato quasi innaturale.

I contenuti veloci hanno modificato il nostro rapporto con il tempo. Short, reel e video di pochi secondi offrono immagini, battute, notizie e curiosità in una successione rapidissima. Ogni contenuto deve catturare l’interesse all’istante, altrimenti basta scorrere con un dito per trovarne un altro. Il risultato è

mercoledì 22 luglio 2026

Thomas Walsh - L’uomo di Paul Broderick

 

Flanagan venne avvertito in tempo utile. Il che significava, seguendo il consiglio di Paul Broderick, che non sarebbe stato così stupido da chiedere il prepensionamento. Considerata la situazione contingente, una simile richiesta sarebbe apparsa quantomeno sospetta e così, come paravento, uno dei tanti medici fiscali della polizia, ben ammanettato con il signor Broderick, redasse un rapporto secondo cui al capitano Anthony Vincent Flanagan doveva essere assegnato un lungo periodo di licenza a causa di gravi problemi alla schiena.
Il tutto filò via senza problemi di tensione o d’imbarazzo, come sempre succedeva quando c’era Paul Broderick a pensare alle cose. A onor del vero, una mezza dozzina di uomini furono investigati in un secondo tempo dal Grand Jury, ma si trattava soltanto di pesci piccoli, come sovente si verifica in eventualità del genere, e alla fine il tutto si risolse in una bolla di sapone. Il capitano Flanagan, naturalmente, non fu in condizione di presentarsi a deporre: motivi di salute. Quella schiena malandata lo obbligava a starsene a letto in una clinica specializzata e lì se ne restò, nuovamente su consiglio di Broderick, fino a dopo le elezioni di autunno.
E successivamente Flanagan non ebbe più alcun motivo di preoccupazione.
Ce l’aveva fatta. Vedovo, con quattro figli ormai maggiorenni, vendette la vecchia casa di Bay Ridge dove li aveva allevati tutti, acquistò una bella macchina da dodicimila dollari e affittò un appartamento piccolo ma più che confortevole nell’East Seventies. Suo figlio Frank, che finalmente era riuscito a laurearsi, venne sistemato in un prestigioso ufficio quasi in centro. Poi Flanagan comprò in contanti una bella casa a Westchester per la figlia Marnie e la sua famiglia; e Paul Broderick, il quale aveva sempre conosciuto la gente giusta, proprio come aveva saputo trovare nelle file della polizia un medico compiacente, fece in modo che Jerry, il figlio più giovane di Flanagan, fosse ammesso presso la miglior università di legge della contea.
L’unica della sua progenie per la quale non riuscì a far nulla fu sua figlia Maureen. Quella aveva proprio una strana visione della vita. C’erano volte, si ritrovò a pensare amaramente Flanagan, in cui aveva l’impressione che l’unica cosa adatta a quella stramba creatura sarebbe stato il convento.
— Non ho davvero bisogno di nulla — cercava di scusarsi lei quando il padre le parlava a muso duro. — Io e Jack abbiamo tutto quanto ci serve, papà. Non preoccuparti per noi.
— Ne sei davvero convinta? — le domandò una volta Flanagan a denti stretti. — Perfetto. Allora ne sono felice anch’io. Hai tutto quello che ti serve. Una donna
appagata. Non ti andrebbe neppure un piccolo assegno?
— Le abbiamo già detto di no, signore — intervenne il marito, un dannato sindacalista, che andassero tutti all’inferno, impegnato dalle parti di East Harlem. — Ma comunque grazie lo stesso.
Maureen, la quale conosceva Flanagan molto meglio del marito, cercò di addolcire

Pompea



E' il primo numero della prima serie di Pompea, un noto fumetto tascabile per adulti. Fu pubblicato nel 1972 dalla casa editrice Ediperiodici.

La serie di Pompea segue il filone "storico-scollacciato" molto in voga negli anni '70 e '80, caratterizzato da una forte componente di satira dei costumi, avventure grottesche e sensualità esplicita ambientate all'epoca dell'Impero Romano.



 

martedì 21 luglio 2026

Detlev Glanert