venerdì 27 febbraio 2026

Harry Harrison: Il segreto di Stonehenge


Nuvole basse correvano nel cielo del crepuscolo, e si sentiva il picchiettare della pioggia frammista a nevischio. Quando il dottor Lanning aprì la portiera del camion, venne investito dal vento freddo dell’artico che attraversava la pianura di Salisbury senza incontrare ostacoli. Il dottor Lanning affondò il mento nel bavero e girò attorno al veicolo per raggiungere la portiera posteriore. Barker smontò ed andò a bussare alla porta del piccolo ufficio che sorgeva, poco lontano. Nessuno rispose.

— Male — disse Lanning prendendo una voluminosa cassa di legno ed appoggiandola delicatamente a terra. — Negli Stati Uniti non lasciamo i nostri monumenti nazionali incustoditi.
— Davvero? — disse Barker avviandosi al cancello che si apriva nel recinto di rete metallica. — Allora immagino che tutte quelle iniziali scolpite sulla base del monumento di Washington siano dei graffiti neolitici. Comunque, state tranquillo, ho portato la chiave.
Aprì il cancello con un gran rumore di cardini arrugginiti, poi tornò indietro per aiutare Lenning a trasportare la cassa.
Verso sera, sotto il cielo grigio di nuvole basse, senza i cardrettini del gelato e i

Progressive Spin, puntata 37, 26 febbraio 2026



Beppe Cunico - Noi che creiamo arte
Clive Nolan - Decisions
Juzz - Nostalxia adolescente
Zu - La Donna Vestita Di Sole
I Sincopatici - Una Contro Tutte


 

Spenser


 Stati Uniti, 1973 / Robert B. Parker

Ex pugile («Ho smesso perché non era più divertente. Troppa corruzione, e troppo sfruttamento»), Spenser fa l'investigatore privato a Boston e dintorni. Ha una discreta cultura universitaria (cita indifferentemente Shakespeare e Peter Grammons, critico sportivo del Globe), ama il baseball (da ragazzo l'autore
sognava di diventare un giocatore professionista), cucinare, la birra Amstel e il vino rosso ghiacciato, il sollevamento pesi e lo jogging. 



È legato sentimentalmente a Susan Silverman ed è un vero duro. Ma ha anche un cuore d'oro e una volta, in Primi giorni d'autunno (Early autumn, 1981), si prende addirittura cura di un ragazzino, abulico e chiuso, insegnandogli ad avere fiducia
in se stesso.


Sui gusti, le abitudini e le opinioni di questo personaggio (dal 20 settembre 1985, ottimamente interpretato da Robert Ulrich, protagonista per qualche anno di una serie di telefilm statunitensi, Spenser: for hire, trasmessi anche in Italia) sappiamo
quasi tutto, mentre conosciamo molto poco sulle sue origini e ne ignoriamo persino il nome di battesimo.



Il fatto è che, secondo l'autore, il nome e le origini misteriose fanno per forza parte del mito dell'eroe. I romanzi con Spenser sono stati pubblicati in Italia da Rizzoli e attualmente da Mondadori nella sua collana di gialli settimanali.

giovedì 26 febbraio 2026

Arthur Conan Doyle - La Scienza Della Deduzione

 






SNMN. puntata 37, 25 febbraio 2026



Sarco - Nera Dama
Jaro Lynx - Shadow On The Wall
Clamore - Non fa per noi
Freja- Amati
Remedy - Dementis
Sinezamia - Freddo
MamaBaba - La Prostituta
Zona - Deserto
Zak - Piombo
CarroBestiame - Stakanovista
Giovanna Turi - Non chiedermi perché
Camilla · Nemesi
Riccardo Cocciante – Ho vent’anni con te
Salmo - Crackers
Il Rovescio Della Medaglia – Il fiore e l’albero 
Matilde Calamai – Baddie Mom


 

mercoledì 25 febbraio 2026

Howard Hanson

 
(Svezia, 28 ottobre 1896 - 27 febbraio 1981)

Compositore, direttore d'orchestra, didatta e teorico musicale americano, Howard Hanson nacque da genitori svedesi che lo iniziarono agli studi musicali.
Studiò poi al Luther College di Wahoo (diplomandosi nel 1911) e all'Institute of Musical Art di New York, dove studiò con il compositore e teorico Percy Goetschius.
Frequentò poi la Northwestern University, studiando composizione con Peter Lutkin (esperto di musica sacra) e Arne Oldberg a Chicago.
Durante gli anni di formazione Hanson studiò pianoforte, violoncello e trombone.
Si diplomò alla Northwestern University nel 1916, e lì iniziò subito la sua carriera di insegnamento come assistente.

Nello stesso anno venne assunto dal College of the Pacific in California come docente di teoria e composizione, e, solo tre anni più tardi, il College lo insignì del premio Dean of the Conservatory of Fine Arts (1919).
Nel 1920 Hanson compose The California Forest Play, il primo lavoro che gli procurò attenzioni a livello nazionale.
Durante gli anni in California Hanson scrisse numerosi lavori cameristici e per orchestra, tra cui il Concerto da Camera, Symphonic Legend, Symphonic Rhapsody, diverse opere per pianoforte solo (come Two Yuletide Pieces) e la Scandinavian Suite, che celebra la sua eredità luterana e scandinava.
Insieme a Leo Sowerby, Hanson fu il primo a ricevere l'American Academy's Rome Prize da parte dell'American Academy in Rome, nel 1921, per The California Forest Play e il poema sinfonico Before the Dawn. Grazie a questo premio, Hanson trascorse tre anni in Italia, durante i quali scrisse Quartet in One Movement, Lux Aeterna, The Lament for Beowulf (con l'orchestrazione di Bernhard Kaun), e la sua Sinfonia n.1 "Nordic".

Al ritorno da Roma, la carriera di Hanson decollò, con la prima direzione del suo poema North and West con la New York Symphony Orchestra.
Nel 1924, a Rochester (New York), diresse la sua Sinfonia n.1 e attirò l'attenzione di George Eastman, che lo volle come direttore della Eastman School of Music.
Mantenne questo incarico per 50 anni, rendendo la Eastman una delle più prestigiose scuole americane: modificò il curriculum, invitò i migliori insegnanti, fondò e diresse la Eastman-Rochester Symphony Orchestra (costituita dalle prime sedie della Rochester Philharmonic Orchestra e da selezionati studenti della Eastman). Fondò anche il Festival of American Music.
Con la Eastman-Rochester Symphony Orchestra realizzò numerose registrazioni, non solo di suoi lavori, ma anche di compositori come John Alden Carpenter, Charles Tomlinson Griffes, John Knowles Paine, Walter Piston, William Grant Still e altri meno noti.
Durante la sua direzione alla Eastman furono eseguite in prima assoluta oltre 2000 opere di oltre 500 compositori americani.

Per celebrare il 50° anniversario della Boston Symphony Orchestra, Serge Koussevitzky commissionò ad Hanson la Sinofnia n.2 "Romantic" (la prima si tenne il 28 novembre 1930), destinata a diventare il suo lavoro più conosciuto.
La Sinfonia n.2 è, infatti, l'esempio più limpido dell'arte di Hanson che, pur conoscendo gli sviluppi della musica del ‘900 (e avendone diretto anche i capolavori), non amava molto le avanguardie. Per tutta la vita, sia nella musica sinfonica che in quella operistica, Hanson mantenne uno stile tardo-romantico, pur piegandolo alle esigenze della scrittura novecentesca.
La Sinfonia n.2 è la sua dichiarazione d'intenti, volta a mantenere in vita uno stile compositivo che, dopo tutto, aveva ancora molte cose da dire. Quest'opera divenne nota anche al grande pubblico perché Ridley Scott la utilizzò nella sequenza finale e sui titoli di coda del suo capolavoro cinematografico "Alien".

L'opera di Hanson dal titolo Merry Mount è invece considerata la prima opera americana, perché scritta da un compositore e un librettista americani, su una storia americana, e rappresentata per la prima volta con un cast quasi esclusivamente americano al Metropolitan di New York.
Nel 1935 scrisse Three Songs fron Drum Taps, basato sul poema di Walt Whitman; tra il '36 e il '38 scrisse la Terza Sinfonia, il cui tema iniziale del secondo movimento è uno dei passaggi più memorabili della musica americana.
Tra il 1935 e il 1939 Hanson fu nominato membro del National Institute of Arts and Letters, Presidente del Music Teachers' National Association e Presidente della National Association of Schools of Music.
Inoltre, dopo aver composto Hymn of the Pioneers per celebrare i 300 anni del primo insediamento svedese nel Delaware, fu insignito del titolo di Fellow of the Royal Swedish Academy.
La sua Sinfonia n.4 "Requiem" vinse il Premio Pulitzer nel 1944; un anno dopo ricevette, per primo, il Ditson Conductor's Award.
La Serenade for Flute, Harp and Strings fu composta Hanson per l'amata Margaret Elizabeth Nelson come proposta di matrimonio, celebrato poi nel 1946.
Tra il '46 e il '62 Hanson fu attivo all'UNESCO, che gli commissionò Pastorale for Oboe and Piano e Pastorale for Oboe, Strings and Harp in occasione della conferenza mondiale del 1949.
Nel 1960 Hanson diede alle stampe il testo di teoria musicale "Harmonic Materials of Modern Music: Resources of the Tempered Scale".

Tra il '61 e il '62, portò in tournée in Europa l'ensemble di studenti Eastman Philharmonia, dimostrando lo sviluppo della musica colta americana. Anche dopo il suo ritiro dalla Eastman, Hanson continuò ad essere associato ad essa.
Fino al suo termine, la vita di Hanson fu dedicata alla direzione, alla composizione e alla scrittura. Le sue ceneri vennero rilasciate sulla Bold Island, dove egli compose la Bold Island Suite e molte altre composizioni.

Mauro Sighicelli: Giallo al Festival di Sanremo


Sanremo, un cammello e un criminale di nome Vlad: Mauro Sighicelli racconta il suo giallo più imprevedibile.

“Giallo al Festival di Sanremo” è il sesto libro della serie dedicata al commissario Bertini. In ordine, nel 2025 sono stati pubblicati in rapido ordine cronologico “Giallo a Nonantola”, “Piccoli gialli a Bologna”, “Il giallo di Modena”, “Il mostro di Campogalliano”, “Giallo a Itaca” e infine Bertini giunge allo scontro finale con il tremendo Vlad proprio sul palco del teatro Ariston di Sanremo, in concomitanza con la serata finale della rassegna canora. Il cammello con tre gobbe risulterà decisivo per dirimere ogni conflitto, proprio in questo romanzo, che chiude solo momentaneamente il progetto dedicato al commissario in questione.

 

La nuova avventura letteraria di Mauro Sighicelli, Giallo al Festival di Sanremo, è un viaggio folle e irresistibile nei retroscena del mondo dell’editoria, della televisione e dell’immaginario più scatenato. Tra un manoscritto che non doveva funzionare e invece diventa un successo clamoroso, un antagonista vendicativo dal passato grottesco e un cammello con tre gobbe che sfila niente meno che sul palco dell’Ariston, l’autore costruisce un romanzo che mescola giallo, satira e surrealismo puro.

In questa intervista, Sighicelli ci porta dentro la sua mente narrativa, rivelando come nascono idee tanto imprevedibili e cosa succede quando il confine tra realtà e fantasia inizia a tremare.

 

Nel romanzo compare un manoscritto giudicato “non all’altezza”, che tuttavia diventa un successo travolgente. Intende raccontare una satira del mondo editoriale o una parabola sul caso e sul talento?

È  un romanzo basato sulla figura retorica della metonimia, molto in voga tra gli artisti del Seicento. Il testo scritto dall’autore, ‘Cinque minuti e poi’, è ispirato a una canzone degli anni Settanta del cantante Maurizio Arcieri, meglio noto come Maurizio dei New Dada. Nel libro si narra che il manoscritto, pur non giudicato dall’editore interessante, abbia comunque da subito un travolgente interesse nazional popolare che porterà i protagonisti verso un successo di pubblico così vasto da ambire alla conduzione del festival di Sanremo.

 

Il personaggio di Judok Dan, alias Vlad, è un antagonista spietato ma anche grottesco. Come è nato e cosa rappresenta per Lei?

Creare problemi al protagonista è una costante della narrativa. Qualsiasi trama, che appartenga al genere rosa oppure al giallo, al romanzo psicologico o a quello di avventura, ruota sempre intorno a una conflittualità. Il conflitto, è proprio il caso di dirlo, costituisce la linfa vitale della narrativa. Ho cercato di rappresentare Vlad, il cattivo di turno, non solo come spietato criminale, ma anche come caricatura di se stesso e del ruolo che ricopre. Le situazioni irreali e assurde che lo vedono scontrarsi con l’autore e l’editore, servono proprio per offrire al lettore una occasione non solo di tensione, ma anche di puro svago e divertimento.

 

La storia gioca continuamente con il confine tra realtà e fantasia. In fase di scrittura, come gestisce questo equilibrio senza perdere coerenza narrativa?

L’elemento essenziale che dà al romanzo  il suo aspetto specifico è la concatenazione, vale a dire il modo in cui la storia avanza passando da una frase all’altra. Per cui, tre diverse storie apparentemente slegate l’una dall’altra, confluiscono inevitabilmente verso l’unica conclusione possibile, che vedrà l’autore del romanzo, il suo editore (in questo caso proprio lo stesso Alessandro Balzano, di nome e di fatto) e il commissario Bertini opporsi in maniera energica contro il sedicente Vlad. Per cercare di raggiungere il giusto equilibrio, ho impiegato circa sei anni per assemblare il testo, dal 2012.

 

Il cammello a tre gobbe è uno degli elementi più sorprendenti del romanzo. Come è arrivata l’idea di inserirlo addirittura sul palco dell’Ariston?

Esistono in natura, anche se rari, cammelli con tre gobbe. Ci sono voluti mesi di studio e ricerche per comprendere come avvengano la nascita e l’evoluzione dell’animale. Nel caso citato in “Giallo al Festival di Sanremo”, il cammello di nome Lemme ha un ruolo importante nella fase centrale del romanzo, tanto da convincere il presentatore del festival a portarlo sul palco. Ho cercato di creare un effetto volutamente comico, grottesco, surreale e per certi versi paradossale. Spero proprio che i lettori si divertano a leggerlo, così come io mi sono divertito a scriverlo.

 

La relazione tra lo scrittore Mauro e l’editore Alessandro è centrale e molto vivace. Quanto c’è di autobiografico nel loro rapporto?

Lo scrittore porta il mio nome, ho scelto come personaggio dell’editore Alessandro Balzano perché il rapporto che ho con lui supera l’aspetto professionale per sconfinare in una immediata amicizia. Nel romanzo, però, i due personaggi non sono proprio positivi, ne delineo più difetti che pregi. Sono timidi, impacciati, a volte sconclusionati, vagano in due direzioni opposte come monadi impazzite. L’unico lato che li accumuna è una buone dose di umanità che potrebbe essere utile per superare gli ostacoli a volte insormontabili a cui saranno sottoposti. Non so se nella vita reale noi due siamo così, preferisco ascoltare il giudizio dei lettori.

 

Ambientare un giallo surreale al Festival di Sanremo è una scelta insolita. Che cosa l’affascinava maggiormente di questo contesto?

Questo romanzo è anche un omaggio alla canzone italiana. Ho cercato di far vivere ai protagonisti una storia basata sul massimo della popolarità e notorietà, quindi ho individuato la rassegna canora come l’emblema della celebrità. Naturalmente una storia, per essere credibile, deve essere verosimile; perciò ho provato a far nascere un successo di critica e di pubblico così rapido e veloce da dover indicare come sfogo naturale per i due protagonisti proprio il teatro Ariston, quasi fosse l’unica, logica, conseguenza degli avvenimenti narrati.

 

Accanto ai protagonisti compaiono figure che oscillano tra il comico, il grottesco, l’erotico e il soprannaturale. Qual è il personaggio secondario che ha più amato creare?

Mi ha divertito molto caratterizzare la figura della signora Giancarla Bonfatti, la madre di Fabiola. Appare subito come una figura vuota e civettuola, ma ne subisce di tutti i colori al punto che può sorgere spontaneo perdonarle i tanti errori che ha commesso nei confronti del marito e della figlia. Ho cercato di coinvolgerla in situazioni tragiche, erotiche e al tempo stesso comiche. Alla fine spero proprio che i lettori la comprendano e non la giudichino troppo male. Ci sono poi tanti altri personaggi secondari e a tutti sono un po’ affezionato, più per i loro difetti che per le proprie virtù.

 

Al di là della trama rocambolesca, qual è secondo lei il “vero mistero” che il lettore finisce per scoprire attraverso questo viaggio narrativo?

La modernità ha disintegrato progressivamente il punto di vista di un narratore che sa tutto e tutto giudica con fredda equidistanza. Ho cercato di trasmettere un messaggio positivo nel testo moltiplicando gli angoli da cui guardare il mondo, spesso senza capirlo. Quindi ho utilizzato la tecnica della focalizzazione multipla, insistendo sul gioco di punti di vista disparati. Sono i miei personaggi che fanno vivere la storia, sarà solo il lettore a giudicare la percezione degli eventi e l’impatto con il testo. Spero di essere riuscito a dipanare il ‘vero mistero’ che è all’origine dei drammi a cui è sottoposto inconsapevolmente anche il solito commissario Bertini. Grazie per lo spazio che mi avete concesso.


martedì 24 febbraio 2026

Lino Masala - Primavera danzante, 1932










Il ricordo di un'estate, di Debora Forni


Trama:

Ginevra ha diciotto anni, ama fotografare e rincorrere sogni. Quando vince un concorso che la porta a Seaham, in Inghilterra, non immagina che quell’estate cambierà tutto. Lì conosce Alan, un ragazzo silenzioso e affascinante che suona il violoncello. Tra spartiti e ciottoli colorati, nasce un amore fatto di attese, sguardi e segreti.

Ma Alan nasconde una verità pericolosa: è un testimone protetto, in fuga dal suo passato. Quando Ginevra scopre chi è davvero, è costretta a lasciarlo, portando con sé il dolore di un addio e il ricordo di un’estate indimenticabile.

Una storia intensa e delicata sul primo amore, sulla bellezza delle scelte e su ciò che resta, anche quando tutto finisce.


Incipit

Il vento ululava tra le strade desolate di Londra, trascinando con sé l’eco di un’oscurità che sembrava divorare ogni speranza. La pioggia martellava incessante contro le finestre dell’appartamento di Alan, scandendo un ritmo inquieto che rifletteva il tumulto del suo cuore. Sedeva immobile sul divano, il violoncello tra le braccia, come un compagno fedele. Le dita sfioravano le corde, tracciando una melodia lenta e malinconica, un sussurro di dolore che solo lui poteva comprendere. Era una musica che parlava di sofferenza, di dolore che si annidava nel ricordo di quella notte terribile. La colonna sonora di una nottata in cui il mondo stesso gli sembrava sgretolarsi sotto i piedi, lasciandolo a fluttuare nel vuoto di un’esistenza spezzata. Da quel momento, Alan non era più lo stesso. Qualcosa dentro di lui si era incrinato, come se la terra che lo aveva sostenuto si fosse dissolta, lasciandolo sospeso in un abisso senza fine.

***

L’unica cosa che gli restava era il violoncello, un dono del padre, l’ultimo legame con un passato ormai perduto. Ma il passato era un lusso che non poteva più permettersi. Costretto a una vita che non aveva scelto, a un nome che non gli apparteneva e a un’identità che non poteva rivelare, Alan era diventato testimone di un segreto che lo condannava alla fuga, braccato da un destino che non gli lasciava scampo. Ogni respiro, ogni movimento, ogni suono della musica, sembravano sfuggire all’ombra che lo inseguiva. E così, con il cuore gonfio di paura e speranza, afferrò ciò che gli restava e scappò.

La casa rimase dietro di lui come un sogno infranto. Londra era ormai solo un ricordo. L’unica meta era il desiderio di scomparire, di andare lontano, dove nessuno avrebbe potuto trovarlo. E la prossima tappa sarebbe stata Seaham. Ma cosa gli avrebbe riservato il destino in quel luogo sconosciuto?


lunedì 23 febbraio 2026

Alberto Franchetti







 

domenica 22 febbraio 2026

Progressive Spin, puntata 36, 19 febbraio 2026



Tigran Hamasyan - Manifeste
Sykofant - Heart of the Woods
Echoes and Signals - Hologram
Ageless - Another Empty Chair



SNMN, puntata 36, 18 febbraio 2026



WorldPlan - Discesa
Naked Run - 50 Special
Alberto Baldo - Mojito alle Hawai
Brusco-Inna Cantina - Anima
Black Ball Boogie - L'automobilista invertebrato
La Corte Marziana - Tempo
My Evil Twin - D.E.A.D.
Liqueedo - English Rose
Big Grande Alex - Fuori Controllo
Queen of Saba – Come una foglia
Flam Boy – L’oro dai loro corpi
Cacao Mental – Foresta
Rosendorf – Quello che conta
Lil Jolie - Sophie


 

venerdì 20 febbraio 2026

Garry Kilworth: Vita da Cristiani



Luglio. Il ghiaccio disegna motivi floreali sui vetri della finestra. La mamma dice che un tempo, quando lei era bambina, a luglio faceva più caldo. Io non le credo. Dev’essere un’altra leggenda, come quella dell’uomo che arrivava nelle case con un sacco pieno di regali. Soltanto leggende.

Ieri ho trovato una bottiglia di limonata in fondo al giardino, tra i rifiuti. Ne ho già bevuta metà. Ora mi verso un altro bicchiere, immergo la faccia nella schiuma e le bollicine mi salgono nelle narici: fanno male, danno il solletico. Bevo troppo in fretta e mi duole la gola, ma non posso fermarmi, mi piace troppo. È buono questo dolore che smorza la mia sete. Gli occhi mi lacrimano come se stessi piangendo.
— Anselm!
La mamma sta chiamando Anselm per svegliarlo. Lui dorme nella capanna, perché quando piove la terza stanza sgocciola. Sebbene la capanna disti una trentina di metri dalla casa, lei prova sempre a chiamarlo, anche se sa che poi dovrà uscire e tirare un mattone contro la porta. Ne ha un mucchio pronto a portata di mano, proprio accanto al serbatoio dell’acqua piovana.
— Anselm!
Lui non si sveglierà, non è il tipo. Tutta la contea dell’Essex può sentire le grida della mamma, ma Anselm no. Fa così freddo nella capanna che il suo respiro si trasforma in una spessa lastra di ghiaccio che copre il vetro della finestra. È per questo che lui ammucchia le coperte e ci si infila sotto come un ghiro. Nemmeno un terremoto riuscirebbe a svegliarlo, dovrebbe saltare in aria il mondo perché il rumore possa penetrare quella pesante coltre e raggiungere i suoi orecchi.
Dalla cucina mi giunge il rumore di tazze e di piatti che sbattono. La mamma brontola. Pulisco un poco il vetro appannato e spio fuori. Riesco a vedere il fiume che scorre al centro del suo letto, nell’unico corridoio lasciato libero dal ghiaccio. È una giornata giallastra, come le altre, e la superficie del fiume risplende

Perché la serie “Doctor Who” è un colpo al cuore

 


Doctor Who è una serie di fantascienza britannica con una caratteristica che la distingue da qualunque altro titolo televisivo: riesce a reinventarsi costantemente senza perdere la propria identità. Il nucleo narrativo ruota attorno al Dottore, un alieno viaggiatore del tempo che cambia aspetto e personalità attraverso il processo della rigenerazione. Questo permette alla serie di attraversare epoche, toni, temi e stili differenti mantenendo sempre lo stesso protagonista.

La struttura è ibrida: episodi singoli che possono essere visti anche isolatamente e linee narrative più ampie che costruiscono una mitologia complessa. . Alcune stagioni mostrano inevitabili alti e bassi, ma la capacità della serie di sorprendere è costante.

Il Dottore è il vero motore narrativo. Ogni interprete porta una lettura personale del personaggio, dal più ironico al più malinconico, e questo rende ogni ciclo di episodi diverso dal precedente. Accanto a lui ci sono i companion, figure umane che accompagnano lo spettatore nell’avventura. La loro evoluzione è spesso uno degli elementi più riusciti: non sono semplici assistenti, ma personaggi con arco narrativo autonomo, conflitti, desideri e fragilità.

Pur essendo una serie di fantascienza, Doctor Who affronta questioni molto umane: libero arbitrio, responsabilità morale, perdita, crescita personale, identità e rapporto con il potere. La fantascienza diventa un pretesto per ragionare sul comportamento umano, con toni che oscillano dal leggero al drammatico.

Gli effetti delle prime stagioni del revival sono modesti, ma la qualità tecnica migliora progressivamente: regia più dinamica, fotografia più curata, creature più credibili. Nonostante ciò, la serie mantiene sempre un certo stile artigianale che è parte della sua identità.

La TARDIS, i Dalek, i Cybermen e gli Angeli Piangenti sono diventati simboli riconoscibili anche al di fuori della nicchia fantascientifica. Il design, le musiche e la struttura seriale hanno contribuito a costruire un immaginario che dura da decenni.

Doctor Who è una serie imperfetta, ma estremamente viva. Sa cambiare, rischiare e sorprendere più di molte produzioni televisive moderne. È un’opera che combina fantasia, emozione e idee in modo unico, capace di parlare tanto agli spettatori giovani quanto agli adulti. Chi cerca una serie prevedibile non la troverà qui; chi cerca un’esperienza ricca, imprevedibile e profondamente umana, sì.

The Spectre


Stati Uniti, 1940 / Jerry Siegel e Bernard Baily

Ucciso mentre cerca di liberare la propria fidanzata, imprigionata da alcuni gangster, il detective Jim Corrigan è rispedito sulla Terra sotto forma di invulnerabile spettro, con il compito tutt'altro che facile di estirpare il male dal mondo dei vivi.



Creato da Jerry Siegel, che aveva dato vita a Superman, il capostipite di tutti i supereroi del fumetto, e dal disegnatore Bemard Baily, questo personaggio possedeva poteri quasi divini e avrebbe potuto essere ucciso definitivamente soltanto colpendo le sue pupille, che erano a forma di teschio.

giovedì 19 febbraio 2026

Roald Dahl: L'uomo del Sud


Erano quasi le sei. Pensai di ordinare una birra, uscire a sedermi su una sdraio lungo la piscina, e godermi un po’ il sole del tramonto.
Andai al bar, presi la birra, la portai fuori e mi misi a camminare nel giardino, verso la piscina.
Era un bel giardino, con prati, aiuole di azalee e palme alte. Il vento soffiava gagliardo fra le chiome delle palme, facendo sibilare e crepitare le foglie come se bruciassero. Si vedevano i grappoli di grossi cocchi color marrone che pendevano tra le foglie.
C’erano moltissime sedie a sdraio allineate attorno alla piscina. C’erano anche tavolini bianchi, e immensi ombrelloni dai colori vivaci, e uomini e donne abbronzati che se ne stavano seduti, qua e là, in costume da bagno. Nella piscina c’erano tre o quattro ragazze e una dozzina di ragazzi, impegnati nei tuffi, a fare un bel po’ di baccano e a lanciarsi l’uno con l’altro un pallone di gomma.
Rimasi ad osservarli. Le ragazze erano inglesi, ospiti dell’albergo. Dei ragazzi non sapevo niente, ma sembravano americani, e pensai che forse erano cadetti della Marina sbarcati dalla nave-scuola statunitense che, quella stessa mattina, aveva attraccato nel porto.
Mi avvicinai, sedetti sotto un ombrellone giallo, dove erano rimasti quattro posti liberi. Versai la mia birra, e mi sistemai comodamente, con una sigaretta.
Era molto piacevole starsene seduti in quel posto, al sole, con una birra e una sigaretta. Era piacevole anche osservare i bagnanti che si tuffavano nell’acqua verde della piscina.
I marinai americani stavano già intendendosela bene con le ragazze inglesi, anzi avevano raggiunto lo stadio nel quale si tuffavano e tiravano su le ragazze per le gambe.
Notai in quel momento un uomo basso, piuttosto anziano, che camminava svelto lungo il bordo della piscina. Indossava un completo di un bianco immacolato, e procedeva molto in fretta, a passi brevi, saltellanti, o meglio, sospingendosi in alto, sulla punta dei piedi, ad ogni passo. Portava un ampio cappello di Panama color crema. Avanzava saltellando lungo la piscina, guardando la gente e le sedie a sdraio.
Mi si fermò vicino, e mi sorrise, mostrando due file di denti molti piccoli, irregolari, un poco anneriti. Io, di rimando, gli sorrisi.
—Sscusi, prego — disse, — ma posso sedere qui?
—Certo — risposi. — Faccia pure.
Lui diede qualche colpetto allo schienale della sdraio e, per sicurezza, la ispezionò; poi sedette incrociando le gambe. Le sue scarpe bianche scamosciate avevano

mercoledì 18 febbraio 2026

Alberto Franchetti


Alberto Franchetti (Torino, 18 settembre 1860 – Viareggio, 4 agosto 1942) è stato un compositore italiano appartenente alla scuola verista; fu esponente anche della cosiddetta Giovane Scuola.

Nacque da Raimondo Franchetti e Luisa Sara Rothschild in una famiglia ebrea sefardita che aveva ottenuto il titolo di barone (concesso ad Abramo Franchetti nel 1858 da Vittorio Emanuele II). Nel 1888 sposò Margherita Levi (i due divorziarono nel 1897) dalla quale ebbe Raimondo, celebre esploratore.

Studiò a Venezia, a Dresda (con Felix Draeseke) ed al conservatorio di Monaco di Baviera sotto la guida di Josef Rheinberger.

Nel 1886 si affermò con una Sinfonia, conservando nella sua vasta produzione l'impronta musicale della cultura tedesca, la corrente di rinnovamento avviata in Italia. L'esplosione del movimento verista e delle vicende storiche nelle quali si svolsero gli ultimi anni della sua vita contribuirono a farlo diventare un musicista appartato, sopravvissuto ai riconoscimenti tributatigli particolarmente nello scorcio dell'800.

Dotato di sicura tecnica orchestrale, appresa alla scuola germanica, Franchetti cercò di conciliare l'eloquenza melodica del melodramma italiano con le grandi sonorità e gli effetti spettacolari tipici dell'opera tedesca, sul modello di Meyerbeer e Wagner. Di conseguenza le sue opere liriche sono caratterizzate dalla magniloquenza della forma e dall'enfasi lirica, che però non impediscono un moderato realismo d'accenti, per cui poté essere associato al verismo della giovane scuola italiana. Franchetti compose Don Bonaparte, sua ultima opera, tra il 1939 e il 1941. Il testo dell'opera era di Giovacchino Forzano, che già aveva scritto una pièce teatrale sull'argomento. L'opera è però rimasta a livello di manoscritto perché non fu mai eseguita.

Dopo aver composto molte opere nel periodo 1888-1924, verso la fine degli anni Venti si ritirò a vita privata e morì pressoché dimenticato a Viareggio, dove fu sepolto nel locale cimitero ebraico.


Amici di Franchetti
Dopo essermi occupato in maniera intensiva di Alberto Franchetti ho dovuto riconoscere che il suo caso non riguardava quel genere di artista per il quale è possibile soltanto effettuare tale o talaltra più o meno lodevole riscoperta, se non riesumazione. Con stupore e inquieta meraviglia ho realizzato che Franchetti era un grande compositore su cui, complice non ultimo il divieto di esecuzione decretatone durante il fascismo, era scesa la condanna all'oblio. In tutta la storia della cultura non mi è noto nessun altro artista che dopo aver festeggiato ben tre meritati trionfi mondiali sia finito nel dimenticatoio dell'umanità. La Germania avrebbe certo il dovere morale di sostenere la giusta riabilitazione del compositore ebreo. Eppure un franco confronto con la sua personalità viene tenacemente rinviato, o, come nel caso della ripresa di GERMANIA a Berlino, avviato sotto una cattiva stella. Scopo degli Amici di Franchetti è quello di rendere disponibile la sua fantastica musica perlomeno in CD, tramite delle incisioni effettuate con competenza e professionalità.

Franchetti del resto era un barone un po' eccentrico, però non conservatore, anzi: orientato decisamente a sinistra. Non era un nazionalista, non a caso ha cambiato due volte la sua nazionalità (diventando, tra l'altro, tedesco per ottenere il divorzio dalla moglie Margherita Levi). La sua opera Germania venne accusata da alcune penne giornalistiche di essere arte nazionalista "intedescata", accusa quanto mai immotivata, sebbene in essa vengano affrontati i temi del sentimento patrio e del fanatismo, che sono ben altra cosa dal becero nazionalismo.

Franchetti può tranquillamente, e a ragione, essere posto al pari di Puccini. Rispetto a questi gli mancavano, semmai, quell'indispensabile forza di volontà e quella disciplina senza le quali non è possibile ascendere all'Olimpo. Ma nel confronto con avversari del calibro di Mascagni, Cilea e Leoncavallo è il nostro a svettare. Non a caso fu Franchetti - definito a volte, con totale insensatezza, il "Meyerbeer italiano" - a essere a lungo, pressappoco fino al 1903, il più temuto rivale di Puccini. D'altronde le vite di entrambi non di rado, e talora in maniera addirittura inquietante, ebbero occasione di intrecciarsi. Di questi aspetti mi sono occupato nel mio libro ZWEI UNGLEICHE RIVALEN (Due incomparabili rivali), apparso presso l'editore Elke Heidenreich di Monaco di Baviera.


Dall'opera breve NOTTE DI LEGGENDA (1915) la partitura sembra persa, possediamo solo la riduzione per pianoforte. Julian Becker qui suona l'inizio e la fine di questo emozionante pezzo musicale, che speriamo di reinstrumentare per il palcoscenico nel prossimo futuro. Le donazioni sono benvenute, ma se vuoi semplicemente unirti con il tuo nome è anche una cosa molto buona e onesta da fare.

Le opere Notte di leggenda e Signor di Pourceaugnac, sopravvissute soltanto come spartiti per canto e pianoforte, devono essere ristrumentate da mani abili ed esperte. Costo: circa 20.000 Euro per ogni partitura.








Debora Forni: Il ricordo di un’estate



Prima di entrare nel cuore del libro, ci racconta qualcosa di lei? Chi è l’autrice dietro queste pagine?
Sono moglie e mamma di due splendidi ragazzi. Faccio la casalinga e, nel tempo libero, mi dedico alla lettura, soprattutto, alla scrittura. Dietro queste pagine c’è una sognatrice, una persona romantica, sensibile e semplice.

Questo è il suo debutto editoriale oppure ha già pubblicato altre opere? Se sì, quali?
Ho già pubblicato altre opere. Nel 2021 ho collaborato con la PlaceBook Publishing & Writer Agency S.r.l., scrivendo la trilogia “Al chiaro di luna”. Nel 2022 ho pubblicato “Ci sono anch’io” e, nel 2023, “Tutti mi chiamano Sorriso”. Quest’ultimo volume è stato scritto in collaborazione con Giuseppe Rovatti. Nello stesso anno è stato pubblicato anche un testo teatrale dal titolo “L’intrallazzo”.

A quale genere appartiene questo libro e cosa lo caratterizza maggiormente?
“Il ricordo di un’estate” appartiene al genere romance per giovani adulti. Ciò che lo caratterizza è proprio il tema dei ricordi e tutto ciò che ruota attorno a essi: la nostalgia, le emozioni, l’estate, i sentimenti.

Ha mai pensato di cimentarsi in temi o argomenti diversi da quelli trattati qui?
Sì, per esempio la spiritualità, la disabilità, la rinascita e la resilienza, temi che potrebbero dare vita a nuove storie.

Restando sul libro, può parlarcene senza svelare troppo? Una piccola anticipazione senza spoiler.
Ginevra ha diciotto anni, ama fotografare e rincorrere sogni. Quando vince un concorso che la porta a Seaham, una cittadina nel nord-est dell’Inghilterra, non immagina che quell’estate cambierà tutto. Lì conosce Alan, un ragazzo misterioso, silenzioso e affascinante che suona il violoncello. Tra spartiti e ciottoli colorati nasce un amore fatto di attese, sguardi e segreti. È una storia intensa e delicata sul primo amore, sulla bellezza delle scelte e su ciò che resta.

Com’è stata finora la risposta del pubblico? Si sente soddisfatta dell’accoglienza ricevuta?
La risposta del pubblico è stata sincera e, per me, molto significativa. Le prime recensioni hanno evidenziato apprezzamento per la storia e per l’atmosfera emotiva del romanzo. Sì, posso dirmi soddisfatta del percorso intrapreso finora.

Sta già lavorando a nuovi progetti oppure preferisce fermarsi un momento dopo questa pubblicazione?
Non voglio assolutamente fermarmi. Non posso ancora svelare cosa bolle in pentola, ma sto mettendo in pratica ciò che ho detto prima: nuovi argomenti, nuovi generi letterari.

Se ha iniziato una seconda stesura o un nuovo manoscritto, può lasciarci qualche accenno?
Sto iniziando a sviluppare un nuovo progetto narrativo. Sarà una storia più introspettiva, con al centro una donna che, dopo diverse ferite, impara a riscoprire la serenità nei gesti quotidiani e nelle relazioni autentiche. È un percorso di rinascita in cui la forza non è eclatante, ma profonda, fatta di gentilezza e consapevolezza.

Perché ha scelto proprio la casa editrice Balzano Editore? Cosa l’ha convinta?
Una mia amica mi ha parlato molto bene della Balzano Editore e così mi sono lasciata convincere, entusiasta di iniziare un nuovo percorso. Oggi, posso dire di esserne felice.

Come valuterebbe il servizio ricevuto durante tutto il percorso verso la pubblicazione?
Come ogni esperienza editoriale, ha avuto tempi e dinamiche proprie. Nel complesso, la considero un’esperienza che mi ha insegnato molto.


FRANCO ENNA: L'ASTRO LEBBROSO, n.73



Una terribile malattia flagella un gruppo di ambiziosi terrestri che, nonostante il divieto impartito dalla Presidenza delle Nazioni Unite Terrestri, si sono avventurati su Saturno allo scopo di organizzare una rivolta degli abitanti di quel pianeta contro i terrestri, i seleniti e i marziani che vivono concordi. Un'astronave lascia la Terra col proposito di fermare la criminale marcia dei ribelli e di neutralizzare le cause del morbo, le cui origini risiedono nelle radiazioni di un corpo celeste rotante nell'orbita di Saturno. Il viaggio nello spazio è lungo e pieno di appassionanti imprevisti, non escluso quello della scoperta a bordo di un saturniano deciso a disturbare la traversata. Ma un uomo fa parte della spedizione, un terrestre astuto e temerario, al quale il governo delle Nazioni Unite Terrestri ha dato pieni poteri. Costui, infatti, grazie al valido aiuto di un marziano amico, riesce a portare felicemente a termine la missione, per poi cadere - per la prima volta vinto - tra le braccia della donna amata. Franco Enna ha saputo dare in modo impareggiabile l'illusione della realtà, rivelandosi, anche in questo genere di narrativa, scrittore robusto e provveduto. Con "L'astro lebbroso" comincerete ad amarlo. 

martedì 17 febbraio 2026

Mario Quaglia - L'ignota, 1948








Fabrizio Bartelloni: Al vostro posto non ci so stare; di Federico Berlioz



Oltre la toga, l’uomo, un viaggio tra diritto e anima nelle note di Faber.

In un panorama editoriale spesso freddo, “Al vostro posto non ci so stare” di Fabrizio Bartelloni (Pacini Editore) brilla come un’opera necessaria. L’autore, ex avvocato penalista e magistrato onorario, non si limita a un’analisi tecnica, ma trasforma il canzoniere di Fabrizio De André in una bussola etica per navigare le tempeste della giustizia moderna.
Una rara gentilezza d’animo.
Oltre alla riconosciuta statura professionale, ciò che rende questo libro un’esperienza autentica è la bellezza e la profonda gentilezza d’animo che Fabrizio Bartelloni possiede e che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente. È proprio questa rara sensibilità umana a permettergli di scrivere con una “pancia” e un cuore che raramente si trovano nei testi giuridici. Bartelloni non osserva gli ultimi dall’alto, ma si mette “al loro posto”, portando sulla pagina quella stessa umanità che De André metteva nelle sue strofe.
La giustizia tra sbarre e speranza.
Il saggio affronta i temi più scottanti del nostro sistema con una lucidità disarmante: L’emergenza dei suicidi. Il testo riporta il dato tragico dei 91 suicidi in carcere nel 2024, ricordandoci che queste persone sono “vittime di un sistema che non funziona”.
Attraverso l’analisi di brani come Un giudice o Il testamento di Tito, Bartelloni mette a nudo l’ipocrisia di una legge che, applicata in modo astratto, dimentica la pietà e la dignità dell’individuo.
La voce degli esclusi: Dalla tragedia del Miché alla Ballata degli impiccati, l’autore scava nel fango della colpa per trovarvi sempre, immancabilmente, l’uomo.
Il libro si chiude con un’apertura verso nuovi orizzonti, dove il senso della pena non è più solo castigo, ma riparazione e riconciliazione con la comunità.
Perché leggerlo?
“Le canzoni servono a formare una coscienza”, diceva Faber. Fabrizio Bartelloni ha raccolto questo testimone, offrendoci un libro viscerale e necessario. È un’opera che insegna a non restare “indifferenti” e a capire che, dietro ogni fascicolo penale, pulsa una vita che merita rispetto e una seconda possibilità.
In conclusione: Questo libro è il riflesso speculare del suo autore, colto, profondo e, soprattutto, immensamente umano. Un faro acceso sulle “cattive strade” della nostra giustizia che nessuno dovrebbe ignorare.

“Grazie Fabrizio, per avermi ridato speranza”.

  

Ken Parker



Ken Parker è una serie a fumetti di genere western creata nel 1974 da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Ambientata prevalentemente in America del Nord in un arco temporale che va dal 1868 al 1908.

Le fattezze del personaggio sono ispirate all'attore statunitense Robert Redford nella sua interpretazione nel film Corvo rosso non avrai il mio scalpo! del 1972, nel quale è un trapper proprio come Ken Parker. Il personaggio ha caratteristiche atipiche rispetto ad altri personaggi del genere western in quanto spesso si trova davanti a scelte complicate e nelle quali prende decisioni a volte sbagliate, ma riesce sempre ad accorgersi dei suoi errori provando poi a porvi rimedio. Con il progredire delle storie il personaggio invecchia ed evolve non solo fisicamente ma anche caratterialmente. Nella storia Sciopero (n. 58) Ken si trova a vivere le condizioni di un operaio alla fine dell'Ottocento e l'esperienza lo avvicina alle idee socialiste.




lunedì 16 febbraio 2026

Albert Rubenson







 

Giallo al Festival di Sanremo, di Mauro Sighicelli

  


Trama

Lo scrittore Mauro Sighicelli invia ad Alessandro, il suo editore, un manoscritto ispirato al testo di una nota canzone degli anni sessanta. Pur dando un giudizio negativo al testo, l’editore lo pubblica e il libro ottiene un successo di pubblico crescente e inarrestabile fino a portare i due alla ribalta di spettacoli televisivi sempre più importanti. La coppia riceve addirittura la proposta di presentare il festival di Sanremo

Nonostante i timori di Mauro, Alessandro accetta. Ma uno spietato malfattore, tale Judok Dan (vero nome Vlad) decide di punire lo scrittore perché in passato aveva utilizzato il suo nome in un’opera minore svelandone, a suo dire, l’identità, e li insegue fino sul palco del festival. Nel frattempo, Mauro porta sul palco un cammello con tre gobbe: sarà in grado di sventare il piano malefico di Vlad? Per raggiungere Sanremo, i personaggi viaggiano tra mille traversie, incidenti di percorso e riletture di precedenti opere minori di Mauro, che contribuiscono ad arricchire il testo con la presenza di altri personaggi al confine tra il comico e il grottesco, tra l’erotico e il soprannaturale, tra realtà e fantasia.


Incipit

Alessandro comprese che avrebbe fatto l’editore quando a soli dieci anni osservò l’immagine di Tommy River sulla copertina dell’omonimo libro. Il cow boy, assorto nel contemplare l’orizzonte, sembrava rivolgere uno sguardo velato da cupa malinconia proprio verso di lui, con il lungo fucile appoggiato sulla spalla destra, seguito dal fido scudiero indiano Batty, intento a sorvegliare i cavalli; forse cercavano la frontiera e la prateria era la lunga pista, dove Alessandro poteva sbizzarrirsi nei sogni, alla ricerca di un nuovo Eldorado.
Aveva desiderato possedere quel libro da sempre e ora poteva finalmente sfogliarlo; non erano tanto le quattro tavole a colori sapientemente collocate nei punti cruciali del volume ad attirarlo, quanto l’impaginazione. Era interessato alla grafica, al sommario, alla copertina in brossura. Insomma non lo avrebbe voluto solo scrivere, lo avrebbe voluto
impaginare; aveva già la stoffa dell’editore. Fu distolto dai ricordi quando la segretaria lo esortò a rispondere all’ennesima telefonata.
«Alessandro, il cellulare sta squillando. Rispondi per favore, da stamattina non ha taciuto un solo istante. Magari qualcuno ti sta cercando con urgenza».
L’uomo alzò negligentemente la cornetta del telefono ma fu aggredito da una voce squillante.
«Sono Mauro. Finalmente ti ho trovato».
Alessandro sbuffò, si trattava di un autore minore ancora sotto contratto a cui lui aveva voluto bene ma che gli faceva perdere troppo tempo in inutili discorsi. Adesso, per esempio, lo tampinava per una nuova pubblicazione.
«Scusami un attimo, ma sono impegnato su un’altra linea. Possiamo sentirci con più calma domani?».
Seguì un silenzio imbarazzante, poi un balbettio confuso.
«Scusa tu per il disturbo. Va bene, nessun problema, ti richiamo io domani. Hai preferenze per l’orario?».

J. J. Connington: Le tre meduse, n.73



A Ravensthorpe, un castello isolato nella campagna inglese, è in corso un ballo in maschera. Ai partecipanti è stato richiesto l'anonimato, e forse non è un'idea molto brillante ignorare l'identità dei presenti quando si possiede una collezione di pregiati oggetti d'arte. Qualcuno tuttavia ha l'idea anche peggiore di inscenare per scherzo un furto, dopo aver staccato la luce per agire con il favore dell'oscurità. Del gesto sconsiderato infatti qualcun altro approfitta per rubare una serie di medaglioni, attribuiti a Leonardo da Vinci, raffiguranti la mitologica Medusa. Per fortuna c'è tra gli ospiti della festa il sovrintendente di polizia sir Clinton Driffield, per l'occasione in costume da Cagliostro. Il suo sguardo lucido e rigoroso sarà un prezioso ausilio nelle indagini su una vicenda per nulla ordinaria, alle prese con passaggi segreti, una bizzarra maledizione delle fate e uno spettro che si aggira nel bosco. Il tutto coronato dal delitto. 

domenica 15 febbraio 2026

Progressive Spin, puntata 35, 12 febbraio 2026



Andrea Casale - Pages of Dusk
Plantoid - Daisy Chains
Ciolkowska - Bomba Nastoyashcheg
Green Carnation - Sanguis (Blood Ties)
Mike Johnson - The Lords Of Creation
Blackwater Holylight - Poppyfields
The Hirsch Effekt - Der Doppelgänger


 

sabato 14 febbraio 2026

SNMN, puntata 35, 11 febbraio 2026



Nùma - Cose strane
After Midnight 00.01 - This Song Is A Lie
Ice Wings - Event Horizon
Van For A Dime - Break It!
Zen Hobo - Ain't Got Money
Trislais - Voglia di…
Loudmother - The cattle
Denisee - Funamboli
PeTr3SKU feat. Thomas - Nonostante tutto
Massaroni Pianoforti - Poveri figli
Sandri - Bye Bye Samurai/Vite
AoNeR - Milano che brucia
FiloQ e Tommi Scerd - NSRN
Alessandra Latino - OltreAde
Nessuno Escluso - Niente da te