Nuvole basse correvano nel cielo del crepuscolo, e si sentiva il picchiettare della pioggia frammista a nevischio. Quando il dottor Lanning aprì la portiera del camion, venne investito dal vento freddo dell’artico che attraversava la pianura di Salisbury senza incontrare ostacoli. Il dottor Lanning affondò il mento nel bavero e girò attorno al veicolo per raggiungere la portiera posteriore. Barker smontò ed andò a bussare alla porta del piccolo ufficio che sorgeva, poco lontano. Nessuno rispose.
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venerdì 27 febbraio 2026
Harry Harrison: Il segreto di Stonehenge
Progressive Spin, puntata 37, 26 febbraio 2026
Spenser
giovedì 26 febbraio 2026
SNMN. puntata 37, 25 febbraio 2026
mercoledì 25 febbraio 2026
Howard Hanson
Mauro Sighicelli: Giallo al Festival di Sanremo
Sanremo, un cammello e un criminale di nome Vlad: Mauro Sighicelli racconta il suo giallo più imprevedibile.
“Giallo al Festival di Sanremo” è il sesto libro della serie dedicata al commissario Bertini. In ordine, nel 2025 sono stati pubblicati in rapido ordine cronologico “Giallo a Nonantola”, “Piccoli gialli a Bologna”, “Il giallo di Modena”, “Il mostro di Campogalliano”, “Giallo a Itaca” e infine Bertini giunge allo scontro finale con il tremendo Vlad proprio sul palco del teatro Ariston di Sanremo, in concomitanza con la serata finale della rassegna canora. Il cammello con tre gobbe risulterà decisivo per dirimere ogni conflitto, proprio in questo romanzo, che chiude solo momentaneamente il progetto dedicato al commissario in questione.
La nuova avventura letteraria di Mauro Sighicelli, Giallo al Festival di Sanremo, è un viaggio folle e irresistibile nei retroscena del mondo dell’editoria, della televisione e dell’immaginario più scatenato. Tra un manoscritto che non doveva funzionare e invece diventa un successo clamoroso, un antagonista vendicativo dal passato grottesco e un cammello con tre gobbe che sfila niente meno che sul palco dell’Ariston, l’autore costruisce un romanzo che mescola giallo, satira e surrealismo puro.
In questa intervista, Sighicelli ci porta dentro la sua mente narrativa, rivelando come nascono idee tanto imprevedibili e cosa succede quando il confine tra realtà e fantasia inizia a tremare.
Nel romanzo compare un manoscritto giudicato “non all’altezza”, che tuttavia diventa un successo travolgente. Intende raccontare una satira del mondo editoriale o una parabola sul caso e sul talento?
È un romanzo basato sulla figura retorica della metonimia, molto in voga tra gli artisti del Seicento. Il testo scritto dall’autore, ‘Cinque minuti e poi’, è ispirato a una canzone degli anni Settanta del cantante Maurizio Arcieri, meglio noto come Maurizio dei New Dada. Nel libro si narra che il manoscritto, pur non giudicato dall’editore interessante, abbia comunque da subito un travolgente interesse nazional popolare che porterà i protagonisti verso un successo di pubblico così vasto da ambire alla conduzione del festival di Sanremo.
Il personaggio di Judok Dan, alias Vlad, è un antagonista spietato ma anche grottesco. Come è nato e cosa rappresenta per Lei?
Creare problemi al protagonista è una costante della narrativa. Qualsiasi trama, che appartenga al genere rosa oppure al giallo, al romanzo psicologico o a quello di avventura, ruota sempre intorno a una conflittualità. Il conflitto, è proprio il caso di dirlo, costituisce la linfa vitale della narrativa. Ho cercato di rappresentare Vlad, il cattivo di turno, non solo come spietato criminale, ma anche come caricatura di se stesso e del ruolo che ricopre. Le situazioni irreali e assurde che lo vedono scontrarsi con l’autore e l’editore, servono proprio per offrire al lettore una occasione non solo di tensione, ma anche di puro svago e divertimento.
La storia gioca continuamente con il confine tra realtà e fantasia. In fase di scrittura, come gestisce questo equilibrio senza perdere coerenza narrativa?
L’elemento essenziale che dà al romanzo il suo aspetto specifico è la concatenazione, vale a dire il modo in cui la storia avanza passando da una frase all’altra. Per cui, tre diverse storie apparentemente slegate l’una dall’altra, confluiscono inevitabilmente verso l’unica conclusione possibile, che vedrà l’autore del romanzo, il suo editore (in questo caso proprio lo stesso Alessandro Balzano, di nome e di fatto) e il commissario Bertini opporsi in maniera energica contro il sedicente Vlad. Per cercare di raggiungere il giusto equilibrio, ho impiegato circa sei anni per assemblare il testo, dal 2012.
Il cammello a tre gobbe è uno degli elementi più sorprendenti del romanzo. Come è arrivata l’idea di inserirlo addirittura sul palco dell’Ariston?
Esistono in natura, anche se rari, cammelli con tre gobbe. Ci sono voluti mesi di studio e ricerche per comprendere come avvengano la nascita e l’evoluzione dell’animale. Nel caso citato in “Giallo al Festival di Sanremo”, il cammello di nome Lemme ha un ruolo importante nella fase centrale del romanzo, tanto da convincere il presentatore del festival a portarlo sul palco. Ho cercato di creare un effetto volutamente comico, grottesco, surreale e per certi versi paradossale. Spero proprio che i lettori si divertano a leggerlo, così come io mi sono divertito a scriverlo.
La relazione tra lo scrittore Mauro e l’editore Alessandro è centrale e molto vivace. Quanto c’è di autobiografico nel loro rapporto?
Lo scrittore porta il mio nome, ho scelto come personaggio dell’editore Alessandro Balzano perché il rapporto che ho con lui supera l’aspetto professionale per sconfinare in una immediata amicizia. Nel romanzo, però, i due personaggi non sono proprio positivi, ne delineo più difetti che pregi. Sono timidi, impacciati, a volte sconclusionati, vagano in due direzioni opposte come monadi impazzite. L’unico lato che li accumuna è una buone dose di umanità che potrebbe essere utile per superare gli ostacoli a volte insormontabili a cui saranno sottoposti. Non so se nella vita reale noi due siamo così, preferisco ascoltare il giudizio dei lettori.
Ambientare un giallo surreale al Festival di Sanremo è una scelta insolita. Che cosa l’affascinava maggiormente di questo contesto?
Questo romanzo è anche un omaggio alla canzone italiana. Ho cercato di far vivere ai protagonisti una storia basata sul massimo della popolarità e notorietà, quindi ho individuato la rassegna canora come l’emblema della celebrità. Naturalmente una storia, per essere credibile, deve essere verosimile; perciò ho provato a far nascere un successo di critica e di pubblico così rapido e veloce da dover indicare come sfogo naturale per i due protagonisti proprio il teatro Ariston, quasi fosse l’unica, logica, conseguenza degli avvenimenti narrati.
Accanto ai protagonisti compaiono figure che oscillano tra il comico, il grottesco, l’erotico e il soprannaturale. Qual è il personaggio secondario che ha più amato creare?
Mi ha divertito molto caratterizzare la figura della signora Giancarla Bonfatti, la madre di Fabiola. Appare subito come una figura vuota e civettuola, ma ne subisce di tutti i colori al punto che può sorgere spontaneo perdonarle i tanti errori che ha commesso nei confronti del marito e della figlia. Ho cercato di coinvolgerla in situazioni tragiche, erotiche e al tempo stesso comiche. Alla fine spero proprio che i lettori la comprendano e non la giudichino troppo male. Ci sono poi tanti altri personaggi secondari e a tutti sono un po’ affezionato, più per i loro difetti che per le proprie virtù.
Al di là della trama rocambolesca, qual è secondo lei il “vero mistero” che il lettore finisce per scoprire attraverso questo viaggio narrativo?
La modernità ha disintegrato progressivamente il punto di vista di un narratore che sa tutto e tutto giudica con fredda equidistanza. Ho cercato di trasmettere un messaggio positivo nel testo moltiplicando gli angoli da cui guardare il mondo, spesso senza capirlo. Quindi ho utilizzato la tecnica della focalizzazione multipla, insistendo sul gioco di punti di vista disparati. Sono i miei personaggi che fanno vivere la storia, sarà solo il lettore a giudicare la percezione degli eventi e l’impatto con il testo. Spero di essere riuscito a dipanare il ‘vero mistero’ che è all’origine dei drammi a cui è sottoposto inconsapevolmente anche il solito commissario Bertini. Grazie per lo spazio che mi avete concesso.
martedì 24 febbraio 2026
Il ricordo di un'estate, di Debora Forni
lunedì 23 febbraio 2026
domenica 22 febbraio 2026
Progressive Spin, puntata 36, 19 febbraio 2026
SNMN, puntata 36, 18 febbraio 2026
sabato 21 febbraio 2026
venerdì 20 febbraio 2026
Garry Kilworth: Vita da Cristiani
Luglio. Il ghiaccio disegna motivi floreali sui vetri della finestra. La mamma dice che un tempo, quando lei era bambina, a luglio faceva più caldo. Io non le credo. Dev’essere un’altra leggenda, come quella dell’uomo che arrivava nelle case con un sacco pieno di regali. Soltanto leggende.
Perché la serie “Doctor Who” è un colpo al cuore
Doctor Who è una serie di fantascienza britannica con una caratteristica che la distingue da qualunque altro titolo televisivo: riesce a reinventarsi costantemente senza perdere la propria identità. Il nucleo narrativo ruota attorno al Dottore, un alieno viaggiatore del tempo che cambia aspetto e personalità attraverso il processo della rigenerazione. Questo permette alla serie di attraversare epoche, toni, temi e stili differenti mantenendo sempre lo stesso protagonista.
La struttura è ibrida: episodi singoli che possono essere visti anche isolatamente e linee narrative più ampie che costruiscono una mitologia complessa. . Alcune stagioni mostrano inevitabili alti e bassi, ma la capacità della serie di sorprendere è costante.
Il Dottore è il vero motore narrativo. Ogni interprete porta una lettura personale del personaggio, dal più ironico al più malinconico, e questo rende ogni ciclo di episodi diverso dal precedente. Accanto a lui ci sono i companion, figure umane che accompagnano lo spettatore nell’avventura. La loro evoluzione è spesso uno degli elementi più riusciti: non sono semplici assistenti, ma personaggi con arco narrativo autonomo, conflitti, desideri e fragilità.
Pur essendo una serie di fantascienza, Doctor Who affronta questioni molto umane: libero arbitrio, responsabilità morale, perdita, crescita personale, identità e rapporto con il potere. La fantascienza diventa un pretesto per ragionare sul comportamento umano, con toni che oscillano dal leggero al drammatico.
Gli effetti delle prime stagioni del revival sono modesti, ma la qualità tecnica migliora progressivamente: regia più dinamica, fotografia più curata, creature più credibili. Nonostante ciò, la serie mantiene sempre un certo stile artigianale che è parte della sua identità.
La TARDIS, i Dalek, i Cybermen e gli Angeli Piangenti sono diventati simboli riconoscibili anche al di fuori della nicchia fantascientifica. Il design, le musiche e la struttura seriale hanno contribuito a costruire un immaginario che dura da decenni.
Doctor Who è una serie imperfetta, ma estremamente viva. Sa cambiare, rischiare e sorprendere più di molte produzioni televisive moderne. È un’opera che combina fantasia, emozione e idee in modo unico, capace di parlare tanto agli spettatori giovani quanto agli adulti. Chi cerca una serie prevedibile non la troverà qui; chi cerca un’esperienza ricca, imprevedibile e profondamente umana, sì.
The Spectre
giovedì 19 febbraio 2026
Roald Dahl: L'uomo del Sud
mercoledì 18 febbraio 2026
Alberto Franchetti
Dall'opera breve NOTTE DI LEGGENDA (1915) la partitura sembra persa, possediamo solo la riduzione per pianoforte. Julian Becker qui suona l'inizio e la fine di questo emozionante pezzo musicale, che speriamo di reinstrumentare per il palcoscenico nel prossimo futuro. Le donazioni sono benvenute, ma se vuoi semplicemente unirti con il tuo nome è anche una cosa molto buona e onesta da fare.
Le opere Notte di leggenda e Signor di Pourceaugnac, sopravvissute soltanto come spartiti per canto e pianoforte, devono essere ristrumentate da mani abili ed esperte. Costo: circa 20.000 Euro per ogni partitura.
Debora Forni: Il ricordo di un’estate
FRANCO ENNA: L'ASTRO LEBBROSO, n.73
martedì 17 febbraio 2026
Fabrizio Bartelloni: Al vostro posto non ci so stare; di Federico Berlioz
Ken Parker
lunedì 16 febbraio 2026
Giallo al Festival di Sanremo, di Mauro Sighicelli
J. J. Connington: Le tre meduse, n.73
A Ravensthorpe, un castello isolato nella campagna inglese, è in corso un ballo in maschera. Ai partecipanti è stato richiesto l'anonimato, e forse non è un'idea molto brillante ignorare l'identità dei presenti quando si possiede una collezione di pregiati oggetti d'arte. Qualcuno tuttavia ha l'idea anche peggiore di inscenare per scherzo un furto, dopo aver staccato la luce per agire con il favore dell'oscurità. Del gesto sconsiderato infatti qualcun altro approfitta per rubare una serie di medaglioni, attribuiti a Leonardo da Vinci, raffiguranti la mitologica Medusa. Per fortuna c'è tra gli ospiti della festa il sovrintendente di polizia sir Clinton Driffield, per l'occasione in costume da Cagliostro. Il suo sguardo lucido e rigoroso sarà un prezioso ausilio nelle indagini su una vicenda per nulla ordinaria, alle prese con passaggi segreti, una bizzarra maledizione delle fate e uno spettro che si aggira nel bosco. Il tutto coronato dal delitto.
domenica 15 febbraio 2026
Progressive Spin, puntata 35, 12 febbraio 2026
sabato 14 febbraio 2026
SNMN, puntata 35, 11 febbraio 2026












