Investigatore privato di colore, violento e rissoso, John Shaft vive al Greenwich Village, il quartiere degli artisti di New York, e ha il suo ufficio in Times Square. Orfano e cresciuto tra la violenza delle strade della periferia, avrebbe potuto diventare un criminale. Ma poi ha combattuto in Vietnam, comportandosi da eroe, tanto da guadagnarsi una medaglia al valore, e al suo ritorno in patria ha deciso di fare il poliziotto privato.
Ha molti amici nella malavita e pochi nella polizia, anche se gode della stima e della fiducia del tenente Victor Androzzi, che talvolta lo leva dai guai nei quali finisce col mettersi a causa dei suoi metodi assai poco ortodossi.
Creato nel 1970 dallo statunitense Ernest Tidyman (1928-1984), questo personaggio è stato portato sullo schermo dall'attore Richard Roundtree all'inizio degli anni Settanta in tre film - Shaft il detective, Shaft colpisce ancora e Shaft e i mercanti di schiavi - che diedero il via a una produzione destinata a un pubblico di colore.
Silver Surfer, alter ego di Norrin Radd, è un personaggio immaginario dei fumetti creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1966 e pubblicato dalla casa editrice statunitense Marvel Comics.
Silver Surfer è un alieno umanoide con pelle metallica che può viaggiare nello spazio con l'aiuto della sua imbarcazione simile a una tavola da surf. Originariamente un giovane astronomo di nome Norrin Radd sul pianeta Zenn-La, ha salvato il suo pianeta natale dal divoratore di pianeti, Galactus, servendo come suo araldo. Intriso, in cambio, di una parte del Potere Cosmico di Galactus acquisì un vasto potere, un nuovo corpo e un velivolo simile a una tavola da surf su cui poteva viaggiare più veloce della luce. Ora noto come Silver Surfer, ha vagato per il cosmo alla ricerca di pianeti che Galactus potesse consumare. Quando i suoi viaggi lo portarono sulla Terra incontrò i Fantastici Quattro, che lo aiutarono a riscoprire la sua nobiltà di spirito. Tradendo Galactus, salvò la Terra ma fu esiliato lì come punizione.
Silver Surfer è presentato come un araldo extraterrestre di Galactus, il potentissimo divoratore di mondi, che lo prelevò in cambio della salvezza del suo pianeta natale (Zenn-La) e gli conferì i suoi superpoteri, inclusa l'epidermide argentea che rende il suo corpo quasi invulnerabile e la capacità di viaggiare a incredibile velocità negli spazi siderali con l'ausilio di un'inusuale tavola da surf, che in tutti i fumetti è sempre stata definita dallo stesso Norrin "asse".
L'Autore, Richard Marsten, ci porta, con questo straordinario e avvincente racconto, cento milioni di anni indietro nel tempo, nell'epoca in cui l'uomo non era ancora comparso sulla faccia della terra e il mondo era popolato di rettili giganteschi. Gli uomini hanno scoperto il mezzo di viaggiare nel tempo e una comitiva di cacciatori intraprende questo viaggio nel passato. Il viaggio sarebbe pericoloso, se non venisse creato un campo di forza di protezione, una specie di schermo invisibile, ma più solido di una parete rocciosa, che divide la pista obbligatoria sulla quale i viaggiatori devono tenersi, nei loro spostamenti attraverso le vergini foreste dell'era mesozoica, e la terra quasi ancora vergine, popolata da mostruosi rettili, alcuni dei quali carnivori. Ma uno dei viaggiatori, per suoi scopi segreti, infrange volutamente la barriera di protezione. Tutta la comitiva si trova così alla mercè dei rettili. Il viaggio dura una settimana e se alla fine i cacciatori non si troveranno nel luogo fissato per poter tornare nel presente, saranno dispersi per sempre nel passato. Riusciranno, assillati e perseguitati come sono dai pericoli più terribili? E' quanto racconta questo romanzo, che, divertendo, istruisce.
Nata a Caracas, Venezuela, da madre statunitense e padre venezuelano, Montero aveva sette mesi quando i suoi genitori, su insistenza della nonna materna, misero un pianoforte nel box. Era stato comprato come regalo di Natale per un cugino più grande. Usava l'indice destro per suonare le singole note, senza mai sbatterlo con il pugno, con grande sorpresa dei genitori e della nonna. È diventato il suo giocattolo preferito. Veniva messa a dormire ogni notte da sua madre, che le cantava la melodia dell'inno nazionale venezuelano, una tradizione nel paese sudamericano.
Montero ha iniziato le lezioni formali di pianoforte all'età di quattro anni con Lyl Tiempo, un'insegnante di pianoforte argentina che risiedeva a Caracas, e ha dato la sua prima esibizione pubblica all'età di cinque anni. All'età di otto anni, ha fatto il suo debutto in concerto al Teatro Nazionale di Caracas eseguendo l'intero Concerto per pianoforte in Re Maggiore con l'Orquesta Nacional Juvenil de Venezuela (Orchestra Nazionale Giovanile del Venezuela), diretta da José Antonio Abreu. All'età di nove anni, le è stata assegnata una borsa di studio dal governo venezuelano per studiare negli Stati Uniti. Dal 1990 al 1993 ha studiato alla Royal Academy of Music di Londra con Hamish Milne. Nel 1995, ha vinto il terzo premio al XIII Concorso Pianistico Internazionale Chopin.
Dal primo contatto col pianoforte, Gabriela Montero ha sempre improvvisato e ha deciso di farlo anche in pubblico per volere di Martha Argerich che le disse di non aver paura del fatto che la gente l'avrebbe trovato inopportuno.
Dopo aver eseguito un concerto, la pianista venezuelana invita spesso il suo pubblico a chiedere una melodia per le sue improvvisazioni. A volte, anche l'orchestra può suggerire un tema.
«Quando improvviso, mi collego al mio pubblico in un modo assolutamente unico perché l'improvvisazione è una parte importante di chi sono ed è il modo più naturale e spontaneo in cui mi posso esprimere... Improvviso da quando le mie mani hanno toccato la tastiera per la prima volta, ma per molti anni ho tenuto segreto questo mio modo di suonare. Poi, un giorno, Martha Argerich mi ha sentito improvvisare ed è rimasta come in estasi. In effetti, è stata Martha a convincermi che era possibile combinare la carriera di artista classico con questo mio lato piuttosto singolare.»
La pianista venezuelana Gabriela Montero è una delle poche artiste classiche in grado di improvvisare su qualsiasi tema proposto dal pubblico, creando così un ponte con il jazz e altri generi musicali.
Gabriela Montero sfrutta sempre di più questa capacità nella composizione: lo dimostra la prima del suo "Concerto latino" il 20 marzo 2016 al Gewandhaus di Lipsia e registrato in Cile qualche anno dopo, il brano "è una riflessione chiaroscurale su chi siamo come continente, tra oscurità e luce", ha affermato. "Ha tutti i ritmi, il fascino e la sensualità che la gente ama dell'America Latina, ma sfortunatamente, queste caratteristiche impediscono al mondo di notare realmente cosa sta succedendo. Quindi non è un brano politico, ma una dichiarazione: non è tutto oro ciò che luccica".
Poirot si trova in vacanza in Cornovaglia con il fedele amico Arthur Hastings e incontra l'affascinante Nick Buckley. Casualmente la giovane racconta di essere scampata per ben tre volte alla morte in pochi giorni, affermando di essere stata molto fortunata, ma che si è trattato di semplici incidenti. Poirot non ne è convinto, e i suoi sospetti trovano conferma quando Maggie, la cugina di Nick, viene assassinata.
Stati Uniti, 1931 / Maxwell Grant (Walter Brown Gibson)
Misterioso giustiziere dalle numerose identità, oltre che a capo di un 'altrettanto misteriosa organizzazione votata alla lotta contro il crimine in tutte le sue forme, The Shadow ha il volto seminascosto da un cappello a larghe tese e da una sciarpa o dal bavero rialzato dell'immancabile impermeabile.
Protagonista di storie notturne e ricche di atmosfere minacciose, questo personaggio era "nato" nel 1930 come voce radiofonica che presentava una trasmissione incentrata su storie poliziesche.
Il successo ottenuto aveva portato poi alla nascita di una serie di storie, scritte a partire dal 1931 da Walter Brown Gibson, che si firmava con lo pseudonimo di Maxwell Grant, e apparse inizialmente sulla rivista Detective Story e in seguito su una propria testata, The Shadow magazine, mentre dal 1932, dopo un referendum tra i lettori, l'illustratore George Rozan aveva incominciato a delinearne la fisionomia su qualche copertina.
Alla fine degli anni Trenta diventa anche un personaggio dei fumetti - dal 1938 al 1942 è protagonista di una serie di strisce per i quotidiani realizzate da Yernon Greene e distribuite dal Ledger Syndicate, mentre dal marzo 1940 al novembre 1950 è titolare di una serie di comic books firmati sempre da Maxwell Grant, ma probabilmente scritti da un'équipe, e disegnati, piuttosto anonimamente, dallo studio di Jack Binder, con storie simili a quelle vissute dal primissimo Batman - anche se questi non hanno mai raggiunto la popolarità delle trasmissioni radiofoniche e dei racconti polizieschi.
Dopo un fallimentare tentativo di rilancio attuato a metà degli anni Sessanta dal gruppo Archie, che lo trasformerà in una specie di supereroe (The Monster Time lo classificherà tra i dieci peggiori fumetti mai pubblicati!), The Shadow è stato riproposto all'inizio del 1973 dalla DC Comics in un'ottima ver ione scritta da
Denny O'Neil e disegnata da Mike Kaluta. Tra gli altri autori di fumetti che e ne sono occupati in seguito meritano di essere ricordati almeno Frank Robbins e Howard Chaykin.
La contaminazione tra le varie scuole fumettistiche nazionali è un fenomeno che negli ultimi anni è diventato sempre più appariscente, portando ad un incrociarsi di influenze e idee provenienti da tutte le realtà del panorama delle nuvole disegnate. Se questo è evidente nel come i canoni estetici del fumetto giapponese (purtroppo più spesso di quelli narrativi) hanno pesantemente trovato riscontro e seguito in molte opere, sia negli USA che in Italia, non va dimenticato come spesso nello stesso fumetto statunitense si respiri aria europea, tanto nello stile quanto nel disegno (quando non nei nomi stessi degli autori), né tantomeno, per fare un altro esempio, la crescente presenza italiana nel panorama francese.
Non ci si dovrebbe quindi stupire più di tanto che si sia arrivati ad una storia completamente fatto da autori italiani per una casa editrice statunitense, nel caso naturalmente la Marvel, ciononostante è anche comprensibile come questo possa essere visto come un vero e proprio piccolo evento, da tenere d’occhio e da segnare come possibile prima esempio di un futuro trend.
Il segreto del vetro vede all’opera due tra i più apprezzati autori italiani: Tito Faraci, sceneggiatore cresciuto in casa Disney, diventato uno dei più apprezzati autori di Diabolik e della Bonelli, nonché uno dei nomi più “caldi” del panorama italico; e Giorgio Cavazzano, disegnatore che forse non meriterebbe nessuna presentazione, ma che rischia di essere più noto per i suoi famosi paperi, essendo uno dei migliori interpreti italiani di Paperino & Co., piuttosto che per opere come La Città, in coppia con il compianto Bonvi, o Altai e Jonson con Tiziano Sclavi.
Fin dall’inizio, quindi, è chiaro come l’intento sia ben lontano dal tentativo della collana Europa, prova di creazione di un universo supereroistico made in Italy che anni addietro fallì per l’inconsistenza dei personaggi e delle trame, nonostante alcuni nomi importanti che vi lavorarono: in quest’opera, invece, si affida uno dei più famosi e amati personaggi non solo della Marvel, ma dell’intero immaginario popolare, ad una coppia di professionisti capaci e noti, per creare e produrre una storia completamente in Italia, direttamente per la Marvel USA, che la presenterà al pubblico americano.
Faraci si preoccupa di tessere un racconto molto lineare, chiaramente costretto dalla brevità dello spazio ad essere semplicemente un intermezzo, senza tanti riferimenti alle storie del ragnetto; un divertissement ambientato tra le calle di una Venezia in maschera che ne diventa la protagonista nascosta. Il tratto riconoscibilissimo di Cavazzano dimostra di trovarsi a suo agio con il personaggio, pur donandogli una propria caratterizzazione molto personale ma azzeccata. Se ad un primo sguardo la mano dell’autore italiano potrebbe far storcere il naso agli estimatori della collana originale, la sua interpretazione si colloca nella linea editoriale già tipica della collana Tangled Web, dove vari artisti, spesso lontani dall’ambiente supereroistico, si sono confrontati con l’Uomo Ragno, con risultati spesso brillanti.
Un disco volante, come un uccello ferito, è costretto ad atterrare nella radura di un bosco del Périgord, in Francia, e un medico geniale e solitario, che si trova a passare di là, si incontra con lo strano equipaggio del disco - esseri bizzarri, molto simili agli uomini, ma con quattro dita per mano e la pelle di un verde smeraldo. Sono esseri docili e intelligenti, che il Dott. Clair cura nelle ferite riportate nell'incidente e che gli si affezionano pieni di gratitudine. E da questo momento, il giovane scienziato francese si trova a vivere la più straordinaria e meravigliosa avventura celeste che una creatura umana abbia mai potuto sognare. Al di là del ahun, o iperspazio dei matematici einsteniani, su pianeti circolanti intorno ai soli di Galassie così lontane da non appartenere più né allo spazio, né al tempo come noi li concepiamo, vivono gli esseri dalla pelle verde, gli Hiss, impegnati da millenni contro i Mislik, il popolo della Galassia maledetta. Figli dello spazio dove domina lo zero assoluto, i Mislik sono esseri magnetici, costituiti di sostanze metalliche, profondamente modificate dalle temperature super-gelide degli spazi cosmici. Essi odiano il calore, come il loro più grande nemico: ecco perchè da millenni la loro incomprensibile specie si adopera a spegnere ad una ad una le stelle del cielo. Solo quando l'universo sarà ridotto al "Massimo di entropia" potrà avere inizio la loro civiltà, non più ostacolata dalla luce e dal calore odiato. La lotta dei figli della luce contro i figli della tenebra della immane ghiaccia raggiunge momenti spaventevoli, ma Clair e gli Hiss... Ma i lettori scopriranno da sé il resto. La Galassia Maledetta è un grande romanzo di fantascienza, che diverte, affascina, atterrisce, che soprattutto fa pensare.
(Brunn am Gebirge, 5 agosto 1890 – Edimburgo 3 ottobre 1987)
Pianista, compositore e musicologo austriaco, affermatosi giovanissimo a Vienna e attivo a Magonza, riesce a preservare la propria brillante carriera minacciata dal nazismo emigrando nel Regno Unito; nel dopoguerra si apprezzano in particolare le sue autorevoli monografie su Brahms, Wagner, Schubert, Schumann e Verdi.
Nato nella cittadina di Brunn am Gebirge da genitori di origine ebrea, Hans Gál studia pianoforte con Richard Robert e composizione con Eusebius Mandyczewskz; si laurea all’Università di Vienna nel 1913 e la sua tesi sullo stile del giovane Beethoven viene pubblicata da Guido Adler sulla rivista Studien zur Musikwissenschaft.
Cessata la Grande Guerra, durante la quale combatte in Serbia e nei Carpazi, Hans Gál lavora all’Università di Vienna come Lettore per la Teoria musicale; si afferma come compositore soprattutto in Germania dove, nel 1923, ottiene un successo clamoroso con la sua seconda opera “L’anatra sacra” (Die heilige Ente), presentata a Düsseldorf sotto la direzione di George Szell. La sua reputazione si consolida con “La canzone della notte” (Das Lied der Nacht), la sua terza opera. Nel 1929, con il supporto di musicisti importanti come Wilhelm Furtwängler, Fritz Busch e Richard Strauss, è nominato direttore del Conservatorio di Magonza.
Nel 1933, con l’ascesa al potere di Hitler, Hans Gál è costretto a lasciare ogni incarico pubblico e la sua musica viene bandita; ritorna a Vienna, poi si rifugia in Gran Bretagna quando l’Austria è annessa alla Germania (1938, Anschluss). È intenzionato a migrare verso le Americhe ma si stabilisce a Edimburgo, chiamato da Donald Francis Tovey, dove trascorre il resto della sua vita. Fa eccezione il periodo tra maggio e settembre del 1940 vissuto nei campi di internamento al Donaldson’s Hospital di Edimburgo, a Huyton, vicino a Liverpool, e al Central Promenade Camp sull’isola di Man, raccontati nel suo diario “Musica dietro il filo spinato”.
Rimasto attivo fino alla morte, Hans Gál lascia più di 150 composizioni tra opere, musiche per orchestra, brani cameristici e vocali di vario genere; il suo ultimo lavoro importante sono 24 Fughe per pianoforte composte all’età di 90 anni.
Il suo stile, inizialmente influenzato dalla musica di Brahms, acquista nel corso degli anni ’20 caratteristiche proprie e guarda verso particolari impasti sonori, tuttavia senza mai allontanarsi dalla grande tradizione classica. Dopo la seconda guerra mondiale la sua musica appare obsoleta, superata dalle nuove avanguardie; a lungo viene trascurata e soltanto oggi è parzialmente riscoperta.
Il Divertimento per flauto, oboe, due clarinetti, tromba, due corni e fagotto, Op. 22, fu composto nel 1924, su commissione per il Festival di musica contemporanea del 1925 a Kiel, organizzato dall' 'Allgemeiner Deutscher Musikverein', nel cui comitato Gál servì successivamente, insieme ad Alban Berg ed Ernst Toch. Gál scrisse dell'opera: "È un 'divertimento' nel senso originale del termine: musica all'aperto nel carattere di una serenata, cinque movimenti di umori contrastanti, lirici e burleschi, concisamente strutturati e con la trama fitta della musica da camera."
Harry Stone è in fuga da un passato che vorrebbe lasciarsi alle spalle. Ma il suo passato non sembra della stessa idea. Harry rientra in patria dalla Rhodesia giusto in tempo per assistere all'epilogo di un redditizio colpo notturno in una banca di Glasgow. È sicuro che uno dei banditi sia un suo ex compagno di cella, Bob Daney, svaligiatore inafferrabile, un vero e proprio incubo per la polizia. È l'occasione che aspettava: certamente il vecchio Bob non vorrà correre il rischio di una sua testimonianza oculare e si dimostrerà generoso, spartendo con lui il ricco bottino. Ma alla fine di un tragitto in macchina combinato tra i due uomini per chiudere l'affare, scenderà un solo passeggero. Al capitano Tim Jordan il compito di scoprire quale dei due, e soprattutto che fine abbia fatto l'altro.
Basata sulla biografia di Frank Serpico (già portata sullo schermo nel 1974 nell'omonimo film diretto da Sidney Lumet e interpretato da Al Pacino, che ottenne la nomination all'Oscar), questa serie di telefilm è durata soltanto una dozzina di episodi da 50 minuti, dal 24 Settembre 1976 al 28 gennaio 1977.
David Birney, che interpretava Serpico sul piccolo schermo, non era certo Al Pacino, ma non bisogna dimenticare che anche le sceneggiature dei vari episodi non erano certo all'altezza della biografia scritta da Peter Maas né del film.
Biografia e film avevano fatto un po' un mito di questo poco ortodosso poliziotto
newyorkese, totalmente onesto e idealista tanto da non essere per nulla amato neppure da certi suoi stessi colleghi, mentre il Serpico televisivo è un poliziotto qualsiasi, impegnato in indagini tutto sommato banali e prive di un qualche mordente.
Quando la serie fu interrotta, David Birney dichiarò che aveva dato le dimissioni perché si era stufato del personaggio, ma difficilmente la produzione avrebbe continuato la serie visti i bassi indici di ascolto.
"Devil & Capitan America: Doppia Morte" è il titolo di una storia a fumetti in cui i due supereroi Marvel uniscono le forze. In questa avventura, creata da Tito Faraci e Claudio Villa, Devil e Capitan America affrontano un nemico comune, mettendo in mostra le loro abilità e il loro coraggio. Il fumetto, pubblicato in Italia, è descritto come un'esaltazione della forza e della lotta contro il male, con i due eroi che si ritrovano a fronteggiare una minaccia che richiede la loro collaborazione per essere sconfitta.
In questa storia, Capitan America e Devil uniscono le loro forze per combattere un nemico comune. Capitan America, con la sua forza e il suo scudo, rappresenta l'eroe americano, mentre Devil, con i suoi sensi acuti e le sue abilità da combattente, è un personaggio più oscuro e tormentato, ma entrambi sono uniti nella lotta contro il crimine. La storia mette in evidenza il contrasto tra i due personaggi, ma anche la loro capacità di collaborare e di superare le differenze per raggiungere un obiettivo comune.
La storia scorre inizialmente parallela con i due protagonisti sulle tracce di un semi-dimenticato villain, il Seminatore di Morte. Non mancheranno di scontrarsi a causa delle trame del Seminatore, ma come da copione sapranno rifarsi, anche se il finale non è necessariamente la classica vittoria. Storia in sé non particolarmente degna di nota, non fosse per i nomi degli autori, molto verbosa, dai toni lenti rispetto agli standard americani. I disegni di Villa rendono i due personaggi solidi e massicci, evidenziando particolarmente la differenza di massa tra un agile Devil e uno statuario Capitan America. Nonostante la buona prova, non sempre Villa sembra in forma, e alcune pose risultano troppo legnose.
I lettori di Urania conoscono già l'autore di questo eccezionale racconto attraverso il romanzo "Cristalli sognanti". Lo stesso fascino del meraviglioso su un piano di dolorante umanità traluce dal romanzo che ora presentiamo. E' la storia di sei esseri soli al mondo che incontrandosi scoprono d'aver ognuno un meraviglioso talento e che mettendosi insieme possono formare un tutto unico d'infinita potenza. Uno di essi è un idiota, un erculeo bambino che non sa né pensare né parlare ma che ha la facoltà di leggere i pensieri negli occhi degli altri. L'altra è una ragazzina che può far muovere gli oggetti e spostare le rocce al comando del proprio pensiero. Poi ci sono due gemelline negre, che possono teletrasportarsi a volontà; e ancora un bambino mongoloide, che non può crescere, che vive nel silenzio, ma il cui cervello funziona come una calcolatrice elettronica; e infine un ragazzo di otto anni, che ha gli istinti di un giovane delinquente, ma un'intelligenza e una forza di comando quasi sovrumane. Tutti questi esseri unendosi fanno parte come di un unico organismo che acquista una sua potente, devastatrice personalità. Chi potrà disciplinare e guidare questo mostruoso essere composto di sei cervelli diversi, con facoltà sovrumane? Con quale mezzo? Un uomo, un uomo giovane simile a tutti gli altri, che attraverso il dolore acquista una capacità infinita d'amore... Sotto l'apparenza di racconto fantastico questo romanzo cela una conoscenza meravigliosa dell'anima umana, una solidità di principi che si identifica con la norma del principio unico ed eterno della morale intesa come necessità universale. Per lungo tempo, forse per tutta la vita, dopo aver letto, i suoi personaggi torneranno alla memoria dei lettori come persone conosciute da vicino che ci hanno mostrato una nuova faccia della verità.
(Löbejün, 30 novembre 1796 – Kiel, 20 aprile 1869)
È stato un compositore, direttore d'orchestra e baritono tedesco, esponente della musica romantica.
Sebbene oggi sia meno noto, in vita riscosse molti consensi, soprattutto come compositore di Lieder (stimati intorno ai quattrocento), che gli valsero l'appellativo di "Schubert della Germania del nord".
Nato in un piccolo centro della Sassonia, Loewe riceve dal padre i primi rudimenti musicali. Successivamente fu corista prima a Köthen, successivamente ad Halle dove ebbe modo di compiere gli studi. Madame de Staël rimase incantata dalla sua voce e intercesse presso Girolamo Bonaparte per assegnargli una pensione che gli consentisse di approfondire i suoi studi musicali e per conseguire la laurea in teologia presso l'Università di Halle.
Nel 1820 divenne maestro di cappella e direttore della scuola musicale della Jakobikirche di Stettino, rimanendovi fino al 1846. In quegli anni divenne un compositore molto popolare ed interprete acclamato dei suoi Lieder, infatti nel decennio 1840-50 visitò in tournée vari paesi d'Europa, fra cui Inghilterra, Francia, Svezia e Norvegia. La sua notorietà gli valse il riconoscimento di membro dell'Accademia di Berlino nel 1837.
Complessivamente Loewe scrisse: cinque melodrammi, sebbene in vita ne sia stato rappresentato solo uno con scarso successo, Die drei Wünsche (1837); ben diciassette oratori, gran parte dei quali per voci maschili come Die Eherne Schlange e Die Apostel von Philippi (che furono di modello a Wagner per esempio nell'Agape degli apostoli). In ogni caso la genialità di Loewe si rintraccia oggi soprattutto nelle sue 368 ballate per voce e pianoforte in cui l'efficace tessuto armonico, un disegno melodico lineare ed espressivo in accordo con gli argomenti poetici del testo, hanno reso e rendono le sue creazioni ancora oggi molto popolari nel mondo tedesco.
La seconda Sinfonia in E minore è in quattro movimenti. Segue una linea leggermente più costante ma energica rispetto alla prima, con uno scherzo tempestoso e squarciato da fulmini. In generale, però, una "mente filosofica" è chiaramente vigile ai comandi. Ogni opera di Loewe suscita pensieri su parallelismi con partiture scritte prima e dopo i pezzi.
La strumentazione è molto simile alla sua prima Sinfonia in mi minore, ma l'uso frequente di quattro corni è notevole, con cui Loewe compie un ulteriore passo verso la strumentazione romantica tipica. Osservando la sequenza dei movimenti, colpisce l'intercambio tra il movimento lento e lo scherzo, e nella struttura armonica Loewe si concede un'escursione stravagante nel mi diesis maggiore nell'introduzione del quarto movimento.
Il campione di tiro J.C. Robin è stato ucciso con una freccia al cuore. Tutti gli indizi sembrano seguire i passi di una celebre filastrocca per bambini. Quali sono i reali rapporti tra le persone che frequentano la casa sulla 75ª strada di New York che appartiene al celebre fisico Bertrand Dillard?
Philo Vance è chiamato a risolvere l'enigma per rispondere alla sfida del misterioso e geniale Alfiere, che si firma come tale in biglietti dattiloscritti inviati alla polizia e ai giornali. Una lunga serie di omicidi insanguina l'ambiente degli amici e dei conoscenti di casa Dillard, e ogni assassinio segue le modalità di una diversa filastrocca infantile. Vance comprende infine la motivazione che si cela dietro la scelta dello pseudonimo dell'assassino e ne rivela il movente grazie alla sua conoscenza della psicologia e dei più moderni sviluppi nel campo della matematica e della fisica.
Sui sessanta, grosso e pesante, con qualche chilo di troppo, una storia d'amore con Kerry Wade, una pubblicitaria che potrebbe essere sua figlia, una grande passione per le riviste popolari degli anni Trenta (di cui è collezionista, come lo tesso autore), la voglia di farla finita con una professione che diventa sempre più dura, periodicamente afflitto dal mal di testa e da una forte tosse che talvolta lo sopraffà nel momento meno opportuno, magari addirittura nel bel mezzo di un 'azione,
questo personaggio è uno dei più interessanti e umani investigatori privati della letteratura poliziesca.
Della sua professione e della sua vita privata conosciamo quasi tutto, ma ne ignoriamo nome e cognome. Questo personaggio si chiama infatti semplicemente Senzanome (Nameless, nella versione originale) ed è un tipo anonimo come il Continental Op di Dashiell Hammett.
Molti l'hanno paragonato anche agli eroi di Raymond Chandler, ma Bill Pronzini ha sempre negato qualsia-si parentela. «Contrariamente a quello che il pubblico sembra pensare -ha dichiarato più volte questo autore, -Chandler non ha avuto nessuna particolare influenza sul mio personaggio. Ho sempre ammirato i pregi di Chandler ma la sua visione della vita non coincide con la mia e neppure la concezione del ruolo che un poliziotto privato deve svolgere in un giallo. Ed McBain, lui sì che mi ha influenzato in modo decisivo. Leggendo le sue opere ho imparato come si scrivono i dialoghi».
In questo interessante quanto riuscito esperimento Francesco Artibani (“Topolino”, “PK”, “Lupo Alberto”, “Cattivik”, “Popeye”, “Betty Boop”, “Simpson Comics”, “Tiramolla”) e Federico Nardo (“Sidewalk Science”) partono da un’idea di base che somiglia un po’ al quella su cui è costruita la linea Ultimate della Marvel: estrarre un personaggi dal suo contesto “ufficiale” e considerarne invece la dimensione mitica, universale, e crearci attorno una storia, che non sarà forse quella “vera”, ma che comunque potrà portare nuovi stimoli, e magari arricchire il personaggio stesso. La cronologia ufficiale della Marvel ci dice che non è mai esistito un Dottor Strange giovane, che il chirurgo Stephen Strange è diventato Signore delle Arti Mistiche già in età matura e in seguito a dolorosissimi eventi. La storia di Federico e Stefano è invece diversa… e in una certa misura più intrigante. Il disegno non è per nulla “americano”, ma è dinamico e spettacolare, e quindi centopercento Marvel!
“Young Doctor Strange” è probabilmente il miglior fumetto Marvel generato in Italia. Questa storia non fa parte del variegato insieme di comics della “Casa delle Idee” statunitense alla cui realizzazione hanno contribuito attivamente autori nostrani, ma è uno dei progetti totalmente “autoprodotti” fra i nostri confini. Una di quelle produzioni “transatlantiche” che prima o poi usciranno anche negli States, ma che sono state interamente commissionate, concepite e realizzate da Panini Comics, avvalendosi della professionalità e del talento di fumettisti italiani.
La razza umana - che ormai, dopo un grande cataclisma universale si riproduce soltanto artificialmente, in laboratorio - è colpita da un nuovo, implacabile, quanto misterioso morbo: la cancilosi. Un giovane scienziato, Dox Gavnor, scopre che la cancilosi non è una malattia, ma un tentativo di mutazione della natura a cui, purtroppo, il corpo umano, così come è costituito, non sa adattarsi. Perciò l'umanità è condannata. Come nell'antichità i piccoli, deboli prototipi dei mammiferi sostituirono i rettili nel dominio della Terra, ora altre forme ancora sconosciute sostituiranno l'Uomo... Ma Dox Gavnor non si rassegna: studia, ricerca, esperimenta. Il risultato è una nuova razza di uomini, adatta al mutato ambiente, perciò immune dalla cancilosi: un popolo di nani, non esseri mostruosi, ma veri e propri uomini in miniatura. Il genio di Dox Gavnor ha creato la nuova razza, il popolo dei Vitaliani. Ma la Grande Razza, l'uomo antico, si rassegnerà a cedere senza lotte il suo potere alle minuscole creature? E' questo che l'autore, Jean Gaston Vandel, con metodo narrativo vivace, sobrio, fluido, ci racconta in questo appassionante romanzo. Di chi sarà la vittoria finale? Dei nani o degli uomini? Chi dominerà il mondo del futuro? E' una domanda alla quale l'autore risponde: una risposta che potrebbe diventare, nel tempo, realtà.
Piuttosto messo in ombra per tutta la vita dalla carriera del fratello maggiore Eugène, Théo Ysaÿe iniziò studi musicali amatoriali al Conservatorio di Liegi e, su consiglio di Eugène, proseguì gli studi a Berlino . Nel 1885, Ysaÿe tornò a Parigi , dove si unì alla Bande à Franck ma sostenne anche la crescita di un nuovo movimento estetico rappresentato dall'impressionismo di Claude Debussy . Ysaÿe contribuì a promuovere il lavoro della nuova scuola di musicisti francesi a Bruxelles . Nel 1894, lui e suo fratello trovarono ingaggi presso La Libre Esthétique di Bruxelles, che offriva agli abitanti della città l'opportunità di assistere a una generosa gamma di esposizioni sia musicali che di arti plastiche . Ysaÿe contribuì con il suo talento di pianista e maestro collaboratore .
Sebbene Ysaÿe fosse un eccellente pianista, la sua salute cagionevole non gli permise di seguire il ritmo frenetico della carriera del fratello e divenne invece professore al Conservatorio di musica di Ginevra .
Nel 1918, Théo Ysaÿe morì a Nizza , in Francia , due giorni prima di Debussy.
La sua opera, relativamente vasta, non è stata pubblicata nella sua interezza, né tantomeno eseguita come tale. Le sue opere 13, 14 e 15 furono pubblicate da Schirmer a New York. Scrisse principalmente sinfonie , concerti per pianoforte , poemi sinfonici e musica da camera , oltre a un requiem . Sebbene ereditò inizialmente lo stile di César Franck, le sue opere successive rivelarono una chiara influenza dell'impressionismo.
I fratelli Smith, ospiti di John Mandle, vecchio poliziotto in pensione, e della sua figliastra Molly, si trovano immischiati in un intricato omicidio abilmente architettato, in cui dovranno mettere in campo tutta la loro abilità investigativa. Un segnale Morse, vieni alle tre querce, e una figura spettrale vista correre nel prato dell'abitazione di Mandle, danno inizio a una storia intricata.
Un’auto scorre lenta sull’asfalto, ancora fresco della notte appena passata. Il silenzio del mattino si posa su un ristorante chiuso, che la sera precedente aveva ospitato una serata lunga e faticosa. I segni della fatica sono ancora nell’aria: odore di cucina, sedie accostate male, piatti e bicchieri impilati dietro il bancone.
Eppure, fuori dal locale, qualcosa non torna. C’è un via vai continuo di persone che entrano ed escono, ma questa volta nessuno ha fame. Nessuno è venuto per mangiare. Nei bagni del piano di sotto, nascosto alla vista dei clienti, è accaduto qualcosa di terribile: un omicidio efferato. Un morto. Con queste immagini si apreMisfatto indigesto al Bulldog, il romanzo di Roberto Roganti che introduce il personaggio di Grogghino, impegnato nel suo primo caso. È una storia che inizia in un luogo familiare, un ristorante, e si trasforma in uno scenario di indagine. L’autore accompagna il lettore in questo contrasto: da un lato l’apparenza normale della vita quotidiana, con i suoi ritmi, le sue abitudini, dall’altro l’irruzione improvvisa della violenza, che spezza la routine e costringe tutti a guardare sotto la superficie. La scena è semplice, ma potente: il movimento dell’auto, il locale chiuso, le persone che accorrono, la scoperta del cadavere nei bagni. Grogghino viene chiamato a risolvere il mistero. Chi è la vittima? Perché è stato uccisa? Come può un delitto così brutale verificarsi in un posto dove poche ore prima si rideva e si brindava? Il ristorante, luogo di socialità, diventa il teatro di un crimine che nessuno avrebbe potuto immaginare. La scrittura è attenta a ogni dettaglio, guida il lettore attraverso la tensione della scoperta e la curiosità di capire chi sia il colpevole. L’indagine comincia tra tavoli e corridoi che sembravano anonimi, ma che adesso nascondono segreti e domande. Il protagonista, Grogghino, si muove in questo spazio con determinazione, cercando la verità dentro un ambiente che, fino alla notte prima, era solo un ristorante come tanti. Misfatto indigesto al Bulldog è un romanzo pensato per chi ama i gialli, per chi è attratto dalle storie che si sviluppano a partire da un dettaglio inaspettato e portano il lettore a indagare insieme al protagonista. La forza del racconto sta proprio nella sua capacità di trasformare la normalità in mistero, senza effetti speciali, restando fedele a una narrazione realistica. Il primo caso di Grogghino invita a riflettere su quanto poco conosciamo davvero i luoghi e le persone intorno a noi. Un ristorante può essere molto più di un semplice locale: può diventare il cuore di una storia complessa, un enigma da risolvere, un punto di partenza per scoprire verità nascoste. Con Misfatto indigesto al Bulldog, Roberto Roganti ci offre un giallo che comincia in silenzio e cresce pagina dopo pagina, accompagnando il lettore alla scoperta di un delitto e della sua risoluzione. Un romanzo che unisce la familiarità della vita quotidiana alla tensione di un caso poliziesco, senza mai perdere il contatto con la realtà.
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