mercoledì 31 gennaio 2024

Bob Shaw: Scegliete il mondo che fa per voi, 1981


Il negozio, che si trovava a un centinaio di metri dalla Quinta Strada, era così poco appariscente che si notava a stento. L’unica finestra che dava sul davanti era nascosta da pesanti tende, e in un angolo aveva incastonate delle piccole lettere di bronzo che dicevano: ALTRIMONDI S.p.A. La luce giallo-rosa che trapelava da dentro era così tenue che, nonostante il buio sempre più fitto di quel pomeriggio di dicembre, era difficile essere sicuri che il posto fosse aperto al pubblico.
Arthur Bryant esitò un attimo sul marciapiedi, cercando di dominare l’ansia, poi aprì la porta ed entrò.
— Buonasera, signore. Cosa posso fare per voi? — Chi aveva parlato era un giovane bruno, dal colorito scuro, che indossava un abito da lavoro nero e lucido, dall’aria costosa. Era seduto a una grande scrivania su cui c’era una targhetta con su scritto “T. D. Marzian, direttore di filiale”.
— Ehm... vorrei chiedervi alcune informazioni — disse Bryant, osservando l’ambiente con un certo interesse. Seduta lì vicino, davanti a una scrivania più piccola, c’era una ragazza grassottella, con i capelli neri tagliati corti. L’atmosfera era quella delle stanze piene di tappeti pelosi, di pareti rivestite di canapa, di caldi sussurri musicali. L’unica cosa che distingueva il posto da innumerevoli altri uffici chic era un disco argentato grande circa quanto un tombino, che occupava una parte di tappeto dietro le due scrivanie.
— Sarò felice di aiutarvi — disse Marzian. — Cosa vorreste sapere?
Bryant si schiarì la voce. — Potete davvero trasportare la gente in altri universi? Universi dove le cose sono differenti da qui?
— Lo facciamo continuamente: è il nostro lavoro. — Marzian dischiuse le mascelle in un bel sorriso rassicurante.
— Il cliente non deve fare altro che spiegare esattamente quali siano le

venerdì 26 gennaio 2024

Magnum

 


Stati Uniti, 1980 / Glen A. Larson e Donald P. Bellisario 

Ex ufficiale del servizio segreto della Marina americana e veterano del Vietnam, tornato alla vita civile Thomas Sullivan Magnum (Tom Selleck) fa l'investigatore privato alle Hawaii ed è assunto dal ricco scrittore di romanzi polizieschi e play-boy Robin Masters (che non s'è mai visto, ma che al telefono aveva inizialmente la voce di Orson Welles) per controllare i sistemi di
sicurezza della sua splendida villa hawaiana durante la sua assenza oltre che per vegliare sui suoi ospiti.



Vive nella dependance della villa ed è a mala pena sopportato dall'indispettito maggiordomo Jonathan Quayle Higgins III (John Hillerman), un ex sergente maggiore dell'esercito britannico, che spesso lo caverà degli impicci.



Altri interpreti fissi della serie T.C., Theodore Calvin (Roger E. Mosley) e Rick Orville Wright (Larry Manetti), ex compagni di Magnum in Marina e ora rispettivamente spericolato pilota di elicotteri privati e proprietario del club King Kamehameha, dove l'affascinante investigatore trascorre la maggior parte del proprio tempo libero, mentre di tanto in tanto fa capolino la simpatica Agatha Chumley (Gillian Dobb ), folle d'amore per il gelido Higgins.



Telefilm ricchi d'azione, anche se il successo della serie è merito più dell'interpretazione di Tom Selleck - scoperto da Mae West, famosa ed esuberante sex-symbol degli anni Trenta, ed eletto "più bel maschio dell'anno" dal pubblico femminile nel 1982, questo attore, che è stato anche definito il "Clark Gable degli anni Ottanta ", è stato uno dei più popolari divi del piccolo schermo - e dell'affascinante ambientazione esotica piuttosto che delle sceneggiatore, non sempre all'altezza della popolarità conseguita.


Magnum è nota anche per le autovetture utilizzate dai protagonisti. In particolare Thomas Magnum ha guidato tre modelli di Ferrari dei quali si conoscono anche i numeri di telaio. Nella prima stagione si trattava di una 308 GTS del 1979 (telaio 29109), dalla seconda alla sesta stagione di una 308 GTSi del 1981 (telaio 34567) e nella settima e ottava stagione di una 308 GTS Quattrovalvole del 1984 (telaio 57685). La targa della vettura era "ROBIN 1", anche se nella sigla di testa la si vede con una targa non personalizzata. La Ferrari modello 308 è talmente iconica della serie che viene spesso definita come "la Ferrari di Magnum".



Centoquarantotto episodi da 50 minuti di questa serie sono stati trasmessi a parti re dall'11 dicembre 1980. Tra le star ospiti hanno fatto capolino anche Frank Sinatra e attori del calibro di Ernest Borgnine e José Ferrer.

giovedì 25 gennaio 2024

Jean Sibelius

Hameenlinna [Finlandia] 8-XII-1865 - Jarvenpiili 20-IX-1957

Lasciato lo studio della legge per la musica, studiò con Wegelius e Kajanus a Helsinki, poi a Berlino e a Vienna con Goldmark e Fuchs. Suonò per breve tempo il violino in un quartetto di Helsinki e dal 1892 insegnò a quel Conservatorio, iniziando ben presto anche l'attività direttoriale, limitata per lo più alle proprie composizioni.
Dal 1900 circa si dedicò quasi esclusivamente all'attività di compositore, avendo ottenuto una pensione annua dal governo, e nel 1904 si stabilì a Jarvenpaa, a pochi chilometri da Helsinki: solo nel 1914 insegnò per un anno al New England Conservatory di Boston. Dal 1929 alla morte non produsse praticamente più nulla di rilevante. In Finlandia gli sono stati intitolati un premio di composizione, un'Accademia (a Helsinki) e un festival musicale.
Appartenente alla generazione di Strauss, Mahler, Debussy, Busoni e Reger, Sibelius è in ogni senso un rappresentante del tardo romanticismo ottocentesco. Anche se visse fino ad oltre la metà del secolo scorso, egli rimane indissolubilmente legato al tardo sinfonismo germanico e al mondo espressivo di Ciaikovski, di cui può essere considerato un diretto successore anche per la relativa vicinanza di certe fonti musicali popolari. È significativo
del resto che, al pari di Strauss, Sibelius abbia prodotto tutte le sue opere più notevoli entro il 1920 circa: sembra che, dopo la prima guerra mondiale, gli sia venuta meno la temperie culturale adeguata al suo tipo di espressione musicale, tanto che non riuscì a produrre più nulla di genuino negli ultimi trent'anni di vita.

Sinfonia n.2 in re maggiore op. 43 (1901)
Sembra che all'origine di questa che è tra le più popolari sinfonie di Sibelius, ci sia un'intenzione programmatica: nel primo tempo la descrizione della quieta vita pastorale dei finlandesi, nel secondo il sentimento patriottico che si ritira nell'intimità di fronte alla brutale oppressione, nel terzo il risveglio del sentimento nazionale, nel quarto la speranza di una definitiva liberazione.
È indubbiamente una delle pagine più ricche di sentimento e di suggestive atmosfere, nobile ed espressiva soprattutto nei primi tre tempi, mentre il "Finale" risulta più stanco e banale; anche qui il principio sinfonico viene rispettato se non altro nel senso della costruzione di episodi drammatici o
contrastanti, densi di un pathos genuino e comunicativo.
La Sinfonia inizia con un "Allegretto" (si noti la mancanza dell'introduzione lenta), a cui seguono un "Tempo andante ma rubato" dalle sonorità varie e avvincenti, un " Vivacissimo" pieno di fuoco inframmezzato da un mesto episodio "Lento e soave," e il "Finale" ('Allegretto moderato') in forma di rondò,
che sfocia verso la fine in un tempo più moderato e solenne.

mercoledì 24 gennaio 2024

Gary Alan Ruse: La ragazza nella valigetta, 1980


— Dimostra che sei una ragazza in gamba, Pam. Non ti farà male, davvero. Te lo promettiamo.
La loro compagna, una ragazza ben fatta dai capelli castani, li guardò in modo strano. — Siete matti tutt’e due protestò.
— Ricordati che ci avevi promesso che ci avresti aiutato a dare una dimostrazione del nostro progetto — disse Jerry Wescott guardando il fratello per avere la conferma.
— Ha ragione, Pam — disse infatti Larry. — L’hai promesso.
— Sì, ma prima di sapere di osa si trattava.
La studentessa arretrò di un passo verso la porta del garage trasformato in laboratorio. — Siete matti — ripeté. Jerry si aggiustò gli occhiali, unico particolare che lo distinguesse dal gemello. Indossavano tutt’e due dei jeans e una maglietta a righe. — Senti, Pamela — disse, — cerca di essere un po’ ragionevole. Te lo spiegherò di nuovo. É semplice.
— Pazzesco vorrai dire — Io corresse Pamela in tono bellicoso. — Volete disintegrare i miei atomi, trasportarli attraverso lo spazio e poi rimetterli insieme. Non so come la mettiate voi, ma per quanto mi riguarda preferisco lasciarli come stanno.
— Anche noi — la rassicurò Jerry. — Ti preoccupi a vuoto. Larry, prendile...
Stando a distanza di sicurezza, Pam guardò Larry mentre prendeva sotto il banco quelle che, all’aspetto. sembravano due valigette nere. Le depose di piatto sul tavolo davanti al fratello, dopo aver spostato un mucchio di carte e di materiale elettronico.
— Per cominciare — spiegò Jerry — non si tratta della solita solfa della trasmissione della materia. Non dobbiamo trasformare la tua massa in energia e poi ricostituirla. Sarebbe troppo rischioso.
Ma che pensiero gentile! — esclamò con pesante ironia Pam.
— Il nostro sistema consiste in un «vero» teletrasporto. Spostiamo l’oggetto desiderato da un posto a un altro eliminando la distanza intermedia. Come se fosse una porta dimensionale — disse con fierezza Jerry.
Pam si drizzò, con le mani sui fianchi e gli occhi che mandavano lampi.
— Il professor Freidkin dice che è impossibile.
— Il professor Freidkin ha le pigne al posto del cervello — disse convinto Larry. — Un vero scienziato non scarta mai una teoria dicendo che è impossibile. Improbabile, forse, ma mai impossibile.
— Giusto — disse Jerry togliendosi gli occhiali per pulirli con cura. — Ed è
proprio per questo che abbiamo bisogno di te. Freidkin non ci prenderà mai

venerdì 19 gennaio 2024

Mac Robinson

 


Mac Robinson,  Stati Uniti 1953 / Thomas B. Dewey

Arruolatosi nella polizia all'età di ventitré anni. Mac Robinson esordisce in Morire è un po' partire (Every bet's a sure thing, 1953). E' un tipo qualsiasi e non si considera assolutamente un superuomo. 



Nel 1957 si descrive semplicemente e con una certa modestia come «Un trentottenne dotato di una mira infallibile, un po' lento nel pensare ma meticoloso e abile nel corpo a corpo». Ombroso e solitario, è un vero... duro": ma ha anche una grande carica di umanità e non si tira mai indietro, soprattutto se c'è qualche innocente in pericolo.
Tranquillo e riservato, ci tiene molto alla propria privacy. Basti pensare che soltanto nel 1969, quando in Mac e gli angeli di Los Angeles (The love death thing) è costretto a firmare il registro di un albergo, conosceremo finalmente il suo cognome!



Dopo aver risolto un difficile caso che la mafia avrebbe preferito restasse
insoluto, viene praticamente costretto a dimettersi dalla polizia e si trasforma in un investigatore privato, traferendosi in un appartamento situato nel quartiere nordest di Chicago, che usa anche come ufficio. In seguito compie indagini nel Midwest, nell'Illinois e in California.



Rimasto in buoni rapporti con il commissario Donovan (che è un bravo poliziotto e che gli ha insegnato il mestiere quando si era arruolato), ma inviso alla maggior parte dei suoi ex colleghi, soprattutto a quelli di dubbia onestà, Mac Robinson si interessa spesso ai problemi dei giovani. Tanto che una delle sue avventure, Un'arma per la duchessa (The mean streets, 1955), è
comunemente considerato il miglior romanzo poliziesco sulla delinquenza
giovanile.



giovedì 18 gennaio 2024

Alexandr Skriabin

Mosca 10-I-1872 - ivi 27-IV-1915

Allievo del Conservatorio di Mosca, si pose in luce prestissimo come ottimo pianista, tenendo concerti in patria, a Parigi, Bruxelles e altre città occidentali. Dal 1898 al 1903 insegnò al Conservatorio di Mosca e dal 1904 visse in Europa occidentale e negli Stati Uniti, dovunque acclamato soprattutto come interprete delle proprie composizioni pianistiche.
Nel 1910 si stabili nuovamente a Mosca, dedito ugualmente alla composizione e al concertismo.
Musicista dai molteplici interessi, aveva del mondo una visione tragica, temperata da una tendenza al misticismo che lo legò agli ambienti letterari della decadenza russa (Balmont, Merezkovski). Questi aspetti del suo carattere, dove gli elementi erotici avevano una funzione di non poco rilievo, si riflettono nella produzione musicale, che già nei titoli denota un temperamento incline alla contemplazione, all'estasi eroticometafisica, dove il timbro svolge un ruolo di grande importanza e dove elementi esotici (in particolare le scale per toni interi) si mescolano ad altre influenze, da quella di Wagner a quella di Ciaikovski e di Debussy.
Skriabin compose moltissimo per pianoforte, muovendosi inizialmente sulla scia di Liszt e pervenendo successivamente a uno stile assai personale che rende ancor oggi non poco interessanti alcune delle sue brevi pagine per questo strumento.
Non sentì invece attrazione veruna per la voce umana, mentre compose per orchestra tre sinfonie, poemi sinfonici e un concerto per pianoforte. Molto citato ma ormai praticamente scomparso dal repertorio concertistico per i suoi scarsi valori musicali, il Prometeo o Poema del fuoco (1911) per orchestra, pianoforte, coro, organo e " clavier à lumière " (tastiera a colori) strumento da lui ideato nel tentativo di realizzare un'unità di visioni sonore e luminose. 

Symphony nº 3 'The Divine Poem' in do minore op. 43 (1905)
È la più compiuta espressione musicale della fede teosoficomusicale del compositore russo, e benché poco eseguita rimane forse la sua maggiore creazione sinfonica. L'autore vi vuole rappresentare la lotta tra le forze del male e l'umanità, che tende invece al bene.
I tre tempi della Sinfonia, dall'impianto grandioso e tipicamente post-romantico sia nello strumentale sia nell'ampiezza degli sviluppi, si susseguono senza interruzione. Il primo si intitola "Lotte" ed è introdotto da un 'Lento' che reca l'indicazione "divin, grandiose" per culminare poi in un tempo 'misterieux, tragique' in forma di sonata, dal colorito fosco e patetico, denso di sviluppi e ricco di temi contrastanti.
Segue un 'Lento' intitolato " Voluttà": espressione della appassionata sensualità umana, è una pagina di forte e vibrante tensione, che solo nella parte di mezzo si distende in calma contemplazione. Conclude la Sinfonia un 'Allegro' intitolato "Giuoco divino" e recante all'inizio l'indicazione agogica "avec joie éclatante" ("prorompendo di gioia"). Nella luminosa tonalità di do maggiore, questo finale sta a rappresentare l'uomo libero e felice, ormai simile a un essere ultraterreno che si diletta di giuochi divini.

mercoledì 17 gennaio 2024

Stephen R. Donaldson: Bestia mitologica, 1979


Norman era un uomo perfettamente equilibrato e perfettamente sano. Viveva con sua moglie e suo figlio, ambedue perfettamente equilibrati e perfettamente sani, in un mondo perfettamente equilibrato e sano. Così, quando si svegliò quella mattina, si sentiva perfetto, come sempre. Non aveva il minimo sospetto che le cose, per lui, avessero già cominciato a cambiare.
Come al solito, si svegliò al segnale emesso dalla bioemittente ciberneticamente incorporata al suo polso; e, come al solito, la prima cosa che fece fu premere il pulsante che attivava lo schermo. Come al solito, sul minuscolo quadratino brillarono in verde le solite parole: Stai bene. Non c’era niente di cui preoccuparsi.
Come al solito, Norman non aveva la minima idea di quello che avrebbe fatto se avesse letto qualcosa di diverso.
Sua moglie Sally era già alzata. Il suo segnale scattava prima di quello di lui, così aveva il tempo per andare in bagno e cominciare a preparare la colazione. E non ci sarebbe stato bisogno di affrettarsi. Norman scese subito dal letto per il turno in bagno, congegnato in modo che lui non sarebbe arrivato tardi al lavoro e suo figlio a scuola.
Nel bagno, tutto era come al solito. Anche se c’era stata da poco Sally, il lavandino era immacolato, e l’asse del gabinetto era pulitissima, come al solito. Norman non sentì neanche il calore di sua moglie quando vi si sedette. Tutto era perfettamente sicuro, perfettamente sano. L’unica cosa cambiata era la sua immagine riflessa nello specchio.
Non capiva cosa fosse quella protuberanza in mezzo alla fronte. Non l’aveva mai vista prima. Automaticamente controllò la bioemittente ma la risposta fu quella di sempre: Stai bene. Il che doveva essere vero, dato che non si sentiva ammalato. E lui era l’unica persona fra tutte quelle che conosceva a sapere il significato della parola “ammalato”. Comunque quel bernoccolo non faceva

venerdì 12 gennaio 2024

Lupin Sansei


Lupin Sansei, Giappone, 1967 / Monkey Punch (Kazuhiko Katoo)

Ispirato ad Arsenio Lupin, il celebre ladro gentiluomo creato all'inizio del secolo dallo scrittore Maurice Leblanc, Lupin Sansei, Lupin terzo, è proprio il nipote del ladro francese che, trasferitosi in Giappone, continua le imprese del nonno.


Anche se si è ovviamente modernizzato e usa ogni sorta di congegni elettronici e mezzi di locomozione. Accanto a Lupin agiscono, a volte, Daisuke Jigen, infallibile con la pistola, lshikawa Goemon, abilissimo samurai, e la procace Fujiko Mine. 



Dalla parte della giustizia, troviamo Zenigata, ispettore della polizia di Tokyo, tanto tenace e sfortunato nel dare la caccia a Lupin terzo, quanto lo era il francese Lenormand nel tentare di agguantare Arsenio Lupin.

 

giovedì 11 gennaio 2024

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič

(San Pietroburgo, 25 settembre 1906 – Mosca, 9 agosto 1975)

Formatosi nel clima politicamente e culturalmente incandescente della rivoluzione sovietica, Sciostakovic, che aveva compiuto gli studi nella città natale, si pose ben presto in vista tra i compositori sovietici più attenti alle innovazioni di origine occidentale. Ottimo pianista, fu soprattutto come compositore che si fece ben presto un nome, ma dopo il 1934 fu attaccato duramente dalla critica e accusato di formalismo. Dal 1937 al '41 ha insegnato a Leningrado e dal 1943 al '48 al Conservatorio di Mosca: è oggi il compositore più stimato e apprezzato del suo Paese.
Assai vicino a Maiakovski, a Prokofiev e ai maggiori uomini di cultura usciti dalla rivoluzione, Sciostakovic ha messo tutta la sua produzione al servizio dell'edificazione socialista nell'URSS.
Per questo ha risentito profondamente delle critiche mossegli dopo la prima rappresentazione (nel 1934) dell'opera teatrale Lady Macbeth (o Katerina Ismailova che è, oltre a Il Naso del 1930 e a una recente operetta, il suo unico contributo al teatro musicale) e per questo il suo linguaggio venne in seguito sensibilmente modificato nel senso di una più diretta accessibilità per le masse. Sciostakovic ha sempre sostenuto «che non esiste nessuna musica che non abbia una sua ideologia,» ed è sinceramente impegnato nella problematica musicale del nostro tempo, nonostante la sua decisa avversione a tutto il "formalismo" della musica occidentale. È interessante a tale proposito citare un suo scritto apparso sulla "Pravda" nel giugno del 1956, dove egli stesso ammette l'esigenza di una dialettica spregiudicata in seno allo sviluppo della musica sovietica del nostro tempo: «Stiamo dimenticando che l'arte dei classici è sempre stata in irrequieta ricerca. Essi hanno aperto terreni nuovi, hanno combattuto la routine e il filisteismo, hanno affrontato i problemi più brucianti del loro tempo, creando nuovi mezzi di espressione artistica. Li si cita spesso ma si pensa purtroppo pochissimo alle meravigliose parole di Mussorgski "Verso nuovi lidi!"»
Nelle sue ultime composizioni Sciostakovic inclina a un linguaggio sempre più strettamente legato al folclore russo e alla tonalità, risentendo fortemente della tradizione di Mussorgski e Rimski-Korsakov, ma anche di quella degli ultimi compositori del tardo romanticismo, da Ciaikovski a Sibelius.

Sinfonia n. 7 Op. 60 in do maggiore, di Leningrado (1941)
Composta durante il periodo in cui l'esercito tedesco assediava Leningrado, questo lavoro impose definitivamente il nome di Sciostakovic in campo internazionale e già nel 1942 veniva eseguito, oltre che nell'URSS, in Inghilterra e in America. L'idea-guida dell'opera è quella della vittoria delle
forze dell'umanità e della ragione su quelle dell'orrore e della morte: per questo essa è cosi densa di contrasti anche violentissimi, di cozzi feroci tra opposte masse sonore, mentre in altri punti si schiudono zone di mestizia a commemorazione delle vittime dell'atroce guerra nazista.
Nel primo tempo ("Allegretto"), dopo un'introduzione pacata l'orchestra arriva a riprodurre l'orrore dei bombardamenti sulla città assediata (si noti il grande crescendo della melodia ripetuta per dodici volte), mentre il secondo tempo ha funzione di Scherzo ed è uno dci migliori "allegri" di Sciostakovic.
Seguono un "Adagio" dall'intensa poesia melodica e il finale in cui le tensioni dell'inizio gradualmente si risolvono in una atmosfera distesa, impregnata di modi popolari che illustrano la vita di un popolo pacifico dopo la vittoria sull'invasore.

mercoledì 10 gennaio 2024

Arthur C. Clarke: Viaggiate via cavo, 1973


Non potete avere un’idea dei guai e delle difficoltà che abbiamo dovuto superare prima di perfezionare il radiotrasporto. Non che adesso sia perfetto, se è per questo. La difficoltà principale – proprio come era successo trent’anni prima per la televisione – era quella di migliorare la definizione, e per cinque anni ci toccò lavorare su questo problema secondario.
Come avete senz’altro visto al Museo della Scienza, il primo oggetto che riuscimmo a trasmettere fu un cubo di legno: arrivò in perfette condizioni, a parte il fatto che invece di essere un blocco di materia solida ed omogenea era fatto di piccolissime sfere. In effetti sembrava proprio la versione tridimensionale di una delle prime rozze immagini televisive. Infatti, gli analizzatori che usavamo allora non erano in grado di risolvere gli oggetti molecola per molecola, o meglio ancora, elettrone per elettrone: li spedivano invece a piccoli pezzi per volta.
Questo fatto in certi casi non aveva importanza, ma se si volevano trasmettere opere d’arte, per non parlare di esseri umani, bisognava assolutamente migliorare il processo in misura considerevole. Ci riuscimmo usando analizzatori a raggi delta posti tutto intorno all’oggetto: sopra, sotto, destra, sinistra, davanti e dietro. Fu un bell’affare sincronizzarli tutti e sei, ve lo assicuro, ma quando ci riuscimmo scoprimmo che l’oggetto veniva suddiviso in particelle ultramicroscopiche e poi spedito: il che andava benissimo nella maggior parte dei casi.
A questo punto approfittammo di un momento in cui quelli del reparto biologia, al 37° piano, guardavano da un’altra parte e prendemmo in prestito un porcellino d’India, che spedimmo con la nostra apparecchiatura. Arrivò in condizioni eccellenti, a parte il fatto che era morto stecchito. Lo restituimmo

venerdì 5 gennaio 2024

Longstreet



Longstreet, Stati Uniti, 1971 / L. Stirling Silliphant

Ex investigatore assicurativo di New Orleans, divenuto cieco in un attentato
nel quale sua moglie ha perso la vita, Michael Longstreet (James Franciscus, già protagonista di Città controluce e che in seguito avrebbe impersonato Hunter) non si dà per vinto e con qualche aiuto da parte degli amici -la sua compagna e insegnante di braille Nikki Beli (Marlyn Mason), il suo datore di lavoro Duke Paige della Great Pacific Casalty (Peter Mark Richman), la sua
simpatica e disponibile padrona di casa Mrs Kingston (Ann Doran) e il suo cane accompagnatore Pax, un pastore tedesco bianco - continua a lavorare come se niente fosse, risolvendo enigmi settimana dopo settimana.



Serie di medio livello, forse non memorabile ma indubbiamente curiosa,
Longstreet è andata in onda negli Stati Uniti dal 16 settembre 1971 al 10 agosto 1972 per un totale di 24 episodi da 50 minuti ciascuno.


 

mercoledì 3 gennaio 2024

Grania Davis: In coda, 1979


Si sentì un rumore quasi impercettibile provenire da molto avanti nella fila. Bi si svegliò di scatto, nonostante il sonno duro. Perché aveva dormito, no? Sì, era ancora notte fonda, e il suo sonno era stato pieno di sogni. Sogni senza significato. Curioso, negli ultimi tempi sognava moltissimo, ma i sogni erano sempre senza significato.
Anche altri avevano avvertito il rumore e si stavano svegliando. Per un po’ non sarebbe successo niente, probabilmente si sarebbe dovuto aspettare almeno fino all’alba. Ma tutti volevano tenersi pronti. I bambini piccoli piangevano. Alcune persone accendevano i fuochi per mettere su il tè. Altre se ne stavano, tutte tese, sdraiate nei loro sacchi a pelo, restie ad affrontare una lunga attesa nel freddo delle ore notturne, e tuttavia timorose di potersi riaddormentare.
Bi si tirò su a sedere. Non aveva voglia di uscire dal suo caldo e confortevole sacco a pelo, ma doveva fare i suoi bisogni. — Tenetemi il posto — borbottò, rivolto a nessuno in particolare.
Era più che altro una frase pro forma. Nessuno saltava le file di notte. Si allontanò un po’, ma non di molto. Non voleva inoltrarsi nei cespugli di notte: aveva paura di incontrare qualche brutto animale.
Bi tornò al suo posto e si infilò nel sacco a pelo. Era troppo insonnolito per accendere il fuoco, e non aveva né fame né sete. Magari la famiglia davanti a lui gli avrebbe offerto qualcosa. Ma non l’aveva mai fatto, e allora perché mai avrebbe dovuto farlo adesso? Il motto era “pensa per te”.
Era ormai da un po’ che Bi era solo. Aveva abbandonato la sua cerchia familiare perché non sopportava i litigi continui per le razioni di cibo. In ogni modo, la famiglia era troppo grande e a nessuno importava se qualcuno dei giovani se la squagliava. Così Bi se n’era andato per conto suo, aveva apprezzato il silenzio e la solitudine, ma non aveva apprezzato la fame e gli animali che lo avevano tormentato prima che riuscisse ad avere la possibilità di saltare la fila. E adesso era lì, fra estranei, ad aspettare sempre lo stesso