Roberto Roganti Grog
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lunedì 2 marzo 2026
Patty Gurdy: quando una voce diventa un mondo e una ghironda diventa destino
di Elisa Rubini
Parlare di Patty Gurdy significa parlare di un’artista che non si limita a creare musica: crea atmosfere, crea mondi, crea una vibrazione che rimane sotto pelle per ore, giorni, a volte settimane.C’è qualcosa in lei che non è imitabile, non è replicabile, non è addomesticabile. È quell’energia rara degli artisti che arrivano prima al cuore e poi alle orecchie.
La sua voce è un enigma bellissimo: vellutata, profonda, con una malinconia che non pesa ma illumina. È una voce che sembra portarti un messaggio da lontano, da un tempo che non esiste più ma che inspiegabilmente riconosci. Quando canta, non è solo un brano: è un’atmosfera intera che prende forma.
È la sensazione di entrare in un bosco e trovare il silenzio che parla.
E poi c’è la ghironda.
La ghironda, nelle sue mani, non è un accessorio né un tratto distintivo: è il suo doppio. È un suono antico, circolare, ipnotico, che non accompagna semplicemente la voce: la moltiplica. La potenzia.
Ogni rotazione, ogni vibrazione diventa un richiamo primordiale che ti entra nelle ossa.
Patty riesce a fare una cosa difficilissima in tempi moderni: ti stacca dal mondo senza chiedere permesso. La ascolti e sei altrove. Non esistono notifiche, rumori, pensieri intrusivi.
Esiste solo quella musica che avanza come un’onda lenta e precisa, e ti prende tutto: memoria, emozioni, immaginazione. Quello che colpisce, più di ogni altra cosa, è la sua autenticità.
Non c’è artificio, non c’è posa da star, non c’è ricerca di effetto.
C’è una donna che ha scelto di vivere la musica come si vive un rituale: con devozione, con coraggio, con quella vulnerabilità potente che pochi artisti concedono davvero al pubblico. Ogni suo brano sembra un piccolo racconto: parla di sogni, di perdite, di terre lontane, di attese infinite, di speranza che brucia piano. E tu, ascoltandola, non sei spettatore. Sei parte della storia.
Sei dentro quell’atmosfera sospesa, dove la sua voce è la fiamma e la ghironda è il cerchio che la protegge.
Patty Gurdy non fa solo musica folk: fa musica che risveglia parti di te che avevi dimenticato. Parte da un suono antico per toccare emozioni modernissime.
Patty riesce a fare una cosa difficilissima in tempi moderni: ti stacca dal mondo senza chiedere permesso. La ascolti e sei altrove. Non esistono notifiche, rumori, pensieri intrusivi.
Esiste solo quella musica che avanza come un’onda lenta e precisa, e ti prende tutto: memoria, emozioni, immaginazione. Quello che colpisce, più di ogni altra cosa, è la sua autenticità.
Non c’è artificio, non c’è posa da star, non c’è ricerca di effetto.
C’è una donna che ha scelto di vivere la musica come si vive un rituale: con devozione, con coraggio, con quella vulnerabilità potente che pochi artisti concedono davvero al pubblico. Ogni suo brano sembra un piccolo racconto: parla di sogni, di perdite, di terre lontane, di attese infinite, di speranza che brucia piano. E tu, ascoltandola, non sei spettatore. Sei parte della storia.
Sei dentro quell’atmosfera sospesa, dove la sua voce è la fiamma e la ghironda è il cerchio che la protegge.
Patty Gurdy non fa solo musica folk: fa musica che risveglia parti di te che avevi dimenticato. Parte da un suono antico per toccare emozioni modernissime.
venerdì 27 febbraio 2026
Harry Harrison: Il segreto di Stonehenge
Nuvole basse correvano nel cielo del crepuscolo, e si sentiva il picchiettare della pioggia frammista a nevischio. Quando il dottor Lanning aprì la portiera del camion, venne investito dal vento freddo dell’artico che attraversava la pianura di Salisbury senza incontrare ostacoli. Il dottor Lanning affondò il mento nel bavero e girò attorno al veicolo per raggiungere la portiera posteriore. Barker smontò ed andò a bussare alla porta del piccolo ufficio che sorgeva, poco lontano. Nessuno rispose.
— Male — disse Lanning prendendo una voluminosa cassa di legno ed appoggiandola delicatamente a terra. — Negli Stati Uniti non lasciamo i nostri monumenti nazionali incustoditi.
— Davvero? — disse Barker avviandosi al cancello che si apriva nel recinto di rete metallica. — Allora immagino che tutte quelle iniziali scolpite sulla base del monumento di Washington siano dei graffiti neolitici. Comunque, state tranquillo, ho portato la chiave.
Aprì il cancello con un gran rumore di cardini arrugginiti, poi tornò indietro per aiutare Lenning a trasportare la cassa.
Verso sera, sotto il cielo grigio di nuvole basse, senza i cardrettini del gelato e i
Progressive Spin, puntata 37, 26 febbraio 2026
Beppe Cunico - Noi che creiamo arte
Clive Nolan - Decisions
Juzz - Nostalxia adolescente
Zu - La Donna Vestita Di Sole
I Sincopatici - Una Contro Tutte
Spenser
Stati Uniti, 1973 / Robert B. Parker
Ex pugile («Ho smesso perché non era più divertente. Troppa corruzione, e troppo sfruttamento»), Spenser fa l'investigatore privato a Boston e dintorni. Ha una discreta cultura universitaria (cita indifferentemente Shakespeare e Peter Grammons, critico sportivo del Globe), ama il baseball (da ragazzo l'autore
sognava di diventare un giocatore professionista), cucinare, la birra Amstel e il vino rosso ghiacciato, il sollevamento pesi e lo jogging.
È legato sentimentalmente a Susan Silverman ed è un vero duro. Ma ha anche un cuore d'oro e una volta, in Primi giorni d'autunno (Early autumn, 1981), si prende addirittura cura di un ragazzino, abulico e chiuso, insegnandogli ad avere fiducia
in se stesso.
Sui gusti, le abitudini e le opinioni di questo personaggio (dal 20 settembre 1985, ottimamente interpretato da Robert Ulrich, protagonista per qualche anno di una serie di telefilm statunitensi, Spenser: for hire, trasmessi anche in Italia) sappiamo
quasi tutto, mentre conosciamo molto poco sulle sue origini e ne ignoriamo persino il nome di battesimo.
Il fatto è che, secondo l'autore, il nome e le origini misteriose fanno per forza parte del mito dell'eroe. I romanzi con Spenser sono stati pubblicati in Italia da Rizzoli e attualmente da Mondadori nella sua collana di gialli settimanali.
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