Il negozio, che si trovava a un centinaio di metri dalla Quinta Strada, era così poco appariscente che si notava a stento. L’unica finestra che dava sul davanti era nascosta da pesanti tende, e in un angolo aveva incastonate delle piccole lettere di bronzo che dicevano: ALTRIMONDI S.p.A. La luce giallo-rosa che trapelava da dentro era così tenue che, nonostante il buio sempre più fitto di quel pomeriggio di dicembre, era difficile essere sicuri che il posto fosse aperto al pubblico.
Arthur Bryant esitò un attimo sul marciapiedi, cercando di dominare l’ansia, poi aprì la porta ed entrò.
— Buonasera, signore. Cosa posso fare per voi? — Chi aveva parlato era un giovane bruno, dal colorito scuro, che indossava un abito da lavoro nero e lucido, dall’aria costosa. Era seduto a una grande scrivania su cui c’era una targhetta con su scritto “T. D. Marzian, direttore di filiale”.
— Ehm... vorrei chiedervi alcune informazioni — disse Bryant, osservando l’ambiente con un certo interesse. Seduta lì vicino, davanti a una scrivania più piccola, c’era una ragazza grassottella, con i capelli neri tagliati corti. L’atmosfera era quella delle stanze piene di tappeti pelosi, di pareti rivestite di canapa, di caldi sussurri musicali. L’unica cosa che distingueva il posto da innumerevoli altri uffici chic era un disco argentato grande circa quanto un tombino, che occupava una parte di tappeto dietro le due scrivanie.
— Sarò felice di aiutarvi — disse Marzian. — Cosa vorreste sapere?
Bryant si schiarì la voce. — Potete davvero trasportare la gente in altri universi? Universi dove le cose sono differenti da qui?
— Lo facciamo continuamente: è il nostro lavoro. — Marzian dischiuse le mascelle in un bel sorriso rassicurante.
— Il cliente non deve fare altro che spiegare esattamente quali siano le










