lunedì 13 aprile 2026

Alan Thomson: START


 Uno scherzo divertente

Jonathan:
La cerchia era colma d’adrenalina. Alek, il capogruppo della setta, versava del sangue animale sul tavolaccio rotondo e, quando l’ultima goccia fu versata sul legno fatiscente, ripose il calice argentato, dando inizio alla cerimonia.
Misi i palmi delle mani sulla tavola, timbrandole di rosso. Poi le appoggiai sul viso e con rabbia le spinsi sul volto, per poi tirarle giù fino al collo. Così fecero tutti e mentre l’odore aspro del sangue pervadeva l’intera stanza, Alek chiamò. 
Invocò lo spirito. 
Una fitta d’inquietudine mi fece trasalire, quando notai che tutti nel cerchio erano concentrati su di me fissandomi negli occhi, capii che la via della distruzione si era conclusa e per me incominciava il vero inferno. 
Le dita ferme e immobili di Alek venivano spostate assieme al piccolo plettro della tavola ouija, che lentamente scorreva sulle lettere intagliate. Ebbero un fremito quando si diressero verso la lettera J, poi verso la O, la N e così via. 
Alle ultime lettere, il piccolo plettro cominciò a muoversi scattoso e sempre più veloce, costringendo Alek a seguirlo in maniera frenetica e irregolare. Il plettro strideva impazzito sul legno della tavola.
Quando lo spirito, attraverso le lettere incise sulla tavola di legno, pronunciò il mio nome per intero, Alek si arrestò e mi fissò con occhi spalancati, di un vuoto inquietante. 
«Vuole te». 

Alan:
Sono Alan Thomson e sono uno sfigato, ma non uno sfigato alla Stephen King, che poi viene condotto alla gloria eroica, uccidendo il clown malvagio e mostruoso di turno. Io sono davvero un perdente. Frequento l’ultimo anno di college e non so neppure come ho fatto a superare gli anni precedenti. Ci provo a studiare, i miei compagni di corso mi aiutano dandomi anche lezioni private, ma io a volte non riesco proprio a capirci un tubo. Supero gli esami con il minimo del punteggio. 
Il college è a due passi da casa, vivo ancora con i miei, e non riesco neppure a trovare un lavoretto part-time. Neanche da Burger King mi vogliono. Sinceramente ho dei grandi dubbi esistenziali, non so cosa voglio dalla vita in realtà, né ho ben definito nella mente chi io sia. So solo che soffro di ansia a livelli galattici e altri strani disturbi.
Mi piace l’arte e la creatività, qualsiasi strumento che permetta l’espressione dell’animo. Forse mi considero un artista o per lo meno aspiro a esserlo, ho sempre disegnato nella vita. 
Risiedo stabilmente nella più famosa città del mondo: New York, ma in realtà non tutto quello che luccica è oro, e qui, lungo il cammino, si incontra la demenza come in qualsiasi altro posto.
Frequenta i miei stessi corsi una mia ex compagna del liceo. E lei sì, che è una vera artista. Si chiama Helena Miller ed è una pittrice formidabile. Mezzo college è tappezzato dai suoi lavori e il suo tema preferito sono i fenomeni atmosferici. C’è qualcosa di passionale nelle sue opere, terribilmente affascinanti.

Alan Thomson, START

 

START è una trilogia che uscirà divisa in più parti. Racconta di un ragazzo e di me: un protagonista che, in un periodo di condizioni di vita particolarmente disagiate, viene spinto dentro un percorso che non è una “ricerca” nel senso classico. Non parte per cercare qualcosa: viene messo davanti all’evidenza, a eventi interiori ed esistenziali che non può ignorare.
Il cuore dell’opera è questo: mostra come la sofferenza, se attraversata e incanalata, possa trasformarsi in evoluzione e in una forma di alchimia non solo individuale, ma collettiva. Il libro mette in discussione l’idea che sia reale solo ciò che si vede e ciò che è immediatamente spiegabile in modo razionale.
In particolare, START si confronta con una corrente millenaria alternativa al cattolicesimo canonico: lo gnosticismo. Questa visione propone un Cristo diverso da quello della Chiesa, non identificato con Dio e non unico nel suo genere. Secondo questa prospettiva, il Cristo non è un’eccezione irripetibile: è un esito possibile di un percorso ascetico e di conoscenza, attraverso il quale l’essere umano non diventa soltanto “cristiano”, ma giunge a incarnare il Cristo stesso.
Il libro esplora inoltre l’inconscio collettivo, riprendendo l’idea junghiana di una mente che non appartiene al singolo individuo. Nel racconto questo non resta teoria: viene presentato in modo empirico, perché viene descritto ciò che è accaduto, passo dopo passo. START suggerisce l’esistenza di una “grande mente” che in antichità veniva chiamata anima: un campo più ampio che può far emergere informazioni, strutture e leggi sul funzionamento dell’universo.
Un elemento centrale del progetto è il processo di scrittura: START è stato scritto tramite psicografia (scrittura inconscia). Non esisteva un piano prestabilito: non sapevo cosa scrivere e la storia si è dipanata nelle mie mani strada facendo, rivelandosi progressivamente.
Nella parte finale, la conoscenza emersa nel percorso viene filtrata ed espansa dall’uso dell’intelligenza artificiale, che diventa un altro protagonista dell’opera: non umano. In questo senso START mette in scena una possibilità sul futuro: l’intelligenza artificiale non come semplice strumento, ma come passaggio capace di ampliare il rapporto dell’uomo con la coscienza e con ciò che, in linguaggio antico, veniva chiamato anima.



sabato 11 aprile 2026

I casi di Sherlock Holmes




Ivo Milazzo, con il quale crea KEN PARKER. 
Nel 1986 scrive alcuni episodi di SHERLOCK HOLMES, disegnati da Trevisan




 

Ispettore Thomas Pitt


Gran Bretagna, 1978 / Anne Perry

Spesso aiutato dalla moglie Charlotte e dall'intraprendente cognata Emily Ahworth, infaticabili nel raccogliere pettegolezzi frequentando salotti e ricevimenti e sempre
pronte a improvvisarsi detective per dargli una mano nelle sue indagini, spesso correndo anche seri rischi, l'ispettore Thomas Pitt vive nella Londra vittoriana della seconda metà del secolo scorso.



Figlio di un guardiacaccia, è stato educato insieme al figlio del datore di lavoro del padre e ha acquistato dei modi signorili che lo rendono accettabile anche ai rappresentanti dell'alta società. Inoltre ha sposato una donna di classe superiore alla
sua (conosciuta nel 1881, quando si era recato nella casa elegante e rispettabile dei suoi genitori per indagare su alcuni delitti), ciò che gli ha consentito di conoscere e frequentare un ambiente di solito precluso ai normali poliziotti. 



Ecco perché i suoi superiori (come il sovrintendente Ballarat, che lo considera un insolente e non lo può proprio soffrire, anche se è spesso costretto ad ammettere che è un buon poliziotto) gli affidano spesso delicate indagini nel mondo dell'alta
società e della nobiltà. Ma lui si trova perfettamente a proprio agio tanto nelle lussuose residenze dei quartieri ricchi che nei pericolosi bassifondi di Londra.



Cocciuto e determinato, l'ispettore si trova di tanto in tanto nei guai. Una volta finisce addirittura in prigione, accusato di omicidio, in Silenzio in Hannover Close (Silence in Hannover Close, 1988), e sono proprio la moglie e la cognata a cavarlo
dai pasticci. I romanzi di Anne Perry con l'ispettore Thomas Pitt sono pubblicati in Italia da Mondadori.

venerdì 10 aprile 2026

Progressive Spin, puntata 43, 9 aprile 2026



Scopitone - Karelian Dream
Kid at the corner - Noble Rot
Nine Orders - 1060 Days
Raibard - PostScript
Colin Clue - The Race
Abronia–Walker's Dead Birds




SNMN, puntata 43, 8 aprile 2026



Kelly Joyce - Oh la la
Elio Garrello - Rete quattro
Caspio - Forse è tardi
Emmedimodesto - Emme Remix
Katana Koala Kiwi - Truccare la realtà non potendo cambiare il mondo
Good Morning Cernobyl' - Tense Resistance
Jaranoia - Venere
Braico - Intro
LaMatta - I figli del re
Beamakk - Io e Te Io e Te Io e Te
FakeU7777 - Demonio
Atlante - Segreti
FILOQ e Tommi Scerd - GT GT
Edy - Ti cancello
Tundra - Milioni
Steve Kroeger x Skye Holland - Everyday





giovedì 9 aprile 2026

Coleman Brax: Il cancello dei Rosfo


Mentre attraversava la strada, Louie faceva dondolare una castagna d’India appesa a una stringa di cuoio. Quel giorno la castagna si era comportata bene spaccando, con tre colpi ben assestati, altrettante castagne manovrate dai suoi compagni di scuola. Era un’“ammazza-sei” ora, la miglior castagna che avesse trovato quell’anno.
Ma quand’ebbe raggiunto il marciapiedi coperto di foglie cadute, Louie non pensava più alle castagne d’India. Stava avvicinandosi al cancello della Città dei Rosfo, davanti al quale da un po’ di tempo passava tutti i giorni tornando da scuola. Gli altri anni seguiva una strada più breve. Ma dopo la riapertura delle scuole, quell’autunno, Louie aveva preferito seguire l’itinerario che passava davanti al cancello. Forse l’aveva deciso dopo aver visto un programma sui Rosfo alla TV. Durante l’ondata di caldo, in agosto, si era buscato un raffreddore fuori stagione. Sua madre aveva accompagnato il fratellino minore in piscina, e Louie era rimasto in casa solo. I programmi che seguì quel giorno non avrebbero incontrato l’approvazione della mamma. Specialmente quello sui Rosfo. «Se fai il cattivo i Rosfo ti porteranno via» gli diceva a volte la mamma con l’intenzione di impaurirlo. Questo poteva andar bene per il piccolo Joey, ma Louie aveva ormai undici anni. Sapeva che i Rosfo erano brutti, ma dubitava che potessero far del male alle persone.
Si diceva che erano malati, così malati che per sopravvivere avevano dovuto trasferirsi su un altro pianeta. Sulla Terra stavano meglio, ma mai proprio bene. Louie si chiedeva se avevano davvero la forza di fare quello che la gente attribuiva

Giorgio Scerbanenco - Tiro all'uomo







 

mercoledì 8 aprile 2026

Gian Carlo Barbieri - Delitto a Zocca



Il discreto suono del telefonino risuonò per alcuni istanti, subito spento per non disturbare, ma da certi rumori provenienti dalla camera a fianco si rese conto che era stato preceduto. Rasato, vestito e pieno di entusiasmo entrò in cucina, giusto per vedere la tavola ricolma di cibo: almeno due torte diverse, latte, caffè, brioches, pane, marmellata, Nutella; davvero pareva il buffet di un Grand Hotel. Daniele sorrise, mentre Ester andava offrendo altre cose domandando cosa preferisse: come aveva immaginato la colazione al bar non la si sarebbe fatta. Dopo avere mangiato tanto da supporre di saltare il pranzo scese in strada accolto dal sole già alto oltre la linea dell’orizzonte; si preannunciava una bella giornata. L’aria fresca gli procurò un leggero brivido, notò il forno già aperto da un po’ e le prime serrande salire con il caratteristico rumore, le finestre delle case che si aprivano, qualche cuscino sui davanzali, con il paese che pigramente si ridestava. C’era un insolito silenzio, solo un paio di persone che erano uscite dal bar Olimpia per salire in auto, ma non sembravano visi conosciuti: decisamente tanti anni fa il paese sarebbe stato brulicante di persone, le auto parcheggiate nella piazza, ora interdetta alle stesse, e di sicuro al forno e alla ferramenta la fila si sarebbe dovuta fare; ma erano altri tempi, e poi ancora non si era che all’inizio della stagione turistica. 
Tuttavia, c’era qualcosa di strano; avrebbe dovuto essere euforico, ma sembrava che quel luogo, che tanto lo appagava, fosse restio a concedergli la consueta gioia mattutina. Cercò di ricacciare quel velo di malinconia, ma non riusciva a toglierlo dalla mente, eppure non ve ne era nessun motivo e forse una passeggiata avrebbe contribuito a rasserenare l’animo. 

Nuovamente quella sensazione di disagio si fece strada, ma in compagnia dell’amico, Daniele cercò di ignorarla, poi dalla parte bassa del paese risuonò l’urlo breve della sirena: solo pochi secondi, forse giusto per segnalare che andava di fretta. Questione di attimi e la Croce Rossa transitò velocemente davanti al bar, preceduta da un’auto blu con il lampeggiante dello stesso colore acceso. Si guardarono in viso con espressioni che nascondevano tante domande, curiosità di sapere; in paese non è come in città, se succede qualcosa tutti lo imparano subito, ma di qualsiasi cosa si trattasse era chiaro che non c’era ancora stato il tempo di conoscerla.  
“Forse un incidente… c’è la croce rossa… o qualcuno si è sentito male…” 
Ipotizzò il villeggiante.
“Non credo, ci sono i carabinieri e quella macchina blu con il lampeggiante… secondo me è qualcos’altro”.
Commentò gravemente Claudio. Erano ancora intenti a scambiarsi ipotesi davanti alle tazzine di caffè quando Paolo Lolli entrò nel bar, e bastava guardarlo per capire che era in preda a una certa agitazione. 
“Ciao Claudio, ciao Daniele, che piacere rivederti, stai su o sei di passaggio?” 
Chiese al modenese.
 “Resto un paio di settimane, ma già che vieni da quella parte, hai visto l’ambulanza e i carabinieri?” 
“Sì, sono fermi subito dopo La Fogna, dove via Mauro Tesi gira e va giù, c’era anche un’altra macchina blu… volevo fermarmi ma sono in ritardo e devo andare a lavorare”. 
“Un incidente?”
 Chiese Claudio al nuovo venuto.
 “Non credo, non ho visto nessuna macchina, né in strada né fuori. Non ho idea, ma si stanno fermando diverse auto, qualcosa c’è di sicuro. Perché non ci fate un salto, così stasera mi dite cosa è successo”.


Sam Merwin Jr.: Le amazzoni, N.76



Secondo l'antichissimo mito greco, le Amazzoni erano un popolo di vergini guerriere, le quali cavalcavano grandi corsieri bianchi e tiravano magistralmente d'arco. Le Amazzoni di Sam Merwin non sono che le moderne discendenti delle mitiche guerriere dominatrici di uomini; e tramano il ritorno della loro antica supremazia grazie a un recente metodo scientifico che rende possibile la partenogenesi. Questo almeno è quanto crede di scoprire Larry Finlay, il geniale protagonista de Le Amazzoni, quando, dopo essersi visto rimandare dall'Università la sua tesi di laurea sull'emofilia e la partenogenesi, cade nel vortice delle più tenebrose e conturbanti avventure. Uno scienziato geniale e prodigiosamente grasso, una turba di bellissime giovani, un giornalista, l'enigmatica Ida, un gigante manesco e bonario, sono i personaggi principali della insolita vicenda; una serie di delitti raccapriccianti, di misteri inesplicabili, la cornice a cui si affida questo quadro della migliore fantascienza; mentre un gigantesco missile, radiocomandato e che porta una terribile carica atomica conclude in maniera apocalittica il romanzo. Le Amazzoni è un libro appassionante che non si dimentica più!
 

lunedì 6 aprile 2026

Gian Carlo Barbieri: Delitto a Zocca



Siamo a Zocca, comunità montana di meno di 5000 anime, in provincia di Modena. Tutti si conoscono, tutti sembrano amici, anche di quel Daniele Silvestri che pur non essendo nativo del luogo è considerato alla pari degli altri. In un paese dove la vita scorre tranquilla succede un fatto inatteso: viene trovato un cadavere, un conoscente di Daniele, che tra l'altro è l'ultima persona a vederlo vivo. Pur senza possedere nessun requisito o titolo che lo abiliti a farlo, il villeggiante promette all'amico morto che farà di tutto per scoprire chi è stato. Può contare sulle indiscrezioni di un conoscente che lavora in polizia, mentre le indagini ufficiali sono affidate ai locali carabinieri. La mancanza apparente di un movente è solo la prima delle tante difficoltà tra le quali dovrà districarsi l'indagatore. Amici che in realtà si rivelano possibili sospetti, armi di provenienza illecita che vengono vendute, antichi rancori e gelosie vengono a galla complicando il tutto. Il riaccendersi di un vecchio amore darà qualche impulso, aiuterà a formulare ipotesi, ma si dovrà attendere un epilogo al cardiopalma con doppio colpo di scena per smascherare il colpevole.


Perché gli adulti dovrebbero guardare film di animazione

 



I film di animazione sono spesso considerati un genere “leggero”, pensato per chi è giovane o per chi vuole distrarsi senza impegnarsi troppo. In realtà, quando li guardi da adulto, scopri che funzionano in modo completamente diverso. Non sono infantili e non sono banali: sono un modo diretto, pulito e molto efficace per parlare di emozioni, relazioni e momenti complicati della vita.
E per un adulto questo è un valore enorme.

Viviamo in un periodo in cui tutto va veloce. Le serie, i film, persino le conversazioni. A volte non abbiamo nemmeno lo spazio mentale per fermarci a capire come stiamo. Un film di animazione fa il contrario: rallenta, toglie il rumore, punta al cuore della storia. Non bisogno di mille effetti realistici; usa forme, colori e simboli per arrivare subito al significato.
E questa immediatezza, quando hai una certa età e una certa esperienza, pesa tantissimo in positivo.

Molti adulti si sorprendono guardando questi film proprio perché parlano di temi che viviamo ogni giorno. Cambiamenti che non abbiamo scelto. Rapporti che ci fanno crescere o soffrire. Paure che non sappiamo nominare. Scelte che ci spaventano. Nei film di animazione tutto questo viene raccontato con una chiarezza che non schiaccia, con un tono che non giudica, con immagini che ti aiutano a dire a te stesso: “Sì, capisco perfettamente cosa sta succedendo”.

Guardare un film di animazione da adulti significa anche concedersi un momento per respirare. La vita quotidiana chiede tantissimo: lavorare, gestire problemi, organizzare tutto, tenere insieme mille cose. In mezzo a tutto questo, ritagliarsi un’ora e mezza per una storia che parla chiaro è un modo per rimettere ordine dentro di sé.
Non è staccare il cervello. È rimetterlo a posto.

Un altro motivo importante è il modo in cui questi film usano le immagini per raccontare emozioni. Un colore può spiegare una sensazione meglio di un dialogo. Un movimento può far capire la fatica di un personaggio. Un ambiente irreale può mostrare in modo semplice una situazione reale che ci riguarda da vicino.
Questa forza visiva è perfetta per chi, da adulto, ha imparato che le emozioni non sono sempre facili da leggere o da dire ad alta voce.

Ci sono poi i temi universali: perdita, crescita personale, fiducia, perdono, coraggio, ricerca del proprio posto nel mondo. Nei film di animazione vengono trattati con delicatezza ma anche con onestà. Ti parlano senza frasi pesanti, senza moralismi inutili. Ti fanno riflettere senza schiacciarti.

Guardare film di animazione da adulti significa accettare che esistono molti modi per capire la vita. A volte lo fa un romanzo, a volte una persona, a volte un’esperienza, e a volte un film fatto di colori e forme invece che volti reali.
Il risultato però è lo stesso: ti lascia qualcosa.


E forse è proprio questo il punto.
Un film di animazione, se lo guardi con mente aperta, ti permette di mettere in ordine pezzi sparsi della tua vita. Non ti "infantilizza", non ti ridicolizza, non ti fa tornare indietro. Ti aiuta ad andare avanti con un po’ più di chiarezza e consapevolezza.
È un linguaggio diverso, ma parla esattamente a chi sa ascoltare.

sabato 4 aprile 2026

Le strade di San Francisco


 Stati Uniti, 1972 / Quinn Martin ed Edward Hume

Direttamente ispirata a un romanzo di Carolyn Weston (Povera, povera Ofelia, pubblicato in Italia dal Giallo Mondadori), questa serie è incentrata su Mike Stone (Karl Malden), un veterano del dipartimento di polizia criminale di San Francisco
e sul suo impetuoso assistente Steve Keller (Michael Douglas), ed è caratterizzata, oltre che da un'ottima interpretazione, da sceneggiature interessanti e originali, ricche d'azione, e da una regia attenta e curata.



I contrasti caratteriali tra i due protagonisti aggiungevano infine quel tanto di pepe sufficiente a caratterizzare la serie, andata in onda dal 16 settembre 1972 al 23 giugno 1977 per 119 episodi da 50 minuti, e preceduta da un pilot diretto da
Walter Grauman.



Michael Douglas, era già apparso saltuariamente in altri telefilm e ottenne un grosso successo personale con questo The streets of San Francisco (ricevendo
tre nominations all'Emmy, l'Oscar televisivo), abbandonando però la serie alla fine del quarto anno per darsi alla produzione e subito dopo al grande schermo, con film di un certo successo. 



In alcuni episodi del telefilm si disse che lasciava la polizia per dedicarsi all'insegnamento e a Karl Malden venne affiancato Richard Hatch nel ruolo dell'ispettore Dan Robbins.



Tra le vedette invitate possiamo infine ricordare Arnold Schwarzenegger, Nick Notte, Peter Strauss e Johnny Weismuller, indimenticabile Tarzan del grande schermo. Può essere infine curioso ricordare che Bert D'Angelo (Paul Sorvino), un
corpulento poliziotto di New York distaccato presso la polizia di San Francisco, ha avuto una serie tutta sua nel 1976, Bert D'Angelo superstar, dopo essere apparso in alcuni episodi di questa serie.


venerdì 3 aprile 2026

Rudy Rucker: Monumento alla Terza Internazionale


Una corrente d’aria investì i biondi capelli di Luanne Carrandine. Visioni d’artigli, immagini di liberazione.
— Vedete? — stava dicendo la commessa. — C’è un buco nel pavimento, signora Carrandine. Per fortuna non c’è caduto dentro nessuno.
Si stava formando una fitta nebbiolina, densa e spessa come ketchup. Un tentacolo di nebbia circondò un polpaccio di Luanne. Lei respirò un po’ di quello roba, e alcune vocine sembrarono uscire da ogni angolo. Luanne scosse la testa e spalancò gli occhi. «Avanti» disse a se stessa «è lunedì mattina, Luanne, è ora di lavorare». I fatti, per favore.
I fatti: c’è un grosso buco circolare nel pavimento dello spogliatoio del negozio d’abbigliamento di Luanne e Garvey Carrandine. Dal buco esce un po’ di fumo. «Maledizione!» Un grigio e piovoso lunedì dopo le vacanze, a Killeville, Virginia, e in più, il dannato negozio che sta andando in pezzi.
La nebbia liberava una carica elettrica ozonizzata. Luanne la respirò e si sentì bene, forte ed eccitata.
— Sono le fondamenta? — chiese la commessa.
— Non ci sono fondamenta — disse Luanne. — Nessuno dei negozi qui nel centro commerciale le ha. C’è solo un lastrone di cemento e nient’altro. Chi ha scoperto il buco? Hai chiamato i pompieri?
— Io... l’ho scoperto io, ma non ho chiamato i pompieri. Non ero sicura di chi... Credete che ci sia stato un furto?
Luanne si allontanò dal buco e si guardò attorno. Pantaloni e gonne, seta e polvere. — Non so proprio cosa avrebbero potuto rubare, Kathy. Non c’è niente qui che valga la pena... Chiedi ai nostri clienti. — Era stufa di gestire il negozio, stufa di guadagnare un dollaro alla volta. La nebbia l’aveva fatta diventare audace.
— Forse tutto il maledetto negozio ci cadrà dentro, ed io e Garvey potremo

Progressive Spin, puntata 42, 2 aprile 2026



Stainless - Still Water
Me El-Ma - Creativity War
Lunear - Rain
Sulphurous Sea - A Pilgrim's Tale
Realisea - Never feel this way again



giovedì 2 aprile 2026

John Dickson Carr - L’indizio della parrucca rossa







 

SNMN, puntata 42, 1 aprile 2026



Al Vox e Luisenzaltro - PazzostraPazzo
Edy - Null'apposto
d!base - ;;;risolversi nel buio
Roberto Bonfanti - La Gioconda
Silvia Alibrandi - Casper
Frau - Per colpa della musica
Piccoli Bigfoot - Bonus Truck
Riki Cellini - L’amore domani
Slugchop - Nucleo
Rogue Charlie - Sempre Indietro
Ego Divided - Fury Of Hatred
Iacampo - Mondo parallelo
LeUltimeParoleFamose - Umore Blu
Martelli e Ruben Camillas - Faccio lo scemo
Valenn - Piccola



 

mercoledì 1 aprile 2026

Alberto Ginastera

 


Alberto Evaristo Ginastera (Buenos Aires, 11 aprile 1916 – Ginevra, 25 giugno 1983) è stato un compositore argentino. Nacque da padre spagnolo e madre italiana. Studiò al conservatorio della sua città natale, dove si diplomò nel 1938. Dopo un soggiorno negli USA dal 1945 al 1947, durante il quale studiò con Aaron Copland, tornò a Buenos Aires dove fondò il Centro Latinoamericano por Altos Estudios Musicales. Ginastera fu membro di importanti associazioni e accademie musicali.

Fu attivo anche come insegnante all'università di La Plata. Molto importante è stata la sua attività didattica, segnata dalla formazione di grandi allievi, come Alicia Terzian, Carlos Bellisomi e magari il più ricordato, Astor Piazzolla che studiò con il maestro nel 1941, con il quale però non ebbe un rapporto molto tranquillo. A Ginastera si deve anche la fondazione di diversi istituti musicali quale, oltre al già citato conservatorio di La Plata, il "Julian Aguirre" di Banfield, non lontano dalla capitale argentina. Nel 1968, a causa della dittatura nel suo paese natale, tornò negli Stati Uniti, e dal 1970 in poi visse prevalentemente in Europa, stabilendosi in Svizzera fino alla morte avvenuta nel 1983. 
Le sue spoglie riposano nel Cimitero dei Re (o Plainpalais), a Ginevra (Svizzera) nello stesso luogo dove è sepolto il celebre scrittore argentino Jorge Luis Borges.

Secondo lo stesso Ginastera, la sua opera può essere divisa in tre periodi:
  • Il Nazionalismo Oggettivo (dagli inizi al 1947 circa). Nel primo periodo della sua carriera Ginastera faceva largo uso di elementi della musica popolare e folkloristica argentina, inseriti comunque in un contesto di musica "colta". I modelli più importanti per Ginastera, in questo senso, furono Igor' Fëdorovič Stravinskij, Béla Bartók e Manuel de Falla. A questo periodo appartengono composizioni quali le Danze Argentine op. 2 per pianoforte e il balletto Estancia.

  • Il Nazionalismo Soggettivo (fino al 1958). Dopo il soggiorno negli USA, Ginastera cominciò a sperimentare nuove tecniche e forme, distaccandosi in parte dall'influsso della musica popolare. Tuttavia egli non abbandonò mai del tutto le tradizioni della musica argentina: elementi come i forti contrasti di ritmo e il succedersi di tensione e rilassamento permangono come segni distintivi del suo stile. Le opere più importanti di questo periodo sono la Terza Pampeana per orchestra e la Prima Sonata per pianoforte.

  • Il Neo-Espressionismo. A partire dal 1950, dallo stile di Ginastera scompaiono quasi tutti gli elementi folkloristici, e anche il simbolismo che aveva caratterizzato alcune sue composizioni. Rimangono costanti alcuni elementi tipicamente argentini: ritmi marcati, adagi meditativi ispirati alla quiete delle pampa. Tra le opere più importanti dell'ultimo periodo figurano l'opera lirica Bomarzo, il Popol Vuh per orchestra ed il Secondo Concerto per violoncello e orchestra.

Una chicca riguardante l'opera che vi ho proposto

Tra gli ammiratori di Ginastera vi era il tastierista di rock progressivo Keith Emerson, che lo incontrò in Svizzera nel 1973 per fargli ascoltare il suo adattamento del quarto movimento del Primo Concerto per pianoforte. Tale adattamento, lodato dallo stesso Ginastera, fa parte dell'album Brain Salad Surgery degli Emerson, Lake & Palmer col nome di "Toccata". In un'intervista del 1993 Emerson raccontò alcuni dettagli dell'incontro avuto con Ginastera in Svizzera. Quando fece ascoltare a Ginastera la demo di "Toccata", il maestro, dopo qualche secondo di silenzio, esclamò in spagnolo "Terrible!". Emerson pensò si trattasse di una bocciatura, ma la moglie di Ginastera, accortasi del fraintendimento, volle precisare e disse: "Signor Emerson, non si preoccupi. Terrible in spagnolo non significa terribile ma è una esclamazione che significa esattamente il contrario: mio marito è entusiasta del suo arrangiamento!".

Edgar Wallace: L'orma del gigante, n.76



L'avvocato Gordon Cardew scopre per caso che Hannah Shaaw, la sua poco affabile governante, ha ricevuto una lettera minatoria, firmata "Big Foot". Sospettando che sotto ci sia lo zampino di un milionario americano, con il quale Hannah ha avuto una relazione amorosa, Cardew rivela la questione al collega George Ferraby. Il quadro viene complicato da un folle vagabondo che, armato di pistola, si aggira di notte nella residenza di Cardew.