giovedì 28 maggio 2026

Bram Stoker: La nascita del sogno


Le acque azzurre toccano le mura del palazzo; ogni volta che mi metto in ascolto riesco a sentire il delicato e avvolgente sciabordio che fanno quando colpiscono il marmo. Lontano, in mezzo al mare, riesco a vedere le onde risplendere sotto i raggi del sole. Sono sempre sorridenti, sempre sfavillanti, sempre solari. Onde felici! Felici nella vostra contentezza, tre volte felici di essere libere!
Mi alzo dal mio lavoro, mi aggrappo al muro e raggiungo la strombatura della finestra. Afferro l'angolo della muratura e mi tiro su, fino ad acquattarmi nell'ampio vano. Il mare, il mare, che si estende in lontananza, fin dove riesce ad arrivare il mio sguardo. Lo osservo intensamente, finché mi si offusca la vista, ed è in quella vaghezza di sguardo che il mio spirito ritrova la sua visione. La mia anima vola via sulle ali della memoria, al di là del mare azzurro e sorridente - al di là delle onde sfavillanti e delle vele luminose, fino alla terra che chiamo casa. Con il trascorrere dei minuti, mi sembra di riacquistare a poco a poco la mia vera vista, e così mi guardo intorno e vedo la vecchia casa in cui sono nato. La spartana semplicità di questa dimora appare ai miei occhi come qualcosa di nuovo. Qui vedo i miei vecchi libri, i miei manoscritti e i miei disegni, là invece, sui loro vecchi scaffali, in alto sopra la porta, le mie prime, rudimentali, prove artistiche.
Come mi sembrano insignificanti adesso! Eppure, se fossi libero, non darei la più mediocre di esse in cambio di tutto quello che possiedo ora. Possedere? Sto proprio sognando!
Il sogno mi riporta alla vita a occhi aperti. Salto giù dal davanzale della finestra e ricomincio a lavorare freneticamente, perché ogni linea che traccio sulla carta, ogni nuova forma che nasce dal gesso, mi avvicina sempre di più alla libertà. Farò un vaso la cui bellezza metterà in ridicolo le opere gloriose realizzate in Grecia durante la sua epoca d'oro! Di sicuro, con il tempo, un amore e una speranza come quelli che provo io daranno vita a una qualche forma di bellezza! Quando Lui l'ammirerà, griderà estasiato, ordinando che mi liberino immediatamente. Ogni volta che penso alla libertà - perfino se questa dovesse arrivare per mano sua - riesco a dimenticare il mio odio e il profondo debito di vendetta che ho contratto nei suoi confronti. Ah! Allora, sulle ali del mattino, volerò al di là del mare, a casa mia - a casa sua - e la stringerò tra le mie braccia perché nessuno ci separi mai più!
Ma, oh Spirito del Giorno!, se per caso lei dovesse... No, no, non devo neppure pensarci, altrimenti rischio di diventare matto. Oh Tempo, Tempo!, creatore e distruttore delle sorti degli uomini, perché per gli altri corri tanto spedito mentre per me ti trascini così lentamente? Perfino in questo preciso momento la mia casa potrebbe essere disabitata e lei - la mia sposa di un'ora - dormire quieta nella terra fredda. Oh, questa incertezza mi farà impazzire! Al lavoro, al lavoro! La libertà è di fronte a me; Aurora è la ricompensa per le mie fatiche!
E così mi precipito di nuovo a lavorare; ma nella mia mente o nella mia mano, entrambe ugualmente accalorate, non discende alcun fuoco né alcuna forza. Mezzo impazzito per la disperazione, mi lancio contro le mura della mia prigione, e poi mi arrampico sulla strombatura, ricominciando a osservare l'oceano, ma senza trovarvi alcuna speranza. Rimango lì fin quando la notte, gettando sulla natura il suo drappo di tenebre, allontana da me per un altro giorno ancora la possibilità di realizzare qualcosa.
Così trascorrono i miei giorni, che si accumulano diventando settimane e mesi. E allo stesso modo si trasformeranno in anni, qualora la vita dovesse continuare a rimanere tanto a lungo un ospite indesiderato dentro di me; cos'è infatti un uomo senza speranza? e in questo petto affaticato la speranza non è forse vicina alla morte?
Ieri notte, nei miei sogni, come per ispirazione dello Spirito del Giorno, ho visto come doveva essere il mio vaso.
Per tutta la giornata il mio desiderio di libertà - di Aurora, o di sue notizie - si è decuplicato e il mio cuore e il mio cervello sono diventati incandescenti. Furiosamente, mi sono lanciato contro le sbarre della mia prigione, simile a un uccello in gabbia. Furiosamente, sono saltato sul davanzale della finestra, e ho osservato con gli occhi che mi uscivano fuori dalle orbite il mare libero e senza catene. Sono rimasto seduto laggiù finché la mia collera non si è placata, poi mi sono messo a dormire e ho sognato te, Aurora - te e la libertà. Nelle orecchie ho sentito di nuovo la vecchia canzone che cantavamo sempre insieme, quando da bambini gironzolavamo per la spiaggia; quando, da innamorati, guardavamo il sole immergersi nell'oceano, e io vedevo la sua gloria raddoppiarsi mentre risplendeva nei tuoi occhi e si addolciva contro la tua guancia; e quando, come mia sposa, ti stringevi a me mentre le mie braccia ti cingevano su quella lingua deserta di terra da dove si precipitò quella banda di predatori del mare che mi ha strappato via da te. Oh!, non sai quanto il mio cuore maledica quegli uomini - non uomini, ma demoni! Di quel terribile incontro rimane però un unico barlume di gioia: di essermi difeso, ritardando quelle anime dannate, e di aver spedito uno di loro all'altro mondo con la mia mano destra prima di essere gettato a terra, sconfitto. Il mio spirito si innalza quando penso a quel colpo con cui ti ho salvato da una vita peggiore della morte. Basta il pensiero a farmi ardere le guance e a gonfiarmi la fronte di vene possenti. Il mio sguardo avvampa e io corro selvaggiamente intorno alla mia casa-prigione. Oh, come vorrei avere tra le mani uno dei miei nemici per fracassargli la testa contro una di queste pareti di marmo e strappargli fuori il cuore a calci mentre giace disteso di fronte a me! Queste mura non lo salverebbero. Non provano pietà, ahimè! Lo so fin troppo bene. Oh, crudele derisione della gentilezza, trasformare un palazzo in una prigione, facendosi beffe del cuore sofferente di un prigioniero con belle forme e sculture di marmo! Mirabili, invero, queste pareti scolpite! Gli uomini la chiamano bellezza effimera; ma, Aurora!, con la tua bellezza sempre di fronte agli occhi, quale forma che gli uomini definiscono incantevole può essere bella per me? Come colui che guarda verso il sole e, per lo splendore che gli tinge le iridi, non vede luce sulla terra, così la tua bellezza - o il suo ricordo - ha trasformato le cose più belle della terra in tenebre e deformità.
Nel sogno che ho fatto ieri notte, quando alle mie orecchie è giunta dolce, come musica che arrivasse da lontano, dalla sponda opposta del mare, la vecchia canzone che cantavamo sempre insieme, nel mio cervello, come un raggio di luce, si è fatta largo un'idea la cui grandiosità mi ha fatto perdere la parola per un momento. Davanti ai miei occhi si è profilato un vaso di una tale bellezza da farmi capire che la mia speranza era rinata e che il Grande Spirito aveva posato il mio piede sulla scala che da questo mio palazzo-segreta conduce alla libertà e a te. Oggi mi sono procurato un blocco di cristallo - è solo con questa materia trasparente infatti che posso dar corpo al mio sogno - e mi sono messo al lavoro.
All'inizio mi sono accorto che la mia mano aveva perso la sua destrezza, e stavo quasi per disperarmi quando, simile al ricordo di un sogno, ho ricominciato a sentire nelle orecchie la melodia di quella vecchia canzone. Ho iniziato a cantarla tra me e me, dolcemente, e così facendo mi sono calmato; ma come mi è sembrata diversa questa canzone quando la tua voce, Aurora, non si è levata all'unisono con la mia! Ma a che pro struggersi? Al lavoro! Al lavoro! Ogni colpo di cesello mi avvicinerà sempre di più a te.
Giorno dopo giorno la mia coppa avanza sempre più verso la sua forma definitiva. Mentre lavoro canto, e la canzone che canto continuamente è quella che amo di più. Riesco a sentire l'eco della mia voce nel vaso; e quando mi interrompo, la nota lamentevole della canzone si prolunga in una dolce e triste musica dentro la coppa di cristallo. Io ascolto, tenendo l'orecchio abbassato, e talvolta, mentre ascolto, piango, tanto triste è l'eco dei miei versi. Per quanto sia imperfetta, la mia voce produce una musica dolce e, mentre lavoro, la sua eco nella coppa guida la mia mano verso la perfezione. Se soltanto la tua voce potesse innalzarsi e abbassarsi insieme alla mia, Aurora, allora il mondo ammirerebbe un vaso di una tale bellezza quale mai prima d'ora hanno destato i fuochi assopiti dell'amore degli uomini per ciò che è bello; perché, se io realizzo opere come questa mentre sono triste, imperfetto nella mia solitudine e nel mio dolore, cosa mai sarei capace di fare se fossi felice e perfetto accanto a te? Come artista - e come uomo - so che il mio è un buon lavoro; e la coppa stessa, crescendo di giorno in giorno in bellezza, rimanda un'eco sempre più cristallina. Oh, se lavorassi felice, con quale gaudio questa rimanderebbe le nostre voci! Allora sentiremmo un'eco e una musica quale i mortali sentono di rado; adesso però l'eco, come la mia canzone, sembra imperfetta. Ogni giorno mi sento sempre più debole; ma continuo lo stesso a lavorare - e lo faccio mettendoci tutta la mia anima. Non sto forse lavorando per la libertà e per te?
La mia opera è quasi terminata. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, il vaso è sempre più completo. E mentre canto anche l'eco si fa sempre più cristallina; alla fine della canzone l'eco del lamento si fa di volta in volta più dolce, più triste e straziante. Giorno dopo giorno, io mi sento sempre più debole; eppure continuo ugualmente a lavorare, mettendoci tutta la mia anima. Di notte, mentre penso a te, mi viene in mente che non ti rivedrò mai più - che, con ogni respiro che faccio, trasferisco la mia vita nella coppa di cristallo, dove rimarrà custodita una volta che me ne sarò andato.
La coppa è diventata così bella, e io la amo così tanto, che potrei morire felice pensando di aver realizzato un'opera simile, se non fosse per te - per l'amore che ho per te, per la speranza che sento per te, per la paura che provo per te, per il tormento che mi causerebbe saperti addolorata perché non ci sono più.
La mia opera ha bisogno solo di qualche altro ritocco. La mia vita mi abbandona, lentamente, e io sento che con l'ultimo ritocco trapasserà per sempre nella coppa. Fino ad allora non devo morire - non morirò. Il mio odio è scomparso. I torti che mi sono stati fatti sono così grandi che la mia vendetta sarebbe un risarcimento insignificante rispetto alle pene che ho patito. Lascio che a farlo sia qualcuno di più giusto e potente di me. Oh Aurora, ti aspetterò nella terra dei fiori, dove io e te cammineremo insieme, senza separarci mai più, mai più! Ah, mai più! Addio, Aurora - Aurora - Aurora!


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