giovedì 30 dicembre 2021

Capodanno con delitto di Jessica Fletcher & Donald Bain

La quiete di Cabot Cove, dove la signora Fletcher può finalmente concentrarsi sui suoi romanzi, viene interrotta bruscamente e dolorosamente - quando Jessica riceve la telefonata di un avvocato di Savannah: l'eccentrica amica di un tempo, Tillie Mortelaine, è morta all'improvviso. Alla tristezza per la perdita, si aggiunge la sorpresa: Jessica erediterà un milione di dollari, ma a due condizioni. Per prima cosa, la neoereditiera dovrà utilizzare la somma per aiutare il centro di formazione scolastica fondato anni prima a Savannah assieme a Tillie. In secondo luogo, potrà ricevere il denaro solo se riuscirà a risolvere nel giro di un mese il mistero che avvolge ancora la morte dell'ex fidanzato di Tillie, Wanamaker Jones, ucciso quarant'anni prima con un colpo di pistola durante il veglione di Capodanno. Come sempre, la Signora in Giallo raccoglie la sfida; si trasferisce a Savannah e si stabilisce nella sontuosa dimora di Tillie, trovandosi a tu per tu con gli ospiti di cui si circondava l'amica, persone bizzarre e anticonformiste proprio come lo era lei. Le quali sostengono che lo spirito di Wanamaker Jones vaghi ancora all'interno della villa, la stessa dove è stato assassinato, incapace di abbandonare il mondo dei vivi. E - più terrenamente - che l'affascinante Wannamaker non fosse davvero innamorato della più anziana Tillie, bensì attratto dal suo patrimonio.

Donald Bain ha scritto - firmandoli, oppure in qualità di ghost writer - più di settanta libri, molti diventati best-seller, oltre a innumerevoli articoli per riviste. I suoi pezzi, come i suoi volumi, spaziano tra i generi più disparati: dalla commedia alla biografia, dal romanzo storico all'informazione scientifica. Collabora inoltre con alcune emittenti radiotelevisive. È autore, in coppia con Jessica Fletcher, della serie La Signora in Giallo, di cui Sperling & Kupfer ha pubblicato con successo numerosi romanzi.


martedì 28 dicembre 2021

Mauro Sighicelli: Maciste contro i Proci - Capitolo 9


Riassunto delle puntate precedenti:
 
1) Il commissario Bertini, assieme al fido scudiero Peppino, si recano a Itaca in vacanza e si trovano invischiati, loro malgrado, in una indagine poliziesca per risolvere un delitto. Scoprono infatti il cadavere di un procio morto sulla spiaggia di Itaca, in Grecia, mentre sono in vacanza. Bertini accetta di collaborare con l’ispettore greco Van Fakoulis per lo svolgimento delle indagini di rito.
2) Per identificare il Procio morto sulla spiaggia Bertini e Van Fakoulis si avvalgono della collaborazione del noto scrittore Roberto Roganti, in arte Grog, autore della trilogia di romanzi “Morte al Villaggio Giardino”, “Morte al Lido delle Nazioni”, “Morte al Palamolza” e in odore di premio Pulitzer 2018 in quanto esperto beccamorto. Quindi si recano alla reggia dove alloggiano i Proci per identificare il cadavere.
3) Grazie a una fotografia scattata con il nuovo cellulare del commissario Bertini, Penelope, regina di Itaca, risale all’identità del Procio morto, Ctisippo. Il nostro eroe e l’ispettore greco decidono di appostarsi per tutta la notte dietro a un divano nella sala della reggia per ricavare ulteriori elementi utili all’indagine. Nel frattempo, “Morte al Lido delle Nazioni” va a ruba in tutte le librerie greche.
4) Durante a lunga notte Bertini e Van Fakoulis scoprono un Procio, Anfinomo, intento a aiutare Penelope a disfare la tela. Dubitano quindi che possa essere anche un assassino e decidono di partecipare alla presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti, ora richiesto da tutte le librerie bulgare, onde ottenere altri elementi utili all’indagine. 
5) Alla presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti sono presenti numerosi personaggi anche se uno solo sarà l’assassino. Ma chi? Intanto Bertini ne approfitta per acquisire ulteriori informazioni su tale Mekistos, in arte Maciste, personaggio potenzialmente implicato nell’omicidio. Nel frattempo una copia autografata del libro di Roberto Roganti è contesa da Donald Trump, Putin e Al Bano. La spunta quest’ultimo con un bieco accorgimento.
6) Durante la presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti, il Procio Antinoo beve direttamente dalla caraffa del rinfresco e muore avvelenato. Dopo aver constatato il decesso Bertini, Van Fakoulis e Grog concertano su questioni filosofiche inerenti la morale della vita prima di procedere celermente con l’indagine in corso.
7) Un maggiordomo in livrea confessa di essere l’autore dei due omicidi. Come movente, adduce la tesi di voler proteggere Penelope dai Proci. Bertini sventa prontamente un tentativo di suicidio di massa da parte degli spettatori presenti in segno di solidarietà con Antinoo mentre Van Fakoulis promette protezione a Penelope, preoccupata per le possibili angherie da parte dei Proci superstiti.
8) Bertini si reca a casa di Maciste e lo convince a aiutare Penelope contro i Proci superstiti. Nel frattempo il libro “Morte al Lido delle Nazioni” scala tutte le classifiche mondiali di vendita assestandosi al primo posto di tutte le Hit Parade. L’autore Roberto Roganti vince il premio Pulitzer quale penna d’oro dell’anno 2018.



9° CAPITOLO
Maciste contro i proci

Maciste si recò di persona alla reggia di Penelope. Suonò il campanello. Aprì un maggiordomo in livrea. “Desidera?” “Sono Maciste, un amico della regina. Vorrei incontrarla.” “Perché?” “Per argomenti privati che a lei non devono interessare.” “Mi può dire almeno di cosa si tratta, per informare la padrona.” “Se Penelope si vuole avvalere del mio aiuto, sono a disposizione.” “Penso proprio di sì. Non se ne può più di questi proci! Si approfittano di lei, invadono la reggia, sperperano i suoi averi, trombano le ancelle! C’è bisogno di qualcuno che li sgomini!” “Ci penserò io, mi faccia accomodare.” Il maggiordomo in livrea scrutò lungo la strada sia a destra che a sinistra per controllare se la polizia lo stesse cercando in quanto era agli arresti domiciliari con l’obbligo di non abbandonare il luogo di lavoro e di non avvelenare più i pretendenti, avendo ricevuto un avviso di garanzia emesso a suo carico per l’assassinio dei due proci. Rassicurato che nessuno lo stesse pedinando, uscì per strada velocissimo solo per trasgredire l’ordinanza restrittiva e tornò quasi subito all’interno del castello. Nel frattempo Maciste aveva raggiunto il salone dove i proci si sollazzavano in attesa della scelta di Penelope e per un attimo calò un silenzio imbarazzante tra gli ospiti. Si erano infatti spaventati nel vedere un giovane dal fisico così possente. Leode e Demoptoleno lo invitarono a giocare a bigliardino ma il nostro eroe frullò così velocemente la stecca da sfasciare completamente l’asse che delimitava il lato corto della porta avversaria. Allora Euriade lo invitò a giocare a ping pong ma Maciste colpì con troppa forza la pallina da fare addirittura un buco nella metà campo del tavolo avversario. Constatata la forza del nostro campione, i proci si serrarono come un guscio a forma di scudo e Eurimaco, che era uno dei loro capi, intimò a Maciste: “Non sei un procio. Dicci perché sei venuto qui.” “Sì, dicci perché sei venuto qua” ripetè Elato. “Certo, dicci perché sei venuto quo” concluse Euridamante. L’eroe rispose: “Qui, quo, qua … sembrate i nipoti di Paperino! Paperi siete, ridicoli paperi senza spina dorsale. Dovete lasciare in pace Penelope o io salverò la situazione punendovi severamente.” I proci si consultarono, questo libro era ormai giunto al momento di massima tensione. Tesero una trappola a Maciste, lo invitarono a seguirli per offrirgli in dono l’ancella infedele superstite. Attratto da tanta bellezza, Maciste cadde nella trappola venendo rinchiuso in una prigione dentro una cella dove non trovò l’ancella infedele ma il procio Anfinomo. Costui si avvicinò all’eroe con fare ambiguo. “Cosa vuoi?” “Accarezzare il tuo fisico possente.” “Ma non sarai mica un procio frocio?” Anfinomo parve offeso. “Ma come ti permetti di parlare in modo così volgare? Sono fiero di essere quel che sono e certi termini scurrili squalificano solo chi li pronuncia. Non hai mai sentito parlare di orgoglio gay, dovresti promuovere la autoaffermazione, la dignità e l’uguaglianza dei diritti dei gay, delle lesbiche, dei bisessuali e dei transessuali. Il mondo è bello perché è vario, perché è diverso. Se fosse uniforme, dove tutto è uguale e tutti sono uguali che razza di mondo sarebbe?” Maciste sembrava confuso, stette un po’ a pensarci su, poi rispose: “ Hai ragione. Fai bene a ribadire con fierezza il tuo orgoglio gay, però a me era stata promessa la più bella tra le ancelle ed è evidente che sono caduto in una trappola. Mi dispiace molto doverti salutare ma la mia vendetta sarà terribile.” Maciste piegò le sbarre della cella quel tanto che basta per passarci in mezzo ma incontrò sul suo cammino Eurimaco, uno dei capi dei proci. “Fermati Maciste o dovrai passare sul mio cadavere!” Maciste lo uccise e passò sul suo cadavere ma incontrò Agelao, altro procio. “Fermati dove sei, Maciste, o dovrai passare sul mio cadavere!” Maciste lo uccise e passò pure sul suo cadavere, anzi fece avanti e indietro tre volte per maciullarlo per bene. Riprese il cammino ma incontrò Eurinomo che avendo assistito alle scene precedenti pensò bene di lasciarlo passare e gli sorrise, addirittura. Tornò così nel salone dove trovò i proci superstiti: Demoptoleno, Leocrito, Leode, Pisandro, Polibo, Elato, Euriade, Euridamonte. Solo Anfinomo era rimasto in cella a piangere perché respinto da Maciste. “Se non ve ne andate subito vi ucciderò tutti!” Urlò l’eroe, ma i proci lo invitarono all’assalto. Maciste partì di slancio per sterminarli, ma non si accorse che sotto un foglio di giornale color rosa c’era un baratro e cadde in fondo al tunnel; i proci esultarono per la buona riuscita della trappola ma Polibo scoppiò in un pianto dirotto di rabbia e costernazione. “Perchè piangi invece di esultare? Quel gigante dal cuore buono è caduto nella trappola nascosta sotto al giornale.” Polibo non smetteva di frignare. “Sì, è vero, ma il giornale è di oggi.” “Come di oggi?” chiese Leode. “Lo avevo appena comprato, c’erano tutti i risultati del fantacalcio!” Elato imprecò: “Porca miseria, ma allora lo fate apposta! Lo avevo pagato io!” Seguirono alcune scaramucce tra i proci, mentre Maciste, non visto, grazie alla sua forza riuscì a risalire dal baratro per dare corpo alla battaglia finale che lo avrebbe condotto inevitabilmente alla vittoria.

giovedì 23 dicembre 2021

La morte ha mille mani di Luigi Guicciardi

 

È il Re Mida della chirurgia plastica; tutto ciò che le sue mani toccano in sala operatoria (ricche borghesi sfiorite, starlet in cerca di fortuna, attori isterici e imprenditori decrepiti) si trasforma nell'oro di una apparente giovinezza ritrovata. E' ricco, potente, ammirato, rispettato. Non da tutti, però. Perché a Modena esiste almeno una persona che nutre un terribile risentimento nei suoi confronti; un odio senza confini che sfocia nell'omicidio. La notizia della morte del chirurgo scuote la sonnacchiosa cittadina emiliana fin dalle fondamenta; incaricato delle indagini è il commissario Giovanni Cataldo, poliziotto espertissimo ma sempre più in crisi con se stesso e la propria famiglia. Ciononostante Cataldo si aggrappa al senso del dovere e inizia a indagare. Le piste possibili sono innumerevoli; le testimonianze appaiono ambigue e contraddittorie, mentre il modus operandi dell'assassino è stato di una tale raffinatezza da non lasciare quasi traccia.


Luigi Guicciardi è uno scrittore e insegnante italiano, ex docente di lettere presso il liceo scientifico Alessandro Tassoni di Modena. Di lontane origini siciliane, ha creato il personaggio del commissario Cataldo, protagonista di una serie di romanzi polizieschi comprendente tuttora 21 opere e il commissario Laudani, nuovo protagonista di un serie a venire.


martedì 21 dicembre 2021

Mauro Sighicelli: Maciste contro i Proci - Capitolo 8


Riassunto delle puntate precedenti:
 
1) Il commissario Bertini, assieme al fido scudiero Peppino, si recano a Itaca in vacanza e si trovano invischiati, loro malgrado, in una indagine poliziesca per risolvere un delitto. Scoprono infatti il cadavere di un procio morto sulla spiaggia di Itaca, in Grecia, mentre sono in vacanza. Bertini accetta di collaborare con l’ispettore greco Van Fakoulis per lo svolgimento delle indagini di rito.
2) Per identificare il Procio morto sulla spiaggia Bertini e Van Fakoulis si avvalgono della collaborazione del noto scrittore Roberto Roganti, in arte Grog, autore della trilogia di romanzi “Morte al Villaggio Giardino”, “Morte al Lido delle Nazioni”, “Morte al Palamolza” e in odore di premio Pulitzer 2018 in quanto esperto beccamorto. Quindi si recano alla reggia dove alloggiano i Proci per identificare il cadavere.
3) Grazie a una fotografia scattata con il nuovo cellulare del commissario Bertini, Penelope, regina di Itaca, risale all’identità del Procio morto, Ctisippo. Il nostro eroe e l’ispettore greco decidono di appostarsi per tutta la notte dietro a un divano nella sala della reggia per ricavare ulteriori elementi utili all’indagine. Nel frattempo, “Morte al Lido delle Nazioni” va a ruba in tutte le librerie greche.
4) Durante a lunga notte Bertini e Van Fakoulis scoprono un Procio, Anfinomo, intento a aiutare Penelope a disfare la tela. Dubitano quindi che possa essere anche un assassino e decidono di partecipare alla presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti, ora richiesto da tutte le librerie bulgare, onde ottenere altri elementi utili all’indagine. 
5) Alla presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti sono presenti numerosi personaggi anche se uno solo sarà l’assassino. Ma chi? Intanto Bertini ne approfitta per acquisire ulteriori informazioni su tale Mekistos, in arte Maciste, personaggio potenzialmente implicato nell’omicidio. Nel frattempo una copia autografata del libro di Roberto Roganti è contesa da Donald Trump, Putin e Al Bano. La spunta quest’ultimo con un bieco accorgimento.
6) Durante la presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti, il Procio Antinoo beve direttamente dalla caraffa del rinfresco e muore avvelenato. Dopo aver constatato il decesso Bertini, Van Fakoulis e Grog concertano su questioni filosofiche inerenti la morale della vita prima di procedere celermente con l’indagine in corso.
7) Un maggiordomo in livrea confessa di essere l’autore dei due omicidi. Come movente, adduce la tesi di voler proteggere Penelope dai Proci. Bertini sventa prontamente un tentativo di suicidio di massa da parte degli spettatori presenti in segno di solidarietà con Antinoo mentre Van Fakoulis promette protezione a Penelope, preoccupata per le possibili angherie da parte dei Proci superstiti.


8° CAPITOLO
Viale Hitler

Il mattino seguente Bertini tornò in spiaggia visibilmente sollevato in compagnia del fido agente Peppino. Tutto sembrava volgere al meglio. L’ispettore Van Fakoulis si era preso il merito di aver risolto il caso dei proci morti, quindi la parentesi investigativa della vacanza sembrava conclusa. Ma il poliziotto che si annidava tra le sue viscere continuava a rimuginare intrighi, sospetti e indizi per cui il commissario non era proprio convinto che proprio tutti i nodi fossero venuti al pettine. Si ricordava ancora di quando era stato avvisato dal cameriere del lido che doveva stare molto attento a tale Mekistos. Decise così di tornare a interrogarlo. “Gentile cameriere, lei mi ha accennato di un tale Mekistos. Sa dove posso trovarlo?” “In via dei proci numero undici.” “Come in via dei proci?” “Guardi” rispose garbato il cameriere “lei percorra questo viale, giri alla seconda traversa a destra che è viale Hitler e la prima a sinistra è via dei proci. Tutto molto semplice.” “ … sì, ma sono stupito. Come si è permessa l’amministrazione locale di dedicare un viale a Hitler?”“Dunque” rispose garbato il cameriere “è una zona malfamata di Itaca e i nomi delle strade sono dedicate a personaggi scomodi. Può trovare via Al Capone, via Caino, via Attila, via Hiler, via dei proci appunto … solo per citare alcune strade limitrofe a via dei proci.” “D’accordo, non condivido la scelta ma ho capito il principio. Grazie per l’informazione, andrò subito a casa di Mekistos. Arrivederci.” L’informazione del garbato cameriere si rivelò esatta e Bertini trovò abbastanza facilmente via dei proci. Suonò al campanello del numero undici e Maciste in persona lo fece accomodare. Si trattava di un giovane di straordinaria forza e bontà, con un fisico possente e dotato di forza eccezionale. Offrì al commissario una tisana di the all’arancia, ma Bertini preferì una lattina di coca cola fresca di frigorifero. “A cosa devo il piacere della sua visita?” “Ho saputo che lei, signor Maciste, ha il compito di proteggere l’umanità e in particolar modo le fanciulle in pericolo. Vorrei sottoporle il caso di Penelope; la regina è ancora sotto scacco da parte dei proci superstiti e ha bisogno di aiuto. Con la sua possente forza può sgominare i proci e salvare la donna. Che ne dice, accetta?” Maciste lo squadrò dubbioso. “Ma perché non ci pensa lei, visto che è un commissario?” “Perché sono in ferie. E’ il mio periodo di vacanza. Ho già perso due giorni di mare per risolvere il caso dei proci morti e da adesso fino alla fine del soggiorno penserò solo a divertirmi. Per me è lei la persona adatta a distruggere i proci superstiti fino a ridurli in briciole, superare gli equivoci, il momento di massima tensione e avvalendosi della forza e del buon cuore riuscirà sempre a vincere e a salvare la situazione. “E sia” Maciste acconsentì “sono già intervenuto nel film ‘Maciste nella terra dei ciclopi’ in favore di Penelope, ho liberato sia lei che il figlio neonato distruggendo l’ultimo ciclope, il perfido Iphitus e la crudele regina Capys. Libererò anche stavolta Penelope dai suoi oppressori, può contare su di me.” “Grazie, signor Maciste. Non ha idea di che peso mi abbia tolto dallo stomaco, non ci dormivo la notte. Adesso posso veramente godermi la vacanza.” Visibilmente soddisfatto, Bertini si accomiatò dal gigante per fare ritorno sulla spiaggia mentre il giovane eroe si preparò di tutto punto per la nuova avventura.

venerdì 17 dicembre 2021

Padre Brown



Padre Brown, Gran Bretagna, 1910 / Gilbert Keith Chesterton

«Aveva il volto rotondo e inespressivo come gli gnocchi di Norfolk, gli occhi incolori come il mare del Nord, e recava parecchi involti di carta scura che non riusciva a tenere insieme… Avrebbe destato la compassione di chiunque. Aveva infatti un ombrellone logoro, che cadeva costantemente per terra, e pareva che non sapesse quale fosse la parte del biglietto che serviva per il ritorno». Ecco come Gilbert Keith Chesterton ci presenta Padre Brown, un piccolo prete cattolico dai tratti e dai modi insignificanti e curiosi che sarà il protagonista di una cinquantina di novelle pubblicate in Italia da Edizioni Paoline e da Rizzoli.

Originariamente di fede calvinista, Chesterton si convertirà al cattolicesimo nel 1922, sebbene i racconti di Padre Brown testimonino che le sue simpatie per la religione della Chiesa di Roma dovevano risalire almeno a una dozzina d'anni prima. Ed è stato proprio un sacerdote cattolico. Padre John O'Connor, che gli ha dato lo spunto per la figura di Padre Brown sotto l'aspetto intellettuale e spirituale. I caratteri più tipici e profondi che Chesterton individuò nella religione cattolica, e cioè «l'amore per l'allegria, la salute e la fantasia», sono anche alla base dei suoi racconti.

Personaggio totalmente nuovo e originale. Padre Brown (che per Ellery Queen è uno dei più grandi investigatori della narrativa poliziesca insieme ad Auguste Dupin e a Sherlock Holmes) è, secondo molti critici, protagonista di veri e propri apologhi sulla giustizia e sul bene più che di classiche vicende poliziesche. Alla base della sua azione, infatti, non ci sarebbe alcuna metodologia scientifica, nessun rigore di analisi deduttiva, ma solo una profonda conoscenza dell'animo umano e un'infallibile propensione allo studio delle psicologie. Ciò non è però del tutto vero - dato che Chesterton è uno degli autori che con maggiore tendenziosità concerta le situazioni e le messe in scena nella prospettiva dello scioglimento finale, agevolato in questo dalla brevità dei racconti - e non si può negare l'enorme popolarità goduta da Padre Brown, spiegabile soprattutto tenendo conto dei molti elementi che esulano da una concezione strettamente legata al genere poliziesco, dal tono di confortante bonarietà all'onesto ottimismo che sempre accompagna il piccolo e coraggioso prete cattolico. Anche se, secondo Chesterton, «il suo coraggio, enorme, è tuttavia meno grande della sua curiosità».

Il suo metodo di indagine è molto particolare. Ecco come lo descrive egli stesso: «Io cerco di immedesimarmi nell'uomo mettendomi nei suoi panni e aspetto ad agire finché non mi rendo conto di essere diventato io stesso un assassino, di avere i suoi pensieri e le sue passioni, finché non mi sono calato nei suoi problemi e nei suoi odi. Solo quando mi sento sicuro di provare gli stessi sentimenti dell'assassino, allora, naturalmente, scopro chi è».
Padre Brown è spesso accompagnato da un'altrettanto insolita figura di assistente, il gigantesco e bonario Flambeau, un ex ladro internazionale che il geniale prete smaschera nel primo racconto della serie. La croce azzurra, dal quale è tratta la descrizione iniziale, per poi redimerlo e dividere insieme a lui la maggior parte delle sue avventure.


Padre Brown è stato interpretato sul grande schermo da:

Walter Connolly in Father Brown, Detective (1934, USA, b/n), diretto da Edward Sedgwick e, nel 1954; Robert Hamers nel film Uno strano detective, padre Brown (Father Brown) interpretato da Alec Guinnes.

Sul piccolo schermo lo vediamo in:

Pater Brown (1966-1972, Austria, Germania Ovest; b/n per 2 stagioni e colore per 3 stagioni) con Josef Meinrad.

I racconti di padre Brown (1970-1971, Italia), serie tv (b/n). Tra la fine del 1970 e l'inizio del 1971 la televisione italiana ha trasmesso sei sceneggiati tratti da altrettanti racconti incentrati sulle avventure del popolare personaggio creato da Chesterton. Diretti da Vittorio Cottafavi, erano interpretati da Renato Rascel (Padre Brown) e Arnoldo Foà (Flambeau).

Father Brown (1974, USA), prodotta dalla britannica Associated Television con Kenneth More in un serial inglese di 26 telefilm da 50 minuti scritti da Hugh Léonard, non privo di un certo sense of humour, realizzato a metà degh anni Settanta.

Sei delitti per padre Brown (1988, Italia), in un nuovo serial italiano diretto da Vittorio De Sisti con Emrys James.

Padre Brown, serie televisiva britannica, trasmessa dal 14 gennaio 2013 su BBC One e ripropone nuove storie in un'epoca successiva a quella in cui sono ambientati i romanzi. Mark Williams interpreta padre Brown.

Versioni a fumetti:

Una versione a fumetti di alcuni racconti della serie, sceneggiata da Renata Gelardini e disegnata da Lino Landolfi, è stata pubblicata tra il 1981 e il 1982 dalla rivista per ragazzi Il Giornalino.

Nel 2013 la casa editrice ReNoir Comics pubblica la versione a fumetti del racconto "Il giardino segreto", sceneggiata da Davide Barzi e disegnata da Werner Maresta, ripubblicata nel 2014 nel volume "Padre Brown - La croce azzurra" insieme agli adattamenti di altri due racconti, “La croce azzurra” e “Gli strani passi”, ancora su testi di Barzi e disegnati rispettivamente da Marco "Will" Villa e Riccardo Chiereghin.

 

giovedì 16 dicembre 2021

Un Natale di Maigret di Georges Simenon


È Natale. Fuori nevica. Maigret è a casa con sua moglie Loiuse, ma mentre sta facendo colazione si presentano a casa sua, con urgenza, due vicine di casa che abitano nel caseggiato dirimpetto a Maigret, in boulevard Richard Lenoir.
La nipote di sei anni della signora Martin, Colette, che è orfana di madre e il cui padre ha problemi di alcolismo, è a letto malata e afferma di aver visto, questa notte, Babbo Natale che si sarebbe introdotto in camera sua.


Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989).
Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie.
Lo stile di scrittura di Simenon è caratterizzato, nonostante il vocabolario scarno e la rinuncia a qualsiasi finezza letteraria, da atmosfere molto dense. Il suo lavoro arriva, nelle sue stesse parole, dal "popolo nudo", dall'uomo che viene alla luce dietro tutte le possibili maschere. 
La narrativa di Simenon è caratterizzata da storie nelle quali i personaggi, quasi sempre umili o appartenenti alla piccola borghesia, ma anche ricchi e rinomati, si trovano coinvolti in vicende drammatiche. Pur utilizzando uno stile narrativo asciutto e poco incline a estetismi letterari, le sue opere dimostrano una notevole capacità di ritrarre con arguta psicologia vicende dal sapore profondamente umano. Con Simenon si giunge alla borghesizzazione del racconto giallo: piccoli uomini spersi nelle traversie della vita passano sotto la lente di un osservatore attento e analitico, che nelle sue opere non si dilunga in descrizioni favolistiche di luoghi e persone, ma anzi ad esse dedica spesso poche e asciutte, anche se esaustive, righe. Tutto è crudo e brutalmente trasparente, tutto è nuda realtà.


martedì 14 dicembre 2021

Mauro Sighicelli: Maciste contro i Proci - Capitolo 7


Riassunto delle puntate precedenti: 

1) Il commissario Bertini, assieme al fido scudiero Peppino, si recano a Itaca in vacanza e si trovano invischiati, loro malgrado, in una indagine poliziesca per risolvere un delitto. Scoprono infatti il cadavere di un procio morto sulla spiaggia di Itaca, in Grecia, mentre sono in vacanza. Bertini accetta di collaborare con l’ispettore greco Van Fakoulis per lo svolgimento delle indagini di rito.
2) Per identificare il Procio morto sulla spiaggia Bertini e Van Fakoulis si avvalgono della collaborazione del noto scrittore Roberto Roganti, in arte Grog, autore della trilogia di romanzi “Morte al Villaggio Giardino”, “Morte al Lido delle Nazioni”, “Morte al Palamolza” e in odore di premio Pulitzer 2018 in quanto esperto beccamorto. Quindi si recano alla reggia dove alloggiano i Proci per identificare il cadavere.
3) Grazie a una fotografia scattata con il nuovo cellulare del commissario Bertini, Penelope, regina di Itaca, risale all’identità del Procio morto, Ctisippo. Il nostro eroe e l’ispettore greco decidono di appostarsi per tutta la notte dietro a un divano nella sala della reggia per ricavare ulteriori elementi utili all’indagine. Nel frattempo, “Morte al Lido delle Nazioni” va a ruba in tutte le librerie greche.
4) Durante a lunga notte Bertini e Van Fakoulis scoprono un Procio, Anfinomo, intento a aiutare Penelope a disfare la tela. Dubitano quindi che possa essere anche un assassino e decidono di partecipare alla presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti, ora richiesto da tutte le librerie bulgare, onde ottenere altri elementi utili all’indagine. 
5) Alla presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti sono presenti numerosi personaggi anche se uno solo sarà l’assassino. Ma chi? Intanto Bertini ne approfitta per acquisire ulteriori informazioni su tale Mekistos, in arte Maciste, personaggio potenzialmente implicato nell’omicidio. Nel frattempo una copia autografata del libro di Roberto Roganti è contesa da Donald Trump, Putin e Al Bano. La spunta quest’ultimo con un bieco accorgimento.
6) Durante la presentazione del libro “Morte al Lido delle Nazioni” di Roberto Roganti, il Procio Antinoo beve direttamente dalla caraffa del rinfresco e muore avvelenato. Dopo aver constatato il decesso Bertini, Van Fakoulis e Grog concertano su questioni filosofiche inerenti la morale della vita prima di procedere celermente con l’indagine in corso.


7° CAPITOLO
Il colpevole smascherato

Il primo a soccorrere il secondo procio morto stavolta fu Grog, il beccamorto. “Il procio è morto!” esclamò. Van Fakoulis si sporse verso il cadavere per osservarlo meglio. “Possiamo presumere le cause del decesso?” chiese. Grog scosse il capo, in cenno di diniego. “Il procio è morto dopo aver bevuto l’intruglio servito dal maggiordomo in livrea. Tragga lei le conclusioni, dato che è un ispettore di polizia.” Van Fakoulis volse lo sguardo vero Bertini, con fare interrogativo. Il commissario azzardò una ipotesi: “Prima di bere il procio stava bene. Dopo aver bevuto il procio è morto. Deduco che l’intruglio servito nella brocca d’acqua sia stato avvelenato.” “E chi può essere stato ad avvelenare la bevanda?” “Sicuramente il probabile assassino. Dirò di più, siccome anche Ctesippo è morto dopo aver mangiato a sazietà, ritengo che i due proci morti siano proprio morti per mano della stessa persona.” Van Fakoulis ebbe un’intuizione degna di un sagace poliziotto e interrogò il maggiordomo in livrea. “Lei ha servito al tavolo una brocca d’acqua contenente succo di limone e altri infusi probabilmente avvelenati. Mi sa dire chi ha preparato la bevanda?” Il maggiordomo accennò un inchino di compiacimento prima di confessare. “Io stesso ho avvelenato l’intruglio.” “Perché? Voleva forse avvelenare il signor Grog, lo scrittore? Fanno davvero così schifo i suoi libri?” “Tutt’altro, li trovo anzi di pregevole fattura. Ma non sopporto più i proci che per tutto il giorno stanno dentro al palazzo, avanzano pretese, bevono e mangiano a sazietà, defecano senza limiti. Quando mi è stato ordinato di servire da bere, ho supposto che qualcuno dei proci si sarebbe avventato senza ritegno sul rinfresco appena servito. Fanno così tutto il giorno, senza limiti e confini. Era ora che qualcuno impartisse loro una sonora lezione!” Van Fakoulis incalzò il maggiordomo in livrea durante l’interrogatorio. “Non è che per caso lei abbia avvelenato qualche altra pietanza causando la morte del procio Ctesippo?” “Sì. Ho inserito dosi massicce di un potente topicida nelle polpette che ho utilizzato per farcire un tacchino, la sorte ha deciso che Ctesippo scegliesse il piatto con la pietanza che gli è costata la vita. Ma elevate dosi del potente topicida sono sciolte nella brocca che contiene la bevanda con il succo di limone, che serve per stemperare i sapori.” “Dunque il caso è risolto! Siamo finalmente riusciti  a scoprire l’identità del colpevole! L’assassino è il maggiordomo.” Sentenziò l’ispettore greco. “Il caso è chiuso. Posso finalmente dedicarmi alle vacanze” rispose il commissario italiano. “A sì? E che ne sarà di me?” intervenne la regina Penelope, visibilmente contrariata “di proci vivi ce ne sono ancora molti e se voi non mi aiuterete continuerò a essere preda delle loro angherie e dovrò anche continuare a tessere la tela.” “Non si preoccupi, signora regina. Sporga pure regolare denuncia e sarà compito della polizia di stato vegliare sulla sua privacy e sulla sua incolumità.” Presi com’erano dall’euforia di aver scoperto l’assassino e invaghiti dalla bellezza di Penelope, i due detective non si accorsero che una delle due ancelle infedeli, proprio quella che indossava la veste rosa, aveva nel frattempo raggiunto il tavolo delle autorità, si era impossessata di un bicchiere di carta monouso bianca, aveva versato l’intruglio incriminato e se lo era avidamente scolato. “Finalmente!” esclamò soddisfatta “dai vostri discorsi ho intuito che dopo aver bevuto la pozione malefica morirò anch’io, ponendo fine al mio contrasto interiore dovuto a troppe infedeltà! Addio, mondo crudele!” Dopo aver pronunciato le ultime parole, la donna crollò al suolo priva di sensi. Grog, il becchino, altro non potè fare se non constatare il decesso. Un brusìo si levò tra la folla costernata, quasi un cenno di solidarietà e come per incanto si formò una fila di persone intenzionate  a bere l’intruglio avvelenato per porre fine alle loro pene. Si trattava per lo più di ragazze anoressiche o bulimiche, innamorati delusi o traditi, clienti dell’hotel Hellas non soddisfatti del trattamento di mezza pensione, calciatori non convocati alle partite dal loro allenatore, anziani privati della pensione di vecchiaia, giovani studenti privi dei requisiti per poter accedere al reddito di cittadinanza. Mentre Van Fakoulis sembrava disorientato, Bertini ebbe una buona intuizione, requisì prontamente la brocca d’acqua incriminata e versò il liquido direttamente su una pianta di cactus senza risparmiare neanche una goccia. Un mormorio di disapprovazione serpeggiò tra i presenti, la speranza di un mondo migliore nell’aldilà era andata in frantumi per colpa di un commissario. Mentre il cactus purtroppo moriva, qualcuno bofonchiò qualche epiteto volgare all’indirizzo del poliziotto italiano e nessuno comprò il libro ‘Morte al Lido delle Nazioni’ per ritorsione. Solo il macedone seduto al tavolo delle autorità chiese a Grog se ne avesse una copia tradotta nella lingua del suo paese. “Casualmente con me stasera ne ho proprio una copia tradotta in macedone, è una macedonia di termini bislacchi che vendo volentieri.” “Mi può fare una dedica con autografo?” chiese il macedone, visivamente soddisfatto, in maniera garbata. “Ma certo” rispose Grog, accondiscendente. Intervenne però anche il macedone presente tra il pubblico, quello che alloggiava all’hotel Hellas. “Vorrei una copia anch’io del libro ‘Morte al Lido delle Nazioni’ tradotto in macedone.” “Mi dispiace” Grog scosse il capo, in cenno di diniego “ne avevo una sola copia e l’ho già promessa al suo connazionale. E poi gli ho scritto anche una dedica con la mia firma, personalizzando così il volume. Potreste però scambiarvelo se siete in buoni rapporti.” Il macedone presente al tavolo delle autorità, stringendo a sé il libro appena acquistato, scosse la testa. “No, io non conosco il mio connazionale. Non so chi sia. Se lo vuole, posso rivenderglielo al prezzo raddoppiato, perché gli arretrati costano il doppio.” L’altro macedone accettò, pur se brontolando e nessun’altra copia venne venduta quella sera.

lunedì 13 dicembre 2021

Alexandr Borodin



(San Pietroburgo, 12 novembre 1833 – 27 febbraio 1887)

Musicista nato, a nove anni componeva i primi pezzettini per pianoforte. Tuttavia per obbedire alla volontà materna si iscrisse alla facoltà di medicina, laureandosi giovanissimo: a 28 anni era professore di chimica all'Accademia di Medicina di Pietroburgo. Si dedicò alla chimica, che era la sua professione principale (e in questo campo ebbe dei meriti grandissimi, ancor oggi ricordati dagli studiosi di chimica dell'URSS) ma coltivò sempre con grande amore la musica: la conoscenza con Mussorgski lo orientò seriamente in campo musicale, tanto che ben presto aderi entusiasticamente all'iniziativa di Balakirev - il Gruppo dei Cinque - divenendo un battagliero esponente della nuova scuola nazionale russa. Fu presidente di una società musicale di Pietroburgo, si recò in Germania dove divenne grande amico di Liszt, poi in Belgio, ed era nel pieno della sua attività, circondato dall'ammirazione di tutto l'ambiente musicale progressivo della Russia zarista, quando la morte per aneurisma lo colse durante una festa in costume che aveva organizzato nella propria sontuosa dimora.
Borodin fu musicista istintivo ma anche impegnato seriamente come intellettuale e come novatore. Comprese subito l'importanza della riforma balakireviana, e vi recò il contributo impetuoso di una fantasia viva, che vedeva nella valorizzazione del patrimonio musicale popolare una via nuova e ricchissima aperta allo sviluppo di una musica nazionale. Senti moltissimo il fascino dell'oriente (era figlio naturale del discendente di un re d'Imerezia nel Caucaso), ma era uomo troppo colto e moderno per non sentirsi anche attratto dalla cultura della Russia occidentale e dell'Europa. Nella sua musica fuse così i due mondi, creando pagine colorite in cui l'aspirazione a una musica di carattere nuovo è risolta in senso assai ampio, dando diritto di cittadinanza agli influssi più lontani e contrastanti. Il suo lirismo è caldo, a volte conturbante, la sua tavolozza ricca di colori, la sua orchestra tra le più romantiche e appassionate dell'800. La sua mentalità scientifica lo aiutò anche musicalmente, nel senso che egli studiò con serietà di etnomusicologo il folclore musicale dell'oriente russo, cogliendone i succhi più gustosi che seppe trasferire nella sua musica senza tradirli, anzi elevandoli ad autentica espressione d'arte. I suoi ritmi sanno essere travolgenti, e il Principe Igor, a cui dedicò tanta parte dell'esistenza, è tra le opere nazionali dell'800 russo più riuscite e felici.
In campo sinfonico, compose 3 sinfonie (l'ultima incompiuta) e un popolare schizzo sinfonico, Nelle steppe dell'Asia centrale.

La Sinfonia n. 2 in si minore fu composta tra il 1869 e il 1876; è considerata il più importante lavoro completato dal compositore stesso.


Stando a quanto riferisce Stassov, il famoso critico d'arte che fu anche il primo biografo di Borodin, il musicista avrebbe pensato a questa Sinfonia in senso programmatico: il primo tempo avrebbe dovuto rappresentare un'adunata di guerrieri russi, il terzo la figura di un antico cantore russo e l'ultimo una scena festosa al suono dei gusli, tra la letizia di una grandiosa massa di popolo.
In conseguenza lo stesso Stassov denominò questa Sinfonia l'Eroica, e non si può negare che questo aggettivo colga piuttosto bene il carattere dell'ampia composizione. Il piglio di questa musica è per lo più baldanzoso e virile: non manca di terni appassionati e lirici, ma gli sviluppi sono densi e drammatici. Indubbiamente è un'opera più compiuta ed esauriente della precedente, ed è giustamente rimasta tra i lavori più popolari del compositore russo.
Il primo tempo è un  Allegro-Animato assai, il secondo uno Scherzo in Prestissirno (nel singolare tempo di 1/1, cioè un intero!) con un lirico episodio centrale (Allegretto in 6/4), il terzo un Andante nella tonalità lontana di re bemolle maggiore, l'ultimo un Finale in 3/4 veramente grandioso, pieno di fantasia e di mirabili effetti ritmici e strumentali. 


venerdì 10 dicembre 2021

Bronk



Stati Uniti, 1975 / Ed Waters e Al Martinez

Il tenente Alexander Bronkov, soprannominato con il diminutivo Bronk, rimasto vedovo dopo che la moglie ha perso la vita in un incidente d'auto che ha coinvolto anche sua figlia Ellen (rimasta menomata a una gamba), viene assegnato dal sindaco della cittadina fittizia di Ocean City, Pete Santori, a mantenere l'ordine in città.

Bronk (Jack Palance), è un poliziotto investigativo grintoso e capace, che non guarda in faccia nessuno quando si tratta di svolgere un'indagine, per delicata che sia. Nonostante la presenza di Jack Palance, famoso "duro" del grande schermo, era una serie tutto sommato un po' noiosa, andata in onda per 24 settimane, dal 21 settembre 1975 al 18 luglio 1976. Lo stesso Palance la definì più volte "stupida" nel corso di varie interviste. Un'occasione decisamente sprecata, visto che il protagonista avrebbe certo potuto essere utilizzato ben diversamente.



In Italia questa serie è andata in onda come L'investigatore Bronk.


 

giovedì 9 dicembre 2021

Il Natale di Poirot di Agatha Christie



Agatha Mary Clarissa Miller, coniugata Christie (1890 - 1976), Dama dell'Impero Britannico: tra le donne che si sono occupate di letteratura non ce n'è nessun'altra più nota: è la scrittrice inglese più tradotta, seconda solo a Shakespeare, e in lingua originale i suoi libri sono stati venduti in oltre un miliardo di copie, e in egual numero in quarantacinque lingue.
E chi non conosce l'insopportabile e geniale investigatore (belga, non francese!) Hercule Poirot o l'irriducibile vecchietta indagatrice, Miss Marple?
Insomma, Agatha non era nè femminista nè talentuosa, e condividiamo il parere di Camilleri: La Christie non mi piace per un’infinità di ragioni, a incominciare dall’ambientazione dei suoi romanzi: una nave, la carrozza di un treno di lusso, un antico castello inglese... Sono sempre luoghi chiusi, prigioni dorate, che mi danno una sensazione di soffoco. Se dovessi proprio scegliere, ma preferirei non doverlo fare, direi che miss Marple è un personaggio più riuscito dell’improbabile Poirot. Miss Marple si adatta meglio alla scrittura da collegio per signorine, a volte un po' leziosa della Christie.


"Belga, non francese, belga!"
Il tono è in genere stizzito, talvolta rassegnato dalla grossolanità di inglesi che non capiscono la differenza, certamente infastidito dall'inaudita stravaganza secondo cui qualcuno ancora ignora chi sia esattamente il detective più brillante del mondo.
Mais Hercule Poirot, naturellement.

Anno 1920: The Mysterious Affair at Styles (Poirot a Styles Court). Anno 1975: Curtain, Poirot's Last Case (Sipario). Due date storiche per la narrativa gialla. Anno di nascita e anno di morte del personaggio più famoso creato dalla fantasia della regina del brivido. Hercule Poirot, cinquantacinque anni dopo, va a morire (morire ammazzato, per la precisione, dalla sua stessa creatrice) là dove era nato: Styles Court. È l'ultimo delitto commesso da Agatha, che del suo strano omino dalla intelligenza mostruosa evidentemente non ne poteva più. Una voglia segreta che, forse, covava da anni, un gesto definitivo di coraggio che nemmeno Conan Doyle era riuscito a portare fino in fondo con il suo Sherlock Holmes.