mercoledì 10 aprile 2024

Giuseppe Gamba Fiengo: Le radici del tempo


Mercoledì 7 agosto 2041, ore 10:30 
 
Giuseppe è sdraiato sul divano, quando all’improvviso il suono del campanello rompe la quiete che aleggia nella casa. È il postino. Gli consegna una lettera contenente il biglietto vincente di un’estrazione scientifica tenutasi online, nel ramo dell’astrofisica. La lettera recapitata proviene dalla ditta Timeline S.p.a. dei fratelli astrofisici Walter e Marco Venturelli e invita il vincitore a partecipare all’evento che avrà luogo a Bologna, sabato 17 agosto, alle ore 17:00. 
I fratelli Venturelli hanno creato una nuova macchina del tempo, una cyclette cibernetica, in grado di catapultare colui che la utilizza nell’anno desiderato. 
Il giovane è euforico, non sta più nella pelle, così prende subito in mano il cellulare e telefona alla moglie per comunicare questa incredibile notizia. 
 
Giuseppe attende con fervore la fatidica data. 
 
Sono le 18:00, tutto è pronto, si spengono le luci in sala e si accendono soltanto dei grandi fari per illuminare il palco. Il sipario si apre, il silenzio ora regna sovrano. I fratelli Venturelli salgono sul palco, si posizionano al centro dello stesso, si presentano al numeroso pubblico e ringraziano i partecipanti presenti; concluse le formalità cominciano a presentare la loro scoperta.  
«Buonasera a tutti, signore e signori, vi ringraziamo per essere venuti qui quest’oggi. Sono il dottor Marco Venturelli, astrofisico e ricercatore. Io e mio fratello, nonché collega, dottor Walter siamo molto emozionati per aver portato a termine questo progetto durato 3 anni. Questa macchina funziona grazie alla forza cibernetica, il volontario dovrà semplicemente pedalare per circa 10 minuti, tenere le cinture allacciate e mettere in testa un elmetto a cui verranno collegati dei cavi di diverso colore. La forza scaturita dalla macchina consentirà lo spostamento della materia corporea da un’epoca all’altra.» 
Conclusa la breve presentazione, il vincitore viene invitato a salire sul palco. 
«Salve a tutti, sono il dottor Giuseppe Gamba, ho 45 anni e sono anch’io un astrofisico. Dirigo una società di ricerca e sviluppo a Milano, dove vivo con mia moglie Imma e le mie due splendide creature: Thiago e Asia. Ho avuto il privilegio di incontrare queste due geniali menti presso alcune conferenze ed eventi mondiali sull’astrofisica e sono davvero onorato di aver fatto la loro conoscenza. Oggi, signori miei, faremo la storia e voi sarete testimoni di questo salto nel tempo, sperando di non cadere e farmi male.»  
Tra tutti gli invitati presenti alla Timeline, nessuno è a conoscenza del fatto che Giuseppe e il suo team stanno progettando un’incredibile scoperta: il teletrasporto.  
«Allora, caro nostro incredibile collega, sei pronto per questo grande passo?» domanda Walter. 
«Sono prontissimo, amo le sfide» ribatte prontamente Giuseppe. 
Walter e Marco si avvicinano al congegno, accendono il pulsante verde, sollevano le due leve nere, girano la chiave ed ecco che finalmente la macchina è pronta per essere utilizzata. 
«In quale anno desidereresti andare?» chiede Walter. 
Giuseppe appare leggermente titubante, avrà fatto la scelta giusta? Inspira a pieni polmoni e poco dopo getta fuori la data. Un suo grandissimo sogno sarebbe quello di rivivere l‘infanzia, quegli attimi di gioia e spensieratezza, osservando il bambino che era. 
Sono le 20:00, bisogna affrettare i tempi, Giuseppe si concede agli ultimi saluti. Imma nel frattempo gli passa uno zaino di medie dimensioni con qualche vestito di ricambio. La permanenza durerà poco meno di una settimana. Si adagia sulla cyclette, allaccia le due cinture e tiene in mano lo zaino. I due fratelli intanto si avvicinano per programmare la data. Il fortunato astrofisico comincia a pedalare a un ritmo costante, finché tutte le figure circostanti, l’azienda e le persone iniziano a sbiadire pian piano, fino al totale dissolvimento. Dopo poco più di 10 minuti il suo corpo si dissolve nel nulla. Per un lasso di tempo Giuseppe abbandonerà il 2041 e abbraccerà nuovamente il 2001. 
Il viaggio dura pochi istanti e il giovane astrofisico giunge a destinazione, venerdì 14 marzo 2001, nei pressi di un anfratto nelle campagne di Messano. La cyclette deve essere assolutamente nascosta. qualcuno potrebbe rubarla o romperla, così la cela dietro a una frasca. Il giovane astrofisico scruta il circondario, vuole accettarsi di essere solo, lontano da occhi indiscreti; per fortuna niente e nessuno si aggira nei paraggi. Cerca di fare mente locale, di ricordare almeno in parte quei luoghi che da piccolo conosceva come le sue tasche. 
Quasi all’imbrunire si dirige verso il centro del paese per cercare un alloggio temporaneo e giunge così dinanzi al piccolo B&B Il Poeta. Ricevuta la chiave della stanza, si precipita in camera per sistemare le poche cose necessarie che ha portato con sé e si dà una bella rinfrescata. Consumata la cena, torna in camera e all’improvviso la visione di quei luoghi a lui cari gli riporta alla mente indelebili ricordi dell’infanzia e della famiglia. 
Il mattino seguente esce velocemente fuori dall’albergo con la speranza di incontrare i genitori, ma nulla; parlando con gli abitanti del paese scopre che sono andati fuori città. Per smaltire la cocente delusione, cammina per diversi chilometri, passando dal teatro alla chiesa, dal vecchio fornaio alla pizzeria, solo per rivivere i luoghi e gli odori così familiari di una volta. Concluso il giretto torna al B&B per concedersi un sano e meritato riposo. 
Il mattino seguente dopo qualche giro per il centro, sotto il porticato a terra, ai suoi piedi, trova un portafoglio nero. Appartiene a un certo Stefano Gamba. Giuseppe ora è incredulo e felice, si reca subito in alcuni negozi per acquistare una parrucca, lenti a contatto e occhiali da vista. Tutto ciò dovrebbe aiutarlo a camuffarsi almeno un po’; in più ora, rispetto a quando era più giovane, è solito portare la barba lunga. Torna successivamente al B&B per sistemarsi un po’ e per trasformarsi. Verso le 11:00 si reca presso la sua vecchia abitazione per consegnare personalmente il portafoglio al padre.  
Arrivato a destinazione, in preda all’agitazione e all’emozione, prende coraggio e pochi istanti dopo pigia il campanello della fam. Gamba. Il signor Stefano si precipita al citofono e domanda:  
«Sì, chi è?»  
«Salve signor Stefano, sono Silvio Setti, ho trovato fortuitamente per strada il suo portafoglio nero. Mi sono permesso di portarglielo personalmente, se vuole la aspetto qui per consegnarglielo.» 
«Dio la benedica, stavo cercandolo sin da stamattina, la prego di salire.»  
«Non si senta obbligato, accetto volentieri solo perché insiste. A che piano abita?»  
«Secondo.» 
La porta si apre, Stefano lo accoglie con un caloroso benvenuto e lo invita a entrare. 
«Prego entri pure, si accomodi, volevo ringraziarla di persona per avermi riportato il portafoglio» sorride Stefano. «Prego, si sieda, le posso offrire un caffè?»  
Elisa saluta l’ospite e senza agitarsi troppo si reca in cucina per preparare il caffè. Dall’altra parte del corridoio, si sente qualcuno avvicinarsi verso la sala, sono i piccoli Francesca e Giuseppe. Lo sguardo dei bambini ricade sull’ospite, causandogli qualche turbamento, soprattutto alla vista di se stesso bambino. All’arrivo del caffè, il dottore avvicina la tazzina alla bocca, quando all’improvviso Elisa gli fa una domanda:  
«Ma lei abita qui a Messano? Non mi pare di averla mai incontrata in giro.»  
«Esatto, è la prima volta che vengo qui, sono venuto a trovare un amico.»  
«Che bello! Di cosa si occupa signor Setti?» domanda ancora Elisa.  
«Ho una piccola pasticceria nei pressi di Firenze, signora.» 
«E voi invece?» aggiunge poco dopo.  
«Sono una impiegata d’ufficio, mentre mio marito è fornaio.»  
«Mi chiedevo se volesse fermarsi qui da noi a pranzo, se non le pare inopportuno» aggiunge Stefano.  
Giuseppe coglie al volo l’invito, un’ottima occasione per passare un po’ di tempo insieme alla sua famiglia. Nel primo pomeriggio, lo scienziato ringrazia per l’ospitalità e si incammina soddisfatto al B&B. La giornata appena trascorsa riavvolge improvvisamente il nastro della sua vita. Non appena diciottenne era partito per l’Olanda, con la speranza di realizzare un altro suo grande sogno, quello di diventare un astrofisico; conclusi gli studi trovò la sua prima occupazione come collaboratore di ricerca e sviluppo a Rotterdam. Qui ebbe la possibilità di mettersi in gioco e di mostrare tutte le sue capacità, però voleva di più da se stesso e così un giorno decise di tornare in Italia e di fondare un‘azienda a Milano. 
Ma la minaccia di un temporale improvviso spezza i ricordi del malinconico pensatore, sarà meglio che si sbrighi se non vuole bagnarsi.  
 
Al mattino era giunto il momento di levare le tende, così si avvia verso le campagne del paese, tira fuori la cyclette da dietro all’anfratto dove l’aveva nascosta, si accerta di essere solo, indossa l’attrezzatura, accende il pulsante verde, tira in su le leve, gira la chiave ma, nulla. Riprova una seconda volta, ma il risultato è lo stesso.  
Ciò che non sa Giuseppe è che sin dall’inizio è stato vittima di un complotto. Prova ad aprire lo sportello posto sotto il sedile della cyclette per controllare se ci sia qualche anomalia e nota così che il programma era stato impostato solo per l’andata. Walter e Marco erano venuti a conoscenza della nuova scoperta del talentuoso scienziato tramite un collaboratore del loro rivale, Michele, che ha tradito la fiducia proprio di colui che lo reputava un grande amico e, soprattutto, un braccio destro molto valido. Il reale motivo per cui Michele aveva tradito il suo superiore era per pura gelosia. L’estrazione era servita per incastrare Giuseppe, con il solo scopo di sbarazzarsi di lui e per poi impadronirsi dell’invenzione del teletrasporto. 
L’unica soluzione che ha ora il giovane per ritornare al presente è quella di ripristinare il software. Ma chi può aiutarlo? Mentre si scervella si ricorda dell’amico di suo padre, Angelo, perito informatico che ha un negozio di computer a San Vito. 
Una volta giunto sul posto entra nel negozio e vede proprio chi cercava.  
«Prego, in cosa le posso essere utile?» esordisce Angelo.  
«Ciao Angelo, tu forse non mi riconoscerai e non mi crederai, sono Giuseppe, il figlio di Stefano ed Elisa. Ho urgente bisogno di te, solo tu puoi salvarmi. Vorrei parlarti ma da solo. So che mi prenderai per pazzo, ma vedrai tu stesso che sto dicendo la pura verità.»  
Angelo rimane basito, non sa cosa pensare, non sa se credere o meno a quel pazzo che ora gli dice di conoscerlo e per lo più di essere il figlio del suo migliore amico ma adulto. Dopo un po’ di titubanza, Angelo chiede al giovane di seguirlo nel retro del negozio e di raccontargli in modo chiaro quella assurda storia.  
«So che tutto ciò ti sembra folle e, in effetti, lo è, ma io vengo dal futuro. Sono diventato un astrofisico nel corso degli anni e sono andato a vivere in Olanda per studiare e per cominciare lì le mie prime esperienze di vita. I miei genitori sono i tuoi migliori amici, Stefano è un fornaio e mia madre è un’impiegata d’ufficio. Ho una sorella più grande di me che si chiama Francesca. I miei abitano a Messano.»  
Sul volto dell’amico cala il silenzio, colui che sembrava un pazzo bugiardo diceva forse la verità. 
«Sono partito con una cyclette cibernetica e mi sono ritrovato catapultato qui nel 2001 direttamente dal 2041. Ora si trova nelle campagne di Messano, se non mi credi ti porto a vedere dove si trova. Ho notato che la scheda del software è stata manomessa. Son giunto qui per trovare insieme a te un modo per tornare nella mia vita reale. Ti prego di non proferire parola con nessuno, altrimenti cambieremmo il futuro mio e della mia famiglia.» 
«Va bene Giuseppe, i tuoi occhi non sembrano mentire, proverò a fidarmi e a seguirti, senza rivelare niente a nessuno» Angelo si limita a queste poche parole.  
«Ti sono debitore amico mio» risponde lo scienziato. 
Giunti nelle campagne di Messano dinanzi alla cyclette, il dottore la toglie dal nascondiglio per mostrarla all’amico.  
«Questa è la macchina che ti dicevo, io non ho fatto altro che pedalare e comunicare ai due inventori la data alla quale volevo arrivare. Ora temo di rimanere intrappolato qui, legato per sempre al mio passato.» 
«Non ti preoccupare, vedrai che troveremo la soluzione» lo rincuora l’informatico. 
Angelo telefona a un amico per trasportare con un furgone la macchina e poterla studiare approfonditamente. Una volta caricata la cyclette sul furgone, la portano nel laboratorio di Angelo che può finalmente iniziare a smontarla per studiarne i processori e tutta la componentistica. Per prima cosa effettua un back up del software, ma niente da fare, il tentativo è risulta vano. Passano le settimane e la soluzione tarda ad arrivare. 
Quando tutto sembrava ormai perso, Angelo riesce a ripristinare il software, ora bisogna soltanto testarlo sulla macchina. La riaccendono direttamente in laboratorio e attivano tutti i pulsanti e le leve. Il dottore si riarma dell’attrezzatura e dopo aver salutato e ringraziato il suo amico comincia a pedalare. Il ritmo aumenta gradualmente e dopo 10 minuti il corpo si dissolve. Il ritorno al 2041 è avviene con successo. L’aula magna è deserta, tutto tace. È sera e nessuno pare essere all’interno dell’azienda. Si reca quindi in stazione per prendere il primo treno che lo riporti a casa. Tutto ciò che aveva vissuto era stato pazzesco, ma anche molto pericoloso.  
 
Terminato il viaggio, è tempo di prendere la metro per arrivare finalmente a casa. Due giri di chiave, la porta si apre dinanzi a sé, accende la luce dell’ingresso e si avvia verso il soggiorno. La moglie, sentendo quei passi si alza di scatto per andare a controllare chi potesse essere entrato in casa. Vedendolo scoppia a piangere: il marito finalmente era riuscito a tornare da lei. Dopo essersi calmata, si getta fra le braccia del suo amato. Una settimana si era trasformata in un mese. Si spostano in cucina per fare il resoconto di quanto fosse successo. Imma intanto mette sul fuoco la moka per il marito e gli prepara qualcosa di sfizioso da mangiare. Gli racconta che Walter e Marco hanno approfittato della sua assenza per rubargli la sua ultima invenzione. La notizia del teletrasporto era trapelata su tutti i notiziari e giornali e i due si autoproclamavano inventori di tale incredibile scoperta.  
«Amore, io mi sono rivolta anche alla commissione scientifica per attestare che l’invenzione fosse tua e che loro l’avevano rubata, ma non sono stata creduta, mi hanno preso per bugiarda. Hanno inoltre dichiarato che durante il tuo viaggio c’è stato un intoppo con la cyclette e che tu fossi rimasto bloccato nel 2001. Sorridenti hanno affermato che avrebbero trovato un modo per portarti indietro, ma non ci sono riusciti ed erano falsamente dispiaciuti. La devono pagare, hanno dichiarato il falso e meritano di marcire in galera» Imma è una furia mentre racconta ciò.  
«Non ti preoccupare tesoro, farò valere le mie tesi, perché possiedo i vari disegni e dei filmati in cui posso dimostrare che io sono l’inventore del teletrasporto. Non mi arrenderò finché non me l’avranno pagata, puoi starne certa. Dovevo capire sin dall’inizio che era tutta una farsa per farmi cadere nella loro trappola. A cosa si riduce l’essere umano per raggiungere il potere!» 
 
Il mattino seguente si prepara per andare alla commissione scientifica, munito del suo plico di documenti. La commissione si trova a Zurigo, lo scienziato parte da Malpensa. Una volta atterrato prenderà un taxi che lo porta alla sede desiderata. Chiede alla receptionist di poter parlare con qualcuno della commissione, la ragazza allora telefona al dottor Winkel e gli chiede se gentilmente potesse ricevere nel suo studio il dottor Gamba. Giuseppe sale al primo piano, lungo il corridoio sulla sinistra troverà chi sta cercando.  
«Buongiorno dottor Gamba, lieto di conoscerla, sono il dottor Michael Winkel, in cosa le posso essere utile?»  
«Piacere mio dottore, sono venuto fin qui da Milano per far valere i miei diritti, in quanto ideatore della scoperta del teletrasporto. I fratelli Venturelli mi hanno rubato l’idea e stanno traendo beneficio da questa invenzione. Esigo assolutamente fermarli. Ho qui le prove.»  
«Mi dia pure i documenti, intanto chiamo due colleghi che possano verificare la sua tesi. Se ciò che dice corrisponde al vero, ci troveremmo davanti a un fatto increscioso e alquanto grave. Spero di poter risolvere con lei questo caso nel miglior modo possibile.»  
«La ringrazio dottore, ho messo tutto me stesso in questa scoperta, non vorrei rinunciare a ciò che mi è più caro.»  
Poco dopo due esperti entrano nella stanza e ascoltano la storia del dottor Gamba. In seguito ad attente analisi e dopo aver ricontrollato i documenti più volte, la commissione constata la veridicità di quanto spiegato loro dall’astrofisico.  
Il giorno seguente, in seguito alla denuncia presentata da Giuseppe, la polizia giudiziaria di Bologna bussa alla porta dello studio dei fratelli Venturelli. I due, colti di sorpresa e presi dal panico, altro non possono fare se non lasciar svolgere le indagini agli agenti. I due malandrini erano convinti di essersi sbarazzati definitivamente del loro collega e rivale, di conseguenza non si aspettavano minimamente questa infelice visita. Inizia così una lunga e accurata perlustrazione, che porta al ritrovamento di documenti pressoché identici agli originali che la commissione aveva analizzato nei minimi particolari. I due dichiarano che si trattava di un caso fortuito, in quanto, essendo anche loro degli astrofisici, poteva esistere la possibilità di lavorare a un progetto comune. I disperati tentativi di difendersi non vengono ascoltati dagli agenti di polizia e il caso finisce  presto a processo.  
«La risoluzione di questa querelle spetterà al giudice!» esclama un agente.  
 
La vicenda, che rappresentava una vera e propria novità in ambito giudiziario, suscitò grande clamore in ogni angolo del mondo. Proprio per questa ragione il processo si svolse abbastanza velocemente ed emersero nuovi ed eclatanti dettagli. I fratelli, tentando di alleggerire la loro posizione, puntarono il dito contro Michele, colui che doveva essere il fido collaboratore di Giuseppe. Tirato in ballo all’improvviso Michele fu chiamato in giudizio per poter spiegare la sua posizione in merito alla vicenda, ma la versione, confusa e contraddittoria, fu ritenuta poco credibile. Una volta messo alle strette crollò, forse anche a causa del rimorso, si lasciò andare in una lunga e dettagliata confessione. Poco tempo dopo arrivò il verdetto, i tre imputati vennero ritenuti colpevoli. Per Giuseppe l’esito del processo si rivelò piuttosto soddisfacente: tutto il mondo sapeva la verità, gli vennero riconosciuti i meriti per quella rivoluzionaria invenzione. I fratelli Venturelli dovettero inoltre riconoscere alla vittima una ingente somma di denaro a titolo di risarcimento, oltre a dover scontare una pena di detenzione dalla durata di 18 anni. Michele invece ebbe da scontare una pena ridotta, in quanto non era stato lui il principale responsabile del sabotaggio della macchina.  
 
A casa Gamba è tempo di festeggiamenti, tutto si è risolto per il meglio e l’astrofisico è riuscito a guadagnarsi fama a livello mondiale. 
 
Quando Giuseppe ebbe l’occasione di rivedere Angelo, istintivamente lo abbracciò con aria visibilmente commossa, tanto da stordire l’ormai anziano tecnico informatico che, nel vedere quella apparentemente ingiustificata euforia, pensò: “Certo che questi astrofisici sono proprio strani!

 

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