giovedì 30 settembre 2021

Duca Lamberti vs Giorgio Scerbanenco


Duca Lamberti è figlio di un poliziotto di origini romagnole che, dopo aver prestato servizio in Sicilia (dove fu accoltellato in servizio, da uomini della mafia), venne trasferito a Milano, presso la Questura di via Fatebenefratelli. Grazie ai sacrifici del padre, e dietro la sua spinta, Duca consegue la laurea in medicina e inizia ad esercitare la professione medica presso una rinomata clinica gestita da un cinico primario. Il giovane medico ha in cura un'anziana signora, ormai allo stadio terminale e, dietro sua esplicita richiesta, le somministra un'iniezione letale. Duca viene processato per aver praticato l'eutanasia e condannato a tre anni di carcere. Il padre di Duca non riesce a sostenere gli eventi e muore a pochi giorni dalla sentenza. Durante la prigionia, Càrrua, amico e collega del padre, si occuperà del sostentamento della sorella di Duca, Lorenza, e della piccola Sara (nata da una relazione illegittima di Lorenza). Appena Duca esce dal carcere viene aiutato da Càrrua che gli procura un incarico molto confidenziale. Duca trasforma la particolare situazioneche gli viene affidata in una vera e propria indagine poliziesca andando contro ogni superficialità e perbenismo. Durante questa indagine viene affiancato dall'agente Mascaranti che, d'ora in poi, sarà al suo fianco in ogni indagine. Duca incontra anche la giovane laureata Livia Ussaro che viene coinvolta tragicamente nell'indagine e che diventerà la sua compagna. Questa prima indagine viene descritta nel primo romanzo, Venere privata. Nel successivo Traditori di tutti Duca viene coinvolto nell'indagine sulla morte dell'avvocato Sompani, suo compagno di carcere, e riesce a smascherare una banda dedita al traffico d'armi e droga. Durante questa indagine Duca acquista la consapevolezza di essere tagliato per fare l'investigatore e decide di accettare la proposta di Càrrua e di diventare poliziotto presso la Questura di Milano.


Nato a Kiev, nell'allora Russia imperiale, da padre ucraino, che era venuto in Italia per studi, e madre italiana, Scerbanenco all'età di sei mesi si trasferì in Italia, dapprima a Roma, poi a 16 anni a Milano al seguito della madre. Il padre, professore di latino e greco, fu ucciso durante la rivoluzione russa, mentre la madre morì pochi anni più tardi. Fu costretto per motivi economici ad abbandonare gli studi e non completò nemmeno le elementari. La scrittura fu da subito una passione. Lo stesso Scerbanenco racconta che la madre "all'ospedale era molto felice che io scrivessi, non doveva avere alcun senso pratico e non si preoccupava che io non avessi in mano nessun mestiere". Scerbanenco praticò molti mestieri, dall'operaio al conducente di ambulanze, prima di arrivare al mondo dell'editoria.
Dopo un periodo alla Rizzoli come redattore, nel 1937 assunse l'incarico di caporedattore dei periodici Mondadori, incarico che mantenne fino al 1939. Su Grazia teneva la rubrica della "posta del cuore" con lo pseudonimo di Luciano. Per Mondadori pubblicò anche la serie di romanzi di Arthur Jelling. In questo periodo collaborò anche con importanti quotidiani: L'Ambrosiano, la Gazzetta del Popolo, il Resto del Carlino e con il Corriere della Sera. Nel settembre 1943 fuggì in Svizzera, insieme a buona parte della redazione del Corriere, dove rimase fino alla fine della guerra.

Tornato in Italia, Scerbanenco rientrò alla Rizzoli come direttore del periodico letterario femminile "Novella", su cui curò una rubrica di "posta del cuore". Sempre per Rizzoli fondò la rivista Bella, su cui teneva la rubrica "La posta di Valentino". Ma la rubrica più famosa fu quella per Annabella, intitolata "La posta di Adrian". Leggendo la posta diretta a tutte queste rubriche, in cui le lettrici raccontavano i propri casi personali e spesso difficili, Scerbanenco venne a contatto con le angosce e le rabbie della gente comune. Questa esperienza di storie vissute e dolorose ha avuto una importanza decisiva nella maturazione dello stile noir di Scerbanenco, particolarmente crudo e amaro.

Sempre ritenendosi di madrelingua italiano, l'essere considerato "straniero" fu un grave cruccio che lo accompagnò durante tutta la sua esistenza. Di questa esperienza parla diffusamente nel saggio autobiografico Io, Vladimir Scerbanenco. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Lignano Sabbiadoro, dove scrisse e ambientò alcuni romanzi (La sabbia non ricorda, Al mare con la ragazza) e moltissimi racconti. La figlia Cecilia ha donato alla biblioteca comunale della città friulana l'archivio dello scrittore. Morì nell'ottobre del 1969, all'apice del suo successo, in seguito ad un arresto cardiaco. Venne sepolto al cimitero maggiore di Milano.

Nel 2018 viene pubblicato L'isola degli idealisti, per l'editore La nave di Teseo, scritto in gioventù e conservato per cinquant'anni dalla moglie Teresa Bandini, prima di entrare in possesso del figlio Alan Scerbanenko che lo passerà alla sorella Cecilia Scerbanenco, figlia di Nunzia Monnanni, ultima donna dello scrittore. Alla sua memoria è dedicato il più importante premio italiano per la letteratura poliziesca e noir: il premio Scerbanenco.

Nessun commento:

Posta un commento