domenica 10 maggio 2026

Roberto Roganti - Teatroci o morte



Torino, al Salone Internazionale del libro Roberto Roganti affianca il suo editore Alessandro Balzano per dagli una mano. Una sera decide di portarlo a teatro, ad assistere a una esilarante commedia de I Teatroci, compagnia che conosce da tempo. Al momento degli applausi finali sul palco resta solo un cadavere. 

Roberto è uno scrittore di libri gialli, così assieme decidono di fermarsi a Torino e indagare. Alessandro percependo la titubanza dell'amico, con una battuta gli suggerisce di parlare con il suo personaggio, Grogghino, per farsi dire cosa deve fare. Durante la notte Roberto non riesce a prendere sonno, così accende il laptop ed evoca il suo personaggio, che lo redarguisce e gli dice cosa fare. 
Alla coppia si unisce David Pavoncello, l'amico d'infanzia di Roberto, che nei gialli impersona il medico legale. Così il trio inizia a indagare, tra una mangiatina e l'altra, e si mette a disposizione dell'ispettore che segue il caso e … 
Sullo sfondo una Torino misteriosa e personaggi molto particolari.  
Una domanda sorge spontanea, però, Grogghino c'è o non c'è?


INCIPIT


PROLOGO

«Ciao Grogghino!».
«Ehilà Roberto, cosa ti porta da queste parti? Non è passato molto tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti. Hai già pubblicato l’ultima avventura che ti ho raccontato?».
«Certo che sì, l’ho intitolata L’inutile strage. È piaciuta parecchio. Guarda, ti ho chiamato solo per dirti una cosina particolare. La prossima avventura non sarai tu a raccontarmela, ma è un’avventura tutta mia. Ci sono io, il mio editore e pure l’amico David Pavoncello, quello che con te fa il medico legale. Ci siamo in carne e ossa. Ho creato una storia strana. Ecco, non so come dirtelo. Insomma, tu ci sei e non ci sei. Per una volta stai al palo».
«Dai, ci sta. Mi piace ascoltare anche le storie altrui. Ma, scusa, allora, se io non ci sono, perché ti sei preoccupato di avvertirmi? Potevi pubblicarla tranquillamente senza dirmi nulla, mica mi offendevo».
«È qui il punto. Tu non ci sei ma ci sei».
«Quando fai così mi preoccupi. Sputa il rospo».
«Ecco, allora… ti anticipo solo una cosa. Tu non ci sei ma io ti evoco».
«Mi evochi? Che cavolo vuol dire che mi evochi?».
«Ti evoco. Sono stato coinvolto in un evento delittuoso e non sapendo come comportarmi, ti contatto… come facciamo qui adesso. Insomma, sto chiedendoti il permesso di coinvolgerti in questa strana avventura dove io ti chiamo e tu mi dai dei consigli. Cioè, avrei potuto fare tranquillamente a meno di te, ma tu sei il mio pupillo e ho pensato di darti una piccola parte».
«Interessante… e allora, me la racconti, così mi diverto un po’ anch’io? Ovviamente permesso accordato».


Torino

Roberto si è alzato presto. È solo nella camera dell’hotel. Si trova a Torino. Il suo editore, Alessandro Balzano, ha uno stand al Salone Internazionale del Libro che si sta volgendo in questi giorni. 
Esce con calma dalla stanza, scende con l’ascensore e dopo aver fatto colazione fa chiamare un taxi dalla reception. 

Mezz’ora dopo, con il pass, entra nella struttura che ospita il Salone; raggiunge lo stand della Casa Editrice Balzano / Il Giardino della Cultura e lì trova Alessandro. 
«Ciao, buongiorno, eccomi pronto a darti una mano. Hai fatto bene a invitarmi, almeno in due il tempo passa meglio».
Parlano del più e del meno, mentre la gente si ferma e osserva i libri che sono esposti. Ci sono i testi di tutti gli autori della casa editrice; la gente è soprattutto interessata a quelli della collana Nerostorie: i thriller, i gialli, i noir attirano molto di più degli altri generi, ma anche i romanzi rosa si difendono.
Fanno a turno uno spuntino, per non lasciare sguarnito lo stand. Poi verso l’ora di chiusura Roberto si rivolge ad Alessandro.
«Che programmi hai per questa sera?».
«In verità assolutamente nulla, domani la Fiera termina e vorrei rilassarmi un po’ con qualcosa di frivolo, sono qui dentro da quattro giorni e i libri ormai mi escono anche dagli occhi. Cosa vuoi propormi?».
«Intanto andiamo a mettere qualcosa sotto i denti, lo spuntino mi ha solo solleticato l’appetito. Sai, a me piace seguire quelle trasmissioni in tivù con i programmi di genere reality e culinario. Il mio preferito è quello che vede sfidarsi quattro ristoratori, che valutano tra loro i propri menù, sotto la supervisione di uno chef noto che la conduce da anni. In una delle puntate ricordo che erano proprio qui a Torino. Mi sono informato e ti porto in un locale dove fanno una lasagna particolarissima: funghi porcini e tartufo bianco. Dai, poi il tartufo è una specialità del Piemonte. Lo si trova nelle Langhe, nel Monferrato e nel Roero, ma anche nell'alessandrino, ad Alba, e qui attorno sulle colline torinesi. Mi hanno detto che il perfetto abbinamento è il Nebbiolo, un vitigno a bacca nera autoctono di questa regione. Un vino rosso iconico e con un incredibile potenziale d'invecchiamento. E per concludere la serata andiamo a teatro».
«A teatro?».
«Sì, a teatro. Ho un amico che vive qui in zona, Cristiano Tassinari, originario di in un paesino del ferrarese, che oltre a essere un giornalista e un telecronista sportivo, fa parte di una compagnia teatrale un po’ particolare. Fanno rappresentazioni comiche, sono bravi e si ride spesso a crepapelle».
«Interessante, dai, affare fatto».

La cena viene consumata e apprezzata ai massimi livelli. Sarebbero un po’ pienotti, ma siccome il ristorante si trova in centro vicino alla Mole Antonelliana e a poche centinaia di metri dal teatro, optano per una passeggiata digestiva. Quindici, venti minuti e sono al botteghino.

 

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