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lunedì 16 marzo 2026

Davide Ferrari: Progen; di Federico Berlioz



Ho letto molti romanzi che affermano di essere grandi storie di fantascienza, ma solo nel caso di Progen questa affermazione può essere considerata vera. Davide Ferrari scrive dal suo punto di vista in modo così puro e credibile, rendendo la storia plausibile e, forse, non troppo lontana dalla realtà. Anno 2230. Natt Hoffman non crede in Dio, ha le sue idee sul futuro e, soprattutto, sulla sua morte, ma è fermamente convinto che l’evoluzione umana possa avvenire solo attraverso l’integrazione con le macchine. Per questo si impiantare un potenziamento tecnologico nel cranio, provvisto di micro-sensori. Tuttavia, dopo qualche anno e dopo aver lavorato anche nei cantieri lunari, viene colpito da una prima crisi epilettica... In un mondo di droni e Progen, umanoidi superiori per genetica e intelligenza, dove si costruisce un futuro migliore solo per alcuni, il divario fra le classi sociali si fa sempre più aspro. I Progen, infatti, non si vedono mai passeggiare per le strade: hanno paura degli uomini Normogen, esseri primitivi ma estremamente forti, con le loro potenzialità cinetiche e le loro deformità. Questa storia lascia la mente a riflettere. Hoffman è la figura perfetta che Ferrari usa per porre le vere domande sulle prossime generazioni: guerra, lavoro e colonizzazione del pianeta Marte. Potrei continuare per molti paragrafi su come questo romanzo possa essere letto come una previsione dell’evoluzione umana nei prossimi anni, ma preferisco fermarmi qui prima che questa recensione si trasformi in un saggio di etica. Tuttavia, il messaggio principale che Ferrari ci invia è riflettere e inseguire un sogno degno: chi non vorrebbe un eroe tutto suo? Complimenti all’autore, davvero un bel romanzo.

  

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