Pagine

mercoledì 14 gennaio 2026

Barry N. Malzberg: Festeggiamenti


Frequentando l’Istituto, Jessica aveva rivelato tutte le sue capacità nascoste e il suo notevole talento naturale. Dalle semplici piroette e salti, dalle figure in cui assumeva una posa rigida ai lanci rischiosi nel vuoto, Jessica aveva arricchito la sua gamma di movimenti con esercizi sempre più complessi, con salti mortali e persino con figure a otto. Al termine della prima parte dei corsi, era tornata a casa con un repertorio tutto nuovo e vedendo ciò che la bambina poteva fare la sua assoluta mancanza di difficoltà e il modo in cui esprimeva la sua autentica artisticità, Thompson si sentiva riempire di orgoglio e di rabbia allo stesso tempo: l’avevano pagata troppo poco. Dopo averlo indotto con le chiacchiere a firmare un contratto capestro, ora stavano anche soffocando il potenziale della ragazzina. — Un talento naturale — sussurrò mentre guardava Jessica camminare a testa in giù ed eseguire splendide figure. Non aveva neanche preso in considerazione l’idea di rivolgersi direttamente all’Istituto. Quelli gli avrebbero sventolato il contratto sotto il naso, ricordandogli che i patti sono patti. Thompson sapeva come ci si doveva comportare in tali frangenti, aveva letto abbastanza al proposito. In quei casi ci si rivolge direttamente al governo.
Ma il Ministero per il Controllo Psionico non si stava rivelando la strada migliore per arrivare al governo, poiché anche lì, come in ogni altro dipartimento, i Regolatori erano tenuti in pugno dall’Istituto. In casi simili quindi conveniva recarsi dal commissario parlamentare, ma ai governatori queste cose non sono gradite e preferiscono che al commissario ci si rivolga nei casi estremi o, meglio, non ci si rivolga affatto. Ma Thompson non era stupido e sapeva come funzionavano certe cose.
Jessica aveva completato la sua passeggiata camminando sulle pareti. — Guardatela — disse Thompson all’incaricato governativo il cui nome, come diceva la targhetta posta sulla scrivania, era Wilbur Stone. — Avete visto cosa sa fare. Eppure mi avevano detto che di talento ne aveva così poco che non valeva neanche la pena coltivarlo. E questo è ciò che può fare dopo solo tre mesi di permanenza all’Istituto.
— Due mesi e due settimane — lo corresse Jessica. — E per la maggior parte del tempo ci hanno fatto studiare fisica, senza farci lavorare seriamente.
— Proprio così! — fece eco Thompson. — L’allenamento vero e proprio è cominciato solo poche settimane fa.
L’incaricato governativo si strinse nelle spalle. Dai suoi occhi traspariva una sicurezza che metteva a disagio. — Mi spiace, veramente — disse. — Ma un contratto è un contratto, e se affermate di averlo firmato, ciò significa che ne avete accettato tutte le condizioni.
— Non si chiama contratto una truffa, signore — rispose Thompson. Aprì la ventiquattr’ore e ne trasse alcune carte che sparse sulla scrivania del suo interlocutore. — Se guardate con attenzione — riprese — vedrete che Jessica è entrata a far parte dell’Istituto nella classe 1-D-1, così loro definiscono i principianti con poco talento. Ma vi pare segno di talento limitato camminare sulle pareti o poter eseguire figure a otto dopo solo due mesi?
— Oh, le figure a otto sono divertenti — intervenne Jessica — e sono anche facili da fare, nonostante ciò che dicono loro. — Era una bambina affettuosa, a tratti appena un po’ spavalda.
Prima di entrare, Thompson l’aveva indottrinata per assicurarsene la cooperazione dicendole di non lasciarsi andare a commenti acidi sul modo in cui era stata allevata, né di parlare di un padre che, per denaro, l’avrebbe venduta a un circo, tutte cose che erano successe in passato, di cui non valeva la pena parlare, e che erano state chiarite prima della sua entrata all’Istituto. Al pensiero di ciò che la madre della bambina aveva scritto nelle sue lettere Thompson ebbe un brivido.
Intanto Wilbur Storie continuava a fissarlo. — Impazzisco se penso al modo in cui sono stato ingannato — disse Thompson. — Riuscite a capirmi? In fondo il vostro compito, quello di chi come voi lavora al ministero, non è quello di proteggerci?
Wilbur Stone non disse niente. Stava esaminando il contratto. Teneva gli occhi socchiusi, come fosse immerso in una concentrazione profonda, la schiena chinata in avanti e il naso quasi a toccare il foglio; sembrava un animale.
Jessica, dopo aver dato un leggero calcio alla gamba della sua sedia, si sollevò in aria ed eseguì una morbida ed elegante figura a otto.
— Per favore, volete farla smettere? — disse l’incaricato governativo. — Mi fa diventare nervoso! Vi prego, ditele di starsene seduta.
Era impossibile costringere Jessica a fare o a smettere di fare qualcosa, Thompson stava per dirlo all’uomo, ma poi non lo fece. — Jessica...
— Scusatemi, ma mi rende nervoso. Forse per voi sarà normale, ma, per me, vedere una cosa simile...
— Eppure dovreste vederne centinaia! — disse Thompson. — Voi lavorate con persone simili! Jessica vieni giù dal soffitto.
— Sì, ci lavoro, ma non è la stessa cosa — rispose Wilbur Stone.
Jessica, tornata a sedersi, cominciò a succhiarsi il pollice sinistro, mentre fissava Wilbur Storie con una lunga occhiata inquisitoria. — Non sgridatemi — disse.
— Non avevo intenzione di sgridarti, Jessica. Ma vederti volare mi fa star male, capisci? C’è gente che resta sconvolta da queste cose.
— A me piacciono.
— Piaceranno senz’altro a te — disse Wilbur Storie. — Ma devi capire che non è facile prendere la levitazione come una cosa naturale.
— Be’, eppure dovreste esserci abituato. Non è il vostro lavoro, dopotutto?
L’incaricato governativo sospirò sconsolato, si mise le mani nei capelli e tornò a guardare il contratto. — Qui dice che le capacità di Jessica sono ereditarie, ne deduco che anche voi, signor Thompson, possiate...
— No, io no — rispose pronto Thompson. — Cioè, oggi non ci riesco più. Insomma, è molto che non l’ho più fatto. In famiglia ne basta uno di svolazzatore. E poi bisogna far molto allenamento, ora non serve a nulla, bisogna allenarsi quando si è giovani. Io non ho mai voluto continuare. Non ne avevo capito i vantaggi allora e i miei genitori non volevano che seguissi quella strada...
Si interruppe improvvisamente. Sentiva il risentimento montargli dentro e invidiava ora le possibilità che si proponevano alla figlia. In verità, il giorno in cui gli dissero che quella sua straordinaria capacità di volare non gli avrebbe arrecato alcun vantaggio e che poteva smettere, era stato il giorno più felice della sua vita. — Mi hanno detto che si tratta di un fenomeno comune, sembra che chiunque possa volare — aggiunse Thompson amaramente. — Ecco perché ho firmato quel contratto per un compenso da fame.
— Non lo chiamerei proprio da fame — disse giudiziosamente Wilbur Stone. — Dopotutto non è un contratto così cattivo, benché non preveda clausole di rinegoziazione. Ed è questo mi sembra, il vostro cruccio maggiore. Credetemi, vi hanno detto la verità. Più della metà della popolazione possiede, a livello latente, questa capacità e il loro numero sta crescendo nelle nuove generazioni, anche in seguito al perfezionamento delle tecniche d’allenamento.
Thompson non pareva convinto. — Parlate proprio come uno di loro! Anche all’Istituto mi hanno raccontato la stessa storia, che oltre metà della popolazione può farlo. Ma, allora, state dalla loro parte!
— No, cerco di essere obiettivo.
Obiettivo? Migliaia di bambini svolacchiano a stento, ma non riescono a camminare sul soffitto o a fare le figure a otto come Jessica. Avrebbe già potuto essere una professionista ormai. Per me è già pronta per le Olimpiadi e anche per il campionato.
— Ma papà — fece Jessica dolcemente. — Non prendertela col signor Stone. Arrabbiarti così non può che farti male.
Thompson si ricompose e si appoggiò allo schienale della sedia. — Non me la stavo prendendo con lui. Volevo solo mettere le cose in chiaro. A volte noi grandi, quando vogliamo mettere le cose in chiaro, alziamo un po’ la voce, ma questo non significa prendersela con qualcuno,
— Signor Thompson, veniamo al punto — riprese l’incaricato governativo. — Il problema è che voi ritenete ingiusto il contratto poiché vostra figlia non è stata pagata quanto merita. Io stesso concordo che i progressi di Jessica siano stati soddisfacenti, ma non trovo invece che la somma sia inadeguata. Inoltre un contratto ha valore inconfutabile, a meno che la firma non sia stata estorta. E non mi sembra che sia stato questo il caso...
— Non ho detto che mi hanno estorto la firma, signor incaricato governativo, ho solo detto che mi hanno mentito.
— Mi chiamo Stone, Wilbur Stone. Chiamatemi così, lo preferisco.
— Erano tutte bugie, Wilbur Stone, ecco ciò che ho detto. Avevo già letto il vostro nome sulla targhetta alla vostra destra, ma per me voi siete solo un incaricato governativo che mi dà un parere governativo.
— Non riesco a capire la vostra indignazione — disse Storse. — Ma non mi sembra che il caso mi competa. I fatti sono chiari e pur se vi possono essere diverse interpretazioni... — fece una pausa. — Potete sempre rivolgervi in appello.
— Ma è questo l’appello — disse con rabbia Thompson. — Non c’è forse scritto sulla vostra porta “Ricorsi e Appelli”? Ho scelto attentamente l’incaricato con cui parlare, poi dopo essermi rivolto a voi ho dovuto aspettare settimane per essere ricevuto.
Stone si alzò a fatica, come se tutte le sue membra fossero spinte ad assumere quella nuova posizione da una forza invisibile e dolorosa.
— Non posso far altro per voi, nient’altro davvero — disse e stese con solennità la mano verso Jessica. — È stato un piacere conoscerti, signorina. Sei molto brava a volare, sai. Mi spiace di essermi innervosito.
— Non è giusto — fece Thompson. — So come vanno le cose al governo, ma questo non è assolutamente giusto. Non dovrebbero permettervi di trattare così la gente comune. Noi...
Jessica si alzò in piedi. — È stato un piacere anche per me — disse. — Andiamocene ora.
— Certo, certo che ce ne andiamo — fece Thompson.
— Papà, non è colpa sua. È stato gentile e in fondo voleva aiutarci.
— Nessuno vuole aiutarci — rispose tristemente Thompson. — Ecco qual è il problema delle classi inferiori: nessuno disposto ad aiutarti. Ma noi non ci perderemo d’animo, signor incaricato governativo. Aspetteremo il momento opportuno e allora...
Stone non rispose e si limitò a fissarlo. Thompson si rese conto che non c’era nulla da fare. Avevano i loro metodi, ecco tutto, e per di più erano nel loro territorio. Condusse Jessica fuori dall’ufficio e se ne andarono lasciando la porta aperta. Che se la chiudesse lui. Ecco ciò che restava a Thompson: piccoli gesti di un inutile disprezzo.
Tenendo la figlia per mano, camminando sotto l’alto soffitto del vasto corridoio, Thompson sentiva tutta la sicurezza che aveva finto nell’ufficio governativo scivolargli dalle spalle come un mantello mal abbottonato. Finché era rimasto lì dentro si era obbligato a dominarsi, ma ora che l’incontro era finito, ora che gli era stato detto quanto ingiustificate fossero le sue pretese, si sentiva tornare a essere lo stesso Randall Thompson che aveva conosciuto in tutta la sua vita, il Thompson frignone e debole, vittima della sua infanzia, vittima di quella donna e vittima infine dell’Istituto e dell’incaricato governativo. Tutta gente che sapeva come prenderlo. Ogni cosa andava a buon fine per quella gente, poiché loro conoscevano i segreti.
Sentiva il peso dell’umiliazione, era una cosa difficile da affrontare, da prendere così, e se non fosse stato per la ragazzina che gli camminava al fianco, avrebbe potuto anche soccombervi. Ma no, in nessun modo avrebbero potuto fargli del male e a qualunque costo avrebbe dovuto dimostrarsi forte di fronte a lei. Era il padre, dopotutto. Aveva lottato per esserlo e ora doveva mantenere ciò che aveva conquistato. Essere padre era una cosa importante, non era capitato per caso.
Altrimenti avrebbe potuto considerarlo un fatto del passato e dimenticare tutto l’accaduto. Basta, per sempre.
Le strinse la mano. Era sua figlia, ciò significava qualcosa. Due segretarie con le braccia piene di fogli gli passarono vicino, svolazzando a mezz’altezza e chiacchierando animatamente. Un burocrate dall’aria giovanile e con una chierica di capelli rossi passò come uno scavezzacollo a pochi centimetri di distanza. — Ehi voi, attente! — disse il burocrate. Le segretarie ridacchiarono. Allora, anche gli uomini del governo possono volare!
— Dài — disse Jessica. — Facciamolo anche noi. Vedi che ci ridono dietro perché siamo i soli a camminare?
— Ma io non voglio volare. Siamo entrati camminando e ne usciremo allo stesso modo.
— Oh papà — si lamentò la bambina. — Ora smettila. Non essere come tutti gli altri, sempre a pensare a ciò che si deve o non si deve fare. All’Istituto ci hanno detto di essere sempre noi stessi, questa è l’unica cosa da fare. E ora voliamocene via.
— Jessica...
— Che male c’è a volare? — riprese con passione Jessica. — Ti comporti così perché hai tanti problemi per la testa. Ma volare è divertente, non dimenticarlo. — Gli lasciò la mano e gli si lanciò contro. Poco dopo stava già a mezz’aria sopra la sua testa, e rideva. — Vieni dài. Sapessi com’è bello!
Thompson esitava. Jessica stese una mano e l’afferrò per un gomito. Diviso tra disgusto e piacere, Thompson sentì che i suoi piedi non toccavano più terra.
— Visto? — disse Jessica. — È facile. Vieni più in alto, ora.
Thompson cercava di prenderle la mano e sbatteva i gomiti. Santo Cielo, erano anni che non lo faceva più. Si sentì sollevare delicatamente. Forse volare è una cosa che una volta imparata non si dimentica più. La sua testa era ormai vicina al soffitto. Jessica lo prese per le spalle, per evitare che gli sbattesse contro. — E ora una figura a otto — disse e lasciatagli la mano si lanciò in una discesa. Scese a lungo. Due impiegati si addossarono al muro per farle posto e restarono a guardare la complessità della sua lenta discesa. Era meraviglioso. Thompson respirò profondamente e seguì la figlia. Respirare, lasciarsi cadere, girarsi. Un colpo di gambe, raddrizzarsi, lasciarsi cadere, girarsi...
— Ora se tocchi il pavimento rimbalzi — gli gridò Jessica.
— Sì, me lo ricordo — disse lui. — Me lo ricordo.
— Visto papà? — disse Jessica, passandogli al di sopra con un salto mentre agitava le braccia aperte. — Sembra che ti stia divertendo.
— Sì — disse Thompson mentre tentava goffamente di seguire la figlia. — Sì, me ne ero dimenticato, davvero.
Senza curarsi di chi stava a guardarli con stupore, i due volarono via.
 

Nessun commento:

Posta un commento