Si dice che, di fronte alla morte, gli avvenimenti del passato ripassino nella mente come in un film accelerato. Dal punto di vista letterario questa eventualità è affascinante, tanto che è diventata quasi un luogo comune. Ma forse non risponde al vero. Infatti, quando vide la pistola puntata contro il suo petto e l’uomo premere il grilletto, riuscì solo a pensare che sarebbe morto e a provare una grande inimmaginabile sorpresa. La sorpresa non era tanto per la mancata sensazione di dé-jà-vu, quanto perché...
Se c’erano questioni organizzative da discutere, il capo li faceva venire tutti e cinque. Soltanto Salò era stato convocato da solo quella volta, e poi era sparito dalla circolazione.
Pensando a quella circostanza, Sirio si sentiva agitato. Ma, diversamente da Salò, lui era a posto. Salò sapeva di essere nel mirino, e quando l’avevano fatto fuori ai Magazzini Generali era preparato, e si era difeso fino all’ultimo.
Il capo lo chiamò. Con questo sottofondo di pensieri, Sirio entrò nella stanza. C’era la Lory, in piedi a lato della scrivania. Il capo se ne stava seduto in quella sua stramba posizione, con la gamba destra piegata sotto la coscia sinistra e il piede che spuntava fuori in modo così innaturale da sembrare quello di un altro. Guardò Sirio, e aveva l’espressione dei momentacci. — Mettiti là — gli disse indicando una delle due sedie sull’altro lato del tavolo. Poi si avvicinò a uno schermo e fece cenno alla ragazza di spegnere la luce. Fece passare la prima diapositiva. Sirio riconobbe subito la consegna fatta il mese prima a Civita di Bagnoregio. La Lory l’aveva scattata da uno dei vicoli che portano sull’unica piazza di quel paese fantasma. L’immagine era incorniciata dal buio del vicolo e mostrava l’ultima casa sul lato opposto della piazza. Al centro, dinanzi la gradinata, si vedevano in prospettiva le antiche colonne tronche. Accanto alla prima colonna, la più alta, c’era lui che parlava con una coppia di giovani. Aveva appena consegnato la roba e la Lory l’aveva ripreso nella sua solita veste di falsa turista.
Con aria perplessa Sirio guardò il capo. Il quale batté sullo schermo il grosso indice stretto dall’anello barocco. — Quel tizio che sta laggiù. Chi è?
Sirio strinse gli occhi. All’altezza dell’ultima colonna, quasi sull’angolo della casa di fronte, un uomo stava fotografando S. Donato. Accanto a lui una donna osservava la chiesa. La distanza rendeva le due figure appena distinguibili.
— E come faccio a vedere chi è — osservò Sirio.
Il capo attese qualche secondo, guardandolo fissamente. Poi fece passare la dispositiva successiva. Era un particolare ingrandito della precedente. I due turisti adesso erano perfettamente identificabili.
— Allora — ripeté il capo. — Chi è quell’uomo?
— E che ne so? Manco mi ero accorto che c’era.
La Lory alzò un sopracciglio. Quell’atteggiamento a Sirio non andava proprio. Lei non era che una semplice spalla nelle consegne, quindi quell’aria di sufficienza





