lunedì 9 aprile 2018

Silvia Barsi


Tace – per sua scelta – da diversi anni la voce poetica di Silvia Barsi. Anch’essa da sempre estranea ai meccanismi che hanno condizionato in negativo il settore, ma attiva anche in altri campi artistici come l’Arte Postale, Barsi si inquadra in quel filone di poesia “al femminile”, che finalmente sta guadagnandosi il giusto spazio e la giusta attenzione nell’ambiente letterario italiano.
Ci si deve quindi aspettare – come dimostra “Il silenzio, mio amore,…” una declinazione di sentimenti e del rapporto uomo-donna, di differente segno rispetto a quello di un poeta uomo: ma proprio per questo ancor più degno d’attenzione, nel momento in cui l’autrice sa come non cadere nelle trappole dell’ovvio.
E l’accettazione di una perdita, tramite la nomenclatura delle sue negatività (i vari “non-…”), ed evidenziata da una scrittura così piana (specchio, verrebbe da pensare, della serenità di questa accettazione), è utile incitamento alla crescita interiore.


Il silenzio, amor mio,
è il cappio dell’amore.
Il non-dire il non-essere il non-fare
sono la morte dell’amore.
Non c’è più uno spazio da inventare.
Lo spazio torna ad essere il vuoto
il non-abitato il non-creduto il non-voluto.
Chiudo le mani sullo spazio ritornato vuoto.
Vivo ancora ai confini del mio abitato.


(tratta da “Ego te absolvo”, autopubblicato nel Dicembre 1993)