Gian Carlo Montanari & Luigi Malavasi Pignatti Morano

prefazione e voce di Roberto Roganti

Gradito compito scrivere due righe di prefazione per questo volumetto sul lambrusco degli amici Gian Carlo Montanari e Luigi Malavasi Pignatti Morano, invero assai interessante anche per uno come me, che fino ad ora si era preoccupato solo di berlo. Il lambrusco, il nostro vino, nostro perché noi modenesi ci sentiamo un po’ tutti papà di questo nettare, di cui fino ad una trentina d’anni fa detenevamo l’esclusiva, ma che ora con la globalizzazione ha superato i confini provinciali e ha conquistato i palati di tutto il mondo. Le bollicine nostrane, uniche e inconfondibili, hanno ispirato nei secoli poeti e verseggiatori, basta ricordare il Poemetto al Lambrusco di Sorbara di Luigi Bertelli del 1888. Qui però non si parla solo di vino in quanto liquido da bere, ma anche delle sue caratteristiche organolettiche e di ispiratore di poemi più o meno impegnati, io stesso ci sono cascato scrivendo alcuni anni or sono la poesiola Il nettare dei modenesi.
Pincetti e Aggazzotti, due sommelier d’altri tempi, due mega esperti di vino, o meglio, di uve, qui messi a confronto in singolar tenzone, due personaggi datati e lontani l’un l’altro un secolo intero. Da una parte il Pincetti con il suo baccanale I vini modanesi dove mette in versi uve, paesi, vini, mitologia, geografia… e dall’altra l’Aggazzotti che si fregia di meticolose descrizioni delle caratteristiche di ciascun tipo di uva nominata nell’opera del Pincetti. Sembra una gara impari su piani diversi, narrativa vs poesia. Ma non mi sento alla fine di decretare un vincitore, bensì di annunciare un ex equo. Ognuno dei due contendenti, seppur in epoche diverse, è riuscito a darci un preciso quadro dell’uvaggio modenese, uno ci riporta a Tassoni e l’altro anticipa l’Artusi per il cibo.