Sergio Sichenze

Sergio Sichenze, è nato a Napoli nel 1959. Vive e lavora a Udine.
Ha pubblicato il racconto “L’attesa” in “Racconti Udinesi” (Kappa Vu edizioni, 2007); la raccolta di poesie “Nero Mediterraneo” (Campanotto Editore, 2008); il racconto “Bobbio y Mostar” in “La natura dell’acqua: almanacco di letteratura rinnovabile 2011” (Marcos y Marcos Editore, 2011); selezioni di poesie in tre raccolte poetiche (Pagine Edizioni, 2013 e 2014); cinque inediti, con nota introduttiva di Rosa Pierno, sono apparsi nel n° 8 (Ottobre 2016) di Versante Ripido: “Gli animali dei poeti” (www.versanteripido.it); “Nei chiaroscuri del tango”, raccolta di poesie con Elisabetta Salvador (Campanotto Editore, 2017).
Utilizza lo smartphone per fotografare i luoghi che attraversa. Balla il tango argentino, approfondendo la cultura complessa che lo ha generato.


PAGINE BIANCHE

Dopo Abate e Abatino
Abdulhay ha trovato asilo nelle pagine bianche.
Ieri ha comprato un’auto di seconda mano,
il terzo desiderio di una lista breve.
Può aprire lo sportello, i figli salutarlo
e lui immaginare il loro orgoglio.
Dal decimo piano chiama un carico di chiodi
e il parapetto dal quale è caduto Kamal è stato riparato,
il suo nome racchiudeva perfezione e navigazione celeste.
Fine turno, l’auto si allontana dentro un fumo di traffico.
Il cantiere è ancora aperto, come una ferita.



Viviamo una situazione sociale molto complessa e fluida, che la Poesia ha il dovere di investigare e rendere al lettore; in maniera non diretta (o forse sarebbe più corretto che scrivessi “non banale”), ma obliqua: la maniera che meglio si presta – per un lettore dotato e desideroso di apprendere – ad assorbire un concetto e a meditarvi.
Così il degrado sociale col quale tutti (non solo i migranti) dobbiamo fare i conti, viene qui mostrato tramite le scelte omologanti che l’immigrato compie e la sua passiva accettazione di quel degrado, appunto, che la nostra società ha preparato per lui. E che rimane bene in vista, per quanti di noi abbiano la capacità (il cuore) per guardare.
Con la speranza che si comprenda come la sequenza di immagini, che sembrano riguardare solo il protagonista della poesia, riguardino in realtà anche noi: quel degrado, dal quale immaginiamo di essere lontani, è stato in realtà voluto – direttamente o indirettamente - dalla maggior parte di noi.