lunedì 12 febbraio 2018

Fabiana Petozzi

Fabiana Petozzi nasce nel 1976 a Maniago in provincia di Pordenone, dove vive fino all’età di 15 anni. Si trasferisce a Reggio Calabria nel 1991 dove prosegue gli studi liceali, fino a conseguire la laurea in Architettura.
Nel 2007 ritorna nel suo paese natio, dove tuttora vive e lavora come insegnante. Nonostante gli studi tecnico-scientifici siano una costante nella sua vita, si lascia spesso trasportare dal suo lato artistico, letterario e sognatore. Infatti il tempo libero che gli impegni quotidiani le concedono, viene spesso occupato dipingendo, creando sculture in terracotta e scrivendo.
La scrittura in particolare è vissuta come la ricerca di un equilibrio interiore, una giusta misura tra un lungo monologo e un pensiero fulmineo. Oltre a poesie ha scritto fiabe per bambini, racconti e, da poco, un romanzo; tutti traggono spunto da ricordi del passato che si mescolano in maniera onirica al presente.


(Ri)Morsi

Avevo un’altalena appesa sotto la terrazza
con due robusti ganci
e una tavola di legno per seduta
quattro mani di bambini a portarmi in alto
che chiedevano spesso
se lo stomaco sfrigolava lassù
e se desiderassi minuti in anticipo
per tornare giù.
Ma io stavo bene a guardare
vicino lontano
la stretta dei mattoni alla malta asciutta
i pezzi come puzzle incastrati a dovere
le geometrie del ragno
e immaginavo un solo salto
che finiva in volo e non in atterraggio.
Ero sognatrice
anche quando poco dopo
sopra la terrazza
gomiti puntati e palmial mento
ero io pendolo oscillante tra due occhi
che abitavano la casa al di là del campo.
E lui porta con sé
ancora adesso
quel suo modo magnifico
di indossare le sue labbra
che col tempo non ricordano più
quante volte si siano cibate
di pane o seni.
Al pane invidio il sapore del morso
ai seni il suo languore.



Ho esitato molto nella scelta fra le due liriche che Fabiana Petozzimi aveva mandato, perché entrambe molto belle, molto “riuscite”; entrambe in equilibrio per la scelta di immagini che, nell’opera che ho poi scartato, si alternavano ottimamente tra quotidianità e spiritualità.
Ma in questa rubrica sono già state pubblicate alcune poesie, che mostrano quello che è per me il modo migliore di trattare il rapporto affettivo sul piano del diarismo e del proprio universo personale:“(Ri)morsi” mi ha convinto perché, pur mantenendosi su un piano più colloquiale, presenta un intreccio temporale, fra immagini dell’infanzia e immagini forse solo dell’adolescenza; ma comunque di un tempo più maturo, che propone un rapporto affettivo già più completo.
La poesia mostra quindi – in modo a mio avviso ben riuscito – come legare liricamente momenti appunto diversi e lontani anche nel tempo; usando un comune denominatore, di cui spesso chi si avvicina “incautamente” alla Poesia abusa, o quantomeno malamente adopera: il sogno.