Michele Paoletti


Michele Paoletti (17 Luglio 1982) è nato e vive a Piombino (LI). Si è laureato in Statistica per l’economia presso l’Università degli Studi di Pisa e si occupa di teatro, per passione, da sempre.
Ha vinto il Premio Astrolabio 2014, il Premio Borgognoni 2015 e il Premio Anna Savoia 2015 nella sezione Poesia Singola.
Ha pubblicato le raccolte “Breve inventario di un’assenza” (Samuele Editore, 2017 – prefazione di Gabriela Fantato); “Come fosse giovedì” (Puntoacapo Editrice, 2015 – prefazione di Mauro Ferrari) V classificata al Premio Energia per la Vita 2015 e III classificata al Premio Giovane Holden 2016; e la plaquette “La luce dell’inganno” (Puntoacapo Editrice, 2015 - Nota di Lella De Marchi).
  
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Ho sognato che la casa
aveva ancora le finestre
ma non si poteva più guardare fuori.
C’era la neve
che turbinava muta
cercando di nascondere le cose,
la sentivo dietro le ginocchia
zampettare come una formica.
Nei vetri riconoscevo il volto
sbiadito di mia madre
sopra il mio
e un’altra immagine
aspra di futuro.
Poi cancellavo tutto con la mano.
  
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Ho sognato una donna
vestita di amaranto
che danzava con un candelabro in mano.
Diceva tienimi come si tiene
la mano di un malato,
come un fiore reciso e smemorato.
Forse le cose che non conoscono
il domani muoiono
un po’ meno
o forse non hanno fretta di fiorire.

 Una delle nuove voci della poesia italiana, che sta muovendo i suoi primi passi editoriali con raccolte brevi ma assolutamente intense (specie l’ultima “Breve inventario di un’assenza”) nel connubio tra essenzialità dei versi e profondità di contenuti; raccolte e singole liriche nelle quali quella “essenzialità” non va intesa come ricerca di un minimalismo fine a se stesso, come dimostra del resto il testo da noi pubblicato.
Senza applicare una ricetta di assoluta originalità, rispetto a quanto si è letto finora nella poesia italiana, ma sapendo essere originale nella scelta e nell’accostamento di immagini, Paoletti continua perciò a mostrare, anche in questo inedito, la sua capacità di fondere elementi onirici non banali e di per sé positivi, con altri di decadimento; evitando però le trappole dell’ovvietà, dell’autocompatimento e dell’autocompiacimento.
Un autore da seguire con attenzione, quindi, immaginando che testi come questo vadano a costituire l’ossatura di un suo nuovo lavoro; che si potrebbe configurare come il naturale seguito della raccolta citata poco sopra.