lunedì 29 gennaio 2018

Mario Famularo

Mario Famularo è nato nel 1983 a Napoli. Esercita la professione di avvocato a Trieste. Ha realizzato il portale dedicato alla poesia e alla critica letteraria KerberosBookstore, attraverso il quale promuove l’interesse per la tradizione e per le nuove voci della poesia contemporanea, in collaborazione con alcune Case Editrici, tra cui Samuele Editore, Fara Editore, LietoColle, L’Arcolaio, Raffaelli. Su questo portale ha pubblicato interventi critici su alcuni poeti contemporanei.Collabora anche con il sito “Laboratori Poesia” con una rubrica su tematiche prosodiche e con alcuni interventi critici su pubblicazioni di poesia contemporanea.
Ha inoltre curato la pubblicazione e la diffusione del “Breviario di metrica di base per pigri” (2014), organizzato le selezioni per le antologie di poesia “ArenaeFlorilegium”, Volumi I (2014) e II (2015), e seguito l’iniziativa “KerberosGymnasium”, una serie di esercizi collettivi sugli strumenti del linguaggio poetico, finalizzata alla divulgazione degli aspetti operativi della poesia.
Ha al suo attivo diverse raccolte di poesie inedite e la partecipazione in alcune antologie cartacee e digitali.

(inedito)


l’ondeggiare alla sera degli sguardi
disorienta, nel nostro punteggiare qualche
frase tra i silenzi

e ancora quasi
naufraga il consueto come stai,
cosa hai fatto, qualche innocua
convenzione

come quelle che propagano
ogni giorno tra i serpenti, o almeno
negli ambienti resi immuni dal lavoro

adesso confiniamo quelle formule
viscose, sorridimi qualcosa che disperda
quel contagio

o forse in fondo menti

pur sempre una migliore alternativa
al risuonare tra gli spigoli che assorbono
lo spettro degli eventi

la muta aspirazione a qualche cosa che
mi annienti


Anche se l’insistito uso della rima “menti / eventi / annienti” nelle ultime strofe può togliere forza a questa lirica inedita (perché scrivere poeticamente non significa usare a ogni costo gli espedienti più ovvii dello scrivere poetico), “l’ondeggiare alla sera degli sguardi…” rimane un buon esempio di poesia dalle immagini sommesse, pur se testimoni di una situazione come di stallo nel dialogo fra due persone.
La presa d’atto di contrasti che sembrano quasi nascere dall’ambiente attorno, più che da quanto accade, o è accaduto, fra i protagonisti (presa di coscienza, questa sì, poetica nelle immagini e nel ritmo della lirica stessa), porta a una loro accettazione. Ma senza giungere a una conclusione che porti a un ripiegamento intimistico o – peggio – all’autocompatimento, tipica di certa poesia(?) d’accatto, che imperversa da decenni ormai, e ora soprattutto qui nel web.