giovedì 18 gennaio 2018

Maria Teresa Infante - Il viaggio

Maria Teresa Infante, San Severo, 20/031961. V. Presidente dell’associazione culturale L’Oceano nell’Anima e responsabile del settore editoriale della stessa; Oceano Edizioni.
Collaboratrice del giornale Il Corriere di San Severo.  Pubblica articoli di interesse generale su siti, blog, rubriche e riviste letterarie. 
Ha pubblicato 5 sillogi poetiche, di cui l’ultima Il Viaggio, Ed. Oceano (2016) è stata tradotta e distribuita in Serbia in cui l’autrice è presente anche in varie antologie poetiche e letterarie.
Nel 2017 pubblica il suo primo romanzo Il Richiamo, Ed. Oceano (2017) già vincitore in versione ridotta del Premio Letterario Lupo (2016).
Come curatrice ha pubblicato la trilogia Ciò che Caino non sa (2014/’15/’17), tre volumi contro la violenza di genere, una fatica durata tre anni, con volumi annui che vedono la partecipazione di oltre 150 autori e artisti di varie parti della penisola.  
È tra gli autori della prestigiosa antologia “Umana, troppo umana” curata da Alessandro Fo e Fabrizio Cavallaro (Omaggio dedicato alla diva/donna Marilyn Monroe) ed é in tantissime antologie di narrativa soprattutto a tema solidale.
Dopo aver vinto nel 2016 il Premio Letterario N. Zingarelli è entrata a far parte della commissione esaminatrice dello Stesso. 
È vincitrice di vari concorsi di poesia, narrativa e nel 2015 si aggiudica anche il Premio Accademia Gioachino Belli di giornalismo.
–  Il 25 novembre 2016 Amnesty International sceglie i versi di una sua poesia, Agnese (poesia sullo stupro), come simbolo contro la violenza di genere. 
– Nel 2017 la poesia “Voglio sentire” seconda classificata al Premio Alda Merini 2013, diventa la colonna sonora del video Run for Parkinson’s. 
È Ambasciatrice de pace della Universum Academy Switzerland di Lugano dal 2014 e accademico onorario della Stessa.

Tutto è rintracciabile in questo racconto: il ritorno alle radici, il dolore del distacco, le difficoltà del vivere.
Un affresco in un microcosmo intimista, all’interno del quale ruota l’uomo con tutte le sue debolezze, la voglia di riscatto, la malinconia, ma anche la sua imperiosa voglia di continuare a essere, nonostante tutto, protagonista della propria esistenza.
Il richiamo è un intreccio di vissuto e fantasia; un viaggio nella memoria che man mano rievoca profumi e immagini, riconducendo al passato. Amarezze e delusioni nate dall’attaccamento testardo alle radici, gioie e semplicità. Il senso dell’orgoglio forse tipicamente meridionale, senza voler fare retorica, che spinge a resistere e lottare, a non arrendersi.
Ma ciò che aleggia in questo scritto è soprattutto l’amore per i posti, i luoghi, compresi fra cielo e terra; l’appartenenza che reclama il suo ruolo. Storie del sud, d’amore e dignità, il sacro e il profano che rendono magica questa terra, con i suoi tabù, la spiritualità, la voglia di riscatto e l’antica fierezza.
L’amore diventa mancanza per ciò che si è perso o dimenticato. Tale riscoperta porterà il protagonista “Peppino” scappato via giovanissimo dal lavoro dei campi a cui il padre voleva destinarlo, alla decisione definitiva. Nel mezzo, storie d’ amore e passioni, di abbandoni e disillusioni che non piegano la voglia di continuare ad amare ed amarsi.
Cita il professore Enrico Marco Cipollini, filosofo, nella sua recensione:
“Nell’opera della Infante si sentono gli echi di tal disappunto, di tal ingiustizia così da collocarla in quel ricco filone che dal Gattopardo, passando per Cristo s’è fermato a Eboli, giunge a quella linea “De Sanctis-Gramsci”, così esaltata dal Sapegno, Salinari e via dicendo. In fondo, mutuando il titolo di un capolavoro dell’etnologo De Martino, il Sud è terra del rimorso. Terra abbandonata a sé, latitanza statale…”