Erminio Alberti - La giostra



di Alberto Rizzi

Erminio Alberti, classe 1987, è originario di Capizzi (paese dove convivono la Sicilia e gli inverni innevati). Ha compiuto studi umanistici ed economici, e si è occupato dell’organizzazione di eventi di poesia (partecipando ad esibizioni sia in qualità di scrittore che di musicista).
Nel 2017 ha pubblicato La vita, le gesta e la tragica morte di Serlone d’Altavilla detto Sarro con la Samuele Editore. Il suo precedente volume, Malascesa (Samuele Editore 2013, collana Scilla, prefazione di Maria Grazia Calandrone,) ha vinto il premio Camaiore Proposta 2013 e il premio Gozzano Giovani 2014.

La giostra


Vedemmo le navi salpare
gli aerei tagliarci le teste:
ma non capimmo
            che quello

quello era il tempo propizio
per partire.

     Fu tutta la nostra,
l'invidia:
la guerra li uccide da eroi,
il martire è venerato
eppure Marte, a noi, ancora
                        a noi

non si mostra.

Ora è più forte il trambusto,
forte,
            percossa è la terra
e non si riesce,
                        non si riesce
                                               a pensare
al nulla.



Mi piacerebbe intitolare questa poesia (mi perdoni l’autore questa libertà) “Piccola dimostrazione su come si possa creare poesia sulla tragica situazione attuale, senza cadere nella retorica”; un po’ lungo, sì; e non che l’attuale titolo non funzioni, tutt’altro. Ma chi mi sta seguendo in questa piccola rubrica bisettimanale, sa quanto io batta chiodo sulla facilità con la quale poeti anche di vaglia, cadono nella trappola della retorica, delle frasi fatte, dell’ovvietà di fronte a certi temi sociali o civili che dir si vogliano.
Così che un poeta come Alberti, che con “La giostra” riesce a darci uno squarcio della realtà in cui ci troviamo con pochi versi, poche immagini nemmeno allucinate o violente (al contrario di quanto, astutamente e per indurci all’assuefazione, ci propongono i telegiornali), in questo contesto è sempre il benvenuto. E voglio anche pensare che l’impaginazione dei versi stessi, così frammentata, abbia una sua ragion d’essere “visiva” (quindi un riportare l’altrettanto frammentata, per non dir schizoide, realtà occidentale “fisicamente” all’interno del testo); e non sia piuttosto e purtroppo frutto di errori di spedizione del testo e/o di copia-incolla…
Una riflessione, infine, sull'impaginazione de “La giostra”: se l’estensore di queste brevi note non è dedito alla Poesia Visiva, ciononostante sa molto bene come l’uso disinvolto dello spazio sul foglio, possa conferire un valore aggiunto alla poesia, proprio nel campo del visivo: un’opzione assolutamente non da scartare, in un momento nel quale – finalmente – l’arte ha l’opportunità di passare dalla registrazione della frantumazione della società operata, per propri fini economici, dalla Rivoluzione Industriale, a un progetto di riunificazione delle Arti, che possa indicare a noi tutti la strada per ricostruire la società futura, su basi che più tengano conto dei bisogni dell’essere umano.